Varie del venerdì

Qualche esperimento fatto in casa per vedere la portata del pozzo. Non so se si fa così, mi sono inventato un metodo banale ed i risultati  sono tutti da verificare. Insomma, accendo la pompa e vedo quanta acqua butta fuori prima di rimanere a secco. Poi aspetto un’ora e ripeto la cosa, poi si può ripetere all’infinito ma mi sono fermato a tre misurazioni.

  • Prima misurazione: 1 minuto e 48 secondi
  • Seconda misurazione: 1 minuto e 54 secondi
  • Terza misurazione: 1 minuto e 40 secondi

Quando vedrò l’uomo del pozzo gli chiederò che portata ha la pompa provvisoria che ha calato nel tubo blu. A memoria mi sembra 120 litri al minuto, dunque la matematica è facile. Non sono proprio i 6 metri cubi al giorno che mi era stato ventilato, ma la pompa è ancora a metà altezza.

Domani la mettiamo a -40 metri. Seguono ulteriori esperimenti.

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Pozzo, giorno 8. Forse.

Vovesciatelo per tevva.

Alle ore 8 di questa mattina, dopo circa 19 ore di inattività, la pompa è stata riattivata ed ha tirato fuori circa 350 litri di nuova acqua trafilata dentro il tubo blu. Fosse stato vino, avremmo avuto delle noie con una azienda vinicola a meno di un km. di distanza. Salsa di pomodoro, un problema con un agriturismo nelle vicinanze. Non era neppure petrolio e dunque non dovremmo ricevere contestazioni da qualche compagnia petrolifera. Poi la pompa è stata spenta, i tecnici hanno ballato la quadriglia, guardato un documentario sui castori per far trascorrere 15 minuti. Poscia hanno riacceso e, sempre di acqua,  ne sono venuti fuori una sessantina di litri per un minuto circa di funzionamento. Impostando una sofisticata funzione matematica alla portata di pochi viene vuori che, mal contati, sono circa 6 metri cubi sulle 24 ore.

Ci sono alcune premesse:

  1. Prima di trarre conclusioni bisogna fare qualche giorno di accensioni e spegnimenti temporizzati per vedere se il flusso di acqua è costante.
  2. Se il flusso di acqua si rivela stabile, si può far scendere la pompa, adesso a 25 metri sotto, fino a 40 metri e rifare i test per vedere se la quantità di acqua disponibile cambia.

Insomma il tecnico ha mostrato, per la prima volta dall’inizio dello scavo, un tiepido ottimismo. Nel senso che se non avessimo incontrato acqua, non avremmo pescato neppure un litro. Abbiamo dunque attraversato o raggiunto una vena di acqua, sulla cui consistenza bisogna approfondire. Però, se no ho inteso male, questi 6 metri cubi al giorno possiamo considerarli acquisiti. Io però faccio finta di non aver sentito questa ultima affermazione. Incrocio le dita ed aspetto in rispettoso silenzio i test dei prossimi giorni.

INTANTO PIOVE.

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Non ho osato chiedere al tecnico del pozzo se gli 8 millimetri caduti la scorsa notte avrebbero potuto infilarsi in un buco nel terreno ed alimentare una sacca di acqua sotterranea alla quale abbiamo acceduto con la trivella alimentando false speranze. Ci ho pensato eccome, ma pur avendo zero esperienza e conoscenza in materia di falde acquifere, voglio pensare che ciò sia impossibile.

Gastone si gode la pioggia, anche se probabilmente quando l’acqua è increspata non riesce a pescare. Ormai è ospite fisso, anzi direi che è proprio residente ed ha acquisito il diritto di spendere presso la Pozzanghera tutto il tempo che vuole. Peccato che scappa appena mi vede, o vede qualcuno.

INTANTO GASTONE…

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Probabilmente stava spiccando il volo, oppure aveva l’ora di pilates, o gli è venuto un crampo. E’ nell’angolo lontano dalla webcam e pertanto si vede male, ho salvato la foto perchè sticazzi.

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Pozzo. Giorno 7.

La ditta ha sgombrato i mezzi di gran lena in previsione della pioggia di domani. Ha lasciato due sacconi di ghiaia, la pompa infilata nel tubo. Prima avavano svuotato il tubo, la pompa è emersa dall’acqua che è servita per il lavaggio ed ora bisogna aspettare 24 ore. Se domani quando si riaccende la pompa, esce acqua, vuol dire che abbiamo trovato una vena dalla quale è trafilata acqua nel tubo blu. Altrimenti no.

Se abbiamo trovato acqua, la ghiaia viene messa intorno al tubo per stabilizzarlo. Altrimenti me la mangio o la metto nella Pozzanghera. Quanti usi si possono fare con due big bag di ghiaia ! Posso farci una bella lettiera e portarci il cane a cagare. Non ho un cane, ci cago io.

Oppure proseguiamo lo scavo. Il geologo ha confermato che è inutile fare altri buchi, ma conviene proseguire da quello appena fatto e scendere. Di quanto non si sa. Non troppo altrimenti peschiamo acqua di mare. Mi è stato raccontato che in certe zone dell’ovadese hanno trovato acqua salata. Il pozzo sarà costato un botto e poi trovi acqua del Mediterraneo. La Pozzanghera diventerebbe salata e potrebbe ospitare dei delfini, o acciughe, naselli, bughe eccetera.

Insomma non sappiamo ancora se abbiamo incontrato acqua oppure no. Anche il Geologo, venuto a farci visita, non lo sa o non lo vuole dire. Bisogna aspettare.

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Pozzo. giorno 6.

Oggi sono arrivato in cantiere trovando il titolare della ditta, il Vecio, abbacchiato perchè il giorno prima hanno preso qualche grosso masso e per fare pochi centimetri hanno impiegato ore. Io lo sapevo perchè lo monitoravo e la roccia era l’alternativa a farsi mangiare il belino dalle mosche. Invece quando hanno riacceso la trivella questa mattina ha cominciato a scendere visibilmente, insomma sono arrivati a -50 e Vecio & Bocia si sono regagiti. Li si sono fermati. Hanno trovato uno strato di sabbia e ghiaia e dunque è possibile che ci sia anche acqua. Questa è la teoria, ma la pratica dice che è impossibile sbilanciarsi, l’ho inseguito con un grosso bastone per tutto il prato chiedendogli una percentuale di probabilità ma non ha ceduto. Lo sapremo domani.

 

Due note sticazzi perchè altrimenti stasera faccio la doccia e mi dimentico tutto. Per prima cosa hanno tolto gran parte del fango pompando acqua pulita nel buco. Poi hanno sfilato i tubi di ferro e la trivella, al suo posto hanno messo un tubo di plastica con fori e fessure sottili. Se c’è acqua, questa filtrerà dalla falda all’interno del tubo e domani vedremo se abbiamo avuto successo oppure no.

Senza volersi vendere la nota pelle dell’orso senza averlo precedentemente preso, ho salvato alcune avvincenti immagini.

 

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Pozzo, giorno 5.

In questo sofisticato lavoro di collage si può apprezzare il progredire della trivellazione. Si nota infatti, di forma vagamente a “T”, il trombino che serve come puleggia che trasmette il movimento all’asta che spinge nel terreno, dalla parte opposta, il corpo trivellante. (definizioni totalmente inventate).

Mentre la trivellazione continua, si vede che l’altezza dal suolo del trombino diminuisce in quanto il tubo è penetrato ulteriormente nel terreno. Se la macchina trova argilla si avanza di circa 60 centimetri allora; si vede bene il cambio di posizione del trombino dalle ore 8 alle 9, dalle 9 alle 10. Poi dopo, nel tempo di un’ora dalle 10 alle 11, si sono fatti mangiare il belino dalle mosche. Oppure la trivella ha beccato qualcosa di ben più duro, tipo pietre o sabbia agglomerata con pietre, o pietre con sabbia, sabbia con sabbia conglomerata, pietre con pietre ed ancora pietre.

Nelle foto pomeridiane non si riesce a notare il trombino in quanto il sole illumina direttamente tutto il marchingegno.

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Le foto del Lunedì.

Il Cons. Bio. mi scrive preoccupato perchè vede il riflesso ma non Gastone. Strano, io vedo entrambi benissimo.

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Il parco è andato incontro ad un revamping, restiling, restocazzo. Ho finalmente la mia aiuola delle acidofile. Perchè ogni tanto ricevo in dono una pianta che ha bisogno di terra specifica. La tirerei dietro a chi me la regala, è come se mi regalassero un banano, sono piante che poco hanno a che fare con una piana alluvionale fatta di argilla e pietre che arrivano dal Beigua, nel mezzo della Bassa Alessandrina, notorio buco pluviometrico dove in estate ormai i 40° sono la regola.

Adesso, grazie all’aiuola acida all’ombra del Cedro Piemontese, Ortensie, Gardenie ed Azalee avranno più chances di vivere.

Anche il prato è stato rigenerato con terriccio che arriva da un produttore locale di compost. Da zero a dieci non so quale sia la qualità, ci sono pezzetti di plastica sparsi ed altro materiale che sembra vetro, o uranio arricchito. Ma ormai la plastica è diventata inevitabile, la si trova ovunque sul terreno, dunque me la tengo.

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Questa fotografia fa parte del mio primo acquisto su Shutterstock. L’avevo vista su un sito web, l’ho cercata e l’ho acquistata in un pacchetto di 5 foto. Questa è una versione che ho ridotto di dimensioni altrimenti avrei intasato il computer, il Blog e le webcam.

Ho comunque sprecato l’IVA perchè avendola acquistata in Italia, mi ci ha messo l’IVA. Anche se ho dato l’indirizzo ed i termini di pagamento che utilizzo quando sono proprio nella città che si vede nella foto, mi ha messo l’IVA. Dunque ho regalato a quelle canaglie che abbiamo messo a Roma il 22% di tasse con i quali mangeranno le pizze che servono per alimentare le loro inutili esistenze. Magari un grosso carciofo gli va per traverso e nessuno nel ristorante conosce la manovra di Heimlich.

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Letame.

Sabato uggioso ma per fortuna c’è il letame. Dopo lunghe ricerche nelle campagne del novese,  le truppe meccanizzate rumene hanno trovato un allevatore che cede del buon letame con poca paglia. Toccasana per i giovani alberi. Ha un certo odore di letame, ma non così forte come me lo ricordavo quando, ancora bambino, frequentavo le stalle per cogliere le uova di gallina e berle ancora tiepide. Questa sembra una balla clamorosa ma è vero. A meno che non mi sia stata impiantata una memoria costruita al computer in modo da farmi credere di non essere un replicante.

Tre badilate sopra le radici, adesso la pianta è pronta per l’inverno. Questa è la prima volta che utilizzo letame, ma gli alberi sono nel bacino idrografico della Pozzanghera, dunque non voglio dare fertilizzanti chimici che poi finirebbero nell’acqua rischiando di nuocere ai pesci. Nell’acqua invece ci finiranno gli antibiotici e gli steroidi che vengono somministrati ai bovini per farli crescere sani e grossi. Dunque questa primavera le Carpe potranno cambiare sesso, crescere dei piedi e viaggiare il mondo per scoprire nuove culture.

E per finire, una soggettiva di letame. No so bene cosa sia una soggettiva, ma il termine mi sembra molto Olivero Toscani o National Geographic Bowels.

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Pozzo, giorno 4.

Sono arrivati a 35 metri di profondità. Hanno incontrato due strati di pietre e sassi, strati spessi qualche metro, il resto è argilla. Scavano dalla mattina presto fino alle 3 del pomeriggio, poi la macchina si surriscalda.

Quando ho scattato questa foto, i tipi della ditta di scavi mi avranno guardato con sospetto. In questo rivolo di fango io ho colto la plasticità dell’esistenza nel suo scorrere perpetuo tra una pozza nel terreno, un tubo che ti aspira senza che tu necessariamente lo voglia e poi ti spinge nelle profondità buie esistenziali. Senza che tu batta ciglio, riemergi improvvisamente alla luce del sole per un breve ed effimero frammento di luce, poi sei di nuovo in una pozza. E la pompa ti aspetta, non per quello che credi, quello accade in certi posti dove ti fanno i massaggi con benefit. Qui ti succhia metaforicamente ma anche fisicamente e ti trasporta dove non vuoi. Nel decorso del tuo tempo ripeti questo ciclo senza comprenderne il significato, poi quando qualcuno decide che il lavoro è terminato, si spegne tutto, ti secchi e qualcuno deve rimuovere dove hai imbrattato. Considera inoltre che a pochi metri di distanza da te, nessuno ti fila. L’universo conosciuto è un milione di anni luce, ne consegue che la vita è davvero un fenomeno insignificante, tu ed io siamo insignificanti. Tu in particolare.

(il Tu è rivolto ad una entità di fantasia e Nessuno si deve offendere)

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Pozzo, giorno 3.

Venerdì hanno portato la trivella. Sabato e domenica sono andati per violette. Lunedì mattina hanno portato altro materiale, poi ha iniziato a piovere. Martedì era troppo bagnato per lavorare. Mercoledì hanno iniziato a trivellare. Oggi, giovedì, terzo giorno di lavoro, secondo di trivellazione, sono arrivati più o meno a 16 metri.

Nella foto a fianco, ma se avete un browser del culo o siete su un cazzo di cellulare e vi state per schiantare in autostrada, non lo so dove è la foto. Insomma, i membri della squadra, il Vecio e il Bocia con la barba, osservano la vasca di decantazione dei fanghi. A seconda del colore riescono a determinare che tipo di terreno viene traforato, le previsioni del tempo di una qualsiasi località a scelta, la schedina del Totocalcio. Ogni tanto il Vecio immerge le dita nel fango con fare navigato e ne sente la viscosità, stessa manovra – pare – con la quale si sente la consistenza del muco vaginale per determinare la fertilità della donzella. Quando il liquido cambia caratteristiche, deve fare qualcosa. Anche il rumore della trivella rivela la consistenza del terreno; nessun rumore, la trivella è inchiodata per effetto di qualche roccia particolarmente dura, Poco rumore vuol dire che il terreno è argilloso ed uniforme. Tanto rumore la trivella sta perforando pietre grosse e conglomerati di sabbia e pietrisco. Rumore di lamiere contorte; la trivella ha preso un oleodotto ed io dovrei migliorare decisamente il mio tenore di vita grazie alla Pozz-Oil, la nascente compagnia petrolifera che vende benzina sottocosto perchè non ci sono ulteriori costi di perforazione.

 

Ed ora un prezioso quanto superfluo masticone finto-tecnico. Nel tubo della trivella viene sparata acqua ad alta pressione. L’acqua fuoriesce sottoterra dalla testa della trivella, ripercorre in salita il buco che si forma intorno alla trivella e fuoriesce all’aperto sotto forma di fango che contiene i frammenti del materiale trivellato. Nella foto si vede detto fango e, appena sopra il livello del terreno, lo snodo che collega il primo tocco di tubo con il secondo. Quando anche il secondo tocco di tubo è nelle viscere della Terra, la trivella viene fermata e si attacca il prossimo tocco. Non è difficile, anche un bambino capirebbe come funziona il sistema. Non frega un cazzo a nessuno, su Wikipedia c’è tutto spiegato meglio e ci sono anche i disegni. Ma mi sento di dover scrivere qualche puttanata a corredo delle foto.

In questa immagine di rara bellezza, il Vecio versa con fare esperto e studiata lentezza una polverina miracolosa nel flusso di acqua fangosa che fuoriesce dallo scavo. La propongo come mi è stata venduta; dicesi che si tratta di un fenomenale polimero che a contatto con l’acqua gonfia di 100 volte e rende l’acqua viscosa in meno di un minuto, facendola assomigliare a maionese o qualche liquido seminale di un mammifero a caso, fortunatamente senza l’odore. Questo liquido migliora l’efficacia della trivella.

Ora però sono stanco e vado a dormire. A cena mi sono intasato al secondo boccone e praticamente non ho mangiato. Per fortuna prima avevo bevuto due ottimi gin-tonic, il mio pasto è stato dunque di tipo alcolico e tutto sommato può bastare.

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Modesto aggiornamento.

La copertina del mio blog comprende adesso il mio pensiero sul ponte Morandi. Non frega un cazzo a nessuno cosa io dico o scrivo, ma importa a me, mi serve. Voglio avere sempre in circolo un briciolo di incazzatura per quello che succede a Genova, ossia ogni giorno è un giorno perso, un giorno in cui qualcuno s’è fatto mangiare il belino dalle mosche a dispetto della gente per bene. Ho infatti la sensazione che se ne parli sempre di meno, che ci si stia abituando e che si accetti che il ponte si farà se e quando verrà deciso in una data vaga nel futuro sempre più remoto.

A chi mi riferisco chiamandoli coglioni ? Sono tanti, a cominciare da diverse centinaia di migliaia di miei concittadini che hanno detto NO a modernizzare la rete autostradale genovese. Ho capito, vi siete lasciati convincere da qualche ideologia del cazzo o qualche aizza popoli burino. Forse siete stati stupidi, ingenui, creduloni, ma d’ora in avanti se non avete ancora capito siete coglioni e basta. Poi dico coglioni a coloro che la procura della repubblica riterrà colpevoli di negligenza o peggio. Dovrei chiamarli delinquenti ma a quello penserà un procuratore, io mi limito a dire che la vostra coglioneria ha causato il crollo. Poi dico coglione a chi, dotato del mandato dei cittadini genovesi o italiani, non si fa in quattro per mettere in moto il processo di demolizione e costruzione di un nuovo ponte, ma anzi fa ostruzionismo per malafede o, per l’appunto coglioneria.

 

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