Tra poche ore.

Quando l’inchiostro di questa mappa sarà asciutto, la previsione sarà già vecchia. Nel frattempo spero che non sia accaduto qualcosa di grave, perchè gli accumuli sono molto, molto forti. Gli altri modelli sono più cauti, speriamo bene.

Qualche bulacchetto anche localmente insistente nella mattinata di oggi, rinfrescanti ma non troppo.

Invece a Basaluzzo sembrerebbe calma e pioggia tranquilla. Ci credo poco, quando mostra meno di 2 millimetri è la matematica che comanda, non il previsore, il buco è sempre in agguato. Ma se piovesse così come descritto non sarebbe affatto male.

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E successo di nuovo.

Per quanto posso vedere, nell’ambito del mio recinto dove posso verificare lo stato di funzionamento di una parte dell’intero sistema, funziona tutto regolarmente.

Eppure improvvisamente le immagini spariscono. Le webcam funzionano regolarmente, stefanome.it è accessibile ed è a posto. Ma le immagini non ci sono.

Allora mando un whatsapp al Complice il quale per prima cosa mi dice “cosa hai toccato?” Io mi sono grattato il testicolo sinistro, ma per il resto non ho fatto un bel niente.

“Aspetta che faccio una verifica” Passano pochissimi minuti e mi scrive “tutto a posto, era scaduto il certificato SSL e l’ho rinnovato, scade ogni tre mesi”. E mi sono ricordato che la stessa identica cosa era già successa, probabilmente tre mesi fa.

Cercando on line è ovvio che trovo cosa è ed a che cazzo servirebbe, ma sarebbe opportuno che io fossi in grado di gestirlo, perchè se mi succede tra tre mesi, e mi succederà tra tre mesi, ed il Complice è in Cina a studiare il mandarino, oppure in una località segreta con una escort ed ha lasciato il cellulare in bagno, io che faccio?

Mi farà un tutorial, anzi me lo farà la sua escort, possibilmente nuda. Imparo prima.

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Varie di mezzo Settembre

Formiche che fanno scorta di cibarie per i lunghi mesi invernali.
Api che dopo aver raccolto polline si rilassano sulla spiaggia facendo il bagno. E bere.
Dettaglio della foto sopra.

Quando dico di essere maniacale sulla messa a dimora degli alberi, intendo questo. Quattro tutori, quattro gasse e quattro morsetti.

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Che faccio?

Nel vaso delle aromatiche è nata una quercia. Se provo a spostarla, probabilmente recido il fittone che non so quanto sia lungo, in genere almeno tre volte l’altezza della piantina. Intorno ci sono i bulbi dei narcisi. Insomma rischio di fare un casino.

Se la lascio in pace, questa crescerà. Il vaso non ha un fondo, è un perimetro costruito con assi di legno alto circa 60 centimetri appoggiato direttamente sul prato.

In teoria la quercia può proseguire con la crescita del fittone, ma le radici esplorative che correranno in superficie hanno ben poco da correre.

Estrarre la piantina scavando in profondità è una operazione che ho fatto due volte ed in entrambi i casi la pianta è seccata immediatamente. Evidentemente la profondità non era abbastanza,

Sto pensando di acquistare un tubo di plastica, quelli che usano per gli scarichi nei cantieri edili, se trovo un diametro convincente ne compro un metro e poi faccio un carotaggio spingendo il tubo nel terreno del vaso con la piantina nel centro. Poi scavo un buco laterale nel quale faccio passare il coperchio di un pentolino che posiziono sutto il tubo così quando lo estraggo, la terra rimane nel tubo. E poi metto la piantina in un posto dove posso verificarne lo sviluppo e darle acqua quando ne avrà bisogno la prossima estate.

Oppure vado in vivaio e compro una quercia da allevamento e nel vaso lascio tutto com’è, vediamo cosa succede.

Credo che le ghiande siano un simbolo di fertilità. Ossia erezione + eiaculazione + ingravidamento. Altri simboli afferiscono a portare a termine la gravidanza, cambiare i pannolini pieni di merda, litigare con il marito, separarsi e farsi dare gli alimenti.

Questo invece è simbolo di “ha mangiato la corteccia ed il giovane alberello è seccato”.

Due colombacci, fanno parte di un gruppetto che si è alzato in volo quando mi hanno visto arrivare.

Benchè non ce ne sia bisogno, è sempre bello vedere l’acqua del pozzo alimentare la Pozzanghera Fangosa.

Anche “… ma è sempre bello veder
la propria moglie che orgasma!”
É sempre bello veder
la propria donna che si spoglia,
però alla fine rimane
solo la sua vestaglia;
è un po’ macchiata, se vuoi,
ma è sempre la sua vestaglia”.

(cit. El Pube di Elio e le Storie Tese)

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Atlantico 2 – Buco 1

Secondo temporale in due giorni, una manna dal cielo.

Abbastanza simile a quello precedente. Buona pioggia, niente grandine, niente vento. Segue inevitabile filmato. Si, è una forma ossessiva-compulsiva, e quello che segue dura ben due minuti. Alla fine della ripresa, questa volta non sono “vovesciatelo per tevva”, ma stante che non c’era vento o quasi, ho aspettato che la pioggia scemasse prima di venir via.

Talmente compulsiva che di filmati ce ne sono due.

E dopo questo martellamento di maroni, ecco una serie di immagini di questo secondo, meraviglioso temporale.

Scarico di lavandino senza salterello. Intervenuto l’idraulico.
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Fine primo tempo.

In fondo c’è chi crede nell’oroscopo, dunque anch’io ho una sensazione singolare; dopo un lungo periodo di caldo e di secco, quando piove finalmente, gli alberi sospetto che provino una sorta di sollievo. (la costruzione delle frasi mi riesce sempre più contorta, sarà l’invecchiamento)

Mi fa piacere crederci. Mi rendo conto che non ci sono evidenze scientifiche, e non di meno mi sembrano più verdi, ed in quanto utilizzo la brillantezza del verde come parametro di salute, ecco che gli alberi dopo la pioggia mi sembrano più sani.

Anche l’Acero Saccarino che ha i rami piegati come se fosse piovuta melassa, sono propenso a pensare che sia “sollevato”. I rami tornano in posizione normale quando si asciugano.

Anche le Querce, che sembrano apprezzare il clima torrido e rovente senza sosta, penso che tutto sommato non disdegnino un acquazzone post estivo.

Pere, tante pere. Cadono in massa quando c’è un temporale. Non so chi abbia piantato questa coppia di peri, stimo abbiano una quarantina di anni. Produce pere che sono durissime, poco saporite. Non so che specie di pere siano, forse è un albero innestato che dopo anni di assoluto abbandono ha messo su rami della specie originale, l’innesto si è perso oppure nel frattempo è seccato.

Piacciono ai calabroni, che però questo settembre sono assenti del tutto. Gli altri anni c’erano diversi esemplari che mangiano il frutto dall’interno, lasciando la buccia quasi intera con dentro il vuoto. Quest’anno nemmeno uno.

Spiace buttare via così tanta frutta, ma non possiamo mangiare pere cotte fino a star male, non conosciamo qualcuno che abbia dei maiali, potrei appostarmi vicino alla provinciale e tirarle ai motociclisti con scarichi aperti, oppure organizzare una gara a chi tira la pera più lontano. fare marmellata e regalarla agli amici? Troppa fatica.

Allora le raccolgo con la carriola e provoco delle slavine di pere nella scarpata del bosco, ci penseranno caprioli, conigli, volpi, lupi, unicorni, formiche.

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Atlantico 1 – Buco 1

Devo prendere atto del fatto che non posso più fare certi sforzi. Dei sei buchi che dovevo fare per i tutori, due soli sono andati a buon fine, ossia sono abbastanza profondi. Per gli altri quattro mi sono dovuto arrendere alla durezza del terreno. Se avessi avuto più energie disponibili, avrei insistito e probabilmente avrei sconfitto la resistenza dell’argilla secca basaluzzese.

E poi il cielo era nuvoloso con sprazzi di sole, insomma di pioggia nemmeno l’ombra ed ero già avvilito. Stanco, sporco, sudato & avvilito.

Ho riportato mestamente la trivella al venditore che me la aveva noleggiata. Poi ho chiamato le Truppe Rumene. Però è in fase “no pozo”. Insomma, avrei voluto il suo insuperabile aiuto per finire il lavoro ma in questi giorni la sua attenzione è focalizzata su altri temi ed è fuori uso. Capita con frequenza abbastanza regolare, come le mestruazioni o il mio mal di testa.

Una persona che segue il mio blog contro ogni ragionevole buon senso, mi ha salvato questa foto dicendo che il giallo mi dona. Palo in legno impregnato, lunghezza tre metri, diametro dieci centimetri, con punta.

Già contrariato per l’insuccesso con i pali e la mancanza di pioggia, stavo perdendo la speranza di vedere qualcosa, poi ecco il miracolo:

I monti del savonese sono tra le poche garanzie che se producono qualcosa di interessante, arriva molto probabilmente a Basaluzzo. Altre linee di convergenza o passano a nord o passano a est, e di li non si scappa.

Venti millimetri non sono tanti ma sono buoni e la temperatura è scesa di dieci gradi, che suonano tanto, ma si partiva da un +35° che urlava vendetta.

Non avevo mai visto “very heavy rain” e neppure sapevo facesse parte delle descrizioni disponibili.

Se c’è una cosa che adoro fare, quando si presenta l’occasione, è sedermi sulla panchina Zen ed aspettare l’arrivo della pioggia. Il radar era eloquente ed ho aspettato le prime gocce. Gioia.

Poi ha intensificato, mi sono seduto sullo schienale della panchina perchè questa posizione offre più riparo. Ma finita la ripresa iniziavo a bagnarmi seriamente, ho fatto una mossa sbagliata e mi sono ribaltato dalla panchina. Ho preso la classica culata, domani aspetto un largo livido da quelle parti e qualche dolore, mi sono stortato la mano che già da mesi mi fa male, sbucciato un gomito come non mi capitava da anni. Sono un pirla.

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Trepidante attesa.

Può darsi che vada così. Forse.

Un po’ per scaramanzia, un po’ perchè in effetti ho visto carte come queste smentite completamente a 24 ore dall’evento. Faccio finta di non crederci e non guardo gli aggiornamenti sulle LAM, ossia i modelli ad area locale, temendo brutte sorprese, tra le quali il maledetto buco pluviometrico della bassa alessandrina.

Domattina ho prenotata la trivella a motore, perchè voglio mettere dei tutori seri sia alla nuova arrivata che ad un tiglio che una buriana di luglio ha piegato e che ha un tutore d’emergenza risibile.

Non l’ho mai usata; credo di aver visto su internet scene di persone che hanno iniziato a ruotare insieme al motore, oppure motori che ruotano con la trivella inchiodata nel terreno fino a che non finisce la benzina.

Spero che non piova almeno per il tempo necessario per permettermi di praticare otto buchi in un terreno duro come il cemento.

E non conosco le statistiche, ma chissà quanti vengono colpiti da un fulmine mentre fanno un buco nel terreno.

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L’ultimo arrivato.

Sono moderatamente soddisfatto. Punti negativi: le radici erano tutte arrotolate, segno che l’albero è stato in vaso per diversi anni.

Questo era l’albero deceduto; anche in questo caso le radici erano raggomitolate su se stesse. potrebbe essere una concausa del decesso. Stesso problema ricorrente degli alberi che in vivaio vengono mantenuti in vita somministrando tanta acqua ma in un vaso troppo piccolo e per troppo tempo.

In teoria bisognerebbe immergere la zolla in un bidone di acqua facendo si che la terra della zolla si sciolga lentamente e liberi le radici che possono essere aperte e disposte ” a nudo” come dovrebbero essere, a raggiera. Invece per far prima si prende una scorciatoia che consiste nel tagliare le radici che hanno cercato una via di fuga girando su se stesse, pensando di stimolare la crescita di nuove radici. Si usa la vanga con la quale si è scavato il buco. E’ brutale e rischioso ma è meglio di nulla.

Secondo punto debole di questa messa a dimora. Viene messo un tutore obliquo che entra appena nel terreno e viene legato stretto alla pianta. E’ un metodo sbrigativo ma che assolve male alle proprie funzioni. Se viene vento forte da una direzione diversa, l’albero cade. In più la stretta alla corteccia non fa bene, in autunno magari no, ma in primavera guai.

E’ per questo motivo, anzi due motivi, che quando faccio intervenire una ditta, è peggio di quando vado a comperare una pianta e me la metto come piace a me. E che scavare il buco mi costa una fatica boia, e mettere i tre, quattro tutori è anche più faticoso perchè la terra è durissima ed i pali fanno fatica a penetrare nel terreno.

Mappe tra circa 24 ore, accumuli di 12 ore. Queste mappa non sono riferibili allo stesso identico tempo, sono parziali, non comprendono il totale dell’evento, sovrapposte sarebbe improprio ed un minestrone. Incrocio le dita nei due sensi di marcia; tanta pioggia si, ma senza collaterali dannosi.

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Grandi opere

Il tratto di prato che fiancheggia la Pozzanghera ed il cerchio inutile è messo male.

L’erba cresce a fatica dopo che ha subito negli anni passati il passaggio del trattore con la cisterna dell’acqua, e c’è stata l’invasione di quelle infestanti che crescono nei terreni aridi. Insomma, è mezzo morto.

Allora, nel manuale del “Perfetto dilettante destinato a rimanere tale” c’è scritto che bisogna arieggiare il prato. Ho noleggiato una arieggiatrice semi-professionale ed ho arieggiato quei circa 500 metri quadri che circondano le Bambine. In un senso prima e poi nel senso perpendicolare, in modo da ottenere una azione combinata molto più risolutiva.

Non si distingue quasi dal prato stabile dietro alla staccionata, forse si intravedono le tracce delle ruote. Ho sollevato un polverone che probabilmente è arrivato fino a Novi, e se non fosse che ne ho respirato la metà, sarebbe arrivato anche a Serravalle.

Sacco con un misto di Loietto, Festuca ed altro. Scatola piccola che contiene gramigna mentre quella grossa contiene un misto con nome “Maciste” che chissà cos’è.

Ed ora dovrei seminare. Qui vengono i problemi; le formiche sono pronte a prendere tutti i semi che trovano e metterli nelle tane, vanificando la semina. Sono contento per le formiche, anche se il ruolo biologico che ricoprono in questo momento mi sfugge, sono meno contento per il wannabe prato.

Sul mercato ci sono prodotti appositi che, mischiati al seme prima di essere sparso a terra, lo rendono inappetibile. Però sono mortali per tutte le altre specie viventi del pianeta, li vicino c’è la Pozzanghera che è un condominio sovraffollato di pesci, rane e chissà cos’altro.

Dicono che il piretro serve perchè alle formiche non piace l’odore ed è un prodotto assolutamente innoquo e biologico. Ho trovato un prodotto Bio che più Bio non si può, a base di piretro naturale. Però nell’etichetta c’è scritto che il prodotto è mortale per tutto quello che trova perchè oltre al piretro c’è un dimetil-propil-butadiene-salcazzo che uccide a vista. E allora che cazzo di Bio è?

Un altro sistema che viene suggerito sui siti web che parlano di malattie sessualmente trasmissibili, consiste nello spargere intorno al perimetro di semina delle leccornie che attirano le formiche, come riso frantumato. Le formiche portano via l’esca e per un po’ stanno tranquille, almeno fino a che il seme germoglia. Ma non credo sia un sistema valido; secondo me le formiche si portano via prima il riso e poi i semi, tutti. E se stai li a guardare finisci anche tu in una tana sottoterra circondato dai tuoi semi, ed il riso che formava una striscia di 125 metri.

Allora ho cercato on line ed ho trovato un prodotto specifico che è “a bassa tossicità per piante ed animali” a base di piretro. Ne compro una confezione e poi vedo cosa fare, anche in funzione del clima e della pioggia che potrebbe arrivare.

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