L’effimera rinfrescata da Est.

Piccola dissertazione autopulente. Anche oggi temperature quasi estive e terreno sempre più secco. I siti meteo annunciano imminenti drastici cambi di condizioni. Ma il freddo e la pioggia che arrivano da Est sono dei pacchi. Le irruzioni da Est promettono, ma poco fanno, poco durano, a poco servono. Ma visto che l’Atlantico è ancora ben bloccato da quella bagascia di una sella africana, prendiamo quello che viene. Io lo dico sempre; dall’Africa solo problemi per il pianeta, infatti vi è nata la razza umana, il più grosso fastidio per l’ecositema planetario da 5 miliardi di anni.

La Carpa Rossa Grande. Forse la crescita di questa e delle altre 3 Originali si è fermata. Non mi pare che nell’ultimo anno siano aumentate tanto di volume. Oppure mi sbaglio, è la Pozzanghera che si sta restringendo.

 

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Un po’ di pioggia non fa male.

Prima le virghe dal mare (clicca)

Poscia la bulaccata (clicca)

Tutte scuse per mettere due foto, abbastanza banali, di una webcam. Va da se che avrei preferito che il medesimo rovescio fosse caduto a Basaluzzo, che invece anche oggi rimane a secco.

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Il Magone.

Stavo per scrivere che il termine è dialettale genovese e che è una delle tante parole dialettali che non hanno traduzione nella lingua ufficiale. Però ho voluto controllare e pare che invece il termine Magone derivi dal nome in tedesco del ventriglio del pollo.

In alternativa, una seconda teoria anch’essa ufficiosa recita che un certo condottiero di nome Magone Barca, da Cartagine sbarcò a Genova in occasione della II Guerra Punica e la ridusse in macerie tanto che il suo nome finì per descrivere lo stato d’animo che oggi mi è preso passando per la prima volta da Genova Ovest dopo il 14 Agosto, arrivando da Serravalle.

Prima ho visto i cartelli autostradali modificati per nascondere le indicazioni che servivano a chi attraversava il ponte. Poi sono sbucato sulla semicurva dove una volta c’era lo svincolo per immettersi direttamente sul ponte. La rampa è transennata, ma in un modo che non sembra per nulla un cantiere di lavoro, sembra proprio una sistemazione definitiva.

Mi ha messo un po’ di tristezza, di angoscia, mi ha leggermente confuso, lievemente stordito con multipli pensieri accavallati. E vabbè, è la vecchiaia.

Intanto, leggo commenti del crescente partito del “Si al ponte MA…”

  1. MA prima la magistratura deve trovare i colpevoli ed impiccarli.
  2. MA prima bisogna cambiare amministratore, soci, indirizzo e partita IVA della società Autostrade ed infine trovare un nuovo gestore.
  3. MA prima bisogna indire una gara europea, anzi due, anzi 69 gare europee.

Insomma, io non so come mai ci sono così tante persone che di fronte ad una necessità basilare e diretta come un nuovo ponte, si convincono o si fanno convincere che i meccanismi burocratici ed amministrativi pubblici siano prioritari, senza capire che questo approccio farà ritardare la consegna del nuovo ponte di anni ed anni. Perchè, dovrebbero ricordare, siamo in un paese dove un processo può durare un decennio, un contratto pubblico non si può stracciare, una gara può andare deserta 10 volte. Le regole della concorrenza vengono sistematicamente dimenticate, le gare pubbliche sono spesso truccate, i ricorsi durano come la scuola dell’obbligo.

Intanto questo PC sta facendo chissà quali aggiornamenti ed è lento come la fame, bentornato a Genova in pianta semistabile, domani iniziano le scuole, buona fortuna a tutti.

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Molto caldo.

Le massime sono di circa 10 gradi superiori alla media del periodo. Ma è una cosa prevista e normale quando la composizione dell’atmosfera sta cambiando rapidamente per effetto delle emissioni di CO2 prodotte da attività umane.

Fino a qualche tempo fa mi incazzavo ancora perchè non comprendevo come ci fosse così tanta gente scettica. Anche amici, che ritengo ad un livello di cultura e capacità superiore alla media, rifiutare la scienza ufficiale, i dati, le leggi della fisica per invocare cicli, fasi, cazzi che fanno parte delle ipotesi storiche corredate di dati totalmente incompleti. Nel 2013 (dato cui si riferisce il seguente grafico) abbiamo buttato in atmosfera 35 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, sessantaseimila tonnellate al minuto. E’ un gas che blocca la rifrazione del calore terrestre. Punto. Non ci sono se e ma, cicli una SEGA, è colpa nostra.

Ovviamente tiro fuori queste menate solo perchè vedo la campagna di Basaluzzo; dopo un avvio di Settembre normale, l’anomalia o meglio la nuova normalità si vede con l’erba che secca e la terra si spacca, a metà Settembre. Ma vaffanculo, va’.

Anche questo grafico dovrebbe convincere chi invoca Dio e le glaciazioni e cicli non c’entrano un beato cazzo. E invece no. “Ma sono dati costruiti per far credere che… vanno interpretati… è già successo nel plestocene… il sole è ciclico…”

Però adesso non mi incazzo più. Abbiamo superato il punto di non ritorno. Il processo di riscaldamento alimentato non solo dalle cause dirette, ma anche da quelle secondarie o a “domino” è avviato e non c’è modo di arrestarlo. Possiamo solo aspettare e vedere come si evolverà il clima relativo alla nostra zona dove viviamo. Me ne strabatto l’acciuga se in India muoiono di alluvioni ed invece in California del sud sono a secco e ci sono i primi casi di villaggi e paesini che vengono abbandonati perchè non arriva più acqua dai rubinetti. Io bado a questo lembo di terra che corrisponde al Basso Piemonte ed alla Liguria centrale dove spero che piova quanto basta, che l’acqua non manchi, almeno durante gli anni che mi resteranno per vivere. Dopodichè, buona fortuna a chi rimane.

 

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Ciò detto, espressa la mia imbattibile simpatia ed ottimismo, esternato il mio esilarante ed immancabile catastrofismo anti social, mi concentro su Gastone, ormai ospite fisso tutte le mattine, festivi compresi, della Pozzanghera. E sulle pompe, quelle che si guastano. Il pozzo non ha potuto fornire acqua per alcuni giorni perchè le pompe rigenerate sono rigenerate MALE.  Quella del pozzo si è fermata. Allora ho messo su quella di riserva. Ferma anche quella, ovvero viene fuori acqua ma non alla pressione sufficiente a superare i 14 metri di profondità del pozzo. Dunque ho issato due volte una pompa diversa, mi sono fatto venire mal di schiena e devo concludere che il rigeneratore di pompe potrebbe fare un altro qualsiasi mestiere nella vita con migliori risultati.

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Brignole di nuovo on-line.

Ho spento il router, spento la webcam ed alla riaccensione si è rimessa in moto. Sono sicuro che la Telecom manda dei segnali specifici di natura maligna che bloccano router.

Così possono destinare la loro banda risicata agli utenti che invece si accorgono del proprio router inchiodato e riavviano il sistema facendolo ripartire. Quelli di Tim in futuro in linea, sanno benissimo quando io mi assento per periodi prolungati. Vedo spesso un tecnico telecom che fa finta di leggere il giornale ma che invece annota i miei movimenti e quando vede che non ci sono mi blocca il router inviando un segnale che consiste in una canzone di Sanremo amplificata. Adesso però la “Ville de Lumiere bruciate”, “La città che non dorme mai perchè è morta”, stazione Brignole, è di nuovo visibile al mondo.

Ma la bretella autostradale (anche nota con il nome di gronda) non serve.

Oggi sono stato a Genova. Mentre ero in autostrada nel traffico bloccato mi è venuto voglia di radunare tutto coloro che, semplici cittadini minusdotati e politici da galera, hanno osteggiato la costruzione della bretella autostradale negli ultimi decenni. Li avrei radunati su autobus turistici, finestrini blindati e senza aria condizionata, per poi fargli percorrere il tratto Genova Est – Genova Bolzaneto e Genova Bolzaneto – Genova Ovest. Tutti i giorni, tre volte prima dei pasti, fino a quando il ponte sul Polcevera verrà inaugurato.

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Estate settembrina.

E’ un banale titolo usato a nastro dai giornalisti mediocri quando scrivono delle ondate di caldo in queste settimane. Ad iniziare con l’impoverimento della catagoria avvenuto negli anni 80. Comunque sono le 7 di pomeriggio ed il termometro segna 27.7°, tanti per il 9 di Settembre.

E poi ci sono le zanzare ed un altra classe di insetti tipo mosca del cazzo, che a quest’ora spuntano fuori dal bosco e pugono anche sotto la camicia. Mi è appena guarita una piaga che mi sono provocato grattandomi per il prurito insopportabile di una puntura risalente a luglio, ora mi sa che siamo da capo.

In generale, detesto le persone arroganti, le persone ignoranti che si credono il contrario di ignoranti, gli insetti che succhiano il sangue ed il caldo fuoristagione. Tutto questo sta aumentando in proporzione geometrica ed io ne soffro.

Questa elaborazione porterebbe molta pioggia dalle mei parti. Le previsioni a 252 ore, come questa, se fossero state disegnate da una scimmia bendata avrebbero la stessa probabilità di verificarsi.  Temo si apra un periodo di sofferenza ulteriore per me quando nei mesi teoricamente più piovosi dell’anno, non cade una goccia di pioggia. Nel frattempo il numero di coglioni che parlano e scrivono e predicano senza avere la benchè minima idea di che cazzo stanno parlando, aumenterà di chissà quante unità nelle sole provincie di Genova ed Alessandria. Un disastro.

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Carpe generazione 2018 ed altre brutte foto.

Per caricare il seguente filmato su YouTube ho impiegato circa un’ora. La linea ADSL a Basaluzzo fa schifo, perchè siamo una zona depressa, ovvero ci deprimono con servizi scadenti, alla faccia di quello che dicono i governi e la pubblicità ingannevole di Tim ed altri cialtroni concorrenti. Mi soffermo sulla musichetta di sottofondo, aggiunta in un secondo tempo, che rende il filmato particolarmente gaio.

Ho ripreso le piccole carpe nate la scorsa primavera. Lo scopo era cercare di fare un censimento. Facendo un fermo immagine (me lo invento) direi che 100 è il numero minimo, ma potrei sbagliare per difetto del 50%. Dunque 150. Però in queste immagini si vede una piccola sezione della Pozzanghera. Ho attratto le carpe con dei crackers all’acqua trovati in cucina che sanno abbastanza di cartone, ma piacciono a Miriam che così pensa di combattere lo svaccamento pre-menopausa che teme la stia attendendo dietro l’angolo. Dunque le carpe 2018 potrebbero essere più di 300, insomma, non ne ho idea.

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Questo invece è il consueto temporale del Brugneto, direzione ESE. Tornando alle Carpe, la quasi totalità dei piccoli è rossa, ma ci sono anche una manciata di piccoli biancastri ed altri scuri. I bianchi riprendono il colore di una o due delle Carpe Originali, ma uelli scuri invece potrebbero essere incrociati con un cinghiale che è venuto a bere e poi ha abusato di una carpa. Ma forse, più probabilmente, dev’essere qualche nonno giapponese, lo ricordo nei diagrammi di Mendel sulla ereditarietà.

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Su questa foto ho fatto dei mastrussi aumentandone il colore. Ci sono dei puntini neri che potrebbero anche sembrare polvere sull’obiettivo, ma sono uccelli che volavano ad altezze indefinibili.

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The American Elm Tree

Ovvero il mio prossimo esperimento di globalizzazione arbicola.

Ma perchè due bustine con semi dello stesso albero che sembrano diversi tra loro ? Boh !

Come dicevo qualche settimana fa, o forse non lo dicevo ma lo pensavo e non l’ho scritto, oppure l’ho scritto ma male, in ogni caso mi sono dimenticato. Insomma, c’è questo sito web meraviglioso di un vivaio che ti spedisce semi e piantine di una varietà enorme di alberi, ho acquistato 100 semi di Olmo Americano (costo totale con spedizione, €6 circa). E’ come l’Olmo Italiano ma più grosso, più accessoriato, esotico, ha un accento straniero.

Sul sito ovviamente c’è una ricca pagina di informazioni su come si devono gestire i semi per farli germogliare. Un aspetto che ho sottovalutato e che mi ha fatto seccare l’ultima partita di ghiande di Central Park è la stratificazione fatta come deve essere fatta, termine che ho maldestramente tradotto dall’inglese, ma ho per il belino di andare a leggere come è l’equivalente in italiano. Comunque è il sistema di tenere il seme in frigorifero per un certo periodo per simulare l’inverno, con o senza umidità a seconda della pianta, prima di metterlo in terra a primavera. Per l’Olmo non ce n’è bisogno.

Adesso sono tutti cazzi miei. La prossima primavera metterò i semi nei minivasi biodegradabili, uno per uno, poi inizierò a dar da bere e vedremo se e quanti germoglieranno. Se germogliano dovrò metterli nella loro dimora definitiva, ma dovrò proteggere le piantine da conigli e caprioli. Supponiamo che ne germogli il 50%, sono 50 piantine, metterle a dimora una ogni 16 metri quadrati, mantenendo una distanza minima di 4 metri una dall’altra, portano una superficie totale di 800 metri quadrati da recintare.

Mi annoterò diligentemente gli sviluppi di questa brillantissima iniziativa.

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Cumuli humilis.

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Ho già pubblicato una foto come questa, mi è venuto mal di testa ed ho vomitato. Anche adesso. Il senso di disagio potrebbe però arrivare dalla trasmissione televisiva che sta guardando Miriam e che sento in sottofondo. Si chiama Tacatacacazzo o qualcosa del genere. Riprende vecchi brani degli anni 60, forse i peggiori, a proposito. Li odio, mi fanno sentire male, detesto gli anni 60 ed il loro primitivo senso di provincialità post bellico. Erano gli embrioni per lo sfascio odierno, avrebbero dovuto sterilizzarci allora e non consentirci di arrivare oggi con dei bimbiminchia che giocano al parlamento o al governo.

 

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Questa è la foto originale. La mia fantasia si sta esaurendo e seccando come il toner di una vecchia fotocopiatrice. Ripeto le cose.

Di positivo c’è il clima, caldo senza eccessi, una settembrata piacevole sperando che la prima pioggia non tardi troppo, sto iniziando a sentire il richiamo dei funghi.

 

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Chissà i danni.

Li vedi mansueti, che brucano l’erba così bucolici. Sembra un film di Walt Disney. Bambi. Poi, quando vado a verificare, tronchi scortecciati, germogli masticati, rami divorati. Ed uno dei due ha il sedere di un macaco, che in genovese si scrive macacco. Bambi stocazzo.

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Potrei mettere un anaconda nella Pozzanghera che quando i piccoli vanno ad abbeverarsi, sai che sorpresa.

 

 

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