Gah !

Firefox restituisce messaggi molto particolari quando va in blocco.

Gah! è una espressione che non uso frequentemente. Ho ovviamente concesso a Firefox la facoltà di verificare l’accaduto. E visto che si potevano aggiungere alcune righe di commento, va da se che il mio commento è alla cazzo.

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Moffo.

Non era Moffo, ma qualcosa di simile, il nome del panino che oggi ho preso in autostrada. Una sorta di baguette con stracchino, prosciutto crudo e carciofini sott’olio. Uno gira il mondo in cerca della pietra filosofare del cibo scontrandosi spesso con costose e pretestuose cagate invereconde, e poi trova questo delizioso fast food di noialtri, nel tratto autostradale compreso tra Alessandria Sud e Ovada. Era talmente buono che non mi sono neppure intasato. Ho impiegato mezz’ora per finirlo, ma ne è valsa la pena.

L’immancabile foto della Pozzanghera.

L’acqua della Pozzanghera sta diventando più pulita, si vede il fondo. Scopro che ci sono zone ancora di pietre, ma anche tratti di fango. Le quattro carpe sono vive e vegete, mentre ho visto poche carpe 2018. Si nascondono tra i ciuffi di piante, però se mi vedono arrivare scappano. Sticazzi.

Queste onde sono arrivate dal Golfo del Leone, dove è in corso una maestralata bella forte. A Genova c’è tramontana ma questa non impedisce ad un bel mare di Libeccio di fare un po’ di scena.

 

 

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Ed ora un po’ di caigo.

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Lo stile italiano all’estero.

Di ritorno da una due giorni all’estero, città nord europea. Cena di lavoro in un ristorante italiano, location scelta dai padroni di casa. Nelle recensioni che avevo anticipatamente cercato on line, i locali dicevano che è autentico italiano. Tra le cose positive vengono citati i “singing waiters“.

Parliamone. Immaginavo che ci fossero dei camerieri che ogni tanto si improvvisano canterini, imbracciano una chitarra e strimpellano  o sole mio oppure cantano brani di opera. La cosa non mi sarebbe affatto piaciuta, anzi detesto proprio la gente che canta mentre mi nutro. Ho bisogno di quiete. Mi sono mentalmente preparato per lo strazio imminente.

Uno dei locali più rumorosi di tutta la mia vita. E sono aduso ai ristoranti di New York, in genere molto, ma molto rumorosi. Ma in questo specifico ristorante il volume dei commensali era innaturale; non lontano da noi c’era una tavolata di 5 locali che tra di loro parlavano come se fossero stati in un cazzo di tunnel del vento, o sulla tolda di una nave nel mezzo di un uragano. E ridevano costantemente come se dal volume dipendesse la loro autostima o forse anche la vita. Li avrei uccisi.

Abbiamo aspettato un’ora da quando abbiamo ordinato. Il cibo sarà anche stato di buona qualità ma era pasticciato, con burro ad oltranza ed erbette che non si usano sulle sponde del Mediterraneo. Vino di casa mediocre come da noi se ne vedono pochi. Insomma, ristorante italiano ma con influenze anglosassoni deleterie.

Veniamo al canto; la prestazione dei camerieri tra i tavoli si limitava ad una serie di “ooooo” oppure “aaaaaa” o “lalalalala” strillati con voce tonante. Punto. Ad intervalli regolari uno di loro urlava con tutto il fiato che aveva in gola cose prive di senso come “sette alla sei” oppure “venite di qui” o “andate di la”. Come se il rumore nella sala non fosse abbastanza.

Ora, per questo popolo nordico evidentemente i ristoranti italiani sono così. A fatica ho cercato di spiegare ai miei vicini di tavolo, un cileno, un inglese ed un greco, che dove vivo io se un cameriere passasse tra i tavoli urlando “lalala-lololo” i clienti lo fisserebbero ammutoliti e qualcuno finirebbe per scocciarsi, o chiederebbe se in sala ci fosse un medico che potesse valutare le evidenti, preoccupanti condizioni mentali del cameriere urlante.

Quantomai cliccabile.

Il volo di rientro, Easy Jet su Malpensa; qualcuno intorno a me probabilmente aveva mangiato esclusivamente aglio per almeno una settimana prima di salire a bordo. Mi è rimasto il fetore del suo merda di fiato nel naso per tutta la A26 fino a Genova.

Ho messo su una foto del tramonto per bilanciare il racconto di questa esperienza breve ma con alcuni connotati notevolmente fastidiosi.

 

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Domenica a Genova

La prima da diversi mesi, se non sbaglio.

La coppia di gabbiani sul tetto della casa vicina. Mi verrebbe da dargli del cibo, anche se credo non si debba fare, una delle regole fondamentali della conservazione delle specie selvatiche è “mai dar loro del cibo“.  Però mi sono simpatici e vorrei stringere amicizia. Se esponessi del cibo, ad esempio delle acciughe, sul mio terrazzo forse non capirebbero e non verrebbero. Le acciughe dopo poco inizierebbero a marcire, rendendo difficile e vomitevole la loro rimozione. O forse i due pennuti capirebbero, arriverebbero, mangerebbero le acciughe. La voce si spargerebbe nella comunità dei gabbiani, arriverebbero amici, parenti, affini. E finirebbero per ricoprire il terrazzo di guano, perchè questi gabbiani cagano come dei bisonti, sempre. Miriam non sarebbe affatto felice. Poi sarei costretto ad interrompere la fornitura. I gabbiani sono permalosi e si incazzerebbero, inizierebbero a picchettare sui vetri della finestra, strapperebbero le tende, solleverebbero le ciappe di ardesia.

Allora potrei lanciare le acciughe sul tetto della casa dove i due alloggiano. Non è facile, a mano non ci posso arrivare. Dovrei costruire una fionda o una catapulta per lanciare le acciughe (o altri pesci o parti di pesci) sul tetto dei vicini, fermo restante che se il lancio fosse troppo corto, l’acciuga finirebbe contro la facciata della casa, contro le finestre o sui panni appesi o sulle autovetture posteggiate in strada. Una catapultaggiuga, una fiondacciuga.

Prima o poi proverò a dar loro da mangiare, in qualche modo, contrariamente a quanto si dovrebbe fare e contravvenendo così a regolamenti comunali, regole di vicinato, norme di igiene, leggi della balistica.

Foto ovviamente cliccabile.

Ieri ho fatto l’uomo del bosco a Basaluzzo. Ho spostato una Bignonia che spero sopravviva allo spostamento perchè buona parte delle radici sono rimaste nel terreno.

Ma sopra tutto:

Altre DUE note curiose.

Prima. Ho acquistato 3 kg. di semi di girasole. Non ho mai visto dei semi di girasole così grossi, probabilmente sono di coltivazioni biologicamente modificate, i semi che ricordavo sono grandi più o meno la metà.

Ho ripristinato la fornitura per le cinciallegre nei due feeder ipertecnologici. Adesso bisogna aspettare per vedere se i piccoli pennuti gradiranno i semi bionici.

Forse sto per creare una super specie di cinciallegre giganti, le quali prenderanno possesso di tutta la zona scacciando le persone dalle case, bloccando le strade, assumendo il controllo del territorio.

Seconda. Ho dotato il laptop di casa di un mouse wireless, ma la rotellina non consente lo scrolling del testo. E’ una certa scocciatura, mi sa che inizierò a bere e malmenare Miriam, così almeno la smette di guardare siti meteo-spazzatura e mandarmi messaggi allarmati su fantasmagoriche nevicate a bassissima quota.

 

 

 

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La Storta di Natale

Ovvero, la Stella a forma di Torta, o meglio la Torta di mia suocera Carla ritagliata a forma di Stella, simbolo di questo Natale 2018, forse. Lo so che è prematuro, ma quando mi sale l’estro artistico, non posso trattenermi ed eccola fotografata.

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FA

“FA” solo le prime due lettere della targa di una grossa autovettura nera guidata da un tizio che guida come un esagitato; non è la prima volta che lo noto. Ha tutti gli atteggiamenti del vero macho alla guida: stare a pochi centimetri dal paraurti di chi lo precede, saltare corsia per guadagnare un posto nel traffico, tagliare la strada, prodursi in accelerazioni brucianti e frenate, commettere infrazioni minori. Poi fatalmente con il motorino lo raggiungi al semaforo rosso, vuoi vederlo in faccia perchè sai che è una faccia da culo e lui sta scrivendo sul cellulare. Insomma, il percorso che comprende  Via Righetti, Via Gobetti, Largo Escrivà, Galleria Mameli e Via Barabino è per lui una prova di virilità. Vaf-FA-nculo.

Dopo anni di indecisioni, ho deciso di aumentare il livello di onde elettromagnetiche che mi trafiggono quando sono al computer in ufficio acquistando un mouse wireless. Appena installato era tanto sensibile che era impossibile centrare una icona o comunque indirizzare la freccia nella direzione voluta. Allora l’ho riconfigurato ma  andava così lento che per saltare un carattere dovevo percorrere l’intera scrivania due volte. Adesso funziona bene, credo.

Le chiavi di casa finiranno sempre nella tasca che contiene anche il telefono, in modo da rigare per bene lo schermo ed il vetro della macchina fotografica. Questa è una legge. Per quanto uno si sforzi di mettere le chiavi con il portafoglio, egli non ci riuscirà.

Ho letto di un servizio televisivo dove hanno intervistato gente che crede che la Terra sia piatta. Ah, perchè, c’è qualcuno ancora che crede sia tonda ?

 

 

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Anche questa settimana, si tromba.

Il Lunedì inizia con questo interessante invito, arrivato per email, con altra priorità. Lei si chiama Cinzia, anche se  l’oggetto della mail potrebbe essere una sua cara amica che si chiama Marlene. Il suo indirizzo sembrerebbe in Inghilterra, ma il sito dove dovrei cercare il suo contatto è russo. Costei è internazionale.

Il termine devoted usato nel testo è molto intenso, vuol dire devoto ma in una relazione sentimentale è qualcosa di più, qualcosa che le femministe oggi rifiutano perchè manifesta una sottomissione che andava bene 50 anni fa. C’era una canzonetta cantata nel film Grease, ove Olivia Niuton Giòn si riferiva a Giòn Travolta recitando “… hopelessly devoted to you”.  Una robetta sdolcinata dove lei asseriva che al solo pensiero di lui, lasciava una scia come una lumaca ai sensi, presumo, di una abbondante lubrificazione vaginale.

In questo caso la complessiva formulazione dell’invito non è chiara, ci sembrano essere alcune contraddizioni. Ossia la ragazza non vuole incontrarmi di persona perchè passa un sacco di tempo sui social networks. Vorrebbe, forse, che la nostra relazione si limitasse al pistolare, o epistolare. Curioso in fatto che ella utilizzi il termine “foxy knockout” per definire se stessa;  è abbastanza obsoleto e riferito ad una cultura molto marginale e di periferia. Dunque aggiunge che vuole sesso, virtuale però perchè ha già espresso la sua intenzione di mantenere il rapporto a livello di social network. E vorrebbe che io la apostrofassi con parole sporche. Fango, mi viene in mente per primo. Anche sacchetto dell’aspirapolvere. No, scherzo ovviamente; immagino che “cacciamelo nel culo” potrebbe andare bene, ma resta il problema che costei non mi vuole incontrare. Intuisco che forse dovrei chattare con lei garantendole che mentre la guardo ho una erezione. Poi vado sul sito e compro una batteria di fighe di gomma, frustini, manette pelose ed in più  mi iscrivo a qualche servizio a pagamento che mi manda una foto anal tutti i giorni.

In attesa di assumere una decisione in merito, ecco la foto del lido di questo pomeriggio tardi.

Questa immagine è cliccabile.

 

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Giornalismo – spazzatura meteo.

Neppure io riesco ad evitarlo, ma Miriam non cerca neppure di passare oltre, anzi ci sguazza. Le ho già bannato tramite Google News quel cretino patentato di Scemò ed il suo meteo schifoso, ma questo genere di informazione arrumentata si diffonde anche su quei siti border-line che invadono internet.

Miriam sa bene che io mi altero se mi comunica allarmata che sta per arrivare qualche catastrofe, letta su Google News quando cerca informazioni su qualche patologia mortale, soprattutto l’influenza Killer che puntualmente compare nei notiziari in questa stagione. Oppure l’omnipresente cancro. Periodicamente salta fuori uno studio di qualche università americana secondo cui si prende anche  mettendosi le dita nel naso o bevendo acqua troppo fredda o gassata, o calda, o tiepida.

Sul discorso malattie non metto naso, ma sul meteo devo reagire, che cazzo. Allora le rispondo promettendo epurazioni e pulizie e lei mi contesta il tentativo di interferenza con le sue insane preferenze di lettura.  Sono anni che andiamo avanti così.

 

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Bellissimo clima oggi.

Pioggia non forte ma insistente per quasi tutta la giornata, vento teso di tramontana e freddino.

Foto cliccabile

Anche questa.

Questo tipo di tempo meteorologico mi piace, soprattutto in questa stagione. Anzi, prevalentemente in questa stagione perchè è così che deve essere.  Oggi ho preso un po’ di freddo in moto, ma ci sta. A proposito; mi domandavo, quelle beline quadre che tengono il piede fuori dalle pedane, perchè oggi invece guidavano come si dovrebbe ? Perchè si bagnerebbero quei cazzo di piedi, la moda si ferma dove iniziano le patologie da raffreddamento. Quante volte ho già scritto questa robaccia da pochi soldi ? Moltissime. A Basaluzzo ci sono una carpa e Gastone che si aggirano fuori e dentro la Pozzanghera, tutto regolare.

E poi il tallone. Mi fa male, non tanto, ma talvolta è fastidioso insomma sono andato dal podologo che sul referto ha scritto:

Tallodinia plantare saltuaria. Alieo RPV trilout (con pramazione e valgo + accentreabo a dx esito leviare s.c. TTP) Aluice rigiolo tenziale (non MTT dl centriales)

Devo dotarmi di plantare. Ho una superscazzora brematurata e devo indossare un plantare altrimenti finirò per appoggiare il peso sulle adenoidi, questo è chiaro.

Nella descrizione ad uso del tipo che mi farà il plantare leggo, in ordine sparso:

  • Bagu Hilat
  • Centa tale
  • Enpola lucoliale bassa
  • E prdleuugabe + scancane

Che potrebbe corrispondere ad un plantare-tacco da 12 infilato nel culo per migliorare la mia postura, oggi pesantemente inficiata da un Sanacacca-neare.

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