Il sito post-righicam è on line.

Il nuovo sito stefanome

Una di quelle notizione che sono utili ad occupare dei bit di memoria sul computer del fornitore del servizio di alloggio del sito web. Ossia il server del provider dell’hosting del website. E basta.

Essendo venute meno tre webcam in un colpo solo, ho aggiunto alcune webcam che prima erano linkate nei riquadri sottostanti. Nel posto centrale della prima file c’è l’immagine della prossima webcam. E’ on line ed aggiornata, ma riprende un pezzo del muro dello studio ed il coprilente è ancora a propria volta coperto dal copri-coprilente, che è di materiale plastico bianco opacizzato, ossia non si vede un cazzo. Appena sono a tiro, la metto in posizione. Sono fiducioso; non dovrei cadere dal tetto, l’inquadratura dovrebbe essere decorosa, la rete funziona, varie ed eventuali.

Ci sono alcune, modeste modifiche alla grafica che non rappresentano nulla di eclatante. Tuttavia questi maneggi hanno richiesto ore strappate al sonno, perchè ho fatto errori grossolani di varia natura che ho dovuto aggiustare 10 volte prima di azzeccare. Ho tolto dei link obsoleti o non funzionanti, ho cercato di ridurre le dimensioni dei file togliendo parti inutili (un lavoro assolutamente inutile). Ho mangiato una notevole quantità di biscotti e mi sono soffiato il naso 400 volte.

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Nuova webcam, ci siamo quasi.

Se non fosse che il nostro nucleo famigliare è para-influenzato al 100%, forse la nuova webcam sarebbe già sul tetto. Tosse, mal di gola ed altri sintomi che però ci viene detto non sono quelli dell’influenza. Ossia lo sembra ma non lo è, come il brodo da dado.

La prossima webcam

 

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Dimenticarsi come settare la webcam.

La Mobotix uscita dalla scatola non sa cosa deve fare e dunque bisogna istruirla; che tipo di foto scattare, dove mandarle e con che frequenza. Ci sono una trentina di istruzioni da darle, tutte le volte me ne dimentico la metà. Questa è più o meno la 12ma volta che parto da una Mobotix uscita dalla fabbrica e, dopo non poche imprecazioni, alla fine si comporta come voglio io dandomi la falsa impressione di dominare la materia.

Filezilla

Ad onor del vero le istruzioni che si possono dare alla Mobotix sono più di duecento, di cui circa centosettanta mi sono totalmente oscure, non so neppure a cosa servano. Ad ogni buon conto, quando sul server del dominio iniziano a comparire le foto come si deve, è comunque una soddisfazione.

currenlido.jpg sarà la foto che si aggiorna ogni 10 minuti, mentre lido18, lido19 e così via sono quelle della libreria delle 24 ore precedenti. Il nome letto velocemente sembra currentdildo.jpg e non suona molto bene, non voglio cercare su Google ma sono sicuro che da qualche parte ci sia una roba del genere.

Questa è l’immagine che in queste ore la prossima webcam produce secondo tabella. Le scritte in sovraimpressione sono provvisorie, la webcam è sulla scrivania collegata con dei cavi volanti al router, di fronte alla lente c’è la protezione rivestita della plastica che andrà tolta. Il fissaggio della webcam sul tetto non è uno scherzo, ma la mia nota agilità felina, la mia forma perfetta con il fisico asciutto ed i muscoli scattanti mi permetteranno di fare un bel lavoro senza danni a cose e persone.

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Dimenticarsi come si codifica.

<MODEsticazzi>ON

Dismesse le Righicam, il sito web va aggiornato. Non dovrebbe essere una cosa molto complicata, ma lo diventa se quando metti mano ai sorgenti non ti ricordi più un cazzo di come si fa, anzi di come hai fatto. Non è come andare in bicicletta; la mancanza di pratica riduce drasticamente la capacità di gestire il linguaggio HTML e dunque faccio una fatica boia a mettere le cose a posto.

Questo è un ritaglio dello screenshot del programma di editing dei sorgenti HTML. Io uso il linguaggio nella sua forma più rudimentale perchè non mi sono mai addentrato nelle manovre più sofisticate che rendono un sito web moderno.

MODE<esticazzi>OFF

Ovviamente questa è una esternazione finta modesta per dire “io faccio cose su internet” oppure “sono un webmaster” ma anche “so programmare”. Il messaggio si può anche leggere come “…ed il 99% della gente invece non sa neppure da dove si comincia” e “io sono nettamente più evoluto, competente ed intelligente della massa di pecoroni che sa solo usare Whatsapp”. La cosa non intacca la mia polverosa autostima, ma oggi in Piazza della Vittoria ci sono diverse bancarelle che vendono cioccolato e credo che prima di tornare a casa farò degli acquisti. Questo aumenta il mio buonumore ed incidentalmente anche il giro vita.

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Rieccola.

La prossima webcam già con il suo montaggio originale. Sticazzi.

 

Dalla Germania è ritornata la M24 che era la Righicam Levante. L’hanno lavata e profumata, cambiata la lente, fornita una nuova guarnizione, viti di fissaggio e supporto di montaggio. Ho il sospetto che il danno che ha subito non fosse coperto dalla garanzia, ma i tedeschi sono pragmatici e forse c’è una assicurazione che copre i danni da maltempo e loro aggiustano la webcam e fanno una bella figura. Ovviamente sto inventando tutto.

Ho iniziato a configurarla, non so quando riuscirò a metterla in funzione sul tetto, intanto dovrebbe smettere di piovere qualche ora.

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Sessanta.

E’ da molto tempo che non vedevo 60 millimetri sul sito ARPA di Basaluzzo.

 

In tre episodi distinti, ossia tre perturbazioni intervallate quanto serve per permettere alla pioggia di penetrare il terreno quanto più possibile.

 

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Mi si sono seccate le ghiande.

Di Central Park. Stavo riflettendo sulla inadequatezza dei miei metodi per accendere il fuoco nel camino, quando sono stato folgorato da un pensiero. Le ghiande di quercia nel frigorifero.

Infatti sono seccate tutte meno – forse – due. Stupido me, è solo colpa mia; le ho lasciate troppo tempo nel frigorifero e senza abbastanza umidità da mantenere integro il guscio, che si è seccato lasciando entrare aria all’interno e facendo così asciugare anche il seme. Infatti sono talmente leggere che galleggiano. Dunque sono inservibili. Tranne due che ho messo in terra proprio nel punto della Pozzanghera più vicino alla webcam, semmai dovesse crescere qualcosa, si vedrà. Ho gettato le altre 40 e passa nella Pozzanghera Fangosa, mi è sembrato un buon gesto ecologico, magari se le mangia qualcuno.

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Commodore 64

Faceva bene il suo lavoro, ma di certo non poteva essere tanto voloce. Probabilmente era veloce come lo è il mio laptop di Basaluzzo in questi minuti. Lo so che Zuckerberg ha ammesso qualcosa sulla privacy, ma questo è niente di fronte a quanto veramente accade.

Questa mattina ho riacceso il computer basaluzzese e sto per dire qualcosa che dico tutte le volte che riaccendo il computer basaluzzese dopo che il medesimo è stato inattivo per diverse settimane.  L’ho acceso ed ho aspettato che mi chiedesse la password di accesso. Dopo di che ha iniziato a macinare, ossia l’hard disk sembra preso da un sacro fuoco operativo, lo si sente dal classico rumore e tutto è diventato lentissimo. Si incanta anche il cursore del mouse, interrogo il task manager e scopro che oltre l’80% delle risorse sono utilizzate da un fantomatico Windows Update. Poi mi compare una finestrella dove Windows mi dice che deve assolutamente fare degli aggiornamenti, che io non mi devo preoccupare  a patto che io non spenga il computer ma lasci che ESSO faccia le proprie cosine. Che sono:

  1. Mi copia tutti i contatti che finiscono in una qualche centro di calcolo che interpola i miei contatti con altri miliardi di contatti e scopre tutte le mie possibili affinità, se faccio parte di un gruppo con specifiche abitudini alimentari, sessuali, sociali, politiche.
  2. Mi copia tutte le immagini salvate. Un programma di riconoscimento digitale raccoglie tutti i nomi di persone che compaiono nelle foto, individua animali, luoghi, oggetti di arredamento, cataloga tutto ed aggiorna la mia scheda personale che verrà confrontata con altri miliardi di analoghe schede per capire tutti i miei acquisti presenti nella mia vita.
  3. Mi copia tutti i movimenti dell’home banking, che vengono a mia insaputa registrati in un qualche FAT dell’hard disk. Mi copia tutti gli usi del bancomat, si collega con la società Autostrade e sa quando e dove vado, interpola i dati con quelli che il mio cellulare trasmette automaticamente alla medesima banca dati che sa dove sono in qualsiasi momento, chi e quando chiamo e tutti i miei SMS.
  4. Ed intanto la webcam sopra lo schermo discretamente registra le mie espressioni, mi legge la cornea e sa che ho il colesterolo un po’ alto e che do qualche colpo di tosse, in modo che alla prima scadenza della mia polizza sanitaria mi potrà essere aumentato il premio.

A conclusione di questa analisi, vaffanculo. So che quando proverò a spegnere il laptop mi dirà che deve eseguire degli aggiornamenti che impiegheranno ore per terminare e questa notte sarò ancora qui ad aspettare che abbia finito altrimenti si incazza pure.

Aggiornamento pomeridiano.

E’ lento. Sarà anche la connessione che viaggia come nei primi del secolo, a prescindere dalle ragioni di questo incedere esasperante, tra mezz’ora devo necessariamente spegnere il computer. Ma sticazzi a 2bps.

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La Primavera fa come dovrebbe fare.

 

Oggi al bar dove mi intrattengo con il pasto ho captato il dialogo tra due signore che si lamentavano perchè pioveva.  Le avrei cosparse di olio solare e scaraventate fuori dal locale. Io cerco di non giudicare in base all’aspetto, ma essendo nato nel 1961 ho un circuito neuronale che scatta e cataloga le persone. E’ automatico, io non posso farci nulla. Dopo un istante la routine ha terminato di giudicare, allora riscrivo la RAM con pensieri più tolleranti e pacifici. Però quelle due donnette umili di linguaggio e di nessuna cultura ambientale avrebbero dovuto nascere nel mezzo del dannato deserto del cazzo e passare la loro intera esistenza con un solo bicchiere di acqua al giorno. Con il quale bere,  lavarsi la filiberta e tutto il resto.

 

Questi sono gli accumuli di 24 ore, anche le 24 ore successive non sono propriamente asciutte e dunque bentornata Primavera. E’ così che dovrebbe essere, perchè è noto che una Primavera troppo calda o asciutta provoca danni enormi che si trascinano per l’Estate successiva. Una Primavera piovosa fa bene non solo alla Pozzanghera ed alle sue carpe, ma a tutto il resto.

Dunque benvenuta pioggia. Credo di aver espresso questi sentimenti un centinaio di volte, anche se mi bagno con il motorino e poi mi viene mal di testa. Sono estremamente ripetitivo ed anzi sto viaggiando verso l’autismo, che poi non è così male perchè gli autistici sono brave persone che non rompono i coglioni.

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Da Trump a Di Maio.

E’ davvero un segno dei tempi. Oggi rientrando in Italia ho letto in aereoporto un giornale italiano;  quando sono in USA mi preoccupo con le politica di la, quando rientro con la politica di casa nostra. Non so chi dei due leader sia meno adeguato a gestire una pubblica amministrazione. Spedirei entrambi sull’Isola dei Famosi. Per sempre. E’ tuttavia un discorso complesso ed il cielo mi scampi dal volerlo approfondire.

Tornando a cose serie ed attinenti, non faccio in tempo a rientrare che, con un tempismo perfetto, la webcam di New York produce uno schermo grigio.

Potrei essere stato io che, inavvertitamente, ho scontrato qualcosa poco prima di uscire e l’obiettivo s’è messo ad inquadrare l’anello di cartone nero che lo circonda. Oppure potrebbe essere stato qualche messaggio siderale che mi arriva, dopo che non ho capito quelli trasmessimi dalle 2 webcam genovesi defunte. Per fortuna ho a disposizione una squadra di SWAT che distrugge l’intero caseggiato ma ha già rimesso a posto la situzione.

24 ore di black-out della webcam di New York.

 

In coda per l’aereo da Monaco per Genova ho chiacchierato con tre Americani della Pennsylvania che erano anche sul volo da Newark e ci siamo riconosciuti. O meglio, ci siamo trovati per la prima volta fianco a fianco e scambiati due parole di reciproco conforto durante la dantesca coda per il controllo a Newark. Questa volta quelli del TSA chiedevano anche se noi passeggeri avevamo dei “treats” nel bagaglio a mano. Caramelle, biscotti, cioccolatini, le classiche barrette piene di nocciole e pistacchio. Non mi era mai successo. In più la coda era una bolgia perchè c’erano due voli, uno per Francoforte ed uno per Vienna, i passeggeri intrappolati nel serpentone di persone hanno iniziato a saltare le file con la scusa che avrebbero altrimenti perso il volo. In più c’era un volo della SAS per Copenhagen che stava davvero chiudendo e del personale di controllo urlava a squarciagola nello stanzone affollato, rivolgendosi ai passeggeri della SAS chiedendo che si facessero avanti per arrivare subito al controllo. Tutto questo creava molto nervosismo tra gli altri passeggeri. Una signora di lingua francese vicino a me ha cercato di investire un passeggero del volo per Vienna della Austrian Airline utilizzando il carrozzino con annesso bambino. Il bambino non ha capito che la mamma lo avrebbe sacrificato di fronte alla minaccia di perdere qualche posizione nella coda, sembrava l’unico a divertirsi tra la tensione generale e ci siamo fatti le boccacce.

Ci siamo rivisti fianco a fianco in coda al cancello per entrare in aereo a Newark. Con gli altoparlanti hanno chiamato un passeggero per riprendere il passaporto che evidentemente aveva dimenticato su un tavolo o gli era caduto. Dopo un minuto dall’annuncio è arrivata una coppia che sembrava di centometristi sulla linea del traguardo da quanto correvano. Lui soprattutto era paonazzo con la camicia di fuori ed ansimava. Ha preso il passaporto al banco e tornando indietro, ancora stravolto, mi è passato vicino. Non ho potuto che dirgli “That must have scared the shit out of you”, lui ha annuito sorridendo e quelli che hanno sentito hanno riso, tra cui gli Americani della Pennsylvania. Rimanere senza passaporto sul suolo Americano, in aeroporto, di questi tempi, è una circostanza che non auguro a nessuno.

Arrivati a Genova gli Americani erano molto divertiti del tragitto che l’autobus ha percorso da bordo aereo fino all’ingresso dei bagagli. Durata del viaggio; circa 30 secondi. Erano comunque radiosi, sarebbero andati a visitare le Cinque Terre e poi proseguito per la Toscana. Per pudore non gli ho chiesto se avrebbero passato qualche ora a Genova, ma credo di no. Portofino e Cinque Terre sono noti agli Americani, Genova zero.

Tutto questo è davvero poco interessante, me ne rendo conto e non cerco di nascondermi dietro ad un metaforico dito. E poi ho il jet lag e non so che ore siano, dove mi trovo, dove sarò domani.

Altro fondamentale argomento.

Il termometro interno-esterno con sonda della Oregon Scientific si collega con il satellite per aggiustare l’ora, l’ho scoperto solo ora. Fuori sono 13.5 gradi centigradi. Sticazzi.

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