A Genova si trombetta.

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Piccola, lontana, la prima trombetta marina inquadrata dalla Lidocam.

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Tutto nella norma.

Mentre sono su Internet ascolto distratto la televisione lasciata accesa da Miriam su qualche telegiornale. Sono 10 minuti che parlano di calcio, gioco del pallone. Dunque siamo tornati alla normalità. Per aumentare il mio senso di disagio già di per se alto in queste ore a causa del jet lag, mi basta pensare a Donald Trump, Luigi Di Maio, Matteo Salvini. Ho da che farmi venire ogni sorta di ansia. Anzi, i vermi direttamente.

E vabbè, smetto subito, rischio di diventare pedante, superficiale e banale, noioso lo sono già.

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Un buon tramonto. Ma io sono ancora a Basaluzzo. Sento notizie pessime sul traffico di accesso a Genova, siamo pragmatici e prenderemo quello che viene con umiltà e rassegnazione.

Qui è ancora autunno. Dicono che tra qualche giorno tornerà caldo ma ormai il sole è più basso e non scalda come a Luglio. Oggi ho fatto un giro più accurato degli alberi. L’aria serale è freschina ed è inferiore ai 20 gradi, la mattina si avvicina ai 16, molto bene. Nella cisterna ci sono 245 cm di acqua, ne ho consumati 20 in poche ore bagnando alberi come se non ci fosse un domani. Forse posso rilassarmi e considerare l’estate 2018 superata, i danni sono limitati.

Update mattutino del giorno dopo.

Svegli alla 5.

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Rientro iniziato.

Ma prima di piombare nella Genova natia, sosta di qualche giorno a Basaluzzo.

Condizioni buone. Non fa caldo, ha piovuto, un poco di bruma mattutina, l’erba è abbastanza verde anche dove l’innaffiamento automatico non c’è. Profumi autunnali. Qualche albero morto, purtroppo erano piante già sofferenti per precedenti danni. Insomma, sono rasserenato perchè le estati sempre più feroci lasciano il segno. C’è stato qualche Settembre gli scorsi anni che la campagna alla fine di agosto sembrava un sito post nucleare, o quantomeno un luogo dove un incendio avesse bruciato quasi tutto.

Quest’autunno invece sembra iniziato con un buon piede. Farà ancora delle giornate calde ma per il momento il modellame matematico non lascia vedere scenari da cammello africano. Bene così, speriamo non ci siano sorprese.

Mi dicono che i tempi di guida necessari per entrare in città si sono semplicemente raddoppiati. Ho messo in preventivo di armarmi di santa pazienza ed ascoltare musica rilassante, oppure leggere un libro in modo da far impazzire qualche automobilista dietro di me oppure tamponare l’auto che mi precede, aumentando così l’entropia universale con particolare riguardo l’autostrada A7 direzione Genova.

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Le eventuali.

Avevano previsto una bella rinfrescata nel pomeriggio. Sono le 10 di sera e ci sono 32 gradi. Avevano previsto pioggia, ma di pioggia non se n’è vista e se ne vedrà forse poca domani. La temperatura tornerà in poche ore oltre i 30 gradi. Intanto la ditta che dovrebbe farmi il pozzo basaluzzese sembra scomparsa. Chiamo il titolare, chiamo la segretaria, si scusano tutti e mi promettono di fissare una data. Se aspettano ancora, quando scaveranno il buco potranno metterci le mie spoglie mortali. Anzi no, ci metteranno le mie ceneri, costa meno.

Ho un problema con una fornitura di mutande. Visto che non voglio mutande firmate o griffate, sia che le compri io o Miriam, la scelta deve ricadere su modelli rigorosamente bianchi e che NON hanno la cucitura in corrispondenza del mio glande.

Una partita di 5 paia di mutande comprate non so dove e non so da chi sono bianche e contenitive, ma non funzionano a dovere. Posso passar sopra il fatto che sono enormi e che Miriam si sganascia dal ridere tutte le volte che mi vede, ma è inaccettabile come il contenimento sia insufficente, ovvero ci sta solo una palla. L’altra, una delle due, è fuori dal tessuto e finisce fatalmente contro una gamba. Soprattutto in climi caldi, il contatto tra palla e coscia è fastidioso. Si instaura un effetto colla al quale si può ovviare mettendosi una mano nel pacco ed operare a far si che la palla si scolli e rientri, seppur temporaneamente, dentro la mutanda. Oppure bisogna eseguire il passo del taglialegna quando scavalca un tronco. Credo di aver già accennato a questo fastidioso problema intimo, ma nel recente viaggio le mutande a disposizione erano di questa partita. Ho guidato per circa 42 ore in totale, almeno 30 ore con una palla fuori dalla mutanda che si incollava alla coscia.

 

 

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Caldo

Da due giorni fa molto caldo, 38 gradi veri, oltre i 42 percepiti grazie all’umidità, poco vento, una vera merda. In mancanza di opzioni migliori, si va al Parco e si rimane immobili a leggere o a commentare sui casi della vita, con frequenti assunzioni di liquidi. Ma non quelli dolcificati, anabolizzati e colorati di moda qui. Acqua in mancanza di altro. The freddo non zuccherato.

Ed ora una foto qualsiasi nel parco, con spiegazione.

  1. Una coppia che ha chiacchierato per un po’ prima di andar via, probabilmente nativi. Lui ha inventato un fondo di investimento, ha ridotto sul lastrico 50.000 risparmiatori, ha pagato la cauzione ed è in parole (libertà vigilata). Lei lavora da Google a Chelsea e pattina tutto il giorno nei corridoi a portare merendine e caffè. Si è slogata un piede.
  2. Cinque amiche di cui una mussulmana, una African-american, una orientale, una indiana, una mediorientale. L’integrazione è iniziata 400 anni fa a New York, mentre è ancora in corso d’opera in molte parti del paese.
  3. Due gnocche, bionde, alte, slanciate, insomma due gnocche. Il parco ne è pieno.
  4. Una bambina piccolissima che ha trovato una coppia di auricolari ed è venuta a chiederci se erano nostri. Deliziosa, carina, la mamma invece abbastanza robusta con il classico sederone. La piccola girava tra i presenti senza alcun tipo di timidezza. Si è presentata alle cinque ragazze di cui al punto 2), le hanno dato un biscotto, è tornata dalla madre che l’ha munita di una scatola di Oreo e l’ha spedita indietro dalle ragazze che hanno accettato un biscotto a testa. Bella scena.
  5. Una coppia di cui una era bianca, ma bianca che sembrava si fosse rotolata nella farina. La compagna invece aveva una colorazione meno spettrale.

Il caldo ha battuto tutti i record per questi giorni, minime, massime, medie, salcazzo. I giornali ne accennano ma a New York sul tempo si scherza, è vietato strapparsi i capelli ed abbandonarsi a muggiti sensazionalistici.

A proposito; leggo distrattamente le notizie sul follow up del ponte sul Polcevera. Come temevo, polemiche a non finire ed i timidi tentativi isolati di pensare seriamente alla ricostruzione naufragano nella stupidità diffusa di chi dice NO. Dire NO è facile perchè per elaborare la parola servono davvero pochi neuroni.

 

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Il killer delle sequoie.

Durante il viaggetto nei parchi, ho scoperto che esiste un vivaio in California (OK ce ne saranno 10.000 ma ne ho visto uno in particolare) che vende tutte le piante della Sierra Nevada, ivi inclusi Yosemite, Sequoia e, più a destra, Yellowstone. In uno di questi parchi ho acquistato alcune piantine di sequoia, con l’idea di metterle a dimora a Basaluzzo, far crescere una foresta e poi far soldi facendola visitare ai turisti. Poi però il viaggio è stato ancora lungo e le piantine hanno dovuto soggiornare nell’auto, lasciata inevitabilmente a più riprese e per molte ore al sole.

Risultato infatti è che le piccole sono morte tutte, probabilmente di caldo. Ho fatto come quelli che lasciano i cani o i bambini in macchina per andare al supermercato. Dopo la strage mi rimangono i tubi di plastica, che potrei utilizzare come cannucce quando invito per un aperitivo gente con la bocca molto larga. Sono abbastanza dispiaciuto della perdita, tuttavia sono andato sul sito web del vivaio; in 48 ore ti spediscono alberelli di tutti i modelli. Forse verrei arrestato alla dogana in Italia perchè sospetto che portarsi in valigia delle piantine di sequoia sia assolutamente e severamente vietato. Contrabbandare piantine di alberi probabilmente è un reato gravissimo, oppure devo pagare una tassa, fare una richiesta in bollo, andare in quarantena, farmi irrorare di alcool o fumigare con anidride solforosa. La cosa non finisce qui, e solo rinviata.

Intanto in questi giorni leggo diverse cose sul ponte sul Polcevera. Ecco cosa ne penso.

 

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Komplotto

 

Non ho ancora capito cosa stia succedendo alla webcam di Brignole. Non sto a spiegare le caratteristiche di questo problema, ma è diverso da qualsiasi cosa sia mai successo prima. Insomma, non ho capito un beato cazzo e da qui non riesco ad accedere alla webcam, ossia da remoto, e dunque dovrò aspettare. Stavo per prendermela con Aruba ma mi sono fermato, o meglio non posso escludere che sia un problema di webcam. INSOMMA vacaghèr.

 

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Basilico

Le cose importanti. Union Square; mercato di frutta, verdura e prodotti locali bio-sticazzi. E basilico, $2.50 al mazzetto con spiegazioni. Per ovviare al problema di chi non dovesse conoscere il basilico, ad esempio un eskimese in vacanza a New York, la mamma aborigena che cucina solo canguro, il cartello informa i fondamentali.

Non ho trovato il cartello che spiega BENE cosa fare con le banane ed i cetrioloni, il cui uso notoriamente si estende a funzioni non alimentari.

Per tornare al basilico, ne ho presa una foglia e l’ho stropicciata per bene per sentire se sapeva di basilico o menta o cicuta, oppure ortica. Non era affatto male.

Ultimo, la webcam di Brignole è nuovamente incistata, a meno che non sia stata colpita da un fulmine, Aruba fa di nuovo casino. Ci penserò i prossimi giorni.

 

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Verso fine Agosto.

Tra le varie stronzate che ho fatto e le nozioni inutili che ho accumulato in queste ultime due settimane, opero una scelta che coglie le peggiori, le meno significative, le più banali.

Per fare un esempio, al controllo dell’aereoporto di Salt lake City, il tizio della TSA sapeva che a Genova è venuto giù un ponte, ma lo sapeva anche il tizio alla reception di un albergo a Jackson Hole. Altri invece più prosaicamente conoscono il Genoa Salami, che poi è una invenzione americana. Ho attaccato bottone a las Vegas con un tipo che ha un cognome italiano ed il cui nonno arrivò da un paesello che apparentemente non esiste, a meno che non abbia sbagliato clamorosamente il nome. Mi contatterà via Facebook. Ah, una notte a Las Vegas bisogna passarla per rendersi conto de visu perchè l’umanità è destinata all’estinzione.

Questo paese sta mettendo su nuovi controlli e vincoli che probabilmente servono a stringere il cerchio, non capisco dove, anche se i primi ad essere scocciati sono proprio i cittadini americani. Ad esempio, per pagare con la carta di credito le utenze bisogna sempre più spesso mostrare un “documento governativo con fotografia”. Per spedire un pacco con un corriere anche. Il tizio della Fed Express stava già discutendo con una signora che non aveva con se la patente, quando sono arrivato io mi ha fatto un segno inequivocabile (tipo ci scusi lasciamo perdere queste cazzate) e sono riuscito a spedire dei documenti particolarmente insignificanti senza mostrare una foto. Che poi è una patante italiana come la mozzarella; non sono residente, dunque non posso avere un contratto per la fornitura di corrente elettrica ? Non posso spedire una busta con corriere ? Sono incuriosito, pensavo che le norme bananas fossero una specialità italiana.

Questa è l’unica foto che credo si possa mostrare di 15 giorni di viaggio per i monti e le praterie del mid-west.

Anzi, ad onor del vero tra le 1.270 foto del viaggio ci sarebbe anche questa dove metto su la mia espressione più intelligente. Foto come queste dovrebbero distogliere chiunque dal volermi scattare ulteriormente delle foto e soprattutto fare entrare me nelle foto.

Dopo i primi giorni di viaggio la lezione non era ancora stata ben capita e c’era chi insisteva a voler seguire questa pratica inaccettabile che consiste nel riprendere me di fronte a qualsiasi paesaggio.

Comunque sia, la mia è stata anche una vendetta nei confronti di chi, parenti ed amici, mi hanno trascinato in uno dei posti più caldi del pianeta, non è un modo di dire.

Ci siamo fermati a fare benzina lungo la strada. La pistola della pompa di benzina era tanto calda che ho pensato che sarebbe esplosa. Ero anzi rassegnato e pronto per la deflagrazione. Il caldo era tanto forte da sembrare innaturale. I miei neuroni deputati a dare un valore alla temperatura ambientale e dunque assumere un comportamento consono, sono impazziti. Non capivano, discutevano tra di loro e non si mettevano d’accordo sul farmi svenire, ululare, cantare nenie finto-religiose, denudarmi e scavarmi un buco nel terreno sabbioso.

Per la cronaca; 122 Fahrenheit corrispondono a 50 gradi centigradi esatti esatti.

Questa roba invece è importante.

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La Pozzanghera è stata rabboccata. Adesso le carpe vivono nel fango più totale (il getto copioso dall’alto probabilmente ha scavato un buco enorme nel fondo melmoso) ma quando le sospensioni di depositeranno, mi ringrazieranno.

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Refill

Tra tutte le notizie di merda di questi giorni, mi permetto di segnalare che la prossima settimana la Pozzanghera dovrebbe ricevere quelle 300 tonnellate di acqua che consentiranno il mantenimento di condizioni di vita sostenibili per l’ecosistema. Non era scontato, e non lo è ancora, ma io ho informazioni confortanti e ci conto.

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