Un nuovo gioco

Questo è un dettaglio del QR code di una webcam, su carta. A Milano sono arrivato alle 10 per un appuntamento alle 11 e 30. Sono partito presto perchè i cantieri ed il traffico rappresentano una incognita tremenda. Per ingannare il tempo sono finito a bere cappuccino e mangiare una generosa fetta di torta al limone. Poi però facendo due passi ho visto un negozio che sarebbe per bambini. Mi è capitata diverse volte su Facebook la pubblicità di un microscopio digitale che ingrandisce fino a 300 volte, scatta foto e filmati. L’ho comperato in questo negozio, costa meno di un pieno di benzina. E’ facile da usare e non vedo l’ora di scattare immagini alle foglie, ai petali dei fiori, alla fauna della Pozzanghera che credo sia abbondante. Lo facevo da bambino, era una passione, prendevo un po’ di terra dai vasi da fiori, la mettevo in un bicchiere di acqua ed aggiungevo una scaglia di dado da brodo. Dopo 24 ore il bicchiere pullulava di organismi che si agitavano nella goccia di acqua che mettevo sul vetrino. Ci passavo ore, dopo pochi minuti l’acqua evaporava, gli animaletti morivano ed io prendevo un’altra goccia.

Sono pronto a ripetere gli esperimenti.

Questa è la mia mano ingrandita circa 300 volte. La messa a fuoco è difficile perchè basta un minimo tremore e tutto si offusca. Avevo chiesto a Miriam ma si è stufata dopo 10 secondi e dunque ho fatto da me. Questa situazione famigliare è già stata sperimentata in altri contesti.

Comunque non intendo fare esperimenti con il mio liquido seminale ed i suoi spermatozoi, saranno anche loro vecchi, rinsecchiti e con la pancia. E poi tirali fuori da dove sono è diventato un dramma.

A Milano ho chiamato un radiotaxi. La musichetta che mettono in attesa di trovare un taxi è una cover di Your Song di Elton John. A Genova abbiamo quello sfigato neomelodico italiano, sicuramente facente parte della intellighenzia impegnata, che canta una nenia spaventosa, i testi saranno anche profondi, ma il tutto è mortale.

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Appello.

Ogni tanto mi parte l’embolo del compiacimento e mi domando “quanti alberi, piccoli e grandicelli, ho messo a dimora e sono sopravissuti dal 2006 ad oggi?”.

Faccio l’appello; nella ricostruzione ne ho sicuramente dimenticati diversi; dove viene indicato un numero, non rappresenta il totale degli alberi messi, ma il totale di quelli sopravissuti che vivono oggi, meglio, una ragionevole stima di quelli che stanno bene. Direi che ne sono morti tra il 20 ed il 30 percento del totale.

Sono passati vent’anni da quando partì la ristrutturazione del rudere e, per iniziare subito con le mie manie, volli la costruzione della cisterna che raccoglieva l’acqua piovana e quella di un vecchio pozzo nelle vicinanze che dava poca acqua, ma quanto bastava per dare un po’ di apporto durante i mesi asciutti.

E mentre il cantiere era ancora nel pieno del lavoro, posai i primi otto tigli che avrebbero circondato la cisterna offrendo ombra e fresco negli anni a venire.

In questo ritaglio di una immagine della webcam, nella sinistra si vedono tre tigli come sono adesso, sono più alti del tetto di casa, gli stessi che nella foto precedente sono degli schitimiri alti tre metri o poco più.

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Due bottiglie da un litro e mezzo

Poco meno di 5 mm. Questo il bottino di pioggia a Basaluzzo in circa 24 ore. Per farmi un’idea, immagino due bottiglie di acqua come questa che svuoto in un annaffiatoio e con questo cerco di bagnare uniformemente un quadrato il cui lato misura 100 centimetri. Potrei lamentarmi con l’accompagnamento di un violino, ma per questa volta mi dichiaro moderatamente soddisfatto perchè il terreno in profondità è ancora bello bagnato e questa pioggerella serve per erba & fiori da campo, bene per le api & Co.

Anche la Alta Val Susa sta inziando a colorarsi di verde.

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Il Tiglio

Ho sempre pensato di saper riconoscere un Tiglio Tomentosa da un Tiglio Cordata. Però scopro che ci sono altri due divesi tipi di Tigli, uno dei quali si chiamerebbe Tiglio Americano, che assomiglia molto al Tomentosa. Ho trovato un sito che parla in modo preciso di come si distinguono.

Mentre per il Cordata non ho dubbi, sul Tomentosa mi viene il sospetto che potrebbe anche essere l’Americano.

Anche perchè i miei tigli con le foglie più grosse fanno una marea di polloni, e l’unico che li fa sembrerebbe essere proprio il Tiglio Americano. Ed anche il Tomentosa nel primo prospetto, dovrei scrivere all’autore ma nel suo blog risalente al 2022 ha chiuso i commenti.

Come questo che spunta in primo piano nell’immagine della webcam che guarda il campo. Questo fa parte dei cinque esemplari messi a dimora due anni fa. Sta gettando molto bene dopo un paio di stagioni durante le quali ha avuto qualche incertezza.

In questa foto, ingrandendola, si vedono a sinistra le mie piantine che ho messo a dimora quando è sorta la collinetta. Almeno tre delle piante originali sono morte e sostituite dai nuovi tigli. Nell’ordine d sinistra verso destra:

  1. Un tiglio diverso dagli altri che è li da circa sette anni,
  2. un tiglio che fa parte del gruppo del tiglio prima citato.
  3. una quercia di sette anni o forse dieci
  4. un’altra quercia sorella di quella di prima
  5. un altro tiglio del gruppo
  6. una quercia, stessa nidiata delle precedenti
  7. un frassino (si vede appena)
  8. il tiglio in oggetto.

Oggi sono venuti poco meno che tre millimetri di pioggia, meglio di un incendio boschivo ma insomma, se ne arrivassero ancora un po’, non mi dispiacerebbe.

In questa webcam si vede un quarto tiglio della nidiata di due anni fa. E’ quell’albero nel centro della foto. A destra c’è un ennesimo tiglio che posai molti anni fa quando morì un vecchio gelso che faceva frutti buonissimi.

Cerco di mantenere un profilo basso e poco polemico per non agitare gli animi di qualche occasionale lettore. Io oscuro sempre i miei interlocutori su facebook, ma in queso caso non serve; la persona usa un avatar, nome e cognome di fantasia, so bene chi è ed il suo anomimato è garantito.

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Foto

Il mio dito si blocca sempre più frequentemente e per sbloccarlo devo aiutarmi con l’altra mano. Anche la mano mi sembra un po’ peggiorata; grazie ad un provvidenziale raffreddore ho evitato la cura con il veleno per topi, ma mi sa che tra non molto mi toccherà farla. A Basaluzzo tutto sommato fa freddino e spero che piova un po’ per bagnare la terra in superficie e favorire la crescita dell’erba anche dove stenta.

Anche in questa primavera noto con il solito stupore la differenza che c’è tra gli alberi nella loro ripresa vegetativa. Anche alberi di genere identico, le querce ad esempio, ce ne sono alcune che ormai hanno tutte le foglie ben sviluppate, a poca distanza alcune hanno le gemme appena visibili.

Ecco cosa intendo dire; la quercia contrassegnata con il numero 1 in un elegante rosso con bordo bianco ha tutte le foglie fuori, ben sviluppate. La numero 2 ha iniziato a metter su le prime foglioline, infine la numero 3 ha i primi getti ma di foglie neppure l’ombra.

Alcune ipotesi campate per aria e prive di un supporto didattico di alcun tipo. La numero 3 è la più recente, è stata messa li nel febbraio dello scorso anni ed ha subito mostrato segni di patimento, diverse ferite nel tronco, un po’ di rami seccati. Forse c’è una certa tendenza a ritardare la ripresa. Le numero 1 e 2 sono li da quattro anni, stesso vivaio e messa a terra simultanea. Unica differenza, la numero 1 aveva fino allo scorso agosto un olmo grossino a pochi metri di distanza che faceva molta ombra. L’olmo è seccato e rimosso, potrebbe essere che l’improvvisa esposizione al sole non offuscata sia stata uno stimolo a partire in quarta?

Ovviamente non ne ho idea, invento di sana pianta ed ecco perchè mi sono morti così tanti alberi da quando ho iniziato a metterli.

Tra le piante in osservazione resta il terzo tiglio a destra della Pozzanghera. E’ in ritardo rispetto a tutti gli altri tigli. Ha solo dei minuscoli getti ma solo nei rami più bassi. Le fronde più alte sembra davvero secche. Speriamo.

Oggi, tra gli altri lavoretti, anche il taglio prato intorno alla Pozzanghera.

In questa foto sono nascosto dietro alla bandiera, percorro il giro n°1, rigorosamente in senso anti-orario altrimenti riempirei la Pozzanghera di erba tagliata.

2 Comments

Meno.

Se c’è una cosa che detesto, è quando le previsioni danno pioggia abbondante ad una settimana di distanza e poi gradualmente gli accumuli diminuiscono fino a darti l’impressione che se vengono 5 millimetri c’è da essere contenti. Ma vaffanculo, va’.

Gastone in fase di riposo? Oppure si stava pulendo. L’ho osservato per qualche minuto e non si è mosso, starà invecchiando e si appisola, lo faccio anch’io sul divano ed ormai quasi tutti i giorni in ufficio.

Ho letto che ci sono polveri africane nel cielo. Il satellite direbbe di no, forse i prossimi giorni.

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Tant’è…

Vorrei tanto avere l’acqua più pulita. Ossia senza fango in sospensione. Sono le stesse carpe che lo sollevano dal fondo cercando cibo, dunque forse l’acqua limpida è una utopia. Ma tant’è, ogni tanto mi capita di pensare ad un filtro, così, per ozio.

Un filtro fisso è un impegno gravoso in tutti i sensi, l’ho scartato. Allora potrei pensare ad un filtro a campagna, ossia “campagna per l’acqua pulita”, Metto li il filtro e lo tengo in funzione fino a quando l’acqua diventa più trasparente. A quel punto rimuovo il filtro che userò solo quando sarà di nuovo necessario.

  1. Se l’acqua non diventa mai trasparente, il filtro è sottodimensionato e non serve ad un picocazzo
  2. Se l’acqua diventa più pulita ma solo dopo un mese di funzionamento, il filtro è leggermente sottodimensionato ed andrebbe tenuto sempre acceso.
  3. Se, dopo che l’acqua è diventata più pulita, tolgo il filtro ma dopo tre giorni l’acqua è come prima, come sopra, devo tenere il filtro sempre acceso.
  4. Se dopo tre ore di funzionamento il filtro è già intasato, e dopo altre tre ore è intasato e così via, il filtro è sottodimensionato ed io mi rompo le palle a star li a pulire il materiale filtrante.

Un filtro per circa 390 metri cubi di acqua praticamente è un depuratore. I filtri che vedo in commercio per laghetti arrivano a soddisfare non più di 10.000 litri. L’uso di flocculante è assolutamente sconsigliato perchè il deposito che si forma sul fondo va rimosso.

Ci vorrebbe una ditta che arriva con un mega filtro che in due ore passa 400.000 litri, mi rende l’acqua come quella di una fonte alpina, e poi telefono quando l’acqua diventa di nuovo torbida. Se l’acqua ridiventa torbida dopo una settimana, ho buttato via dei soldi. Ma se compro un filtro, comunque vada ho l’impressione che avrei buttato via dei soldi. Ci devo pensare.

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Il bello di Facebook

I social sono dei luoghi dove tutti posso scrivere e scambiare opinioni. Per esempio, nella navicella spaziale che sta facendo il giro della Luna si è visto un barattolo di Nutella che navigava in assenza di gravità. Nessuno viene costretto a commentare, le opinioni possono essere tante, nel bene e nel male.

Se Facebook mi propone una pagina dove si parla di astronomia, fa bene perchè l’argomento mi interessa e già seguo una o due pagine in tema di tecnologia aereospaziale. Poi i commentatori spaziano tra la Luna e le multinazionali. Un lettore ha commentato la notizia della Nutella nello spazio come segue;

Andrea:

“Mi fa sorridere che ci sia gente convinta esistano dei complotti immaginari e poi non si renda conto di “complotti” reali, come quello di una multinazionale che sia riuscita a trasformare un intruglio di grassi e zucchero in qualcosa di molto ricercato ed attraente, per alcuni al limite della dipendenza”.

Un certo Gioacchino (cancello cognomi ed avatar perchè penso sia giusto così) ha risposto ad Andrea come segue. Io ho risposto a Gioacchino ed altri hanno risposto a me. Ecco lo scambio.

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Rugiada.

Dopo quindici giorni di vento freddo e secco di matrice continentale, la terra ha iniziato a seccare ed a screpolarsi. Gli alberi non percepiscono il seccume, ma l’erba si ed i campi non coltivati e lasciati a prato stabile sembrano affetti da alopecia, sono a macchie, certe specie riescono a crescere, altre no.

Ma ieri il vento è cambiato, da sud ha portato con se temperature decisamente più calde ed umidità di mare. Questa mattina c’era la rugiada e 11 gradi. Aspettiamo un po’ di pioggia che dovrebbe arrivare tra sei giorni, ovvero al limite estremo delle capacità previsionali del modellame.

Spero che piova; lo scenario è estremamente incerto ed infatti è cambiato radicalmente nelle emissioni del modellame delle ultime 48 ore. La pioggia appare e scompare nelle mappe come se nulla fosse.

Il debole vento che soffia da sud garantisce un bel sole oltre lo spartiacque degli appennini liguri versante piemontese, ma sottovento e per qualche chilometro si forma la mamma di tutte le banane. In questa immagine del satellite si vede – oltre all ababana sul mar Ligure – un fronte in arrivo da Ovest, ma questo è destinato a fermarsi, andare in parte in frontolisi e poi arretrare. La pioggia, se arriva, è ancora lontana e qui non si vede.

Sulla riva nord della Pozzanghera ci sono delle strisciate bianche, lunghe una trentina di centimetri, di roba che sembra una pennellata di vernice. Quando le ho viste ho pensato a scenari che spaziavano tra gli alieni ad un gruppo di writers che non avendo la metropolitana da imbrattare a Basaluzzo, si sfogano nei dintorni della Pozzanghera.

E’ guano, lasciato dal cormorano che sembra aver preso l’abitudine di frequentare il posto. Ho cercato on line “ma come cazzo caga questa merda di cormorano” perchè i casi sono due: o la fa a spruzzo da fermo, oppure la deposita camminando. Ecco la soluzione.

Cormorants defecate a highly acidic, white, and liquid-heavy guano through a single opening called a cloaca. Because of their fish-heavy diet, this waste is extremely potent, often killing trees and vegetation in their nesting areas. They are known for rapid metabolisms and frequent, sometimes projectile, defecation.

La notizia non è esente da una nota tecnica che mi suscita una certa apprensione. Defecazione a proiettile rende bene l’idea, ma sprattutto il guano è acido solforico sotto forma di cacca e può arrivare ad uccidere gli alberi. Se piove e quella roba finisce nell’acqua cosa potrebbe fare, uccidere ogni forma di vita nella Pozzanghera? Ansia.

Il pozzetto del pozzo. Pieno di terra riportata da qualche animale che sospetto sia quello che scava buchi nel terreno intorno. Di buchi ne ho contati un trentina in pochi metri quadrati, poi ho perso il conto. Dopo una rapida ricerca on line è venuto fuori che dovrebbero essere Arvicole.

In teoria questi piccoli, simpatici roditori avrebbero dei predatori naturali, ma a giudicare dal numero di buchi, credo che vivano tranquillamente senza essere disturbati.

Che fare? Lasciare che il loro numero aumenti senza freni, mettendo a repentaglio la sopravvivenza di piante ed alberi, oppure prendere provvedimenti? Allontanarli con sistemi che li infastidiscano oppure farli fuori con trappole o esche avvelenate? Ho visto fotografie di vivai che sembrano siano stati irrorati di Napalm perchè questi animaletti si sono rosicchiati radici e tronchi di alberelli e cespugli fino ad azzerare la flora locale. Non va bene.

Farò un salto dal consorzio agrario per chiedere lumi.

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Piccola ma tenace.

Salvato questa foto perchè sulla sinistra sopra il profilo delle Alpi c’è una nuvoletta che sebbene piccola, ha deciso che vuole creare una precipitazione. Ne ha tutto il diritto; i nuclei di condensazione hanno attirato abbastanza molecole di vapore acqueo che hanno perso la propria carica elettrica perchè si sono condensate in gocce di pioggia abbastanza pesanti da perdere la lotta con la forza di gravità, ecco che piove. O più probabilmente quella virga non è acqua liquida ma aghi di ghiaccio, ossia cristalli isolati e forse anche dei minuscoli fiocchi di neve.

Qualunque cosa sia, dopo qualche centinaia di metri verso il basso, la temperatura si alza, il punto di rugiada pure e l’acqua evapora e/o il ghiaccio sublima e tutto torna vapore acqueo.

A memoria mi sembra che il meccanismo sia così, provo a scriverlo su Facebook e vediamo cosa succede.

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