Di nuovo a NY

Eccomi oltre oceano per qualche giorno. Prendo Halloween, la maratona e le elezioni di mezzo mandato, quelle in cui i democratici sperano di riprendersi il Congresso e mettere il guinzaglio al presidente. I repubblicani sono i conservatori di tipo trinariciuto, duri e puri simili ma di segno opposto ai nostri compagni anni 60/90.  I nostri si alimentavano con l’Unità, i red necks con Fox News. L’ideologia li spinge a votare, mentre i democratici snob disdegnano le elezioni e poi si trovano in minoranza e si incazzano pure.

Ora che ho detto una decorosa serie di cazzate utili solo a tener bassa la foto, ecco appunto una  foto modesta ripresa dall’aereo. Il nostro volo per Monaco Di Baviera non è neppure partito da Monaco per arrivare a Genova, dunque ci hanno spedito con un volo a Parigi.

Passando sopra le Alpi, il Monte Bianco. Che ormai di Bianco ha sempre e solo di più il nome; i nostri nipoti vedranno delle chiazze biancastre coperte di polvere marroncina e diranno che cretini quelli che lo hanno chiamato Bianco.

Qui ci sono 5 gradi ed hanno annunciato uno storm, ma penso che anche a Genova ci sarà un tempo da lupi nei prossimi giorni, e, se va come dicono le previsioni, la Pozzanghera andrà a tappo.

Sicurezza prima di tutto.

Si va bene, ma se il mio sito web non è sicuro, me ne batto l’acciuga.

Io sono convinto che la sicurezza on line non esiste. O meglio, esiste fino a quando una forza superiore decide di violare la tua presunta privacy. E ti copia dati, sensibili e non sensibili viene a sapere che cosa fai, chi sono i tuoi contatti, quanti soldi hai sul conto corrente e come li spendi, come passi le giornate, quanto dormi, cosa mangi.

E che alberi decidi di mettere a dimora vicino alla Pozzanghera fangosa M.

Alcuni miliardi di individui potenzialmente da ora possono sapere che io ho acquistato 3 alberelli in un vivaio. Ma mica degli alberi qualunque, bensì tre delle piante più grandi del pianeta. Le metterò a Basaluzzo, tra 50 anni qualcuno con un accento probabilmente straniero dirà “minchia ma chi cazzo ha messo qui una sequoia gigante ?” e probabilmente la abbatterà per ricavare legna da ardere.

In alternativa, le tre muoiono appena le metto a dimora perchè mangiate da qualche animale che ha scavato un tunnel sotto la recinzione e così dice agli amici “minchia ho mangiato una giant sequoia, un coast redwood ed un dawn redwood che salcazzo che cos’è ma tutto sommato erano abbastanza appetitosi“.

A parte il destino dei tre, almeno per qualche tempo avrò altri argomenti inutili di cui scribacchiare su questo blog del belino.

 

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Due Citroni Pelosi.

Entrambe le immagini sono cliccabili per avere una foto più sgranata e sostanzialmente più brutta. Il titolo è banale ma se avessi detto Due Citroni Pelosi sarebbe stato peggio, dunque mantengo il titolo delle Due Foto Serali. Forse.

E per la serie Sticazzi al cubo. Sono giorni che accuso i miei interlocutori telefonici di essere in posti dove non prendono il segnale, di avere interferenze cosmiche, gravi problemi di udito, telefoni obsoleti, macchinazioni nei mie confronti. Mi dicono che sarebbe colpa mia, ma ho sempre respinto le accuse perchè il mio telefono ha meno di due anni, è bellissimo con la sua cover trasparente e suscita le invidie di chi lo vede. Oggi però sono stato accusato da qualcuno che mi ha provato che il suo telefono funziona bene, e mi è venuto in mente che qualche giorno fa ho piegato il telefono, ed il microfono è proprio nella zona del telefono che si è piegata. Pertanto temo che il mio telefono cellulare sia da sostituire. Devo salvare la rubrica, le foto, poi gestire le due SIM, i server di posta, google salcazzo, le app con le quali faccio un sacco di cose talvolta anche utili. E poi il nuovo telefono avrà tutta una serie di funzioni nuove, dovrò abituarmi ad usare chissà quali meccanismi. Ma ormai chi mi parla sente solo le mie vocali o solo me mie consonanti, mai insieme, in più il  mio udito sta precipitando e tutto il resto.

Due giorni fa, teleconferenza. Si, è meglio che dover fare ore di automobile, però non sentivo un cazzo. Uno dei miei interlocutori sembrava alla guida di un Apecar ed un altro sembrava in un tunnel del vento. Era un coro di “pronto-pronto” e cosa, non ho capito, ripeti, ci sei ancora e via dicendo. Silenzi e rumori di fondo, fruscii. Forse ho acquistato una nave da carico, forse uno scatolone di kleenex, forse 20 metri cubi di segatura, oppure ho comperato tutto il quartiere, prenotato un cambio di sesso, promesso di diventare vegano. Prima o poi potrebbe arrivarmi una fattura o chissà cosa ed allora deciderò di rifiutarmi di fare teleconferenze dicendo che sono vecchio e non sento una sega.

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Protozoi, il film.

 

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Cricket.

Espressione di origine anglosassone equivalente a “perbacco”, ma anche e soprattutto un gioco praticato a Genova in piazza Kennedy; passando in Corso Marconi in motorino ho adocchiato un gruppetto di indiani che si erano organizzati in una partita di cricket. Mi ha fatto effetto, non l’avevo mai visto prima, non pensavo che ciò fosse possibile, mi ha fatto sorridere, sarei andato a vederli e fare il tifo.

Ovviamente a me il cricket lascia totalmente indifferente, non conosco le regole e l’unica volta che ho assistito ad una partitella tra studenti, un giocatore s’è preso una palla in faccia, è svenuto ha iniziato a perdere copiosamente sangue e lo hanno portato via in ambulanza. Comunque nel mio mondo ideale se a Genova ci sono abbastanza emigrati delle ex colonie inglesi che giocano a cricket, io li contatterei e cercherei di trovargli un posto con un vero campo in erba, spogliatoi e docce. Non so se ai genovesi il cricket piacerebbe, tenderei a rispondere negativamente, tipo “ma che cazzo me ne frega di quel gioco del belino” però il gioco è uno strumento per integrare le persone, se questi indiani, pakistani, cingalesi, marziani, giocano a cricket vuol dire che  tanto male non se la passano, hanno tempo per giocare e dunque i fondamentali della sopravvivenza li hanno acquisiti, probabilmente lavorano. Forse il Genoa (Cricket And Football Club) potrebbe interessarsi e sponsorizzare questa nascente squadra di dilettanti, farli allenare, poi farli partecipare ad un torneo del Commonwealth, farli andare in India a giocare e poi con un pretesto scemo farceli restare. Salvini ne sarebbe felice.

Nel mondo reale del maniman genovesota, l’unica reazione diffusa sarebbe indifferenza o fastidio, ci sono decine di problemi ben più gravi & urgenti che aspettano di non essere risolti rispetto a quello di quattro stronzi stranieri che giocano ad uno sport del belino.

Questa foto potrebbe partecipare ad un concorso Brutte, sfuocate, prive di significato alcuno. Dopo mesi ho portato l’autovettura a lavare. Non mi formalizzo se l’autovettura è sporca, ma c’erano due enormi cacche di uccello. Sembrava che l’autore o gli autori avessero svuotato l’alvo dopo aver mangiato un chilo di yogurt alla fragola in pezzi. Non avevo mai visto nulla del genere. Questo è il tetto trasparente dell’auto mentre stanno per passare gli spazzoloni. C’è anche il filmato che prima o poi pubblicherò nella sezione “Bit occupati clandestinamente”.

Nota per l’anamnesi medica. Questa mattina andando in ufficio mi stava per investire il Flixbus per Catania. Ho fatto uno scatto sulle strisce pedonali. L’aumento della mia camminata è stato assolutamente impercettibile, però mi sono stirato un qualcosa nella schiena, adesso sono abbastanza irrigidito, ho preso un Oki che mi sta forando lo stomaco. Prendo atto di aver di nuovo i rigurgiti notturni e l’acidità che mi risale l’esofago, i benefici dell’intervento che ho subito nel 2000 sono terminati. Dovrò aumentare i dosaggi di omeoprazolo i cui effetti collaterali sono tenuti segreti perchè sono troppo ridicoli, credo.

Ed inoltre:

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Buongiorno dalla Pozzanghera Fangosa M.

 

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Domenica sera.

Traffico intenso da Arquata fino a Genova Ovest. Non so se sia anche effetto del traffico modificatosi dopo la caduta del ponte.

Nel caso non fosse chiaro, quella riflessa nella Pozzanghera è la luna basaluzzese, notoriamente ovalizzata.

Questa è la prima acqua del pozzo nuovo che finisce nella Pozzanghera, tubo provvisorio e pompa provvisoria.

Questo ovviamente non c’entra con la Pozzanghera, buffet etnico genovesota.

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Torniamo a parlare del pozzo.

Pur considerando i problemi che abbiamo a Genova con il ponte, in Italia con il governo, in Europa con tutti, al mondo con il clima, il mio recinto emotivo ed affettivo da un punto di vista strettamente geografico si compone di qualche ettaro di terreno. Sto investendo soldi ma soprattutto emotività in questo microscopico lembo di terra dove vorrei ricreare un minuscolo bosco con un laghetto finto ed i pesci. Ah, si, le rane e qualsiasi altro animale che voglia trovare un posto tranquillo. Anche le zanzare e le vespe del cazzo.

La mia è una utopia bella e buona. Mi sento come un cameriere del Titanic che si fa in quattro per accudire una piantina di basilico in un vaso di fiori mentre la nave affonda. Pessimismo & fastidio.

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Ecco il mio pestare acqua in un mortaio; sto alimentando la Pozzanghera dalla cisterna di accumulo, sullo sfondo invece sto misurando i tempi di fornitura del nuovo pozzo. Tempi stabili, direi, ancora un pochino di fango sparso, ma se restasse così sarei ben felice.

Perchè di giorno ci sono 25 gradi ed il blocco anticiclonico sull’Atlantico non sembra voler far posto alle correnti zonali per giorni e giorni a venire, dunque pioggia zero.

Resisto alla tentazione di cogliere la gran quantità di loffe che crescono nel pratone. Sono piccole e non saprei bene come farle.

E poi questo !

Ho salvato questo ritaglio dal Blog di Jennifer Lawson, lo ritengo fenomenale. Punto.

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Le telecamere buie ed altre amenità.

Mi annoto su questo taccuino che in questi giorni ci sono rispettivamente la webcam di Brignole e la numero due di Basaluzzo che nelle ore dell’imbrunire e dell’alba restituiscono una immagine molto scura, quasi nera. Come se la regolazione della luminosità facesse uno scherzo. Lo dico senza aver la benchè minima idea di cosa possa aver cagionato questo comportamento che mi sembra una novità.  Sticazzi apertura diaframma.

Mammine. Casualmente sono passato in una strada della periferia est di Genova nei minuti in cui i bambinetti di una scuola escono e vengono recuperati dalle mamme. Sono certo che quanto accade è comune a molte scuole a Genova, Liguria, Italia e resto del mondo, non nutro alcun sentimento specifico ed orientato alla mia realtà locale genovesota. Ciò premesso, su due corsie della strada, una era ingombrata dalle autovetture delle mammine che aspettavano il prodotto del proprio utero elevato all’età di 5-8 anni o giù di li. Una di queste ha cercato di uscire prepotentemente dal suo luogo di sosta abusiva, e s’è incazzata anche quando le ho suonato perchè mi stava per centrare.

Avrei dovuto accostare, e spiegarle quanto segue.

Gentile signora e mamma di quel piccolo individuo che lei ha appena ritirato ed ora siede vicino a lei. Lei e la sfilza di sue amiche siete tutte posteggiate in seconda fila, già di per se cagionando una lieve rottura di cazzo a chi transita nella strada. Tutte, nessuna esclusa, avete attivato le doppie frecce perchè non conoscete il codice della strada. Non siete in emergenza, stronzette. Non vi rendete conto che chi arriva in auto vede  solo la freccia sinistra, quella destra è coperta dall’auto che la precede nella sosta abusiva. Infatti attenzione, solo una minoranza vuole davvero uscire dal parcheggio. La stragrande maggioranza di voi sta facendosi una riga di cazzi suoi con altre mammine delle mie palle. Io questo lo so, dunque proseguo. Senza bloccarmi ad ogni singola cazzo di auto. Se lei ha la sfortuna di voler davvero uscire, se ne deve stare li bloccata fino a quanto il traffico non lo consente.

Quei cazzo di piedi che sfiorano l’asfalto. Miriam ha rischiato un incidente perchè una tipa alla guida di uno scooter in sopraelevata ha improvvisamente estratto entrambi i piedi dalla pedana. La macchina che la seguiva e che precedeva Miriam ha inchiodato per paura che sta tizia stesse per cadere. Non stava per cadere, quel gesto inutile e cretino è stato un impulso generato da un gruppetto di neuroni sfigati che risponderebbero “boh, lo fa Valentino Rossi ed un sacco di altra gente” se gli si chiedesse perchè.

E mentre mangiavo un toast dal Festival, sono entrate nel gazebo una mamma con la figlia, quest’ultima avrà avuto vent’anni. Carina, vestita semplicemente con blu jeans e camicia con golfino, senza un filo di trucco e senza apparenti tauraggi, insomma acqua & sapone. Però quando si è seduta sullo sgabello per accomodarsi al tavolo, lo ha fatto lentamente, con una modalità che avrebbe potuto usare se al posto dello sgabello ci fosse stato uno strumento di piacere erotico. Io mi sono ritrovato a fissare la scena con la bocca semiaperta, sguardo ebete e paralizzato, masticazione bloccata. Mi sono sentito un vecchio porco ma le movenze erano davvero particolari e totalmente inattese. Nel tavolino a fianco del mio, un trentenne che ha assunto la mia stessa espressione idiota con lo sguardo fisso bovino. Terminati quei trenta secondi di spettacolo, ci siamo guardati, io ho scosso la testa e lui pure, non ci siamo detti nulla e dunque abbiamo ricominciato a mangiare. Io avevo un “Topo Gigio”, toast con tre tipi di formaggi diversi, tanto per non dare l’impressione che il mio colesterolo abbia la possibilità di scendere.

Il servizietto clienti TIM. Quando il cliente ha un problema, adesso può usufruire di un formidabile servizio on line che costa solo 28 euro più IVA a consulenza. Chiama telefonicamente e l’operatore si collega al tuo computer con un programma di gestione da remoto e ti risolve il problema. Io avevo un problema consistente nella impossibilità di mandare email, mi dava un errore. La signorina del servizietto non ha capito una beata sega, mi ha dato un consiglio che non c’entrava un picocazzo senza ovviamente risolvere il problema. Ossia mi ha detto di reinstallare il programma di posta, classico esempio di quanto il servizietto è impotente, non sa che cosa fare, ne ha per il cazzo di impegnarsi, ti lascia con il problema totalmente irrisolto dicendoti di fare qualcosa di completamente inutile. Poi ho risolto andando a scoprire che i parametri di configurazione che andavano bene fino a ieri, sono cambiati per delle improbabili questioni di sicurezza. E si sono pippati circa 29 euro.

 

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Traghetti

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Almeno due della Tirrenia, due della Moby, forse altri due di compagnie diverse. Tutti i giorni arrivano a Genova perlopiù la mattina presto.

 

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Basacam(s) al buio.

Pare che il gruppo di continuità emetta un fischio. Forse s’è staccata la spina, i topi lo hanno parzialmente mangiato, c’è stato un calo di corrente seguito da un aumento poi s’è bruciato. Anche la caldaia propone un codice strano, non è chiaro se stia funzionando o meno.

Provvederò quanto prima possibile.

Questa banale tabellina si commenta da se, oppure da sè o sé. Non ho due dati fondamentali per poter prevedere quanta acqua può dare il pozzo, ecco perchè ad ogni riga corrisponde una portata ipotetica, da 30 a 100 litri/minuto. Infatti non conosco la portata media della pompa, molto variabile a seconda del livello dell’acqua nel tubo blu, ed appunto il livello di equilibrio idro-salcazzo, che serve più che altro per regolare l’innesto della pompa raggiunto un dato livello ottimale di acqua nel tubo blu. Di certo ci sono solo le accensioni della pompa dopo 60 minuti di attesa e la durata media della “pompata” che suona terribile ma non è colpa mia.

Nota; ho impiegato una buona mezz’ora per elaborare la tabella. Il mio cervello andava in blocco, perdevo la cognizione del mio ego ma anzi entravo in confusione e cessava ogni suono ad eccezione degli acufeni. Una volta avrei impiegato davvero un minuto, adesso è stato avvilente. Stasera devo bere e dare la colpa a Miriam, come si conviene in questi casi.

Aggiornamento elettrico.

Il trasformatore, o gruppo di continuità, non funzionava. Forse è il fusibile, ma non ho ancora avuto tempo di verificare. Sticazzi continui.

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Il potere assoluto della Filiberta.

Prima le cose serie, il pozzo. Ieri tre misurazioni, un’ora di accumulo. 3 minuti e 3 secondi la media delle tre, con scarti di 3 secondi una dall’altra, dunque la portata della falda sembrerebbe costante. La pompa adesso pesca a circa -40, parrebbe 80 litri al minuto, anche se questa misurazione fatta una volta sola con un annaffiatoio da Ikea mi è parsa debole di accuratezza.

Oggi altre misurazioni con tempi diversi, mezz’ora e un quarto d’ora.

Per la serie, facciamo finta di darci un cultura, visita a villa Ottolenghi ad Acqui Terme. Ho invidiato gli alberi secolari, specialmente un gruppo di maestosi cedri piemontesi nel mezzo di un vigneto. Ho invidiato una immensa cisterna per la raccolta della pioggia,  migliaia di metri cubi di capacità, seconda solo alle cisterne di acqua romane di Istambul. Va bene, esagero, però davvero grande, ci si possono tenere concerti.

La storia della famiglia è emblematica. Persone molto facoltose, amanti dell’arte, costruiscono questo complesso per farlo diventare un centro di raccolta per artisti che possono trovare vitto ed alloggio e comporre i propri lavori in un ambiente in rigoroso stile anni 20. Io non amo l’architettura razionalista, ma il posto è davvero incantevole. La famiglia, ebrea, passa attraverso le leggi raziali e la guerra, finita la quale i discendenti riprendono la tradizione di mecenati. Poi un erede ha un figlio, assume una baby sitter la quale gliela fa annusare, lui perde la testa, la famiglia si sfascia. Quando lui muore, la baby sitter diventata moglie fa un asta e tutto il patrimonio artistico viene disperso mentre la villa con l’intero complesso inizia un lento decadimento. Fine della storia.

Per fortuna la villa è stata acquistata alcuni anni fa da un imprenditore milanese e lentamente sta riprendendo vita.

La giornata si è conclusa con una cena di qualità superiore ad Acqui, seguita dal mio ritorno a Basaluzzo con il tasto Sport inserito ed una guida sprintosa che ha meravigliato gli ospiti. Dormivano tutti. Sticazzi.

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