“Strage di motorini”

E’ il titolo consueto che pubblicano i giornali locali quando viene la botta di Tramontana che abbatte i motorini provocando effetti domino. Il mio motorino ha resistito stoicamente, un po’ piegato ma in piedi mentre quei due ravatti a destra sono precipitati al suolo.

Qualche giorno fa mi era passato il mal di schiena a botte di antinfiammtori, cerotti adesivi e creme. Ho due ernie dei dischi vertebrali che a turno mi fanno male. Stavo bene. Poi la fottutissima alta pressione di matrice africana ha scatenato questa merda di Tramontana; per tirare su la prima moto abbattutasi mi si è stroiata una delle due ernie, poi ho tirato su la seconda moto del cazzo che era appoggiata sul mio motorino, e mi è partita la seconda.

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Pcp aggiornamento.

Visita dei tecnici, ossia dei titolari che penso siano padre e figlio, per prendere le misure esatte della Pozzanghera in modo da ordinare il telo delle misure giuste. Informazione a tutti gli utenti di Google Earth; le misure che fornisce sono abbastanza approssimative. Anzi no, sono abbastanza precise ma comunque è meglio non fidarsi ciecamente e prendere le misure con una rotella. Tempi di consegna del materiale e messa in opera incerta. Perchè anche nel settore dei teli, come in quello dei picchietti da piantare in terra, il sistema produttivo-distributivo è ancora in panne ed i fornitori si danno per dispersi. Sono settimane, anzi mesi che le forniture sono soggette a ritardi imprecisabili perchè il materiale, il ricambio, il pezzo di scorta, l’accessorio, qualsiasi cosa deve arrivare da lontano e non si sa se e quando arriverà.

Oppure, quando il materiale arriva, il corriere è stato strappato ai lavori nei campi dove si trovava molto meglio che alla guida di un furgone. Dei nostri amici che abitano non lontano da qui stavano aspettanto un materasso. Il corriere ha telefonando dicendo “Ma dove cazzo siete ?” e quando ha trovato la loro cascina pare abbia detto qualcosa tipo “pensate di vivere in un bel posto ? No, qui fa schifo”. Probabilmente il tizio percepiva su di se lo stress dell’intera catena di distribuzione mondiale a partire da qualche tornitore di molle in un distretto industriale nel mezzo della Cina. Era sotto pressione ed ha perso il metro del giudizio, oltre che la strada, in realtà i nostri amici vivono in un bel posto.

Ed Ora Un Po’ Di Folklore. La ditta che esegue il lavoro è soprattutto un grande allevamento di carpe Koi. Ho mostrato loro le foto degli avanotti di qualche anno fa e mi hanno detto che probabilmente chi se li è mangiati tutti è Gastone. Una volta che la Pozzanghera sarà di nuovo attiva, le sponde non saranno più declinanti ma verticali. Ho si previsto una decina di metri di spiaggetta, ma rispetto a prima Gastone avrà vita dura per mangiarsi i pesci perchè non nuota e riesce a pescare quando nell’acqua ha solo le zampe. Allora potrebbe succedere che gli avanotti, che se va tutto bene nasceranno tra 4 mesi, non avendo predatori sopravviveranno. A quel punto la Pozzanghera sarà invasa di pesci. In una Pozzanghera di queste dimensioni pare ne possano convivere serenamente almeno 150. Ma di avanotti le Koi ne fanno diverse centinaia tutti gli anni. Dunque il rischio è che un giorno si raggiungerà un livello di saturazione insopportabile per l’ecositema. Alcuni pesci cominceranno a morire e da li inizierà una estinzione di massa. Oppure chiamo la ditta e regalo loro i pesci in eccesso, gliel’ho già detto e mi sono sembrati possibilisti. In alternativa c’è un ristorante di Sushi a Novi Ligure, ma temo che non siano interessati alle Koi.

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La Basacam 1.

Sono arrivato alla conclusione che era un fondo di magazzino. Ha due obiettivi, uno funziona durante le ore diurne ed uno durante le ore notturne in infrarosso. La qualità delle foto notturne è rasoterra, ossia sembrano risalire dagli albori della informatizzazione quando le immagini digitalizzate erano inguardabili.

Il software fa si che io decido quando avviene il cambio giorno-notte in base alla luminosità.

Stavo per spegnere il PC quando ho provato ad accedere da remoto per farmi un po’ di nervoso (il Dns dinamico funziona una volta su 5). Questa sera invece ha funzionato ed ho provato a forzare l’utilizzo dell’obiettivo diurno. La foto non è un capolavoro di nitidezza ma è molto, molto meglio della foto ripresa con l’obiettivo ad infrarossi. Devo solo appurare che il settaggio sia stabile, ovvero che non decida di modificare la funzione tornando al cambio di obiettivo automatico.

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Sempre bella.

Tre centimetri mal contati, bagnata, effimera ma sempre meravigliosa e benefica. Ci voleva, anche se i 3 millimetri di pioggia equivalente non colmano il deficit pluviometrico. Adesso arriverà la solita alta pressione del cazzo che porterà probabilmente dei nebbioni vecchio stile.

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Alto Monferrato o no ?

Cercando un sito che parla delle api, sono passato attraverso un riferimento sull’Alto Monferrato ed incappato in questa carta geografica che mostra l’area del Cortese. Scopro così che parte di Basaluzzo farebbe parte dell’area di origine controllata, ossia dell’Alto Monferrato.

Dunque la Pozzanghera Fangosa è nell’Alto Monferrato ? Ad una più accurata ricerca in realtà il comune di Basaluzzo non è incluso in quelli dell’Alto Monferrato e dunque questa mappa è imprecisa, oppure l’area di produzione del Cortese non corrisponde esattamente a quella dell’Alto Monferrato ed il mondo è pieno di informazioni imprecise che inducono in errore.

Cercavo informazioni su come attirare le api solitarie, ottime impollinatrici, costruendo loro dei ricoveri a base di tubicini, tipo canne, dove loro allevano le uova.

Ma pare che in molti casi di api solitarie non se ne vedono, oppure i ricoveri vengono occupati da vespe incazzatissime. Ho letto come si costruiscono questi nidi e credo che prima o poi ne farò uno, mi sembra un’ottimo modo per buttar via qualche ora di tempo.

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Ed ora un po’ di pennuti.

La mangiatoia doppia attira una folla di uccellini che allietano questo angolo di campagna. Ogni tanto io provo a fare qualche foto ma perlopiù i risultati sono scadenti. Ma ieri è venuto a farci visita il Consulente Biologico che, armato di macchina fotografica seria, mi ha lasciato un po’ di immagini che mi pregio incollare qui sotto.

Lucherino, maschio.
Fringuello, maschio
Fringuelli e verdoni, maschi.
Fringuello, maschio
Lucherino, femmina.
Fringuello, verdoni e lucherino, maschi
Lucherino, femmina, al decollo.
Cinciallegra al decollo.
Cinciallegra
Cincia bigia

In queste foto ci sono Cinciallegre, Fringuelli, Verdoni e Lucherini, sia maschi che femmine, in ordine sparso. Il Cons Bio mi ha indicato con precisione quali sono uno per uno.

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Dear Stefano…

Ogni tanto una Mobotix si sveglia mostrando queste cose nell’immagine. E’ una sua iniziativa visto che per mostrare questi dati di controllo bisogna modificare un parametro che io nemmeno mi ricordo qual’è. Allora devo vedere tutti i parametri uno ad uno nel vasto menù gestionale della webcam per cercare di individuare quello che per volere di qualche entità aliena si è settato ad minchiam. Penso di aver usato le stesse identiche parole quando la medesima cosa è accaduta in precedenza.

Dear Stefano è l’inizio della mail che mi è arrivata dal Director del cimitero di Sleepy Hollow al quale avevo scritto per sapere se c’è posto per me e Miriam. Mi ha risposto di si, possiamo accogliervi, mi ha detto grosso modo quanto costa e mi ha allegato due file dove viene spiegato per filo e per segno cosa bisogna fare dal punto di vista burocratico ed anche pratico.

Ad una prima lettura sommaria delle istruzioni, sembrerebbe una pratica semplice, codificata per facilitare le cose, applicabile da chiunque, indipendentemente da dove vive sul pianeta, vuole fare li l’ultima fermata. Per fare un esempio, è molto più complicato iscriversi in via temporanea alla ASL a Genova.

I “Service” sono i progetti finanziati da queste associazioni che uniscono beneficienza e socialità tra gli appartenenti. Negli ultimi mesi le riunioni sono avvenute perlopiù on line con uno di quei sistemi tipo Zoom dove se parlano più di due persone contemporaneamente, non si sente più un cazzo. Io appena sono iniziate ne ho fatte un paio, poi sono scomparso perchè le trovo rudimentali e mi sale il nervosismo se penso a quei cazzoni che anni fa invece di mettere il pene nel calorifero avrebbero dovuto programmare un sistema di distribuzione del servizio dati moderno ed efficiente in tutto il paese.

Miriam ha avuta una riunione on line qualche giorno fa, si è messa sul divanetto con gli auricolari in questa assemblea mista, ossia alcune socie erano a casa loro on line e le altre erano a casa di una socia. Vedo Miriam concentrata nel silenzio del salottino che fissa il suo tablet, ogni tanto grida qualcosa tipo “si, sono d’accordo” perchè gli altri possano sentire. Poi ripiomba nel silenzio.

Queste riunioni sono generalmente di sera. Il divanetto dove si siede Miriam è in mezzo alla stanza e dunque se io sgattaiolo dietro e spunto dallo schienale, vengo inquadrato dalla webcam del tablet e vado in mondovisione.

Se io durante le riunioni sono in zona, Miriam è sempre un po’ in apprensione perchè teme che io faccia cose poco ortodosse. Come ad esempio spuntare da dietro il divano con messaggi sublimari. Alla vista del mio messaggio le altre socie on line hanno iniziato a ridere, mentre quelle dal vivo non hanno capito l’origine della ilarità perchè evevano piazzato il tablet su un tavolino lontano e non vedevano bene. “Ma perchè ridete ?” hanno domandato.

Anche Miriam l’ha presa in ridere. Fino a quando l’argomento trattato in assemblea è diventato un service in memoria della madre deceduta di una socia la settimana precedente. Io però non lo sapevo perchè non ascoltavo la conversazione; se lo avessi saputo forse non sarei transitato dietro il divano con il sedere di fuori. Miriam quando se n’è accorta ha spostato immediatamente l’inquadratura ma la mia chiappa biancastra s’è vista, anche se per poco meno di un secondo.

Miriam era furibonda, io ho evitato accuratamente di starle vicino per tutto il resto della serata perchè al contrario mi veniva da ridacchiare al pensiero del “momento grave e solenne” turbato dalla improvvisa apparizione della mia chiappa on line. Miriam ha ragione a temere la mia presenza in zona durante le sue runioni.

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Deprimersi nella nebbia.

MODE<pessimismo e fastidio>ON

Basaluzzo, Alessandria. Domenica 6 Febbraio 2022. Nebbia intensa ma non piove seriamente da circa 2 mesi. La terra inizia ad asciugarsi e sarà meglio che piova decentemente in primavera o passeremo una estate di angoscia per la mancanza di acqua. La culla della civiltà, il Mediterraneo, è destinato in buona parte a diventare un deserto polveroso dove incendi e siccità ridurranno il colore verde a ricoprire il ruolo di comparsa rispetto al giallo ed al grigio. Questa sensazione mi pesa tremendamente, vorrei sbagliarmi ma temo che questa sia la direzione. Ci penso sempre più spesso, sta davvero cambiando la mia percezione dei luoghi. La bassa alessandrina prima dell’arrivo dell’uomo era una foresta. Adesso restano scampoli di bosco cresciuti disordinatamente, spesso usati come discariche di rifiuti.

Oggi siamo soli in casa; in due anni abbiamo avuto ben pochi contatti con altri esseri umani, i nostri migliori amici stanno progressivamente mollando la guardia ed oggi sono tutti abbastanza propensi a far vita normale, molti si sono fatti la variante Omicron ed ora frequentano ristoranti, vanno in giro, si vedono tra di loro. Ci chiamano ma noi siamo ancora molto prudenti.

MODE<disperazione e oblio>ON

Con queste premesse caratterizzate da un evidente disagio, ci siamo messi a ragionare sul fatto che il giorno che dovessimo morire, dovremmo già aver scelto dove andare per il lungo soggiorno eterno. La mia tomba di famiglia è in un cimitero del basso Piemonte tenuto abbastanza bene, ma è in quell’ambito climatico che francamente detesto, sempre più caldo ed arido in estate con inverni sempre più secchi, temperati ed inquinati. Non ultimo, il cimitero è collocato nella più classica delle orride periferie delle cittadine riconoscibili per un paesaggio pseudo urbano desolante. In alternativa c’è Staglieno, altro ramo di parentele. Ambientalmente è un po’ meglio, ma le rare volte che ci vado non posso non pensare alla gestione raffazzonata e lamentosa, all’aria da fancazzismo sindacal-comunale che pervade i vialetti tenuti un po’ così, i piccoli cantieri mezzi abbandonati, le aiuole invase da erbacce. Siamo ancora una città ad alta densità di trinariciutismo ed in questi ambiti pubblici ciò trasuda anche dalle pietre. Miriam, dal canto suo, in prospettiva è nella mia identica situazione e può offrire soluzioni alternative che lei stessa giudica tristissime. Ma che cazzo mi può fregare dove finisco quando sarò morto ? Bella domanda.

Ad aumentare la tensione intorno al nostro quesito, interviene la considerazione che non avendo figli, quando non ci saremo più la tomba di famiglia piemontese è destinata alla decandenza, allo sfascio e poi allo smantellamento. Durerebbe sicuramente di più quella di Genova, alla quale sono legati anche alcuni nipoti che un giorno verrebbero a Staglieno e direbbero “questi erano gli zii vattelapesca, adesso dobbiamo ridurli e spostarli per guadagnare spazio, ma che palle“.

Tutto quanto premesso, per dare una scossa ad una giornata altrimenti destinata a restare nel grigiore, ho scritto una mail al cimitero di Sleepy Hollow (meno di 2 ore di auto a nord di Manhattan) chiedendo se c’è posto per noi. Il luogo è all’interno di un grande parco tra dolci colline ricoperte da boschi e prati dove, per ora, il clima non è cambiato e ci sono ancora inverni pieni di neve, primavere ricolme di fiori ed estati rigogliose tra alberi centenari verdissimi, per non parlare del foliage autunnale spettacolare di quelle zone.

Questa mail è una iniziativa totalmente cretina per diverse ragioni a diversi livelli che provo ad elencare come si fa al supermercato.

  1. Nel momento in cui chiuderò gli occhi, sono certo che quello che succederà alle mie ceneri sarà la cosa meno rilevante possibile. Potrebbero spargere le mie ceneri nella discarica di Scarpino o versarle nel gabinetto che non lo verrei mai a sapere. Ma soprattutto, perchè preoccuparsi dei propri resti terreni una volta che sei morto ?
  2. Il trasporto dei resti miei e di quelli di Miriam avrà una impronta ambientale notevole e totalmente evitabile. Sto parlando del carbonio bruciato per far fare il tragitto oltre oceano a due cadaveri, ma che cazzo.
  3. Verrò criticato dai discendenti indiretti che preferirebbero che io lasciassi a loro del contante invece di spenderlo in una cagata di questa magnitudo.
  4. Dovrei organizzare tutto il trasporto della /delle salme in anticipo trovando il modo di prepagare tutti i costi ed assicurarmi che la cosa avvenga regolarmente cercando di trovare un interlocutore serio ed evitando che chi deve far tutto si spenda i soldi in bagasce e poi io finisco nella tristerrima tomba di famiglia insieme al trisnonno Cetriolo e sua moglie Molletta. Miriam pure.

Adesso aspetto una risposta alla mia email; quella che giudico più plausibile è una non-risposta, ma veniamo ad una classifica per probabilità decrescente.

  1. Vengo cagato zero.
  2. “Non ospitiamo resti di stranieri”
  3. “Siamo a tappo e dovete mettervi in lista d’attesa che in genere dura 40 anni”
  4. “Il costo per fare un buco e mettere una lapide e di $1.000.000 a persona da pagare ieri anticipatamente.
  5. “Avete scritto ad una pizzeria di Sleepy Hollow, non siamo interessati alla vostra sepoltura ma al limite vi possiamo prenotare un tavolo”.

Concludendo, dopo due anni di pandemia “la gente” si sta risvegliando ed inizia di nuovo a vivere e far progetti per questa estate. Ma noi andiamo oltre e pensiamo al posto dove venir tumulati perchè siamo avanti rispetto al pueblo. Io ho sempre sognato una casetta nel New England o nell’Upper State New York o nel Quebec tra dolci montagne, fiumi e laghi. Luoghi dove peraltro è molto più difficile vedere spazzatura lanciata sul ciglio delle strade, capannoni abbandonati, trascuratezza ed incuria diffusa. Se proprio dovessi scegliere, ci andrei a vivere da vivo con Miriam, ma non si può avere tutto dalla vita.

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Torniamo alla normalità.

Bambini, io lo dico sempre che sono dei rompicoglioni e che l’unica soluzione a tutti i problemi del pianeta sarebbe semplicemente di NON FARLI. Senza rinunciare al sesso, che fa bene. Una bella vasectomia o, in alternativa, la chiusura delle tube di Falloppio, lasciando inalterati pene e vagina finché funzionano.

Invece no, continuiamo a farli come se non ci fosse un domani, e questi sono i risultati deleteri; rumori, fastidio, oggetti che cadono, loro stessi cadono e si fanno male, danni. “Ma sono il tuo DNA che si perpetua”. Non riesco a trovare il confine del cazzo che mi frega all’idea che il mio DNA si perpetui. Morto io, morto il mio insignificante patrimonio genetico. E non voglio neppure pensare a quando si tira in ballo qualche entità extraterrestre che mi imporrebbe di farli e riempire il pianeta, dominare tutte le altre specie viventi, sterminarle e mandare in culo la biodiversità per far proseguire il mio cazzo di DNA. Siamo appunto la cosidetta “specie dominante” ma abbiamo capito una frazione infinitesimale di come gira l’universo e la stessa vita. Abbiamo messo insieme due aminoacidi del culo con una scarica elettrica, punto. E nemmeno quando in un barlume di coerenza ci rendiamo conto di come sappiamo poco, ci asteniamo dall’esercizio deleterio di fare figli per trasmettere a loro la nostra ignoranza e presunzione.

La circolare del condominio almeno ci riporta ai problemi reali della vita senza l’ingombrante omnipresenza del covid. Mi immagino una risposta a cazzo che qualche genitore sfinito potrebbe scrivere scusandosi.

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ASL3 Genovese

Ho già parlato di qualche mia precedente esperienza in via Assarotti ? Forse si, ma essendomene dimenticato ne propongo una recente, o ripropongo o riripropongo, che cazzo. Gli sportelli aprono alle 8:15 ma alle 8 ci sono già una quarantina di persone in fila sul marciapiede. Alle 8 e 10 si aprono le porte e compaiono due metronotte, in divisa ed armati di pistola, che iniziano a distribuire i biglietti con il numero per la precedenza agli sportelli.

Alle 8:15 un metronotte mi da un biglietto con il numero 44 e mi dice “provi a tornare alle 10 e mezza” non potendo entrare in quanto i posti in sala d’attesa sono ridotti ed essendo pratico dei tempi l’uomo della Lubrani sa che ci vogliono circa 2 ore a smaltire 43 persone. Avevo provato a svolgere la mia necessità amministrativa scrivendo una mail, ma mi è ritornata una risposta automatica, il servizio non può essere svolto con la posta elettronica a causa di problemi non meglio identificati, e dunque devo recarmi di persona.

Vado a parcheggiare il motorino ma non so come impiegare quel tempo e dopo un quarto d’ora sono di nuovo li e mi metto tra due auto parcheggiate a guardare cosa succede.

I due metronotte non si limitano a distribuire i biglietti; ascoltano le persone in coda che chiedono aiuto. Sul marciapiede ci sono extracomunitari, persone anziani, gente smarrita che non sa bene cosa deve fare. Loro, i metronotte, sanno tutto e dispensano suggerimenti ed indicazioni, aiutano le persone traballanti a salire i cinque gradini, a volte li accompagnano all’interno per farli accomodare.

Per la maggior parte, le persone in attesa sono decorose e pazienti, ogni tanto qualcuno prova ad entrare di straforo, alza la voce, insiste oltre il dovuto. Ma i metronotte sono sempre calmi e disponibili. Se io fossi al loro posto non so quanto resisterei in presenza di certe teste di cazzo, temo potrei tirare fuori la pistola freddandone uno sul marciapiede. E poi arrivano persone che sono state mandate li da un altro ufficio della Asl, ma qualcosa non ha funzionato e scoprono che devono recarsi in un terzo ufficio. Vedo la faccia sconsolata sia dell’utente che del metronotte. Anche in questo caso, per solidarietà, potrei valutare l’opportunità di scovare qualche dirigente e prenderlo a pistolettate.

Alle 11 uno dei metronotte dice agli astanti “si sono liberati alcuni posti a sedere, qualcuno vuole entrare ? ” e quando due giovinastri tentano di accedere, il metronotte dice “prima facciamo entrare le persone anziane” incrocia il mio sguardo e mi fa segno di avvicinarmi per il controllo della temperatura. Miriam quando sente l’accaduto ride e mi prende per il culo per una buona mezz’ora. Non mi sono sentito davvero anziano; comunque non è un difetto, non è un elemento negativo, non c’è nulla di male a sembrare ed essere anziani. Probabilmente ero senza cappello ed ha notato la ricrescita grigio chiaro dei miei capelli che sono tutti grigi.

All’interno, su 14 sportelli ne sono aperti 4, ecco perchè le code sono così lunghe. Dietro allo sportello H (nella foto) probabilmente vive un senza tetto che si è fatto un riparo con dei cartoni. In un altro è stata eretta una barriera con dei classificatori forse per impedire sguardi indiscreti tra impiegati ed il pubblico.

La stima del metronotte sui tempi di ettesa si è però rivelata molto ottimista. Sono passato che era quasi mezzogiorno. Ci sono solo 4 persone un una ASL così importante, ma queste quattro persone dietro il vetro sono molto cordiali e comprensive. Mi metto nei panni di chi deve chiedere un permesso di lavoro per farsi una mattina in coda. Di chi prende l’autobus alle 6 di mattina e zoppica perchè gli fa male un piede. Di quelle persone che stanno imparando l’italiano e sono nel vortice dei documenti e degli uffici separati. Ed allora vorrei tanto mandare qualcuno a fare in culo, ma gli obiettivi dei miei strali non sono certo gli impiegati che ricevono il pubblico. Ed ancor meno i metronotte.

La mia inutile campagna contro chi mentre guida uno scooter tiene i piedi alla cazzo di cane.

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