Il Sistema è Instabile

Per far ripartire la webcam di Brignole ho spento e riacceso il router. Il router talvolta si pianta e non dialoga con la rete, è sempre capitato ed io lo so bene. Grazie a questa sofisticata manovra, ossia agendo sul pulsante di alimentazione, il più delle volte tutto torna in ordine. Ma se il router era piantato, perchè la webcam mi cancellava le immagini sul server ? Non ne ho la più pallida idea. Potrei andare su qualche chat di smanettoni per chiedere come ciò sia possibile, ma finirei per avere risposte troppo complesse o del tipo “ti stai sbagliando e non capisci un cazzo” e mi offenderei. In più c’era un errore di programma per cui non si vedevano le foto delle 24 ore, ma era colpa mia e della intermittente attività neuronale che ormai fa parte di me.

Però mentre ero intento a fare le mie cosine con la webcam di Brignole, mi sono accorto che le foto di Basaluzzo 3 e New York erano assenti, stesso errore di Brignole. Poi sono ricomparse con il successivo aggiornamento. Insomma, non va mica bene. C’è qualcosa di insidioso che sta circolando tra me, i miei computer e le mie webcam. Potrebbero essere onde solari gamma, oppure io sto diventando sempre più incapace di gestire le mie webcam. Tengo tutto sotto osservazione.

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Cose serie: la Pozzanghera.

Oggi ho tolto un po’ di mucillaggine che stava diventando molto invadente. Ne dovrò togliere sicuramente altra, è la stagione in cui le alghe fioriscono. Ho notato la presenza di cose grighe marroncine a grappolo che sembrano semini, probabilmente è qualche mutazione genetica e presto usciranno dalla Pozzanghera per nutrirsi di carne umana.

E poi… AVANOTTI ! Tanti, minuscoli che si nascondono sotto la mucillaggine verde. Per il terzo anno, o forse il quarto, la Pozzanghera diventa un vivaio di carpe. Poi nei prossimi mesi moriranno tutte divorate da serpenti ed aironi. O investite da un trattore.

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ENAV

Ovvero, il sindacato a comando. Lungi da me commentare, tutti i voli da Monaco per l’Italia sono cancellati. Però tra la nostra agenzia e la lufhansa ci hanno sistemato su un volo che partirà questa sera tardi ed ora siamo vaganti nell’aeroporto. Il terminal contiene diverse opportunità alimentari ad alto contenuto di calorie, il mio ciclo alimentare da jet lag mi consente di mangiare di tutto, come se fosse prima colazione, pranzo, cena e spuntino tutto insieme. Un bel wurstel affumicato seguito da 3 vasetti di crema pasticcera e poi una scodella di zuppa di carote e Ginger. Miriam è sparita da un po’ e temo si sia addormentata in bagno. Pare sia stato un volo turbolento, io ero drogato di Stilnox  e dunque non ho sentito nulla, ma gli altri hanno avuto problemi per dormire.

Nel frattempo la webcam del lido si è rimessa a funzionare. Non ho idea di cosa abbia causato l’interruzione. La mia diagnostica rudimentale di base non ci arriva. Insisto con la tempesta solare e l’interesse dei poteri forti nel mio delicato equilibrio mentale.

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Credo che in questa foto ci sia Gastone. O un cigno, un grosso pennuto. Sono sempre in aeroporto a Monaco, ho dormito ed ora ho trovato la app cegastone 1.0 che mi segnalava questa foto.

Aggiornamento tardo pomeridiano. Siamo a metà delle 10 ore che in totale passeremo in aeroporto. Ogni tanto mi alzo e mi riempo un piattino con un composto di Quinoa, verdure colorate e scaglie di parmigiano, il tutto condito con una salsina in agrodolce accattivante ma che non supererebbe i test di sicurezza in dogana. Gli altri passeggeri mangiano patate bollite con una senape mista grasso di balena ed una specie di prodotto a base di maiale macinato e rimesso in forma cilindrica con l’aggiunta di altri prodotti floculanti.

Miriam per non perdere contatto con la sua ansia, sfoglia Google cercando informazioni sui tipi di cancro che si contraggono negli aeroporti. A me capita una notizia sulla politica genovese e mi viene un fumasso di rabbia. Il mondo occidentale, pur con tutti i suoi problemi, guarda in avanti. Noi con tutti i nostri problemi ci diamo bastonate sulle palle a litigare su eventi accaduti 80 anni fa. Moriremo tutti comunque, ma noi a Genova moriremo anche avviliti, incazzati mentre litighiamo su chi teneva per gli Oriazi e chi per i Curiazi. Non devo assolutamente essere esposto a questa merda cittadina da quattro soldi o perdo il buon umore.

 

Aggiornamento quasi serale.

Finalmente è comparso il volo atteso. Quando compare lo fa in basso a destra nel tabellone a due colonne, da lì deve risalire la classifica, ci vorrà almeno un’ora prima di arrivare nelle zone alte della colonna di destra.

Alle ore 22:15 siamo in quattro aerei a decollare contemporaneamente. In genere in questi casi i piloti cercano di arrivare sulla pista di decollo per primi commettendo scorrettezze terribili. Spesso litigano per la precedenza, scendono sulla pista e si spintonano e insultano.

Nel frattempo i miei capelli stanno cambiando aspetto. Da vaporosi prima di arrivare in aeroporto a Newark, diventano prima vagamente appesantiti, poi decisamente unticci e con il passare delle ore assumono una conformazione da calotta lucida che sembra sia passato sotto un temporale prima, e poi come se avessi infilato l’intera testa in un fusto di grasso di pollo. Anche l’odore è sempre peggio. E un processo naturale ma fino ad ora non ho ancora trovato modo di commercializzare la cosa. Tipo, ungere gli ingranaggi di una macchina agricola, oliare lo scalmo di una nave prima del varo. Andrò su Linkedin per vedere le possibilità.

Fine giornata. Sono arrivato a casa. Sull’aereo da Monaco per Genova molti turisti stranieri. Il viaggio sull’autobus dall’aereo al terminal è così fatto: cinque minuti a fianco dell’aeromobile per stipare tutti i passeggeri sull’autobus, seguiti da 30 secondi scarsi per arrivare a destinazione. Quando l’autobus si ferma e le porte si aprono, un istante di incredulità e poi molte risate. Benvenuti a Genova, Italia. Ma è davvero necessaria questa gita, o non sarebbe meglio fare a piedi quei pochi metri, soprattutto se non piove e l’aria è tiepida ?

 

 

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Ma.che.cazzo.

 

Ora basta, cazzo.

La webcam del lido si è fermata qualche ora fa. Però la linea ADSL c’è e dunque è un problema di webcam. Riepilogo delle disfunzioni delle ultime settimane.

  1. Si è guastata la Righicam Levante.
  2. Si è guastata la Righicam Centro.
  3. Si è guastata la Basacam 2.
  4. Si è fermata la Brignolecam.*
  5. Si è fermata la Lidocam.*

* Da notare che su queste ultime due devono essere ancora eseguiti i necessari accertamenti tecnico-esoterici e gastro-duodenali.

Un complotto, ecco cos’è. Il Nuovo Ordine Mondiale ce l’ha con me e mi vuole disturbare, vuole minare la mia consapevolezza, vuole creare i presupposti per una crisi esistenziale, e naturalmente lo fa quando sono impotente, perchè non posso intervenire da remoto.

Segnalerò all’assistenza Mobitix che queste rotture mi suonano sospette, come la Apple che ha ammesso di far artatamente peggiorare le prestazioni degli smatphome per spaccare le palle ai clienti ed infine costringerli ad acquistare la versione nuova. Quella del Lido è la ex Righicam Levante tornata indietro riparata perchè in garanzia.

Questa mattina mi sono fatto il caffè alla francese in versione moderata, ossia un solo cucchiaio da minestra di caffè. Se ne metto due non dormo per due giorni, se ne metto tre cammino sui muri come un geco, con quattro mi trasformo in una pupilla dilatata ed emetto onde gamma per una settimana.

Sono stato in una chiesa per una Prima Comunione. L’ho scritto maiuscolo per non mancare di rispetto, ma veramente non so se sia necessario.

Nei paesi angliosassoni durante le messe si canta molto di più che nelle chiese italiane, ed è un bene. I canti qui in USA sono molto orecchiabili, sembrano delle colonne sonore di film fantasy o di storia o documentari sulla natura, sembrano composte da direttori di orchestra o comunque qualcuno che sa come si scrive della bella musica. Mentre in Italia sono delle nenie orrende che suonano male, con accordi rudimentali, sembrano scritte da qualcuno preso a caso che ignora i fondamentali di come si fanno gli accordi o come si compone anche solo il fischio di un treno, da dimenticare.

Anche questa volta mi sono dimenticato di portarmi in chiesa dei guanti da lattice per stringere la mano agli occasionali vicini di panca. Credo di averlo fatto una sola volta e la faccia di coloro ai quali stringi la mano vale un intero corso di catechismo. In realtà vorrei anche in qualche modo spalmarmi la mano di qualcosa di unto ed odoroso prima di dire “pace” e stringere con vigore la mano di un terrorizzato fedele.

Il piano prevederebbe di mettersi in una tasca del cappotto un sacchetto di plastica, meglio due, con all’interno della pasta di acciughe, ne basta molto poca. Al momento opportuno ci si infila il guanto da chirurgo, si apre il sacchetto di plastica in modo da non sporcare la tasca quando si infila e poi sfila la mano dalla stessa, e poi si da la mano a quante più persone possibili.

E per finire, alla vigilia del rientro nelle patrie sponde, un po’ di erotismo esotico con un pollice che involontariamente assomiglia a qualcosa di ben più fallico.

Ma non si sia tratti in inganno, si tratta proprio del pollice.

 

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Il tempo di Luglio.

Dicono che il clima in questi ultimi due giorni sia stato come lo è normalmente a Luglio. Oltre 30 gradi ufficiali ed umidissimo. Ufficiali, misurati nel mezzo di Central Park, ma basta allontanarsi di un blocco dal verde e 5 gradi si prendono come default, poi in certi angoli della strada dove il sole è particolarmente insistente la sensazione è di 40 gradi, oppure 50 se c’è anche puzza, oppure 60 se c’è puzza ed è appena passato un camion della spazzatura.

Di sera però il clima diventa più mite. La temperatura torna ad essere gradevole. Passeggiare è affascinante, in questa zona ci sono innumervoli ristoranti, sempre pieni, con i tavolini anche sui marciapiedi ed una atmosfera quasi di vacanza.

La foto qui a fianco ritrae un vecchio. Prima o poi dovevo diventare vecchio, ancora grazie che ci sono arrivato ad essere vecchio.

Ma qui ho un aspetto particolarmente vetusto, sarà anche la luce, la camicia da pensionato, il cappellino da bocciofila ed una espressione da vecchio scemo.

 

Miriam imvece prova a nascondersi in un sacchetto.

Due accenni alla saga del frigorifero.

C’è qualcosa che non va; il servizio di assistenza fa cagare, Dopo la terza visita di un tecnico in ritardo di ore sul previsto, totalmente incapace, abbiamo speso più soldi che se avessimo comperato un frigorifero nuovo. Però adesso forse funziona. Forse il latte smetterà di andare a male, gli yogurt di ribollire ed il formaggio di diventare verde dopo dieci minuti che è nel frigorifero.

Domattina comunque andiamo da Home Depot, una sorta di supermercato del fai-da-te che vende di tutto, e vediamo di capire quanto ci vuole per un frigorifero che funziona, nel caso questo ci abbandonasse di punto in bianco. Magari prendiamo anche un barbecue. Non sapremo cosa farcene, ma qui è fondamentale avere il barbecue in casa; se non ce l’hai ti senti figlio di un dio minore. Oppure potrei acquistare 50 metri quadrati di moquette, la mettiamo anche sul soffitto. Mi servireppe poi una confezione di 300 batterie stilo AAA. Prima di usarne metà, le altre cominciano a prendere vita iniziando a vomitare conglomerati giallognoli a chiazze bianche.

 

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In questa immagine si vede la finestra della camera dove siamo noi. Non è difficile individuarla. Basta cliccare sulla immagine ed attendere quella mezz’oretta che ci mette per scaricarsi. Poi, dopo che il computer s’è bloccato, dopo che il file della fotografia ha sovrascritto metà dei dati sensibili sul computer, manomesso la rubrica degli indirizzi e messo fuori uso l’ascensore, ebbene eccola li, con le tende mezze abbassate e l’adesivo “me ne frego delle biodinamica” che si vede sulla sinistra in basso.

INFINE. Siamo stati a visitare una mostra d’arte moderna. Il posto è molto bello, una vecchia caserma dei tempi della guerra di secessione tenuta come una reliquia. E fin qui, tutto bene. Il buffet (a pagamento) consisteva in ostriche, salmone e champagne, e già questo era inusuale. La mostra conteneva, sia in vendita che oppure in esposizione, opere di autori come Picasso, Mirò Gauguin, Sisley, Moore, Warhol che valevano da qualche centinaia di migliaia di dollari a diversi milioni.

Miriam, che nota queste cose, mi diceva che c’erano visitatrici con addosso decine di migliaia di dollari in borse, scarpe e vestiti. Per quanto mi riguarda, ciò che mi ha colpito più di tutto e che il posto era pieno di gnocca. Ma tanta davvero,  non avrei mai pensato che ad una mostra di arte ci potesse essere una tale concentrazione di patata.  Tanto che quando sono uscito sulla Park Avenue ho messo le mani e megafono, ho alzato la testa verso il cielo e dal profondo del cuore mi è uscito un liberatorio “ma quanta figa” a voce stentorea che non penso sia risuonato spesso da quelle parti. Miriam non era contenta della mia uscita.

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Fiori

Ieri nel treno da Brooklyn per tornare a Manhattan la temperatura era gradevole. Fuori fiammeggiava oltre i 35 ma nel viaggio sotto l’East River c’era poca gente e l’aria condizionata era moderata. Invece sul treno che da downtown Manhattan porta a Uptown la temperatura era polare. Non so come siano le regole ed a che temperatura vengano messi i termostati sui vagoni, ma spesso in estate sui treni c’è un freddo polare. Per fortuna Miriam non è venuta per il lunch con un amico a Brooklyn, altrimenti moriva.

Credo sia la prima volta che i miei viaggi qui coincidono con la fioritura dei ciliegi e dei tulipani e narcisi. Molto bello, molto pittoresco e la mattina tantissimi cani, così, tanto per dire.

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La Pozzanghera (non) fangosa di Central Park. Musa ispiratrice della vera Pozzanghera fangosa di Basaluzzo, quest’ultima riprodotta in scala 1:1.000.000.

Per tornare alla metropolitana, ho il sospetto che la temperatura nei vagoni sia gestita ad uso del guidatore. Se il guidatore soffre il caldo in modo normale, la temperatura all’interno del suo treno conseguentemente è ragionevole. Ma se il guidatore, ipervitaminizzato e dotato di abbondanti riserve energetiche derivanti da una alimentazione eccessivamente calorica, soffre il caldo come una bestia appena arriva la primavera, i viaggiatori possono contare su un clima polare. Il guidatore non si addormenterà per un colpo di calore senza mandare il treno contro un altro treno, ma i vieggiatori rischiano di andare in ipotermia. Ricordo ancora con terrore un viaggio da Manhattan per il museo di Flushing nel Queens qualche anno fa. Buona parte del viaggio è su una linea sopraelevata. Fuori faceva caldo ma con temperature in media con la stagione,  la gente stava bene, rideva e scherzava. Dentro era una ghiacciaia, mi sembrava di essere in una versione speciale del film Cassandra Crossing, noi sigillati nei vagoni a guardare fuori dai finestrini con lo sguardo triste e rassegnato di chi è destinato a finire giù da un ponte.

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Sbalzi

Di temperatura; tre giorni fa 9 gradi e pioggia, ieri 31 gradi e sole,  oggi 32 e temporali in vista.

Infatti il mio l’intestino non ha capito bene cosa sia successo ed è andato in modalità e-coli.

Adesso facciamo che io abbia scritto il solito masticone sul clima che cambia, le colpe dell’essere umano e bla bla bla.

Non ho ancora sentito i suggerimenti dei media destinati soprattutto alle persone anziane, tipo non scavare a mezzogiorno un buco nel posteggio di un centro commerciale a mani nude vestito di flanella doppio strato sotto il sole. In Italia queste indicazioni arrivano quando la temperatura raggiunge i 27 gradi, qui ce ne vogliono almeno 35. Ammetto che questa estate anticipata mi coglie totalmente impreparato ma non essendo un addetto che fa manutenzione in autostrada non mi dispiace totalmente. Bisogna non agitarsi se non strettamente necessario ed evitare il logorio della vita moderna.

Ieri sera alle ore 20 il termometro segnava 28 gradi. Non posso scrivere gradi con il cerchiolino semplicemente perchè non c’è sulla tastiera.

Adesso che ho riempito lo spazio a lato dello screenshot del mio telefono, posso concentrarmi su un altro aspetto di riconosciuta importanza,  che merita davvero di essere enunciato.

Questa è una foto dove si vedono gli alberi che stanno appena diventando verdi. Le foglie sono ancora nel pieno del loro sviluppo primaverile, certi alberi non hanno quasi le foglie. E fuori ci sono 30 gradi e fischia. Mi sono interrogato sulla possibilità che questo improvviso sbalzo termico sia uno stress per l’albero. Per me lo è. Una partenza improvvisa, un avvio precipitoso, una tirata senza aver fatto il rodaggio, una eiaculazione precoce con il belino ancora mollo. Insomma, il Parco in versione estiva normalmente offre riparo e frescura sotto le fronde ombreggianti degli alberi, oggi c’era una luce strana ed il sole filtrava feroce attraverso i rami spogli o quasi.

Moriremo tutti tra atroci sofferenze.

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Sempre sulla Brignole – Cam.

La webcam funziona, nel senso che ogni dieci minuti trasmette, ed ogni ora trasmette. Ma invece di aggiornare il file esistente, apparentemente lo cancella e basta. La procedura in effetti prevede che prima venga cancellato il file che trova e poi scrive il file nuovo. Per ragioni che mi sono totalmente ignote, cancella il file esistente e NON scrive quello nuovo.

Poi ci sarebbe anche il mistero di come apparentemente gli applicativi intendono mostrare una foto il cui nome è diverso da quello che presumo la webcam trasmette. Ma se la webcam cancella un file che trova e poi lo riscrive con un nome diverso, come mai le palline non si colorano di un bel turchese ? Quest’ultima frase non ha senso ma volevo aggiungere dell’Hellzapoppin senza riuscirci.

Va da se che questo simpatico inconveniente capita quando io sono a 7000 km di distanza e non mi sono annotato la porta attraverso la quale posso accedere alla webcam da remoto. Dunque devo aspettare il rientro per vedere che cazzo fa la webcam e che casino ho combinato con il riassetto della struttura del sito dopo la dismissione delle Righicam.

 

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La webcam di Brignole

Ho approfondito la ricerca per capire come mai sono scomparse dal server non solo la foto aggiornata, ma le foto delle 24 ore. La webcam non credo possa fare questo. Se si, è comandata in remoto da un hacker. In più non mi trovo con le directory e sul server ci sono le foto del 19 di marzo 2018.

Al momento, complice il jet lag ma anche una deficenza cognitiva sempre più intensa, non so proprio cosa immaginare sia potuto succedere. La prima cosa che dovrò fare, sarà accedere dalla rete alla webcam, perchè ovviamente il DNS dinamico non funziona. Se ne riparla tra una decina di giorni.

Non escludo però la “opzione girandola”.

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Chissà cosa ho premuto.

Mai impegnarsi sul computer quando si è particolarmente stanchi. Non so davvero come ho potuto, ma ho cambiato il carattere che mi compare sullo schermo. Stavo facendo un Control Zeta per tornare indietro sui miei passi ed ora ho un font ben più piccolo nel browser. Ho tentato più volte ma, sticazzi, non ho risolto la cosa. Già vedo sempre più annebbiato, penso annebbiato, parlo annebbiato, se in più mi autoflagello con errori di questo tipo, la vedo nera.

E la webcam di Brignole ha qualcosa che non va. E’ bloccata e non trasmette, non senza aver prima rimosso la foto esistente sul server. Anche questa è una prima volta.

Utilissima se solo avesse i bordi taglienti.

Sto cominciando a pensare davvero di sostituire le webcam guaste con una di quelle girandole da bambini. Non servono ad un beato cazzo, ma anche una webcam che si pianta non serve a nulla. Sarebbe la quarta in due mesi. Vaffanculo al cubo.

Questo volatile ripreso dalla Rapacam potrebbe essere un piccione o una tortora. Anche un pterodattilus ma contatterò il Cons. Bio per una conferma.

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In questa foto manca qualcosa. Si, d’accordo, c’è Gastone (grazie Mitì della segnalazione) e si vede anche un bel vento, ma manca un pioppo cipressino che, ho saputo dai miei informatori, è stato infatti abbattuto proprio dal vento. Era nel mezzo della foto, vicino agli alberi sullo sfondo e si notava perchè era l’ultimo sopravissuto della generazione 1 dei Pioppi, piantati del 2006. La scelta di mettere dei Pioppi in quel punto è stata avventata ed infelice; fanno una fatica boia a crescere, sono preda di siccità ed insetti che mangiano il fusto.

Ecco l’Ostro della sventolata di due giorni fa. 40 km/ora di vento non sono tanti, ma abbastanza per tirar giù un albero malato.

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Altro che Geostorm.

Ho dormito da Monaco fino alle coste meridionali dell’Irlanda, m’è venuto un abbiocco irresistibile e mi sono accasciato sul sedile. Quando mi sono svegliato ho inteso punirmi guardando un film che già sapevo era una cazzata. Geostorm. L’unica cosa che salvo del film,  riguarda i commenti delle riviste che fanno recensioni ai film. Copio ed incollo:

Entertainment Weekly – A disastrous disaster movie that is actually quite low on the disasters to its own detriment.

TheWrap Robert Abele – The inconvenient truth about Geostorm is that it’s dumber than a box of asteroid-sized hail. But to take it seriously for just a second, it misses an opportunity to turn idealism about the world coming together to solve its biggest problem and instead turns it into more of cinema’s biggest problem: empty-headed spectacle.

The New York Times A.O. Scott – Geostorm uses digital technology to lay waste to a bunch of cities and hacky screenwriting to assault the dignity of several fine actors.

The Hollywood Reporter John DeFore – Big, dumb, and boring, it finds the cowriter of Independence Day hoping to start a directing career with the same playbook — but forgetting several rules of the game.

IndieWire David Ehrlich  – Geostorm is terrible entertainment, but it’s a remarkably effective window into Donald Trump’s soul.

Variety Peter Debruge – The only thing more reliable than bad weather is bad movies, and in that respect, Geostorm is right on forecast.

Confermo, una cagata micidiale. E’ peggio dei peggior Disaster movies al punto che  The day After Tomorrow al confronto sembra plausibile. Gli ultimi 10 minuti sono di una stupidità incommensurabile. Vabbè era compreso nel prezzo del biglietto aereo.

E comunque Miriam ha in influsso sul clima locale ben più potente dei satelliti di quel filmaccio. Si ripete la tradizione famigliare di portarsi appresso lo scenario più freddo possibile. Miriam detesta il freddo ed il freddo la segue da una parte all’altra dell’Oceano. Tre giorni fa a New York era primavera. Tra 4 giorni sarà estate piena. Ma per il nostro arrivo un paio di giornate fredde, ventose e piovose come a marzo.

Per fuggire dalle folate di pioggia abbiamo riparato in una galleria d’arte a Brooklyn dove  un fotografo di nome Adam Miller, di cui mi sono innamorato perdutamente,  esponeva alcune sue foto.

 

Queste sono foto della metropolitana di New york dopo l’uragano Sandy dell’Ottobre 2012.  Fatiscente, meravigliosa, oscura e gotica, anzi Gotham. Anche Sandy era arrivato mentre noi eravamo a New York alimentando le risate presso l’agenzia di viaggi che ci usa come ufficio meteo quando noi partiamo per New York.

Questo invece è il menù esposto in un Shake Shack dove ci siamo fermati per l’inevitabile hamburger. Ho scritto una recensione su qualche sito che mi è comparso sul telefono mentre ero li, ma non credo che capiranno il senso anche se il nome “cago Dog” meriterebbe alcune considerazioni. Allora se devo scegliere, preferisco la catena di caffeterie che si chiama Fika.

Un salto indietro a Basaluzzo. Una annotazione sulla bocciofila Pozzanghera Fangosa.

Tradizionale partita di inizio stagione con il Consulente Biologico e la sua consorte, finita con una partita vinta a coppia. Le coppie si fanno con mi-sce-la. Chiarisco la modalità, per evitare che circolino delle voci sulla irregolarità delle selezioni. Io però metto sempre e solo la mano con il palmo in basso. Dipendesse da me, la pratica di fare “miscela”  sarebbe in disuso da sempre.

Il campo presenta alcune buche che non passerebbero il vaglio dell’Associazione Italiana Bocce. Anche gli spalti sarebbero da sistemare ma io ho mal di schiena mentre il giardiniere sta nuovamente passando una fase particolarmente alcolica ed è sparito dalla circolazione.

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