Quasi.

Avrei potuto mostrare alcune foto magnifiche scattate dal Consulente Bio oggi a Basaluzzo. Ma quando ho acceso il computer per copiare le foto dalla scheda della macchina fotografica, il mio laptop ha iniziato un aggiornamento di windows che è durato quasi tre ore, il CB nel frattempo ha fatto ritorno a Genova.

E’ il secondo aggiornamento in due mesi, solo su quel computer. Alla riaccensione mi chiede fino a che punto io sono disponibile a consentire a terzi di farsi una lunga riga di cazzi miei. Rispondo di NO a quasi tutte le domande, ma sono sicuro che intanto durante l’aggiornamento l’intero mio hard disk è finito a Seattle o chissà dove, in più le mie risposte hanno fatto sbellicare dal ridere qualche software designer che delle mie risposte se ne strabatte l’acciuga e farà il contrario di quello che ho chiesto. Ho la netta sensazione che ogni nuova release di Windows contiene qualche nuova invenzione per sapere ancora di più tutti i cazzi miei.

La presunta Privacy

 

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Metà Giugno.

L’erba del prato è ancora verdissima, la temperatura notturna scende attorno ai 15 gradi, la mattina c’è un po’ di rugiada. L’anticiclone delle Azzorre è proprio questo. Era una costante quand’ero giovane, adesso invece quando arriva l’Estate risale una alta pressione direttamente dall’Africa e quando ciò succede fa un caldo boia, anche di notte, il prato diventa una steppa semidesertica, la terra si secca e si apre in profonde crepe, inizia l’emergenza per tenere bagnate le radici dei giovani alberi messi a dimora recentemente le cui radici sono poco sviluppate e contengono ancora poca acqua. Ho perso decine di piante così.

E continua la moria di Olmi colpiti dal fungo che mangia le radici, il bosco sta inesorabilmente cambiando aspetto, tiro giù le piante morte e le lascio li, si aprono radure dove iniziano a nascere le acacie e le querce, quasi tutte vengono scorticate dai caprioli prima che la corteccia diventi troppo dura.

Ho già detto queste cose una cinquantina di volte, rendendo queste pagine più noiose e ripetitive di una messa in latino.

Vengo al sodo; foto a fianco. Come non assaggiare una birra con un nome così invitante ? E’ artigianale e biologica. Il fatto  che venga fatta fermentare in bottiglia non deve trarre in inganno. Si tratta di una cosa naturale, questa birra è decisamente buona e non sa di pesce.

Si lascia l’auto più o meno alla fine della strada, qui nella carta dove c’è la P di “Piano della Mussa”. Si sale verso Ovest e si arriva su un pianoro dove si dorme in un rifugio. Al mattino si punta verso nord e si arriva più o meno su un colle vicino il confine con i cugini mangiarane. A quel punto si gira verso Ovest e si sale su una parete meravigliosa e per nulla difficile. Ho avuto la fortuna non frequente di farmela in sci su neve di buona qualità da quasi la punta fino all’auto. Pesavo di meno ed ero allenato, oggi mi fermerei a dormire su un prato a Pian della Mussa.

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Navi

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Per fortuna vengono ancora a Genova. C’è chi negli anni passati ha fatto il possibile per trasformare il porto di Genova in un deserto, per fortuna non c’è riuscito.

Gli armatori talvolta sono animali strani; ne conosco alcuni. Durante certe normalissime fluttuazioni del mercato, semplicemente impazziscono. Iniziano ad ululare alla luna, fanno discorsi strani, credono di vedere il futuro in qualche fantomatica palla di vetro, sono colti da delirio speculativo e buttano tantissimi soldi nell’acquisto di navi. Passano i mesi ed il mercato stenta a ripartire, i nostri eroi sono pieni di debiti che non riescono a ripagare, vanno a gambe per aria, spostano le sedi delle società, scappano in un paradiso fiscale inseguiti dai creditori. Specialmente banche che fanno i pesci in barile perchè sanno benissimo di aver prestato soldi contro garanzie del cazzo. Intanto queste banche sanno come ripianare i propri conti, far sparire i buchi con un ammollo in candeggina e metterla nel culo ai piccoli risparmiatori.

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Tormentone gabbiani.

Ma quanto cagano ?

Foto di qualche ora fa. Poco prima era arrivata la mamma che ha rigurgitato qualcosa che potevano essere un paio di acciughe. I piccoli hanno gradito. Certo che la differenza ambientale tra la mia ex dimora e quella attuale è notevole. Qui c’è traffico veicolare, gente che parla in strada, bambini che gridano, ed i gabbiani che sono uno sfondo quasi costante come gli acufeni. Appunto, da stasera prendo una medicina contro gli acufeni. Sono stato da un ORL perchè durante la TAC per il mio aneurisma aortico il medico aveva visto una singolare irregolarità nelle corde vocali ed aveva suggerito una visita specialistica. Allora l’ORL mi ha messo un sondino nel naso e da li ha potuto vedere che c’è qualcosa di storto e sporgente che quando dico “IIIII”(vocale) mi si piega in un modo innaturale, dunque altri esami. Nulla di precoccupante, ma già che c’ero gli ho detto che mi fischiano le orecchie ed allora ecco una bustina serale di un misto di vitamine ed erbe officinali ed altre sostanze che vengono da Marte. Comunque la mia gola ha qualcosa di vagamente pornografico, non l’avevo mai vista così bene sul maxischermo ma giungo alla conclusione che tutti gli orifizi, una volta percorso il primo centimetro verso l’interno, si assomigliano. Secondo una mia teoria che ancor di più oggi trova conferma, l’unico modo per distinguerli in condizioni di luce scarsa, è l’odore.

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Prove di volo.

I due iniziano a provare le ali. Per il momento fanno dei saltelli non più alti di 30 centimetri. Siamo all’imbrunire e la foto viene mossa; non è un effetto voluto, quello dei bravi fotografi, velo poetico o romantico. La foto fa realmente cagare.

Stanchi per il cimento. Il piumaggio sta cambiando colore, compare il nero anche se sono sempre prevalentemente del colore delle ardesie. Questi commenti partecipano al mio concorso “Ma per dire certe banalità del cazzo, allora non scrivere.

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L’ultimo arrivato.

E’ un albicocco, dono di un cugino anch’egli appassionato di alberi. In genere io non metto alberi da frutta per questioni di razzismo vegetale e preconcetti. Nel senso che gli alberi da frutta per dare la frutta secondo me devono diventare un laboratorio di analisi. Bisogna irrorare le piante frequentemente di pesticidi, funghicidi, callifughi, antitarme, anti pidocchi, antinfiammatori, topicidi, antialghe, antigelo e poi fertilizzanti, anabolizzanti, vitamine, cortisone e tutta una serie di farmaci steroidi e prodotti per l’igiene intima, altrimenti di frutta non se ne vede l’ombra. Ho un albero di pere, dure come la pietra. Appena iniziano a diventare edibili, arrivano calabroni ipersviluppati e la pianta diventa inavvicinabile.

Aggiungo; sospetto che i prodotti BIO siano una balla. Gli insetti molesti aspettano solo di trovare una pianta priva di guardia chimica per divorarla. Se io provo a far crescere un pomodoro senza l’uso di insetticidi, arrivano tutti gli insetti scacciati del 99% delle coltivazioni esistenti sul pianeta e si mangiano il pomodoro, la pianta del pomodoro, la terra, la mia casa e me.

I miei cugini mangiano la loro frutta dicendo che è BIO ma la loro pelle ha cambiato pigmentazione, ora sono di un bel verde menta, in più gli sono cresciute delle dita extra, che però sono opponibili al contrario e dunque servono a poco.  Dunque useranno qualche prodotto pensando che sia BIO ma invece è prodotto con scorie atomiche e gli vengono gli occhi di un rettile, infatti sono senza palpebre ma se provi a farglielo notare si offendono e ti spruzzano liquido maleodorante da una ghiandola che hanno vicino alla coda.

Insomma, vado da Ortociccio a Novi o a Gavi ed ho la frutta che voglio.

Divago ed estendo le mie illuminanti considerazione alla verdura. Una cosa diversa ma altrettanto piena di controindicazioni vale anche per l’orto; un culo esagerato per avere un botto di un solo tipo di verdura tutta insieme che marcisce se non la raccogli e dunque la devi regalare oppure devi fare le conserve o metterla nel concelatore o fare dei pentoloni di minestrone che, essendo estate, dopo il primo piatto è in grado di modificarti il regime alimentare facendo durare la digestione completa meno di 10 minuti, ossia sei sempre sul cesso.

Sulla foto dell’albicocco appena messo a dimora. Ci vuole un tutore altrimenti il vento lo abbatte, poi le retine per distogliere i caprioli ed i conigli dal mangiarne la corteccia, poi metterò la “gocciolante” che per i non addetti ai lavori sembra il nomignolo dato ad una tipa con dei problemi alla patata, invece è un tubo con degli orifizi dai quali esce acqua lentamente e dunque si risparmia il prezioso elemento ma si bagnano bene le radici.

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Domenica 10 Giugno.

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Gastone si fa cullare, anzi no si bea nella immobilità del minestrone della Pozzanghera. Non lo avevo ancora notato in acqua, generalmente è in piedi sui bordi che cerca mini carpe. La pozzanghera, nella sua straordinaria bio-diversità, cambia il comportamento degli animali che vi risiedono. Chissà che promisquità abita i suoi melmosi fondali.

Poche balle. Un amico mi ha passato una formidabile app sul telefono grazie alla quale sono in grado di identificare qualsiasi forma vegetale. E sufficiente fotografare una foglia, un fiore, un’erba, ed in qualche secondo arriva il nome scientifico della pianta. Ho provato con gli alberi e funziona, 7 alberi azzeccati su 7. La app consente di trasmettere le foto dei dettagli relativi ad alberi o piante fotografate corredate della posizione fornita dal GPS al momento dello scatto. Pare che questo finisca in un data base globale il cui scopo è fornire una mappatura delle specie vegetali distribuite sul pianeta.

E poi, naturalmente, la app consente la Nuovo Ordine Mondiale di vendermi qualche prodotto contro la caduta delle foglie, dei capelli, per dimagrire, comprare BITcoin, una crociera nel mare del Nord, influenzare il mio voto ed i miei gusti sessuali, musicali e religiosi. Pentole, padelle e quei ventilatori portatili da attaccare all’accendisigari in auto con il carillon.

Questo fa veramente schifo e se ne ne sconsiglia la lettura prima, ma anche dopo i pasti. Ho forse individuato un metodo per sturarmi l’esofago. Ieri mi sono brutalmente intasato con del riso. Quando cerco di rigurgitare il cibo che mi ottura, 9 volte su 10 mi va a buca, il cibo rimane li ed io sto peggio di prima. Ma ieri, preso dallo sconforto, ho buttato giù un bel bicchiere di acqua, cosa che non faccio mai perchè anche se provo con un sorso solo, funziona rarissimamente e mi provoca – sempre – dolori e senso di inutilità generale e morte imminente. Se però dopo aver bevuto aspetto una trentina di dolorosi secondi e poi mi chino sull’amico gabinetto, il rigurgito ha successo. Nel senso che viene fuori prima l’acqua appena bevuta (freddina) poi il muco esofageo che nel frattempo si è formato (tiepidino) ed infine il tappo, o buona parte di esso (temperatura corporea), liberando in buona misura l’esofago. E’ una sensazione di assoluto sollievo, secondo solo ad un orgasmo multiplo, che non so cosa sia ma pare sia molto divertente.

Il materiale rigurgitato esce dal mio organismo anche parzialmente attraverso il naso, che non è proprio divertente, mi soffio il naso ed esce cibo masticato, ma insomma, se questo è il piccolo prezzo che devo pagare per sturarmi, ben venga.

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Le Ninfee

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Non si moltiplicano a quella velocità esponenziale che avevo immaginato (ovviamente), ma si espadono gioiosamente ed ora hanno una succursale a pochi metri di distanza dal nucleo originale.

 

L’acqua è molto, ma molto torbida, almeno rispetto agli anni passati. Non è fango ma credo sia un minestrone di materiali organici tipo alghe e soffritto di cipolle che fluttuano nell’acqua e poi si addensano in quei clusters verdi che ho rimosso in quantità nelle settimane passate. Non vedo le carpe ma penso siano invisibili che si fanno una corba di cazzi loro nelle profondità della Pozzanghera. Ma soprattutto, sticazzi

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Oggi tanto vento.

La mattina fa ancora fresco nella bassa ed il coniglio è in posizione palla. Pensavo inizialmente fosse paralizzato o gli fosse venuta una sincope, poi al primo sole si è regagito ed ha iniziato a mangiare.

 

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Nel pomeriggio invece siamo stati lisciati da due temporali, uno passato ad est ed uno a nord. Nella foto Basaluzzo, chiesa e castello, e dietro a qualche chilometro un fondoscala di pioggia e grandine. Ha fatto una sventolata di una mezz’oretta ma sul sito dell’ARPA non v’è traccia, o era molto locale e non ha toccato la centralina, oppure non so, non risponde.

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L’argomento meno interessante; i gabbiani.

Sono ancora dei simil-polli, ma crescono smisuratamente e si avventurano sulle ardesie. Proverò a seguirli fino a quando cambieranno il piumaggio, poi un giorno finalmente spiccheranno il volo e se ne andranno per il mondo ed io smetterò di scattare brutte foto.

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