Un mercoledì da leoni.

Non è assolutamente vero, ma era tanto per dire qualcosa.

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Ieri notte è caduto qualche fiocco di neve su al Righi ma Miriam non se n’è accorta, per mia fortuna. Stamattina ho dovuto grattar via un po’ di ghiaccio dalla sella della motoretta, il mio sedere non era felice ma gli ho ricordato che ci può essere ben di peggio nella vita di un sedere.

Righicam 2 Levante: il solito cavo di rete che ogni tanto blocca la webcam, almeno spero sia il cavo di rete ma potrebbe essere qualsiasi altro problema, finchè non sono in presenza dell’interruttore della webcam non posso dirlo e specialmente sticazzi.

Dopo le relazioni che puntano sulla vera amicizia, dopo quelle che si focalizzano sulla consistenza delle chiappe, dopo quelle che evidenziano l’indipendenza economica, ecco la filosofia di vita. Anche un importante accenno al fatto che lei lava specialmente i letti, la cucina ed il bagno. Nessun riferimento al soggiorno. Purtroppo però siamo in presenza di una versione antiquata del traduttore automatico, non riconosce neppure le accentate. Saluto.

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La torta della Carla.

Mia suocera ha installato una webcam a mia insaputa in casa, nella cucina; prima che mi dimentichi, vorrei chiarire che ho già parlato di questa cosa. O meglio ne ho accennato qualche tempo fa concentrandomi però sulla torta, senza approfondire l’argomento.

La torta versione seconda decade di Febbraio.

Mi sono sempre chiesto come fosse stato possibile che appena ne finisco una, la successiva arriva la sera stessa che ho mangiato l’ultima fetta con la prima colazione. Ho sempre pensato che fosse Miriam a mandare un SMS a sua madre informadola che “la tua torta è finita”.

In realtà ho scovato sopra un pensile, mimetizzata come fosse un grosso grumo di polvere, una minuscola fotocamera ed un router wireless. La webcam è molto sofisticata, è un modello che riesce ad identificare le torte, anzi la torta che prepara mia suocera. La webcam esegue infatti tutte le mattine dopo le 8 una scansione volumetrica molecolare della cucina. Se non rileva la presenza della torta, neppure una singola fetta, il sistema trasmette a mia suocera un SMS con un codice. Quella stessa sera, una torta fresca di forno è sul tavolo della cucina. Viene recapitata tramite un drone. Alla torta vengono praticati due fori che servono per fissarla al gancio payload del drone (vedi foto, non questa, quella più in alto).

La foto della webcam invece è copiata da Internet e non so cosa cazzo sia, effettivamente.

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La movida.

Sto per scrivere una serie di banalità da primato regionale. Anzi, mi iscrivo al Campionato Regionale Cose Ovvie. Sono stato a cena con amici in un ristorante nei vicoli, questi ultimi da qualche anno paiono essere il centro della movida giovanile genovese. Ma sticazzi; ogni tanto qualche rapina e qualche coltellata ma mi sembra che in generale siano luoghi abbastanza tranquilli. Non andavo in quella parte dei vicoli da un numero imprecisato di anni. Come premessa, posso continuare a dire cazzate ininfluenti e fornire dettagli totalmente inutili per diversi paragrafi. Ad ogni buon conto, il ristorante era di moda, l’ho scoperto andando a leggere le recensioni su Trip Advisor.

Ed ora ecco alcune osservazioni pregne di significati socialmente intelligenti.

  • I giovani di 20-30 anni sono variegati. Quando io avevo 20 anni ci si divideva in gruppi omogenei, per classi sociali direi; tra di noi ci si riconosceva ed annusava per verificare l’idoneità alla tribù. Vestiti e pettinati uguali, stessi discorsi, stesse passioni, molto omologati. Noi si frequentava certi locali, altri gruppi avevano i propri e difficilmente ci si mischiava. Noi eravamo un gruppo medio, poi c’erano i fighi e gli sfigati ai due opposti della catena sociale. Nel ristorante di ieri sera convivevono gomito a gomito fighetti e burinacci. A fianco del nostro tavolo tre giovinastri che sembravano usciti da un film sul Bronx anni 80. Poi abbiamo fraternizzato ed invece erano persone normali. Cazzo, dovete capirmi; se vi vestite come vi vestite e vi ricoprite di tatuaggi ed i capelli sembrano quelli di uno psicopatico, io sono prevenuto, veleggio verso la sessantina.
  • Molte coppie gay. Ai miei tempi non so che vita fecessero ma io non ne conoscevo uno che fosse uno e giammai in un locale pubblico mi ricordo di aver mai visto coppie dello stesso sesso chiacchierare amabilmente al tavolo di un ristorante. Ancora oggi c’è chi li vorrebbe al rogo e chi li adora perchè è politicamente corretto. Quelli che conosco io sono semplicemente persone normali, tendenzialmente sensibili, simpatici e schizzati, vagamente nevrastenici. Io talvolta sono nevrastenico ma eterosessuale.
  • Molti fumano come se non ci fosse un domani. Complice il fatto che ero seduto vicino alla porta di ingresso ho potuto notare un andirivieni di tabagisti, alcuni dei quali sono passati così tante volte da domandarmi se hanno mangiato qualcosa o si sono limitati a fumare una sigaretta via l’altra. La mia generazione è stata decimata dal fumo, moltissimi miei coetanei hanno smesso o ridotto drasticamente le sigarette. I giovani d’oggi o sono cretini oppure le sigarette non fanno più male come una volta. Opterei per la prima ipotesi.
  • Quanta figa. Se dovessi esprimere il concetto di fronte al Consiglio Ecumenico del Righi, direi “le giovani sono tendenzialmente molto curate, di aspetto gentile e piacevole” Anche in questo caso, la memoria va alle tipe che caratterizzavano le mie coetanee di quando avevo vent’anni. Allora non erano così carine. Forse lo stile era minimalista e volutamente sciatto perchè altrimenti era peccato mortale, forse oggi al contrario sono troppo pompate. E comunque erano al 99% delle fighe di legno; io sarò stato sfigato, circondato da amici sfigati, ma il verbo comune era che per dartela bisognava fare una fatica pari alla sommatoria delle calorie bruciate per costruire una piramide egiziana. E poi qualcuna rimaneva anche incinta.

Per tornare al ristorante non lontano da Porta Soprana, il cibo comunque era molto buono e vario, l’atmosfera simpatica e sorprendentemente atipica ed evoluta rispetto al tipico ristorante genovese medio dove le voci del menù e la freddezza dei camerieri  sono completamente prevedibili e ripetute senza variazioni alcune da quando l’uomo cammina eretto.

 

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Sabato uggioso.

Questo è uno dei rarissimi pomeriggi festivi che passo a Genova. Ho una impronta orrenda in memoria dei fine settimana passati a casa durante la mia adolescenza, dunque li evito accuratamente.

Vorrei poter ringraziare un signore che un paio di giorni fa guidava una Panda rossa con la “P” di principiante in via del Carso, direzione Righi. Era una persona visibilmente anziana che conduceva il veicolo ad una velocità non da gran premio ma assolutamente decorosa. Io lo seguivo in motorino ad una rispettosa distanza. Dietro di me arriva uno stereotipo di burino su maxi-scooter. Casco mimetico, scarpe rosse, posizione da gabinetto alla turca. Ad una velocità che pareva fosse inseguito da un’onda di tsumani, mi supera e si piazza ad un metro dal tizio con la Panda.

Il rettilineo giunge alla fine e si presenta un tornante, ergo il signore fa una cosa che in generale tutti fanno quando stanno per impegnare una curva; frena leggermente.

Il cretino che lo segue ad un metro di distanza vive in un mondo suo dove lui ritiene di essere l’unico a percorrere le strade carrabili del mondo, non si aspetta la ovvia manovra del signore ed è costretto ad inchiodare. La sua moto sbanda, lui si scompone e cerca di mantenere l’equilibrio sgambettando a destra e a manca. La sua arroganza motociclistica per un paio di secondi si trasforma in una scenetta da film muto, Buster Keaton. Molto divertente.

Grazie, signore della Panda Rossa, il tizio si è preso un discreto spavento anche se dubito che abbia imparato a mantenere le distanze di sicurezza.

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Il complotto globale.

Mi fanno sorridere coloro che lamentano la mancanza di privacy su Internet. Ogni qualvolta che apro il browser, il “sistema” sa che sono io, sa dove sono, registra quello che faccio, inserisce i miei movimenti in un data-base che verrà utilizzato per scopi a me non necessariamente noti.

Google in particolare sa già tutto di me, non solo i miei dati anagrafici, ma che siti vado a visitare, quanto tempo rimango su un determinato sito, che pubblicità vedo, se compro qualcosa su Amazon, se mi concentro su un titolo di borsa e se vado a vedere qualche sport. Ovviamente sa i miei gusti in fatto di pornografia applicata al cibo o quella tradizionale. La Guardia di Finanza sa cosa c’è sul mio conto corrente, come uso la carta di credito ed il bancomat, quando entro ed esco dall’autostrada. Ogni telefonata potrebbe essere registrata e vagliata con un software che in tempo reale evidenzia parole che dico come “pere” o “ripieni di verdure”.

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A tradimento, una rara foto del panorama dal mio ufficio, cliccabile per goderne la magnificenza. Dunque il “sistema” sa anche che dal mio ufficio si vedono in lontananza i monti del Faiallo, che essendo vicino a Urbe di Sassello è sinonimo di funghi, ecco perchè ogni tanto mi arrivano pubblicità di porcini ed altre delicatezze di bosco.

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Solo per segnalare il livello

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Il livello della Pozzanghera che questa mattina, dopo i 25 millimetri di pioggia degli ultimi 3 giorni, è arrivata al massimo della capacità. In fondo non ci vuole molto per farmi contento, mi basta che piova regolarmente. In realtà parlando di livelli, durante una precipitazione intensa un paio di centimetri in più ci possono stare. Questo fenomeno avviene perchè l’acqua impiega del tempo ad infilarsi nel tubo di scolmamento, come quando dal momento in cui spingi al momento in cui l’urina fuoriesce dall’uretra, trascorre un lasso di tempo che dipende da alcuni fattori esterni che influenzano la dinamicità del fluido. Lunghezza dell’uretra, ingrossamento della Prostata, temperatura esterna, il numero della gente che ti sta guardando.

Nota: ho inventato tutto.

E poi: insisto con la solita immagine.

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Con queste condizioni, ossia con la neve sullo sfondo, potrei ridurre all’impotenza chiunque sommergendolo della stessa inquadratura all’infinito.

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Gibaud

Mia suocera si è palesata ieri con una cintura del Dott. Gibaud. Io pensavo che le cinture del dottor gibò fossero un ricordo del passato remoto, spazzate via dalla moderna chimica che fa passare qualsiasi dolore. E invece la ditta Gibaud si è evoluta e produce molti articoli.

Vabbè sticazzi.

Sostanzialmente stiamo parlando di una pancera di lanone che dovrebbe proteggermi dalle botte di freddo che prendo in motorino. La sto indossando in questo momento e devo dire che l’inizio non è stato confortevole. Ha iniziato a prudermi la schiena mentre ero in prossimità di Piazza Manin e verso Corvetto stavo per fermarmi e di chiedere al vigile di grattarmi la schiena. I vigili non sono al servizio dei cittadini, anche quelli che indossano la cintura del Dottor Gibaud ? Oltre al prurito, la pressione esercitata sulla pancia non mi dava quel senso di benessere che provo, ad esempio,  durante i primi 3 minuti che seguono un bicchierone di vino a stomaco vuoto. Ad ogni buon conto, non è la mia prima volta di Gibaud. Ho in casa una cintura identica a quella che indosso,  ingiallita ed infeltrita. Ho qualche ricordo molto vago di averla già portata, ma devo assumere con risultati poco incoraggianti.

Cercando su Google la foto della pubblicità di cui sopra, mi sono imbattuto in quest’altro capolavoro. Ossia, o si tratta di un photoshop/genitalia oppure colui che ha indossato la pancera viene da un pianeta lontano dove gli uomini hanno un solo grosso testicolo, semiglabro, oppure un grosso pene, nel senso di diametro. Di più non ci è dato di sapere.

Devo riflettere; io indosso la cintura con la cucitura dalla parte opposta, ossia sulla schiena.  Il venusiano che la indossa in questa foto ha ben poco da stare allegro; se la cucitura inizia a sfregare contro quell’organo genitale, il minimo che può succedere è una infiammazione.

Mi sta venendo un sospetto; non è che a furia di indossarla, mi trovo anch’io una situazione simile a quella della foto ? Sono affezionato ai miei genitali così come sono; piccoli, poco ingombranti. Quella specie di zampone non mi piacerebbe.

ALTRO ARGOMENTO.

Questa che segue ivi allegata è la Pozzanghera questa mattina dopo che uno strato di neve spesso 2 sessantesimi di belino ha imbiancato la zona durante la notte. 2/60 potrebbe anche essere ridotto a 1/30, ma la misura ufficiale della neve della Pozzanghera è in sessantesimi di belino, non in trentesimi. E’ una tradizione che va avanti da sempre e non intendo cambiarla.

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A proposito di ripetizioni infinite e di foto trite & ritrite, segue la solita foto che ho scattato dalla finestra in ufficio.

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Lunedì sera.

A Basaluzzo ha smesso di nevicare, poi ha iniziato a piovere e lo strato di neve, spesso un sessantesimo di belino, si è sciolto. Pochi gli accumuli complessivi fono ad ora, ma meglio di niente e spero in qualcosina queste prossime 24 ore. Qui al Righi siamo invece a 100 scatoloni e 2.7° con pioggia insistente. Oggi ho preso una botta di freddo e di pioggia ma sono una roccia e mi sento un leone, affronto il freddo come se avessi 20 anni e sto raccontando un sacco di balle, a parte la botta di freddo, quella è vera.

Siamo nel lontano 2005, la Micia era ancora con noi e d’inverno nevicava ancora.

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Un po’ di neve a Basaluzzo

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Ormai è diventato un evento raro, meglio salvare qualche foto.

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Tetris.

Non previsto dall’oroscopo, o da altri cartomanti e fattucchiere. Strano, normalmente lavorano su basi rigorosamente scientifiche e ci danno sempre.

Comunque in queste ore siamo circondati da circa 78 scatoloni, che ho appilato in file quasi perfette come nel Tetris, senza che la riga completa sparisca, sarebbe una cosa abbastanza fastidiosa andare a cercarli nell’etere.

In genere quando si da luogo a tali eventi di riorganizzazione dinamica, si numera ciascuna scatola a partire da 1, si indica grosso modo il contenuto e contestualmente viene riportato il tutto su un quaderno in modo da riuscire a mantenere il proprio equilibrio psichiatrico al momento di riaprire i cartoni.

Miriam ha iniziato a ringhiare in concomitanza con il cartone numero 1 ed ha proseguito senza sosta, facendosi venire mal di gola, cagionato altresì dalla polvere che si solleva durante le operazioni. L’uso di una mascherina la fa sembrare una comparsa del film “Virus Letale” ma è stato utile.

Durante una fase di sosta ho pensato che sarebbe stato utile e divertente aggiungere alcune annotazioni sulle scatole. Piatti bianchi – cucina mi sembrava banale e noioso. Dunque ho iniziato ad aggiungere indicazioni tipo Piatti viola a pallini gialli – salone del biliardo. Va da se che non abbiamo piatti di tale foggia e tantomeno un salone del biliardo. Avrei potuto proseguire con indicazioni vieppiù fantasiose tipo “sincronizzatore molecolare, osservatorio” oppure мини-белки с батарейным питанием башня che in russo forse vuol dire “trita scoiattoli a batteria – torre”.

Ma l’obiettivo era quello di coinvolgere emotivamente gli addetti alla movimentazione degli scatoloni scrivendo in bella evidenza cose tipo “campioni di tessuto infetto – lavanderia”  oppure l’immancabile “vibratori, materiale anal e sex toys – camera da letto ovale”.

Miriam quando si è accorta delle mie intenzioni non ha mostrato un totale apprezzamento come speravo.  Ha minacciato di farmi a pezzi, mi ha costretto sotto minaccia a provare ad entrare in uno scatolone che avrebbe chiuso e marcato con “Discarica Comunale di Scarpino” per poi far finta di niente.

Contribuisce ad abbassare la sua dose di tolleranza il fatto che sul telefono si collega a siti che promettono, per i prossimi giorni e settimane, neve e gelo ad oltranza, picchi di influenza suina, aviaria e bubbonica, noi bloccati al Righi tra l’indifferenza dei quartieri non collinari. Insomma, ho dovuto promettere che mi sarei astenuto da questo innoquo divertissement e solo allora mi ha permesso di uscire dalla scatola. Per uscire ho impiegato qualche secondo in più rispetto alle previsioni, gentilmente Miriam mi ha aiutato altrimenti sarei li ancora adesso. Non ho più l’età per entrare in uno scatolone. Ma soprattutto per uscirne.

Intanto a Basaluzzo cade qualche fiocco di neve. Ci vorrebbe una nevicata di un metro, ma temo che ci imiteremo a qualche millimetro di pioggia. Mi autogufo.

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