Lo montagne russe.

O roller-coaster che fa decisamente più figo. E’ il mio umore in questi giorni di jet lag. Ondeggia tra altri e bassi e sono certo di averlo già scritto. Si, mi drogo per dormire, ma resisto fino all 11 e poi prendo la pastiglia. Stante che a tutto c’è un limite, invece di scrivere stronzate su questo blog guardo Netflix, a fasi alterne.

  1. Una mezza puntata di Sense 8; poi mi è venuta una certa angoscia. Perchè la serie mette da sola un po’ di angoscia e se uno è già angosciato le due angosce non si sommano, ma vanno moltiplicate tra di loro.
  2. Allora ho guardato Pets, decisamente più giulivo. Dagli stessi autori di Despicable Me.
  3. Però poi mi è venuto lo sturbo ed ho guardato al fine della puntata 2, stagione 2 di Sense 8. Perchè in fondo mi piace. Ci sono momento un po’ noiosi ma la storia mi intriga.
  4. Poi ho riguardato uno spezzone di uno spettacolo di Jeff Jeffries. Più o meno lo so a memoria.
  5. Infine ho cercato di seguire un film dark di fantascienza con Scarlett Johansson. Nei primi dieci minuti di film si sono viste le sue tette per qualche frazione di secondo, ed è esattamente quello che non osavo sperare. Ma era un film girato in Scozia e capivo il 2% di quello che dicevano, dunque ho piantato li.
  6. Ho preso lo Stilnox.
  7. Mentre attendevo l’arrivo del sonno, sono andato su facebook ad incazzarmi per delle cose che leggo. In genere clima, politica. Il resto non mi fa mai arrabbiare.
  8. Sono andato a dormire.

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Ennesima foto di New York all’alba (sopra) di due giorni fa e della Pozzanghera con Gastone che si specchia nell’acqua immobile ma sticazzi.

 

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Si certo, come no.

Ecco una mappa di previsione per il prossimo 20 Novembre. Iniziamo a prenotare la pala, da neve. Prima versione di una forte nevicata fino a bassissima quota, tra 192 ore. Più facile che io diventi Re d’Italia, onorificenza che rifiuterei comunque. Mi immagino già i soliti siti spazzatura che prevedono nevicate epiche ed i soliti commentatori di questo cazzo a dire che il riscaldamento globale è una balla inventata dalla lobby dei pannelli solari.

Ogni giorno che passa mi sento sempre più circondato da una cialtroneria dilagante e diffusa come fosse una brutta, inarrestabile epidemia. Oggi ho guidato sia nel traffico urbano che autostradale. Potrebbe essere che me li tiro addosso tutti come una calamita, liberando le strade attigue ? Parlo dei cialtroni su 4 e 2 ruote, quelli che guidano come se la lunghezza del loro pene fosse direttamente proporzionale all’imbecillità mostrata. Però potrebbe anche essere che io inizio a sentire gli anni ed attribuisco una valutazione troppo negativa a comportamenti che dovrei considerare normali o solo fisiologicamente aggressivi.

In più io frequento Facebook. Solo quello, nessun altro social network. Leggo pagine che mi interessano, come “chi ha paura del buio” dove si parla di astronomia e scienze correlate, “amici della val d’Aveto” perchè la frequentavo quando ancora facevo passeggiare sui monti. In più Lercio, Limet, Upworthy, Gothamist, qualche amico sparso che non vedo mai, un paio di siti di gatti.  Il New York Times perchè mi sento figo ed in più spara a zero giornalmente su quel cretino arancione che tanto mi sta sui coglioni.

Mi arrivano anche pubblicità indesiderate, alcune sono talmente irritanti che le segnalo come fuorvianti, ma invece potrei seriamente considerare di acquistare uno o più formidabili magliette ad uso dei fans di Monthy Python con particolare riguardo al film “Life of Brian”.

A parte l’aspetto ludico, noto con sconcerto che incorro sempre più frequentemente in commenti da parte di sconosciuti che lasciano intravvedere un cocktail velenoso di confusione, rabbia, superficialità, arroganza ed ignoranza, in parti uguali.

Anche in questo caso, accetto la possibilità che la colpa sia mia, ossia è possibilissimo che io con l’età stia diventando sempre più sensibile ed intollerante verso chi palesa idee contrarie alle mie. Forse dovrei focalizzare la mia attenzione sulle magliette cretine.

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Rientro

 

In una domenica qualunque il tragitto dall’aeroporto a casa sarebbe potuto durare 20 minuti passando per il ponte che non c’è più. Se oggi il taxista avesse seguito la via principale e quella più diretta per arrivare in centro avremmo impiegato ben più di un’ora perchè la coda sul questa unica strada a grande percorrenza sembrava infinita. Ma il taxista sa il fatto suo ed alla fine abbiamo impiegato una quarantina di minuti percorrendo strade e stradine, rebighi che probabilmente fino ad Agosto non avevano mai visto più di dieci auto al giorno. Mi ha raccontato che attraversare il Polcevera è diventato molto più costoso. Perchè d’accordo che il tassametro gira e dunque la sua corsa viene retribuita dal cliente, ma poi deve tornare indietro, vuoto, e quel costo e quel tempo speso in coda non glielo rimborsa nessuno.

Google nelle sue mappe mostra l’autostrada con un buco in corrispondenza del ponte.

 

Per bilanciare un po’ quel senso di rabbia mista a rassegnazione che mi ha accompagnato durante il tragitto dall’aeroporto a casa, segnalo che le sequoie sono arrivate alla loro seconda tappa apparentemente in buone condizioni. In primo piano la Coast Redwood con a fianco la Sequoia Gigante e dietro il Down Redwood.  Fin qui è stato facile; adesso viene il difficile, ossia trovare un posto adeguato dove mettere le tre a dimora assicurando loro protezione ed acqua sempre disponibile. Ci devo pensare.

Intanto sono andato a far sentire la mia voce su un Social. Che è una cosa estremamente inutile, ma devo dire che un frammento di soddisfazione me lo ha dato, intendo dire pubblicando questa vignetta autocostruita con i miei potenti mezzi informatici. Un po’ di populismo anche da parte mia, e che cazzo.

 

 

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Buongiorno.

 

Ho mastrussato la foto pesantemente rispetto all’originale. Perchè i colori dal vivo erano ben diversi da quelli che sono venuti fuori. Però così la foto è molto più simile a cosa si vedeva esattamente 10 mnuti fa. Il cielo era azzurro, qui nella foto è bianco latte, ma gli alberi e la strada sono quasi esattamente e come si vedono. A meno che lo schermo non sia impazzito, io pure.

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Mix

Una inutile costruzione con due foto notturne con pioggia di Genova, a sinistra e New York, a destra. Sei ore di differenza di fuso orario.

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Intanto dopo il concerto di ieri sera sto ascoltando a ripetizione Elton John – Saturday Night’s Alright For Fighting perchè non ricordavo quanto fosse energetica questa canzone.

I am a juvenile product of the working class whose best friends float at the bottom of the glass.

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Ricorsi

Nel 1983 ero a New York. Lavoravo in una ditta che aveva la sede al 99mo piano di una delle tue torri gemelle. Penso di aver già scritto questi dettagli un centinaio di volte, forse duecento.

Anyway, mentre ero qui negli anni 80 andai ad almeno due concerti, uno al Radio City Music hall a sentire Kool and the Gang, c’era una baraonda spaventosa, il fumo delle canne di marjuana era così denso che dopo un’ora di concerto il palco si vedeva a malapena, e non ricordo più nulla.

E poi andai al Madison Square Garden ad un concerto di Elton John.

Esattamente come ieri sera, trentacinque anni dopo.

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Elton John, che mia madre chiamava John Elton; quando andai al suo concerto nel 1983 aveva 36 anni, oggi ne ha 71. La mia vicina di sedia veniva dalla Louisiana e si era sposata nel 1980. Abbiamo determinato che Elton John è un void temporale, forse un ologramma. Quando si alza e cammina sul palco mostra la sua età, ha messo su qualche chilo e cammina ondeggiando come se avesse 71 anni.  Ma quando si siede alla tastiera del suo immancabile pianoforte, davvero la sua energia è quella di sempre.

Ha fatto il pienone, questo è il suo tour d’addio ma durerà 2 anni,  negli USA e Canada terrà un numero imprecisato di serate, una quarantina, leggere la lista delle serate mi fa venire in mente l’accellerato Genova Rapallo, fermava in tutte le stazioni.

Questo invece è Boris Johnson.

Al ristorante dove ho pranzato oggi nessuno se lo filava. Non è la prima volta che vedo personaggi pubblici in un ristorante qui a Manhattan. Tutte le volte che capita, nessuno dei commensali sembra reagire alla vicinanza di un VIP, sembra lo facciano apposta per far vedere che i neworkesi se ne strapazzano la ciolla della gente famosa. Ma il barista oggi sapeva chi è, segno che non è la prima volta che lo vede. Forse viene a New york per trovare la figlia, seduta con lui al tavolo, che frequenta una scuola nell’UES. Mi sono inventato tutto, ma mi sembra una storiella plausibile anche perchè lui è nato proprio da queste parti (non lo sapevo). Di lui ho sentito parlare in Europa, non piace a tutti gli inglesi ed anche la sua somiglianza con il Trump pare non si limiti ai capelli ma riguarda alcuni atteggiamenti politicamente non tradizionali che i due praticano frequentemente.

La sua frase, citata nel profilo, mi sembra eccellente.

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Piove.

Tutte le 7 webcam sono sotto la pioggia. In più, con modalità a me ignote e con mia somma sorpresa, quella del Lido è tornata in condizioni normali, l’opacità dovuta a umido s’è dissolta.

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Davvero non me lo spiego. Va bene che è già successo che il coprilente si sia inumidito perchè della pioggia è entrata nella webcam. Ma una volta che l’umidità entra all’interno, non va via tanto facilmente e quando inizia ad asciugarsi lo fa in modo lento e graduale, non sparisce in meno di un’ora come si  ricava dalle foto salvate, e poi soprattutto con queste condizioni di tempo piovoso.

Veniamo a cose locali.

Su suggerimento del fornitore, ho piazzato le tre piantine sul terrazzo, piove e dovrò accertarmi che la pioggia non ristagni.

Ed oggi si vota. 

Gli americani si sono dotati di un sistema elettorale che sembra fatto apposta per dissuadere la gente dall’andare a votare, in più piove in quasi tutta la costa del NE, stati notoriamente a prevalenza democratica. Mi sa che i Dem prendono una trombata, la seconda dopo quella del 2016.

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Midtown.

Ossia quella fascia di Manhattan che va dalla 59ma strada a scendere fino a Union Square, verso la 14ma strada.

Alcune banalità tremende, giusto per riempire una paginetta di cazzate. Uptown, downtown e midtown, è intuitivo che hanno un riferimento geografico, su giù e nel mezzo. Ok, lo sanno anche i bambini.

Manhattan è divisa in aree e quartieri e zone e distretti e chi più ne ha più ne metta. Ogni piccola fettina ha un proprio nome che fa parte di una zona più grande e così via. Ciascuna di queste micro unità  geografiche possiede una propria ed univoca carta d’identità che ne sancisce lo status sociale.  Le zone sono uniche di New York e sono diverse da altre città americane. Per esempio, a New York Manhattan non c’è una Downtown, che si chiama Lower Manhattan. Ma c’è una Downtown Brooklyn, che fa parte in parte di Brooklyn Highs. Per restare a Manhattan, ecco qui di seguito una mappa, tanto per mettere una immagine colorata e piena di scritte in più. Tutte le denominazioni si usano veramente, non è una invenzione pittorica tanto per citare nome scomparsi o poso usati.

Anche, Queens e il Bronx hanno una storia simile. Staten Island ?

Potrei proseguire all’infinito nel fornire dettagli totalmente inutili sulla maniacale divisione della città in miniquartierini del belino. Per fortuna no.

Questa serie di cazzate è propedeutica per permettermi di scrivere alcuni appunti di alta criticità ed importanza.

Questa sera alle ore 6 sono uscito da un ufficio nel mezzo di Midtown, Madison @ 51, ora di punta. Pioveva, in mezzo al traffico caotico, marciapiedi affollati, negozi illuminati, ristoranti, food carts, odori di cibi medio orientali e poi infilarsi nella puzzolente metropolitana piena all’inverosimile di gente di tutti i colori, flussi di passeggeri in ogni direzione, suonatori di musica da strada. E’ la città che ha ispirato Blade Runner, è Gotham City.

Io non sono un neworkese, non vivo a New York, e mi sembra banale, forzato, provinciale e quanto di altro peggio ci possa essere ad esprimere giudizi sofisticati o lanciarsi in dichiarazioni d’amore scontatissime su questa città. Ma insomma, con le luci della notte sotto la pioggia a quest’ora a midtown mi sento nell’ombelico del mondo e parte di esso.

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In questa foto invece la “mia strada” uscendo dalla metropolitana, molto più a nord. Non è la mia strada, ci passo alcune settimane all’anno, prima o poi me ne andrò per non tornare, è inevitabile, io sono di passaggio.

Ed intanto martedì 5 si vota in USA per il rinnovo del Congresso, due anni dopo le elezioni del presidente. I Democratici sperano di riprendersi la maggioranza almeno in una delle due camere, ma non hanno le idee chiare a parte dare addosso a Trump, che ha le idee chiarissime, ossia dare addosso a tutto quello che ha fatto Obama, ancora oggi dopo 2 anni di amministrazione. Ah, somministra droghe pesanti all’economia con provvedimenti parzialmente efficaci sul brevissimo termine, ma deleteri sul medio-lungo. Così sostengono molti osservatori. Boh, staremo a vedere; comunque vada, il mio inarrestabile ottimismo mi porta a credere che  il pianeta vada incontro ad un drastico cambio di regime climatico, non importa chi eleggono, non incideranno le politiche energetiche dei prossimi  anni qualsiasi esse saranno, possiamo solo aspettare quello che inevitabilmente succederà, giorno dopo giorno, mese dopo mese.

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Sono arrivate.

Le tre pianticelle dalla California. Con le istruzioni per farle crescere. Adesso sono innaffiate e tenute temporaneamente dentro un bicchiere in attesa di venir rimesse nel loro imballaggio ed affrontare la seconda parte del viaggio verso Basaluzzo.

 

Alla sinistra, quella che sta ingiallendo, è un Dawn Redwood:

The dawn redwood (Metasequoia glyptostroboides) is native to China. Thought to have been extinct for millions of years this plant was found growing in a few isolated sites in China in the 1940s. The dawn redwood is a very hardy species growing in zones A3, 3-10, and 14-24. This redwood is very fast growing at 4 to 6 feet per year. The dawn redwood has not been in cultivation long enough to determine the maximum garden size. It is safe to say that this species can become a huge tree. The dawn is not well suited to seacoast or low desert areas. This species is a deciduous conifer and will lose its foliage for winter.

 

Quella di cui si intravede un piccolo adesivo verde è la Giant Sequoia:

The Sequoiadendron giganteum, aka giant sequoia, sierra redwood, or California big tree, can be a valuable and useful addition to the landscape garden. They can be valuable because of their awesome beauty when they are well taken care of, and useful as screening plants for privacy and windbreaks. The big tree offers a unique opportunity to the home gardener who enjoys watching things grow big. The big tree is the fastest growing conifer in existence given the right conditions. The Sequoia sempervirens, or coast redwood, can compete in height, in a race to the sky, but not in girth. In a lifetime, these trees, with proper care, can grow to enormous size. In the third year of growth we get as much as six feet of growth in the large containers. If conditions are right, these trees grow faster every year. The giant sequoia can be grown in all climate zones.

 

Infine quella dietro le prime due nel bicchiere è il Coast Redwood:

The coast redwood (Sequoia sempervirens) is native to the central California coast north to the southern Oregon coast range. The redwood is hardy to zones 4-9 and 14-24. This tree makes a fine landscaping tree and is almost entirely pest free. A very fast growing conifer the redwood is known to grow 3 to 5 feet per year in its early years even in the wild. They can do better with good care. The coast redwood is the tallest tree in the world growing to 350 feet in height. The trunks can measure to 16 feet in diameter. Good rich soil and consistent moisture will produce huge trees in a relatively short amount of time. We do not recommend the coast redwood where winter extreme low temperatures exceed 0 degrees F.

Da quanto leggo sopra sembrerebbe che Basaluzzo si presti, come clima, alla crescita delle tre bambine. Sulla terra è un scommessa, sulla fornitura di acqua non si devono fare errori.

 

 

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Cuscini.

Oggi, per citare una delle cose eccitanti che ho fatto nella città più bella del mondo, sono dovuto andare a comperare due cuscini da Bed Bath & Beyond. Mi piace andarci perchè è su tre piani e per andare da uno all’altro ci sono le scale mobili anche per i carrelli della spesa, li agganci e questi salgono o scendono a fianco della scala mobile per umani. Miriam era con un gruppo di amiche al ristorante, il frastuono si sentiva in un raggio di 5 strade.

Non ho scelto questo modello, Miriam me li avrebbe fatti mangiare.

La ragazza del reparto mi ha chiesto se avevo bisogno di qualcosa ed io le ho risposto che si, avevo bisogno di due cuscini. Perchè – le ho spiegato – uno ha cercato di scappare e l’altro è andato in cucina, ha afferrato un coltello ed ha tentato di pugnalarmi. Il concetto che volevo esprimere era che trattandosi di cuscini usurati, avevano preso vita e dunque dovevo sostituirli. La ragazza mi ha guardato in silenzio con lo sguardo severo e mi ha indicato dove erano i cuscini, poi si è voltata verso la collega muta e l’ha guardata con l’espressione di “ma senti questo idiota che cazzo dice”.

Quando sono tornato con due cuscini misura king e durezza media mi ha però chiesto gentilmente se avevo bisogno anche delle sotto federe con la cerniera, e siccome me lo ha detto come se avessi acquistato una sedia senza le gambe e costavano solo 12 dollari il paio, l’ho preso anche per non aggiungere nulla alla mia brutta figura di poco prima.

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