Le solite foto primaverili.

Una ninfea del genere ninfea, famiglia ninfea, cugino di ninfea, simile ad una ninfea.
Questa immagine invece si presta per una considerazione davvero intelligente. Da quando esiste la Pozzanghera fangosa (menada) ho apprezzato una costante evoluzione dell’ecosistema che la contraddistingue. Anno dopo anno c’è sempre qualcosa di diverso; la concentrazione e la qualità delle alghe e delle piante acquatiche, la presenza di erbe e piante sulle rive fuori dall’acqua, la torbidità. Sono davvero un acuto osservatore, anche se non ho idea di cosa dico.
La Metasequoia. Anche questa foto è mediocre, ma forse meglio si colgono le foglioline, che poi sono una via di mezzo tra una foglia ed un ago.
Un bel numero di margheritine, o prataiole, tutte sfuocate.

Ho anche fotografato; un papavero sfuocato, una rosa senza colore, una foglia di acero mossa che mi sembrava particolarmente interessante, una carpa che però non si vede, due volte, il prato che sembra un minestrone sfuocato.

Leave a comment

Verde.

Clicca

Qualche giorno di pioggia, poi l’umido ed il sole tiepido, ecco il verde che più verde non si può. Gli alberi premono al massimo delle loro capacità, sviluppano chioma e radici velocemente, una bellezza.

Questo è l’abete natalizio di mio fratello. E’ pieno di oggetti verde intenso come questo nella foto. Che abbia attecchito ? Ma questi cosa sono, rami, pigne, fiori, animali da cortile, li trovi all’Ikea ? La mia ignoranza è abbissale ma confido che questo sia un buon segno.

Questa è la Q1, supera i tre metri di altezza, un metro all’anno, ha una chioma abbastanza strana, probabilmente avrei dovuto tagliare quella specie di pennacchio in cima lasciando che si sviluppassero i rami a metà altezza. Adesso invece devo metterle un bel tutore altrimenti alla prima sventolata si rompe.

La Metasequoia più o meno in 15 giorni è raddoppiata di altezza, iniziano anche a formarsi quelli che saranno i rami, almeno credo. Questa foto fatta con il telefono fa schifo, uno dei prosimi giorni prendo la macchina fotografica e farò una foto che farà schifo, ma sarà fatta con la macchina fotografica. Qualcosa mi sfugge in questo ragionamento.

Leave a comment

Foto 1990 circa

Non amo metter su foto di terze persone, la mia faccia da culo ogni tanto basta & avanza in queste tristi paginette. Questa è mia madre, lui invece è il “Gattone” che viveva in simbiosi con mia madre. Mio padre non amava gli animali, ma ha sopportato per primi i gatti di sua madre, poi quelli di mia madre, senza mai ucciderne uno. A parte forse uno di questi che finì sotto un trattore. Considerando che i gatti sono più veloci e svegli di un trattore, abbiamo tutti sospettato che nostro padre avesse preso il gatto, lo avesse stordito e legato sotto una ruota. Ho già detto queste cose ? Può darsi.

Leave a comment

Nuovi

Tre nuovi gabbiani sul tetto della casa di fronte. Piccoli, paffuti, teneri ma non edibili ed è per questo che in giro ce ne sono tanti. Se un giorno qualcuno si svegliasse e trovasse un modo di cucinarli o farci dei soldi, anche questi diventerebbero a rischio estinzione. Farebbero subito delle leggi – severissime- che prevedono la decapitazione per due volte a chi li maltratta, ma i gabbiani si estingueranno comunque, perchè noi siamo più intelligenti. Intelligenti e rompicoglioni; ogni giorno qualche miliardo di persone si svegliano e molte di quelle si chiedono “come posso oggi rompere il cazzo a qualche essere vivente ?”. Un gabbiano, ad esempio. Gli posso sparare per mangiarlo, con le piume faccio un cappello o uno spazzolone per il gabinetto, il fegato contiene tetra-metil-belin-nelano con le sue proprietà che fanno nuovamente erigere il membro. Adesso guardo su Google. In definitiva sono molto carini e starei ad osservarli a lungo ad eccezione di quando la mamma arriva e rigurgita il cibo – yeeech – per i piccoli.

Sono rimasto chiuso fuori dall’ufficio. Stordito per il jet lag e la significativa dose di rotture di scatole che emergono dalla posta elettronica quando rientro. Uscendo per andare a mangiare un boccone a mezzogiorno mi sono tirato dietro la porta mentre guardavo bovinamente e con l’encefalogramma piatto le chiavi che tenevo in mano. Che non erano quelle dell’ufficio ma quelle di casa. Chiedo al portinaio che mi dice che per aprire la porta ci vuole la lastra che è in dotazione al portinaio capo. Io immagino una struttura di metallo appositamente forgiata, con dei sensori ed un materiale sintetico che assume la forma della mia serratura e la apre con un rumore di sintetizzatore. No, è una lastra radiografica, piegata in due, a formare una radiografia piegata in due. Il portinaio capo, addeddo alla lastra, mi ha accompagnato fino alla porta, ha infilato la radiografia nella fessura della porta, e quest’ultima si è aperta come nulla fosse in meno di 10 secondi. Se George Clooney ne avesse avuta una, il film Ocean Eleven sarebbe durato un minuto.

2 Comments

Rientrato nella mediocre.

Un ultimo breakfast prima di rientrare. I bagels sono uno dei vanti di New York, ci sono negozi specializzati che vendono (quasi) solo bagels. Però alla fine della fiera sembra pane, compatto come se fosse gommapiuma, ricoperto di semini di vario tipo ma pur sempre un tipo di pane. Un bagel sta alla focaccia come versarsi dell’olio bollente sulle balle sta a trombare. Però ci spalmi sopra o dentro o sotto le salse più accattivanti che danno assuefazione e la situazione migliora.

Questo è il badge dell’autista del taxi che ci ha portato in aeroporto. Dal vivo aveva una espressione molto più serena ed accogliente, ma evidentemente quando ha fatto la foto era particolarmente teso, anzi direi proprio incazzato. Ed è venuta fuori questa immagine che sembra apposta per dire “oggi è già una giornata del belino, dunque prova a dire qualcosa e ti rompo la faccia”

Anche oggi, risatine collettive quando l’autobus che ci ha preso sotto l’aereo ha percorso si e no 80 metri per poi fermarsi di fronte alla porta di ingresso. Davvero, nel mondo in altri aeroporti delle dimensioni del Cristoforo Colombo, quei pochi metri fino all’aerostazione si percorrono a piedi.

Leave a comment

Ecco le vere Metasequoie.

Non ero proprio convinto della precedente spedizione, sono tornato ed ho trovato le due, vere, Metasequoie che cercavo.

I colori sono adulterati, il cielo era bianco lattiginoso ed ho dovuto correggere la luminosità con il risultato che si vede meglio la pianta, ma sembra un cartone animato giapponese, o qualche cosa del genere.

Questo è il tronco, sembra una Sequoia, nulla a che vedere con le conifere nostrane.

Gli aghi, o foglie, messe in questa particolare posizione speculare, caratteristica specifica della pianta.

Questa foto è leggermente migliore, circa. Viste da vicino, le piante hanno qualcosa di ancestrale, credo che questo possa essere il massimo dello sviluppo fogliare, ma tornerò in estate a vedere se la pianta è diventata più folta. Sticazzi aghiformi.

Altro Argomento. Recensione del libro. Il gatto non muore, il padrone del gatto si. Il libro è leggero, ma senza alcun preavviso e quando meno te lo aspetti tocca corde che per quanto mi riguarda preferirei sorvolare in quanto affrontano dolorose considerazioni di carattere famigliare che ho vissuto di persona. Si legge in quattro ore.

Leave a comment

Alberi cittadini.

Ho probabilmente già accennato a quanto sto per scrivere. L’età, combinata con un certo scazzo esistenziale, fanno si che mi dimentichi sempre più cose. Alberi a New York City. Nel censimento del 2005 erano 592.000, nel 2015 erano arrivati ad un milione.

Vero o falso che sia il conteggio, intorno al blocco dove risiedo durante i soggiorni, in dieci anni ne ho visti mettere tanti. Sono tutti numerati e registrati. Questo nella foto è un Tiglio e dev’essere proprio recente, porta una etichetta che è piccolissimo esempio di una certa cultura che esiste tra pubblico e privato, abbastanza singolare per me italiota.

Altro Argomento. Gelo a Basaluzzo, forse ce la siamo scampata

La minima è stata di 2,9 gradi nella notte tra Domenica e Lunedì, ossia quella che poteva essere la più fredda di questa irruzione di aria da nord. Questa notte dovrebbe essere un po’ più calda, speriamo non faccia sorprese.

Leave a comment

Oggi, Messa.

Allora, della messa americana ho già detto. Canti molto belli, i bambini che prendono la prima comunione fanno un breve show in cui cantano e fanno disegni nell’aria con le braccia e con le mani, seguono applausi. Tutte le etnie ed i diversi colori della pelle nei quali si sviluppa la razza umana sono rappresentati in chiesa.

Poi la reception. Attenzione: MODE<RANT> ON

E’ avvilente conoscere italiani che vivono a New York ed hanno un enorme successo, mentre in Italia facciamo sempre più schifo. Piccole e medie imprese che aprono in sordina delle filiali in America e dopo pochi anni passano da un ufficio anonimo di due stanze a loft prestigiosi a Soho con 20 dipendenti. E sono seguiti da professionisti legali, fiscali, amministrativi di altrettanti studi italiani che arrivano qui e fatturano 10 volte quanto fatturano in Italia. E sono pronti a staccare la spina con l’Italia, perchè ormai qui sono realtà affermate e totalmente autosufficienti e le seconde generazioni, se le cose non migliorano in Italia, in Italia ci verranno solo per due settimane all’anno, da turisti.

Ed è ancor più avvilente sentire quanti soldi girano per il mondo; soldi di gruppi di investimento colossali e di gigantesche aziende di successo che non sanno come impiegare la liquidità e cercano partners italiani che però trovano solo all’estero, spesso proprio a New York. E sono pronti ad investire in regioni del pianeta dove ti domandi cosa minchia ci vanno a fare, mentre ci sono posti con enormi potenzialità – in Italia ad esempio – dove potrebbero investire se non fossero accolti da un sistema politico amministrativo che vale meno di un cazzo, perchè gestiti da persone di merda.

Oltre a persone ambo sessi semplicemente cordiali e simpatiche che gestiscono fior di aziende perchè hanno 4 palle ciascuno, a queste riunioni conviviali ci sono anche delle gnocche native dei 5 continenti. E bambini che parlano italiano ed inglese di madrelingua, dunque perfettamente, e ti parlano usando indifferentemente entrambe le lingue, mentre io potrei usare qualsiasi metodo di apprendimento forzato, incluse scariche elettriche e supposte esplosive, ma avrò sempre il mio accento strano, che se va bene sembra qualcosa di esotico uscito da un libro di avventure per bambini, appunto.

Dunque, per concludere, il fumasso di orgoglio nel sentire che a New York ci sono tante aziende italianissime che hanno contratti milionari in tutta l’America e sono considerate tra le migliori al mondo, svanisce se penso a quello che mi aspetta rientrando in Italia ed aprendo un qualsiasi giornale italiota.

MODE <RANT> OFF

Leave a comment

Continua la pioggia ed il freddino.

Ed allora vado in libreria e mi compro un libro che parla (anche) di gatti. Il mio Kindle è scomparso da tempo, non so dove sia finito e sono costretto a tornare alla carta stampata. Di questo libro ignoro l’autore, ma mi è piaciuto il titolo e la copertina. Ho letto la controcopertina, è un racconto triste e non so neppure se c’è un lieto fine. Anzi proprio no; dev’essere uno di quei racconti in cui uno sa di dover morire ed allora la sua visione del mondo cambia, impara tante cose, conosce l’essenza della vita, le cose importanti, apprezza quello che ha, raccoglie intorno a se ciò che conta, ad esempio il suo gatto. Ed alla fine comunque muore. Forse anche il gatto.

Leave a comment

Art Show.

Clicca
Clicca
Clicca
Clicca
Clicca

Ecco una selezione di quadri che ho fotografato ad una mostra di arte moderna. Non so nulla di arte moderna, mi piaciono i quadri ed i lavori scultorei e tutto quanto composto con piccoli dettagli, perchè la mia vena autistica trova soddisfazione in questi lavori costruiti da infinite piccole parti messe insieme con pazienza certosina. Occasionalmente ho provato anch’io a mettere insieme disegni composti da microscopici elementi, con risultati viziati dalla assenza di una vena artistica e creativa, dunque nel complesso meno che scadenti.

Leave a comment