Le mappe in effetti sono abbastanza eloquenti, 12 ore di precipitazioni davvero importanti.
Quando ci si mette, a Genova ed in molte zone della Liguria gli accumuli sono impressionanti comunque li si guardi.
Le mappe in effetti sono abbastanza eloquenti, 12 ore di precipitazioni davvero importanti.
Quando ci si mette, a Genova ed in molte zone della Liguria gli accumuli sono impressionanti comunque li si guardi.

New York, New York; no, non faccio come nella canzone e come avrebbe fatto, ad esempio, Frank Sinatra che a NY ci voleva veniva a vivere. Come farei senza il mio nobile Sindaco di Genova con il suo solidale, ecosostenibile e socialistissimo biancore in volto, come dopo un candeggio ben riuscito ?
Altro Argomento.
Uno degli effetti collaterali di Sandy è che per diversi giorni è mancato il latte. Forse certi supermercati particolarmente di lusso lo avranno avuto, ma in quello più popolar etnico dove ci serviamo noi gli scaffali erano vuoti. Allora abbiamo comprato quello che si avvicinava di più al latte, ovvero un latte per chi non sopporta il latte, fatto con le mandorle. Fa abbastanza schifo. Probabilmente ci si abitua e dopo un po’ non escludo che possa piacere, ma di primo acchito ha un odore che ricorda il cartone da imballaggi. Frega qualcosa ?
Questo post partecipa al concorso “La noia che trasuda dalla lettura di argomenti di inutilità mortale”
Ogni tanto frequento una biblioteca per sfogliare e scannerizzare cataloghi di aste d’arte che si sono tenute e New York tra il 1919 ed il 1925. Me lo chiede un amico amante del genere. Potrebbe sembrare una delle cose meno interessanti in tutto l’universo. Be, insomma, effettivamente…
Però, però…
Però la biblioteca è quella del Metropolitan Museum Of Art, un tempio, una icona della cultura mondiale, salire lo scalone ed accedere al salone di ingresso fa sempre una certa impressione. Entro in qualsiasi momento con il badge della Watson Library, ossia non faccio le code per i biglietti, per i cappotti, il controllo delle borse, insomma passo come se fossi uno di loro mostrando con un certo senso di appartenenza il cartellino appeso ad un nastro come fanno tutte le persone che hanno un ruolo, qualcosa da fare che non sia il turista.
Beninteso, io a New York sono un turista, ho la qualifica formale del turista e non posso scimmiottare un abitante locale. Però entro nella stanza della Library, mostro il mio cartellino all’ingresso e firmo il libro delle presenze. Poi mi tolgo la giacca e la metto in un mobiletto perchè non si può andare in giro con giacconi o cappotti o impermeabili. Poi mi siedo ad una postazione di lavoro e consulto la libreria on-line, trovo quello che cerco, lo richiedo e, dopo un po’ sussurrano il mio nome e mi consegnano i volumi che ho richiesto. Mi sento un po’ più integrato e più appartenente al posto rispetto ad un turista. Falsa impressione, sostanzialmente fine a se stessa, inutile, ingannevole. Ma appagante, che cazzo.
La procedura per ottenere il materiale è cambiata nel corso degli ultimi due anni, posso richiedere i libri via Internet, quando sono pronti mi arriva una mail e posso andare a prenderli in uno scaffale ordinato alfabeticamente.
Ho avuto precedenti, saltuarie esperienze adolescenziali di università americane, l’atmosfera che si respira in questi tempi anglosassoni di studio e di ricerca è particolare e a me piace, anche se io sono portato allo studio accademico come un ippopotamo è portato alla conversazione sulla pittura fiamminga ed il mio curriculum scolastico si interrompe bruscamente e prematuramente come se fosse mancata la luce.
Grazie al mio amico appassionato del genere, ho imparato che in quegli anni c’erano dei “mercanti d’arte” che vendevano a New York tutto quanto riuscivano a reperire in Italia che fosse in profumo di artistico. E lo vendevano in aste dove i benestanti locali o altri commercianti acquistavano a mani basse. In alcuni casi si svuotavano letteralmente delle ville o delle case importanti portando via non solo i mobili, il corredo di tovaglie e lenzuola, ma anche gli interruttori della corrente, le ringhiere dei terrazzi, le persiane, i coppi del tetto, le porte e le finestre, le piane sopra le porte, i vasi da fiori, le pietre usate per i vialetti.
Gli articoli erano definiti per provenienza. Firenze, Venezia, Padova e più gettonati, ma anche Liguria con Savona e Genova.

Io non ho mai visto nulla del genere in Liguria, forse perchè questi mobili sono stati tutti venduti in USA.

Ma cosa sono i cuscini ed i copri cuscini (da divano) Genovesi del sedicesimo secolo ?? Io li prendo all’Ikea.
Insomma, avendo visto solo una minima parte di questo flusso di arte dall’Italia agli USA, immagino che in quegli anni ci sia stata una autentica fuga di opere e di manufatti venduti da chi aveva bisogno di far cassa, e non solo dall’Italia ma immagino da tutta l’Europa.

E bravo il sig. Thomas che il 5 aprile 1921 ha pagato $30 per questo specchio con una preziosa cornice
Della serie “e chissenefrega “.
Altro Argomento.
Stessa foto di qualche giorno fa, con un residuo di neve al suolo.
… di capelli e non solo. Miriam insiste perchè io vada dal parruchiere. Mentre va a far spese trova un parruchiere e mi telefona.
Poi le cose hanno preso una piega diversa e non ho potuto dedicarmi ai capelli, ma domani cerco un parrucchiere meno orientato religiosamente.
Skype (contenuto di elementi sticazzi rilevante)
Dopo la discussione sulla mia eventuale circoncisione da parte di un parruchiere Kosher, ho passato qualche mezz’ora a scambiarmi e-mail, ma ad un certo momento della mattinata ho deciso che sarebbe stato opportuno discutere alcuni argomenti specifici con un avvocato di Milano e con un consulente rispettivamente via Skype e via telefono. Skype è uno strumento fantastico, fa parte di quel bagaglio di cose tecniche che mi consentono di prendere e venire a New York e starci due settimane senza perdere il contatto con il lavoro.
Però in questo particolare frangente mia suocera stava preparando il minestrone per questa sera e dalla cucina proveniva il classico rumore casalingo di pentole, coperchi, piatti ed attrezzi che sbattono, dunque ho indossato la cuffia ed il microfono per evitare di trasformare una telefonata tecnica di lavoro in una scena da documentario sulle famiglie italiane anni ’60. Neorealismo, qualcosa del genere.
Durante la video conferenza decidiamo che io devo contestualmente fare una telefonata urgente al consulente, pertanto lascio la postazione con tutto on line e vado al telefono fisso dove chiamo il consulente. Mi risponde la segretaria ed in quel momento suona Miriam alla porta. Sua madre si alza con un grosso cucchiaio in mano e va ad aprire la porta passando davanti al computer e dunque viene ripresa dalla webcam ed appare, di cucchiaione armata, in uno studio legale di Milano. Anche mia moglie passa davanti alla webcam con i pacchi della spesa mentre la segretaria al telefono mi dice che la persona che io cerco è al telefono e non può rispondermi.
Per forza non può rispondermi, la medesima persona che io cerco con urgenza in ufficio mi sta chiamando in quel momento sul cellulare che si mette a suonare sulla scrivania. Sempre in diretta con quelli dell’ufficio legale milanese, Miriam affida i sacchetti alla madre che si lamenta perchè ha il cucchiaio in mano ma Miriam deve rispondere al mio cellulare e finalmente afferra il telefono e scopre che mi stanno cercando da Milano. Avviso sul telefono fisso la segretaria che ho il suo capo al cellulare, e mentre la confusione cresce io devo spiegare al consulente milanese che quel certo atto notarile che il notaio tedesco ha mandato ed io gli ho inoltrato venti minuti prima è sbagliato. Stiamo aspettando quella copia da giorni, dopo tanti solleciti infine il notaio ci manda la copia, ma di un altro atto. Copia che ho già inoltrato a mezzo mondo perchè nella fretta MAI mi sarei aspettato che un notaio si sarebbe sbagliato così brutalmente.
Nel frattempo i miei congiunti non hanno capito che erano in diretta con l’Italia, e ben mi guardo dar fornire spiegazioni e dettagli sul collegamento suono e video ancora in corso. Mi risiedo alla scrivania, mi rimetto gli auricolari ed inizio a commentare la telefonata. Intanto però Miriam è andata in bagno, si è messa l’accappatoio e, smoccolando per il freddo e per la neve, mi arriva alle spalle e mi chiede “Stai lavorando ?” guardando il monitor. Ed a quel punto si vede nel ritaglio di schermo che – nel collegamento di skype – compare in un angolo e riconosce l’avvocato che mi guarda serio da Milano. Risata generale. Per fortuna è una persona che conosco da tanto tempo e c’è una buona confidenza.
Skype è fantastico, ma in un ristretto ambiente domestico forse la collocazione della webcam nel mio caso non è ideale. Forse dovrei chiudermi a chiave in uno sgabuzzino.
Altro argomento.
Solo una foto meno che mediocre; le foglie ancora verdi degli alberi prima sono state strapazzate per bene da un uragano, poi strappate dalla neve. Insomma ne hanno subite di tutti i colori. Se io fossi nell’albero, la prossima stagione mi faccio furbo e il primo settembre ho tutte le foglie gialle, il 15 sono spoglio.
… New York con la neve è bellissima, ed è abituata a queste nor’easter ossia perturbazioni con una genesi specifica che portano neve sulla costa est degli USA. E’ che una settimana fa è venuto un uragano, non per modo di dire. Il parco è chiuso per precauzione, ma in questa foto si vede in lontananza.
E questo è il segno che testimonia il cimento necessario per fare la foto medesima.
Una settimana dopo un ciclone tropicale, in certe zone del New Jersey, New York e New England, questa notte il vento soffierà a 50 nodi e cadranno oltre 30 centimetri di neve. Domani pomeriggio spunterà il sole e tra 48 ore ci saranno 20 gradi. Tutto normale ? Qui sono molto cauti, ma per gli addetti ai lavori questa meridianizzazione del clima è uno degli effetti della aumentata energia in gioco, o meglio, dell’aumentata temperatura media dell’atmosfera che circonda il pianeta.
Frega qualcosa a qualcuno ? No, fanculo.
(sezione Esticazzi) Sono andato nel Village per incontrare una persona, questo era il tempo, la mia faccia è spaventosamente da culo ma intanto nessuno paga per vederla.
Per combattere il freddo ci siamo infilati in un ristorante/bar specializzato in cioccolato. La qualità è formidabile.
E ci siamo bevuti una cioccolata calda con la panna che era strepitosa. Una annotazione, era definita come “Thick Italian Hot Chocolate”. Anche in questo caso, la roba buona per essere più buona deve avere una denominazione che riguarda l’Italia.
Non è sbagliato a pensarci bene.
Chi ha mai affrontato il viaggio per andare in svizzera ed ha avuto l’ardire di chiedere in un bar una cioccolata calda si sarà trovato un bicchiere di latte caldo ed una bustina di cioccolato in polvere. Avvilente; ma come sarebbe, la svizzera è la patria della cioccolata, io passo la dogana pregustando una tazza di cioccolato fuso ed invece mi danno una sciacquatura di piatti. Terribili svizzeri, meno male che hanno la fonduta e la raclette, la tete de moines ed altre robe buone a base di formaggio altrimenti la loro presenza al mondo sarebbe assolutamente inutile.
Annotazione elettorale.
Obama ha vinto, Romney ha perso.
Obama ha fatto i complimenti a Romney e lo ha ringraziato per la correttezza, avvisandolo che il suo apporto sarà indispensabile e che tutti al Congresso dovremo fare compromessi perchè tutti vogliamo fare il bene per il paese, anche se ci separa il modo con cui vogliamo raggiungerlo.
Romney ha fatto i complimenti a Obama, gli ha augurato ogni bene a lui ed alla sua famiglia, gli ha augurato di fare un buon lavoro perchè l’America ha bisogno di un presidente bravo e tenace.
Io non sono un americanista e conosco bene i limiti dell’American way, tuttavia, quando sento queste cose e penso ai nostri amministratori italiani:
Vorrei sparissero, in qualche modo vorrei che non si facessero più vedere, che se ne andassero. E, contrariamente a quanto mi è stato insegnato, sarei disposto a tollerare se la loro sparizione fosse coatta, forzata e, se necessario, operata con risolutezza. Non auspico violenza fisica, ma non farei troppe storie se qualcuno dei nostri politici da fogna ne uscisse con due occhi neri, o una gamba rotta, o la testa insomma. Mi rendo conto che, molto probabilmente, chi fosse chiamato a sostituirli sarebbe uguale o forse peggio, perchè il problema non è chi viene eletto, ma chi lo vota. Insomma, fanculo anche a voi, compatrioti del cazzo.
Torno alla neve, che è meglio. La neve continua a cadere, dicono cadrà fino alla mezzanotte e poi il tutto inizierà a muoversi verso nord est e domani potrebbe essere una bella giornata.
E questa la situazione sul widget del mio PC.
Pur avendo seguito abbastanza da vicino la campagna elettorale ed i candidati USA, la mia comprensione dei meccanismi è prossima allo zero. Però Romney secondo me era davvero una persona mediocre, sono contento che abbia vinto Obama per vari motivi che ne ho per l’acciuga di elencare.
Ieri sera al Rockefeller Center in Midtown Manhattan New York c’era una gran folla e l’elezione è diventata un grande spettacolo all’aperto. Inutile raccontare emozioni epidermiche e sensazioni, meglio una foto.
Ne ho nascosto uno sotto il comodino a fianco del letto dove dorme mia suocera.
Ah, ne ho messo un altro sotto il comodino di Miriam.
Vediamo cosa succede quando vanno a dormire.
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Mia suocera ha sentito durante la notte una voce che sussurrava qualcosa ma ha pensato che venisse dal calorifero e dunque originasse dai fondi del palazzo attraverso i tubi. Una logica inafferrabile ma solida. Ha pensato di venirmelo a dire ma poi ha scelto di aspettare la mattina. La voce sussurra in modo sinistro ” Hey can your hear me”.
Miriam invece questa notte ha sentito ripetutamente un altro rumore, una specie di stridulo gracchiare prodotto dal minuscolo apparecchietto ed ha pensato che:
Stamattina era molto preoccupata ed ha immaginato che potesse essere uno scherzo, ma io ho negato attribuendo la natura del rumore a qualche fenomeno elettrico strano e potenzialmente pericoloso e dunque preoccupandola ancora di più.
Più tardi però era li mentre nelle vicinanze “hey can you hear me” e salito dal comodino e Miriam ha cacciato un urlo ed ha puntato il dito accusatore verso di me, a quel punto ho dovuto ammettere la natura dell’oggetto e dello scherzo.
… abbiamo dei cari amici che con molta forma ci chiedono talvolta di far loro la cortesia, sempre se possibile, di comprare qualcosa per loro, i loro congiunti ed amici. Come questa richiesta.
Da: Xxx (è il suo vero nome). Cari Stefano e Miriam, se e solo se avete tempo, potreste andare da Uniqlo e comprare: 1 WOMEN PREMIUM DOWN ULTRA LIGHT COAT. Color black or dark brown – size XS (per mia madre). Color brown – size M (per Yyy, nome di fantasia )
1 WOMEN PREMIUM DOWN ULTRA LIGHT JACKET. Color yellow or green – size XS (per me)
Un grosso abbraccio. Grazie. f.to Xxx
Da: Stefano. Ricapitoliamo, tu sai che noi ormai viaggiamo con delle microvalige, sono sempre strapiene, pertanto i giacconi di piumino richiedono una certa strategia di trasporto. Il tuo viene venduto ripiegato e compresso in una piccola sacca e dunque Miriam lo può trasportare addosso, come ovulo che oltretutto le tiene calda tutta la zona. E questo è risolto. Quello di tua madre invece è talmente enorme che non può essere venduto a guisa da poter subire analogo trattamento, l’equivalente ovulo non sarebbe inferiore come dimensioni allo Zeppelin Hinderburg
E siccome non posso chiedere a mia suocera di nasconderlo in analogo modo, scusa ma io non me la sento di fare come certi trafficanti di droga, il viaggio dura 8 ore e poi c’è anche l’autobus. E l’ultima volta che l’ho fatto per un amico, il timone mi ha graffiato tutto e fatto bruciare il … per una settimana. Forse possiamo tenerlo gonfio e far finta di nulla al check-in, ma se non passa dal metal detector è un grosso problema. Quello della Yyy è fuori discussione. Ha un motore fuoribordo e quello di certo me lo farebbero smontare al controllo passaporti. Come regalo ci sarebbero, in alternativa, dei cerotti di piumino della Uniqlo che ti fanno guarire e ti tengono al caldo la ferita. Oppure non potresti pensare ad una Statua della Libertà nella boccia con la neve, se proprio devi regalarle qualcosa. Fammi sapere. Stefano
Da: Xxx. OK stefano fate come potete. Siete sicuri che il modello con cappuccio non venga incapsulato? Www (il nome di battesimo del compagno di Xxx) me lo aveva portato confezionato a guisa di preservativo.
Da: Stefano. Sul sito web non sembra che sia venduto incapsulato, o forse la capsula era talmente grande che non ci stava nella foto. Con o senza serbatoio ? Baci. Stefano.
Da: Stefano. Miriam è andata da Uniqlo. Ha trovato il tuo piumino ma di un colore leggermente diverso. E’ sempre giallo, ma un giallo che sa di organico, indefinibile. Spero ti piaccia. Ora che ci penso, pur non avendo mai visto da vicino la cosa, il colore credo sia simile a quelle perdite femminili di cui parlano spesso in televisione, quelle che poi causano anche un fastidioso prurito, la solitudine sentimentale e la fine di ogni opportunità professionale come ballerina di lap-dance, a meno che nel locale non sia d’uso lanciarsi palloncini pieni di maionese andata a male.
Insomma, per non farti passare una settimana in ambasce, mi sono fotografato. Ovviamente non sono riuscito ad indossarlo, la mia pancia non me lo avrebbe permesso.
Miriam nel negozio ha dovuto lottare perchè era uno degli ultimi rimasti. Ah, ha anche preso quello per tua madre. Nero come da istruzioni, però quello in tinta unita era finito, allora ne ha preso uno che sulla schiena ha un grosso logo allegorico, mi sembra simile a quello del gruppo rock “twisted sisters” che è sempre di moda e che sono certo tua madre sfoggerà orgogliosa; mi sembra sia un teschio argentato dal quale esce un lampo che uccide una capretta che sta cadendo in una macchina pasta-matic industriale. Ci sentiamo presto.
Ano. Ero seduto su una panchina nel parco in un vialetto, arriva un signore con un cane, taglia medio/piccola, pelo lungo chiaro, non so bene che cosa fosse di preciso, voglio dire era un cane ma non so di che modello. La coppia mi supera e poco dopo il cane si blocca e si mette nella classica posizione del cane che caga. C’è per caso una posizione più specifica, riconoscibile a centinaia di metri, inequivocabile di quella del cane che caga? Secondo me no, postura analoga a quella del cane che ingroppa un altro cane. Insomma, non esattamente la stessa, ma tremendamente simile. Qualche attimo di attesa e poi avviene quanto ci si attendeva. Una certa dose del prodotto però invece di concludere la propria caduta regolarmente, rimane invischiato nel pelo del cane, stante la consistenza non particolarmente solita della deiezione.
Il signore estrae il sacchetto di plastica e cerca di raccogliere alla meno peggio il deposito che era finito al suolo. Bisogna voler molto bene ai cani per raccogliere quella roba molliccia, senza toccarla, ma immagino che con la mano quel signore ne stia apprezzando anche il calore, mentre l’odore si espande ed arriva anche alle mie narici.
Il signore, con il suo tiepido ricordo in mano, si allontana cercando un cestino dei rifiuti. Non sembra però accorgersi del pasticcio ancora commisto con il pelo del botolo. Mi domando quando sarà arrivato a casa ed il suo cane si strofinerà il sedere sul tappeto, che spettacolo.
A me piacciono i cani, ma hanno quel difetto di avere un tubo digerente, esasperato dalla presenza di un folto pelo tutto attorno al buco finale. Non dovrebbero rasarli ? Non sarebbe meglio far loro una bella tricotomia a forma di ovale che include le zampe posteriori ? Perchè mi rendo conto che un cane senza ano non potrebbe esistere, o quantomeno sarebbe troppo grasso e di cattivo umore. Ma come si fa a mettere insieme l’igiene con la presenza di un contorno ano peloso ? Inoltre, lo dico dopo attente osservazioni, il piano all’interno del quale è racchiuso l’ano del cane non è perfettamente orizzontale al momento del rilascio. Se così fosse il problema sarebbe molto ridotto. Ma quando il cane si mette nella caratteristica posizione, il piano è tendenzialmente verticale o solo leggermente inclinato con un angolo negativo, dunque e facile che ci sia un contatto ed una frizione tra la deiezione e la superficie del culo del cane. Vorrei poter fare dei disegni, ma in questo momento non mi sento. Infine, quante volte si vede il cagnetto che fa la pipì e poi immerge le zampe nella risultante pozzanghera, felice ? Vogliamo togliere anche la vescica ? Oppure innescare permanentemente al cane una sorta di cannuccia flessibile o una cannula di plastica che veicola l’urina ad almeno un metro di distanza dalla bestiola ?
Comunque sia, ero al parco e molti corridori della mancata maratona di NY si sono istintivamente raccolti qui per farsi almeno un corsetta in questa splendida giornata autunnale, 5 gradi aria secca e sole.
I venti che spingono i fronti freddi che arrivano dal Canada scaricano l’umidità sul versante occidentale degli Appalachians ed arrivano a New York limpidi e puliti. Uno dei vantaggi di vivere avendo un intero continente sopravento insieme ad una modesta catena montuosa.
Quando dico aria limpida intendo dire questo:
Altro Argomento.
Ho moglie e suocera estremamente freddolose. In questi giorni che fa freddo ed andiamo spesso a pranzo in qualche locale, ho potuto caratterizzare la loro presenza. Intanto ho notato che sono spessissimo le due persone vestite con indumenti più pesanti di tutti gli avventori. Pesanti e voluminosi; quando entrano nel locale gli effetti sono quelli dell’esplosione di due air-bag; gli altri clienti fanno dei gesti chiari che indicano che si sono loro tappate le orecchie per lo sbalzo di pressione all’interno del locale.
Avanzano tra i tavolini con questi enormi piumini triplo strato con pellicciotto e rinforzi in juta abbattendo bicchieri, trascinando a terra posate degli altri avventori perchè nel frattempo hanno iniziato a spogliarsi altrimenti rischiano di morire di ipertermia.
Arrivati al tavolo, la procedura di svestimento deve perfezionarsi e dunque le signore si tolgono, seminando il panico nei tavoli confinanti, l’equivalente di un materasso di lana matrimoniale a testa più golf, golfini, pullover, sciarpe, pashmine, cappelli, guanti.
Ecco perchè serve una sedia in più al tavolo, per posare tutti gli indumenti che se messi insieme terrebbero al caldo tutti i giocatori di una squadra di pallacanestro che attraversano il Polo Nord in slitta.
Finito il pasto, io scappo e le aspetto fuori mentre iniziano la procedura di vestizione, sempre roteando i piumini tra l’ansia di camerieri edegli occupanti dei tavoli vicini.