Maxiscooter e problemi correlati…

… di fronte alla finestra del mio nuovo ufficio c’è un cortile carrabile. Silenzioso, a parte alcuni momenti specifici. Per esempio c’è un individuo con il casco di moda che guida un maxiscooter al quale ha cambiato la marmitta mettendone una che fa una baccano infernale. Questo nulla riverstito di scroto non ha 15 anni, ne ha molti di più. Eppure nella sua mente rudimentale ha deciso di sostituire la marmitta originale con una che probabilmente accresce la sua autostima, supplisce alla mancanza di una base emotiva consolidata, compensa qualche deficit che lo caratterizza.

Sale sul suo maxiscooter 800 di cilindrata e lo accende facendo vibrare i vetri della mia finestra e poi immagino giri per la città riempendo il vuoto ronzio, unico segno della sua attività cerebrale, con questo rumore del cazzo. Ma questi vigili non dovrebbero, tra le varie funzioni che sono loro attribuite,  verificare anche la rumorosità degli impianti di scarico dei veicoli a motore?

Per non parlare degli stronzi con i “motard“. Per fortuna sono moto talmente stupide che credo la moda stia lentamente finendo. Non diminuiscono gli stupidi, ma le mode stupide cambiano e spero che a quella delle “motard” ne subentri una più silenziosa, come mettersi nel culo della colla da falegname e sedersi sul sagrato di una chiesa, ad esempio.

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Argomento: gatti.

Per me che amo i gatti ecco una storia vera, banale ma vera.

Premessa; mi moglie è allergica ai gatti. Quando la nostra adorata gatta era morta, la sua asma ed i continui raffreddori erano quasi completamente cessati.  Un nuovo gattino avrebbe ripresentato i problemi di prima.  Avevo dunque proposto a Miriam di farsi desensibilizzare il naso come si fa per un dente. Non è una operazione difficile, anzi è molto diffusa e solo raramente il naso va in necrosi e deve essere amputato. Per il resto non senti più gli odori ma sei libera dalle allergie. Mia moglie però non voleva; è tipico delle donne opporre inconsistenti ragioni per sottrarsi a piccole scelte. Tutti sanno che il naso è poco importante ma lei non ne voleva proprio sapere anche se le assicuravo che avrebbe sempre potuto mettersi le dita nelle narici, farsi il piercing ed attaccarsi il naso finto da clown per andare in farmacia. Di fronte al suo rifiuto, avevo valutato come narcotizzare mia moglie nel sonno e portarla in una clinica dove, nottetempo, le avrebbero desensibilizzato il naso. Per farle una sorpresa al suo risveglio, oltre al naso insensibile le avrei anche fatto trovare una quarta di reggiseno, le guance più alte di un paio di centimetri, il labbro superiore gonfiato a 2.1 atmosfere, quello inferiore a 1.8 (come nella Vespa 125) ed infine le sopraciglia praticamente indistinguibili dall’attaccatura dei capelli. Una vera Top Model.

Poi ho desistito, troppo complicato far entrare mia moglie narcotizzata nel taxi, dunque non abbiamo più gatti. E mi mancano, mi manca un gatto in casa, i miei nonni tutti e poi i miei genitori hanno sempre avuto gatti. Mio padre detestava i gatti, ma questo è un altro discorso.

Insomma, tutta questa menata perchè in una famiglia di cari, carissimi amici, il primo gatto era arrivato più o meno ai tempi in cui lo avevo preso anch’io. I due mici si erano incontrati spesso e, il caso vuole,  anche le rispettive morti non erano state troppo distanti l’una dall’altra. Nessuno di loro è allergico, oppure sono tutti nati senza naso e quello che si vede è di gomma. Fatto sta che a qualche anno dalla morte del loro Pipotti, adesso è arrivato Tippete. Sono molto contento per loro, non vedo l’ora di vederlo. Mi hanno mandato alcune foto ed io, abusivamente e senza il loro espresso consenso, la metto qui. E’ proprio un bel gattino.

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Mele e pere.

Nel FDT (fazzoletto di terra) di Basaluzzo non ho piantato alberi da frutta. Ci sono però alcuni alberi di pere, mele e prugne messi a dimora chissà quanto tempo fa ed emersi dai rovi durante la Grande Pulizia del Bosco.  Sono frutta di qualità ormai in disuso. Non sono le grandi mele dei supermermercati perfette, senza un graffio, della stessa dimensione, colore, sapore.

Mi annoto queste righe a mio uso esclusivo. Se per sbaglio qualcuno legge, sappia che l’argomento non è interessante per nulla, sono fatti miei banali, noiosi e irrilevanti.

I nostri alberi da frutta sono vecchi, contorti, la loro produzione varia di anno in anno a seconda di quanto piove, di quanti insetti li impollinano, del vento che tira, se mi sono ricordato di potarli l’inverno prima e se ho azzeccato la potatura. Sono pieni di malattie, le foglie si contorcono e avizziscono, parassiti si nutrono del tronco, delle foglie e dei fiori. E poi ci sono i calabroni, le mosche e tutti gli insetti del Creato che aspettano che i frutti inizino ad essere maturi per poi colonizzarli e mangiarseli.

Ciò nonostante, a Settembre facendo una accurata ricerca in terra e sugli alberi un po’ di raccolto si può fare. Sono specie dure come le pietre ma mia suocera è una stimatrice del genere; le mangia! Non riesce a mangiarle tal quali, ma cotte diventano buone. Così la mattina presto – prima che arrivino i calabroni – va in cerca delle poche pere e mele risparmiate dalle avversità e le raccoglie.

La settimana scorsa la Carla ha fatto su un modesto mucchietto di questi sanpietrini vegetali ma se li è dimenticati in cucina. Ieri li ho integrati con alcuni altri colà raccolti e li ho portati in città.

Il commento di Miriam è stato: “Mia madre è stata particolarmente insistente sulle qualità di queste specifiche pere e mele, che a me non piacciono, le ha raccolte con grande enfasi e poi se le è dimenticate. Se tu vuoi portargliele fa’ pure, ma per quanto mi concerne, io lascierei perdere.”  Anzi no, in realtà testualmente da detto ” … ha tanto rotto i coglioni con le sue cazzo di mele e poi se le è dimenticate; altro che portargliele, io gliele ficcherei su per il culo”.

Il rapporto tra mia moglie e sua madre è molto articolato e comprende alti e bassi. Comunque oggi porto alla Carla mele e pere che immagino preferirà far bollire e poi mangiare. In effetti sono buone, non hanno mai visto l’ombra di pesticidi, insetticidi, fertilizzanti anche se, cascando inavvertitamente in cucina,  potrebbero scheggiare il pavimento.

Non sono forse bellissime da vedersi, ma sono naturali e, dopo una accurata gestione della consistenza, buone da mangiarsi.

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Wind Chimes 3.0…

Non so come si chiamano in cinese, tibetano o italiano,  li conosco con la dizione inglese perchè sulla scatola c’è scritto così. Sono ovviamente fatti in Cina,  la scritta sul legnetto in caratteri vuol dire più o meno “o tu viaggiatore ma come mai volgi lo sguardo in questa direzione?” (che cazzo guardi?)

La versione originale (Rel 1.0) aveva uno spaghetto che è durato un anno, poi l’insieme ha cominciato a cadere a pezzi. Allora ho comperato un gomitolo di spago in plastica (Rel 2.0) che è durata un mese e poi ha cominciato a sbriciolarsi.

Adesso c’è installata la Rel 3.0 con filo da pesca. Speriamo duri.

Mentre facevo l’upload della struttura al ramo di questo Cedro Piemontese, dalla radio usciva una canzone di carmen Consoli. I testi sono orrendi, tipo:

  • “lo spazio interdentale della mia anima
  • si allarga molto più rapidamente delle mie ambiguità
  • imparuite di fronte ad un corpo cavernoso
  • che oscura il cielo
  • ed alza un polverone emotivo”

Ma oltre ai testi, la sua voce è la cosa peggiore. Sembra che registri la canzone con un grosso eccentrico infilato su per il sedere che trasmette al corpo intero una vibrazione che manda le corde vocali in risonanza. Per punizione, Sanremo for ever. Invece la brezza muove il wind chimes producendo una soave melodia che rilassa, non fa venire mal di testa e non trasmette il “trichomonas”.

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Mattina d’autunno

Eccola qui; freschino ma nulla di particolare, umidità relativa bassissima, qualche nuvola alta e stirata dai venti in quota.

 

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Iphone5…

… on the CNN website there’s the news about the release of the Iphone5. Below, readers’ comments. Want to save this collection of hilarious posts!

 

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Superare i contenitori per la raccolta differenziata sulla destra…

… si può o non si può ? Perchè uno di questi stava viaggiando in mezzo alla strada questa sera mentre ero sulla via di casa, nel centro città, nella mia stessa direzione. Non era solo; c’erano un paio di cassette della frutta ed un ramo, più altra roba non identificabile a mezza altezza. Poi il vento è improvvisamente crollato ed il tutto si è fermato, come congelato. Ho dovuto superare il cassonetto schivandolo sulla destra per non centrarlo, dietro di me ho visto nello specchietto retrovisore una scena da inseguimento con auto e moto che cercavano di evitarlo passandolo da entrambe le parti. Insomma, credo sia venuta un piccola folata di vento, forse una trombetta d’aria, un water sprout venuto dal mare, perchè dopo meno di trenta secondi dopo le fronde degli alberi erano immobili.

E con questo (per la serie e sai che cazzomifrega) stacco.

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Guerra chimica…

… Laroxil, Lexotan, Anseren, Fluoxeren, Carbolitium, Noritren, Depakim, Nardil, Synedil, Anafranil, Manerix, Monoclamin, Prozac, Fluoxetina, Stilnox.

Queste le armi impiegate. La guerra iniziò nel maggio del 1990, avevo 29 anni. A fine Febbraio 1994, nel pieno della battaglia, io consumavo:

  • Al mattino; 1 Carbolitium, 1/3 Trittico, 1/2 Depakim.
  • A mezzogiorno; 1/3 Trittico
  • A sera; 1 Carbolitium, 1 Trittico, 1/2 Depakim, 1 Nardil.

La fase più intensa del combattimento durò fino al Dicembre 1994. Poi il mio nemico  iniziò a perdere terreno, fu l’inizio dell’armistizio tra me e la mia depressione. Per inciso, avrei dovuto iniziare le ostilità chimiche quindici anni prima; il processo di acquisizione della consapevolezza che ero afflitto da una patologia comportamentale è stato lungo e doloroso, contrastato da retaggi culturali sbagliati miei e del mio ambiente sociale. Mi sono limitato per anni a sedute analitiche costose ed utili come lo è farsi irrigare il Colon con la mentuccia.

La mia guerra non è  finita e non finirà. Adesso mi limito ad una pastiglietta al giorno, una dose pediatrica che è come una sorta di  avvertimento al nemico; guarda che io ti tengo sotto controllo, sono sempre in DEFCON 1 ma posso alzare in un istante. Ed ogni tanto in effetti devo avere qualche reazione un poco più determinata.

Ho trovato in un cassetto un foglio a quadretti con segnato il nome delle medicine, accuratamente aggiornato ogni qualvolta si dovevano cambiare i dosaggi o la composizione della terapia. Non solo ero/sono depresso, ma sono anche maniaco compulsivo. Ci furono momenti in cui pensavo che se mi fosse stato aggiunto un qualsiasi componente chimico sarei esploso. Oppure mi sarei trasformato in qualcosa tipo The Incredible Hulk, solo senza i suoi muscoli, con un bel po’ di pancia addominale e forse più peloso, non adatto dunque per parti cinematografiche. Mi sono limitato a somatizzare il somatizzabile tramutando lo stress in un potente riflusso gastroesofageo che ho dovuto risolvere (male) con un interventino chirurgico. Intasamento da disfagia contro depressione. Bene così.

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“Baking For Good”

One late evening I was slumbering in front of the TV watching NY1 and came across the “New Yorker of the week”. It was December 2010 and there was the story of Emily Dubner and her “Baking For Good“. Here’s that report: NYer Of The Week. (sorry, you’ve got to register to Time Warner Cable to see the actual clip) or you can watch this youtubething.

I had an idea and got in touch with BFG sometime on January 2011, but had no answer. Next April I was again in NY so I contacted once more BFG, this time I delivered a paper star to them, offering to teach them the skill, and Emily replied. We met for the first time together with her business partners at a Starbuck on 2nd and 80 something in Manhattan. That’s how the story went after. And this is the abstact on Emily’s Blog: Seeing Stars.

For the “passing on the skill session” we met at Eli’s bar on Third and 80th. Emily is the first person I was able to show and teach this little thing to. (ok, this is poor English, deal with it)

Now she knows and maybe the Star will really become a tradition for someone else. My mission is accomplished.

Back to the core business,  I “exported” from NY to Genoa a big box containing a selection of cookies from BFG and shared with friends. They all loved them.

By the way, this is a rare picture of a Christmas Tree as our family tradition wants.

This in particular was Christmas 2005, was decorated with white paper stars, some made by myself, but many of them are actually my mother’s hand made stars.

When she passed away, my two brothers and I shared her paper stars, but I am the only in the family who still know how to craft them.

PS. My bros suck at this.

 

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In merito alla Righicam 3 – Centro…

… che continua a sfuocarsi. Ho rifatto l’upload del sistema operativo, di nuovo ed in italiano questa volta. In realtà è sempre scritto in inglese (?) l’immagine dopo il reboot era sempre sfuocata e dunque credo che l’operazione non sia servita a niente. Temo non sia un problema di software, peccato.

Non scherziamo! Fosse così sarebbe come non averla.

 

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