Nel FDT (fazzoletto di terra) di Basaluzzo non ho piantato alberi da frutta. Ci sono però alcuni alberi di pere, mele e prugne messi a dimora chissà quanto tempo fa ed emersi dai rovi durante la Grande Pulizia del Bosco. Sono frutta di qualità ormai in disuso. Non sono le grandi mele dei supermermercati perfette, senza un graffio, della stessa dimensione, colore, sapore.
Mi annoto queste righe a mio uso esclusivo. Se per sbaglio qualcuno legge, sappia che l’argomento non è interessante per nulla, sono fatti miei banali, noiosi e irrilevanti.
I nostri alberi da frutta sono vecchi, contorti, la loro produzione varia di anno in anno a seconda di quanto piove, di quanti insetti li impollinano, del vento che tira, se mi sono ricordato di potarli l’inverno prima e se ho azzeccato la potatura. Sono pieni di malattie, le foglie si contorcono e avizziscono, parassiti si nutrono del tronco, delle foglie e dei fiori. E poi ci sono i calabroni, le mosche e tutti gli insetti del Creato che aspettano che i frutti inizino ad essere maturi per poi colonizzarli e mangiarseli.
Ciò nonostante, a Settembre facendo una accurata ricerca in terra e sugli alberi un po’ di raccolto si può fare. Sono specie dure come le pietre ma mia suocera è una stimatrice del genere; le mangia! Non riesce a mangiarle tal quali, ma cotte diventano buone. Così la mattina presto – prima che arrivino i calabroni – va in cerca delle poche pere e mele risparmiate dalle avversità e le raccoglie.
La settimana scorsa la Carla ha fatto su un modesto mucchietto di questi sanpietrini vegetali ma se li è dimenticati in cucina. Ieri li ho integrati con alcuni altri colà raccolti e li ho portati in città.
Il commento di Miriam è stato: “Mia madre è stata particolarmente insistente sulle qualità di queste specifiche pere e mele, che a me non piacciono, le ha raccolte con grande enfasi e poi se le è dimenticate. Se tu vuoi portargliele fa’ pure, ma per quanto mi concerne, io lascierei perdere.” Anzi no, in realtà testualmente da detto ” … ha tanto rotto i coglioni con le sue cazzo di mele e poi se le è dimenticate; altro che portargliele, io gliele ficcherei su per il culo”.
Il rapporto tra mia moglie e sua madre è molto articolato e comprende alti e bassi. Comunque oggi porto alla Carla mele e pere che immagino preferirà far bollire e poi mangiare. In effetti sono buone, non hanno mai visto l’ombra di pesticidi, insetticidi, fertilizzanti anche se, cascando inavvertitamente in cucina, potrebbero scheggiare il pavimento.
