Nei quartieri belli.

Un mio cugino che vive a Roma ha sposato, una quarantina di anni fa, una splendida ragazza di New York, oggi una affascinante donna. Mi ha dato l’indirizzo di dove viveva da bambina, e sono andato a curiosare.

L'incrocio Nord-Est tra Park e 81.

L’incrocio Nord-Est tra Park e 81.

Park Avenue at 81st street è un indirizzo prestigioso, anzi di più. Ho fatto alcune foto dall’esterno e poi ho bussato al portone, mi ha aperto un portiere vestito come un generale di corpo d’armata dell’esercito prussiano con vicino un semplice ufficiale. I portieri dei condomini vestono in modo pomposo all’inverso della distanza dal Central Park. Sulla Fifth (adiacente al Parco) sembrano degli ambasciatori in visita ufficiale, sulla Park (che non è a fianco del parco nonostante il nome) sono dei semplici alto ufficiali, poi si passa alla giacca e cravatta e dunque a maglie e girocolli. Non credo di aver mai visto un portiere sulla York (a fianco dell’East River, opposto al Parco) ma potrebbe essere vestito in canottiera e pantaloni alla zuava, con l’indirizzo del condominio tatuato su una chiappa.

Alla mia richiesta di poter scattare qualche foto mi hanno risposto che l’amministratore non lo consente, dunque nisba. Mi sono sentito un umilissimo bovino che prova a fare una foto a casa dei veri ricchi ma viene respinto con sdegno e deve ritirarsi in buon ordine.

Nota: voglio anch’io Darth Vader come portinaio al Righi. Non ho il portiere ma adesso lo voglio ed anche armato con un fucile M4.

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Il dito pollice.

Mi sono accorto che è più importante di quello che pensavo. Nella costa est degli Stati Uniti l’aragosta costa più o meno come il pollo. Dunque ogni tanto si può mangiare aragosta senza venir colti da quel senso di colpa tipico di quando si ha la sensazione di sprecare i soldi.

Tante, un vero genocidio.

Tante, un vero genocidio.

Dalle parti della costa est USA è sbagliato pensare che solo un reddito abbondante possa concedere al bovino umanoide di mangiare aragosta. Qui ci sono gli allevamenti e le catene di fast food che servono aragosta. Se io volessi vantarmi dicendo “figa, quando sono a New York mangio aragosta” è come se dicessi “tette, quando sono a Basaluzzo mangio pollo bollito”. Bisogna, certo, prendere la metropolitana ed andare a far spesa in un mercato del pesce in una zona della città non tanto rinomata, altrimenti, soprattutto sotto Natale, i prezzi decollano. Alla fine, con l’equivalente di 20 Euro a testa ci si toglie la voglia di aragosta per un bel po’.

La bollitura dell’animale è una pratica che preferisco non fare perchè non sono dotato di una pentola abbastanza capiente da metterci una aragosta intera, non vorrei doverla cuocere metà per volta:  prima la immergo con la testa e poi quando la testa è cotta la inverto e la immergo con la coda ? Oppure la devo spezzare in due da viva e comprimerla dentro una pentola troppo piccola mentre questa povera bestia si agita. E poi l’odore di pesce che invaderebbe il quartiere, gli schizzi che arriverebbero fin sul soffitto e renderebbero la cucina un locale da sigillare con una colata di cemento come il reattore di Chernobyl. No; questi mercati hanno sistemi per cui l’uccisione si consuma in pochi istanti e spero senza agonia. Soffre di più un pesce preso all’amo, un tacchino che devo inseguire con la scimitarra in mano, tutti gli acari che schiaccio nel letto quando mi giro.

Dunque si compra l’aragosta già bollita, la si mette in forno per riscaldarla solo un pochino, si scalda il burro salato in modo che si sciolga dentro una scodellina ed il gioco è fatto. Insomma, non proprio, bisogna prima rompere le chele e la corazza per tirar fuori la carne. Ed è qui che mi faccio male. Le chele non solo sono dure, ma sono piene di spunzoni taglienti. Chi fa questo di mestiere ci mette pochi istanti senza subire danni. Io ci metto molto più tempo e mi riempo le mani di piccole lacerazioni e taglietti, tra cui uno nel pollice vicino all’unghia.

Disgustorama.

Disgustorama.

Ho dovuto mettermi un cerotto, anzi due perchè il punto del taglio lo impone. Non è una medicazione riuscita bene nonostante mio fratello sia ginecologo. Lui generalmente non mette cerotti alle pazienti, non che io sappia almeno. Non credo ci siano cerotti utilizzati in ginecologia, oh, magari sbaglio e di cerotti ad uso intimo ne sono piene le farmacie.

Un pollice incerottato non funziona sul tablet touch screen. Ci sarà una app che riconosce il cerotto e, sospettando qualcosa di losco, non consente la digitazione. Quando si ha una mano totalmente impegnata in altre faccende e si ha solo il pollice per rispondere ad una chiamata, non si riesce a rispondere. Ho scoperto che la superficie del touch screen sente quel minimo di umidità e calore che non può mancare in tutte le dita sane. Forse avrei potuto usare il mio simil dito centrale, che oltre ad essere senza unghia, potrebbe avere le caratteristiche che il table riconoscerebbe. Tutto sommato sono felice di non aver provato. Bisognava che il cerotto fosse leggermente umido. Come inumidire un cerotto ? Mettendosi il dito in bocca. Ma è antigienico. Dove trovare altra umidità a portata di mano ? Nel NASO, ma il pollice è troppo grande e la narice troppo piccola. Allora si può tentare poco sotto l’osso sacro. C’è però il rischio che, costretto tra i glutei, il cerotto si sfili. Inoltre la mano diventa a quel punto socialmente inaccettabile, vietata la stretta ed anche il high five (che odio). Un buon compromesso credo potrebbe essere rappresentato dalle facilities offerte in tal senso del mondo femminile; c’è più spazio di manovra, il rischio che il cerotto si sfili è limitato, si può far finta di niente durante l’operazione, può anche essere divertente.  Certo, anche in questo ambito ci sono dei rischi sanitari, ma molto meno. Il tricomonas è inodore e l’humus tende a formare una pellicola resistente,  anticamente veniva usato come il bianco d’uovo, tranne per fare le omelettes. Bisogna però sinceramente dire che la collaborazione che si ottiene alla richiesta di contribuire all’umidificazione del dito incerottato è tutta da verificare. Ecco perchè alla fine mi sono tolto il cerotto, ho fatto prima.

Ieri sera siamo stati in un ristorante turco, una mia amica alla fine ha preso un dolce. La spiegazione data dalla cameriera sulla natura del dolce è stata quantomai approssimativa. Non era cattivo, una tavoletta grigiastra di consistenza indefinibile, anche il gusto lasciava trasparire elementi di difficile identificazione. Di nuovo interrogata sul soggetto, la cameriera ha ammesso che non aveva idea di cosa fosse, ma le ricordava quando si ruppe l’urna contenente le ceneri dello zio morto un anno prima. Ora, seriemente, amici turchi; non penserete davvero di entrare nella CEE se non volete dire come fate i vostri dolci, vero ?

Sticcazzimetro 1.5

Sticcazzimetro 1.5

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La situazione è grave ma non seria.

Premessa; non me ne frega un beato cazzo di esporre a terzi quello che penso della situazione italiana e tantomeno mi interessa sapere cosa chiunque possa pensare di quello che io penso. Non voglio discutere sulle mie idee, non possono che essere sbagliatissime perchè affondano le proprie radici nella mia profonda ignoranza sulle cose del mondo. Mi rivolgo ai 4 gatti che sfogliano queste pagine: sopportate questo inutile, errato, sciocco sfogo e passate oltre.

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Un amico mi ha mandato per conoscenza un comunicato emesso da un gruppo di persone che vorrebbero metter su una lista politica. Non conosco queste persone, o forse il nome di uno dei promotori mi dice qualcosa ma non saprei dove collocarlo. Il loro manifesto parla di valori che non posso che condividere, il tono è quello di chi pensa di poter rinnovare, far rinascere, far crescere questo paese, c’è tanto da fare, da costruire e così via. Non si è trattato di un messaggio elettorale mascherato da parte di questo mio amico, era solo per informazione visto che lui conosce uno dei promotori, lo ritiene una validissima persona. Ho ringraziato per avermi messo in copia; pur esprimendo perplessità sulla iniziativa, ho chiesto di poter essere messo al corrente qualora ci fosse altro materiale in merito.

Non sono stato sincero con il mio amico; in realtà sono convinto che l’unica eventuale strada da percorrere per cambiare radicalmente il destino di questo paese sia una guerra civile. Una vera guerra civile, con violenza diffusa, morti per le strade, decapitazione totale del parlamento e del governo. Punto. Ma una insurrezione, per avere successo, dovrebbe avere un comune denominatore, un collante ed una base emotiva tra i cittadini che si chiama amor patrio, che in Italia non c’è. Dunque non credo che in Italia ci sarà mai una rivolta popolare. E, nella sciagurata ed assolutamente irrealistica ipotesi che ci fosse, finiremmo dalla padella nella brace; non abbiamo un ricambio di classe politica che potrebbe insediarsi e governare in modo equilibrato, salterebbe fuori qualche capopolo di bassa lega sostenuto da delinquenti generici. Meglio di no.

Il nuovo, il diverso che avanza ? Non può esistere. O è l’ennesimo gruppetto di volti noti che cercano di riciclarsi inventando un sacco di frottole per ottenere consenso tra i cittadini,  oppure è populismo di bassissimo valore, con idee tra il confuso e l’idiota. No a questo, no a quello. Qualche slogan strillato da personaggi in cerca di notorietà. In definitiva secondo me ci resta, e ci teniamo,  una classe amministrativa e politica la cui maggioranza di individui consiste in delinquenti. Perchè secondo me chi ha un ruolo pubblico e non butta la propria anima nel lavoro per il bene comune è, seppur con diverse sfumature, un delinquente oppure uno stronzo, o entrambe le cose.

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Buon anno da Gas…

killgas

Lasciami andare e mi occupo personalmente di quel bambino che recita la poesia di Natale.

… mentre Carlo cerca di strozzarlo per impedirgli di uccidere qualcuno. Le fotografie successive sono più cruente. Si vede Gas che si volta di scatto infilando le unghie nella mano di Carlo, che è costretto a mollare la presa. A quel punto Gas, sentendosi libero, afferra un coltello da cucina e colpisce Carlo ad una spalla. Carlo afferra il fucile e spara ma prende Laura di striscio, che per difendersi prende il forno a microonde lanciandolo contro Carlo che lo schiva mentre Gas gli sta affondando le unghie nel collo provocandogli una lacerazione della giugulare. Ecco quello che succede bevendo troppo di quel liquido giallastro nel bicchiere. Bisognerebbe vietare la vendita e la consumazione di Champagne, solo un malato può investire così tante risorse nell’acquisto di una bevanda così raccapricciante. Poi succedono cose come la lite tra Gas, Laura e Carlo.

Lascia stare il mio naso.

Lascia stare il mio naso.

 

 

 

Comunque… i gatti sono bestiacce tremende: ecco uno stupido felino mentre cerca di strapparmi il naso. Meno male che sono riuscito ad impedirglielo, non credo che starei bene senza naso.

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Beh, buon anno.

Qui nel mio osservatorio ancora al buio sono le 7 di mattino del 1 gennaio dell’anno 2013. Alle 12:20 ero già a dormire. Ho aspettato la mezzanotte davanti alla televisione in pigiama con i denti già lavati come si faceva da bambini, “… e poi subito a letto!”. Intanto congiunti e amici erano nel Parco a vedere i fuochi artificiali, credo sia stato per loro un bello spettacolo; i fuochi che si riflettono nel lago e nei grattacieli val la pena di essere visto.

Io così me la sono passata benissimo. Sapere che le persone care stanno bene e si stanno divertendo ma nel frattempo essere nel tranquillo tepore seduto su un divano è proprio quanto di meglio posso chiedere.

Buon anno alle migliaia di lettori che da tutto il mondo visitano questo blog.

imma

Il seguente piccolo ma bel video telefonico è opera di Beppe (quello sbragato sulla sinistra)

 

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Un test multimediale.

Adesso provo ad inserire un breve file mp3:

77street

Sticcazzimetro 1.5

Sticcazzimetro 1.5

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Foto

Qualche brutta foto per ingannare il tempo, con annessa brutta spiegazione semmai ce ne fosse bisogno. Insomma sono affetto da una leggera influenzina e scatto foto a caso. Domani devo essere in piedi e dunque mi conservo.

AVVISO: il rating di queste foto è, in totale:

Sticcazzimetro 1.5

Sticcazzimetro 1.5

 

 

 

 

 

 

Nevicata stile "cacche di piccione" a NYC

Nevicata stile “cacche di piccione” a NYC

"Panni appesi". Non vuol dire un beato cazzo, so what?

“Panni appesi”. Non vuol dire un beato cazzo, so what?

 

Questo è un regalo per Gas!

Questo è un regalo per Gas!

 

 

 

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Bello avere amici (bis)

… che sono così affascinati dalla conversazione che si addormentano, adducendo scuse tipo il jet lag, la scadenza fiscale, l’autonomia della Cecenia. Eppure io sono una  persona così interessante, parlo di argomenti così interessanti.  Miriam aveva gli occhi aperti ma non ha alternative; se si addormenta mentre parlo viene chiusa a chiave nello sgabuzzino. Anna sembrava fosse stata colpita da un fulmine e Sofia era così da due ore. Antipatiche!

Comunque Anna si è guadagnata l’Annoy-a-tron nella borsa prima di andare via. Così impara.

Ritegno "zero" dopo la pizza.

Ritegno “zero” dopo la pizza.

O forse il Guacamole era troppo piccante ?

O forse il Guacamole era troppo piccante ?

 

 

In compenso Beppe mostrava assoluto interesse. La sua espressione tradiva quella partecipazione aperta ed amichevole che tutto il mondo ci invidia.

 

 

 

 

L'unica cosa che ci unisce è il CIBO.

L’unica cosa che ci unisce è il CIBO.

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Trashed

Questo è un termine anglosassone che può anche far riferimento a come una persona “A” getta metaforicamente nella spazzatura un’altra persona “B”.

In questo caso il gesto di “gettare nella spazzatura” vuol dire che A interrompe unilateralmente qualsivoglia rapporto con B in quanto B non serve più agli scopi di A.

Frequentemente A (dopo aver flambato B) andrà in giro a dire che B ha tenuto un comportamento negativo al punto che, alternativamente, B ha ripudiato A oppure A ha dovuto tagliare i ponti con B perchè B era diventato una minaccia. Spesso A dirà che B è una persona irriconoscente, o anche peggio.

CFDC

CfdC

In un caso specifico ho scoperto che, nel mio ruolo di B, condivido la medesima A con altre persone, alcune insospettabili. Insomma, questa A ha flambato tante persone, ma tante, al punto che si dovrebbe costituire un club (virtuale) di coloro che si sentono B e che riconoscono in A il proprio comun denominatore rottamatore.

Please, join in! Magari un giorno compilo uno statuto sociale.

 

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E anche questo Natale è andato.

La consuetudine contempla due riunioni famigliari, una a Genova il 24 sera ed una a Reggio Emilia il 25 a mezzogiorno.

Se non fossi disfagico e se potessi mangiare tutto quello che voglio sarebbe una doppietta micidiale, ma mi devo trattenere dunque esco abbastanza indenne dai potenziali bagordi alimentari.

Atterra dove vuoi, ma NON sui ravioli.

Atterra dove vuoi, ma NON sui ravioli.

Quand’ero giovane ed alla disperata ricerca della mia dimensione  o di qualsasi altro succedaneo di consapevolezza, insoddisfatto come ero, pativo tremendamente entrambe, per diverse ragioni. Quella genovese si svolge da almeno 50 anni nella stessa casa che mi ha visto nascere, dove ora vive mio fratello che quando si sposò cacciò me ed i nostri genitori  usando i gas lacrimogeni e poi cambiando le serrature. Tra quelle mura è andata in scena tutta la mia adolescenza disfunzionale; il Natale e quella gioia ed i regali e tutte le moine natalizie mi sembravano una enorme forzatura, ipocrisia, una forca caudina annuale alla quale era impossibile sottrarsi.

Invece oggi è l’unica occasione annuale per vedersi tutti; confrontare i figli ed i nipoti, vedere quanto sono cresciuti. Confrontare lo stato dei capelli, del punto vita e delle rughe. Vedere che tutto sommato la vita ha inferto colpi micidiali a caso ma siamo ancora un gruppo coeso. E’ da qualche anno che mi siedo a tavola. Perchè sedersi a tavola rappresenta il grado più alto della gerarchia. Prima si sedevano i nonni, poi i figli ed ora i nipoti che nel frattempo sono a loro volta diventati genitori ed a breve nonni. Io non sono genitore o nonno ma non è tanto la capacità di riprodursi che determina la possibilità di sedersi a tavola (mentre gli altri sono sulle sedie o sui letti o sui divani o dove capita). Io sono la prossima generazione che è sul trampolino di lancio.

Reggio Emilia mi pesava tremendamente per altri motivi; mio padre era una persona dalla qualità morali eccezionale, ma per contro era chiuso in se stesso, e silenzioso, e riservato, e misurato, e posato, e timoroso all’inverosimile in quanto lui stesso proveniva da una famiglia i cui meccanismi affettivi e le gerarchie emotive interne erano state, per usare un termine gentile, sensibilmente alterate. In più era genovese, dunque se uno è chiuso ed apparentemente ostile già di per se, se nato a Genova moltiplica la sua carica anti-sociale, anti affettuosa, anti felice per un fattore non inferiore a 10. I Reggiani sono l’opposto. E dunque i tristi e silenziosi Genovesi piombavano nell’allegria reggiana e ne venivano stravolti. La mia personale reazione giovanile era di difesa. Interpretavo l’entusiasmo e l’accoglienza fraterna dei miei consanguinei reggiani come un pericolo, come se portato da una popolazione aliena che ti droga con la sua amicizia surreale e poi di uccide, si nutre del tuo cevello e poi butta il tuo corpo in un pozzo.

Come potevano avere il mio stesso sangue ? C’era qualcosa di orribile e di diabiolico nella spaventosa differenza di animo tra loro e me. Loro erano vitali, intrapprendenti, spiritosi, amichevoli, simpatici. Noi eravamo Genovesi. In confronto ai Reggiani, a mio padre sembrava avessero cancellato il buon umore ed il senso dell’umorismo chirurgicamente. Io osservavo incredulo questa onda di amicizia e di consanguineità che mi avvolgeva, senza riuscire a entrarmi in circolo, neppure per sbaglio. L’esperienza reggiana era una giornata onirica che mi lasciava tanto indifferente quanto più i reggiani erano affettuosi nei miei confronti.

Invece sono davvero persone straordinarie, sinceramente affettuose ed ora so che condividiamo un po’ di sangue, anche se ho impiegato un po’ di tempo a capirlo, meglio tardi che mai.

E comunque anche questo Natale si avvia alla conclusione. Sono al computer scrivendo queste cazzate con Miriam che si sta addormentando davanti alla televisione dopo essersi de-benturpizzata.

Il grande Ben Turpin

Il grande Ben Turpin

Il genere femminile secondo me starebbe bene senza trucco, ma invece si “benturpizza” ovvero si disegna un contorno occhi che nell’immaginario donna si chiama trucco per diventare più belle, a me sembrano truccate come Ben Turpin. Dunque la sera, quando rimuovono il contorno occhi, si “de-benturpizzano”.

A quanti capita che la sera di Natale non si mangia perchè nelle 24 ore prima ci si è ingozzati come se non ci fosse domani ? Be, non è il mio caso e dunque è appena andata in scena la minestrina. La minestrina è quella con il dato da brodo e le puntine. Se non trovo le puntine della Barilla quando le cerco, divento una belva. Mi preparo la minestrina quando la sera ho quella sensazione di freddo e febbrina che prelude ad una qualche forma pseudo influenzale, che la minestrina combatte attivamente. Mia moglie quando mi vede preparami la minestrina intona sommessamente “Io Credo Risorgerò” perchè si intristisce.

Domani è Santo Stefano. Per tanti anni quand’ero bambino il 26 dicembre corrispondeva alla partenza per la montagna. Di tutta la famiglia tranne che mia perchè in montagna a Natale era troppo freddo per gli standard di quegli anni. E’ un miracolo che io sia sopravissuto a tante precauzioni.

Basta cazzate; buon Natale sincero ai 4 besughi che hanno tempo da perdere e leggeranno queste righe.

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