Senz’altro un bel taglio…

… di capelli e non solo. Miriam insiste perchè io vada dal parruchiere. Mentre va a far spese trova un parruchiere e mi telefona.

  • Miriam – ho trovato un parruchiere, è sulla 73ma tra la terza e la seconda, lo vedrai si chiama Aaron Emmanuel.
  • Io – benissimo, così esco con le treccine e magari mi circoncide anche.
  • Miriam – che cosa stai dicendo ?
  • Io – un parruchiere a New York che espone un nome come Aaron Emmanuel è sicuramente Ebreo Ortodosso.
  • Miriam – E allora ?
  • Io – Da un parrucchiere Ebreo Ortodosso ci vanno solo gli Ebrei Ortodossi, quelli vestiti di nero, con le treccine, la barba e tutto il resto.
  • Miriam – Ma figurati. E se ci vai cosa succede ?
  • Io – Non lo so ma è quantomeno inusuale, se non peggio, che un non E/O frequenti un qualcosa di E/O. Non so bene ma credo mi guarderebbero male, e poi non sono Kosher.
  • Miriam – E questo che c’entra ?
  • Io – Credo che il solo fatto che io mangi il salame e mangi altri alimenti non Kosher  impedisca al parrucchiere di tagliarmi i capelli, sennò le forbici perdono la caratteristica di Kosher insieme a tutto quello che tocco. Deve bruciare tutto.
  • Miriam – Stai inventando tutto.
  • Io – Nooo, è più o meno davvero così. Hanno il cibo e tutto il resto Kosher e guai se sgarrano, è una comunità chiusa, è così da secoli e a New York è una comunità numerosa e molto ortodossa.
  • Miriam – Allora vai da quello sulla Madison dove va Woody Allen.
  • Io – E se ne trovassi uno più vicino all’East River più alla mano non va bene lo stesso ?

Poi le cose hanno preso una piega diversa e non ho potuto dedicarmi ai capelli, ma domani cerco un parrucchiere meno orientato religiosamente.

Skype (contenuto di elementi sticazzi rilevante)

Dopo la discussione sulla mia eventuale circoncisione da parte di un parruchiere Kosher, ho passato qualche mezz’ora a scambiarmi e-mail,  ma ad un certo momento della mattinata ho deciso che sarebbe stato opportuno discutere alcuni argomenti specifici con un avvocato di Milano e con un consulente rispettivamente via Skype e via telefono. Skype è uno strumento fantastico,  fa parte di quel bagaglio di cose tecniche che mi consentono di prendere e venire a New York e starci due settimane senza perdere il contatto con il lavoro.

Però in questo particolare frangente mia suocera stava preparando il minestrone per questa sera e dalla cucina proveniva il classico rumore casalingo di pentole, coperchi, piatti  ed attrezzi che sbattono, dunque ho indossato la cuffia ed il microfono per evitare di trasformare una telefonata tecnica di lavoro in una scena da documentario sulle famiglie italiane anni ’60. Neorealismo, qualcosa del genere.

Durante la video conferenza decidiamo che io devo contestualmente fare una telefonata urgente al consulente, pertanto lascio la postazione con tutto on line e vado al telefono fisso dove chiamo il consulente. Mi risponde la segretaria ed in quel momento suona Miriam alla porta. Sua madre si alza con un grosso cucchiaio in mano e va ad aprire la porta passando davanti al computer e dunque viene ripresa dalla webcam ed appare, di cucchiaione armata, in uno studio legale di Milano. Anche mia moglie passa davanti alla webcam con i pacchi della spesa mentre la segretaria al telefono mi dice che la persona che io cerco è al telefono e non può rispondermi.

Per forza non può rispondermi, la medesima persona che io cerco con urgenza in ufficio mi sta chiamando in quel momento sul cellulare che si mette a suonare sulla scrivania. Sempre in diretta con quelli dell’ufficio legale milanese, Miriam affida i sacchetti alla madre che si lamenta perchè ha il cucchiaio in mano ma Miriam deve rispondere al mio cellulare e finalmente afferra il telefono e scopre che mi stanno cercando da Milano. Avviso sul telefono fisso la segretaria che ho il suo capo al cellulare, e mentre la confusione cresce io devo spiegare al consulente milanese che quel certo atto notarile che il notaio tedesco ha mandato ed io gli ho inoltrato venti minuti prima è sbagliato. Stiamo aspettando quella copia da giorni, dopo tanti solleciti infine il notaio ci manda la copia, ma di un altro atto. Copia che ho già inoltrato a mezzo mondo perchè nella fretta MAI mi sarei aspettato che un notaio si sarebbe sbagliato così brutalmente.

Postazione di lavoro rivolta nel senso sbagliato, soggetta a transiti indesiderati alle spalle

Nel frattempo i miei congiunti non hanno capito che erano in diretta con l’Italia, e ben mi guardo dar fornire spiegazioni e dettagli sul collegamento suono e video ancora in corso.  Mi risiedo alla scrivania, mi rimetto gli auricolari ed inizio a commentare la telefonata. Intanto però Miriam è andata in bagno, si è messa l’accappatoio e, smoccolando per il freddo e per la neve, mi arriva alle spalle e mi chiede “Stai lavorando ?” guardando il monitor. Ed a quel punto si vede nel ritaglio di schermo che  – nel collegamento di skype – compare in un angolo e riconosce l’avvocato che mi guarda serio da Milano. Risata generale. Per fortuna è una persona che conosco da tanto tempo e c’è una buona confidenza.

Forse però lo sfondo è ancora meno professionale.

 

Skype è fantastico, ma in un ristretto ambiente domestico forse la collocazione della webcam nel mio caso non è ideale. Forse dovrei chiudermi a chiave in uno sgabuzzino.

 

 

 

 

 

Altro argomento.

Solo una foto meno che mediocre; le foglie ancora verdi degli alberi prima sono state strapazzate per bene da un uragano, poi strappate dalla neve. Insomma ne hanno subite di tutti i colori. Se io fossi nell’albero, la prossima stagione mi faccio furbo e il primo settembre  ho tutte le foglie gialle, il 15 sono spoglio.

No, non è un camouflage stile militare, però qualcuno potrebbe copiare l’idea.

 

 

 

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