Questo post partecipa al concorso “La noia che trasuda dalla lettura di argomenti di inutilità mortale”
Ogni tanto frequento una biblioteca per sfogliare e scannerizzare cataloghi di aste d’arte che si sono tenute e New York tra il 1919 ed il 1925. Me lo chiede un amico amante del genere. Potrebbe sembrare una delle cose meno interessanti in tutto l’universo. Be, insomma, effettivamente…
Però, però…
Però la biblioteca è quella del Metropolitan Museum Of Art, un tempio, una icona della cultura mondiale, salire lo scalone ed accedere al salone di ingresso fa sempre una certa impressione. Entro in qualsiasi momento con il badge della Watson Library, ossia non faccio le code per i biglietti, per i cappotti, il controllo delle borse, insomma passo come se fossi uno di loro mostrando con un certo senso di appartenenza il cartellino appeso ad un nastro come fanno tutte le persone che hanno un ruolo, qualcosa da fare che non sia il turista.
Beninteso, io a New York sono un turista, ho la qualifica formale del turista e non posso scimmiottare un abitante locale. Però entro nella stanza della Library, mostro il mio cartellino all’ingresso e firmo il libro delle presenze. Poi mi tolgo la giacca e la metto in un mobiletto perchè non si può andare in giro con giacconi o cappotti o impermeabili. Poi mi siedo ad una postazione di lavoro e consulto la libreria on-line, trovo quello che cerco, lo richiedo e, dopo un po’ sussurrano il mio nome e mi consegnano i volumi che ho richiesto. Mi sento un po’ più integrato e più appartenente al posto rispetto ad un turista. Falsa impressione, sostanzialmente fine a se stessa, inutile, ingannevole. Ma appagante, che cazzo.
La procedura per ottenere il materiale è cambiata nel corso degli ultimi due anni, posso richiedere i libri via Internet, quando sono pronti mi arriva una mail e posso andare a prenderli in uno scaffale ordinato alfabeticamente.
Ho avuto precedenti, saltuarie esperienze adolescenziali di università americane, l’atmosfera che si respira in questi tempi anglosassoni di studio e di ricerca è particolare e a me piace, anche se io sono portato allo studio accademico come un ippopotamo è portato alla conversazione sulla pittura fiamminga ed il mio curriculum scolastico si interrompe bruscamente e prematuramente come se fosse mancata la luce.
Grazie al mio amico appassionato del genere, ho imparato che in quegli anni c’erano dei “mercanti d’arte” che vendevano a New York tutto quanto riuscivano a reperire in Italia che fosse in profumo di artistico. E lo vendevano in aste dove i benestanti locali o altri commercianti acquistavano a mani basse. In alcuni casi si svuotavano letteralmente delle ville o delle case importanti portando via non solo i mobili, il corredo di tovaglie e lenzuola, ma anche gli interruttori della corrente, le ringhiere dei terrazzi, le persiane, i coppi del tetto, le porte e le finestre, le piane sopra le porte, i vasi da fiori, le pietre usate per i vialetti.
Gli articoli erano definiti per provenienza. Firenze, Venezia, Padova e più gettonati, ma anche Liguria con Savona e Genova.

Io non ho mai visto nulla del genere in Liguria, forse perchè questi mobili sono stati tutti venduti in USA.

Ma cosa sono i cuscini ed i copri cuscini (da divano) Genovesi del sedicesimo secolo ?? Io li prendo all’Ikea.
Insomma, avendo visto solo una minima parte di questo flusso di arte dall’Italia agli USA, immagino che in quegli anni ci sia stata una autentica fuga di opere e di manufatti venduti da chi aveva bisogno di far cassa, e non solo dall’Italia ma immagino da tutta l’Europa.

E bravo il sig. Thomas che il 5 aprile 1921 ha pagato $30 per questo specchio con una preziosa cornice
Della serie “e chissenefrega “.
Altro Argomento.
Stessa foto di qualche giorno fa, con un residuo di neve al suolo.



