Il potere evocativo della musica.

Due sere fa, festicciola a casa di un amico di sempre. Una di quelle tantissime persone che sono dovute emigrare dalla sterile ed ingenerosa Genova ad una più accogliente e prosperosa Milano per trovare un lavoro. Si è fatto una carriera ed una vita milanese ed ogni tanto rientra ed è una gioia incontrarlo. Trattandosi di appassionato strimpellatore e cantante ma dotato di rara sensibilità, ha evitato accuratamente di sottoporre gli invitati ad uno strazio autoreferenziale come molti invece fanno. Conosco persone che si credono Jimy Hendrix e che torturano gli amici con invereconde prestazioni di una noia mortale, accordi degni del peggior Zecchino d’Oro e voce incurabile. Invece Andrea ha raccontato che casualmente ha conosciuto una band che suona Paul Mc Cartney e li ha scritturati per suonare quella sera. Una parola sulla band: straordinari. Non una ordinary band che fa cover raffazzonate con accordi gratuiti e fastidiosi di canzoni famose (questo accade di frequente).

Invece questi tre, chitarra acustica, basso e tastiera, sono davvero talentuosi, in più il cantante ha realmente la voce di Paul Mc Cartney. E sebbene sia difficile riprodurre una canzone con soli tre strumenti, il risultato finale mi è parso eccellente.

Basta premessa, ecco il sugo. La prima canzone viene annunciata come tratta dal primo album pubblicato da Mc Cartney dopo lo scioglimento dei Beatles, anno 1971. Sono bastati 10 secondi di attacco iniziale e, senza che io lo volessi, quelle note hanno aperto dei circuiti neuronali chiusi da 45 anni. Mi sono rivisto nel salotto di casa all’età di circa 12 anni, ho rivisto il mobile dove mia madre teneva lo stereo, ossia un piatto giradischi e l’amplificatore, ho riascoltato quella canzone per la prima volta dopo un silenzio di oltre 4 decenni ed il mio cervello si è totalmente concentrato su quella musica, sulle sensazioni che provavo allora. Mi sono immobilizzato ed ho certamente assunto una espressione totalmente ebete e beota. Mi sono sdoppiato; una parte era presente nel 2016, una parte rilevante è tornata in quella casa. La focaccetta di Proust mi fa una sega, in confronto.

E ma sticazzi. Non voglio ricamarci sopra facendo diventare un ultrabanale episodio di memoria qualcosa di un minimo interesse umano. Ma qualche brivido mi ha percorso la schiena, sia perchè era una fredda serata ma anche perchè quei circuiti neuronali inattivi chissà dove, hanno avviato un farraginoso processo simile all’avvio di un motore diesel fermo da troppo tempo. Partenza a tre cilindri su quattro, molto fumo, molte vibrazioni e rumori sinistri. E sguardo plusquam beota.

Finita l’esibizione sono andato a chiedere al capo della band che canzone era: mi ha detto che l’album si chiama RAM. Altra scossa emotiva, altri circuiti che si connettono e trasmettono corrente in giro per il cervello, alla cazzo.

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Mi è tornata in mente la copertina del long playing di vinile. L’ho ricordata quasi esattamente come era e mi si è presentata sulla memoria operativa la ragione per cui non avevo mai più ascoltato quel disco dopo il 1971.

I bambini sono imbecilli ed io non facevo eccezione. L’amplificatore dello stereo di mia madre era a valvole. Alcune diventavano rosse incandescenti e si vedevano brillare attraverso le sottili feritoie di raffreddamento. Insomma, ho lasciato il disco sull’amplificatore dopo averlo ascoltato ed il disco si è mezzo sciolto, assumendo un aspetto ondulato e dunque rendendolo totalmente inutilizzabile. Quel disco ed un altro, Odessa dei Bee Gees. I dischi erano di mio fratello. Mio fratello avrebbe voluto strozzarmi ma mia madre evitò il fratricidio. Allora non c’era nulla di sostitutivo e quelle canzoni furono dismesse per sempre. O meglio, fino all’altro ieri.

Epilogo 1. Tornato a casa nel cuore della notte, ho ascoltato l’intero album di 50 minuti su Youtube. Ricordavo esattamente quale sarebbe stata la canzone successiva, ricordavo perfettamente i suoni dei testi, che allora erano incomprensibili per me e che solo oggi ho potuto capire in plain English. E dopo una mezz’ora di ascolto si sono attivati altri circuiti, questi meno piacevoli. Perchè a 12 anni per me non era un letto di rose, anche se il peggio era ancora da venire. Dunque sono contento di aver riascoltato il disco, ma meglio non insistere.

Epilogo 2. Tra qualche giorno è il compleanno del fratello al quale ho ondulato i dischi rischiando di venir strozzato o accoltellato. Forse ha dimenticato l’episodio, ma non ne sono così sicuro perchè ogni tanto mi guarda strano e sospetto che non mi abbia perdonato del tutto. Allora ho ordinato su Amazon i due long playing in formato CD e glieli regalo con un messaggio di scuse.

Comunque sia, il potere evocativo della musica è superiore al potere evocativo della focaccia ma inferiore al potere evocativo della gnocca, tanto per essere chiari.

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Acidofile.

 

Attenzione prego. Sfogo lungo e noioso ed allo stesso tempo su un argomento totalmente marginale.

Basaluzzo è poco piovosa, la terra di queste zone viene divisa in terra rossa, bianca o grigia ma indipendentemente dal colore è tutta basica, calcarea, impermeabile. Si produce vino, che gli intenditori affermano di distinguere a seconda del colore della terra dove vivono i vitigni che qui abbondano in quanto prosperano in questa terra. Io ho il privilegio di possedere un lembo terra nel quale cerco di far crescere delle piante. Ho cari amici che gentilmente quando ci vengono a trovare, ci regalano delle piante perchè, giustamente, assumono che se avessi odiato la terra me ne sarei stato al mare, in più avendo del terreno fanno 2+2 e risolvono brillantemente la questione “e adesso che cazzo gli regaliamo”  con una pianta.

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Ma, una prece: vi prego di non regalarmi piante acidofile, quali azalee, camelie ma specialmente, in modo particolare Ortensie. Perchè se lo fate, mi costringete a comperare un vaso apposta, la terra acida, farmi il culo per portare vasi e sacchi di terra in giro e mettere la vostra pianta nel vaso ben sapendo che non sopravviverà l’estate. Allora avrò un bel vaso del cazzo con la sua brava terra e dentro un pianta morta stecchita. Perchè le acidofile hanno bisogno di tanta acqua, di tanta ombra, ed io ne ho per il belino di innaffiare tutti i giorni piante che crescono bene nella terra vulcanica. Se andate alle Azzorre vi togliete la voglia di ortensie perchè crescono a perdita d’occhio. Ma andate anche a Campoligure, Masone, e già ce ne sono tante perchè, è noto, da quelle parti piove a manetta e la terra è diversa. Ma a Basaluzzo le ortensie stanno bene come ci starebbe un cazzo di pinguino. E’ come se mi regalaste un gatto, un cane o un criceto del cazzo. Siete cari ma non posso permettermi un cane, gatto, canarino o ortensia; quest’ultima ha bisogno del proprio habitat;  la terra in generale e specialmente quella di Basaluzzo non è buonista e non accoglie tutte le piante provenienti da ovunque, le fa morire.

Non è finita e potrei continuare per ore; siete andati in un vivaio ed avete preso una Ortensia perfetta, piena di fiori, rigogliosa. Però il vaso è grande come lo scroto di un toro, perchè nel vivaio le Ortensie sono tenute in uno stato di iperalimentazione artificiale come lo è un ciclista professionista. Appena sospendete l’alimentazione forzata, per prima cosa seccano i fiori, poi le foglie si raggrinziscono ed infine la pianta va in agonia e termina la sua breve esistenza non assisitita, nella compostiera.

Insomma, se mi volete regalare una pianta io vi ringrazio per il pensiero, ma cercate di informarvi e scegliete una pianta che vive anche nelle terre Basaluzzesi; non deve essere una acidofila e necessita di poca acqua. Anche un cactus potrebbe andare bene.

Ed ora tre fagiani.

Probabilmente sono stati allevati in batteria, rilasciati lungo strada con lo scopo di farsi prendere a fucilate, prima o poi.

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Un maschio con 2 femmine, sono risaliti dal bosco e si sono messi a mangiare in campo aperto, ignari dei rischi cui vanno incontro all’apertura della caccia, ma anche prima se gli va male.

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Questo è il maschio che sfila sotto le finestre di casa.

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Praticamente lisciati.

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La cella che nasce su Genova

Lisciati è il termine che si usa quando un temporale sfiora il punto di osservazione o lo interessa appena.  Ai tempi dei forum di appassionati meterologici, essere lisciati da un temporale o da una nevicata era la stura alle lamentele. Anch’io mi sto lamentando, servivano molti millimetri, ne sono caduti meno di 2 mentre a poche decine di km. gli accumuli sono stati ben più generosi. Siamo o no nel notorio, secco buco sud-piemontese ?

Il temporale pomeridiano era un cella abbastanza imponente nata dallo scontro tra l’aria calda presente ed il fresco maestrale in arrivo dalla porta del Rodano. Adoro queste annotazioni tecniche che mi fanno sentire competente. In ogni caso, ci ha sfiorati con un po’ di scenografia: tuoni, fulmini, vento, un arcobaleno ma poche gocce.

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Clicca

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Clicca

La cosa più importante è che la temperatura è scesa fino a 16.5°, ed è iniziata la subdola battaglia serale tra Miriam e me. Come noto, i nostri gusti in termini di temperatura ambiente sono molto diversi. Io mi aggiro per la casa ad aprire silenziosamente le finestre per fare entrare l’aria fresca, lei altrettanto silenziosamente e facendo finta di nulla le chiude. Siamo andati in cucina con qualche scusa 20 volte a testa, per aprire o chiudere la finestra.  E’ il rituale speculare di quello delle serate invernali laddove la navetta con la cucina serve ad alzare o abbassare la temperatura del termostato che comanda la caldaia.

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Spero in un temporale.

Entro 48 ore a Basaluzzo. Ma la seguente mappa lascia poche speranze.

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Altri modelli sembrano indicare qualche chance in più di vedere un po’ di pioggia seria, ma non ci conto troppo.

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Generalmente con queste condizioni a Basaluzzo viene qualche colpo di vento con cielo coperto verso Nord, seguito da 0,1 picocazzo di millimetri.

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D’altronde Basaluzzo è ai margini del buco malefico, che si vede bene in questa mappa di cui non cito la fonte ma dico solo che è autorevole (uno studio della Regione Piemonte risalente al 2006)

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Non importa, sai, avevo judo.

Alcune annotazioni bio-climatiche stantie. Ormai non piove da circa un mese con temperature che di giorno superano sistematicamente i 30°, l’erba si secca e gli alberi messi a dimora negli ultimi anni vanno tenuti sotto controllo perchè questa estate arriva dopo un autunno, un inverno ed una primavera siccitosi. Qualche tiglio e qualche pioppo cipressino mostrano stress da caldo, ovvero le foglie più interne alla chioma vengono sacrificate per risparmiare linfa che viene risucchiata e ridistribuita a beneficio del sistema complessivo.  Mi sono inventato tutto ma è una ipotesi affascinante e sono convinto che sia proprio così. Nelle ultime 48 ore la temperatura di giorno è schizzata a +36°, il che comporta che dalle ore 11 alle ore 18 io sto in casa al fresco dei +26° dei muri spessi. Essere esposto a temperature superiori ai 30° fa male al fisico ed al morale, mi irrito e divento nervoso, mi copro di bugne, mi lamento in continuazione, sbaglio i congiuntivi.

Mi si è rotto il computer. La cosa più rimarchevole capitata negli ultimi giorni è che mi si è fulminato il vecchio laptop in dotazione a Basaluzzo. Era datato per gli standard della moderna tecnologia, ora ho un  nuovo laptop. Sticazzi lap, sticazzi top.

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“Non rompere il cazzo, aspetta con pazienza che stiamo lavorando per te”

Mentre lo accendevo per la prima volta ed esso si autoconfigurava rassicurandomi di tanto in tanto con messaggi tranquillizzanti, immaginavo che il Sistema Mondiale mi avesse già identificato. “Ma guarda, Menada ha un nuovo computer” perchè la webcam a mia insaputa mi stava fotografando e mi avevano già riconosciuto con quel software che calcola la distanza tra gli occhi, la centratura del naso e quanto hai le orecchie a sventola, risolve una integrale e ti dice chi sei e cosa fai nella vita. Il confronto con le mie impronte digitali prese dai tasti sensibili era inequivocabile. Anche l’analizzatore del fiato camuffato da scheda USB campionava il mio DNA. Sapevano dov’ero e come ero vestito, la mia scheda personale su Cloud si arricchiva di nuovi elementi. E poi ho innervosito tutti cancellando McAfee preinstallato. Ho letto che l’antivirus McAfee è detestato da molti. In realtà così facendo ho istruito il Sistema a mandarmi dei virus micidiali tra qualche tempo.

Questa foto è stata pubblicata su Facebook.

Questa foto è stata pubblicata su Facebook. Ho ricevuto un Like dell’associazione Facce da Culo Basso Piemonte.

Ho amici stranieri poco informatizzati. E’ arrivata una cara amica con uno dei figli a trovarci. Americani con affiliazioni italiane, mi chiede come arrivare nella ridente Basaluzzese ed io, immaginandoli immersi nella tecnologia più avanzata, sbulacco smisuratamente suggerendo via SMS di scrivere su Google Maps “Pozzanghera Fangosa Menada”.  Ma non sapevo che quando sono all’estero sono dotati di un Nokia pre-war e di un Blackberry a gasolio. Arrivati a Novi si sentono perduti e mostrano il mio SMS ad un tizio di una stazione di servizio che però sgrana gli occhi ed ammette di non aver mai sentito prima e tantomeno sa dove possa essere la Pozzanghera Fangosa M. Insomma, ho investito oltre $100,000 in lobbying per fare inserire e promuovere la Pozzanghera su Google. Ho corrotto un funzionario del ministero delle pubbliche amenità per includere la Pozz. nell’elenco delle cose totalmente prive di qualsivoglia valore e nessuno ancora sa dove si trova.

Altro argomento disgustoso. Miriam mi medica la schiena a giorni alterni. Ogni volta si produce in versi di orrore e mi comunica che la ferita sta andando in suppurazione, ci sono tracce di giallo e di verde,  mi anticipa che io sto per morire e lei sta per svenire per lo schifo.

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Foto per gentile concessione di Miriam.

Si, è abbastanza ributtante anche se il punto di sutura più in alto nella foto assomiglia molto vagamente ad una microfiga (tanto per usare un estetismo francesizzante) o in alternativa ad un chicco di caffè decolorato con ipoclorito di sodio concentrato, oppure ad un chicco di avena. Il filo azzurro usato per cucirmi non mi dispiace; mi conferisce un’aria trendy alla quale dovrò però rinunciare tra una decina di giorni, maledizione.

Così che adesso ho salvato su un server in Oregon alcune informazioni vitali più una foto post operatoria, posso dedicarmi a cose più importanti, come ad esempio ad alcune immagini che il Consulente Biologico della Malfornita ha scattato recentemente.

Meno male che il Consulente Biologico ha una buona macchina fotografica e la sa usare bene. Ecco alcuni scatti.

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Un colombaccio che controlla il livello dell’acqua della Pozzanghera per conto del Magistrato del Po, o forse beve. Si noti come immerge la testa fino all’occhio. Probabilmente beve dalle narici oppure stava perdendo l’equilibrio.

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Uno dei conigli che tengono in ordine il prato ed in cambio lo concimano. Ormai quando mi vedono non scappano più precipitosamente come prima, a meno che io non inizi a cantare o a spogliarmi.

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A proposito di concime organico. Vieni alla festa di Sabato ?”

Che festa ?  No, non vengo e dovresti sapere che da anni sono sulla black list e dunque, grazie ad una serie di circostanze fortunate, evito questa kermesse ostentativa. Anzi no, parliamoci chiaro; lo sai benissimo che le probabilità che io sia considerato sono pari a zero ed allora perchè me lo chiedi ? Mi perdo dunque la festicciola e se qualcuno non me lo avesse detto casualmente non avrei neppure saputo che  si fanno le feste per i battesimi invitando gli amici. Sono obsoleto e non seguo i cambiamenti dei costumi, e comunque l’idea di andare ad una festa formale vestito come uno dei Re Magi a portare incenso ad un neonato mi sarebbe sembrata piacevole come infilarsi un tizzone nel sedere. E comunque sia, non importa sai c’avevo judo, ma se serve vi porto i dischi così potete ballare i lenti (Porta pure ma non entri). In compenso sono andato ad una festicciola molto più informale di amici veri.  Mi conoscono bene ed ho potuto dire alla padrona di casa che i pantaloni che indossava le facevano un culone enorme. Miriam invece aveva un abitino che per fortuna ha sconfitto ai punti un altra mise alternativa che l’avrebbe fatta sembrare Alberto Tomba ai mondiali del 1996.

Consiglio da amico. Visto che ho tirato in ballo l’argomento culoni, ribadisco che quando vengo portato in spiaggia mi annoio. Tiro le pietroline, spruzzo l’acqua, rompo i coglioni.

Moony

Moony. Corsica, Giugno 2016

Dunque se chiunque, Miriam ed una sua cara amica ad esempio, decide di fare un autoscatto sulla spiaggia, costui o costei si deve prima guardare intorno e verificare che io sia molto distante.

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Il coniglio di prima.

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Caro Diario.

Oggi mi hanno tolto dalla schiena una roba grande poco meno di una noce, ricucito e rimandato al mittente. noce Ho avuto la tentazione di fare una foto a quel coso insanguinato sul tavolino, ma mi sembrava eccessivamente da bimbominkia e poco rispettoso nei confronti del medico che mi ha “operato” e dunque internet non avrà la foto della mia ciste/lipoma/salcazzo. Comunque aveva un aspetto simile a quello che mostro qui a fianco, veramente digustoso.

Sticcazzimetro 1.5

Sticcazzimetro 1.5

 

 

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Prima che mi dimentichi.

Lunedì mattina Genova è più sporca. Lo noto attraversando i giardini di piazza Verdi, di fronte alla stazione Brignole. Bottiglie, cartacce, bicchieri e stracci. Dio mi scampi dal lamentarmi sull’inciviltà diffusa eccetera eccetera. Comunque andate a fare in culo; chi sporca, chi non ha educato colui che sporca, colui che non punisce chi sporca ed infine chi non pulisce.

naso

Parlando delle cose importanti che voglio lasciare su un server per sempre a futura memoria, mia moglie ed io siamo stati cortesemente invitati dai genitori alla festa dei 18 anni della figlia. Non entro nel merito di come sono i ragazzi perchè non avendo figli non posso giudicare e, soprattutto, me ne frega meno di un pico-cazzo. Generalmente parlando, auguro a tutti i coraggiosi o incoscienti genitori di vedere i propri figli crescere, trovare un lavoro, guadagnarsi da vivere. Eventualmente sposarsi, procreare e riempire i nonni di nipotini.  Ho il sospetto che se non aveste avuto un rigoroso imprinting religioso che supera ogni altro ragionamento, forse ci avreste pensato due volte prima di procreare. Sono sicuro di aver già detto queste cose, ma mi viene da ribadirle, ogni tanto. Va da se che io non intendo dare al mondo uno con una buona fetta del mio DNA, difetti, pippe mentali ed altre eredità scomode e poi immaginarlo in questa cittadina ed avere un nipote di Doria come sindaco, non gli posso fare questo.

Comunque ecco alcune annotazioni sulla serata. Ho scoperto che le ragazze vanno in bagno in coppia, ossia due ragazze alla volta. Forse hanno bisogno della pipì assistita da una amica del cuore, altrimenti si sentono sole, non mingono, si ammalano, si deprimono e poi si riempono di tatuaggi. Mentre due adolescenti chiuse nel gabinetto indugiavano ad uscire, ho spinto un divano contro la porta e poi mi sono allontanato. Altro elemento educativo; vendono dei palloncini  illuminati da un piccolo led che si può facilmente estrarre e mettere nelle narici.

orecchie

Oppure nelle orecchie. Si, in linea di principio si possono anche mettere nel culo, ma viene meno l’effetto illuminazione e dunque non è interessante. Se ti avvicini a qualcuno ed hai due led nelle narici ti guardano con compassione e fanno finta di trovare la cosa spiritosa mentre in realtà pensano che tu sia un fallito idiota. Se te li metti nel culo, nessuno ti considera perchè non vedendo la luce non sono interessati al fenomeno. “Ehi guarda qui: ho un bel led nel culo” Sarebbe diverso se, mentre hai un led nel culo, ti denudassi il deretano e poi con le mani ti divaricassi le chiappe per mostrare l’ano. Io sono generalmente un cazzaro, ma a questi livelli non penso di arrivare. Infatti ho notato che non lo fa nessuno.

Un mio amico ha preso di soppiatto il telefono di una amica della figlia, mi ha fatto una foto con i led nel naso e poi con Whatsapp l’ha mandata al padre, suo amico, dicendo “ti presento il mio nuovo fidanzato”. Avrà pensato non tanto alla figlia, ma alla festa in se, con dei vecchi così coglioni.

Un ragazzino ubriaco mi ha visto con i led nelle orecchie, avrà pensato che fossi del servizio d’ordine e mi ha chiesto di accompagnarlo all’uscita.

La musica d’oggi. Questo è un elemento che mi intristisce molto e mi abbassa ulteriormente il livello di fiducia nelle prossime generazioni. Ero fermo ad una musica da discoteca orrenda in voga tra i giovani fino a qualche anno fa. Faceva davvero cagare ma era figlia dell’epoca di riferimento, vi piace una nuova musica atroce ? Cazzi vostri. Purtroppo sono rimasto sorpreso, in senso negativo, dal fatto che il DJ di grido, noleggiato per la serata, abbia messo su della robaccia che speravo dimenticata per sempre come la terribile “…com’è bello far l’amore da Trieste in giù” della indelebile Raffaella Carrà ed un ancor più emblematica canzone disco-italica di Claudio Cecchetto che mi vergogno persino a quotare. Più una serie di canzonette in spagnolo orecchiabili ma tutte uguali tra loro, dopo la terza avrei aggredito il disc-jokey con un vaso in terracotta.

Cari giovani; se ascoltate questa merda per forza poi vi ubriacate; ci dev’essere una voce che, in queste circostanze, vi suggerisce l’ipotesi di andare incontro ad un futuro spaventoso e dunque scatta l’alcolismo. D’altronde la vocina forse vi dice che vi siete assiepati di fronte al maxischermo per cantare l’inno di Mameli mentre, poche ore prima, nove italiani sono stati trucidati dai fondamentalisti islamici, ma totalmente rimossi dalla coscienza nazionale per permettervi di tifare in pace quella squadra di role models della minchia. Sono proprio cazzi, gran cazzi vostri.

Ed infine. Sono a casa di sera e con l’occasione dei primi caldi sono nuovamente a stigmatizzate quelle incolmabili beline che hanno ristrutturato casa mia alla fine degli anni 90 senza pensare alla coibentazione del tetto. Fuori ci sono 22 gradi, in casa 30 a dispetto delle finestre spalancate. Stronzi & incompetenti. Ma almeno è arrivata la guarnizione della pentola a pressione, ordinata in Germania 2 mesi fa. L’ho messa sul cuscino di Miriam, in modo che lei possa concludere la giornata nel migliore dei modi. E’ a cena con un gruppo di amiche per la serata “taglia & cuci” durante la quale tra una portata e l’altra vengono tagliati cappotti per tutti i non presenti in quantità da industria del tessile.

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Boia dna.

criste

Anche la Pozzanghera ha la propria passerella che può reggere persino un carro armato.

Fuori ci sono 300 gradi; a quest’ora si sta meglio in casa, al fresco, a fare cazzate.

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La rubrica degli aggiornamenti.

Era da molto, troppo tempo che non pubblicavo fotografie delle Querce (di Central Park) e degli avanotti di Carpe Koi della Pozzanghera. Provavo come un senso di disagio e di malessere da assurdità diffusa.

Non ultimo, a causa di questa latitanza, il Ph del mio stomaco era sensibilmente diminuito, l’autostima della mia bile era ai minimi decennali e probabilmente lo shampoo volumizzante di Miriam mi provocava un cerchio alla testa. Finalmente ovvio a questo scompenso cosmico.

Q 2-3-4-5

Q 2-3-4-5 (clicca, un po’ si estende)

Questa a fianco, prima della serie di immagini, è la Q5; ricordo che si chiama Q 5 perchè fu la quinta a germogliare nella primavera del 2015. Costei, dopo un anno di sostanziale immobilità, nelle ultime due settimane ha tirato fuori molte foglioline ed alcuni rametti. Misura circa 25 centimetri di altezza. Bene, brava. Possiede foglie più allungate rispetto a quelle delle querce locali, molto probabilmente ho innescato una mutazione genetica di tutte le querce di Basaluzzo. Queste invece a seguire sono le Q 4,3,2. Sono vive ed apparentemente in buona salute e di buon umore, ma non mostrano segni di voler crescere oltre i 10 – 15 centimetri. Vivono di semplici cose, prendendo energia del sole dalle poche foglie ma non sembrano provare particolari emozioni dalle quali trarre le necessarie motivazioni  a diventare alberi a tutti gli effetti. Ho bisogno di uno psicologo per alberi. Oppure potrei innaffiarle con qualche prodotto steroideo, vitamine, proteine, biscotti al Plasmon.

 

Per ultima, ho lasciato la Q 1. Questa fu la prima a spuntare dal vasetto, ed ha una vitalità particolare. E’ alta quasi un metro.

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Sia lo scorso anno che nel suo secondo anno di vita, mette le foglie ed Aprile, poi se ne sta buona fino a maggio, ed in 3 settimane improvvisamente viene presa dal furore vegetale e raddoppia dimensione. Se la crescita seguisse la progressione geometrica di questi primi 24 mesi, in capo a 10 anni sarebbe alta 4.046 metri. Forse devo avvisare l’ENAV.

Ed ora l’argomento Carpe.

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Il numero di avanotti e pesciolini è indefinibile. Potrebbero essere alcune centinaia. Questa foto mostra alcuni della prima generazione ed altri più piccoli. Fanno branco e la mia presenza non li rassicura, anzi scappano e costringono lunghi appostamenti per farsi fotografare. A parte quello con la freccia scura disegnata sul dorso, gli altri sono rossi come i genitori ma alcuni sono più biancastri. Non voglio addentrarmi nel prevedere lo scenario futuro della Pozzanghera e dei suoi sempre più numerosi abitanti.

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La Corsica.

Credo fossero 10 anni che non andavo in Corsica. O forse 5 ma soprattutto sticazzi. Fatto sta che mi è sembrata molto più ordinata, curata, pulita o, in termini semplici, più bella rispetto a come me la ricordavo. Faccio il paragone con altri luoghi del Mediterraneo che invece nello stesso arco di tempo sono rimasti squallidi e sporchi come sempre. Come il Righi, laddove se non viene un Papa, non puliscono le aiuole lungo le strade comunali. L’ultima visita del Papa coincide casualmente con l’ultima incursione dei comunali per pulire. Sindaci rosso fuoco ma baciapile. Rispetto per il pontefice ? Ma andate a caghèr.

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Dintorni del monte Cinto. Clicca

Evito di salvare a mia futura memoria qualche foto della solita spiaggia, perchè non ne ho fatte. Le uniche cose che talvolta avrei salvato dalle spiagge erano talune bagnanti particolarmente graziose, la maggior parte di età barely legal come dicono altrove, e con le quali farei la figura del grasso, vecchio, bavoso impotente. Un giudizio estetico-funzionale: per me se la spiaggia ha alle proprie spalle un bar con tavolini, tetto in legno o comunque ombra totale, può andare bene. Altrimenti è soprattutto una sofferenza.

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Dintorni del monte Cinto due. Clicca

Quattro giorni al mare (con escursione in quota) ed io che sono oggetto dei soliti luoghi comuni su di me che elenco i soliti luoghi comuni sulla vita da spiaggia. Per fortuna esistono i luoghi comuni ed esiste la protezione 50, sono pallido con una nuance giallina come sempre. Brexit: e chissenefrega,  e non ultimo: europei di calcio, e chissenefrega. E poi anche in Corsica ho notato alcuni motociclisti con quel cazzo di piede a sfiorar l’asfalto. Imbecilli Europei, gente priva di una propria personalità transnazionale e blah blah blah.

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