Due note geografiche sulla Lidocam.

Ho stabilito arbitrariamente che la webcam è installata a 31 metri di altezza sul mare, ho più o meno impostato l’angolo di visuale a 45°, l’orientamento è circa così, dunque quello che si vede dalla Lidocam è quanto sopra. Circa.

Per stabilire le coordinate ho usato il mio telefono, Google Earth e Panorama Erzeugen che sarebbe il programma che produce queste carte. Il mio telefono e Google Earth mi restituiscono coordinate identiche, mentre i tedeschi mi spediscono al largo di Imperia.

Sticazzidigeografia.

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La Basacam 2 non dialoga.

E questo è quanto. Da Domenica sera non ha più aggiornato la foto. Potrebbe bastare un reset, oppure il POE si è fulminato oppure la webcam si è fulminata o il cavo di rete è interrotto.

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Le pecore 2.

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Tornando sul’argomento ovini, ieri il pastore mi aveva illustrato alcuni elementi tecnici sulla gestione delle sue circa 600 pegue. Mi aveva detto che in genere non portano il gregge sullo stesso prato due giorni di fila perchè le pecore mentre mangiano fanno la cacca, quando trovano cacca fresca non mangiano e pertanto si devono aspettare due o tre giorni prima di tornare perchè così la cacca si secca e non da più fastidio agli animaletti.

Invece oggi sono tornate, anzi hanno assalito la collinetta delle Q2, 3, 4 e 5 e spero che le protezioni abbiano resistito altrimenti addio querce di Central Park. I casi sono due; il pastore mi ha contato delle musse oppure io ho capito male oppure le pecore sono senza naso e non sentono l’odore della propria cacca oppure il gregge ha ucciso il pastore ed ora fanno di testa loro oppure la webcam soffre di allucinazioni oppure l’erba è così buona che le pecore non resistono nonostante la cacca. Appunto due i casi possibili.

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Nebbia

Dormivo alla grossa alle 11 della scorsa notte. Così solo grazie ai potenti mezzi di cui dispongo, scopro che c’è stata nebbia. Non quella del Righi, ossia nuvole a bassa quota, ma proprio nebbia che sfiora il suolo o, in questo caso il mare. Il mare, freddino rispetto all’aria, raffredda anche lo strato di aria a diretto contatto e l’umidità, che così raggiunge il punto di rugiada, condensa in goccioline formando nuvole o nebbia, che poi sono la stessa mussa con differenze ambientali. Accidenti, anche i quartieri fighi hanno i propri estremi climatici.

A proposito di quartieri fighetti; Via Righetti, che poi diventa via Gobetti, è la strada che percorro la mattina per andare in ufficio, dove posso sprecare il mio tempo scrivendo cazzate su questo blog patetico.

Dovrei chiedere ai Vigili; esiste un regolamento che impone a chi percorre via Righetti & Gobetti in direzione Centro ore di punta, di guidare come un coglione ? Perchè ce ne sono a bizzeffe. Sopratutto maxi-scooteristi  ma anche altri motociclisti e poi furgoni merci ed infine autovetture. State tutti cagandovi addosso e dovete correre come forsennati per andare in un bagno ? Ma perchè non percorrete qualche altro cazzo di strada per andare in centro ? Corso Gastaldi ? Corso Italia ? Autostrada fino a Genova Est ? Spalmarvi un po’ di olio canforato sotto il naso (per non morire dalla puzza) e prendere un autobus ?  E già che avete acquistato dell’olio canforato, dato che è viscoso, perchè non ve lo prendete nel culo, ore di punta ?

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Altre foto di pecore, cani e carpe.

Cominciamo dalle pecore. Il pastore ormai mi conosce ed anche i suoi cani che mi vengono incontro e mi saltano addosso cercando di sbranarmi. No, ad una analisi più accurata cercano solo di leccarmi e vogliono le frasche (coccole).

Questo è il più affettuoso, si chiama Fiume.

Fiume ama gettarsi nella Pozzanghera e POI venirsi a strusciare sulle mie gambe.

Questo è il collega di Fiume. Si chiama Criste o Cristednamaduna, il pastore mi sembra lo chiami così.

Questa è una foto particolarmente banale delle pecore arrivate oggi a pascolare.

Queste sono le 4 carpe, nel caso ci fossero sospetti che io voglia non mettere più foto delle medesime.

Quest’ultima foto merita alcune spiegazioni. Questa carpa sembra deforme, ma credo più semplicemente sia piena di uova. Ho diversi amici le cui figlie hanno recentemente avuto un bambino ed hanno assunto per diversi mesi questa forma rigonfia a cornamusa.

L’altra carpa rossa insegue spesso questa e sembra le dia delle musate nel basso ventre. Ho letto che le carpe non riescono a depositare le uova da sole, ma il maschio le aiuta colpendo il condotto e favorendone l’uscita. Appena uscite, il maschio le feconda spruzzandoci sopra sperma. La cosa suona inverosimile e stimola alcune battutacce scontate, comunque sia se la fonte che ho consultato è affidabile, succede davvero così.

In conclusione: la Pozzanghera è un casino, l’erba del pratone viene tagliata e concimata. Sono morti due alberi che avevo messo a dimora 3 anni fa, che devo togliere e sostituire, non hanno superato l’estate scorsa.

Ed ora un possibile tormentone futuro.

La prima volta in cui la nuova webcam inquadra una nave da crocera che arriva a Genova.

 

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Ecco la Lidocam.

E’ andato tutto bene; non sono caduto dal tetto, non sono stato aggredito dai gabbiani, non mi sono ferito in alcun modo e in più, mentre ero sul colmo del tetto con una temperatura intorno ai 30°, è arrivata Miriam con un gelato affogato al caffè. Trenta gradi è una temperatura totalmente innaturale per essere il 20 di Aprile, vorrei dire, ma la maggior parte delle gente è contenta. Anche Miriam.

L’inquadratura è quella che è, sono moderatamente soddisfatto anche della lente. Fosse stato un angolo maggiore si sarebbero viste le finestre della case vicine invece così nessuno dovrebbe lamentarsi. Il lavoro di installazione va ancora perfezionato con un po’ di silicone ed un paio di fascette da elettricista, due ritocchi di vernice. Questa notte ci sarà una immagine orrenda, sgranata, in bianco e nero, una vera merda. Allora telefonerò all’assistenza che me la settano da Bologna on-line come hanno fatto più o meno per Brignole.

Punta verso 220°, più o meno, sarò più preciso nei prossimi giorni.

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Una ultima occhiata alle statistiche.

Guardo le statistiche un’ultima volta. O meglio, per l’ultima volta estraggo i dati e li metto sulla tabella di Excel dalla quale estrapolavo tutte le seghe mentali iniziate il 18 Febbraio 2005 e continuate fino a pochi giorni fa. Con la chiusura delle Righicam le visite al sito sono passate da una media di circa 6.000 al giorno a 600. E già mi domando quei seicento dove cazzo li pesco. Ok, ci sono le altre webcam, la spettacolare Pozzanghera Fangosa, lo strepitoso golfo del Tigullio, la magica Manhattan. Ma credo soprattutto che ci siano ancora i BOT o come si chiamano che vanno a cercare le fotografie delle Righicam, non le trovano e comunque fanno scattare il contatore. Anche coloro che utilizzavano le foto in link per mostrarle sul proprio sito. Se questi non hanno aggiornato le pagine, sono sempre tentativi di visualizzazione che il mio sito sente perchè è furbo come lo sono io. O forse no, non c’entra nulla. Sto inventando alla grande ed io non sono furbo ma scemo completo.

 

 

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Senza voce.

Per una volta spreco il mio tempo per cose estranee alla Pozzanghera ed alle webcam. Premesso che non amo particolarmente il genere umano, mi servo di Miriam e degli amici per riempire il mio vuoto esistenziale in attesa dell’olocausto ambientale, spero mi colga tra i miei alberi a Basaluzzo, insomma, ottimismo a non finire.

Talvolta mi capita di dover partecipare ad una riunione di lavoro. Per fortuna ci sono le conferenze telefoniche, che sono sicuramente meglio che andare di persona, fare ore di auto o dover prendere un aereo per incontrarsi e parlare di cose scontate o inutili.  Intanto spesso le decisioni, quelle che contano, vengono prese con e-mail. Ma c’è chi sostiene che tra soci di affari ci si deve parlare. Riesco a saltare le cene di lavoro, che sono la summa di tutte le rotture di coglioni professionali. Non importa se in genere vengo collocato tra i peones delle holding, tra quelli che rappresentano le minime partecipazioni, i dimenticati dei patti parasociali. In un tavolo di gente che non conosco, dietro a qualche colonna o vicino alla porta della cucina o dei gabinetti, quasi al buio. Dai tavoli delle persone importanti arrivano bagliori di luce e suoni armoniosi. Noi nel tavolo delle persone meno influenti, facciamo fatica ad avviare uno straccio di conversazione, se a questo si aggiunge il fatto che la lingua comune è l’inglese,  sto diventando sordo e non capisco gli accenti e comunque di intavolare una conversazione non me ne potrebbe fregare meno di un picocazzo.

Dunque ben venga la conference call. Ieri però ero completamente senza voce. Miriam ed io siamo stati infettati da questo virus di cui i giornali non parlano, io ci vedo i primi timidi tentativi di qualche batterio che sta prendendo le misure per decimare la popolazione umana, unica strada per salvare la vita su questo pianeta. Ricordo bene le influenze che prendevo da bambino. Una settimana e poi passava. Adesso è meno violenta ma dura settimane e settimane.

Ad ogni buon conto, la telefonata di gruppo iniziava alle 10:30 ora di Londra,  ma in apertura delle discussioni volevo avvisare i partecipanti che ero senza voce. Ovviamente il termine voiceless mi sembrava troppo scontato, scolastico, banale, roba da prima media. Sono andato su Google per cercare il vocabolo che non ti aspetti, quello di Oxford che sui vocabolari indicano come obsoleto ma che fa figo e mostra una cultura avanzata. Ed ecco cosa mi è saltato fuori.

Avrei sicuramente fatto un figurone a dire che ero “conclusion”, solo dopo aver spiegato che io parlo bene l’inglese e lorsignori, perlopiù di madre lingua inglese, non capiscono un cazzo. Perchè Google ha sempre ragione, fatto salvo che ha pensato che io fossi un abitante delle isole Samoa. Insomma, afono in inglese si dice voiceless, altro che latinismi.

Durante una conference call posso fare molte cose che al bordo di un tavolo da riunione non potrei. Ad esempio mettermi un dito nel naso, o due, fare delle facce strane. Scoreggiare (ma dev’essere silenziosa) o sbadigliare, guardare fuori dalla finestra con la faccia sconsolata, non dovermi mostrare interessato anche se ci sono persone che non capisco quando parlano. Ridere a battute che non mi fanno ridere o che proprio non capisco. Anche questa riunione è servita collegialmente a nulla, alcuni però hanno raggiunto il proprio scopo che è quello di alimentare il proprio ego che si gonfia quando parli in teleconferenza e dici cose intelligenti. Uno invece ha fatto una proposta che è palesemente una presa per il culo, cioè una fregatura per tutti gli altri. Ma è un tizio potente e nessuno ha avuto voglia di rispondergli “ma che cazzo dici”. Intanto la sua proposta finirà nel nulla, almeno spero.

PROSEGUE la preparazione del supporto per ostentare la futura webcam. Questa sera presenterò la struttura nella colonnina dove farò i buchi per fissarla con i Fisher. Poi la dipingerò di un bel bianco satinato e prima o poi andrò on line.

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Intanto le Carpe.

Si, quello sono io. Clicca

Sono cresciute a dismisura. Devo fotografarle da vicino e provare a stabilirne la dimensione. Soprattutto le rosse sono diventate dei tonni, si tratterebbe dei noti Tonni Rossi Carpati della Pozzanghera che mandarono in crisi il Linneo che inizialmente le aveva chiamate Macchecazzus poi però modificò la dizione perchè doveva ancora pagare le rate del televisore. Oggi sono andato a Basaluzzo perchè c’è un problema con la waste gate del mio trattorino rasa erba con mulching; sopra i 9.000 giri, la coppia scende perchè la valvola apre troppo, ho pompato la centralina mettendone una taroccata ed ora in rettilineo faccio i 270 ma il motore rattella e sopra i 9.000 mi cala l’ombra del software. Sono in un bel giro di scommesse e per colpa di questo problema ho perso la prova di accelerazione con un fork lift con motore Chaparral 4 litri.

Nel laboratorio molto segreto intanto si costruisce il supporto della prossima webcam. Sono a buon punto; il progetto conduce ad uno di quei lavori raffazzonati e molto complicati, che richiede una lunga lavorazione fatta di fori, tagli, incollatura, materiali compositi, viti su misura.

L’oggetto, una volta installato, offrirà una poderosa resistenza al vento, probabilmente verrà spazzato via al primo fortunale trascinandosi appresso qualche tonnellata di ardesie ed il bagno con l’armadio delle medicine di Miriam.

Fino ad ora le mie webcam hanno goduto di una impermeabilizzazione scadente, adesso dopo questo upgrade tecnico, anche di un supporto delicato, soggetto a rapido deterioramento. Dovendo praticare dei fori sul tetto, aprirò una via d’acqua che dopo aver attraversato il mio appartamento e quello dei vicini, arriverà fino allo scolmatore del Ferraggiano, vanificando 5 anni di lavori.

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Il sito post-righicam è on line.

Il nuovo sito stefanome

Una di quelle notizione che sono utili ad occupare dei bit di memoria sul computer del fornitore del servizio di alloggio del sito web. Ossia il server del provider dell’hosting del website. E basta.

Essendo venute meno tre webcam in un colpo solo, ho aggiunto alcune webcam che prima erano linkate nei riquadri sottostanti. Nel posto centrale della prima file c’è l’immagine della prossima webcam. E’ on line ed aggiornata, ma riprende un pezzo del muro dello studio ed il coprilente è ancora a propria volta coperto dal copri-coprilente, che è di materiale plastico bianco opacizzato, ossia non si vede un cazzo. Appena sono a tiro, la metto in posizione. Sono fiducioso; non dovrei cadere dal tetto, l’inquadratura dovrebbe essere decorosa, la rete funziona, varie ed eventuali.

Ci sono alcune, modeste modifiche alla grafica che non rappresentano nulla di eclatante. Tuttavia questi maneggi hanno richiesto ore strappate al sonno, perchè ho fatto errori grossolani di varia natura che ho dovuto aggiustare 10 volte prima di azzeccare. Ho tolto dei link obsoleti o non funzionanti, ho cercato di ridurre le dimensioni dei file togliendo parti inutili (un lavoro assolutamente inutile). Ho mangiato una notevole quantità di biscotti e mi sono soffiato il naso 400 volte.

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