Rientro.

Ho l’impressione che la permanenza a New York sia durata 50 minuti come una serie televisiva. Ricapitolando, siamo piombati nella New York post-emergenza covid, città un po’ triste con molte ferite visibili, decisamente una città con qualche nota diversa dal solito. Però poi è arrivata la settimana di Pasqua con qualche bella giornata di sole e caldo, le strade si sono riempite di gente. Nel frattempo era scattata la frenesia da astinenza; teatri, ristoranti, amici, visite a gallerie d’arte, musei, località fuori porta. Ebbrezza da New York, in conseguenza della quale ci siamo presi il COVID, prima io e poi Miriam.

La malattia non è stata una esperienza piacevole ma catartica; dopo due anni di paura ce lo siamo presi e siamo ancora vivi, stanchi, ancora saltuariamente febbricitanti e pronti a contagiare altre mille persone (secondo alcuni studi) oppure no (studi con risultati opposti).

Per rientrare ho dovuto compilare un modulo online. Partorito da qualche stronzo incapace che è rimasto fermo all’internet stile anni ’90, chiede in modo pedante una serie di informazioni ridondanti ed inutili che dovrebbero servire a tracciare l’eventuale portatore di covid che arriva dall’estero. In Europa viene chiesto solo da Italia, Francia, Malta e Slovenia. Non so se questo ci classifica tra i “prudenti” o tra i “burocrati cretini”. In teoria un turista che fa il solito giro Roma, Capri, Venezia, Firenze deve passare mezza giornata a dire dove va, quanto tempo ci passa, dove alloggia. Insomma una stronzata di prima grandezza, ridicola.

Nel frattempo ho avuto modo di appurare che i francesi si sono inventati questo adesivo del tutto inutile obbligando tutti gli autocarri che transitano in Francia ad esporlo. Non capisco bene se il camionista è accecato in corrispondenza delle aree nere o di quelle gialle. La dimensione ministeriale prescritta è talmente piccola che per leggere il cartello un automobilista deve avere un incidente con il camion, poi lo riesce a leggere. Pensavo fosse solo l’ennesima moda idiota esterofila nostrana ed invece sono quei citrulli dei nostri cugini francesi. Gli angoli morti sono quelli dei neuroni mancanti dei funzionari ministeriali d’oltralpe che in quanto a cazzate fanno di tutto per copiarci.

Ricomincia l’attesa di un po’ di pioggia decente a Basaluzzo. Quella che è venuta nei giorni scorsi è una goccia utile per l’erba ma non per tutto il resto, ossia alberi e riserve idriche. La porta dell’Atlantico è chiusa a doppia mandata, noi restiamo in ombra. Patisco questa situazione ma non posso farci nulla. Qualche giorno fa chiacchierando con alcuni amici ci chiedevamo dove sarebbe stato il posto ideale per nascondersi da guerre e cambi climatici. Io non credo che il NW italiano sia il posto migliore, anche se tra i miei interlocutori c’è chi ha accennato all’Italia. Il giorno che va via Draghi, secondo il mio microscopico parere, qui scoppia una merda di dimensioni continentali, andiamo in default come lo Sri Lanka in meno di sei mesi. Appunto 6 mesi è il tempo che una strafottuta amministrazione pubblica si prende per un rimborso.

Gentile utente,

la sua mail è stata presa in carico dall’ufficio TARI.

Si informa che,  per le richieste di rimborso, se la documentazione è completa, ai sensi di legge, lo stesso verrà erogato entro 180 giorni dal ricevimento dell’istanza (art.1, comma 164, Legge 296/06), mentre se la  documentazione risulta incompleta verrà richiesta l’integrazione necessaria al completamento della pratica.

Cordiali saluti

Comune di Genova
Direzione Politiche delle Entrate 
Ufficio Tari

CENTOTTANTA GIORNI ? CORDIALI SALUTI UN GROSSO CAZZO

Mi sono impegnato a non pubblicare una foto di Miriam ma almeno ne cito la sostanza; nei giorni scorsi le è venuto un lieve arrossamento ad una palpebra. Per farlo passare usava un collirio che è servito ma come effetto collaterale le splancava l’occhio. Non l’iride, ma proprio la palpebra. Le ho fatto una foto; ho riso fino alle lacrime perchè sembra nel panico ma solo da un occhio, difficile da descrivere, non sarei riuscito a farla così neppure con Photoshop.

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Domenica da Parco.

Mentre scattavo questa foto con il cellulare, mi è passata a fianco una gnocca locale, tipo UES non giovane ma tenuta molto bene, con un sorriso smagliante ed ha detto “beautiful uh ?”.

Non ho capito subito con chi stesse parlando, ma stante che c’eravamo solo noi due, evidentemente si è rivolta a me, ma senza guardarmi. Questa è una situazione tipica di New York, persone assolutamente sconosciute commentano quello che sta accadendo e ti vogliono far sapere che partecipano alla tua condizione, in questo caso di meraviglia di fronte allo spettacolo degli alberi in fiore.

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La solita minestra da matrimonio.

Il “minestrone” è ormai da molti anni un elemento noto agli americani. E’ in genere una minestra di verdura molto liquida con verdure miste un po’ frullate un po’ a pezzi. Ma questo “italian style wedding soup” non l’avevo ancora visto.

Da una veloce ricerca su Google, pare che derivi dalla così chiamata “minestra maritata” che è una specialità meridionale italiana, specificatamente napoletana. La minestra con le polpette. Alla fine però ho preso una minestra di piselli meno esotica che non era male. Mi lascio tentare ed ho preso alcuni gamberetti fritti. Non erano cattivi, però il fritto va mangiato appena cucinato e quelli erano li da qualche ora (o giorno). Per fortuna ho il vecchio caro Alka Seltzer che vendono in confezioni da 100 pastiglie effervescenti.

Sono arrivato qui che gli alberi erano spogli e le temperature vicine allo zero. Adesso ci sono i tigli sulla terza, tra la 76 e la 77 che hanno le foglie già grandicelle. Il Parco sta cambiando aspetto ogni 24 ore. Ho provato a fare un covid test da uno di quei furgoni stradali. Lo stato di New York da una settimana non finanzia più questo servizio pubblico e dunque io che non ho una assicurazione americana non posso accedere al servizio. Ho una assicurazione americana ma è per stranieri stipulata in Italia. Paga a presentazione fattura oppure bisogna chiamare prima della prestazione ed informarli, allora sentono il presidio e forniscono credenziali percui io non devo pagare. Soltanto un impulso autolesionista mi avrebbe suggerito di dire “aspetta un secondo” dunque chiamo un numero di Milano e mi imbarco in un tentativo transoceanico di fare intendere due soggetti che potrebbero venire da due sistemi solari diversi. Insomma, se ne avrò bisogno, andrò in quel posto con quella gnocca che mi ha squadrato e pagherò $229 per un tampone a pagamento.

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Aspettando di tornare negativi.

Test covid, due per scatola.

Stamattina pioveva con 4 gradi, nel pomeriggio 10 con vento ed un sole che va e che viene. Assolto questo gradino meteorologico che serve a riempire una riga, stiamo un po’ meglio e ci dedichiamo alle pulizie di casa. Oggi niente test, ci sembra inutile. Abbiamo trovato nuove lavatrici ed asciugatrici nel basement. Questa sera stiamo valutando se fare un delivery da Saint Ambroeus oppure farci una pasta. Miriam sta guardando in televisione un B movie dell’orrore su SYFI ma sta lamentandosi che il film è una cagata. Io lo seguo distrattamente, definirlo una cagata è fin troppo gentile.

Ieri ne ha visto uno anche peggiore, tale Vertical Limit, peggiore perchè aveva delle pretese di essere un action movie di pregio, ma era terribile. Quando Miriam guarda questi film in televisione io leggo i commenti su un sito che riporta i giudizi sui giornali. Tra questi scelgo “It’s a huge, bloated, hulking movie”. “A shallow yet empty action extravaganza”. “Avalanches are nothing compared to the deadening touch of the stereotyping and audience-insulting simplicities in the scenic but brain-dead Vertical Limit”.”So wound up in its own bungee cords, it leaves itself hopelessly tied in knots.”

Trovo questo oggetto affascinante, è in bella vista nella lavanderia e credo risalga ai tempi della costruzione del palazzo. Non la presa di corrente stile anni 60 sulla sinistra, ma la scatoletta nera. Adesso si usa una scheda con un chip, ma forse negli anni ’40 serviva per pagare la lavatrice o l’asciugatrice, la scatoletta era attaccata alla lavatrice e mettendo una moneta e girando la leva la lavatrice si metteva in moto. Non so come posso dilungarmi su delle inutili cazzate come questa, ma sono in isolamento a casa e questo è quanto ho da riportare.

Isolamento volontario: le istruzioni pubblicate sul sito della città suggeriscono cosa fare se si ha avuto un contatto con un malato o se si è infetti. Ma nessun obbligo, nessuna sanzione. Dunque noi potremmo fare vita normale, andare in un ristorante ed infettare metà dei presenti. Come forse ha fatto qualcuno che ha infettato me. La tendenza comunque è ormai definita bene. Il covid oggi non rappresenta più una malattia che pesa sugli ospedali e dunque è uscito dalla lista dei problemi.

Uno dei nuovi grattaceli residenziali fronte Parco. Una foto mediocre che però evidenzia il temporale sullo sfondo con il riflesso luninoso e sti cazzi in salmì.

Il sindacato dei portieri di condominio ha raggiunto un accordo con i proprietari di condomini, niente sciopero, mi avevano dato una tessera per poter entrare nel caso in ingresso avessero piazzato al posto del portiere un pugile incazzato con precedenti penali che odia gli italiani. Tutto rinviato tra 4 anni quando il contratto scade di nuovo.

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Giochi di società

Il gioco è “facciamo il test e vediamo chi ha la carica virale maggiore”.

Verso le 5 del pomeriggio la febbre sale. A me in modo virtuale, ovvero mi sento febbricitante ma poi il termometro non la rileva. Miriam è tre giorni indietro rispetto a me nella tabella di marcia ed allora le sale davvero di qualche tacca. Infatti il mio vantaggio si traduce in una linea blu meno intensa sul test covid.

Miriam che sperava di farselo asintomatico o al più con naso che cola, mi manifesta le sue aspre critiche su chi dice “ho fatto il COVID ma è una sciocchezza. Mi è venuto nel cesso quando ho iniziato a spingere e quando ho finito di cagare mi era già passato“. Ma andate a cagare, appunto, con o senza virus.

Per le “cronache dalla Grande Mela” questo è tutto.

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Tante care cose.

Come previsto, anche Miriam adesso è appestata. Insomma, abbiamo passato due anni di quasi totale isolamento, quasi senza muoverci dalle domestiche mura, abbiamo evitato la quasi totalità degli amici, abbiamo fatto tre dosi di vaccino, abbiamo aspettato che i contagi fossero scesi. Dopo mille titubanze e rinvii ci siamo decisi, abbiamo preso un volo aereo, siamo arrivati a New York. E ci siamo presi il COVID dopo una manciata di giorni senza neanche fiatare. Me lo sono preso al ristorante, a teatro, facendo la spesa al supermercato, vedendo amici ? E chi può dirlo. L’infezione ha un andamento ciclico, nel senso che ti sembra di stare meglio e poi nel giro di qualche minuto ti sembra di stare malissimo. Passate le prime 48 ore un po’ fastidiose, sembra un forte raffreddore ma prende a turno tutti i sistemi, da quello respiratorio a quello digerente, quello circolatorio. Ho le vampate come quelle che mi dicono essere gli effetti della manopausa, poi ho i brividi. Mangio qualcosa ed inizio a sudare. Poi mi vengono mani e piedi gelati, dura mezz’ora e poi passa. Mi viene mal di gola e mi si tappano le orecchie, mi cola il naso, poi finisce tutto improvvisamente come era arrivato.

Avremmo dovuto passare la Pasqua a casa di amici, ma uno dei figli il giorno della vigilia aveva la febbre ed è risultato positivo. Avevano invitato un po’ di persone, adesso hanno il classico frigorifero americano stracolmo e sono isolati in casa da soli.

Miriam mi ha detto che quando le ho mostrato le due notorie righette del test, prova inequivocabile che era positiva al COVID, si è sentita sollevata da un peso enorme. Invece di tentare di accoltellarmi, come ero sicuro che avrebbe fatto, si è rilassata, una liberazione. Dopo due anni di terrore di prendersi la pandamia del secolo, ora ce l’ha e si accorge che tutto sommato potrebbe anche sopravvivere, e magari sopravvivo anche io, dai.

Adesso dobbiamo posticipare il rientro, la cui data dipende dal quando saremo entrambi negativi. In teoria potremmo anche partire quando dovessimo stare bene. Non ci sono più controlli, tamponi, termometri. Potremmo strabattercene l’acciuga e partire lo stesso, ben sapendo di essere ancora contagiosi. O facendo finta di non saperlo, come sospetto stiano facendo in tanti. Tutto sommato però il posto dove siamo confinati non è male, si mangia bene e consegnano a casa qualsiasi cosa, il Parco è vicino e salute permettendo ci si può andare senza far del male a nessuno. Ieri c’erano 25 gradi. Questa mattina ce n’erano 5 con un vento boia, per il momento è meglio starsene a casa.

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Nessuna gioia.

modalita’ <MALUMORE & FASTIDIO> ON

Nella mia testa sono scattati meccanismi che mi impediscono di assaporare il fatto di essere a New York. Forse era illusorio immaginare che dopo due anni di epidemia mi sarei sentito come normalmente mi sentivo a New York nell’era ANTE-COVID. Ho delle improvvise percezioni di dove sono, di essere qui, ma durano pochi istanti. Mi è successo mentre facevo la spesa al supermercato. Non è una circostanza che il grosso pubblico definirebbe eccitante, ma prendo quello che viene e quando viene.

Ma vaffanculo ? Si, e credo di meritarmelo. Sono spesso nella mia campana di vetro scuro e le cose mi scivolano lontane e finiscono dello scarico delle emozioni perdute.

Sono anche preoccupato di questa guerra tra Russia e Ucraina che qui si sente poco, ma per noi europei è un problema, nessuno sa che piega potrà prendere.

Poi c’è la perdurante siccità nel NW italiano, per il momento non se ne vede la fine e se continua così ci si prepara ad affrontare una estate micidiale per alberi e coltivazioni ed approvigionamenti di acqua in sofferenza.

Insomma, il mondo come lo conosco io è afflitto da problemi enormi ed io sono qui a New York e pretendo di non avere sensi di colpa, ansie, preoccupazioni ma anzi pretenderei di immergermi con la testa nella New York che conosco, che in parte è azzerata, riuscendoci tuttavia in misura solo marginale, sovrascritto da un odioso distacco.

modalita’ <MALUMORE & FASTIDIO> OFF

Per la serie Buone Notizie Forse, Qui il COVID è ancora rampante; il sindaco di New York, Eric Adams, è risultato positivo ma i neworkesi sono entrati nella modalità deny, o don’t give a shit ovvero pretendono di credere che il problema sia passato oppure non interessa occuparsene. I ristoranti – quelli non falliti – sono strapieni di gente urlante e quasi nessuno usa la mascherina. A teatro è obbligatoria e vogliono vedere una ID e la prova di vaccinazione. Io mostro la patente italiana ed il green pass europeo. Fanno finta di vederlo ma potrei mostrare qualunque cosa che sarebbe lo stesso. Fauci dice che in autunno potremmo di nuovo andare nel caos ma nessuno lo ascolta.

C sta per culo e T sta per tette.

Nel frattempo io sono leggermente positivo. Qualche brivido di febbre, qualche dolorino intestinale, ogni tanto mi cola il naso ma nulla di più. Sono chiuso in casa ed ho finito il cioccolato che si era comperato Miriam. La cui parola più gentile da quando ho fatto il test è untore, ma anche stronzo e bastardo ogni tanto vengono usati. Perchè è probabile che tra pochi giorni lo avrà anche lei. Fuori il tempo è magnifico, domani magari vado a fare una passeggiata nel Parco tenendomi ben lontano da altri umani. E da Miriam che credo stia progettando di uccidermi.

Come qualche anno fa, il contratto sindacale dei portieri sta per scadere e se non si dovesse trovare un accordo tra le parti, i doorman se ne staranno a casa. Se ciò accade, il portone verrà presidiato da guardie armate fornite da società di vigilanza. Se la guardia non ha la lista delle persone che possono entrare, nessuno può entrare e se un residente ha dimenticato di fornire il suo nome alla guardia, viene respinto, insiste ed alza la voce, probabilmente viene scaraventato fuori sul marciapiede. Forse ucciso e buttato nell’East River. Ho comperato della birra al supermercato e la commessa alla cassa mi ha chiesto una picture ID. L’ho guardata dicendo really ? Ma la Legge non consente alla cassiera nessun margine di discrezionalità per decidere se un cliente ha più o meno di 21 anni, deve vedere un documento. Poi compero otto bottiglie di gin e vodka nel negozio di liquori sotto casa e non mi chiedono nulla.

Ogni tanto il telefono si mette a fare un verso orrendo, fortissimo, che batte ogni suoneria azzerata. E poi compare una scritta come quella di poche ore fa. In genere segnala folli in autostrada contromano, bambini sottratti ai genitori, temporali forti, pericolo di allagamenti. O come in questo caso quando qualcuno si mette a sparare in metropolitana.

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Nessun dolore.

Grattacieli con i colori della Ucraina.

Dopo due anni un mese e 3 giorni ho rimesso piede a New York. Sebbene io non sia propenso a concedermi sensazioni particolarmente intense, mi aspettavo di provare un po’ più di emozione quando ho percorso le varie fasi del viaggio: partenza, volo, atterraggio, interrogatorio all’immigrazione, taxi, casa. E invece zero, come se mancassi da un mese. Tuttavia non sono sorpreso del mio encefalogramma tendente al piatto, la mia materia grigia consiste in argilla perlopiù sterile e le emozioni, come l’acqua nell’argilla, filtrano molto lentamente.

La domanda oziosa che mi assale è la seguente: quanto è cambiata New York dopo due anni di epidemia ? Solo come pretesto per poter mettere qualche foto meno che mediocre, mi sbilancio con due commenti del cazzo. Disclaimer: le mie osservazioni sono soggettive, imprecise, probabilmente viziate da superficialità.

New York sta cambiando costantemente da 400 anni, dunque ho trovato nuovi grattacieli, nuovi cantieri edili giganteschi, negozi nuovi, ristoranti nuovi, e potrei fare fatica a distinguere tra normale evoluzione e condizionamento da pandemia. Però il turnover di attività commerciali è stato enormemente più intenso, ci sono molte più vetrine del solito che espongono il cartello “retail space for lease” perchè l’attività che c’era ha chiuso ed il posto è libero. Alcuni dei miei ristoranti preferiti hanno chiuso per sempre, si vedono chiaramente le tracce di una dura lotta per la sopravvivenza, un fast forward della feroce selezione naturale che già in tempi normali avviene silenziosamente senza che nessuno se ne occupi. Ma questa volta è stato diverso e sebbene ci siano segnali di ripresa, molti angoli che prima erano vivi e vitali, oggi sono ancora abbandonati e sbarrati.

I ristoranti che hanno potuto farlo, hanno messo fuori queste strutture prefabbricate dove si presume che non ci si possa trasmettere malattie. Sospetto che in realta li dentro ti prendi covid, botte di freddo memorabili, patologie respiratorie anche gravi, malattie veneree e toxoplasmosi se ti morde un topo, tutto in un serata.

Questo nella foto e Santambreus, posto culto della Uper East Side, il prefabbricato e di legno di ottima fattezza, sulle sedie ci sono coperte di cachmere per i clienti.

Sono stato in un negozio dove Miriam fa tappa abitualmente per comprarsi la crema contro le rughe. Acido ialuronico, uranio arricchito, placenta di delfino, muco di lumaca delle Ande, secrezione intima delle api del Kilimangiaro. La trovi solo a New York e costa un botto, secondo me non serve ad un picocazzo ma guai se glielo faccio notare. Mentre lei sceglieva il colore di uno smalto per unghie ho attaccato un bottone ad una commessa. Mi dice che e stata dura, per diversi mesi hanno vissuto in una città fantasma: tutto chiuso, solo barboni e teppisti in giro, nessuno che raccoglieva la spazzatura, vetrine chiuse con pannelli di legno o anche sfondate da vandali. La scorsa estate 2021 si erano illusi di esserne usciti ed invece in autunno sono arrivate le varianti. Ma adesso, dice, il turismo ha iniziato a riaffluire, nuovi esercizi commerciali stanno aprendo e sperano in una estate come quelle di una volta, o quasi.

Turisti ? In aereoporto a Newark, arrivi internazionali, davanti a noi avevamo 2 persone (due) al posto delle 2000 (duemila) che in genere ci sono per le formalità dell’immigrazione. Eravamo anche primi e soli alla coda dei taxi, non ricordo mi sia mai successo. Se c’è qualcosa di assolutamente diverso dal normale, è il numero di gente per le strade di Manhattan. Valuterei il volume di persone che si incontra sui marciapiedi ridotto dal 50 fino al 90%. Dipende dal quartiere, in certe strade c’è più gente ma altre dove normalmente si fa lo slalom tra le persone, quasi nessuno intorno. Si vedono quasi esclusivamente abitanti palesemente locali, pendolari, gente che lavora e vetrine vuote con dentro rimasugli polverosi e pezzi di arredamento da negozio mollati sul pavimento. Questo fa impressione. In genere un negozio resta poco vacante, qualcuno arriva subito a rilevare i locali. Quelli che si vedono adesso sono vuoti da mesi e mesi.

Tra i negozi sopravissuti, New York Bagel. Con questo ci abbiamo mangiato in due, due volte.

Altre novità di irrilevante importanza. I sacchetti di plastica sono spariti dai negozi, al loro posto borse riutilizzabili o sacchetti di carta. La ragazza del negozietto del sushi mi ha chiesto se volevo il sacchetto, cosa evidente a meno che non avessi avuto 4 mani e 40 dita o avessi avuto un sacchetto piegato in tasca o nascosto tra le chiappe, e poi ha aggiunto se lo volevo con le maniglie o senza. Probabilmente con le maniglie costa di più. Mi ricordo di quando anni fa appena approdato a New York ordinavo le mie prime bistecche e mi facevano domande sul grado di cottura, il tipo di salsa, la granulometria del sale, lo spessore della parte cotta rispetto a quella piu cruda, la densità media della carne, la temperatura esterna, quella interna. Mi ero dimenticato delle sempre più numerose opzioni che vengono elencate da qualsiasi commesso quando si va in un qualsiasi negozio e sulle quali bisogna singolarmente esprimere la propria scelta altrimenti la trattativa va in stallo. Ho preso il sacchetto senza maniglie ed era tanto grande che avrei potuto usarlo come sacco a pelo, alla faccia dell’ecologia.

Adesso tutti i palazzi espongono nelle portinerie un cartello che recita più o meno “Local Law 33 Building Energy Efficiency Rating” che credo serva a migliorare la consapevolezza del cittadino bovino su quello che è l’impatto ambientale del proprio palazzo. Da noi siamo “C” che è un valore medio-basso.

Questione COVID. Molte farmacie fanno i tamponi e ci sono furgoni e tende attrezzate agli angoli delle strade che fanno tamponi gratuitamente. Ci sono negozi aperti direi negli ultimi 2 anni anche in zone residenziali che fanno tamponi rapidi in un ambiente sofisticato ed esclusivo, dove per un molecolare in giornata chiedono $350. Sono entrato per qualche informazione, la ragazza insindacabilmente gnocca al banco mi ha guardato con estrema sufficienza facendomi presente che il servizio era a pagamento mentre mi squadrava come se fossi stato vestito di foglie di banano.

Anche in questa tenda fanno i test gratuiti. Dentro si trova una persona vestita in HAZMAT, semicongelata con un computer ed i tamponi. 10 minuti di attesa per il risultato, se la persona non perde i sensi per ipotermia.

Questa è la schermata di Uber sul cellulare in USA o quantomeno a New York. Se clicchi il tasto ti arriva un Uber, ti porta al più vicino centro vaccinale, ti aspetta in strada mentre ti inoculano qualche nanochip cinese ed infine ti riporta al punto dove ti ha prelevato, felice, vaccinato e ricetrasmittente. Devi avere più di 50 anni o avere patologie, non soffrire il mal d’auto, non avere reazioni allergiche altrimenti se cominci a vomitare durante il percorso probabilmente vieni scaraventato fuori e l’autista scappa nel Klondike. Miriam è attratta e fa fatica a resistere alla quarta dose. Norme anticovid: a macchia di leopardo, le mascherine sono facoltative a meno che non siano espressamente previste, come nei teatri. In un ristorante cinese ci hanno chiesto il certificato vaccinale, gli abbiamo mostrato il QR code sul telefono ed hanno fatto finta di controllarlo, ma avremmo potuto mostrare il QR code di una pizza margherita e non se ne sarebbero accorti. In altri ristoranti di mascherine e carte di vaccinazione neppure l’ombra.

Un furgone dove fanno i testi COVID, gratuiti. Credo ce ne siano a centinaia, sono ovunque.

La mia curiosità scimmiesca mi ha portato a presentarmi da uno di questi furgoni allestiti a laboratorio e mi sono fatto fare il tampone. Anzi due, il primo risultato mi è stato recapitato per email dopo 10 minuti, quello più preciso, il PCR arriva in 24 ore. Pioveva, eravamo in tre in coda sotto la tenda mobile. Con il telefono si scansiona un codice che permette di collegarsi ad un sito web, si forniscono le proprie generalità. Gratuito, non chiedono documenti, basta avere un telefono ed un indirizzo di posta elettronica. E’ anche facoltativo fornire il genere alla nascita, (gender at birth). Tempo totale dell’operazione, cinque minuti scarsi.

Insomma, parlando un po’ in giro mi pare di aver capito che un anno fa New York fosse letteralmente allo sbando, tutto chiuso e sbarrato, delinquenza, poveracci senza tetto ovunque, sporcizia, abbandono, vetrine saccheggiate.

Almeno in questa frazione infinitesimale della citta che ho potuto vedere, la vita sta riprendendo molto lentamente, la gente per strada e nei negozi sembra diversa, meno agitata, forse più triste ma qui entro nel campo delle sensazioni genitali. Nel supermercato sotto casa dove vado più frequentemente alla cassa ho incontrato una signora sulla sessantina che ho stentato a riconoscere, non sembra aver preso due anni, ma dieci. Nei suoi occhi molta stanchezza. Posso sbagliarmi, però questa è la sensazione globale che sto avendo di New York, una città invecchiata di colpo, stanca, che fa fatica a ritornare quella di prima.

La vista dalla camera da letto. I primi tempi da contadinotti con una rispettabilissima valigia di cartone era difficile prendere sonno.
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Due foto primaverili.

Due germani, non se siano reali o meno, hanno passato qualche ora nella Pozzanghera. Non sono impossibili da vedersi, ma molto rari, aspetto i commenti del Consulente Bio in merito alla loro provenienza e destinazione.

Un poco di inverno ad Aprile. Potrei dare la stura alle lamentele di matrice climatica, ma dopo un inverno orribile, secco e tiepido come non mai da quando si tengono le misurazioni, mi deve bastare questo sguardo e sperare che questa sia una fase transitoria ma che poi le grosse alte pressioni africane, chiamale cammelli, occhiali, delta e polpi, se ne vadano a fare in culo da qualche parte e ci lascino in pace.

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La ritornante che non torna mai.

Nei prosimi giorni dovrebbe piovere, ma sugli accumuli incrocio le dita perchè il Piemonte meridionale è a rischio ombra e dunque siamo sul filo del rasoio. Poi, per la sezione “ha ha molto divertente” ci sarebbe questa ritornante da est che porterebbe pioggia e neve a basse quote. L’affidabilità a 144 ore è quella dell’oroscopo, ossia zero virgola zero.

Il mio pagamento a Netflix è fallito. Seguono una sfilza di caratteri ASCII totalmente credibili e dunque resterò senza Netflix e mi verranno anche tagliati i rifornimenti di Gas a Basaluzzo. Probabilmente dovrei salvare il testo della mail e conservarlo perchè contiene la profezia di quando il mondo finirà. In quel giorno ci sarà la coda di dei e di demoni che vorranno distruggerci. Finiranno per litigare tra loro e per non scontentare nessuno distruggeranno la Terra ma anche tutto il Sistema Solare.

Questo che segue è ancora meglio. Ne avevo sentito parlare ma credo sia la prima volta che mi arriva. Contiene una serie di elementi del tutto improbabili, però chi l’ha ideato mostra della buona volontà per cercare di catturrare l’attenzione di qualche persona con dei formidabili sensi di colpa. Dovrei rispondere con una mail, ma credo che per questa volta passerò.

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