La domenica al Parco

iloveNYSe proprio non si ha voglia o tempo di prendere un mezzo ed andare via durante il fine settimana, o prendere la metropolitana ed andare al mare, l’ICONA neworkese della domenica media è andare in un parco cittadino. Central Park per Manhattan,  Prospect Park per chi vive a Brooklyn, Flushing Meadows Corona Park per gli abitanti del Queens. Staten Island e The Bronx hanno parchi e boschi che fanno parte della cerchia suburbana e dunque non fanno testo.  Oggi c’erano 23 gradi con cielo cristallino e vento da nord che rendeva la vita gradevole e dunque ci siamo immersi nel rito per chi resta in città.

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Uno dei protocolli base comprende l’acquisto di cibarie in uno degli infiniti posti dove anche la Domenica c’è sempre da comprare qualcosa. Il Sashimi è buono, mi fa sentire invariabilmente un po’ hip, si compra e si consuma in fretta, non puzza, non unge. Sheep Meadow è uno dei posti dove andare; è circondato da alberi per chi vuole l’ombra, il panorama è abbastanza unico, il passaggio di belle ragazze (gnocca) è considerevole. Eravamo con una coppia di amici ed i loro due bambini che, segno dei tempi, non si sono portati appresso il pallone ovale del football americano bensì un pallone da calcio (soccer).

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Intorno pizza.

iloveNYSi, il titolo è decisamente cheesy, come direbbero qui, ma non sapevo proprio cosa scrivere per introdurre due foto insulse.

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La prima foto mostra il palazzo che stanno finendo di costuire, e del quale ho già mostrato delle stupide foto di quando stavano tirando ancora su i piani. Tutto venduto a parte la duplex penthouse che se non ricordo male va per 25 milioni in valuta locale. O forse hanno venduto anche quella, troppa fatica andare sul sito web. La seconda foto mostra la torre dell’Hotel Carlyle; non si può dormire per meno di $600 a notte, ma puoi anche risparmiare un sacco se decidi di affittare per un mese intero una camera con bagno a soli $13.000.

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Renzo Piano

iloveNYOggi piove, nonostante le previsioni avessero detto, fino a ieri sera, che oggi ci sarebbe stato un bel sole. In compenso ieri verso mezzogiorno è venuto fuori il sole, mentre secondo i previsori avrebbe dovuto piovere fino a tarda notte. Miriam si era messa gli stivali per proteggersi dalla pioggia ed è inciampata per la strada. Ora cammina come un compasso e lamenta dolori ad una mano, al ginocchio e ad un piede. Quest’ultimo sta assumendo una colorazione bluastra in diversi punti; colpa dei previsori meteo. Ed anche del Greenwich Village; io lo dico sempre che è un posto mainstream che visto una volta non serve tornarci, ma lei testarda ci vuole tornare ed ecco il risultato.

Siamo andati a visitare il nuovo museo Whitney, disegnato da Renzo Piano, che ha riaperto pochi mesi fa dopo essere traslocato dalla Upper East Side ed è venuto nel Meatpacking District.

Sticazzi geografici; era per mostrare la mia presunta familiarità con la cittadina.

 

Il complesso fa parte di un progetto ben più grande nella lower west side di Manhattan. E’ come se, a tavolino, un giorno a Tursi avessero deciso di rifare Cornigliano; giù le vecchie fabbriche ed i palazzi in disuso, al loro posto nuovi insediamenti pubblici strutturali che invogliano gli investitori privati piccoli e grandi a scommettere nella rinascita dell’area. Ed è come se Cornigliano nel giro di 10 anni fosse diventata una attrazione commerciale e culturale visitata da turisti da tutta Europa. Strade in ordine, negozi, ristoranti, zone di verde pubblico ben tenute. La scommessa qui a New York è senz’altro andata a buon fine.

Non conosco personalmente Renzo Piano ma leggendo quello che ha fatto nel mondo suppongo che professionalmente sia una persona di caratura straordinaria. E poi, il figlio di Renzo Piano era compagno di classe di Miriam; questo dettaglio di una certa importanza mi porta a parlare di lui quasi come se fosse mia sorella, o mio nonno, o cugino di prima. Orbene, mi domando dunque chi gliela fece fare di presentare il “waterfront” project ai genovesi qualche anno fa. Se non ricordo male venne accolto inizialmente con sorpresa, ma subito dopo venne criticato, deriso ed il suo progetto non credo fu neppure discusso al di fuori di qualche bar del centro città. Ma come ha potuto pensare che il suo progetto smuovesse i neuroni di pongo dei minus habens della politica locale ? Ed i modestissimi “grandi” imprenditori locali, la rabberciata confindustria januensis ? Non ricordo se lo appoggiarono o meno. Secondo il concetto fondamentale della genova-bene o che-si-crede-importante “io non ci guadagnerò, ma allora non guadagna neppure lui”, e “se si crede tanto bravo perchè non se ne torna all’estero invece di rompere i coglioni qui ?” Detto, fatto. La mia conoscenza della vicenda fu scarsa allora perchè evitai di leggere gli articoli del giornale del partito Secolo 19mo per non farmi delle incazzature, ma anche la mia memoria è scarsa e sicuramente allora ebbi una visione ingenua e molto naif di come invece ritenevo sarebbero dovute andare le cose. In definitiva, conoscendo la mentalità così chiusa, ostile e conservatrice dei suoi concittadini che contano, ed immaginando che la dovesse conoscere bene anche lui, ma chi cazzo gliel’ha fatta fare ?

 

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Oh, le giostre !

iloveNYOh, che belle le giostre con le bancarelle.

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Anche nella Manhattan densamente popolata ci sono le street fair che si dividono tra quelle delle avenues, molto più grandi ed importanti, e quelle nelle streets, ossia lunghe un blocco che sono robe da quartiere, molto più caserecce, organizzate da comitati locali che attengono a pochi blocchi circostanti. Oltre a qualche giostra per bambini, ci sono food vendors che propongono cibi ricchissimi in grassi polinsaturi o zuccheri fatti sul momento, artigiani che vendono chincaglierie, vestiti, solite robe. Non sono troppo dissimili dalle analoghe fiere patronali di casa nostra.

Miriam però mi faceva notare che mentre la reazione qui a New York è del tipo “ma che bello andiamo a vedere” in Italia è “oh no, cazzo, gli zingari!” ed infatti gli appartamenti delle strade vicine vengono svaligiate sistematicamente e dunque bisogna chiudersi in casa fino a quando le giostre vengono smontate.

La 77th street fair capita non a caso in corrispondenza della fermata della metropolitana. Nelle ore di rientro il fiume di persone che si dirige verso le avenues a est transita proprio di qui. Mica scemi.

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Hasa Diga Eebowai

E’ molto probabile che io abbia già scritto queste cose, il mal di testa non migliora la mia già di per se scarsa capacità di concentrarmi.

Ah, ieri sera siamo andati a vedere The Book Of Mormons.

Mi sono dimenticato di acquistare la maglietta che però ho ordinato su Amazon.

Chissà se il musical arrivarà mai in Italia, io credo di no.

 

 

 

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Qui fa freddo e piove.

iloveNYMentre in questi giorni in buona parte dell’Europa centrale fa un caldo boia, qui sulla costa nord est si arriva a malapena a 15 gradi e piove.

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C’è qui qualcuno che si lamenta in continuazione, sospirando ai 30-35 gradi che aleggiano tra Genova e Basaluzzo in questi giorni. Io non mi lamento del clima ma la testa mi fa male, il collo mi fa male, la schiena mi fa male. Lo dico a titolo di informativa nel senso che quando la memoria si sarà cancellata potrò verificare quando mi faceva male la testa, il collo, la schiena,cioè sempre.

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iloveNYAnche in questo caso, potrei scrivere una sequela di cose particolarmente noiose, fare considerazioni tremendamente scontate, altri ed eventuali.

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Sono andato in cima alla Freedom Tower, sorta sulle rovine delle torri gemelle. Ha aperto al pubblico una settimana fa.

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E’ uno spettacolo surreale; ho scattato diverse foto ma va da se che on line ce ne saranno di enormemente più belle, basta andarle a cercare.

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Comunque la visita non si limita a prendere un ascensore e salire di quasi 410 metri in 40 secondi, uscire, fare foto, scendere. Arrivati al 100 piano, c’è un teatro dove mostrano uno show di 10 minuti devo dire con un coup de theatre finale sorprendente. In 14 anni la ricostruzione si è conclusa, mancano ancora dei dettagli al piano strada ma sostanzialmente i lavori sono terminati.

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Io non voglio ridicolizzare le persone per il loro aspetto fisico. Però questa famigliola è valsa una foto. Sono convinto che sia una famiglia felice, padre e madre in armonia che allevano i propri figli ad essere brave persone e bravi cittadini. Sembrano anzi molto uniti mentre si riposano e ricaricano i vari telefoni. Ma cercherei di cambiare la dieta, di tutti.

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Ho copiato questo grafico aggiungendo qualche elemento che belin belino. Si spiega da se.
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432 Park Avenue.

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Set.

iloveNYOggi siamo casualmente capitati sul set di un film. Succede molto spesso a New York, ma visto che pioveva, faceva freddo ed avevamo tempo, ci siamo presi un caffè e ci siamo messi sotto una tettoia a spiare cosa succedeva.

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Ci sarebbero molte cose banali da dire su un argomento così inutile, abbiamo passato circa mezz’ora cercando di capire la dinamica della messa in scena, o set. Mi limito a ricordare che Miriam quando ha visto i riflettori, la confusione e tutti gli ingredienti di un set cinematografico, era li con gli occhi sgranati come quelli di un bambino di fronte alle vetrine di un negozio di giocattoli. Un tizio si è rivolto al gruppetto di curiosi di cui Miriam faceva parte, chiedendo se volevano fare le comparse, ma lei è scappata. In questa foto ci sono 5 persone reclutate tra i passanti che stanno aspettando l’ordine di camminare in modo da fare finta di essere passanti che scorrono sul marciapiede. Non abbiamo capito chi erano gli attori principali, Miriam non ha voluto chiedere neppure se era un film, una serie televisiva, la pubblicità di un tritacarne.

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The Ministry Of Silly Walk

Fatto sta che dopo mezz’ora di preparazione, qualcuno improvvisamente ha gridato ACTION, le comparse si sono messe a camminare sul marciapiede, dopo circa 20 secondi qualcuno ha urlato di nuovo, la ripresa è terminata ed il reclutatore ha ringraziato le comparse. Poi ha chiesto ai presenti, tra cui noi, se volevamo fare da background in una scena in cui evidentemente non c’era bisogno di camminare. A quel punto ci siamo allontanati. Ammetto che ho avuto la tentazione di infilarmi dietro alle comparse e camminare di fronte alla cinepresa come John Cleese in una sua magistrale interpretazione, ma mi è mancato il coraggio anche perchè, riflettendoci, ho immaginato che quando fanno un film sono tutti molto seri e che mi avrebbero preso a calci, o a sberle, o entrambe le cose.

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10.

iloveNYDieci sono i  gradi centigradi a New York il 2 di Giugno. Il record del freddo è ancora del 1945 o giù di li con 9 gradi. E piove quasi costantemente da 48 ore. La graziosa corrispondente de The Weather Channel si produce in fellazio su sfondo scuro per mostrare che si vede il fiato condensare.

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Due le considerazioni che sono certo ho già espresso precedentemente; la prima riguarda negozi ed uffici la cui temperatura è di difficile gestione quando il clima non segue le regole stagionali. L’eterna lotta del condizionamento che oscilla tra aria condizionata e riscaldamento in questi giorni mostra i propri limiti, con entrambi in funzione. Ossia fuori fa freddo e parte il riscaldamento ma dentro fa ancora il caldo accumulato delle settimane precedenti e dunque il condizionatore è acceso. Si instaura una battaglia a base di sensori e consumo di energia. In certi locali chiusi, soffiano venti ad oltre 50km/h perchè l’escalation dei due opponenti non prevede un pareggio. Pertanto i ventilatori, nel tentativo di sconfiggere l’avversario, pompano aria fredda e calda contemporaneamente alla massima pressione che riescono a raggiungere.

La seconda considerazione riguarda Miriam, che ormai è convinta di aver raggiunto l’apice nella sua capacità di attirare a se il cattivo tempo qui negli USA. In altri termini, ogni qualvolta che atterriamo al JFK, le masse d’aria continentali hanno da giorni preparato il suolo per qualche uragano, o tempesta di neve, oppure fronti freddi stazionari che portano pioggia e temperature rigide anche in estate.

Intanto mentre siamo qui che non si sa come vestirsi,  dalla Liguria giungono gli echi della trombatura della Gerundio Jerker Off  e delle sue avvilenti, modestissime reazioni sconnesse. Bitch, please.

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Trombed.

iloveNY

trombed

La comunità ligure a New York fatalmente se ne strafrega di quello che accade in Liguria; quella che vive a New York è una comunità affermata, che lavora sodo e con successo, gente sconosciuta agli stessi genovesi, gente seria che da anni è scappata dalla incapacità e prevaricazione locale ligure. Tuttavia chi da qui ha seguito la campagna elettorale, un briciolino forse sorride ai risultati delle elezioni regionali pur non essendo affatto divertita. Potrebbe essere l’inizio di una normalizzazione della pubblica amministrazione regionale;  a parte il sorriso che viene dal cuore pensando a chi, con estrema arroganza, si faceva già facile vincitrice prima ancora del responso delle urne, la strada per invertire un modo di pensare devastante e spazzare un entourage di funzionari indolenti e corrotti che hanno messo in ginocchio la Liguria per decenni, non ha neppure mosso i suoi primi passi. Il mondo politico dei voti degli elettori spesso se ne fotte. Mi spiace Matteuccio; hai appoggiato la banda locale, i mobs della regione tra mare e monti, ti è andata male. Speriamo che la nuova coalizione si rimbocchi le maniche per davvero, metta da parte qual modo di pensare ligure e maledetto che non prevede il bene comune come obiettivo primario. Speriamo davvero, altrimenti… sticazzi.

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Mentre c’era chi votava…

iloveNY… Miriam ed io siamo andati a vedere una mostra sui gatti alla Japan Society. Non so ancora chi ha vinto, chi ha perso, chi sticazzi governerà o farà finta di governare i Liguri e la terra del Pesto. Buona fortuna a tutti. I gatti sono arrivati in Giappone in tempi recenti, non ricordo quanto ma credo che su Google ci sia scritto tutto. La Japan Society è di fronte all’ONU, dove siamo stati respinti perchè privi di un documento con la foto. E’ l’unico posto a New York dove fino ad ora ci hanno chiesto un documento per entrare, in genere non serve. Torneremo muniti di passaporto o patente; non che sia importante visitare la sede di un organismo sulla cui utilità nutro qualche dubbio, ma non ci siamo mai stati.

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cat3cat4Ho fatto un po’ di foto bruttine ad alcune opere esposte. Alla fine della mostra c’era il libro degli ospiti, già strapieno di messaggi e disegni di gatti. C’era anche un libro di foto di Maru. Miriam non sapeva, anzi non aveva idea di chi fosse Maru, non navigando su Youtube non poteva saperlo.

Altro argomento meteo. In serata siamo stati bersagliati da SMS che avvisavano dei forti temporali che stavano arrivando dal New Jersey. Non è un servizio impossibile da mettere in piedi, basta un po’ di preparazione, un po’ di organizzazione e del sale in zucca.

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Comunque sia, per il momento l’allerta è stato seguito da qualche scroscio di pioggia abbastanza intensa e nulla di più.

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Queste piogge a Genova passano totalmente inosservate. In effetti a Genova ai nostri servizi di allerta meteo molte cose passano inosservate.

Altro argomento etnico. Oggi per le strade di midtown e upper east Manhattan hanno sfilato decine di migliaia di ebrei che sostengono Israele. Carri allegorici, bande, storme di bambini con bandiere. Oggi il colore predominante era l’azzurro della bandiera israeliana, se il colore dominante fosse stato il verde, sarebbe stata St. Patrick, e così via. Gli americani hanno la capacità straordinaria di rendere anche le celebrazioni più intense identiche ad una grossa sagra di paese. Naturalmente sindaco e governatore erano presenti. Hanno mostrato Di Blasio che ballava con alcuni rabbini; non credo che sia colpa sua, ma aveva una espressione talmente beota ed era talmente goffo che faceva compassione. La musica di sottofondo era una canzonetta folk israeliana particolarmente irritante come d’altronde lo è tutta la musica etnica popolare – questa è la mia opinione. Ogni popolo o tribù del pianeta, come le definisce Bill Nye, ha un minimo comun denominatore nelle canzonette folk del cazzo che in Italia trovano il proprio apice negativo nella tarantella e, a Genova, nel singolo “Ma se ghe penso”. Considerazione oziosa: che bello essere giapponesi. Se ne fottono della questione arabo-israeliana. Qui sono costretti a baciale le chiappe a Netanyahu ed agli emirati arabi. Anche in Giappone avranno le loro beghe,  ma nessuno straniero va nel loro parlamento a dire cosa devono fare, a chi devono muovere guerra e perchè.

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