Lo so, lo so.

Grazie dell’avviso, ma sono preparato all’eventualità di essere totalmente spiato. Sto per dire una serie di banalità sconcertanti, ma è lunedì mattina, sono acciaccato, forse influenzato e preparato per l’olocausto umano. Io navigo su Internet e sono sicuro che ci sia un registro, o LOG da qualche parte che annota e conserva scrupolosamente ogni movimento che io faccio on line. Queste informazioni sono a disposizione di chiunque paghi, anche un solo millesimo di euro, in modo da poter fare il mio profilo di potenziale consumatore o chissà cos’altro. Non sono un terrorista, un pedofilo, un estremista, un violento, un sovversivo, un evasore, uno spacciatore, un membro di qualche associazione strana. Non leggo gli oroscopi, sono agnostico e convinto che la specie umana stia correndo verso un drastico ridimensionamento della popolazione.

E l’ampiezza del cazzo che mi frega è incommensurabile. Volete sapere cosa faccio su Internet ? Accomodatevi. Volete sapere le mie transazioni bancarie, quanto pago di ENEL e come spendo il mio tempo libero ? Prego. Non ho una vita davanti, semmai ce l’ho alle mie spalle e se volete spiarmi, fate pure. Vi colga la noia, di certo non vi masturberete sapendo che sono socio di un gruppo che fotografa le nuvole o che scrivo cazzate su facebook.

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Godetevi il sole, imbecilli.

Perchè un giorno, presto, vi laverete con la cenere. Ciò pronosticato – Nostradamus era un pivello – i 15 tigli hanno i tutori e sebbene dal punto di vista estetico non mi piace molto il fissaggio della canna ai pali, è funzionale.

Sti Cazzi.

In questa orrenda foto si intravedono le piccole carpe, leva del 2017. Scappano al minimo movimento, dunque bisogna mettersi immobile sul bordo ed aspettare che lentamente si abituino e nuotino passando nelle vicinanze, permettendomi di far loro delle foto. Se scopro come, magari mascherandomi da cespuglio, potrei fare centinaia di fotografie, perchè i pesci sono tanti e molto variegati per colorazione. Potrebbe diventare un tormentone spaventoso.

Ieri sera serata al porto antico. Il tramonto era magnifico ma ci sarebbe voluta:

  1. a. una macchina fotografica.
  2. b. un fotografo.

In assenza di entrambi, il risultato è quello che è. Sono anche riuscito a semi nascondere la Lanterna dietro l’albero di una barca. Mi do una patta sulla spalla per il successo.

Cosa ci sono al Porto Antico ? Le sardine ed i delfini. In questa immagine, un addetto della sicurezza cerca di dissuadere i cetacei in un chiaro atteggiamento aggressivo, spiegando loro che non è il caso di attaccare la gente per ucciderla. “State indietro altrimenti questa sera a letto senza sardine“.

Ho discusso con un negazionista del clima, uno di quelli che crede che la natura penserà ad ovviare alla stupidità umana in qualche modo. E siamo rimasti entrambi sulle proprie posizioni antagoniste. Lui è tranquillo e serafico, io sono ansioso e preoccupatissimo. Forse lui vive meglio di me perchè non ha alberi da curare e non vede la terra che si spacca e non vede le crepe che ho in casa, la terra si asciuga oltre la soglia fisiologica stagionale, si restringe e scende di livello, è un fenomeno nuovo e diffuso nella bassa alessandrina. Ho già detto queste cose, ne sono certo perchè la mia memoria sta evaporando più della Pozzanghera, ma oggi è domenica. Adesso vado a dare un po’ di acqua a qualche pianta.

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Due luoghi di osservazione.

MODALITA’ <nervosismo esagerato> ON

Ci sono due luoghi dove transito frequentemente con il motorino e con il tempo posso affermare che vi esiste una concentrazione di furbetti del volante notevole. Furbetti è un termine che sottostima; sono stronzi belli e buoni e meriterebbero di essere additati e derisi per quanto sono mediocri.

Il primo è in Piazza Manin. Dove ho aggiunto un segno rosso c’è un distributore di benzina. Chi arriva da via Cesare Cabella ed è dotato di una particolare autostima che lo induce a ritenere di essere più intelligente degli altri, invece di percorrere Piazza Manin per immettersi verso via Montaldo, taglia attraverso il distributore, rompe il cazzo a quelli del distributore, a coloro che fanno benzina ed infine agli automobilisti da e per via Assarotti perchè lo stronzo pretende che gli venga lasciata via libera per immettersi nel traffico. Chi invece proviene da via Montaldo e deve immettersi verso Corso Solferino, se si immedesima in una eccellenza di furbizia taglia per il medesimo distributore per evitare il semaforo. Insomma, il traffico di stupidi è a doppio senso.

I gestori del distributore non possono farci nulla, forse non gliene importa più di tanto, ci sono abituati e sono tolleranti. Io invece che tendo all’isteria e sono molto sensibile, sarei imbufalito perchè detesto i furbetti e sistemerei degli ostacoli in modo da obbligare i più furbi a rallentare o anche a fermarsi. Tipo una sbarra o delle barriere taglia pneumatici. Poi quando uno di questi barboni si taglia le gomme, lo coprirei di insulti.

Il secondo luogo è in Piazza Paolo da Novi. Qui la stupidità e la presunzione di essere più furbi degli altri automobilisti consiste nel fare una deviazione per passare avanti a 4-5 macchine in coda mentre aspettano di immettersi in Corso Buenos Aires. Il piccolo tratto di controviale passa di fronte ad un meccanico che ha spesso delle moto parcheggiate negli angusti spiazzi a disposizione. A volte fanno fatica a districarsi tra le moto, ma questo non dissuade i più, il passaggio di imbecilli nelle ore di punta è sempre abbondante.

Comunque i due luoghi si prestano se qualcuno deve fare delle statistiche su quella quota di automobilisti che si credono migliori di tutti gli altri, più furbi, intelligenti, scaltri. Oppure se qualcuno viene assoldato da una casa farmaceutica per testare dei farmaci contro l’iperacidità di stomaco e l’ipertensione venosa. Che è quella che viene a me quando assisto quasi giornalmente a questi episodi di disarmante mediocrità.

MODALITA’ <nervosismo esagerato> OFF

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Insomma, ma vaffanculo.

Mi rendo perfettamente conto che prendersela con l’anticiclone di blocco è stupido. Ma questo campo di alta pressione stabile a Ottobre, dopo mesi di siccità estiva, è una maledizione. Allora dovrei prendermela con chi, seppur dotato di strumenti culturali e mentali idonei, si rifiuta di vedere questo come un fenomeno di natura straordinaria, che non riflette alcun ciclo naturale e che non può essere che causato dalla produzione incontrollata di gas serra da parte dell’uomo. Lo dice il 99% della comunità scientifica ma per taluni questo vuol dire solo che gli scienziati si inventano la causa antropica per ottenere fondi governativi per le loro università. E ti guardano come si guarda un visionario di qualche setta esoterica che annuncia la fine del mondo per colpa del mostro degli spaghetti. E a Basaluzzo non piove, siamo a -75% di piogge in 2 anni (dati ARPA)

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Rapacam riattivata.

Chiedo scusa (a chi poi, boh ?) ma riconosco di aver atteso troppo tempo, ossia mi sono fatto mangiare il belino dalle mosche prima di decidermi e verificare la natura del guasto che ha bloccato la webcam per più di un mese.

Come intelligentemente sospettavo – la mia intelligenza è inespressa – gli spinotti maschio & femmina del cavo di rete erano ossidati. Sono durati stoicamente per diversi anni, esposti al salino ed alle intemperie. Questa è la foto dello spinotto maschio. E’ talmente malconcio che l’ho messo su E-bay spacciandolo per un autentico reperto del Titanic. Ma sono stato scoperto perchè, ovviamente, ai tempi non c’erano i cavi di rete. Internet è pieno di sapientoni che sanno tutto di tutto. Ad ogni buon conto, la missione è compiuta, il mondo intero può nuovamente godere delle immagini esclusive del golfo di Portofino, che forse si chiama golfo di Rapallo, golfo del Tigullio o Golfo dei Nesci.

Ed ora una profondissima considerazione emotiva. Per raggiungere la webcam arrivando dall’Autostrada bisogna attraversare Rapallo e dopo percorrere un tratto della Aurelia in direzione Zoagli. Ho passato tutte le estati fino a vent’anni in quel luogo, ho percorso quel tratto di strada un infinito numero di volte durante la mia adolescenza. Oggi il clima era piovoso e tipicamente da fuori stagione, ma è cambiato molto poco nel corso dei decenni, era tutto dannatamente famigliare. Invece di percorrere quella strada, tra quelle case e quei luoghi, vestito in maglietta e costume a bordo di un motorino leggermente elaborato, leggiadro ed inconsapevole nei miei 16 anni, oggi ero a bordo di una autovettura, vestito semi-ufficio con il peso dei miei quasi 60 anni ed una enormità di ammonizioni ed errori. Questo lampo di consapevolezza ha sicuramente stimolato chissà quale sistema interconnesso di banchi neuronali del cazzo, fatto sta che ho avuto la sensazione specifica, pelosa e tutt’altro che gradevole che quelle case, i negozi, gli alberi, il bar dove andavo a comprare il gelato, tutti mi stessero osservando chiedendomi “A 16 anni avevi una vita davanti. Adesso però sei anzianotto e ti chiediamo di fare il bilancio di quello che hai combinato negli anni trascorsi, vediamo un po’ cos’hai combinato”. La richiesta non è di quelle che attendono invano o a lungo una risposta. Anche perchè ho avuto la certezza che, arrivato di fronte al Bar Aurelia, anche le pietre sapessero la risposta. Una bozza di risposta si è palesata immediatamente al mio IO stronzo inconscio, ossia “quasi un cazzo”. Oppure “il minimo di cazzo sindacale” che vuol dire di entrare a pieni voti nella categoria degli ignavi, con un buon piazzamento.

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Nuove del primo Lunedì d’Ottobre.

Questa foto riprende mio padre alla guida di una autovettura da corsa durante una “Indianopolis”. L’ha scovata mio fratello e non credo di averla vista prima di oggi. Mio padre avrà avuto vent’anni, dunque siamo intorno al 1935. Le espressioni del guidatore e del co-pilota sono severe, non so se la forzata serietà faceva parte del copione oppure se era una reazione all’aver guidato una autovettura autocostruita, lanciata giù per le strade in discesa dalla collina del Righi in quanto priva di motore, con le ruote di ferro e praticamente senza freni. Certi aspetti di mio padre resteranno per me un mistero. Varrebbe la pena esistesse un dio, solo per sperare nell’eventualità di incontrare nuovamente alcune persone. Poi verrei spedito all’inferno.

Altre due faccende. La Banca mi ha trasmesso una fidejussione in cui io sono il debitore. Leggendo il testo sono però diventato “signora” il che avrebbe sicuramente causato una ventata di buonumore nei tetri uffici del garantito. Però quando ho fatto notare al fedeiussore questa incongruenza, ha fatto riscrivere il testo e sono tornato in possesso della mia pancia da birra.

La messa a dimora dei Tigli ha messo a dura prova il mio fisico ed ora sono dolorante un po’ ovunque. Meno male che le funzioni più pesanti sono state eseguite dalla pregiata Ditta che mi segue a Basaluzzo, ma anche riservandomi cose meno faticose, devo pur sempre camallarmi sacchi di terra e menare colpi con il martellone, usare la vanga, il rastrello. Così mi sento proprio acciaccato. Ma Sti Cazzi la Mia Salute.

Oggi nessuna fotografia della Pozzanghera. Prevale un grigiore abbastanza banale. Ed ora una battuta da caserma. Cari genovesi, domani circolazione del traffico bloccata. Sono passato vicino ad una centralina mobile ed ho tirato una flatulenza titanica. Il sensore avrà registrato dei livelli di tossicità dell’aria spaventosi. A quest’ora l’addetto che stazionava sul furgone avrà telefonato alla ARPAL che ha chiamato la Protezione Civile che ha chiamato il Sindaco.

E’ difficile acquistare dei Castagni. Ho trovato solo 2 vivai. Uno non risponde. Chiamando il secondo, mi ha risposto invece una persona gentile che però mi ha detto che non prendono più prenotazioni perchè lo scorso anno è stato un pasticcio,  in queste due settimane ne hanno in consegna 4.000 (quattromila ?!) dunque se prima di mettere in moto do un colpo di telefono, probabilmente me ne tiene una decina, a radice nuda o in vaso non lo sa. Devo programmare un viaggio a Cuneo con il furgone.

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Cosa mi tocca fare.

Per proteggere gli alberi giovani. Io credo che ai tempi in cui era mio nonno a mettere alberi a casa sua, ad Asti, non ci fossero questi problemi. Nella bassa Alessandrina e nell’Astigiano non c’erano i caprioli, ed i pochi cinghiali che ardivano avventurarsi lontano dai boschi, venivano cacciati e poi mangiati dopo lunga cottura, con bacche di ginepro e chiodi di garofano, noce moscata. Accompagnati da polenta ed innaffiati con Grignolino, Dolcetto, Barbaresco.  Qualcuno – ho letto – una ventina di anni fa avrebbe  liberato dei caprioli che teneva in cattività. Gli animaletti si sono ambientati bene nei boschi e si sono trovati un nuovo habitat, senza predatori e con tanto cibo. Adesso sono tantissimi, perlopiù concentrati intorno alle mie giovani acacie. Anche i cinghiali, che nessuno caccia più, sono ormai tantissimi. E circa un milioni di essi girano intorno alla Pozzanghera ed alle zolle di terra umida delle mia acacie. Sommati ai 3 milioni di caprioli, sono una minaccia costante per gli alberelli. C’è anche circa un miliardo di mini lepri, vivono quasi tutte nel bosco a fianco della Pozzanghera e di notte cercano di rosicchiare gli alberelli. Sono costretto a proteggere le giovani piante impiegando della rete elettrosaldata, quella che si usa nei cantieri nella gettata in cemento.

Sezione della riva orientale della Pozzanghera con i nuovissimi Tigli. Anche per questi si presenta lo stesso problema di protezione, ma sticazzi a ripetizione devo ancora definire un piano perchè le reti delle acacie sono ancorate al terreno integro e durerrimo solidamente con dei ganci, ma intorno ai tigli c’è un metro abbondante di terra mollissima e la rete starebbe in piedi per miracolo. Ci devo pensare.

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Ecco il time- lapse.

Poteva mancare la testimonianza del rabbocco della pozzanghera ? No, figa, e c’è anche un sonoro tremendo, una di quelle musichette che sono concesse senza violare qualche copyright. Enjoy sticazzi.

 

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Dalla Righicam 1

Solito tramontino rosso, nella media. In realtà volevo solo riportare il dialogo sulla chat line con una banca di cui sono correntista. Valeria (che risponde dall’Italia) non è stata in grado di rispondere alla mia domanda ma abbiamo avuto una conversazione piacevole.

  • Benvenuto nella chat, sono Valeria e rispondo dall’Italia.
  • Buonasera. Avrei bisogno di indicare il mio conto per il prelievo automatico da parte dell’ufficio delle entrate di oneri su registrazione contratti, sono circa 80 euro per ciascuna operazione e sono circa 1 operazione ogni 2 mesi. Si può ? Glielo chiedo perchè un paio di anni fa non si poteva e mi dissero che il servizio era in fase di attivazione.
  • Buonasera come addebito domiciliazione?
  • Si, quando registro on line un contratto devo indicare un conto corrente sul quale l’ufficio delle entrate preleverà il costo della registrazione
  • è suo nome come persona fisica la registrazione?
  •  si, è a mio nome.
  • quello che ad oggi è cambiato con le nuove coordinate
  • che siamo abilitati per i pagamenti on line con agenzia delle entrate nel caso specifico non sono in grado di darle certezza dell’operazione
  • ha possibilità di inserire la richiesta e poi monitorarla?
  • Si certo, fornisco il conto e se non funziona mi arriva un messaggio dopo un giorno o due come è successo l’ultima volta.
  • Mi mandano la Finanza a casa e mi sequestrano il televisore.
  • E mi prendono il cane a pedate.
  • ma mi sta prendendo in giro
  • ci stavo quasi credendo
  • Si certo. In realtà mi arriva un messaggio…
  • … e basta.
  • se non succede nulla di quanto mi ha scritto provi
  • Si proverò, spero funzioni.
  • posso aiutarla ancora?
  • Ha mica un televisore usato da imprestarmi ? No, va bene, non mi serve altro. grazie mille.

 

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Il riempimento prosegue.

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Questa è droga per i miei occhi. Torno a riflettere sull’impatto in termini di CO2 che comporta far riempire la Pozzanghera. Un trattore che percorre un rountrip (andata pieno e ritorno vuoto) pari a 10.6 Km. Gasolio, olio motore, pneumatici. Vedendo la Pozzanghera così rimpinguata, posso ufficialmente dire che dell’impatto ambientale non me ne frega un cazzo. Carpe, rane, caprioli, cinghiali, uccelli, insetti, serpenti e tutta la fauna locale ringrazia.

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