I due POE sono arrivati.

Oggetto: la Righicam 2 e la Righicam 3 sono ferme.

POE che sta per Power Over Ethernet ossia l’alimentatore che da corrente alle webcam e che fa passare le fotografie dalle medesime fino al router e di li al mondo intero.

Sono cinesi, come tutto ormai, e su Internet costano un po’ di meno di quanto li ho pagati al mio fornitore. Però ce ne sono di diversi tipi, apparentemente simili ma con un numero di sigla prodotto leggermente diverso. Il che vuol dire che magari non sono esattamente quelli che servono per la webcam; dunque io risparmio qualche euro ma, quando attacco la spina:

  1. la webcam si brucia. Oppure
  2. la webcam, il router ed il PC si bruciano. Oppure
  3. la webcam il router, il PC si bruciano e salta la corrente in tutto il quartiere. Oppure
  4. la webcam il router, il PC si bruciano, salta la corrente in tutto il quartiere, Kim Jong Hu fa partire un attacco nucleare su Genova, le squadre genovesi di calcio vengono retrocesse alla prima divisione dilettanti della Val Bisagno, a me cresce la coda.

Allora, fatta salva la possibilità che l’alimentatore NON sia la causa o l’unica causa del black out, questa sera le due webcam dovrebbero ripartire. Spero bene.

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Aggiornamento del pacco.

Il “pacco” contenente, spero, i due alimentatori POE ha subito la modifica dello stato. Va da se che quando ero adolescente, il pacco era quel rigonfiamento specifico indice della presenza dei genitali maschili. Ma United Parcel Service traduce parcel in pacco, letterale e vittima del gergo giovanile di qualche anno fa. Il pacco è arrivato a Genova, pare.

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Righicam 2 & 3. Update.

Lo so che è maniacale, ma ci tengo a segnalare al mio ego ferito che il mio fornitore di Moboxix & Affini mi ha mandato il tracking del corriere che ha preso in carico i due alimentatori, che mentre scrivo potrebbero essere dalle parti di Bologna.

La loro consegna al destinatario è prevista per il giorno Lunedì 19 Febbraio, San Mansueto. Se tutto va bene, LUNEDI’ sera tutte le 3 Righicam potrebbero essere on line di nuovo. Il mio fornitore utilizza il Corriere De Lentis, utilizza furgoni a pedali e si ferma a ciascun autogrill, beve come una spugna e poi dorme per diverse ore. Ecco perchè ci mette così tanto ad arrivare. E poi il furgone potrebbe essere rapinato sulla Cisa da un gruppo di briganti, o rompe i freni passato il colle e si inabissa al largo di la Spezia. L’autista si converte al Terrapiattismo e sacrifica il furgone con il fuoco. Intanto la fabbrica degli unici alimentatori che vanno bene per le Mobotix viene distrutta da uno tsumani. E tutto questo, solo per gli alimentatori che non è detto siano la causa del black out.

Seguiranno aggiornamenti.

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Aggiornamento Righicam 2 & 3.

Pare, dico PARE che sia successo in eventi verificati da personale tecnico che opera nelle webcam, che dell’acqua piovana sia entrata nel cavo di rete, lato webcam, abbia percorso il cavo di rete e sia fuoriuscita lato alimentatore, fulminandolo.

Pertanto, alla luce del liquido trovato vicino ad un alimentatore e la lucina rossa lampeggiante di un altro alimentatore apparentemente secco, ho ordinato 2 alimentatori.

Una sopravvenienza passiva fastidiosa, una combinazione cosmica a meno di elementi che nonostante la mia superiore intelligenza e spiccata sensibilità, non riesco a cogliere. Non è la prima volta che perdo un alimentatore, ma due insieme ed apparentemente per due motivi diversi, vacagare.

Fin quando non arrivano gli alimentatori le webcam saranno spente. Poi però,  quando accendo gli alimentatori, non è detto al 100% che il problema sia risolto del tutto per entrambe le webcam. Se il cavo di rete fosse danneggiato per colpa di un topo o semplice decomposizione della guaina, ecco spiegata la via d’acqua. Ma in questo caso sarebbe il cavo ad essere fallato. Oppure è il cavo, la webcam, l’alimentatore nelle sette possibili combinazioni:

  1. Solo la webcam
  2. Solo il cavo
  3. Solo l’alimentatore
  4. Webcam + cavo
  5. Webcam + alimentatore
  6. Cavo + alimentatore
  7. Webcam + cavo + alimentatore

Oggi sono rimasto a secco di benzina con lo scooter. Ma è un episodio talmente mediocre che non vale la pena di dettagliare.

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Due Righicam su tre fuori uso.

Grazie al mio acuto spirito di osservazione, ho potuto notare che l’alimentatore della righicam levante (non trasmette dalle 21 del 13 Febbraio) segnala un malfunzionamento con una lucina rossa che si accende e si spegne, vicino alla lucina c’è scritto FAULT che è tutto dire. Ci fosse scritto “tutto bene, non rompermi le scatole” avrei potuto pensare ad un errore di rete, ma così non credo che sia la rete. Pertanto ho immediatamente ordinato un nuovo alimentatore che dovrebbe arrivare nel giro di tre giorni, o almeno spero.

Sulla righicam centro invece la cosa si è svolta in modo diverso. Ha funzionato fino a quando sono rientrato a casa per verificare il malfunzionamento della righicam di levante (ossia verso le ore 18 del 14 febbraio, San Valentino un cazzo). Grazie al mio occhio di falco ho notato che sotto l’alimentatore c’era del liquido, presumo acqua ma non sono mica certo, era inodore ma forse un po’ più viscoso. Una piccola perdita di circa una decina di centimetri di diametro, qualche centilitro. Ho asciugato quel liquido e da quel momento la webcam non dialoga più con il router. La provenienza di liquido in quel punto di casa è totalmente improbabile, non ho idea da dove possa essere arrivato. Anche la coincidenza che io abbia asciugato il liquido e la webcam abbia smesso di funzionare, è proprio singolare.

Mi sa che anche il secondo alimentatore si sia fulminato.

Seguiranno accertamenti.

 

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Un mercoledì da leoni.

Non è assolutamente vero, ma era tanto per dire qualcosa.

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Ieri notte è caduto qualche fiocco di neve su al Righi ma Miriam non se n’è accorta, per mia fortuna. Stamattina ho dovuto grattar via un po’ di ghiaccio dalla sella della motoretta, il mio sedere non era felice ma gli ho ricordato che ci può essere ben di peggio nella vita di un sedere.

Righicam 2 Levante: il solito cavo di rete che ogni tanto blocca la webcam, almeno spero sia il cavo di rete ma potrebbe essere qualsiasi altro problema, finchè non sono in presenza dell’interruttore della webcam non posso dirlo e specialmente sticazzi.

Dopo le relazioni che puntano sulla vera amicizia, dopo quelle che si focalizzano sulla consistenza delle chiappe, dopo quelle che evidenziano l’indipendenza economica, ecco la filosofia di vita. Anche un importante accenno al fatto che lei lava specialmente i letti, la cucina ed il bagno. Nessun riferimento al soggiorno. Purtroppo però siamo in presenza di una versione antiquata del traduttore automatico, non riconosce neppure le accentate. Saluto.

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La torta della Carla.

Mia suocera ha installato una webcam a mia insaputa in casa, nella cucina; prima che mi dimentichi, vorrei chiarire che ho già parlato di questa cosa. O meglio ne ho accennato qualche tempo fa concentrandomi però sulla torta, senza approfondire l’argomento.

La torta versione seconda decade di Febbraio.

Mi sono sempre chiesto come fosse stato possibile che appena ne finisco una, la successiva arriva la sera stessa che ho mangiato l’ultima fetta con la prima colazione. Ho sempre pensato che fosse Miriam a mandare un SMS a sua madre informadola che “la tua torta è finita”.

In realtà ho scovato sopra un pensile, mimetizzata come fosse un grosso grumo di polvere, una minuscola fotocamera ed un router wireless. La webcam è molto sofisticata, è un modello che riesce ad identificare le torte, anzi la torta che prepara mia suocera. La webcam esegue infatti tutte le mattine dopo le 8 una scansione volumetrica molecolare della cucina. Se non rileva la presenza della torta, neppure una singola fetta, il sistema trasmette a mia suocera un SMS con un codice. Quella stessa sera, una torta fresca di forno è sul tavolo della cucina. Viene recapitata tramite un drone. Alla torta vengono praticati due fori che servono per fissarla al gancio payload del drone (vedi foto, non questa, quella più in alto).

La foto della webcam invece è copiata da Internet e non so cosa cazzo sia, effettivamente.

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La movida.

Sto per scrivere una serie di banalità da primato regionale. Anzi, mi iscrivo al Campionato Regionale Cose Ovvie. Sono stato a cena con amici in un ristorante nei vicoli, questi ultimi da qualche anno paiono essere il centro della movida giovanile genovese. Ma sticazzi; ogni tanto qualche rapina e qualche coltellata ma mi sembra che in generale siano luoghi abbastanza tranquilli. Non andavo in quella parte dei vicoli da un numero imprecisato di anni. Come premessa, posso continuare a dire cazzate ininfluenti e fornire dettagli totalmente inutili per diversi paragrafi. Ad ogni buon conto, il ristorante era di moda, l’ho scoperto andando a leggere le recensioni su Trip Advisor.

Ed ora ecco alcune osservazioni pregne di significati socialmente intelligenti.

  • I giovani di 20-30 anni sono variegati. Quando io avevo 20 anni ci si divideva in gruppi omogenei, per classi sociali direi; tra di noi ci si riconosceva ed annusava per verificare l’idoneità alla tribù. Vestiti e pettinati uguali, stessi discorsi, stesse passioni, molto omologati. Noi si frequentava certi locali, altri gruppi avevano i propri e difficilmente ci si mischiava. Noi eravamo un gruppo medio, poi c’erano i fighi e gli sfigati ai due opposti della catena sociale. Nel ristorante di ieri sera convivevono gomito a gomito fighetti e burinacci. A fianco del nostro tavolo tre giovinastri che sembravano usciti da un film sul Bronx anni 80. Poi abbiamo fraternizzato ed invece erano persone normali. Cazzo, dovete capirmi; se vi vestite come vi vestite e vi ricoprite di tatuaggi ed i capelli sembrano quelli di uno psicopatico, io sono prevenuto, veleggio verso la sessantina.
  • Molte coppie gay. Ai miei tempi non so che vita fecessero ma io non ne conoscevo uno che fosse uno e giammai in un locale pubblico mi ricordo di aver mai visto coppie dello stesso sesso chiacchierare amabilmente al tavolo di un ristorante. Ancora oggi c’è chi li vorrebbe al rogo e chi li adora perchè è politicamente corretto. Quelli che conosco io sono semplicemente persone normali, tendenzialmente sensibili, simpatici e schizzati, vagamente nevrastenici. Io talvolta sono nevrastenico ma eterosessuale.
  • Molti fumano come se non ci fosse un domani. Complice il fatto che ero seduto vicino alla porta di ingresso ho potuto notare un andirivieni di tabagisti, alcuni dei quali sono passati così tante volte da domandarmi se hanno mangiato qualcosa o si sono limitati a fumare una sigaretta via l’altra. La mia generazione è stata decimata dal fumo, moltissimi miei coetanei hanno smesso o ridotto drasticamente le sigarette. I giovani d’oggi o sono cretini oppure le sigarette non fanno più male come una volta. Opterei per la prima ipotesi.
  • Quanta figa. Se dovessi esprimere il concetto di fronte al Consiglio Ecumenico del Righi, direi “le giovani sono tendenzialmente molto curate, di aspetto gentile e piacevole” Anche in questo caso, la memoria va alle tipe che caratterizzavano le mie coetanee di quando avevo vent’anni. Allora non erano così carine. Forse lo stile era minimalista e volutamente sciatto perchè altrimenti era peccato mortale, forse oggi al contrario sono troppo pompate. E comunque erano al 99% delle fighe di legno; io sarò stato sfigato, circondato da amici sfigati, ma il verbo comune era che per dartela bisognava fare una fatica pari alla sommatoria delle calorie bruciate per costruire una piramide egiziana. E poi qualcuna rimaneva anche incinta.

Per tornare al ristorante non lontano da Porta Soprana, il cibo comunque era molto buono e vario, l’atmosfera simpatica e sorprendentemente atipica ed evoluta rispetto al tipico ristorante genovese medio dove le voci del menù e la freddezza dei camerieri  sono completamente prevedibili e ripetute senza variazioni alcune da quando l’uomo cammina eretto.

 

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Sabato uggioso.

Questo è uno dei rarissimi pomeriggi festivi che passo a Genova. Ho una impronta orrenda in memoria dei fine settimana passati a casa durante la mia adolescenza, dunque li evito accuratamente.

Vorrei poter ringraziare un signore che un paio di giorni fa guidava una Panda rossa con la “P” di principiante in via del Carso, direzione Righi. Era una persona visibilmente anziana che conduceva il veicolo ad una velocità non da gran premio ma assolutamente decorosa. Io lo seguivo in motorino ad una rispettosa distanza. Dietro di me arriva uno stereotipo di burino su maxi-scooter. Casco mimetico, scarpe rosse, posizione da gabinetto alla turca. Ad una velocità che pareva fosse inseguito da un’onda di tsumani, mi supera e si piazza ad un metro dal tizio con la Panda.

Il rettilineo giunge alla fine e si presenta un tornante, ergo il signore fa una cosa che in generale tutti fanno quando stanno per impegnare una curva; frena leggermente.

Il cretino che lo segue ad un metro di distanza vive in un mondo suo dove lui ritiene di essere l’unico a percorrere le strade carrabili del mondo, non si aspetta la ovvia manovra del signore ed è costretto ad inchiodare. La sua moto sbanda, lui si scompone e cerca di mantenere l’equilibrio sgambettando a destra e a manca. La sua arroganza motociclistica per un paio di secondi si trasforma in una scenetta da film muto, Buster Keaton. Molto divertente.

Grazie, signore della Panda Rossa, il tizio si è preso un discreto spavento anche se dubito che abbia imparato a mantenere le distanze di sicurezza.

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Il complotto globale.

Mi fanno sorridere coloro che lamentano la mancanza di privacy su Internet. Ogni qualvolta che apro il browser, il “sistema” sa che sono io, sa dove sono, registra quello che faccio, inserisce i miei movimenti in un data-base che verrà utilizzato per scopi a me non necessariamente noti.

Google in particolare sa già tutto di me, non solo i miei dati anagrafici, ma che siti vado a visitare, quanto tempo rimango su un determinato sito, che pubblicità vedo, se compro qualcosa su Amazon, se mi concentro su un titolo di borsa e se vado a vedere qualche sport. Ovviamente sa i miei gusti in fatto di pornografia applicata al cibo o quella tradizionale. La Guardia di Finanza sa cosa c’è sul mio conto corrente, come uso la carta di credito ed il bancomat, quando entro ed esco dall’autostrada. Ogni telefonata potrebbe essere registrata e vagliata con un software che in tempo reale evidenzia parole che dico come “pere” o “ripieni di verdure”.

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A tradimento, una rara foto del panorama dal mio ufficio, cliccabile per goderne la magnificenza. Dunque il “sistema” sa anche che dal mio ufficio si vedono in lontananza i monti del Faiallo, che essendo vicino a Urbe di Sassello è sinonimo di funghi, ecco perchè ogni tanto mi arrivano pubblicità di porcini ed altre delicatezze di bosco.

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