Una ultima occhiata alle statistiche.

Guardo le statistiche un’ultima volta. O meglio, per l’ultima volta estraggo i dati e li metto sulla tabella di Excel dalla quale estrapolavo tutte le seghe mentali iniziate il 18 Febbraio 2005 e continuate fino a pochi giorni fa. Con la chiusura delle Righicam le visite al sito sono passate da una media di circa 6.000 al giorno a 600. E già mi domando quei seicento dove cazzo li pesco. Ok, ci sono le altre webcam, la spettacolare Pozzanghera Fangosa, lo strepitoso golfo del Tigullio, la magica Manhattan. Ma credo soprattutto che ci siano ancora i BOT o come si chiamano che vanno a cercare le fotografie delle Righicam, non le trovano e comunque fanno scattare il contatore. Anche coloro che utilizzavano le foto in link per mostrarle sul proprio sito. Se questi non hanno aggiornato le pagine, sono sempre tentativi di visualizzazione che il mio sito sente perchè è furbo come lo sono io. O forse no, non c’entra nulla. Sto inventando alla grande ed io non sono furbo ma scemo completo.

 

 

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Senza voce.

Per una volta spreco il mio tempo per cose estranee alla Pozzanghera ed alle webcam. Premesso che non amo particolarmente il genere umano, mi servo di Miriam e degli amici per riempire il mio vuoto esistenziale in attesa dell’olocausto ambientale, spero mi colga tra i miei alberi a Basaluzzo, insomma, ottimismo a non finire.

Talvolta mi capita di dover partecipare ad una riunione di lavoro. Per fortuna ci sono le conferenze telefoniche, che sono sicuramente meglio che andare di persona, fare ore di auto o dover prendere un aereo per incontrarsi e parlare di cose scontate o inutili.  Intanto spesso le decisioni, quelle che contano, vengono prese con e-mail. Ma c’è chi sostiene che tra soci di affari ci si deve parlare. Riesco a saltare le cene di lavoro, che sono la summa di tutte le rotture di coglioni professionali. Non importa se in genere vengo collocato tra i peones delle holding, tra quelli che rappresentano le minime partecipazioni, i dimenticati dei patti parasociali. In un tavolo di gente che non conosco, dietro a qualche colonna o vicino alla porta della cucina o dei gabinetti, quasi al buio. Dai tavoli delle persone importanti arrivano bagliori di luce e suoni armoniosi. Noi nel tavolo delle persone meno influenti, facciamo fatica ad avviare uno straccio di conversazione, se a questo si aggiunge il fatto che la lingua comune è l’inglese,  sto diventando sordo e non capisco gli accenti e comunque di intavolare una conversazione non me ne potrebbe fregare meno di un picocazzo.

Dunque ben venga la conference call. Ieri però ero completamente senza voce. Miriam ed io siamo stati infettati da questo virus di cui i giornali non parlano, io ci vedo i primi timidi tentativi di qualche batterio che sta prendendo le misure per decimare la popolazione umana, unica strada per salvare la vita su questo pianeta. Ricordo bene le influenze che prendevo da bambino. Una settimana e poi passava. Adesso è meno violenta ma dura settimane e settimane.

Ad ogni buon conto, la telefonata di gruppo iniziava alle 10:30 ora di Londra,  ma in apertura delle discussioni volevo avvisare i partecipanti che ero senza voce. Ovviamente il termine voiceless mi sembrava troppo scontato, scolastico, banale, roba da prima media. Sono andato su Google per cercare il vocabolo che non ti aspetti, quello di Oxford che sui vocabolari indicano come obsoleto ma che fa figo e mostra una cultura avanzata. Ed ecco cosa mi è saltato fuori.

Avrei sicuramente fatto un figurone a dire che ero “conclusion”, solo dopo aver spiegato che io parlo bene l’inglese e lorsignori, perlopiù di madre lingua inglese, non capiscono un cazzo. Perchè Google ha sempre ragione, fatto salvo che ha pensato che io fossi un abitante delle isole Samoa. Insomma, afono in inglese si dice voiceless, altro che latinismi.

Durante una conference call posso fare molte cose che al bordo di un tavolo da riunione non potrei. Ad esempio mettermi un dito nel naso, o due, fare delle facce strane. Scoreggiare (ma dev’essere silenziosa) o sbadigliare, guardare fuori dalla finestra con la faccia sconsolata, non dovermi mostrare interessato anche se ci sono persone che non capisco quando parlano. Ridere a battute che non mi fanno ridere o che proprio non capisco. Anche questa riunione è servita collegialmente a nulla, alcuni però hanno raggiunto il proprio scopo che è quello di alimentare il proprio ego che si gonfia quando parli in teleconferenza e dici cose intelligenti. Uno invece ha fatto una proposta che è palesemente una presa per il culo, cioè una fregatura per tutti gli altri. Ma è un tizio potente e nessuno ha avuto voglia di rispondergli “ma che cazzo dici”. Intanto la sua proposta finirà nel nulla, almeno spero.

PROSEGUE la preparazione del supporto per ostentare la futura webcam. Questa sera presenterò la struttura nella colonnina dove farò i buchi per fissarla con i Fisher. Poi la dipingerò di un bel bianco satinato e prima o poi andrò on line.

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Intanto le Carpe.

Si, quello sono io. Clicca

Sono cresciute a dismisura. Devo fotografarle da vicino e provare a stabilirne la dimensione. Soprattutto le rosse sono diventate dei tonni, si tratterebbe dei noti Tonni Rossi Carpati della Pozzanghera che mandarono in crisi il Linneo che inizialmente le aveva chiamate Macchecazzus poi però modificò la dizione perchè doveva ancora pagare le rate del televisore. Oggi sono andato a Basaluzzo perchè c’è un problema con la waste gate del mio trattorino rasa erba con mulching; sopra i 9.000 giri, la coppia scende perchè la valvola apre troppo, ho pompato la centralina mettendone una taroccata ed ora in rettilineo faccio i 270 ma il motore rattella e sopra i 9.000 mi cala l’ombra del software. Sono in un bel giro di scommesse e per colpa di questo problema ho perso la prova di accelerazione con un fork lift con motore Chaparral 4 litri.

Nel laboratorio molto segreto intanto si costruisce il supporto della prossima webcam. Sono a buon punto; il progetto conduce ad uno di quei lavori raffazzonati e molto complicati, che richiede una lunga lavorazione fatta di fori, tagli, incollatura, materiali compositi, viti su misura.

L’oggetto, una volta installato, offrirà una poderosa resistenza al vento, probabilmente verrà spazzato via al primo fortunale trascinandosi appresso qualche tonnellata di ardesie ed il bagno con l’armadio delle medicine di Miriam.

Fino ad ora le mie webcam hanno goduto di una impermeabilizzazione scadente, adesso dopo questo upgrade tecnico, anche di un supporto delicato, soggetto a rapido deterioramento. Dovendo praticare dei fori sul tetto, aprirò una via d’acqua che dopo aver attraversato il mio appartamento e quello dei vicini, arriverà fino allo scolmatore del Ferraggiano, vanificando 5 anni di lavori.

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Il sito post-righicam è on line.

Il nuovo sito stefanome

Una di quelle notizione che sono utili ad occupare dei bit di memoria sul computer del fornitore del servizio di alloggio del sito web. Ossia il server del provider dell’hosting del website. E basta.

Essendo venute meno tre webcam in un colpo solo, ho aggiunto alcune webcam che prima erano linkate nei riquadri sottostanti. Nel posto centrale della prima file c’è l’immagine della prossima webcam. E’ on line ed aggiornata, ma riprende un pezzo del muro dello studio ed il coprilente è ancora a propria volta coperto dal copri-coprilente, che è di materiale plastico bianco opacizzato, ossia non si vede un cazzo. Appena sono a tiro, la metto in posizione. Sono fiducioso; non dovrei cadere dal tetto, l’inquadratura dovrebbe essere decorosa, la rete funziona, varie ed eventuali.

Ci sono alcune, modeste modifiche alla grafica che non rappresentano nulla di eclatante. Tuttavia questi maneggi hanno richiesto ore strappate al sonno, perchè ho fatto errori grossolani di varia natura che ho dovuto aggiustare 10 volte prima di azzeccare. Ho tolto dei link obsoleti o non funzionanti, ho cercato di ridurre le dimensioni dei file togliendo parti inutili (un lavoro assolutamente inutile). Ho mangiato una notevole quantità di biscotti e mi sono soffiato il naso 400 volte.

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Nuova webcam, ci siamo quasi.

Se non fosse che il nostro nucleo famigliare è para-influenzato al 100%, forse la nuova webcam sarebbe già sul tetto. Tosse, mal di gola ed altri sintomi che però ci viene detto non sono quelli dell’influenza. Ossia lo sembra ma non lo è, come il brodo da dado.

La prossima webcam

 

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Dimenticarsi come settare la webcam.

La Mobotix uscita dalla scatola non sa cosa deve fare e dunque bisogna istruirla; che tipo di foto scattare, dove mandarle e con che frequenza. Ci sono una trentina di istruzioni da darle, tutte le volte me ne dimentico la metà. Questa è più o meno la 12ma volta che parto da una Mobotix uscita dalla fabbrica e, dopo non poche imprecazioni, alla fine si comporta come voglio io dandomi la falsa impressione di dominare la materia.

Filezilla

Ad onor del vero le istruzioni che si possono dare alla Mobotix sono più di duecento, di cui circa centosettanta mi sono totalmente oscure, non so neppure a cosa servano. Ad ogni buon conto, quando sul server del dominio iniziano a comparire le foto come si deve, è comunque una soddisfazione.

currenlido.jpg sarà la foto che si aggiorna ogni 10 minuti, mentre lido18, lido19 e così via sono quelle della libreria delle 24 ore precedenti. Il nome letto velocemente sembra currentdildo.jpg e non suona molto bene, non voglio cercare su Google ma sono sicuro che da qualche parte ci sia una roba del genere.

Questa è l’immagine che in queste ore la prossima webcam produce secondo tabella. Le scritte in sovraimpressione sono provvisorie, la webcam è sulla scrivania collegata con dei cavi volanti al router, di fronte alla lente c’è la protezione rivestita della plastica che andrà tolta. Il fissaggio della webcam sul tetto non è uno scherzo, ma la mia nota agilità felina, la mia forma perfetta con il fisico asciutto ed i muscoli scattanti mi permetteranno di fare un bel lavoro senza danni a cose e persone.

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Dimenticarsi come si codifica.

<MODEsticazzi>ON

Dismesse le Righicam, il sito web va aggiornato. Non dovrebbe essere una cosa molto complicata, ma lo diventa se quando metti mano ai sorgenti non ti ricordi più un cazzo di come si fa, anzi di come hai fatto. Non è come andare in bicicletta; la mancanza di pratica riduce drasticamente la capacità di gestire il linguaggio HTML e dunque faccio una fatica boia a mettere le cose a posto.

Questo è un ritaglio dello screenshot del programma di editing dei sorgenti HTML. Io uso il linguaggio nella sua forma più rudimentale perchè non mi sono mai addentrato nelle manovre più sofisticate che rendono un sito web moderno.

MODE<esticazzi>OFF

Ovviamente questa è una esternazione finta modesta per dire “io faccio cose su internet” oppure “sono un webmaster” ma anche “so programmare”. Il messaggio si può anche leggere come “…ed il 99% della gente invece non sa neppure da dove si comincia” e “io sono nettamente più evoluto, competente ed intelligente della massa di pecoroni che sa solo usare Whatsapp”. La cosa non intacca la mia polverosa autostima, ma oggi in Piazza della Vittoria ci sono diverse bancarelle che vendono cioccolato e credo che prima di tornare a casa farò degli acquisti. Questo aumenta il mio buonumore ed incidentalmente anche il giro vita.

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Rieccola.

La prossima webcam già con il suo montaggio originale. Sticazzi.

 

Dalla Germania è ritornata la M24 che era la Righicam Levante. L’hanno lavata e profumata, cambiata la lente, fornita una nuova guarnizione, viti di fissaggio e supporto di montaggio. Ho il sospetto che il danno che ha subito non fosse coperto dalla garanzia, ma i tedeschi sono pragmatici e forse c’è una assicurazione che copre i danni da maltempo e loro aggiustano la webcam e fanno una bella figura. Ovviamente sto inventando tutto.

Ho iniziato a configurarla, non so quando riuscirò a metterla in funzione sul tetto, intanto dovrebbe smettere di piovere qualche ora.

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Sessanta.

E’ da molto tempo che non vedevo 60 millimetri sul sito ARPA di Basaluzzo.

 

In tre episodi distinti, ossia tre perturbazioni intervallate quanto serve per permettere alla pioggia di penetrare il terreno quanto più possibile.

 

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Mi si sono seccate le ghiande.

Di Central Park. Stavo riflettendo sulla inadequatezza dei miei metodi per accendere il fuoco nel camino, quando sono stato folgorato da un pensiero. Le ghiande di quercia nel frigorifero.

Infatti sono seccate tutte meno – forse – due. Stupido me, è solo colpa mia; le ho lasciate troppo tempo nel frigorifero e senza abbastanza umidità da mantenere integro il guscio, che si è seccato lasciando entrare aria all’interno e facendo così asciugare anche il seme. Infatti sono talmente leggere che galleggiano. Dunque sono inservibili. Tranne due che ho messo in terra proprio nel punto della Pozzanghera più vicino alla webcam, semmai dovesse crescere qualcosa, si vedrà. Ho gettato le altre 40 e passa nella Pozzanghera Fangosa, mi è sembrato un buon gesto ecologico, magari se le mangia qualcuno.

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