Update gabbiani.

Crescono, pigolano ancora e sembrano tutto fuorchè dei gabbiani adulti. Questa mattina, complice una tesa tramontana, li ho visti spiegare le ali e fare dei passi controvento, come se facessero delle prove si volo. Uno dei genitori è volato in mezzo a loro e questi hanno smesso. Come se gli avesse redarguiti (o fatto il culo) e questi abbiano obbedito. Mi invento atteggiamenti umani, ormai antropoformizzo anche le pietre, sarà l’età.

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La vellutata di patate & carote.

Sono ancora in fase di aggiustamento del colore della nuova webcam. Il software di gestione diventa ogni volta più articolato, ci sono funzioni che non conosco, tocco maldestramente un parametro nuovo e ne viene fuori una immagine color sepia, termine che non so bene da dove venga ma insomma, è giallognolo/rossiccio. Il bel verde naturale dei tempi andati è ancora da reperire. Questa mattina ho modificato un paio di cosette ottenendo un minestrone con più piselli e meno carote. Chissà dove andremo a finire.

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A proposito della mamma Cinciallegra

Ho accennato alla Cinciallegra che ha fatto il nido sotto un coppo appena sopra la grondaia. Ed ho citato il fatto che due giorni fa avevo sentito casualmente qualcosa che probabilmente era un piccolo, cadere nel pluviale che porta l’acqua piovana dalla grondaia fino alla cisterna interrata di raccolta.

Quello che sto per scrivere è schifosamente gentile, ampolloso ed insolitamente pacato.

A distanza di 24 ore, ieri nel primo pomeriggio oziando su una panchina ho sentito il solito fruscio di un uccello che sbatte le ali contro qualcosa. E’ il rumore che conosco bene, così frequente, dei piccoli di Storno che sul tetto in questa stagione aspettano la mamma, o il papà, o il tutore e si agitano quando arriva un grillo, un verme, qualcosa da mangiare.

Tutto ciò premesso, parte integrante delle belinate che sto per scrivere, il fruscio questa volta invece proveniva da uno sfiato che a circa 50 cm. di altezza sbuca all’esterno sul muro perimetrale di casa e porta aria agli igloo sotto il perimetro della costruzione.

Li ha voluti il mio architetto sostenendo che sono indispensabili. Questo episodio mostra che c’è qualcosa di strano nella progettazione e dunque domani lo aspetto sotto casa vestito di nero e gli chiedo spiegazioni.

Queste informazioni e quelle che seguono sono di carattere estremamente tecnico e non so se tutti sono in grado di comprenderle.

Fatto sta che ho messo il telefono per fotografare dentro il tubo ed ho visto qualcosa.  Un pennuto che guardava verso l’alto.

Altra disquisizione tecnica che mi serve perchè tra altre 24 ore non mi ricorderò a che intelligenti deduzioni sono arrivato adesso che sono sobrio. I pluviali sono in qualche modo collegati con il sottofondo di casa. Il pennuto è caduto dentro il pluviale, è arrivato chissà come nel pavimento isolante, da li ha raggiunto i tubi di sfiato, ha visto la luce ed ha cercato di uscire. Io l’ho sentito.

Ovviamente non c’era modo di entrare nel tubo e recuperare il pennuto a quella profondità. Qualche neurone annoiato ha elaborato un tentativo a dir poco campato per aria; ho utilizzato una corda bella grossa, di quelle che uso per fissare gli alberi, l’ho calata dentro il tubo fermandomi quando ho pensato che sarebbe arrivata sul fondo. Ho aspettato pochi secondi, il pennuto si è arrampicato sulla corda ed è sbucato dal tubo, dunque è volato via.

Io sono un ultra cinquantenne di intelligenza media ed ho calato una spessa corda nel tubo senza sapere esattamente cosa aspettarmi, ma quel piccoletto di poche settimane di vita ha capito senza esitazioni e senza paura che arrampicandosi sulla corda per quel metro nel buio avrebbe trovato la libertà. Ma quanto è astuto quel tipo ? Più di me sicuramente.

Richiudo l’imboccatura il tubo con la apposita griglietta di ferro. Percorro pochi metri lungo la facciata di casa e sento un altro cinguettio che proviene da una seconda bocchetta a pochi metri di distanza dalla prima. Apro anche questa bocchetta. Come nel caso precedente il tubo che sbuca dal muro,  orizzontale per pochi centimetri, fa una curva a 90 gradi verso il basso e si immerge nel sottosuolo. Scatto una foto come prima ma il tubo è molto più profondo e non riesco a vedere nulla.

Sento distintamente un cinguettio, ancora incredulo per il precedente salvataggio, il mio gruppo di neuroni mi suggerisce di calare nuovamente la corda. Aspetto un po’ ma non accade nulla. Provo una prima volta e filare lentamente la corda, come una pesca miracolosa, al quarto o quinto tentativo alla fine della corda estraggo dal tubo un secondo pennuto aggrappato con le zampe alla salvezza, questo però non vola via e rimane sul pavimento, probabilmente terrorizzato.

Convoco Miriam per decidere cosa fare. Tutte le ipotesi ci sembrano inadeguate.

  1. Lo facciamo allo spiedo.
  2. Lo prendo delicatamente e lo catapulto nell’aria come un sasso per vedere se vola.
  3. Lo accogliamo in casa e gli diamo da mangiare dei vermi liofilizzati.

Il piccolo è immobile e cinguetta. Decidiamo semplicemente di andarcene ed osservare la scena da lontano, vediamo cosa fa. Il piccolo inizia a saltellare e si allontana dal muro, arriva in prossimità di un casotto di mattoni, dopo aver percorso qualche metro. Dal nulla spunta un altro uccello, leggermente più grosso. Si avvicina al piccolo, lo sfiora con il becco e vola via, inseguito dal piccolo che ha preso il volo. Restiamo a bocca aperta. Quella apparentemente era la mamma che non ha abbandonato la zona del nido ed ora ha trovato il suo piccolo. Gli ha fatto un corso accellerato di volo ed il piccolo, che fino a quel momento sembrava non fosse in grado di volare, si è librato nell’aria.

Questa spiegazione è davvero da Antologia della Balla Lacrimevole Tipo Walt Disney. Se me la racconta qualcuno, non gli credo e basta. Se insiste lo spintono e se non demorde lo aggredisco perchè penso mi stia prendendo per il culo.

Non è finita; sto per chiudere la bocchetta e sento di nuovo un cinquettio. Rifuggo il pensiero di versare benzina nel tubo e scappare lontano. C’è voluto un quarto d’ora di tentativi andati a vuoto, ma alla fine è uscito anche il terzo piccolo, tenacemente appeso con le zampe alla corda che sfilavo lentamente dal tubo. Il terzo pennuto è volato via, si è schiantato contro i rami di un vicino cespuglio di rosmarino, ma dopo qualche minuto è arrivata la mamma ed i due sono volati via insieme.

Non è una storia bellissima ? Ed è anche vera ed ho detto solo una volta “culo” e nemmeno una volta “cazzo”. Sto invecchiando e mi devo dare una regolata.

Anzi, per riportare questo post alla consueta grettezza, ecco uno screenshot di una mail appena ricevuta.

 

 

Si vede che lo spread è salito. La ragazza offre garanzie economiche ineccepibili. La foto che allega è un primo piano tipo fish-eye della sua filiberta.

 

 

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Ecco di nuovo le solite immagini estive

Questa è una Cinciallegra che porta un insetto ai suoi piccolini. Il Cons.Bio mi smentirà a breve dicendo che non si tratta di una Cinciallegra ma di uno Zuffolo Bipolare Demitiano dalle Penne Zafferano. Ha fatto il nido sotto un coppo, appena sopra la grondaia. Peccato che almeno uno dei giovani uccellini al suo primo tentativo di uscire dal nido si è infilato nel tubo di scolo ed è sparito nel canale di raccolta delle acque piovane. Un altro è atterrato sul prato appena sotto e saltellava goffo senza riuscire a spiccare il volo. Non l’ho toccato ed l’ho lasciato che con fatica percorresse quei pochi metri ed entrasse nel bosco che circonda il prato. Quasi certamente verrà mangiato da qualche predatore che popola la boscaglia.

 

Minilepre, o simil-coniglietto. Silvilago Orientale, Sylvilagus floridanus (non me lo sono inventato, ho cercato su Google). Quest’anno ne noto di più rispetto agli anni passati, giocano sul pratone rincorrendosi, insequiti dalle bisce. Miriam se ‘è trovata una nei piedi proprio ieri ed ha saltato, senza asta, 6 metri. Ma non ha urlato per non spaventare una su amica che era voltata e non ha visto la scena, amica che se vede un serpente muore per un quarto d’ora.

 

Una foto brutta, passata attraverso dei malriusciti tentativi di correggerla e diventata ancora più brutta. Temporalino sul basso Tortonese.

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GDPR.

General Data Protection Regulation. Vuol dire che se io pubblico su internet una foto del mio belino con indicate le dimensioni, esigo che la cosa rimanga privata e che nessun centro studi raccolga queste informazioni per mandarmi successivamente pubblicità per creme o pompette che allungano, ingrossano il pene.

Ogni tanto qualche persona mi scrive su questo blog e mi fornisce il proprio e-mail. Che rischio corre ? Che io diventi uno stalker e lo bombardi di foto del mio coso, che io venda il suo e-mail a qualche setta religiosa (sono tutte sette religiose) che cercheranno di indottrinarlo fino alla completa sottomissione.

Insomma, il mio belino finirà alla Master Dick Research di Pasadena che io lo voglia o no, poi metteranno la somma delle dimensioni esterne dei miei testicoli in confronto con le vostre e-mail e giungeranno a determinare un algoritmo in base al quale questo blog è gestito da un adoratore di Anuba che ama circondarsi di statue di gorgonzola ed ha amici che lo credono la reincarnazione del Dio Kit Kat. Le mie webcam sono un veicolo per congiungersi a Darth Vader ed unirsi alla Forza Oscura per pagare meno il taxi collettivo.

Potrei andare avanti all’infinito a dire cazzate ma la sostanza è che non ho ben capito a che cazzo serve il GDPR. Su un forum meteo di qualche anno fa io ero iscritto con lo pseudonimo di GDR, ossia Giardiniere del Righi, perchè raccontavo che coltivavo le ortiche sulle quali invitavo i prescelti ad andare a cagare.

Comunque ecco qui una dichiarazione.

Questo sito, ossia il Blog, potrebbe avere dei cookies messi su da WorldPress o da qualche altro membro della Spectre, ma io non lo so e tantomeno so cosa cazzo se ne fanno delle stronzate che possono ricavare da queste pagine. Semmai possono fare un ritratto inquietante dei miei disturbi psichiatrici. Voi, cari lettori ed utenti, evitate di fornirmi dati sensibili che altri potrebbero raccogliere per mandarvi a casa la Polizia Annonaria.

Non c’entra per nulla, ma oggi ho parlato in viva voce con una persona che ha detto una decina di volte “… il tema è che…”. Il giorno prima aveva rischiato di metter su un puttanaio in quanto aveva frainteso una circostanza, non aveva capito il problema comunicando ad una controparte un paio di cazzate monumentali.

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Qualche problema di colore.

Queste sono due foto scattate dalla postazione della Basacam 2. A parte la leggera differenza di orientamento, stride la differenza di colore tra le due, sono proprio due impostazioni diverse. Il risultato della nuova webcam però mi fa abbastanza schifo, dunque devo lavorare sui settaggi per capire perchè i colori brillanti della precedente sono diventati grigi, smunti.

Sticazzi colorati.

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Basacam 2 e quasi 70 millimetri

Argomento pioggia in evidenza; quasi 70 millimetri in tre giorni sono una bellezza, una manna, una benedizione. Molto bene. Pozzanghera quasi a tappo, cisterna piovana pure.

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Basacam 2 di nuovo on line. Ancora qualche incertezza con l’inquadratura, così com’è si vede la botola del pozzo. A chi interessa osservare una botola di un pozzo ? A me forse ? Devo riflettere, forse sposto leggermente l’orientamento della webcam. Da sistemare anche il montaggio; il supporto è parzialmente scollato dalla piastra di luserna e potrebbe succedere che se non rimedio in fretta tra le prossime inquadrature potrebbero esserci le formiche ed altri insetti al suolo. Tanto per dire. In più Firefox improvvisamente, forse con gli ultimi aggiornamenti, non riesce a gestire le webcam da rete. Un pasticcio, ho dovuto rispolverare Internet Explorer che invece ci riesce. Scrivo a Firefox e lo ricopro di improperi.

 

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I gabbiani sul tetto dei vicini crescono.

Qui che confabulano con la mamma, mentre il papà tiene sott’occhio il fronte occidentale.

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Il temporalino quotidiano.

Clicca che si vedono meglio i chicchi.

 

E credo si vedano anche piccoli chicchi di grandine, per fortuna innoqui. Bene, anzi molto bene. Ieri ho pescato acqua dal pozzo, prima volta nel 2018. La pescata iniziale è durata diversi minuti, segno che la camera di accumulo era bella piena. Il successivo riempimento è durato come di consueto, seguito da un pescaggio durato circa un minuto. Insomma non so giudicare se ci sia tanta acqua nella falda a 15 metri ma insomma, non è secca.

Clicca

 

Ecco l’inizio del modesto rovescio temporalesco. Non c’è niente di meglio che una pioggia moderata per ossigenare l’acqua della Pozzanghera, o almeno questa è la mia sensazione.

Altro argomento.

Salvo questo screenshot di Whatsapp. Miriam mi comunica elementi di vita quotidiana ed io mi accanisco.

L’esame, per inciso, è uno di quelli che Miriam mi fa fare ogni tanto, così, per scongiurare una delle 500 cause per cui uno si può ammalare e morire.

Nelle ultime due alle quali recentemente ho dovuto sottopormi, mi hanno rispettivamente detto di non mangiare formaggio e, nella seconda, cioccolato. Il primo medico lo ha dedotto guardandomi il cuore, il secondo mettendomi un dito nel culo. Insomma, mavacaghér; quasi quasi passo alla omeopatia, non credo che serva ad un beato cazzo, ma almeno nessuno mi prescrive di fare la dieta.

 

 

 

Update. Temporalino mica tanto, ha fatto 18.4 millimetri in un’ora, pensavo molto meno.

 

 

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Le mucillaggini.

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Guadino e carriola anche ieri. Le alghe sono davvero invadenti quest’anno. Il bilancio ecologico cambia di stagione in stagione, voglio dire la stessa stagione, non una stagione diversa, che sarebbe normale. Il fondo pietroso nel corso della brevissima vita della Pozzanghera si è ricoperto di uno strato di fango, tanto che in certi punti le pietre non si vedono più. Le piante acquatiche hanno occupato un buon 80% del fondo. A primavera inoltrata arrivano queste alghe filamentose che si concentrano in nuvole verdastri che ad un certo punto della loro esistenza emettono bolle di qualche gas che rimane intrappolato tra le stesse alghe, il tutto viene a galla ed io lo catturo. L’acqua in questa stagione sembra brodo con la pastina, ma le carpe sembrano sopportare bene questa condizione, forse apprezzano la pastina. Ho già raccontato questa cagata ? Probabilmente si.

Passiamo alle webcam.

Questo è lo scatolone che contiene la prossima Mobotix Basacam 2 in sostituzione di quella fulminatasi nelle scorse settimane.

Come consuetudine, mando un messaggio a fornitore dicendogli che quando ho visto la consegna, pensavo fosse una cucina dell’Ikea comprensiva di elettrodomestici. Il titolare probabilmente una sera che era alticcio, è passato davanti ad una casa di aste giudiziarie ed ha comperato una fornitura di scatoloni, circa un milione di pezzi come questo. Adesso li deve usare.

Al proprio interno, lo scatolotto che contiene la webcam e qualche laconica bolla di plastica a guisa di imballaggio di protezione. Chissà perchè ma mi immagino che l’addetto alle spedizioni sia un rasta dalla Jamaica che vive in una nuvola di marjuana, ascolta musica a tutto volume e, quando deve, prende uno scatolone sovradimensionato, gli infila dentro 4 bolle di plastica alla cazzo perchè comunque non sa contare più di 4, aggiunge la mia webcam e poi chiama il corriere.

Uno dei prossimi giorni dovrò produrmi nella pre-configurazione, ci metterò le solite tre ore perchè tutte le sante volte non mi ricordo bene cosa devo fare. Devo cambiare l’IP o qualcosa del genere, è una cosa innaturale come il sesso intra-specie, tipo leone e nutria o giraffa e cotechino. Sono rincoglionito ed invecchiato e tutte le volte è sempre più difficile. Semmai chiamerò quelli dell’Ikea per farmi aiutare on-line. Come ho già detto le ultime 6 volte che è arrivata una cazzo di webcam.

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