“Ma figurati se…”

Oggi non riesco a smettere di pensare ad una nave in avaria che nel buio della notte, alla velocità di neppure 3 nodi, cioè con una lentezza esasperante, si appoggia silenziosamente ad una costruzione alta 50 metri abbatendola con 9 persone che muoiono simultaneamente.  Facilmente, qualcuna di queste 9 persone avrà avuto modo di vederla avvicinarsi, ma non ha pensato a scappare pur avendone probabilmente il tempo mettendosi così in salvo. Probabilmente avrà pensato “ma guarda che manovra del belino sta facendo quello, figurati se… ma no, certo che si ferma”. E invece no, era giunto il tuo momento.

Volevo raccontare una stronzata che mi è capitata oggi, ma proprio non ne ho voglia, magari domani.

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Ho un leggero sintomo allergico

Miriam sta guardando una roba in televisione da ansia, ma questo è nulla in confronto a quando le mostrerò questo:

Dal sito del Dr. BOLI

Dal sito del Dr. BOLI

Il terribile sito del Dr. Boli!

Addendum: non ci ha creduto, ormai mi conosce.

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Cenere ed altre priorità

A testa china e determinato nelle mie intenzioni, mi sono recato nella sede della società che si occupa di cremazioni. Mi aspettavo qualcosa di ampolloso e tremendamente complesso; immaginavo la necessità di portarmi 5 testimoni che recitano i “Sepolcri” su una gamba sola, documenti su documenti, prove di resistenza, commissioni, mesi di attesa. Invece in 5 minuti di orologio ho fatto tutto. Un modulo prestampato nel quale ho dettato la volontà testamentaria, ho pagato €100 a forfait ed ho la mia tessera.

I miei nipoti un giorno mi saranno grati, spero anche mia moglie. Le mie ceneri sono molto più facili da trasportare rispetto a tutto l’insieme. Poi l’urna può anche cadere per terra e così anche quel piccolo ricordo verrà disperso nell’universo.

Ho visto su Youtube una straordinaria conferenza di scienziati tenutasi lo scorso 6 di Aprile in una università americana. Uno di loro ha affermato che è certo che ciascuno di noi umani nel corso della sua vita avrà respirato almeno un atomo di qualsiasi suo predecessore (ecco il link http://www.youtube.com/watch?v=_J4QPz52Sfo ). Se finisco in cenere facilito il lavoro non solo ai miei congiunti ma anche a madre natura. Confesso che sono uscito molto soddisfatto e sollevato, come dopo aver pagato un debito o aver estinto un mutuo.

Ho chiesto come faranno ad attivarsi nel momento della mia dipartita; mi hanno detto che devo informare i miei famigliari cosicchè potranno avvisare la società di pompe funebri che avviseranno la So.Crem. Visto che devo pubblicizzare la cosa in famiglia, ho mandato subito un SMS a Miriam:

“Ho dato disposizioni testamentali che intendo essere cremato, dopo morto s’intende. Poi eventualmente chiederò ai famigliari cosa vorrei fosse fatto delle mie ceneri, anzi, ho già una idea.”

Miriam mi ha risposto “Ma belin!”. L’idea è quella – credo illegale – di spargere le mie ceneri in un bosco. Tornerò sull’argomento.

Altre cazzate più serie in serie.

  • Fastweb ed il mio prossimo ufficio. Sono scomparsi nel nulla. Allora sono entrato in un negozio Fastweb dove mi ha accolto una graziosa ragazza. Contrariamente allo stereotipo maschilista che vede la bellezza femminile inversamente proporzionale a qualsiasi altra manifestazione intellettiva del genere, questa fanciulla ha capito il problema ed ha chiamato un ufficio pre-qualcosa. L’ufficio pre-qualcosa però non sapeva un beato cazzo della mia situazione, ma le ha fatto dire che mi avrebbero chiamato da li a 10 minuti. Sono passate tre ore e nessuno mi ha chiamato. Vaffanculo. Anzi, sticazzi & vaffanculo.
  • Mentre ero in attesa alle poste per ricaricare la posta-mat, è arrivata una signora con un cagnetto al guinzaglio. La signora conosceva un signore che ha salutato, quest’ultimo si è rivolto al botolo chiamandolo per nome ed ha chiesto alla signora come stava. “Aveva i calcoli renali, non è stato molto bene. Abbiamo visto tre veterinari e tutti mi hanno detto che dovevano operarlo. Invece mio marito, che veterinario non è, ha deciso di curarlo ed ora sta benissimo”. Quando i due si sono salutati, la signora si è avviata sul marciapiede, ha fatto quattro passi ed il cane si è irrigidito ed è caduto secco. La signora non se n’è accorta ed ha proseguito trascinandosi al guinzaglio un cane bello e morto. (no, non è andata a finire così, ma sarebbe stato spiritoso, per me, non per lei e neppure per il cane)
  • Vorrei segnalare alla spettabile AMIU di Genova che sulla scala che porta al “Bruco” che attraversa viale Emanuele filiberto duca d’aosta (oddio, i reali dei miei scroti) da e per corte Lambruschini, da qualche giorno c’è un assorbente femminile (usato). Lo so che l’AMIU spera sempre che dopo un certo numero di giorni la spazzatura non rimossa prenda vita e vada da sola a Scarpino, ma a Genova ci sono signore che sui gradini di una scala all’aperto si cambiano l’assorbente e forse sarebbe meglio rimuoverlo prima che la notizia si sparga e altre nobildonne imitino questa magnifica abitante della Superba.
  • Mentre compivo i miei pellegrinaggi, ho incrociato una gran bella ragazza, conscia della propria bellezza al punto che ostentava una importante scollatura e dei jeans che sembravano dipinti sulle sue sinuose curve. Ma passandole vicino ho potuto cogliere la sua còcina genovese che a confronto il Gabibbo sembra la Regina d’Inghilterra. Peccato, da come si muoveva sembrava voler dire “guardami” ma da come parlava avrebbe potuto dire “però non ascoltarmi”. Belandi mea.
  • Questo risale a qualche giorno fa, Ho percorso un tratto di autostrada con un veicolo che non aveva il telepass (un carro armato dotato di missili nucleari). Non odiate quelli che quando prendono il biglietto al casello ci mettono 10 minuti a ripartire ? Cosa cazzo facciano non lo so. Forse ripongono il biglietto nel portafoglio, questo in una busta con le bolle, questo in una cassaforte con tripla combinazione, poi si rimettono le scarpe, si aggiustano i capelli. A quel punto si accorgono di essere lenti e tra i coglioni ed infatti guardano invariabilmente nello specchietto retrovisore e vedono i fumi dalle mie narici. Questi bastardi hanno la coda di paglia, sanno di farsi arrogantemente i cazzi loro a discapito di chi segue. Io non mi attacco mai al clacson, ma forse dovrei farlo. Comunque a quel punto premono la frizione, aspettano ancora qualche secondo che i dischi si scollino per evitare di grattare e poi introducono quella cazzo di marcia e ripartono. Meno male che ho il telepass sulla mia autovettura, ora che ci penso, questi individui saranno mica pagati dalla Società Autostrade ? O dalla So.Crem ?
  • Sono stato per 10 minuti ad aspettare una persona all’incrocio tra Via Ettore Vernazza e via 5 Dicembre. In dieci minuti di osservazione del traffico ho augurato un mal di pancia plurigiornaliero a numerosi concittadini che guidano come stronzi, arrestano la propria auto dove vogliono ostruendo il traffico per comprare un giornale o per far scendere o salire una persona, pedoni che attraversano la strada non sulle strisce obbligando gli automobilisti ad inchiodare. Insomma, una bella lotta tra mentecatti. PS: apettavo questa persona sul mio SUV Hummer bloccando tre corsie su due. Ma che cosa avevano da suonare tutti, avevo le doppie frecce. E suonatevi i maroni!

 

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No dai, quella è utile..

Una ragazza che lavora in un ufficio a fianco del mio è incinta, molto incinta. E passa il suo tempo in bagno. Stante che la mia stanza è di fronte a quella del bagno, non lo faccio apposta ma seguo i movimenti di tutti quelli che lavorano intorno, ecco perchè ho notato che ogni 30 minuti lei va in bagno. Ha confessato che deve fare la pipì frequentemente, effetto normale della gravidanza insieme ad altri come la nausea ed il doversi limitare ad il sesso solo orale.

Oggi alla sua ennesima uscita dal bagno e le sue ennesime ragioni “sai, da quando sono al quinto mese non faccio che andare in bagno hi hi hi” le ho risposto ” … e già che anche in tempi normali voi donne avete una vescica ridicola. Noi maschi si che abbiamo delle vesciche capienti, ma voi, tzè, con tutta quella roba inutile che avete da quelle parti. Un utero, le tube, le ovaie, la vagina. E no, ad essere precisi la figa no, quella serve. E la ragion per cui venite notate dagli uomini, senza figa non vi considererebbe nessuno, vivreste in branchi ai margini della società mentre noi uomini ce la spasseremmo con l’alcool e le seghe.”

Ovviamente non le ho detto proprio nulla, questo stereotipo non è male come provocazione, tuttavia non sono abbastanza in confidenza per permettermi questa uscita senza provocare qualche reazione violenta da parte sua. Già non credo apprezzi tantissimo che quando la incontro la mattina faccio un poderoso inchino e me ne esco con un formale “…sua gravidanza!”

Altro argomento. Fatemi cremare; devo andare dalla So.crem. che ha un nome da pasticceria artigianale, non di una ONLUS che raccoglie le volontà di chi vuole evitare a chi resta il calvario della bara, e poi di trasportare da qualche parte la bara, scoprire che non ci sta la bara e bisogna allargare il loculo. E non dite in giro che sono morto. Meglio dire le cose a funerale avvenuto, così si evita a parenti ed amici di doversi sorbire “Io credo risorgerò” e tutto il corollario di occhi rossi. L’ho già scritto ? Non posso escluderlo perchè tutte le volte che vado in chiesa – per qualche lutto – e fin tanto non vado nella gelateria So.crem ad iscrivermi non mi darò pace.

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I Fondamentali

Tra i “Fondamentali” dell’alimentazione umana civilizzata metto quanto segue:

Immancabili in ogni biopsia del fegato.

Immancabili in ogni biopsia del fegato.

A Francavilla Bisio c’è un posto che si chiama 1340 che serve piatti irripetibili, come questo essenziale “wurstel ricoperto di pancetta con crauti”, senape ed una salsetta un po’ piccante fatta in casa che ricorda l’alcool di innesco dei motori a scoppio della prima metà del 1900.

Che dire ? Delizioso. Me lo posso permettere una volta a semestre, altrimenti rischio il coma epatico. Fanno anche una birra locale che vale 100 birre da pubblicità televisiva. Mi domando come certe birre industriali siano così popolari; sono urina di drago in confronto a quelle fatte artigianalmente. Viva 1340 ed il suo menù medievale.

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Olmo

Crescono a manetta con tutta la pioggia ed il recente sole. Mi sa che devo fare un gentile ma mirato pruning, o trimming, o potatura, potaggio – potamento di un paio di rametti.

Oppure posso irrorare la regione di Napalm.

Oppure posso irrorare la regione di Napalm.

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Il Polpettone

Una delle specialità di mia suocera è il polpettone. Lo fa con il riso ed è generalmente molto buono. Ma la preparazione non è costante bensì oscilla periodicamente da una ricetta base ad una versione che diventa “super”.

L’evoluzione ciclica parte dalla versione normale, ossia un polpettone tradizionale fatto con buoni ingredienti e con buone intenzioni, ma presto la preparazione cambia. Quando la Carla infatti ha la percezione che Miriam stia dimagrendo o mangi poco o sia nervosa per motivi ormonali, la ricetta e la preparazione subisce graduali cambiamenti.

Centro studi polpettone

Centro studi polpettone

Come meglio illustra il grafico qui a fianco, nella parte inferiore della sinusoide il polpettone ha valori normali di calorie per unità di misura e peso specifico. Ma quando la Carla decide che Miriam ha bisogno di un plus energetico, la prima cosa che succede è l’incremento sensibile della percentuale di formaggio (notoriamente molto più calorico delle verdure) e dunque da polpettone di verdure il prodotto vira in polpettone di formaggio e verdure. Anche le verdure cambiano in rapporto alla presunta necessità di extra energie. Le cipolle prendono il sopravvento insieme alle patate, mentre i fagiolini regrediscono ed anche il colore del polpettone cambia da un tradizionale verdognolo ad un inquietante grigio/giallo.

Ma non solo; anche il peso specifico del polpettone viene incrementato aumentando la pressione che la Carla esercita sul composto prima della cottura. Quando la pressione delle mani non basta, la Carla si siede sul polpettone contenuto in una vaschetta di alluminio in modo che la consistenza diventi ancora più pesante. Se non bastasse, la Carla scende in strada con la vaschetta di alluminio, aspetta pazientemente il 33 alla fermata e, quando arriva e si ferma per lasciar scendere i passeggeri, appoggia il contenitore davanti alla ruota posteriore e nel momento in cui il 33 riparte, esercita sul polpettone una pressione di diverse decine di kg per centimetro quadrato. Il risultato è un polpettone che pesa come una batteria da camion ed ha altre caratteristiche che lo rendono energetico come una pila atomica.

Prima di partire per il fine settimana basaluzzese, puntuale arriva il polpettone nella propria confezione in alluminio anticollasso. Da solo nutrirebbe un esercito per una settimana, noi in due dobbiamo finirlo in poco più di 48 ore. In genere quando il polpettone ha raggiunto un valore di 200 grammi per centimetro cubo, Miriam sbotta e decide di boicottare il polpettone chiamando sua madre per le conseguenti recriminazioni.

Il polpettone successivo sarà velocemente tornato alle caratteristiche originali e per un paio di settimane sarà a livelli ben al di sotto della soglia di pericolo.

 

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Piccolo inutile manuale di campagna.

Ecco una serie di foto meno che mediocri, di nessun pregio o valore, banali in eccesso, scattate in questi giorni basaluzzesi. Alcuni alberi, una ghiandaia, un coniglio selvatico e gli unici fiori messi da me a dimora in un vaso da sempre. Enjoy un paio di balle.

acacia

Ecco una acacia, o gagìa. Pianta di poco pregio e tremendamente invadente, ma fa bosco e dei bei fiori. Tiè.

acero platanoide

Acero platanoide. Un compromesso tra un acero ed un platano, meno male che la mia cultura è abissale altrimenti nessuno capisce.

aza

L’angolo delle acidofile. Sono certo di aver già pubblicato una foto di queste azalee, ma un po’ che mi sto rincoglionendo un po’ che sono gli unici fiori, ecco.

cedro piemontese

Cedro piemontase. Pianta che cresce in qualsiasi terreno, bella che fa sentire in Finlandia, o in piemonte.

coni

Un coniglio selvatico. C’è chi dice che è imparentato con la lepre, ma quando ho provato a chiederglielo, è scappato.

g-aia

La solita ghiandaia che si installa nella mangiatoia e si fa fuori tutti i semi. Anche quelli al Guttalax che ho sistemato. Dopo una peristalsi intestinale potente e completa, questa ghiandaia ha partecipato ad una gara regionale di velocità ed ha vinto.

pero

Un pero che fa le pere che vengono mangiate dai calabroni. Quest’anno provo a tenere lontano gli insetti con il verderame, vediamo se riesco a mangiare qualche pera.

platano

Platano. Quando sarà diventato un albero grande e maestoso, io sarò già morto. Ma anche tante altre teste di cazzo che avranno lasciato dietro di se danni e dolori.

rovere

Roverella o quercia, non ho ancora capito. Pianta autoctona molto diffusa da queste parti, uno dei miei alberi preferiti.

tiglio

Tiglio. Pianta da parco, da miele, da fiori profumatissimi, grande ombra e, con due di questi, una amaca.

 

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Istanbul

Ho passato tre giorni ad Istanbul, approfittando del nuovo volo da Genova. Esticazzi. Credo sia estremamente riduttivo per i propri neuroni, pensare di visitare il mondo solo se c’è un volo diretto che porta nel dato luogo che si intende visitare. Però è comodo e noi genovesoti possiamo beneficiare di queste nuove destinazioni. Ho scoperto che tra qualche settimana metteranno un volo per Mosca. Potrei tornarci, ci sono stato ai tempi pre-Gorbaciov e il luogo mi aveva colpito.

Questo si applica fino alla fine, per tutta la durata del post.

Questo valore si applica fino alla fine, per tutta la durata del post.

Ci sono migliaia di guide che raccontano fin nei minimi dettagli cosa c’è da vedere e da fare a Istanbul. Qui scrivo solo alcune annotazioni che attengono a quel poco che ho visto in soli tre giorni, ossia nulla per potersi fare una idea di cosa è Istanbul e com’è la gente che ci vive.

Mi piace il cibo locale. Ci sono dei venditori di strada che offrono cose che viene la diarrea solo a guardarli. A parte questi, meglio gli omnipresenti Kebab declinati in diversi modi in locande ciascuna con un “buttadentro” che ti affronta sul marciapiede con un menù invitandoti ad entrare. Il Kebab è buonissimo ma in effetti dopo un po’ ti esce dagli occhi, C’è anche la cucina cosidetta “ottomana”, facile da gestire per un turista straniero.

Questo si che è un Kebab GROSSO!

Questo si che è un Kebab GROSSO!

I ristoranti espongono numerose vasche che contengono  carni e verdure, riso, altri alimenti non meglio identificati, cucinati e mischiati in ordine sparso. Ad esempio, ci sono dei deliziosi pomodori ripieni. Ripieni di cosa non si sa, il sapore è singolare ma sono buoni. Ci si affaccia al bancone e saltando a pie’ pari ogni impasse linguistica basta indicare con il dito la vasca, pronunciare qualsiasi verso per rassicurare il cameriere che non si è vittima di un crampo ma davvero si intende mangiare quello che il dito indica ed è fatta.

Ho assaggiato del vino rosso locale. Orribile, c’è ancora molto da lavorare. Pochissimi ristoranti italiani, pizzerie e simili, diversi Burger King e Mc Donalds. In realtà c’è una versione della pizza autoctona abbastanza diffusa, assomiglia ad una pizza ma ha la forma fortemente ovalizzata. In albergo ci dicono che l’acqua del rubinetto non è potabile; mi sembra strano, forse lo dicono ai turisti per evitare che la vendetta del sultano li colpisca, i locali sono abituati ai colibatteri del posto e stanno benone. Oppure muoiono come le mosche ma la APT locale non fa trapelare la notizia altrimenti i turisti non verrebbero.

Saltare per la foto, Internet Docet.

Saltare per la foto, Internet Docet.

La gente mi è sembrata mediamente simpatica. I venditori di strada o nei negozi sono un po’ insistenti nel cercare di venderti qualsiasi cosa, ma tutti – commercianti e pedoni – si adoperano per darti indicazioni, sorridono e cercano di comunicare, qualche parola di inglese aiuta. Esiste una percentuale fisiologica di stronzi &/O maleducati ma non credo sia superiore a quella che si può incontrare nelle strade di Genova. Qui vivono porta a porta etnie e religioni che siamo abituati a pensare che tra loro siano oggi e saranno sempre, solo incompatibili. Altrove in effetti lo sono, ma non sembrerebbe accadere a Istanbul.

Di fronte all'albergo il manichino garrottato, il carrettiere che parla al cellulare, segni di culture miste intorno.

Di fronte all’albergo il manichino garrottato, il carrettiere che parla al cellulare, segni di culture miste intorno.

I taxisti mi sono parsi folli. Non guidano male, anzi, ma a velocità decisamente inconsuete e rischiando di investire pedoni ed altri veicoli ad ogni angolo. Però  rispettano i semafori. Abbiamo fatto il giro con l’autobus panoramico. L’inquinamento atmosferico talvolta sembrava notevole ma parliamo di 15 milioni di abitanti e chissà quanti milioni di veicoli a motore;  non so fino a che punto controllino le emissioni. Il bus in una occasione si è infilato in una stradina non più larga di Via Luccoli, a doppio senso di marcia. Ho pensato ad un errore, una forma di suicidio, pensavo che saremmo rimasti li per una settimana,  invece dopo non molto siamo riusciti a passare. Il traffico talvolta diventa bestiale, incroci bloccati senza apparente soluzione salvo l’uso di un bel disintegratore, ma credo la gente sia abituata, non ho visto scene di isteria, ci si concede molte libertà tollerandosi vicendevolmente. Abbastanza polizia in giro, anche con gli alcolimetri. Se non ho capito male, la sanzione di guida in stato di ebrezza è di circa cinquecento euro.

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I trasporti pubblici mi sono sembrati ottimi; veloci, puliti, capillari. Oltre ad una rete di tram a 4 vagoni che loro chiamano “il treno” e che funziona come e meglio di una metropolitana, ci sono dei piccoli autobus molto folkloristici che si fermano frequentemente, la gente sale e getta 1,5 lire turche in una scatola di legno a fianco del conducente, oppure se nel bus affollato non riesce ad arrivare fino al conducente, passa le monete da persona a persona fino a che non arrivano nella scatola. Se il conducente deve dare il resto, la catena di mano in mano funziona in senso opposto, anche da un capo all’altro del bus. I tram in certe strade larghe viaggiano al centro della carreggiata isolati dal traffico veicolare, in altre passano a pochi centimetri dai pedoni sui marciapiedi. Le strade non mi sembrano fatte per i pedoni con una scarsa soglia di attenzione; alti o profondi gradini imprevisti e non segnalati, barriere architettoniche invisibili, alte quanto basta per incespicarsi.

Chilometri di mercato coperto ed affrescato.

Chilometri di mercato coperto ed affrescato.

Gran Bazar. Vastissimo, difficile da descrivere. Mi ci hanno trascinato contro la mia volontà ma è piaciuto anche a me che detesto ogni forma di shopping ed evito i centri commerciali. Però mai più nella vita, grazie. Vendono anche le solite cianfrusaglie, ma i bene informati conoscono le stradine laterali dove si possono fare gli affari. Così almeno mi hanno detto. Ho notato un paio di friggitorie che sono identiche a quelle in Sottoripa. Miriam ha comprato due federe di cuscini Kilim pagandoli un totale di €25 al cambio del giorno. Mi ha detto che qui costano 10 volte tanto e dunque era molto soddisfatta. Odio i cuscinetti superflui sui divani, sono scomodi, ingombrano, non puoi utilizzarli ma piacciono a molte persone perchè impreziosiscono, sto cazzo.

Quartieri musulmani e/o ebrei. Non sono listati nel circuito dei turisti, ci siamo andati ed eravamo tra i pochissimi occidentali. Anche nel posto dove abbiamo mangiato (Kebab!) sono stati molto gentili. Ho visto strade e piccoli negozi molto affascinanti dove la gente compra quanto serve per vivere, avrei quasi voluto infilarmi nella Kora musulmana, ma il tempo era poco.

Dart Vaders. Ataturk aveva abolito il velo, da qualche anno è ritornato.

Dart Vaders. Ataturk aveva abolito il velo, da qualche anno è ritornato.

Mi sono sentito come un visitatore da un altro pianeta, senza però il disagio di quando sono stato a Napoli o in certe zone della Sicilia Occidentale o in Tunsia. Insomma non mi sono sentito un intruso o un nemico o un pollo da spennare. Anzi, più la strada si allontanava dal concetto di turismo e meglio era. Dico questo in contrapposizione alle pessime impressioni che ho avuto proprio in Tunisia, dove mi sono sentito guardato male, oppure deriso oppure affrontato per spillarmi dei soldi.

Donne in preghiera nel recinto a loro riservato.

Donne in preghiera nel recinto a loro riservato.

Noi eravamo vestiti come loro si aspettano, ossia le donne coperte dal collo ai piedi, caviglie e polsi coperti, noi maschietti con pantaloni lunghi e nessun vezzo ornamentale. Una coppia di locali ha chiesto ad una amica, bionda, di farsi ritrarre in foto con la loro figlioletta, capelli neri corvini e volto orientale. In effetti credo sia giusto vestirsi con i loro criteri, anche se ci sono 30° e si rischia la morte per colpo di calore.

Verde e rumenta. Molto verde, curato e rispettato, tantissimi gli alberi messi a dimora recentemente, ancora con i tutori. La rumenta è presente in modo fastidioso solo verso le zone esterne della città, ma non più che in certe strade della Val Polcevera.

Strada nel quartiere Islamico.

Strada pedonale, salvo i “treni”.

C’è poca sciatteria in giro. O meglio ce n’è, ma meno di quanto ero portato a pensare. Si intravvedono segni di povertà e degrado; credo che siano accuratamente rimossi dalle zone centrali, mentre man mano che ci si allontana il controllo diminuisce. L’architettura copre tutti gli stili occidentali ed orientali, un vero paradiso per fotografi, poche volte si vedono degli orrori mastodontici come le “Lavatrici” delle Coop, o il “Biscione”, l’università di viale Gambaro o tanti simili per intenderci. Immagino che però ci siano nelle periferie di Istanbul come in moltissime città del mondo.

Moschee. Alla quinta ho sbottato; vista una viste tutte come le chiese di qualsiasi altra religione. Ci si deve togliere le scarpe e le donne entrano con la testa coperta da un velo, per pregare le donne sono da una parte in un recinto, uomini nella parte principale.

Torre Galata, da il nome anche al vecchio ponte ed alla squadra di calcio. Qualcosina di cui andare orgolgiosi ? Beh, si cazzo.

Torre Galata, da il nome anche al vecchio ponte ed alla squadra di calcio. Qualcosina di cui noi genovesoti andare orgogliosi ? Beh, si cazzo.

Nella famosa e sicuramente maestosa “moschea blu”, a parte l’insopportabile odore di piedi, ci sono molti cartelli dove si ricorda ai fedeli (e ai turisti) che la donna va rispettata, che tutti siamo uguali di fronte a Dio, che c’è un solo Dio ma molti profeti.  Il mondo occidentale si interroga e litiga sulla natura di questi messaggi; ipocrisia per entrare in Europa o naturale evoluzione di un pensiero religioso che sta cercando di scacciare i fondamentalisti politico-militari e tornare al verbo originale ? Boh ?

Questa è la moschea di Santa Sofia, simbolo del pragmatismo di Ataturk.

Questa è la moschea di Santa Sofia, costruita tra il 400 ed il 500 (cioà 1.500 anni fa più o meno) oggi anche simbolo del pragmatismo di Ataturk.

Potrei andare avanti e morire io per primo dalla noia e dalla banalità di queste poche righe insulse, seguito nelle convulsioni da occasionali lettori; non volendomi macchiare di questi delitti, basta.

Non ho fatto molte foto. Mi sembra sempre di essere un turista allo zoo che fotografa gli animali in gabbia. Dico questo perchè le persone sono spesso i soggetti più interessanti da fotografare. I monumenti sono statici, le persone sono spesso una sorpresa. Però oltre a non essere un fotografo non vorrei offendere i locali.

Visto al Museo di Topkapi.

Visto al Museo di Topkapi.

Il quartiere Mussulmano visto dal quartiere di Beyoglu.

Il quartiere Musulmano visto dal quartiere di Beyoglu.

 

Va bene, anche Miriam ed una sua amica si sono messe a saltare con dei passanti.

Va bene, anche Miriam ed una sua amica si sono messe a saltare con i passanti.

 

Il Bosforo visto dal Topkapi

Il Bosforo visto dal Topkapi

Scemo turista con bisciueta.

Scemo turista con bisciueta.

 

La torre Galata nel quartiere di Beyoglu.

La torre Galata nel quartiere di Beyoglu.

Ultima annotazione di una certa importanza; in aeroporto di Istanbul ho notato che, come a Parigi, Francoforte, Londra, il volo per Genova è messo in uno degli ultimi gate disponibili, quelli alla periferia della stazione, dove non arrivano cibo e acqua e la luce scarseggia, dove l’arredamento è recuperato da precedenti ristrutturazioni e in genere si prende l’autobus trainato da asini per arrivare all’aeromobile. In questi luoghi di serie B si arriva ben dopo aver attraversato il lusso delle zone ricche, si scendono sempre delle scale ed infine si arriva al volo per Genova in uno scantinato. Questa volta eravamo a fianco di un volo di persone con la faccia triste, l’aspetto dimesso di un film di qualche regista Afgano. Ed in effetti il volo era per Tehran, Iran. In questo caso però lamentarsi è ingiusto; Tehran è una capitale, forse nell’aeroporto di Istanbul si ricordano di noi genovesi e per omaggiarci hanno messo il volo per Genova che parte a fianco di uno per una Capitale di Stato. Orgoglio al doppio pesto ! Meglio non indagare.
Nella sala di attesa c’erano delle comodissime poltrone che fanno i massaggi alla schiena, ci si accomoda e con una lira turca ci si garantiscono 12 minuti di rilassatezza. Non sono affatto male, a parte una decina di secondi durante i quali si percepisce una pressione assolutamente inattesa proprio nella zona inguinale. Dopo un attimo di smarrimento il meccanismo che provoca la pressione si ritrae, per fortuna.

Questa poltrona ha riportato alla mia mente un capolavoro minimalista che recita: “La notte è serana, la luna mi ispira, vado a bagasce e spendo una Lira” (turca). Oppure – prosegue il sonetto –  mi dedico all’onanismo e risparmio una lira, oppure vendo il mio corpo e guadagno una lira (sempre turca).

Chi fuma più di un turco ? Due turchi ! (Battutaccia di Vinella e Don Pezzotta, Alto gradimento, una vita fa).

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Car wash

Lavaggio auto, ma Car Wash fa figo, c’è anche stata una canzone anni 70/80 mediocre ed orecchiabile proprio sul Car Wash e poi se non sbaglio c’è una letteratura abbastanza ampia di lavaggi auto gestiti da avvenenti fanciulle dalla quarta di reggiseno che, piene di sapone, lavano il parabrezza delle auto strusciandosi sul medesimo, appunto, con le tette più o meno nude. Anzi, se non ricordo male, in un decreto legge di qualche anno fa  “A sostegno dell’industria automobilistica nazionale e dell’indotto” si parla proprio di incentivare la nascita di questi specifici lavaggi auto. Ma no, ma che cazzata, figuriamoci se un primo ministro…

Comunque, ieri ero di corvè a Basaluzzo e, su preghiera di Miriam, sono andato a far lavare l’automobile. Io andrei a far lavare l’auto una volta all’anno, Miriam una volta alla settimana. Mi aveva chiesto persino se potevamo mettere in cortile un impianto con gli spazzoloni per lavare la macchina tutte le sere prima di andare a dormire. Costano, quelli economici con gli spazzoloni semplici, circa €25.000. Per una serie di ragioni ho preferito convincerla che non era una buona idea.

Ieri mi avanzava del tempo, durante l’ora del pranzo ho perfezionato il rito di far lavare l’auto e dato che ero in coda e mi annoiavo, ho importunato Miriam con SMS.

  • Io – Auto in fase di aspirazione interni.
  • M – Un magico momento.
  •  Io – Adesso la stanno irrorando di schiuma profumata.
  • M. – Altra magia.
  • Io – Adesso la stanno asciugando dentro perchè c’era un finestrino totalmente aperto.
  • M – Ma veramente ?
  • Io – Si, hanno anche trovato dei pesci rossi sotto un sedile. E tre rane.
  • M – piantala.
  • Io – Nel cassettino mentre pulivano hanno trovato un paio di manette pelose; hai mica portato tua madre ?
  • M – Si, ieri…
  • Io – Le hanno rotte, diglielo.
  • M – Pazienza, riferirò.
  • Io  (dopo qualche minuto) Ho chiamato tua madre per salutarla e le ho detto delle manette. Però ha negato che fossero sue.
  • M – Hai fatto bene.
  • Io – Però se le manette non sono di tua madre, di chi sono ? Vabbè non mi interessa, adesso vado a mangiare da Effetto Minchia.

 

 

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