Non avrei mai il coraggio di dire le seguenti stronzate su un social network e tantomeno in pubblico a voce. Le ho però dette a mia moglie, che mi ha ascoltato pazientemente in silenzio guardandomi compassionevole come si osserva un pazzo mentre esterna frasi sconnesse.
Queste elezioni saranno storiche perchè metteranno definitivamente il Re a nudo. Ossia, l’Italia non esiste. Probabilmente l’impero romano impregnò i sassi e la terra di questa parte del mondo e, dopo la sua caduta, l’aria che si respira e l’acqua che si beve non ha mai più permesso qualsiasi forma di unità politica e culturale avente come territorio la penisola. Ovviamente baso la mia deduzione su elementi totalmente ad minchia canem.
Le guerre di indipendenza sono state travisate volutamente dagli storici; non siamo stati noi italiani a volerle, ma sono stati Austria, Germania, Francia e Inghilterra per evitare che uno tra loro avesse il possesso definitivo del nostro territorio. Mussolini ha provato a unirci come nazione, ma i suoi metodi sono stati grossolani, tragicomici e maldestri e sappiamo come è finita.
Io, più o meno genovese, ho troppe diversità culturali ed ideologiche rispetto a chiunque vive a più di 50, 100 km da me. Non è una questione di valore o livello o supremazia; è come paragonare mele con pere, è inutile e non si arriva da nessuna parte. Chiunque nasce nello “stivale” ha molti elementi caratterizzanti del proprio feudo di nascita dissimili rispetto a quelli del feudo confinante, pur avendo lo stesso passaporto. Dall’impero romano in poi siamo stati conquistati 10 volte e 10 volte ci siamo liberati dagli invasori non per spirito di unità nazionale, ma per spirito feudale. In un mondo ideale questa diversità poteva diventare una grande forza e, occasionalmente, lo è stata. Ma la competizione mondiale seleziona e premia chi fa sistema, non i cani sciolti. E noi italiani siamo cani sciolti ed i nostri competitori ci stanno facendo a pezzettini, non perchè loro siano cattivi, ma perchè siamo noi a consentirgli anzi ad invitarli a farci diventare loro clienti, loro servitori.
Ci hanno tolto l’industria, la ricerca, l’università perchè nessuno si è opposto. Non siamo scemi, non siamo sprovveduti, ma siamo divisi, siamo tante unità scoordinate che viaggiano come un branco senza un leader, senza conoscerci tra noi, spesso guardandoci con sospetto. Ed i nostri vicini di casa esteri ne hanno approfittato.
Dunque secondo me queste elezioni mostreranno in via terminale che non siamo capaci di assumere una direzione, non abbiamo un programma, non abbiamo la volontà di fare squadra, di fare gruppo, di fare nazione. A differenza delle elezioni precedenti però, oggi non abbiamo più soldi, dunque usciremo da queste elezioni con il piattino in mano chiedendo aiuto ai più solidi vicini europei.
Il futuro ? Spero che diventeremo la provincia turistico-culturale d’Europa. Spero che ci obbligheranno a perdere per sempre ogni velleità ipocrita di rimettere in piedi una industria ormai morta, condurre una ricerca tecnologica che non sappiamo fare. Non è un brutto destino; bisogna però ammettere i propri limiti e valorizzare le proprie virtù che sono una terra ricca di storia, di buon cibo, un bel clima, siamo abbastanza ospitali, mediamente simpatici.
Bene. Ho detto. Rileggendo mi rendo conto che la sommatoria delle stronzate dette è talmente elevata da essere difficilmente rappresentabile matematicamente. Osservandomi le mani, giungo alla conclusione che mi devo tagliare le unghie.
…leggendo il tuo ultimo post, mi è scesa una lacrima e nel frattempo mi hai fatto venire in mente di tagliarmi le unghie dei piedi.
Tutto quello che hai scritto è semplicemente lo specchio della ns. vita quotidiana in Italia: che dire, nulla, anche perché in una nazione dove tutti o quasi sono divisi in tutto o quasi, credo proprio che martedì si avrà la solita accozzaglia all’italiana, mentre tutto il resto che ci circonda, si sta disgregando inesorabilmente.
Proprio ieri parlavo con il mio commercialista, e amico da più di vent’anni, il quale, in preda a “sconforto da burocrazia da malati mentali”, ha intenzione di chiudere tutto.
Credo proprio che la giostra si stia fermando definitivamente, per noi italiani, mentre per qualcun’altro, sarà un ottimo momento per acquistarla a prezzi stracciati.
Per quanto riguarda la valorizzazione del territorio, non sarei così ottimista: prova a confrontare i servizi/accoglienza di una località sciistica francese, con una italiana, zona nord-ovest. Solo un esempio: hai mai visto i trasporti gratuiti per sciatori / turisti (inverno/estate) con mezzi ecologici e con passaggi nelle borgate ogni dieci minuti ? E non sto parlando di St. Moritz, ma di un comprensorio sciistico che è un terzo della Via Lattea in Piemonte. Stop, chiudo perché altrimenti mi incazzo solamente e mi passa l’appetito.
Mi sembra di avvertire, anzi avverto, un senso generalizzato di sconforto circa la nostra italica situazione. Abbiamo buttato via tutto quello che di buono eravamo riusciti a mettere insieme negli anni 50 e 60. La nostra classe politica è di infimo livello – TUTTI – ma la classe politica siamo tutto sommato noi. La “casta” non è fatta di gente venuta da Marte: sono tutti cittadini italiani, quindi siamo noi. Come uscirne in futuro più o meno vicino o lontano non lo so certamente; da italiano (come per fortuna o purtroppo io sono, parafrasando big Gaber) ho tendenza a tirare a campare. L’ho già postato in precedenza, lo sconforto mi assale soprattutto per come sarà per le generazioni giovani (i miei nipoti e pronipoti, adolescenti quest’ultimi). Di sicuro la soluzione non verrà da queste elezioni: sono pronto a scommetterci le schegge delle unghie di mani e piedi che andrò a tagliare.
Non voglio gettare nessuno nello sconforto. Io talvolta sono acido e molto critico, poi però quando sono in USA e sento quanto gli americani ci adorano, difendo a spada tratta le nostre cose. Loro certi dettagli non li conoscono e se li conoscono non li capiscono. Voglio comunque cercare di essere positivo per il futuro, quantomeno nel medio periodo.
Anche io devo tagliarmi le unghie dei piedi!
E sono tristemente d’accordo.
L’unico appunto da rompiballe che mi sento di fare è che si dice “ad canis minchiam” (o al limite “ad minchiam canis”, ma nell’altro modo è più latino…); sai com’è, ho fatto lo scientifico e, stranamente, mi hanno INSEGNATO davvero il latino. Ecco l’uso che ne posso fare: rompere la suddetta (minchia) agli altri!
Ad Canis Minchiam. Ma hai fatto benissimo a dirmelo. Io ho 2 lauree in latino ma il termine minchia non l’ho studiato (probabilmente ero assente). Anzi, saresti così cortese da declinarlo per me e per noi tutti 5 besughi ?
Quesito filologico-dialettale: perchè minchia (attributo maschile) è sostantivo femminile (la minchia) mentre sticchio, attributo femminile (lo sticchio) è sostantivo maschile? Coraggio, dopo il segnale scatenate l’inferno filologico-cultural-dialettal-satiral-sticazzical (astenersi perditempo).
VIA!
Da qualche parte nella mia biblioteca dovrei avere un libro che si chiama “il nome della Cosa” che contiene una sfilza infinita di nomi e nomignoli ad entrambi i sessi. Non so dare risposta alla tua domanda. C’e comunque un sito web che raccoglie una gran quantità di espressioni diffuse alle quali il sostantivo originale viene sostituito con la parola “minchia”. Adesso non lo trovo…
“Non sono mai così stupido come quando faccio il furbo” (credo sia di Schultz, che disegnò magistralmente i Peanuts… direi che lo dice Charlie Brown)
E’ “ad canis MENTULAM” 🙂
Credo che mentula, -ae sia stato usato nientemeno che Giovenale nelle Satire. Certo, in latino “a cazzo di cane” non si diceva, immagino, ma volendo proprio tradurlo… 😛
Ed è femminile… mah…
Accidenti, non sapevo che succhiando una caramella al mentolo facevo qualcosa di pornografico. E se mi scivola un piede in una cunetta, che perversione è?
Eh ?