Per completezza di informazione.

Questa foto era davvero necessaria

Questa foto era davvero necessaria

Vorrei mandare questa foto al National Geographic. Ci sono alcune forme vegetali sul muro che non riesco a riconoscere. Forse basterebbe mandarle al museo di Storia Naturale di Genova, ma mandarle al Nat Geo è più figo. E poi non vorrei che al Museo di SN di Genova ci fosse qualche spia che le mostrasse alla ASL e poscia mi togliessero l’abitabilità. Arrivano quelli di “Virus Letale” e mi sigillano la casa. Poi prendono Miriam ed il sottoscritto e ci internano nel reparto malattie infettive del San Martino perchè temono che noi si possa essere portatori sani di qualche forma epidemica di fungus pelosissimus. Poi potrebbero prelevare campioni del nostro tessuto e condurre una serie di test per arrivare a produrre una superspecie di cinquantenni catarrosi ma resistenti a qualsiasi forma di attacco terroristico biologico. Perchè dopo 13 anni vissuti in questa casa, se i licheni non ci hanno mangiati vivi durante la notte, evidentemente abbiamo sviluppato dei sistemi di difesa straordinari.

A proposito; non ci vado da anni, me lo ricordo come un bel museo non grande ma affascinante, ci devo tornare. Il museo di Storia naturale di Genova.

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Update guest gatto.

Sono diventati tre. Ossia, durante la nostra assenza il nostro eroe pare sia stato assediato da altri due gatti. Ne ho individuato uno tornando a casa poc’anzi, impediva al NEG (nostro eroe gatto) di entrare nel cortile. Quando sono arrivato lo sconosciuto era di fronte al cancello e NEG era, con una coda del diametro di un metro, su un muro esterno. Come tutti i gatti in clima di guerra fredda, si guardano a distanza, immobili, quasi indifferenti all’apparenza fino a che uno dei due perde l’aplomb e si muove, l’altro si comporta di conseguenza secondo il preciso codice dei gatti. Insomma, sticazzi. L’altro gatto è scappato al mio avvicinarsi, NEG invece s’è strusciato sulle mie caviglie come da rituale. Gli ho dato da mangiare, ma prima che finisse l’altro gatto di prima, un grosso e bel gattone nero pece è entrato in cortile, interrompendo lo spuntino di NEG la cui coda si è nuovamente gonfiata. Sono uscito e Nero è scappato. Poi NEG ha finito di mangiare e si è allontanato.

Questo raccontino partecipa al concorso “scriver patetico in poche insulse righe 2013”.

NEG si intravede tra la neve ed i fiori di albicocco. Che poesia di scroto.

NEG si intravede tra la neve ed i fiori di albicocco. Che poesia di scroto.

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Ed ora qualcosa di interessantissimo.

Con un valore “sticazzi” prossimo al quadrato negativo della distanza dal sole. A Genova in questi due giorni è venuta una sfiocchettata di neve. Molti si sono lamentati del freddo (inclusa mia moglie). Genova è a circa 44° 25′ di latitudine nord. Le cascate del Niagara sono a circa 43° 04′ latidudine nord, dunque sono più o meno distanti uguali dal polo. Ma queste sono le rispettive temperature minime, indicate come media mese per mese:

Cliccare sopra se non si vede un cazzettone.

Cliccare sopra avrà ben poche conseguenze.

A Marzo, mentre a Genova dovrebbe esserci una minima media pari a 8° centigradi, a Niagara la media notturna è di -4° centigradi, cioè 12 gradi in meno. Allora che cazzo vi lamentate, SCEMI ?

No, in realtà chi si lamenta ne ha ben donde. A parità di latitudine infatti conta molto la posizione del luogo rispetto a continenti e oceani. Chi ha studiato per anni conseguendo due lauree in “sticazzi meteorologici applicati alla polenta concia” e “balle nuvolose con locali rovesci pelosi” come me, lo sa. E già che sono fancazzista in questo freddo lunedì mattina, ho sovrapposto l’Italia alla costa est USA, perchè tutte le volte non mi ricordo quanto sono grandi e come si posizionano le due rispettive robe.

Come al solito, cliccando sopra l'immagine se ne provoca l'improvviso allargamento.

Come al solito, cliccando sopra l’immagine se ne provoca l’improvviso allargamento.

Nota: sono arrivato a sovrapporre le due immagini con un sistema casereccio che potrebbe aver dato luogo ad errori anche di grossa intensità. E chissenefrega.

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Update Goccia nel Bagno.

GAFOMVisto che durante la nostra assenza ha piovuto quasi senza sosta, appena entrati in casa mi sono ricordato di un nostro vicino il cui controsoffitto si era lentamente impregnato di acqua e, senza preavviso, gli era precipitato sul pavimento. Ho dunque ritenuto di dover praticare con il trapano alcuni fori nel controsoffitto in cartongesso del bagno. E’ uscita un po’ d’acqua, non tanta ma insomma è stato meglio farli. Ho provato a sostenere con Miriam che la nostra casa adesso è diventata un esempio di ecosostenibilità sofisticata. Possiamo fare la doccia con acqua piovana saltando così la costosa filiera di raccolta e distribuzione dell’acqua. Ha cercato di colpirmi con un cassetto della cucina, ma per fortuna non ci è riuscita. Adesso bisogna aspettare che smetta di piovere e poi cercheremo di porre rimedio all’infiltrazione.

Aggiornamento dell’aggiornamento.

Un lavoro di fino.

Un lavoro di fino.

Ho sentito una impresa che tempo addietro mi aveva fatto dei lavori (per ovviare a dei casini fatti da chi aveva costruito la casa) ed appena smette di piovere arrivano a fare un sopralluogo.

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Bel giorno per tornare nel paese del sole; con la neve.

Il 18 di Marzo, perdipiù.

Pioggia mista a neve, un po' di gelicidio, bella roba.

Pioggia mista a neve, un po’ di gelicidio, bella roba.

Ed è anche mancata la corrente per circa un minuto. Ancora con i postumi dell’influenzetta americana, con il jet lag e lo stordimento cumulato, ho immaginato Miriam che, raffreddatissima, si sveglia tra qualche ora e trova la casa fredda e al buio per il black-out. Guarda dalla finestra e si rende conto che non riesce ad uscire di casa per il ghiaccio, mentre invece mia suocera arriva perchè ha affittato una slitta trainata da cani. Si presenta con razioni di cibo per un paio di mesi e si piazza sul ballatoio con un megafono dicendo (in modo che sente tutta Righi)  “aprite – lo so che siete in casa – Miriam mangi troppo poco, è per questo che ti ammali. Stefano, dille tu che deve mangiare“. Questo è uno di quei momenti in cui benedico il fatto che non abbiamo armi da fuoco o termonucleari in casa. Miriam le userebbe contro sua madre.

Nevicata mista a pioggia con parziale gelicidio.

Nevicata mista a pioggia con parziale gelicidio.

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Bel giorno per prendere un aereo.

Chissà, se partiamo ?

Vabbè, semmai restiamo ancora un giorno o due.

Vabbè, semmai restiamo ancora un giorno o due.

Si, siamo partiti, un po’ di neve a NY è come il pomodoro sulla pizza; sanno che spesso c’è e sanno come comportarsi. Non è vero che i telefonini cellulari interferiscono con le strumentazioni di bordo degli aerei. Ma scherziamo ? Se fosse così facile disturbare i piloti e far cadere gli aerei,  lascerebbero che milioni di potenziali terroristi o, nella migliore delle ipotesi, distratti, viaggiassero sugli aerei con la sola raccomandazione “non accendeteli” ? Pare che le ragioni per vietare l’uso dei cellulari in aereo sia per riguardo rispetto a chi non usa il telefono (ma immagina il casino, anche sui voli notturni, gente che sbraita al telefono…) e poi economiche perchè non si sa come far pagare e con quale gestore, visto che una singola telefonata potrebbe coprire decine se non centinaia di km, chi mi fa pagare, come si compensano tra loro i diversi gestori diretti, roamers e balle varie.

Chi mi ha raccontato queste palle ? Me l’ha detto mio cuggino, a poi il figlio di un amico, pilota di linea ed infine l’ho letto su Internet e dunque per forza deve essere vero.

Forte di questa convinzione, a quasi 10.000 metri di quota ho anche attivato il GPS. In certi punti non funziona, ma, per esempio, su Parigi volavo a 505 Miglia/ora verso SE.

Negli ultimi minuti di volo da Londra a Genova ho imbracciato il telefono ed ho premuto il grilletto almeno due volte.

Il Monte Fasce con un piccolo cappuccio di neve.

Il Monte Fasce con un piccolo cappuccio di neve.

In questa successiva immagine invece si nota la neve che si infila nella turbina. A me non la si conta, non sono mica scemo; nessuno sa esattamente come mai quando piove o nevica dentro una turbina, questa non si spegne. Funziona così, sono tutti felici, ma nessuno ne riesce a dare una spiegazione logica. Infatti è evidente che se butto dell’acqua su una fiamma, questa fiamma si spegne. Invece i motori di un aereo continuano a funzionare. Credo che la scienza non sia ancora riuscita a dare una spiegazione alla cosa, forse è un miracolo. Ma tutti se ne stanno belli zitti, si vola e basta anche se piove.

Sopra La Riviera.

Sopra La Riviera.

Rieccoci. Ma è fantastico; mi è bastato guardare un pezzo di telegiornale della durata di pochi minuti, ed ho già il belino inverso (1/belino). Si, vabbè, esagero come spesso faccio. A mia discolpa però devo dire che alla mia delusione e scazzo del rientro ha contributo anche il fatto che sul taxi mi sono dovuto sorbire una lagnosissima canzone di Renato Zero. Sarà anche bravo, ma la sua canzone è iniziata a Piazza Corvetto. All’incrocio con Via Peschiera avevo già in mente di suicidarmi, arrivati a Manin volevo buttarmi fuori dal taxi in corsa. Poi ho desistito ed eccoci qua.

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Perchè non lo facciamo anche a Genova ?

Un plastico di Genova. Pagato dai genovesi che possono adottare un appartamento, una casa, un negozio o una strada pagando per la costruzione un piccolo contributo avendo in cambio un certificato di proprietà di un pezzetto del plastico. Questo è il plastico della città di New York, ci sono circa 895.000 casette alte pochi centimetri che riproducono fedelmente le vere case. Misura poco meno che 2.900 metri quadrati di superficie. Completato nel 1964 (per la World Fair) ed aggiornato due volte dopo di allora, l’ultima nel 1992. Adesso per trovare soldi e mantenerlo è stato lanciato un progetto che coinvolge i neworkesi.

Ci vogliono diversi minuti a piedi per fare il giro della passerella che circonda il plastico.

Ci vogliono diversi minuti a piedi per fare il giro della passerella che circonda il plastico.

Perchè farlo ? Perchè attira turisti. Perchè far contribuire i genovesi ? Perchè potrebbe coinvolgere emotivamente i cittadini su qualcosa di positivo, il che è sempre un bene. Perchè non verrà mai fatto a Genova ? Perchè belin, maniman.

Comunque questo è il link. Panorama of New York.

Dettaglio. Mancano un paio di nuove costruzioni recenti, ma il resto è riprodotto in forma maniacale.

Dettaglio. Per quanto poco conosco questa zone, facendo un paragone con Google Earth mancano un paio di grosse nuove costruzioni recenti, ma il resto mi sembra riprodotto in forma maniacale.

 

Altro Argomento. Mentre scrivo cazzate qui, ascolto la televisione US che da molta importanza all’elezione del Papa. NY1, CNN, CBS, ABC, FOX (questi ultimi sono trinariciuti repubblicani, salto il canale perchè sono inascoltabili) e decine di altri, tutti che da quando c’è stata la fumata bianca stanno facendo trasmissioni in diretta da Roma non-stop. Anche la prima che ho citato, New York 1 che è una televisione localissima che si occupa quasi esclusivamente di NY, ha una inviata a Roma che normalmente si occupa di intervistare poliziotti o gente che vive in quartieri come Broooklyn, Queens. Girando per i canali, Miriam ha beccato un network mai sentito prima, si chiama EWTN, Global Catholic Television Network. Miriam mi chiama e dice “Ma guarda quello che parla, assomiglia tantissimo a quel politico, come si chiamava ?” Indovina chi commentava insieme a due anchorman americani ? Rocco Buttiglione e, sorpresa delle sorprese, parla un ottimo inglese. Ciao Rocco, hayaddoin’ dude ?

Questa è una tastiera ed un PC americano e World Press è un software anglofono, dunque mi da errore alla quasi totalità delle parole. Se clicchi con il tasto destro si apre una finestrella che suggerisce le parole corrette. Per “Buttiglione” mi consiglia “ebullition”.

Anzi: adesso perdo un po’ di tempo correggendo le parole come mi viene consigliato. Le ultime righe dell’argomento Buttiglione vengono fuori come segue:

Miriam mi Malachi e dice “Ma guards quell Che parka, glossolalia antimissile a quell politico, come is Machiavelli ?” Indochina chi commencements Siemens a due anchorman american ? Rocco Ebullition e, soreness dell preserver, parka UN motto singles. Ciao Rocco, haymaking’ *dude ?

* Hayaddoin’ è Italo-broccolino e dunque non lo conosce.

Addendum. Tornando in argomento plastico, ecco le dimensioni di Genova e di Manhattan, tanto per avere un paragone delle dimensioni. In pratica, l’isola di Manhattan è lunga quanto lo è da Voltri a Nervi, più o meno.

Cliccare per avere la foto in formato originale (20 km. di larghezza) ATTENZIONE: ci mette una giornata a sacricare e poi probabilmente il vostro computer esploderà.

Cliccare per avere la foto in formato originale (20 km. di larghezza) ATTENZIONE: ci mette una giornata a scaricare e poi probabilmente il vostro computer esploderà.

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Genova come New York

Ed in due ben precisi momenti ! In due giorni di fila ! Dal desktop del mio laptop due screenshot. Non mi viene in mente una parola in italiano che faccia rima con screenshot.

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Lunedì 11 Marzo 2013

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Martedì 12 Marzo 2013

Non è commovente ? Adesso sfido chiunque a sostenere che le due metropoli sono diverse tra loro in tutto, denigratori e nemici di Genova.

Ad essere onesti nel primo ritaglio la copertura nuvolosa è leggermente diversa tra loro. Anche l’intensità della precipitazione è lievemente diversa. Ma sono proprio queste piccole diversità che rendono le due megalopoli così simili tra loro.

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Notizie dal fronte occidentale

L’influenza, o qualche forma simile, sta colpendo molte persone che conosco. Me e Miriam, per esempio, una coppia di nostri amici con un figlio, altre persone che sento a casa con febbre, tosse, mal di gola. D’atronde se da queste parti è normale che un giorno nevica ed il giorno dopo ci sono 15 gradi, ti possono capitare diverse cose. Ad esempio uscire in strada vestito come un Inuik, infilarsi in metropolitana e disidratarsi per il sudore, uscire all’aria aperta fradicio ed a quel punto indurire come un filetto di merluzzo della Findus, poi entrare in un ufficio e doversi spogliare prima di sciogliersi come neve al sole, coprirsi per uscire come se si andasse a caccia di foche alle Svalbard, riuscire e questa volta trovarsi in piena primavera e doversi spogliare di nuovo per strada. Il tutto in presenza di un vento teso che la mattina è freddo come arrivasse dalla Groenlandia, il pomeriggio come se arrivasse dai Caraibi.

Due annotazioni “altamente sticazzi”. La prima; una nostra amica gira con una macchina fotografica con la pellicola. Sostiene che la qualità delle immagini è imparagonabile a quella delle digitali. Se lo dice lei…

Roba da fratelli Lumière

Roba da fratelli Lumière

Però una confezione contiene 36 foto. Se ne sbagli una è sbagliata per sempre, dovrai comunque sviluppare e fare i provini, magari hai fatto tanta strada per fare una foto che può venire mossa, buia, chiara, ad minchiam. E poi per caricare la macchina ci si mettono svariati minuti, se per caso c’è freddo e vento hai le mani gelate e nel frattempo altre persone dotate di macchina digitale hanno già fatto 300 foto pro capite. Magari sono 299 foto brutte, ma una almeno gli sarà venuta bene ? Invece la nostra amica ne ha fatte 2 (due) e saprà come sono riuscite solo tra qualche settimana, quando sarà a 8000 km di distanza. Si, vabbene, fino a 15 anni fa era solo con le pellicole, non mi sono mai lamentato e nessuno si lamentava.

Sticazzi due. Mi hanno portato due “empanadas de pollo” in segno di amicizia. Un impresario di origini colombiane ogni volta che mi viene a trovare mi porta qualcosa di tipico della sua terra nativa. Si tratta di un grosso raviolone il cui interno è un incidente tra un camion di polli ed uno di patate. E’ contenuto in un materiale edibile composto da farina – acqua – uova – un polimero a scelta – segatura. Viene fritto nel solito olio del circuito frenante di un trattore da cava.

Muore subito o preferisce morire a casa ?

Muore subito o preferisce morire a casa ?

Però è buono, sarà a lungo andare una specie di de profundis delle funzioni epatiche, ma è buono. E viene presentata con delle vaschette che contengono un attraente salsina a base di pomodoro, altre verdure e l’inferno di fiamme e lapilli.  La salsina mi ha però sturato il naso per un paio di ore, ho pianto e riso, la mia lingua ha dato segni di instabilità, ho bevuto 20 litri di acqua.

 

Sticazzi tre. Domattina giro delle gallerie d’arte del quartiere di Chelsea. Un rettangolo di 9 blocchi, 700 metri da un lato per circa 200. Ci sono 136 gallerie d’arte moderna da visitare. Se qualcuno legge questi dati e pensa che io sia un cazzone sparaballe, magari lo sono ma ecco il link che dimostra che non sto contando una mussa.

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L’effetto serra sulle candele.

Devo ricordarmi di non lasciare più una elegante candela profumata all’interno di una graziosa lanterna porta candele sul davanzale di una finestra esposta a SUD durante una giornata di sole.

Miriam non sarà affatto contenta.

Miriam non sarà affatto contenta.

C’è qualcosa di sinistro in questa candela. Sembra mostrare la sofferenza umana, la tragedia della vita che lentamente e senza far rumore, cede alla violenza della natura, si ripiega su se stessa e fatalmente si ammoscia. Questa candela, comprata in un negozio fighetto, dev’essere anche costata un occhio della testa ma il ragionamento è stato “intanto la accendiamo solo quando c’è qualche occasione e poi non ne compriamo altre”. L’avevamo accesa a Natale per un paio di ore, aveva fatto la sua porca figura, emanava un delizioso e soave profumo di fiori, probabilmente cancerogena perchè quasi certamente fatta in Cina. Ma eravamo così felici che si fosse consumata poco, sentivamo che era pronta per il prossimo Natale. Ma la vita delle candele è imperscrutabile, legata ad un filo come lo siamo noi, i nostri animali da compagnia, anche quelli da cortile. Temo che questa candela sia diventata inservibile, e magari anche pericolosa. Però ha una certa classe, una sorta di affascinate aspetto inquietante ma invitante allo stesso tempo, come il pollo fritto. Potrei applicarle occhi, naso e bocca e farla diventare una scultura. L’Urlo di Muncandela. Mi affloscio ma non mi spezzo. Mi ammollo ma rimango in piedi. La lotta della candela contro il riscaldamento globale; cupi scenari di sofferenza. Esposta alla Biennale del Righi. “Uno dei primi lavori di Menado, (con la “o” che suona meglio) che poi troverà la sua definitiva dimensione artistica con il lardo sopra il calorifero, il burro sul radiatore e la margarina sopra il ferro da stiro.”

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