Sto per aggiornare il software.

E mi dice di fare una copia dei files perchè non si mai. Forse tra pochi minuti questo blog merdoso sarà cancellato dall’etere per sempre, liberando spazio prezioso per altre cose ben più interessanti e concrete. Nel frattempo il telefono fischia ma non sempre, il 187 dice che è il mio filtro ADSL, ma non sempre, direi io. L’elemento caratterizzante della telefonia per come la conosco io è che tendenzialmente fa cagare ma non sempre, funziona ma non sempre. Ho il sospetto che qualcuno ascolti le mie telefonate. Già che ci sono, vorrei sapere perchè al mondo molti si scandalizzano perchè scoprono di essere spiati dal governo, o dai governi, o dalla Spectre. Ma siete scemi o lo fate ? E’ ovvio che qualcuno ci controlla, ma dove avete vissuto fino a ieri, nello spazio ? Sveglia, citrulli !

Update. Ho fatto l’update del software e tutto sembra funzionare. Bene. Avrò scaricato un virus letame che infetterà a seguire tutti coloro che mi conoscono, anche solo di vista.

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Tempo da perdere.

Chi passa il tempo a inventare cose spiritose ed un giorno si sveglia dopo una serata di cibo pesante e dice tra se e se “e se facessimo un francobollo bello grosso ?”

bollo

Detto, fatto. La fantasia che il mondo ci invidia trova applicazione nel pubblicare francobolli di misure esagerate. Inutilizzabile per cartoline, buste di formato base, in compenso per umettarlo tutto, una lingua non basta, ci vuole una spugna bella fradicia altrimenti quando si arriva da una parte, la parte opposta si è già asciugata.  E poi leggo in una locandina che il nostro sindaco cerca alleati per la terza via. La prima è ovviamente quella tradizionale di incollare un francobollo sulla busta usando la lingua. La seconda è utilizzare la classica spugnetta, non so cosa possa essere la terza via. Se invece si riferisce alla gronda, sono contento che cerchi alleati, ma forse farebbe prima a mettere una inserzione su “Le Cose” con una corba di “A” davanti come per le massaggiatrici. Oppure su “Le Balle”, che forse ci credo di più.

Aggiornamento. Oggi, mentre scrivevo queste righe, sentivo che c’era qualcosa di importante da ricordare, ma avevo poco tempo. Ora però vorrei tornare sull’argomento “leccare i francobolli”. Non so dove nella mia testa bacata c’è una icona di una tipa che per incollare i francobolli, al posto della lingua o della spugnetta, prima se li passa sulla filiberta, e poi li piazza sulla busta. Forse è qualcosa che risale ai tempi in cui si andava in gruppo a vedere i porno al cinema. Mi sforzo ma non riesco a mettere a fuoco la scena, eppure sono sicuro di aver avuto modo di focalizzarmi su questa fattispecie, potrebbe essere anche su carta stampata, o forse era una barzelletta. Naturalmente mi viene spontaneo pensare che la quantità di acqua necessaria a rendere un francobollo abbastanza umido da far si che la colla si sciolga e ne permetta il fissaggio alla busta, è direttamente proporzionale alla dimensione del francobollo. E dunque quel francobollone potrebbe rappresentare un problema in condizioni normali, figuriamoci in momenti di secchezza delle fauci, o di altre parti. Bene, ho detto la volgarità gratuita della settimana e dunque mi posso ritenere ragionevolmente soddisfatto con un modesto ancorchè effimero aumento dell’autostima e del senso dell’Ego Accentratore.

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Bec tu Basaluzzo

Ci hanno cancellato il volo da Newark a Londra, ci hanno messo su un altro volo ma al check in scopriamo che “… we have an issue with your seat”. Gli anglosassoni in questi casi non usano il concetto di problema, che spaventa in quanto tale, ma issue che vuol dire tutto e nulla. Ci mettono in fretta e furia su un altro volo però la coincidenza su Genova ce la fumiamo, arriviamo a Milano Linate ma senza la valigia, che è sul volo dopo. Aspettiamo un’ora e poi la valigia arriva. Dall’aeroporto di Linate ad arrivare a Genova è come organizzare una spedizione in Antartide, affittiamo una Panda. O, come la chiamava una zia di Miriam, una “Pander”. Chi stava vivendo la seconda guerra mondiale non aveva tempo di studiare i mammiferi dell’Asia, piuttosto dopo la fine del conflitto ha avuto incubi con le Panzerdivision per tutta la vita.

La Pander da il meglio di se sul misto veloce tra Busalla e Bolzaneto, io sono pieno di caffè e tuttavia spesso mi addormento, ma intanto conosco la Serravalle a memoria. Restituisco la macchina al Cristoforo Colombo verso le 9 di sera. C’è vita in aeroporto e sorprendentemente c’è persino Jessica, che nell’ufficio del nolleggio auto mi saluta con un sorriso gentile per prendere le chiavi e firmare la restituzione della Pander. Nonostante io sia in viaggio da 20 ore, non posso non cogliere quanto sia graziosa Jessica, la cui targhetta  è in una posizione sul petto che mi ha permesso di leggere il suo nome anche senza gli occhiali. Complimenti per la targhetta ma anche per il resto, Jessica.

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Udite, udite…

… quanto costa essere gentili ? Teoricamente poco. Quanto si guadagna ad essere cortesi e disponibili ? Potenzialmente tanto. Io sono il primo a dire che noi liguri siamo quasi sempre la causa dei nostri mali perchè tendenzialmente siamo delle teste di cazzo, indolenti e maleducati, trattiamo i turisti a pesci in faccia perchè ci avvaliamo alle nostre rendite di posizione. Eccetera eccetera.

Dunque quando leggo di visitatori che vengono trattati con inaspettata e gratuita cortesia dai miei conterranei e concittadini, mi si alleggerisce il cuore.

Di Mackey arriva a Genova.

Siccome ho sempre il sospetto che le buone notizie vengano cancellate da un Grande Fratello Che Ci Detesta, copio ed incollo il testo anche qui, a mia futura memoria.

 

Arriving in Genova – May, 2013

My journey to Genova in May, despite being far too short, was as special as every other visit I’ve made to that exquisite Italian city located in Liguria.  But the kindness of strangers was quietly overwhelming and intensely appreciated.  Perhaps it was all more condensed .  I don’t know.  It was a special visit.  Crazy busy but filled with people I want to write about in the days ahead.

I’ve put off writing about it in detail because I didn’t want to miss out any stories.  Now … so much time has passed, I fear I have forgotten some things.

It’s time to sit awhile and remember.

I arrived via Rome and landed in Genova late afternoon.  It was raining and grey.  The journey from Brussels had been long.  This time I was staying with Francesca and her lovely family out at Arenzano.  Paola’s apartment was under renovation back in the city.

So I followed the train signs out to the airport exit doors but then the signs peetered out.  I turned a few times, sure it was me who was somehow lost, before wandering back to a counter where there was man who seemed like he might be open to questions from this lost woman.

He was lovely.  He started talking of the bus, then a taxi, then walking …discounting each idea as he went.  It’s not much more than a kilometre to the train station, an easy walk normally and so he drew me a map but then looked at the rain and wasn’t happy.  The situation was resolved when a friend or collegue of his called out a ciao.  He called him over to us.  This lovely young man listened to the story and before I knew it my luggage and I were in his car. 

He had piccolo inglese and well … my lack of ability in other languages has created laughter all over the world.  But we talked a little.  He weaved through the streets near the airport then parked next to a footbridge that went over the railway tracks.  He unloaded my luggage and then, much to my horror, carried my heavy bag all the way to the top of the stairs.  I was so grateful and a little bit mortified.

We said our goodbyes and I made my way down to the train station. I bought my ticket. 

Flustered, tired … who knows really, I had forgotten how trains worked in Italy.  Platforms, directions, stuff like that.  Eventually I asked at the office and another lovely Ligurian said, come with me, and so I did.  I followed her under the tracks and up onto the correct platform.

Honestly, I know how trains work there.  I use them often but it seemed that there was a brain-freeze going down and I was in its grip.  She kept an eye on me, we talked a little.  I wished I had studied Italian.  I appreciated her unobtrusive kindess.

I arrived in Arenzano and Francesca picked me up and whisked me off to her place. 

Now … Francesca has lovely friend called Anna Lisa.  I’m sure of the ‘lovely’ because Anna Lisa had offered to cook dinner for Francesca and her family that evening. 

I took a photograph or two while she whipped up a focaccia al formaggio, as per the photograph at the end of this post.  There was other food too but I was so tired by then, and I did nothing but race about madly during those 5 exquisite days in Genova, I’ve lost the rest of the memory of dinner.  I suspect that the warm focaccia di formaggio was so good that I have fixated on it.

I also suspect that the kindness of Ligurian strangers had overwhelmed me, filled me up, knocked me off-balance a little.

And Francesca’s family … Beppe, Cesare, and Emma.  There’s so much love between them that it is truly lovely to spend time in their midst.

And so I arrived. Genova,  May 2013.

Altro Argomento. Com’è la pubblicità dell’American Espress ? Quella che dice qualcosa di impagabile che capita al tipo e poi invece per tutto il resto c’è, per l’appunto, l’American Express ? Insomma, quando ti togli quella piccola soddisfazione che nessuno può valorizzare per tanto sembrerebbe valere e sticazzi che spiegazione contorta ?

Ricevo il seguente messaggio email:

From: “Studio xxx
Sent: Friday, June 28, 2013 6:18 AM
To: Stefano
Cc: xx
Subject: incontro di xxx

Vi informo che alla cena del x Luglio p.v. oltre al xxx e xxx sarà presente anche xxx.

Cordialità.

xxx

Al quale rispondo come segue:

From: “Posta Stefanome”

Sent: Friday, June 28, 2013 8:22 AM
To: “Studio xxx
Subject: xxx

Cara xxx,
grazie dell’informazione. Scopro in questo istante che proprio in
concomitanza con la serata ho un importante impegno con l’Associazione Amici Della Frittella Di Righi e pertanto non potrò partecipare. Grazie ancora, ci vedremo ad una prossima occasione.
Un caro saluto.
Stefano

La persona in questione forse si è fatta invitare all’ultimo momento per presenziare e secondo me dovevano dirgli che non c’era posto. Ma nella vita bisogna essere cortesi ed anche baciapile e dunque eccolo qui. La serata poteva anche essere interessante, ma non intendo  rischiare di sentir quel tizio parlare. Mi irrita tremendamente perchè:

  1. Quando parla non lo capisco. Io sono sordo e lui parla come se avesse in bocca una pallina da ping pong.
  2. Quando casualmente e saltuariamente capisco quello che dice, mi rendo conto che non dice nulla. Ovvero non risponde alle domande ed è vago sulle risposte come se non avesse nulla da dire o peggio, come se fosse disorientato o prendesse per il culo i presenti.

Ciao ciao !

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30 anni fa.

memo

Dove adesso c’è l’angolo di questa piscina, quello che si vede a sinistra, e 99 piani più sopra, avevo una scrivana ed un lavoro. Per arrivarci alle 9, tutte le mattine prendevo un treno che si fermava proprio sotto, salivo le scale mobili ed arrivavo nell’ingresso, poi prendevo l’ascensore “espresso” che arrivava da 0 al 90 in una manciata di secondi, ossia per 45 piani accellerava e per 45 frenava. Infine prendevo il “locale” per arrivare al 99. I primi tempi lavorare era molto difficile, la vista dalla finestra era surreale e non riuscivo a smettere di guardare fuori. Poi purtroppo ci si abitua a tutto, anche alle cose belle e non facevo più molta attenzione al fatto di essere ad una quota dove spesso in inverno nevicava, ma in strada pioveva. Dove nelle giornate di vento forte l’ufficio scricchiolava, i quadri alle pareti ondeggiavano lentamente e chi soffriva di mal di mare poteva andare a casa, mentre gli ascensori andavano piano e per arrivare al suolo ci volevano alcuni minuti invece di pochi secondi.

Una ventina di anni dopo le torri sono state abbattute, e dopo altri 12 anni una prima nuova torre è quasi terminata, le altre stanno venendo su come razzi e nella sezione che corrisponde alle posizione delle due vecchie torri ci sono due vasche di acqua ed attorno un migliaio di querce che crescono rapidamente. Era la prima volta che ci andavo, abbastanza emozionante.

emp

Questa invece l’ho scattata dove, 40 anni fa, c’era il fiume Hudson ed ora ci sono grattacieli ed un parco con vista sul New Jersey e su l’omnipresente Empire State Building.

Tutto questo merita un bel STICAZZI guardiamo avanti e non ci piangiamo addosso.

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Di nuovo sulla High Line.

Miriam nella verdura.

Miriam nella verdura.

Il Martedì mattina ci si presenta e dopo aver firmato una manleva si viene mandati con un cesto, un punteruolo, un tappetino per le ginocchia ed una pettorina a togliere le erbacce.

m1Miriam s’è messa di buona lena ed ha iniziato ad estirpare anche le piccole piante buone, meno male che me ne sono accorto e l’ho fermata prima che combinasse danni irreparabili. Verso le 10 però ho dovuto abbandonare per troppo caldo. Ci saranno stati 900 gradi ed ho iniziato a vedere a pallini. Comunque è stata una bella mattinata, prima che rischiassi un colpo. E’ strano essere immersi nei fiori e nelle piante profumatissime, alzare la testa e trovarsi sopraelevati tra grattacieli e costruzioni in mattoni, ferro, cemento, legno, alte, basse, enormi e piccole, ossia New York. Ho chiacchierato con uno degli addetti che mi ha istruito su come operare e l’ho fatto felice dicendogli che “… solo a New York può esistere qualcosa come la High Line.” Mi ha risposto di si, con un fare understatement che in realtà racchiude un “puoi scommetterci le palle”. Ho anche conosciuto Karla e Brian con i quali mi ero scambiato emails ad Aprile, responsabili per il reclutamento dei volontari. Esperimento da rifare, magari quando non si rischia di fare la fine della salsiccia sulla griglia.

Altro Argomento. Mentre ero in un bar ho visto scorrere un banner delle news che diceva, testualmente “Ciao Bunga”. Sono poi andato a cercare dettagli su ANSA.it; sono contento che l’establishment italiano possa gettarsi su questa notizia e così provare a non far pensare per qualche giorno a noi italiani che loro stessi non stanno facendo un beato CAZZO per farci uscire dalla merda. Ma tranquilli; qui in USA le cose (forse) vanno meglio e prima o poi San Gennaro penserà anche a noi.

Altro Argomento. Sul desktop ho le due icone del tempo a Genova e New York. Ho già sicuramente mostrato alcune di queste, primo perchè sono sempre più rincoglionito e non sarei meravigliato se il cervello smettesse di funzionare antetempo, secondo faccio un po’ la cippa dei fattacci miei qui. Comunque trovo le assonanze delle due temperature, colte nello stesso momento rispettivamente due giorni fa e ieri, siano curiose, meteorologicamente parlando e forse neppure meteorologicamente (parlando)

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Fiat 500

Ho affittato una macchina per andare fuori città, avendo scelto la classe delle utilitarie, mi hanno dato una Fiat 500. Mi sono dunque ritrovato a guidare una 500 tra i grattacieli e sulle autostrade di New York e devo dire che mi ha fatto un certo effetto. Non che io fossi l’unica 500, anzi ne ho notate diverse. Però mi sono sentito osservato, ai semafori soprattutto. In effetti è una 500 Abarth (credo) decisamente attraente, cambio sequenziale  e automatico, super accessoriata. Un tizio di una macchina a fianco al semaforo mi ha chiesto se era una macchina elettrica. Gli ho detto che si, consuma molto poco e me l’ha detto anche il garagista quando l’ho posteggiata. Il casellante invece mi ha stanato; mi ha detto che avevo affittato quella macchina, perchè anche a lui ne hanno dato una quando aveva la sua in officina. Il casellante era enorme, chissà come si è trovato dentro una cinquefette. Penso che la Fiat si stia facendo pubblicità affidando ai noleggiatori di auto le proprie 500, che poi le danno ai clienti che vanno in giro. Quest’ultima è una considerazione delle più intelligenti che ho fatto recentemente, ed eleva questo post – altrimenti inutile e del cazzo, salaminchia.

Cinqueceento, coi tuoi problemi di avviameento...

Cinqueceento, coi tuoi problemi di avviameento…

Addendum. Non so che modello fosse, le ho fatto una foto.

Un paio di amici l'hanno voluta anche provare.

Un paio di amici l’hanno voluta anche provare.

 

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Cartolina da…

City Island, NY

City Island, NY

Sono di nuovo a NY, questa volta sono anche “portavoce” di due piccole ma belle iniziative di amicizia, lavoro e cooperazione tra New York e la Liguria. Speriamo che nasca qualcosa di buono. Ho trovato uno straordinario spirito di collaborazione, adesso spero che “lato Genova” ci sia altrettanta voglia di fare.

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Yonkers

Yonkers

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Della serie “che cosa guardi?”

Sgrunt!

Sgrunt!

Anche mio padre era abbastanza determinato ad essere tendenzialmente incline ad una forma di “ma che cazzo guardi?” nei confronti degli estranei. Era una grande persona, non particolarmente ciarliero ma è stato un padre esemplare, un marito esemplare.

Il baule era a casa sua, poi è stato per qualche anno in un garage, infine è finito nel mio ufficio. Ho aperto il baule e sono usciti circa 40 anni di documenti fedelmente conservati, tra cui questa foto. Avrà avuto dai 50 ai 60 anni, nel pieno della sua carriera. La sua è stata una bella carriera piena di riconoscimenti.

Tra i vari documenti che sono saltati fuori ce ne sono diversi che ho felicemente buttato nel cassonetto della raccolta differenziata, in quanto si riferiscono a momenti non felici per lui, ed anche per noi famigliari. E’ stato un gesto altamente simbolico ed ora ho un leggero mal di schiena dovuto al camallarmeli fino al bidone, ma ne è valsa la pena.

Altri invece sono interessanti: questo è un atto di compravendita del 1941. Viene fatto nel nome di quella famiglia disgraziata dei nostri reali da operetta. Re d’Albania ed Imperatore d’Etiopia (ma vaffanculo, va), stirpe che per fortuna ci siamo tolti dai coglioni pochi anni dopo, salvo ritrovarsi ai nostri giorni qualche giovane che mantiene quella dose di imbecillità tipica del sangue che porta. Viene anche annotato l’anno XIX dell’era fascista, finita anche quella in modo ben poco dignitoso.

atto1

E come se non bastasse, segno dei tempi, mia nonna viene identificata come “agiata” nel senso che se fosse stata “disagiata” chissà cosa succedeva e poi, ciliegina sulla torta, “ariana” che non è il filo di Ariana ma la razza. Non viene indicata l’età, ma la razza pura si. Perbacco !

atto2

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La targa.

Dopo una carriera professionale costellata di nulla e senza alcun riconoscimento, caratterizzata da mediocrità ed ansie, finalmente per la prima volta da quando facevo lo stivatore sulle navi della UASC, ho un mio ufficio con una bella targa in ottone sulla porta di ingresso. Ed il mio nome SOPRA!

Ta-daaaah!

Ta-daaaah!

Il negoziante mi ha chiesto cosa fossero BOH e MEH. Gli ho risposto che “sono delle sigle” con la voce di Casalini quando dice “avete dei pinoli” al bottegaio dell’entroterra ligure.

Mi sento particolarmente soddisfatto, per festeggiare ho acquistato anche €2.56 di focaccia col formaggio, di cui ne ho mangiata non più di €1.00 e poi mi sono intasato. In questa parte di Genova le strade sono punteggiate di posti dove somministrano facaccia ed altre libidini analoghe. Meno male che sono disfagico altrimenti sarei 100 Kg.

 

Meh
May 22, 2007 Urban Word of the Day
Indifference; to be used when one simply does not care.
A: What do you want for dinner?
B: Meh.
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