Stica categoria 4.

Sono salito sul tetto per spalmare una resina intorno ai tubi degli sfiati delle cucine dei miei vicini. Perchè continuava a piovere in casa. Una affermazione del genere provoca correnti galvaniche che dal centro del pianeta salgono in superficie e disegnano nel cielo una scritta grande come un continente che recita: “MA… STICAZZI”.

mameco

Il lavoro è stato rapido e spero che risolva il problema. Piccolo dettaglio; ieri ero stato da un ferramenta – materiali edili vicino al mio ufficio per comprare questa resina impermeabilizzante o la bitumina. Mi hanno guardato con quegli occhi che conosco bene, vivendo a Genova. Un misto tra sorpresa, irritazione, scazzo e derisione. Come se avessi chiesto se per cortesia mi vendeva 100 chiodi d’oro e mi faceva anche un pompino. “Non abbiamo niente di simile, provi con del silicone”. Sono andato a Novi Ligure, e ho trovato immediatamente quello che cercavo. Questo mi porta ad enunciare una verità spiacevole che pochi conoscono; gli abitanti di Novi Ligure passano la vita a tappare buchi nel tetto, perchè non li sanno costruire.

Novi Ligure (AL) Il Geometra Aristo Gittone ripara il tetto del Comune

Novi Ligure (AL) Il Geometra Aristo Gittone ripara il tetto del Comune

Per i tetti usano, come i Masai in Africa, paglia impastata con sterco di vacca e dunque dopo poco tempo devono usare resine e bitume per tappare i buchi. A Genova però  lo sterco scarseggia e dunque si sono adottate tecniche diverse ed i tetti sono costruiti bene, ma così bene che non c’è bisogno di tenere prodotti impermeabilizzanti nei negozi di materiali edili.

mameco2

Questo invece è quel rompiballe di gatto che pare si chiami Pedro, ha una casa, ma non ci va.  Prima di sapere che aveva un nome ed un posto caldo dove dormire, gli avevo costruito questo ricovero di emergenza che lui sembra apprezzare. Ma perchè non vai a casa tua ? Non sperare di entrare nella nostra; Miriam inizia a starnutire appena ti vede, poi le si comincia ad ingrossare la laringe, deve prendere il Ventolin e se non basta le devo sparare con proiettili di Cortisone. Comunque sono contento che il ricovero sia di tuo gradimento, te lo meriti per quanto sei affettuoso (e rompiballe).

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La PFM dopo le piogge.

Ha raggiunto il massimo livello, infatti nel lato meridionale ha tracimato regolarmente nel rigagnolo che, quando c’è acqua, scorre nel bosco ceduo, poi a fianco della strada di accesso, attraversa la provinciale Basaluzzo – Gavi, poi alcuni campi, poi si getta nel Lemme, poi nel Bormida, poi nel Tanaro, poi nel Po, poi nell’Adriatico. Ho già chiarito precedentemente questa nozione di geografia idrografica, disciplina di studio che non esiste a parte in questo blog autoreferente, autoreferenziante, deprimente.

La PFM il 10 Gennaio 2014

La PFM il 10 Gennaio 2014

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Eww… (schifo!)

La TAC ha mostrato che ho il naso storto e una narice semi-tappata. Grazie, questo lo sapevo già. Aspetto ancora i risultati del muco (disgusto!) perchè ho una poliposi. Il termine è grottesco, fa venire in mente un antipasto misto mare, immagino il mio setto nasale come una barriera corallina con i pesciolini ed i polpi che si aggirano felici tra il muco.

Santa pace che orrore.

Santa pace che orrore.

Questa è una delle 250 immagini della mia testa. E’ veramente la fiera dell’orrore. Si vede benissimo che il mio naso non è simmetrico, ho un naricione ed una naricina. Questa immagine è terribile ma mette a nudo una cruda realtà; anche quando vedi una bella ragazza bisognerebbe avere la consapevolezza che, a guardarla molto da vicino, avrebbe un aspetto simile.

Sembra anche che mi sia finito uno yoghurt in testa e stia colandomi lentamente sulla faccia. Ulteriore senso di fastidio; ma sono davvero io o c’è stata una interferenza con un film di Terminator ? Il chirurgo in realtà ha già stabilito che devo essere operato, la TAC serviva solo per vedere che punta del trapano deve usare. Oppure emicrania forever. Ci devo pensare.

Aggiornamento. E va bene, lo ammetto. Sono Darth Vader. O meglio, sono il cugino di Darth Vader, gli ho rubato il casco, non è omologato ma quando lo indosso guidando in motorino nessun vigile osa fermarmi.

Scegli il lato scuro e peloso.

Scegli il lato scuro e peloso.

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Facciamo il punto.

Copio & incollo un commento su questa cittadina nella quale sono nato e vivo la maggior parte dell’anno. Difficilmente faccio dei copiaincolla da Internet, se l’ho fatto qualche volta è solo per riportare delle sonore cazzate. Ma questa volta non è, purtroppo, argomento di derisione. Non vorrei perdere traccia di questo commento di Enrico Musso perchè riassume alcuni punti che io ripeto a me stesso da anni. Esperienza diretta.

Questo è il sito web di Mente Locale; Genova, crisi irreversibile ?

E questo è il copiaincolla.

Martedi 7 gennaio 2014 ore 12:05 di Enrico Musso

Tra capodanni, befane e carbone si annidano il tempo e i pretesti per i buoni propositi, per fare il punto, per azzardare bilanci. Ciascuno lo fa per sé, e purtroppo qualcuno lo fa per tutti, le città, i paesi, il mondo. Statistiche, inchieste, reportage, dotti commenti. E la sintesi è: uno, la crisi pare alla fine, molti paesi sono in piena ripresa. Due, l’Italia ne è lontana, se ne riparla fra un annetto. Tre, Genova è in coma.

Non lo dico io, purtroppo, ma una raffica di dottissime analisi su molte testate per lo più di sinistra o di centro, nell’insieme assai credibili. L’ultima in ordine di tempo, a ridosso di San Silvestro, è comparsa su uno dei maggiori quotidiani italiani. Titolo (per la serie la tocco piano): «Genova, la città polveriera dove muoiono i sogni e il futuro non arriva». Alegher, alegher. E se per caso non fosse chiaro il concetto, il catenaccio aggiunge: «Un passato di occasioni perse, gli scioperi e le polemiche: è il lungo inverno dello scontento».

In principio, tre o quattro anni fa, un articolo del Financial Times, nell’unica occasione in cui ha parlato di noi, ha descritto Genova come «un sito storico condannato alla marginalità», caratterizzato da «un caos di pianificazione patologica senza alcuna visione strategica». Carini.

Nell’ultimo anno si sono moltiplicati i reportage funerei da Genova, fino a quest’ultimo. Il prossimo articolo lo facciamo scrivere direttamente al coroner. Genova come uno specchio che amplifica tutto quel che non va in Italia. Manca il lavoro perché le aziende private chiudono o scappano (di solito chiudono le piccole e scappano le grandi). Quelle pubbliche – in particolare quelle del Comune – sono in profondo rosso e vengono tenute in vita artificialmente con i soldi dei contribuenti, accelerando la crisi delle microimprese private e alimentando la spaccatura fra chi almeno mantiene un lavoro garantito e chi lo perde. Anche perché entrambi se la passano peggio di prima e non sono disponibili a dedicare troppa attenzione alle ragioni altrui.

Non c’è un solo settore produttivo in cui l’occupazione sia aumentata. Il tasso di disoccupazione dei giovani ha raggiunto livelli record, mitigato soltanto – paradossi della statistica – dalla loro emigrazione (un metodo infallibile per non avere più giovani disoccupati è non avere più giovani, chioserebbe monsieur de La Palice, e in effetti ci stiamo provando). Anche il prodotto pro capite è tra i peggiori del Nord – per la gioia di chi voleva la decrescita – e la Liguria è l’unica regione del Nord per la quale, e da anni, il flusso dei soldi che arrivano da Roma a vario titolo (pensioni, sovvenzioni ad aziende, cassa integrazione, stipendi pubblici) è maggiore del flusso di tasse che procede in senso opposto.

Le tasse, dal canto loro, aumentano. Sia perché in questi anni hanno continuato ad aumentare quelle nazionali (non solo con i governi Prodi e Monti, che almeno lo hanno ammesso, ricordando il dovere di risanare la finanza pubblica, ma anche coi governi Berlusconi e Letta, che hanno spavaldamente raccontato il contrario), sia perché, tutte le volte che potevano, i governi della Liguria e di Genova ne hanno aggiunte di proprie (tasse sulla casa, addizionali regionali, etc.) per sistemare bilanci non proprio virtuosi.

Gli alti costi della politica non ne assicurano il buon funzionamento, anzi. Su tutte le grandi scelte decisive per il futuro della città pesa l’immobilismo, l’indecisione e l’ondivaghezza dei politici (e non solo), la tendenza a non prendere decisioni per non scontentare questa o quella lobby e non scompaginare coalizioni già fragilissime, tenute insieme solo dall’esercizio del potere.

Dalla gronda autostradale alla gestione delle aziende comunali, dalla metropolitana all’ospedale del Ponente. Decidete qualcosa, una buona volta, qualcosa di sinistra, oppure di centro, oppure di destra, fate un po’ voi. E poi, buon Dio, fatelo. Invece no. E così, al costo vivo della politica si aggiunge quello delle sue non-decisioni, così come quello di una burocrazia dilagante e senza controllo, che rende impervia qualunque iniziativa privata, incluse quelle legate alla creazione di nuovo lavoro. E nella città bloccata aumentano divisioni e intolleranza. Il che è in parte una naturale patologia di un tempo di crisi: ciascuno, davanti ai sempre più magri raccolti del proprio orticello, allunga lo sguardo e trova l’erba dei vicini straordinariamente più verde. Ma in parte è anche il frutto avvelenato di patologie tipicamente genovesi, almeno nella Genova dell’ultimo quarto di secolo: la città dominata da un blocco di potere politico-affaristico, che ha tenuto in scacco le energie sane della città, facendole fuggire o costringendole a compromessi per essere cooptate nella stanza dei bottoni, e dei bottini.

In questo modo si mettono giovani contro anziani, privato contro pubblico, lavoratori dipendenti contro lavoratori autonomi, cittadini contro amministrazione, e (persino) destra contro sinistra. Un circolo vizioso cominciato ben prima dell’attuale sindaco, ma che lui non aiuta certo ogni volta che – a corto di proposte concrete per la città – si rifugia nella descrizione di se stesso come il politico onesto, puro e morale, distribuendo implicitamente agli altri, inclusi i suoi stessi alleati, patenti di falsità e disonestà.

Se questi sono i bilanci – tracciati non da me, ma da autorevoli analisti di molte testate e confermati da oggettive statistiche economiche e sociali – sarebbe facile confinare i propositi d’inizio d’anno all’invettiva e al vaffanculo. Incontro quasi ogni giorno cittadini che mi parlano male del sindaco, come se fosse tutta colpa sua, e lo qualificano come inadeguato (di solito usano vocaboli un po’ meno British). A me tocca difenderlo. Un po’ perché penso che il giudizio sia ingeneroso, e perché non ho comunque la prova che io avrei fatto meglio se avessi fatto il sindaco, cosa di cui si dicono invece sicuri i miei interlocutori, compresi quelli che hanno votato per lui.

Ma soprattutto perché se è davvero inadeguato il problema sono i genovesi che lo hanno eletto, non lui che si è legittimamente e meritoriamente messo a disposizione. C’erano 13 candidati sindaco, ce n’era per tutti i gusti. Chi ha votato per lui può essere contento o scontento, ma prima di tutto di se stesso. Almeno fino alle prossime elezioni.

Vorrei invece che, complice il periodo, fossimo capaci di trarre buoni propositi sia dal terrificante rosario di sfighe evocate da tutti quelli che parlano di noi, sia da questa mortifera ricerca del capro espiatorio attraverso la quale tutti cercano di non fare i conti con la propria incapacità di cambiare. Di realizzare, o, come diceva Gandhi, di essere essi stessi il cambiamento che vogliono vedere in questa città. Che palle, la morte dei sogni e anche il shakespeariano inverno del nostro scontento (ma non dovrebbe a un certo punto esser mutato in radiosa estate dal sole di York, e tutte le nuvole che incombevano minacciose esser sepolte nell’oceano eccetera? che poi Riccardo III era uno che di politica se ne capiva).

Gli esperti in buoni propositi di Capodanno, sempre per tenerci su di morale, assicurano che ci ricorderemo di seppellirli più o meno il primo lunedì di febbraio, uscendo al mattino con una settimana di lavoro davanti, un cielo plumbeo sopra e già qualche delusione dietro, e speriamo solo quella. E concludono, i guru dei buoni propositi, che bisogna concentrarsi su uno solo.

Proviamo con questo: smettiamo di lamentarci di quello che non va e degli altri che non sono capaci; chiediamoci come possiamo, noi, noi insieme, noi tutti insieme, far ripartire questa città. Cominciamo a farlo qui, oggi, da Mentelocale (io scrivo qui ogni due settimane e vi giuro che non vi mollo), dalla rete, ma anche dai bar e locali ancora aperti, dai campetti e dalle palestre, dall’università, dagli oratori, dai centri sociali, dalle piazze. È un buon proposito che li contiene tutti, o quasi. Abbiamo un anno davanti. E, a dire il vero, forse non molto di più.

Enrico Musso © copyright Mentelocale Srl, vietata la riproduzione.

Copiraigt una sega; per una volta che trovo qualcosa di ben scritto e che riflette il mio pensiero senza sbavature, lo copio e lo incollo.

Altro argomento. Siamo sicuri che per acquistare un maxi-scooter non si deve prima fare un test per comprovare la propria imbecillità ? Oppure scendendo dal Righi incontro sempre gli stessi motocoglioni con il loro stile di guida che mi spingerebbe a mettergli la marmitta su per il culo ? Just asking…

Altro argomento. Non ho pulito o asciugato le lenti delle webcam Levante e Centro; si sono sistemate da sole. Io vorrei andare a controllare entrambe, ma il tetto è sempre umidiccio ed è ricoperto ora da una intera puntata di Focus sui licheni ed altre piante mono o pluricellulari note per quanto son viscide. L’ultima volta che sono salito sul tetto ho rischiato sul serio di cadere, stavolta cadrei di sicuro.  Sticazzi privi di grip.

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Ed ora tocca all’Europa ?

Non parlo di economia e neppure di figa. Parlo del APV, oppure VPA in italiano, o ancora, semplicemente PV o VP. Insomma, che cazzo, parlo del Vortice Polare che invece di starsene al polo si è allungato verso la Florida qualche giorno fa con il freddo conseguente in buona parte degli USA. I giornali anche italiani ci hanno marciato per giorni dimenticando artatamente la profonda piscina di materia organica maleodorante nella quale un governo inetto ci sta spingendo sempre di più. “Guardate qui, gli USA in ginocchio per la neve.” E chi cazzo se ne frega se a Chicago ci sono 30 gradi celsius sotto lo zero, mi interessa non più di quanto mi interessa conoscere la marca del gel vaginale usato dalle nostre deputate e se per applicarlo impiegano un mestolo da minestrone o un frullatore.

Comunque, la coperta tondeggiante del freddo polare non si allunga e allarga a dismisura,  si limita a muoversi sinuosamente salvo futuri ed imminenti cambi climatici importanti che nessuno è ancora in grado di quantificare. E’ come un blocco di pasta con la quale si fa una pizza; quella è e quella resta, la puoi tirare, stendere da una parte o dall’altra ma alla fine o si spezza o diventa troppo sottile, si ricompone e si scompone di nuovo. Le proiezioni mostrano alla fine di Gennaio e l’inizio di Febbraio una possibile evoluzione che farà brillare gli occhi ai patiti del freddo nostrano. Secondo i modelli del notabile Centro Europeo per le previsioni a medio termine, o ECMWF, il VP sul continente americano verrà respinto verso Nord dalla vigorosa reazione della pressione che allora sarà salita vorticosamente sulla East Coast formando un blocco sulla Groenlandia bilaterale come fosse antani e scappellamento a destra. A quel punto il freddo dovrà scendere da qualche altra parte, producendosi in  un affondo clamoroso longitudinal-trasverso posto verso il centro del Mediterraneo. Colpito soprattutto il Righi ed in modo particolare Miriam. Due metri di neve fresca e farinosa che mi permetteranno di arrivare in ufficio alla Foce in slittino. Anzi, domani ordino una motoslitta canadese con motore V6 turbocompresso.

In parte è fantameteo. Mancano tanti giorni e oggi non ci sono neppure i prodromi della saccatura, semmai i pre-pre prodromi che la disciplina sta cercando di inanellare in una sequenza sul medio termine che però i computer non sono ancora in grado di rendere coerente e pertinente. Insomma, non è una previsione vera e propria; è una proiezione statistica probabilistica sticazzi polifunzionali che anche un dilettante saprebbe disegnare. E’ come prevedere l’ondeggiare di una altalena; è facile immaginare in teoria come si comporta, salvo la presenza di numerosissimi bambini rompicoglioni (le dannatissime e tantissime variabili) che possono in qualsiasi momento fermarne il corso, invertirne la corsa, spingerla in modo ancora più accentuato e rompersi un paio di denti, provocarsi ferite lacero contuse alla faccia e piangere per due ore aumentando l’entropia universale per nulla.

Scrivo tutte queste solenni cazzate intanto perchè non ho sonno e poi perchè voglio vedere se, quando ed in che misura davvero si avvereranno questi scenari da Siberia a fine mese.

Per il momento ci accontentiamo, verso il 15 Gennaio, di un bel po’ di pioggia in stile autunnale. Ammesso che la previsione si avveri; oltre t+72 ore siamo ancora abbondantemente in zona bussolotti.

15gen

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Jet lag.

Questa sera ho deciso di non prendere benzodiazepine ed eccomi qui. Solo le ore 1 del mattino e non ho sonno. Sto aspettando che un infuso dal nome “Pace della sera” o qualcosa del genere raggiunga una temperatura bevibile. Dentro la bustina, un istante prima di versarci l’acqua bollente, sono certo di aver visto degli animali muoversi, forse formiche, pulci, oppure acari. Comunque a questo punto sono cotti a puntino, in più ho aggiunto un cucchiaio di miele Bio-qualcosa che renderà la bevanda ancor più gradevole.

Mi ero addormentato, per fare sogni orrendi, poi Miriam mi ha svegliato perchè sognava di sentire dei rumori, io sognavo che Miriam mi svegliava perchè sentiva dei rumori, alla fine di questo pasticcio onirico – spazio – temporale io sono sveglio e Miriam fa finta di far finta di sognare di essere sveglia.

Domani, anzi no, oggi ho la TAC al naso. Così impara a farmi fare le notti insonni per epistassi. Ora che ci penso, il mio stomaco si lamenta per una ondata di acidità, ma la tisana è ancora oltre la soglia dell’ustione alla lingua, dovrei prendere una pastiglia contro l’acidità, ma ho il sospetto che la pancera che indosso senza vergogna contribuisca a questo senso di invecchiamento delle mucose gastriche più dell’acido cloridrico.

Ecco, ho dato un sorso alla tisana “Dormi che ti passa” ed è abbastanza ributtante. Farà effetto dieci minuti prima della sveglia, garantendomi una mattinata da Zombie. Ma prima mi farà correre in bagno 85 volte per produrre tutte le volte 5 centimetri cubici di pipì, perchè ho la prostata che non prostata bene, anche se il PSA è nei limiti di legge e se mi fermano i Carabinieri non possono dirmi niente.

Bene, adesso che ci penso mi stanno montando su anche un po’ di ansie. Posso andare a far finta di dormire sognando di non avere ansie.

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Belin.

Il decollo da Newark è stato avvincente, vento forte. Le prime due ore di volo pare siano state altrettanto intense, gli assistenti di volo legati alle sedie perchè i sobbalzi non permettevano di servire il pasto. Ma io dopo 30 minuti dal decollo dormivo pesantemente grazie al zolpidem tartrato che avevo ingerito come sempre dopo aver superati i 2.000 metri di quota.

Intanto scopro che in Italia siamo convinti che da 4 giorni il sindaco di New York stia ancora spalando la neve dal vialetto di casa sua, senza interruzione. L’immagine è forte, vende bene e dunque viene ripetuta anche quando la neve a New York si è sciolta completamente dopo la pioggia di domenica e lunedì. Alcuni giornali italiani hanno scritto che le temperature hanno raggiunto nello stato di New York i -50°. Hanno copiato pari pari le notizie della CNN Usa,  solo che così come scritte, in USA le temperature si riferiscono al wind chill, o temperatura percepita in funzione del vento, e gradi Fahrenheit, non gradi centigradi. E’ come sei io scrivessi che:

“Eccezionale; informo tutti che la temperatura del buco del sedere di Stefano è di 100 gradi”.

Certamente il dato è corretto, ma per mia fortuna non è espresso in gradi centigradi;

100°F = 37°C

L’esistenza contestuale in questo pianeta di almeno due unità di misura per la temperatura, entrambe utilizzate diffusamente, per molti giornalisti italiani è un dettaglio talmente difficile da comprendere da diventare superfluo.

A Genova Aereoporto Colombo Cristoforo ci sono i bracci per l’imbarco e lo sbarco dei passeggeri come negli aeroporti importanti. Però il nostro aereo era troppo piccolo per essere servito dal braccio, meno male che non pioveva o quasi. Un funzionario della dogana mentre passavo mi ha lanciato uno sguardo che a me è sembrato pieno di rancore, come se dovessi sentirmi in colpa per qualcosa. Qualcuno, secondo la mia modesterrima opinione, dovrebbe suggerire a questi individui di mostrare un volto più sorridente ai passeggeri in arrivo. Qualcuno dica a loro che esistono delle vie di mezzo tra il sorriso beota ed il grugnito, espressioni di vago benvenuto con le quali il ruolo istituzionale di ufficiale di polizia non viene messo in discussione, semplicemente si assume un volto più cordiale, che non guasta mai. (Forse con l’esclusione di Genova e dei paesi sotto dittatura dove il sorriso è considerato una debolezza o un affronto o chissà cosa).

Infine, tiro un sospiro di sollievo perchè il tassista non aveva il telepass, sarebbe stato un insulto a quei minatori filippini che il telepass non se lo possono permettere. Ormai siamo in pochi a resistere alla tentazione diabolica del telepass, tenete duro!

Welcome home, motherfucker.

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Ramen, Jenny.

iloveNYRamen; specialità giapponese che consiste in uno scodellone riempito di materiali edibili tra i più disparati. Non è cattivo, anzi, ma bisogna prima superare un senso di disgusto e paura per l’aspetto.

ramen

Tempo previsto per digerirlo; due giorni. forse tre.

333

Ho scritto alla Jenny Lawson segnalando quell’oggetto inquietante in vendita in un negozio a SoHo, a lei piacerebbe sicuramente. Per inciso, ho la spiacevole sensazione di essere già stato in quel negozio e di aver già fotografato quell’oggetto o qualcosa di analogo e di averlo già segnalato a Jenny, che non penso mi abbia cagato neppure di striscio. Sticazzi smemorati.

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Ed ora, di notte.

iloveNY

rocke

E’ davvero una vista surreale, dal Rockefeller Center, in cima al 69 piano. Ci porto sempre gli amici. Consiglio ai singles di portarci la pina, se non te la da dopo, liberatevene.

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Ancora moltissime, scontatissime foto-di-newyork-con-la-neve.

ilny

nivny9

Central Park. Secondo i media italiani, in queste ore a New York la gente è chiusa in casa senza corrente, senza acqua, senza speranza di sopravvivere per una tempesta che ha sconvolto l’interno Nord Est.

nivny8

E fuori di dubbio che i disagi ci sono stati. Le scuole pubbliche oggi sono chiuse come molti altri uffici pubblici. Ci sono stati ritardi nella circolazione dei treni e gli autobus sono rimasti fermi per alcune ore. Anche diversi aeroporti sono stati prima chiusi, poi riaperti con molti ritardi e cancellazioni di voli. E si contano i morti, che in realtà sono morti accidentali dovute al maltempo come succede quando piove o tira vento, insomma nulla di eccezionale.

nivny7

Quello che i media italiani non capiscono è che a New York i disagi sono un evento ordinario durante una altrettanto ordinaria precipitazione nevosa. Sicuramente se ne parla, ma senza usare il tono da disastro e tregenda che invece sembrerebbe trapelare da chi oggi ha chiamato dall’Italia per chiedere “State tutti bene ?”. Io credo che molti media italioti adorino parlare di queste vere o presunte catastorfi estere perchè per farlo non serve accendere il cervello, non devono fare equilibrismi per celare  fastidiose verità nostrane delle quali dovrebbero invece occuparsi molto più diffusamente e senza censure.

nivny6

Questa mattina ovviamente hanno intervistato il neo eletto sindaco DeBlasio. Era sul tratto di marciapiede di fronte alla sua casa a Brooklyn che spalava la neve. Spiegava che il figlio, oggi felice a casa, dormiva ancora ed è lui che deve spalare la neve che è caduta tra la porta di casa ed il cancelletto che da sul marciapiede, mentre il padre spala la neve sul marciapiede. E’ una bella scenetta precostruita, comunque la casa dove vive il secondo uomo più potente d’America è una villetta ordinaria in una zona carina di Brooklyn.

nivny5

Questa è Park Avenue, guardando verso Sud. Il reddito medio di un appartamento in questo tratto di strada sfiora i $250.000 all’anno. A meno di 3 km di distanza il reddito invece è di circa $12.000 all’anno. E diversi, a pochi blocchi di distanza, sono senza riscaldamento perchè non se lo possono permettere. Bloomberg è stato un sindaco straordinario, DeBlasio vuole pensare ad alcune zone buie della vita metropolitana che sono state trascurate dalla precedente amministrazione.

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Oggi siamo andati a fare il lunch in uno di quei supermercati-rosticcerie dove si compra il lunch a peso. Prendi delle vaschette di plastica trasparente e poi passi da un buffet dove ci sono un numero imprecisabile di grossi contenitori riscaldati che contengono cibi preparati, cotti, grigliati, bolliti, fritti, carni, verdure, paste, caldi, freddi, sushi, cinesi, italianeggianti, internazionali. Se non ci sia autolimita, si rischia di riempirsi la vaschetta all’inverosimile. Molti avventori, soprattutto signore, fanno il pieno di verdure bollite ed altri cibi privi di calorie, proteine, carboidrati e sapore. Ma se uno vuole, si presenta alla bilancia della cassa con un capitale di calorie che nel resto del mondo vale 3 pasti completi. Qui è un modo di fare la pausa pranzo molto diffuso.

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Madison o Lexington Avenue tra Midtown e Upper East Side, Manhattan. Mi piace tanto la neve relativamente pulita, dunque asciutta, con il sole nel mezzo di una città. E siamo alla latitudine di Napoli; tanto comporta vivere qui sulla costa orientale di un continente. Questo è un erudito riferimento ad un principio di climatologia applicata che non tutti possono capire. Bestie ignoranti, analfabeti meteo, carne da cannone della meteorologia. Il ciclista nella foto ha tentato di investirmi, ma io l’ho scartato agilmente.

nivny1

Un omaggio alla webcam con la sua tettoia esterna. La neve sembra zucchero, dal freddo che fa. E’ più o meno come essere a 2000 metri di quota nelle Alpi. Che è simile al clima di Reykjavik. Questo elemento aggiunge confusione alla confusione.

nivny3

Captureorso

E per concludere… eccoci nella livrea invernale. Miriam ha più strati di una millefoglie, ma in testa ha una torta meringata che la rende facilmente individuabile anche a distanze significative. Si noti la perfetta sfericità del suddetto copricapo.

Io ho una faccia da culo sofferente. Lei sorride ma è una paresi da freddo. Lei non sta camminando, tiene i piedi staccati dal suolo il più possibile per non favorire la dispersione termica.

Accidenti alle foto alte e strette, per motivi già esposti. La sera della bufera siamo stati in un teatro Off – Broadway a vedere Fuerza Bruta. Spettacolo singolare per diversi motivi, siamo rimasti molto colpiti ed ho fatto una caterva di foto che potrei postare ma sticazzi atletici, su internet ci sono migliaia di foto, basta scrivere Fuerza Bruta su Google.

 

 

esti

 

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