Pedro, gatto di quartiere.

Ieri era dai nostri vicini, dove ottiene cibo, coccole ed alloggio temporaneo, ovvero si infila in casa quando trova un varco aperto e si piazza a dormire su un divano fino a quando non viene scoperto ed accompagnato fuori. Poi passa da noi e vede se riesce a recuperare qualcosa da mangiare, se noi siamo in casa gli forniamo crocchette senza esitazione.

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Mentre sono in cortile che gli do da mangiare, Miriam senza farsi vedere apre la mia valigia e ci mette dentro qualche stronzata che non sta nella sua. Tipo un paio di scarpe o un golf. In anni di continui viaggi oltre oceano siamo faticosamente passati dalla mamma di tutte le valige che conteneva tutto quanto sarebbe potuto servire per tre anni in un villaggo isolato in Tibet,  ad una valigia a testa di quelle che si mettono nello scomparto in cabina. Ma la sua non basta ancora;  poco prima di partire scopro in genere che la mia assume la classica forma tondeggiante, il peso specifico del cemento. Allora apro e trovo le sue dannate scarpette che non metterà mai, oppure il golf che a New York, come nel cuore dello Zimbawe, non si trova.

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Questa operetta va in scena ogni tre mesi. Non devo perdere di vista la mia valigia altrimenti rischio di trovarci cose voluminose ed inutili.

Nel frattempo il felino cerca di entrare in casa. Sa che la mia reazione consiste nell’afferrarlo con entrambe le mani, voltargli la pancia in aria e affondarci la faccia strusciandogli contro il mento ed il naso emettendo suoni gutturali.  La mia violenta reazione gli provoca una esplosione di fusa ma come fanno tutti i gatti, dopo 15 secondi si ribella e prova a divincolarsi. Mi spiace non farlo entrare, ma Miriam inizierebbe a starnutire seduta stante, dunque il felino se ne sta fuori. Non ci rimane troppo male, se ha voglia va a dormire nella sua cuccia, altrimenti troverà posti ancor più accoglienti. Tutto sommato è un gatto fortunato.

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Beh, siamo quasi a mezzanotte.

Giornata per diversi aspetti sonoramente merdosa. Domani potrebbe essere simile o molto diversa e magari migliore, ma almeno per oggi la mia pazienza di cittadino italiano ha subito due ulteriori botte, di quelle che mi fanno sembrare attraente la soluzione di comprare dell’esplosivo o delle armi e fare una strage. Di batteri gastrointestinali.

Perchè alcuni personaggi che sono di interfaccia tra me e la pubblica amministrazione non valgono il  prezzo di una pallottola ed auguro loro piuttosto di venir colpiti dalla malattia del secolo e morire lentamente. Sto parlando della masturbazione.

Notavo che su Youtube ci sono tantissime versioni della canzone “Happy” di Pharrel Williams fatte nelle varie città e cittadine del mondo. Non trovo Genova; ho scritto “unhappy” o “inverso” ma non ho avuto miglior fortuna. Anzi no; qualcosa c’è.

Ad ogni buon conto se stasera non prendo una pillola, sono certo di non dormire. Ed io devo dormire altrimenti mi deprimo.

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Prende forma la tettoia.

Prende forma. A fatica.

Prende forma. A fatica.

Oggi ho segnato la posizione dei pali di sostegno e dello sbalzo della tettoia. Le truppe d’assalto della Romania Division saranno qui a giorni. Chi dovesse leggere casualmente queste righe si meraviglierà di come io dia importanza a cose che la totalità delle persone normali giudicherebbe una cazzata proverbiale ascrivibile solo a chi ha tempo da perdere. E poi sfido chiunque a disegnare un rettangolo a mani nude senza farlo diventare un rombo scaleno.

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Regalasi idea.

Gratis. Ho provato a sottoporla ad una nota, grossa ed importante azienda genovese impegnata anche in attività collaterali non di lucro e talvolta persino promozionali per Genova; la risposta prima si è fatta attendere ed infine ha avuto ufficiosamente un output a guisa di una pernacchia talmente sonora da mandarmi i timpani in risonanza. E’ probabile che dunque questa sia una vera idea del cazzo. Non che il terreno genovese sia rinomato per la sua apertura al nuovo, ma ammetto che l’dea possa essere davvero campata per aria. Impraticabile. Antieconomica. Inutile

Tuttavia a quei visitatori occasionali ed affetti da nottambulismo che capitano su queste pagine, offro a titolo gratuito e rinunciando fin d’ora a qualsiasi diritto in versione Power Point la presentazione dell’idea.

Per Un Bel plasticone Per La Città di Genova, clicca qui.

Ribadisco che ho ben presente la aleatorietà e debolezza di una roba del genere. E sebbene io sia innamorato dell’idea, sono pronto a sentirmi deridere o villaneggiare con obiezioni che ne dimostrino la totale ingenuità ed inutilità. Giuro sulla Nutella o altri elementi non negoziabili della vita, che di fronte alla derisione o peggio alle frasi di rito che pur senza dirlo, sottendono direttamente a bocciare la cosa senza appello, non me la prendo a male.

La mia speranza inconfessabile è che qualcuno la metta in pratica. Non vado su Facebook e tantomeno scrivo ai giornali per paura che la derisione pubblica incrini definitivamente la mia miscroscopica autostima. Qui invece non la vedrà nessuno e chi vuole deridermi lo farà senza che la cosa esca da queste quattro mura virtuali.

E comunque…

Mode PIRLA ON

Mode PIRLA ON

 

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Chiarisco.

Nel menu di amministratore dei blog di WordPress, c’è un parametro che riguarda la facoltà che hanno i crawlers di accedere al contenuto delle pagine.

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I crawlers sono le teste di ponte dei motori di ricerca che così possono listare nelle proprie ricerche elementi di data base.

Io ho disabilitato questa possibilità per evitare che tutte le mie cazzate finiscano sui motori di ricerca. Se non lo facessi e scrivessi, per esempio “io trombo come un riccio“, i crawlers leggerebbero questa frase e presto verrei facilmente accumunato alle orchestre ed ai pungenti animaletti. Da una menzogna verrebbe fuori dunque una serie di riferimenti altrettanto menzogneri come trombe, trombette e tromboni e poi ricci ed altri simili mammiferi. Chi vuole cercare questo blog invece non lo troverà sui motori di ricerca, ma dovrà capitarci per caso cliccando sulla home page di stefanome.  Almeno per ora; di Internet non ci si deve proprio fidare. Tuttavia oggi se uno scrive il mio nome e cognome su Google trova me e, moltiplicato per dieci, rumenta di ogni tipo. Ormai sono segnato per la vita. Mi dissocio dal 90% delle persone e dei fatti che una ricerca condotta con algoritmi troppo grossolani mi attribuisce.

Altro Argomento. Proprio come la ciliegina sul gelato, mi hanno segnalato che il mio nome è stato riportato sul giornale di Gossip per eccellenza di Genova e provincia. Non comprando e non leggendo quel giornale, ho chiesto ad un amico che invece lo ha letto (e dunque mi ha preso per il culo senza pietà) di conservarne copia e farmela avere in modo che potrò segnarla qui a futura vergogna.

Altro Argomento; Greta.

Bestiaccia.

Bestiaccia.

 

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Righicam Brignole; forse il settaggio va bene.

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Queste sono ore a rischio di confusione totale; foto troppo chiare, troppo scure, sfuocate, totalmente nere e chissà cos’altro. Nonostante io sia andato a tocchignare certe pagine del software molto delicate,  non sono riuscito a scombinare l’intervento di Stefano di Meteo System che fornisce le Mobotix e fa l’assistenza on-line quando i clienti sono scarsamente preparati come me.

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Salvaschermo.

Pietro Romanengo Sweets

 

Le gocce di rosolio on line. Ci voleva Di Mackey a riportarmele alla mente. E’ da un bel po’ che non ne mangio. Da bambino erano una costante in casa, avevo i nonni, i genitori e gli amici dei miei genitori che mantenevano le scorte sempre abbondanti. Non è chiaro come non mi siano caduti tutti i denti per le carie. Il mondo impazzirebbe per le gocce di rosolio di Romanengo. Spread the news.

 

 

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Poveri noi.

Perché ho acquistato un apparecchietto grosso come una caffettiera da 3 tazze che scansiona i negativi fotografici e ne produce un file -jpg di qualità can-che-fugge. Il che potrebbe dar luogo su questo Blog ad una alluvione di foto totalmente insignificanti per l’intera popolazione umana del pianeta. Tranne che per me.

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Come questa foto scattata un pomeriggio di tanti anni fa sulla vetta del monte Fasce, sopra Nervi. Un compatto strato di nubi da avvezione collocato a circa 400 metri dal suolo sul mare, e sopra cielo sereno. Ed un aereo nella fase finale dell’allineamento per atterrare al Cicolombo. Ne ho scattate 700 quel giorno. Questa è solo la prima.

E questa è la seconda, tremendamente simile all aprima.

E questa è la seconda, tremendamente simile alla prima.

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Manutenzione-stica.

manut1Ieri sera ha piovuto terra del deserto, oggi le finestre erano sporchissime. Ho applicato una tettoia di plastica sul vetro esterno in modo che la pioggia colpisca il meno possibile proprio quei pochi cm di finestra di fronte all’obiettivo.

Sono particolarmente fiero di questa opera, consapevole che forse servirà a qualcosa, ma potrebbe anche non servire ad un beato cazzetto per le magliette.

 

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Setup Brignole-cam

La ricerca della configurazione perfetta continua. Dopo aver verificato che il primo tentativo del setup ideale è andato bene per metà, oggi c’è stato un secondo e più articolato approccio:

dras

“Se pensi che sia il caso” è una forma politica, molto professionale e gentile di dire “io lo farei, ma se non vuoi sono cazzi tuoi”. Questo e-mail mi è sembrato scritto da un marziano, anzi ho fin pensato che fosse una superscazzora alla “Amici Miei”.

Stefano – mio omonimo di Meteo System – qualche ora fa ha dunque avuto  di nuovo accesso al mio PC secondo quelle modalità inquietanti che ricordano i film americani di trame internazionali, Ha attivato delle procedure che io nemmeno pensavo esistessero. Non solo non ho capito cosa ha combinato, ma neppure in che rebighi del software s’è andato ad infilare. Ed io ero davanti al monitor che lo vedevo usare il mio PC come se ci fosse stato l’uomo invisibile. La mia prima Mobotix risale a quasi 10 anni fa. Quel ragazzo mi ha mostrato la differenza tra usare una Webcam in maniera totalmente amatoriale come faccio io ed essere un installatore. Tanto di cappello. Questa sera vedremo se l’operazione ha avuto esiti soddisfacenti.

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