Due foto di Basaluzzo, la prima è dei primi di Settembre 2012, la seconda di poche ore fa.
Questa invece è il giardino del Righi, settembre 2005 e marzo 2005
Due foto di Basaluzzo, la prima è dei primi di Settembre 2012, la seconda di poche ore fa.
Questa invece è il giardino del Righi, settembre 2005 e marzo 2005
Non vado a raccogliere funghi, a parte quelli che trovo nei negozi o mercati.
In genere compro quelli grandi ed un po’ ingialliti – credo siano quelli più vecchi – facendo felice il commerciante al quale vengono chiesti soprattutto quelli bianchi, perfetti. Questi stanno per essere puliti, tagliati a grossi spicchi e saltati in padella con un po’ di olio, sale. Evito lo spicchio di aglio, prezzemolo a cottura ultimata. Questo è il mio pasto autunnale di sabato ore 12, unitamente ad un solo buon bicchiere di vino rosso. Dunque mi barrico in camera dove dormo come una pietra e pertanto non voglio essere disturbato per almeno tre ore.
STICAZZI da spostamento d’aria.
Miriam guarda un programma bovino in televisione, io vago per Internet. La sommatoria delle energie vitali, emotive, elettriche, mantriche espresse dal nostro nucleo famigliare scendono verso lo zero all’approssimarsi del sonno.
Suona il telefono; genere femminile all’altro capo del filo. Il lettore di energia sussulta ed i valori iniziano a salire. La telefonata è in full duplex, ossia parlano entrambe contemporaneamente. Io non sono capace; o parlo o ascolto, loro hanno questa straordinaria capacità di parlare contemporaneamente e di capirsi.
Sequenza di argomenti trattati; dettagliato elenco delle attività svolte dall’ultima telefonata. Articoli acquistati in negozi ad eccezione di quanto attiene a drogherie e alimentari. Cosa, quando, dove, come, con chi. Quest’ultimo elemento (con chi) scatena i commenti sulle persone che sono state incontrate. “Era un po’ che non vedevo Tizia, con quei pantaloni era orrenda”. Segue il bollettino medico; nuove patologie e revisione di quelle un po’ più datate ma valevoli di aggiornamenti. Un amico di un amico di Tizio è andato per farsi togliere un porro ed è morto.
La telefonata contiene salti improvvisi da un argomento ad un altro, apparentemente con un nesso casuale. Diverse volte sembra che la telefonata stia volgendo al termine, invece viene toccato un interessante argomento non ancora visitato, il tono di voce sale nuovamente, la telefonata riacquista vigore toccando un nuovo grappolo di argomenti correlati e susseguenti. Questa sequenza può ripetersi diverse volte nel corso di una telefonata.
Infine i convenevoli; da soli durano in media quando può durare una mia intera telefonata con un mio amico maschio. C’è qualche vaga promessa di vedersi presto, mi domando a che scopo visto che la telefonata ha toccato tutti gli argomenti possibili ed immaginabili. Io – dopo una telefonata così omnicomprensiva – farei scena muta con un amico-equivalente per almeno un mese. Magari si vedono per bere o per giocare d’azzardo.
Altro Argomento.
La casa dove vivo a Genova è stata ristrutturata nel 1999 in spregio a qualsiasi forma di coibentazione. Oltre a condividere forzatamente molte attività domestiche con i miei vicini, se queste provocano il benchè minimo suono, è gelata d’inverno e rovente d’estate. Una coppia dei miei vicini ha vissuto un quinquennio con tutte le pareti verde di muffa, poi, in qualche modo, hanno risolto il problema ma hanno cambiato la pigmentazione della pelle, ora sono arancioni come certi licheni. Un muro della nostra cucina sta lentamente ricoprendosi di muffa scura. Mi hanno suggerito di spennellare il suddetto muro con ammoniaca o candeggina. Dipende dal tipo di agonia alla quale intendiamo sottoporci per mettere fine alle nostre vite. Allora probabilmente La muffa resterà sul muro per molto tempo. Poi un giorno improvvisamente passerà dallo stato vegetativo a quello animale, si staccherà dal muro silenziosamente e ci ucciderà nel sonno.
Altro Argomento.
Ieri sera arrivo dai posti auto sotto casa contemporaneamente ad un mio vicino. Ci salutiamo e mentre produciamo un po’ di convenevoli arriva la sua gatta, Bea, che ha riconosciuto la sua auto e miagola per attrarre l’attenzione. l mio vicino, professionista imprenditore e padre di famiglia, si rincoglionizza seduta stante, “Tesoro, vieni qui da papà che di porta a casa” e via discorrendo, con la vocina che si riserva ai neonati, o ai cani e gatti quando ci si rincoglionizza. Ecco l’oggetto delle sue attenzioni, ripreso fortuitamente da una webcam durante una escursione sul tetto di casa.
La gatta accorre dal mio vicino e si struscia affettuosamente sulle sue caviglie, “adesso ti do da mangiare, piccina mia”.
Io credo che la facoltà di rincoglionizzarsi così di fronte ad un gatto, cane o altra bestiaccia, sia una enorme qualità della persona. Sono leggermente perplesso, al contrario, verso chi non mostra alcuna empatia nei confronti di questi ed altri animali, o anche nei confronti degli alberi.
Svegliato alle 5 dal solito mal di testa sono in ufficio alle 6:15. Un vantaggio della mattina presto è che non c’è traffico, per contro devo annotare numerosi automobilisti e motociclisti che passano il semaforo con il rosso. Chi passa il semaforo con il rosso secondo me è un coglione. Questo è un punto fermo; non è trattabile, non è discutibile lo ripeto; chi passa deliberatamente un semaforo con il rosso è un coglione.
Il solito avvocato di bell’aspetto potrebbe trovare molte attenuanti: “Il mio cliente…” non ha cagionato rischi stante il quasi inesistente volume di traffico di quell’ora, lo fanno in molti, aveva fretta, lo ha fatto per protestare contro le istituzioni insensibili ai problemi dei cittadini.
No e ancora no; in qualsiasi parte del mondo, a qualsiasi latitudine e longitudine, a qualsiasi ora del giorno e della notte, il gesto di passare un semaforo con il rosso è un gesto sgradevole, irrispettoso, qualunquista, stupido, inutile, potenzialmente pericoloso, indissolubilmente legato ad una caratteristica fondamentale di chi lo compie: costui è un coglione.

Si, bella ma la mattina – per contro – sveglia milioni di imbecilli che sarebbe stato meglio avessero continuato a dormire.
Altro argomento.
Se un ristorante mi serve il pesto con l’aglio, non vado più in quel ristorante. L’aglio mi rimane sullo stomaco e mi provoca un alito mostruoso, per ore. Se vi piace l’aglio, andate in Romania dove lo mangiano a vagonate per tenere lontano i vampiri.
Stamattina uscendo di casa ho adocchiato i due Liquidambar ed ho fatto loro un paio di foto con la macchina fotografica che non sarà una gran macchina fotografica, ma è pur sempre meglio del telefono o del tostapane. (qui un bel Esticazzi! ci sta bene)
Mi sono portato la macchina fotografica in ufficio pensando di togliere la scheda di memoria dalla macchina fotografica e metterla nello slot del computer per scaricare le foto come faccio sempre sul laptop di casa e metterle su questo blog. (anche in questo secondo paragrafo, un bel Sticazzi di corredo dona)
Solo che sul mio computer in ufficio con il suo mobiletto di ferro non ho lo slot della memory card. Non l’ho mai avuto, neppure ho mai avuto l’esigenza di averlo. Ho estratto la card dalla macchina fotografica ed in quel momento, con la medesima tra le dita, ho realizzato che sono un pirla. Credo di aver messo su la faccia del pirla colto in flagranza di reato. Gli occhi acquosi con lo sguardo nullo, perso nel vuoto della inattività neuronale, la bocca semiaperta perchè in questi casi anche i muscoli del volto diventano insensibili agli stimoli corticali ed assumono, appunto, la posizione neutra di colui al quale hanno tolto il cervello sostituendolo con della lettiera per gatti o con della insalata russa.
Poi ho avuto un impulso elettrico costruttivo e sono andato da un mio vicino di stanza che ha scaricato le due foto. Che sono davvero brutte, mal fatte, di orribile qualità. Una era anche sfuocata.
… per sua fortuna è circondato da altri scemi che lanciano allerte meteo senza distinguere un temporale da un cetriolo. Mavacaghèr te e quelli che ti vengono dietro.
Altro Argomento.
Il lunedì sera la cena consiste in minestra di verdura e “svizzera”. Quest’ultima corrisponde a carne di manzo tritata e compressa a formare un discoide del diametro di circa 8 centimetri per un’altezza di circa un centimetro. Gli anglosassoni chiamano questo preparato hamburger. Miriam si occupa della minestra, io degli hamburger. Da un certo numero di anni, la sera il rito comprende alcuni elementi tra i quali “te le sei lavate le mani ?”.
Ieri sera la mia risposta è stata “No, però forse avrei dovuto perchè prima a Pilates ho praticato il fist-fucking con l’istruttore, dice che rinforza i muscoli deltoidi, poi ho estratto a mani nude un fecaloma dal cane dei vicini, quante sottilette vuoi ?”
Negli USA ci sono almeno 9 Genoa. Le ho girate tutte (in modo virtuale sul computer di casa). A diverse ho scritto, ossia ho scritto al Sindaco, o al “comune” o a qualche organo promozionale turistico di cui ho trovato un indirizzo e-mail. Ho scritto dicendo che anch’io vivo in un posto che si chiama Genova e che mi sarebbe piaciuto mettere un link sul mio sito web con qualche indicazione sulla loro storia, se ci sono webcam nei dintorni, se potevamo scambiare qualche contatto utile per ottenere reciproche informazioni. Mentre scrivevo, percepivo quanto il mio gesto fosse cretino. Mi sentivo anzi particolarmente rincoglionito solo a pensare di voler fare una cosa che, ne ero certo, sarebbe caduta completamente nel vuoto.
Ed in effetti non sono stato minimamente cagato, m’avesse risposto uno.
A onor del vero, a guardare i posti in cui sono queste minuscole cittadine non mi sorprende più di tanto. Alcune di queste “Genoa” sono poco di più di un nucleo di poche case nel mezzo del nulla. (o, come direbbero loro, “in the middle of the fucking nowhere“). L’america provinciale è per certi versi un po’ ostile ai forestieri, forse non sapevano neppure che esistesse una Genova al di fuori dello Stato, probabilmente non sanno neppure dov’è l’Europa, figuriamoci l’Italia.
Comunque, fanculo, peggio per loro. Non sapranno mai di come siamo belli, intelligenti, ricchi, intraprendenti e navigatori qui a Genova. Ecco la lista delle “Genoa” con una carta stradale che mostra dove sono.
… stefanome.it , INSOMMA: coloro che linkano le foto senza passare dalla home page di “stefanome.it” non vedono più le immagini perchè sono CAMBIATI GLI INDIRIZZI. Per tornare a vedere le immagini devono aggiornare gli indirizzi.
Per trovare gli indirizzi nuovi bisogna andare sulla home page e cliccare sulle varie immagini, segnarsi l’indirizzo e poi modificare sui propri link.
Ad esempio: la foto aggiornata della Righicam di Ponente,
E sono cambiate anche quelle delle altre 2 webcam. Pertanto agite con calma, cambiate i link!
… se io sparissi, di punto in bianco senza lasciare istruzioni, cosa succederebbe al mio sito, le webcam e tutte le stronzate che scrivo ? Probabilmente durerebbe immutato fino alla scadenza annuale del contratto per il dominio. Se le webcam non si bloccano per qualche ragione tecnica continuerebbero a trasmettere le proprie immagini. Nessuno aggiornerebbe questo Blog ma nessuno si accorgerebbe di qualche anomalia.
Poi non saprei.
Se ARUBA al termine dell’anno contrattuale non riceve il pagamento per il rinnovo, dopo qualche sollecito senza risposta credo metterebbe il sito web off-line per qualche tempo e poi, al protrarsi del mio silenzio, immagino che semplicemente lo cancellerebbe. Il dominio verrebbe messo in una specie di limbo informatico, ma dopo un certo periodo tornerebbe libero per qualche altro acquirente che potrebbe dire “bello il nome stefanome, me lo registro” e dunque il nome rinascerebbe ma con un altro proprietario. Magari diventa un sito di nostalgici nazisti o un sito porno.
Se ARUBA invece ricevesse regolarmente i pagamenti, il sito potrebbe restare on line indefinitamente. Questo Blog si appoggia su un ulteriore server di reindirizzamento, anch’esso va rinnovato ed è a titolo oneroso, ma se in qualche modo il rinnovo ci fosse, immagino che pure il Blog verrebbe mantenuto in vita.
Cosa si deve fare per rinnovare entrambi i contratti ? E’ una veloce procedura che si può fare on-line ma ci vogliono user name e password, che nessuno conosce a parte me. Dunque dovrei lasciare istruzioni a qualcuno che, note le due chiavi per accedere al sito ARUBA, rinnova i contratti. Ma finge di essere me, perchè per operare in nome e per conto mio dovrebbe avere una delega da parte mia. Potrei scriverlo nel testamento, delegando un erede a gestire il sito “stefanome”. Sai che palle per l’erede. Potrei dirlo ad un avvocato, costituire un Trust che ha il compito di mandare avanti il sito, le webcam ed eventualmente anche il Blog. Oppure potrei fare un accordo tecnico economico con ARUBA il quale, se verso anticipatamente 100 annualità, si impegna a mantenere in vita il sito per 100 anni. Le webcam però sono a casa mia. Se io passo a miglior vita non è detto che mia moglie o i miei nipoti vogliano tenere la casa dove abitavo al mero scopo di gestire tre stupidissime webcam.
Ma, in generale, il punto è: perchè a qualcuno dovrebbe fregare qualcosa se tutto questo materiale dopo di me dovesse scomparire per sempre ? Appunto, a nessuno. Internet è un fenomeno giovane, ma nel giro di qualche decennio fatalmente entrerà in un regime per il quale chi ha un sito, chi scrive e pubblica testi e foto prima o poi tira le cuoia, sistematicamente come avviene anche nel mondo reale. Alcuni siti di interesse pubblico o comunque di intersse diffuso resisteranno nel tempo. Stefanome non è tra quelli. Il sito dopo la mia morte verrà rimosso insieme a testi e foto. Le webcam saranno spente, poi un giorno disinstallate e, probabilmente, finiranno dimenticate in una cantina fino alla prossima era geologica.
Io torno cenere e cosa resta di queste parole ? Niente. Perchè è normale che sia così. Se poi qualche persona legge e decide di salvare qualche frammento delle cazzate che pubblico, si porrebbe lo stesso problema dopo un certo numero di anni. Insomma, la sequenza di tasti che sto premendo in questo istante forma un concetto che sicuramente è stato riproposto una infinità di volte, dunque andrà perso per sempre. I bit scritti su qualche server del mio provider rappresentanti il mio pensiero, saranno sovrascritti da qualcos’altro. Al contrario, ci sono persone che scrivono cose che sono destinate ad essere tramandate da server a server per secoli nei secoli. Forse saranno scaricati sul computer di una astronave che solcherà l’universo. Mentre l’elettricità necessaria a scrivere su una traccia le mie cose, tornerà nell’equilibrio cosmico. Siamo elettroni e tali torneremo.
Sestriere è una località che mi suscita sentimenti contrapposti. E’ probabilmente uno dei posti più rovinati delle Alpi. Le numerose amministrazioni comunali che si sono susseguite nel corso del dopoguerra si dice si siano totalmente messe alla pecorina per fare gli interessi della famiglia Agnelli. Il paese in effetti fa schifo. Soffocato dal fumo delle automobili, segnato da costruzioni orrende, costruite con materiali super economici e spesso fatiscenti. Ultimo in ordine di tempo il “villaggio olimpico” che è stato costruito in perfetto stile mediterraneo, potrebbe essere un villaggio vacanze in Grecia.
Ormai è una voce consolidata che una quindicina di anni fa ci fossero i quattrini per costruire una circonvallazione stradale sotterranea che avrebbe liberato il paese dalla morsa del traffico. In questi anni lo hanno fatto diversi comuni non lontani da Sestriere migliorando incredibilmente la godibilità del paese stesso. Claviere e Monginevro per citarne due.
Ma Sestriere no. Perchè il progetto prevedeva che il tunnel sarebbe passato sotto dei terreni di proprietà della solita famiglia e dunque, si vocifera, non si sarebbe potuto dar luogo alla ennesima cementificazione. Dunque i soldi sono rimasti per un po’ a disposizione di una amministrazione sulla quale esprimo delle perplessità, poi chissà chi se li saranno mangiati chissà come.
Ma la prima neve è sempre emozionante. SOLO la prima neve. Poi arriveranno le masse di sciatori e dunque per me il luogo diventa infrequentabile. Fino alla successiva estate, allorquando una settimana di quiete nel silenzio non me la toglie nessuno. Perchè per fortuna il 99% della gente non va oltre un raggio di 150 metri dalla propria auto, dunque basta poco per essere in solitudine tra i fiori ed i boschi.
Dunque ricapitoliamo: