Un botto.

Ottantuno metri di staccionata elettrificata, 125 metri di barriera elettrificata, 106 pali di legno diversa misura, 672 metri di filo elettrico, 220 isolatori, mano d’opera. Sebbene credo che sia illegale, sarebbe costato molto meno assumere un bracconiere per un paio di notti, armato di fucile e thermos di caffè, appostato in modo da poter sparare ai cinghiali. Avrei anche trovato subito chi avrebbe trasformato una minaccia in un delizioso gulash con le patate. Sono andato a curiosare su un forum di appassionati coltivatori che narrano di campi devastati, coltivazioni azzerate, palizzate abbattute, cani sventrati. I suggerimenti per come tenere lontani i cinghiali vanno da altoparlanti che trasmettono rumori vari, a calze piene di canfora, urina di lupo, capelli umani disseminati lungo i percorsi, vestiti sporchi, stracci sui quali hanno dormito dei cani. Dopo questi suggerimenti salta fuori qualcuno che dice che sono tutti metodi cretini che non funzionano e che l’unica e sparare a pallettoni, seguono commenti feroci contro la caccia, insulti e litigi. Per farla breve, alla fine ho optato per la soluzione meno cruenta, ossia il filo elettrico che da una scossa fastidiosa ma totalmente innoqua agli ungulati.

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Varie verdi.

La Q1, senza tutori, senza recinto. Resta il quadrato di trinciato che prima o poi diventerà prato. Sono un padre troppo premuroso ed è giunto il momento che cresca con le proprie forze, resistendo ai venti ed ai caprioli.

Questo Carpino è l’unico albero che ha colorazione autunnale di tutto il circondario. Anche le Acacie stanno mettendo qualche foglia gialla, ma è nulla di stagionale, le Querce invece sono verdissime.

Uno scoiattolo. La foto è il massimo che si può fare con il telefono. Erano due, che si rincorrevano da un albero all’altro passando dal prato sottostante.

Questo è un mini canguro della Malfornita. Raro esemplare di una specie che è nata dalle modificazioni genetiche che induco in zona utilizzando sostanze psicotrope come erbicida. Anche in questo caso, la foto fa cagare.

Sequoia

La sequoia è cresciuta un po’. Sembra incredibile che questa minuscola piantina, se lasciata in pace (nessuno le rompe il belino la taglia la brucia la mangia) dicevo incredibile che possa vivere per mille anni e diventare alta come una casa di 25 piani.

Coast Redwood

Anche questa è viva. Non cresce, o insomma cresce di qualche millimetro ma è verde come non mai.

In attesa che abbia luogo la costruzione della recinzione anti cinghiali, si attivano sistemi di dissuasione fantasiosi. Qualche bambino questa notte piangerà perchè il suo pigiama dalmata è sparito ed al suo posto indosserà una maglia di spiderman piena di vinavil. Ci vorrà una settimana perchè tutta la zona sia protetta, nel frattempo… BOOOO cinghiali. Vedremo se funziona domattina.

Colori palesemente sfalsati.

Che fatica far crescere le Acacie. Sono alberi totalmente invadenti, tranne che in questo scampolo di prato.

Colori palesemente sfalsati

La Q5. L’originale non mi sembrava così, comunque cresce stabilmente in tutte le direzioni facendola più assomigliare ad un cespuglio/arbusto che non ad una nobile Quercia ad Alto fusto. Non mi sento ancora di togliere la rete di protezione, i Caprioli credo apprezzerebbero le foglioline ed è ancora troppo bassa.

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Musica italiana.

Solo per registrare un dettaglio della mia giornata. Ho passato un paio di ore abbondanti in auto sottoposto a ISORADIO 103.3, che però a volte è 104 oppure 102. Il guidatore l’ascolta come passatempo, come rimedio contro la noia della guida in autostrada.

Tra una coda ed un incidente ed una notizia da paraculi, trasmettono canzoni italiane. Probabilmente è a pagamento, ossia le casette discografiche italiote spingono perchè questa radio nazionale trasmetta quasi esclusivamente musica italiana. Lo capisco, è comprensibile.

Era da molto tempo che non ascoltavo musica italiana attuale; una sequenza agghiacciante di canzoni orrende, motivetti banali ascoltati centinaia di volte e testi da incolmabile sottosviluppo culturale.

Tutto qui.

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E son problemi…

Mi rendo conto che nella scala dei valori, da 0 a 10 dove 10 è il peggior problema che ci possa essere, tipo un cancro, i cinghiali che scavano il praticello è pari a 1.

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Sotto la webcam, dunque non si vede nell’inquadratura, c’è un tentativo di far crescere delle piante del cazzo che faranno fiori. Anche li, mi viene riferito, questa notte i cinghiali hanno scavato estensivamente.

Se un animale viene e rovina tutto, io posso anche fare l’ecologista e pensare che tutto ciò fa parte del disegno degli equilibri planetari, un cinghiale raspa il terreno non perchè è cattivo, è nella sua natura di cinghiale. Al contrario, il praticello del cazzo tipo Berkshire nell’arido buco alessandrino ci sta come i cavoli a merenda e la Pozzanghera è finta, è artificiale.

Tuttavia, quel praticello con la Pozzanghera all’interno sono per me un piccolo, soggettivo motivo di soddisfazione. Nel panorama desolante del riscaldamento planetario mi trincero nel piccolo ambito che la webcam mi fa vedere e voglio mantenerlo inalterato. Non possedendo un fucile e non volendo trovare dei modi rischiosi, violenti e contro la legge per fermare gli ungulati, l’unica soluzione è recintare la zona che voglio proteggere.

In questo disegno esecutivo che sottoporrò alla ditta di manutenzioni per un preventivo, viene mostrato un recinto di circa 135 metri di sviluppo. Ci sono altri due progetti che includono una zona più ampia che si va a ricongiungere con l’esistente tratto di recinzione che fu eratta quando i cinghiali avevano scoperto il praticello di fronte alla cucina.

Con orrore avevo trovato una mattina una bella fetta di prato azzerata. Il giorno dopo l’area coinvolta era raddoppiata. Il giorno 3 c’era un recinto con la corrente. Non sono più tornati.

Questi animaletti ritornano; quando iniziano a scavare non la smettono più. Non è che scavano un po’ e poi se ne vanno a scavare altrove, in Basilicata ad esempio. Tornano, e tornano ancora, e poi i loro figli ed i figli dei figli si passano al voce e tornano. E’ chiaro che devo fare qualcosa, oppure addio praticello.

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Vasco

Tirrenia Nave Fumosa ma non quello che fuma Vasco Rossi, al quale è intitolata la nave, o almeno penso sia lui, non credo sia Vasco Da Gama. Il nostro cantante dev’essere davvero famoso, oppure ha pagato lui la vernice ed ha un problemino di autostima.

Oggi andando in ufficio mi si è affiancato un tipo alla guida del T-Max, vestito da burino di mezza età ma alla moda, scarico modificato per poter produrre quel rumore da scooter fastidioso che da solo annuncia inequivocabilmente che chi lo guida è quello che ti aspetti di vedere; un pirla. Avrei voluto dirgli “Lei sa che il suo belief-system composto da scooter con scarico modificato, abbigliamento griffato, mano disinvolta che invece di stare sul manubrio come dovrebbe, ritma un qualche motivetto battendo sulla coscia, rappresenta un tentativo di compensare il suo minuscolo cazzo, vero ?

Il cinghiale ha fatto dei danni estesi intorno alla Pozzanghera. I casi sono due; o lo si uccide o si recinta la zona, altrimenti finirà per scavare ovunque. E’ indubbio che volere l’erba verde e ben rasata rappresenta un vezzo umano fine a se stesso. L’ungulato che scava ed espone la terra nuda è parte del ciclo vitale della sua specie, il pratino no. Eppure lo prenderei a badilate, non sono ecologico. E siccome queste merde di animalacci tornano sempre dove iniziano a scavare e scavano senza riserve per secoli nei secoli, mi sa che dovrò recintare la zona.

Genova è bella, ma ci sono ancora troppi genovesi. Dopo quello che penso sia il canto del cigno dell’attuale amministrazione, torneranno sicuramente quelli di prima perchè il colore di appartenenza è talmente radicato nel DNA genovesota che, terminato questo breve intermezzo, la genova che conta ed i loro impiegati, inquilini ed operai torneranno a votare in massa le beline che ci hanno mantenuto in vita assistita negli ultimi decenni. Il terzo valico magari sarà terminato ma la costruzione o adeguamento della stazione ferroviaria di genova durerà 30 anni. Nel frattempo saranno indubbiamente rimasti i peggiori. Oggi l’ottimismo è tutto mio.

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Il nuovo normale.

Basaluzzo, 15 Settembre 2019. Vaffanculo. Cos’altro si può dire ?
Qualcosa di Vagamente Fallico.
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Animali.

Quando taglio un albero morto, ad esmpio un Olmo, rimane il ceppo. I ceppi nel praticello intorno a casa sono una minaccia per il tagliaerba. Allora bisogna rimuovere il ceppo, che in genere è di materiale duro come il cemento. Rimuoverlo manualmente è un lavoro invalidante, un culo da maratona, non ce la posso fare. L’alternativa è bruciarlo; si mette una mini casta di legno sopra il ceppo e si da fuoco. In genere in una giornata il ceppo brucia fino a diversi centimetri sotto il livello del terreno. Poi si ricopre di terriccio, si semina e si innaffia abbondantemente. Fin qui tutto bene, perchè adesso arrivano le formiche che in poche ore si portano via tutti i semi. TUTTI i semi, dannate formichine. Bisognerebbe spargere il terreno seminato di qualche veleno antiformiche, ma sono riluttante ad usare prodotti chimici. Ed ecco perchè il buco sopra il ceppo rimane senza erba fino a quando non arrivano le infestanti.

Il cinghiale è tornato ed ha scavato nello stesso punto di qualche giorno fa. Non tanti danni, ma potrebbe farne molti di più e dunque mi sa che dovrò mettere qualche recinzione. Il pepe e peperoncino sparsi intorni allo scavo non sono serviti ad un granchè. Ho intervistato gli abitanti delle zone contigue e pare che sia un grosso esemplare solitario. Che invece di spendere le notti in un bar con gli amici, preferisce venire fin qui e menarlo al mio praticello.

Mentre il sole sorgeva da dietro gli Appennini liguri, stavo dando da bere ad un Acero Saccarino che secondo me ha sete. Io percepisco la sete delle piante che ho intorno. Le vedo chiedere acqua per lo stato delle foglie, insomma non è vero e probabilmente l’Acero ne avrebbe fatto a meno ma io sento il bisogno di dare da bere alle piante, alberi in primis. Sotto la chioma a mezzo metro dal tronco c’era un buco nel terreno. Ho infilato la canna dell’acqua nel buco ed ho atteso mezzo minuto. Se vedo un buco nel terreno vicino agli alberi ed ho la canna in mano devo assolutamente metterci acqua. Consciamente penso che il buco possa andare vicino alle radici e dunque far bene alla pianta. Probabilmente invece il comportamento afferisce ai bisogni ancestrali di dominare la Terra penetrandola e spargendo in essa il proprio seme. Però il buco in questo caso era un nido di vespe, modello “Martini” che appena estratto il tubo sono uscite dal buco in gran numero. Queste bagasce se vengono disturbate attaccano il nemico e lo inseguono per decine di metri per pungerlo. Ci sono racconti spaventosi di persone finite in ospedale con decine e decine di punture. Ma questa mattina penso che le vespe fossero ancora addormentate e rincoglionite per le temperature mattutine, dunque se ne sono state a svolazzare intorno al buco ed io ho ripiegato in una fuga tattica.

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Ed un bel nido di calabroni sotto la finestra della camera da letto. Sembra una grossa meringa, ha due ingressi. Devo chiamare una ditta per toglierlo.

Questo posto è pieno di animali fastidiosi, petulanti e mortali e bisogna conviverci.

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Di mattina si sta bene.

Si vede anche l’inutil cerchio delle infestanti.

All’alba ci sono più o meno 12-14 gradi ed i prati sono bagnati di rugiada. Sembra di essere in autunno. Poi, verso le 3 del pomeriggio, si sfiorano i 30 gradi; secondo delle interessanti ed orientate teorie, è tutto nella norma perchè fa parte di un ciclo che però malauguratamente risiede solo nelle vostre teste di cazzo in loop.

Una delle Carpe si aggira nelle vicinanze di uno scavo del cinghiale. Perchè lo stronzo peloso questa notte ha di nuovo visitato le amene sponde facendo buchi in giro. Niente di devastante, ma se la notte dormisse a casa sua senza scavar buchi, a me sarebbe più simpatico.

Aggiornamento webcam sporche del Comune.

Per farla molto breve, mi viene risposto che l’ASTER è stata incaricata di provvedere nel corso della settimana dal 17 al 20 di Settembre ad ovviare al problema di sporcizia degli obiettivi delle webcam.

Deferrari con la nebbia ?

E’ stata una risposta molto veloce e gentile che francamente non mi aspettavo. OK sono prevenuto, forse invece le cose stanno diventando normali per una cittadina come Genova. Però l’ASTER mi mette paura. Ogni tanto li vedo all’opera nelle strade; sono adusi ad usare la pala, il catrame, martelli pneumatici, mazze anche con chiodi, picconi, esplosivi, acidi corrosivi e scorie radioattive, saranno idonei a pulire le delicate lenti di una webcam ? Gli addetti che raggiungerano le Mobotix avranno ricevuto istruzioni adeguate da parte di un dirigente ? Ossia lo sanno che non devono usare una paglietta di ferro con il CIF in polvere per pulire i copriobiettivi ? Lo sanno che questi ultimi sono di plastica e non devono essere svitati usando le pinze da idraulico ? Gli addetti incaricati immaginano che non devono attaccarsi alle webcam perchè si possono rompere o spostare ? E se scoprono che debbono sporgersi in qualche modo, dovranno salire con la piattaforma e fermare il traffico, anche quello ferroviario ed aereo su Genova. Poi chiameranno quelli dell’edilizia acrobatica da Bolzano, verranno appesi ad un pallone sonda e dovranno pulire i copriobiettivi sputandoci sopra ed usando un chiodo da parete per svitare il coperchio. Speriamo bene.

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E’ tornato ma pochi danni.

Il grosso stronzo ungulato è tornato durante la notte. Ha dato qualche nasata sparsa anche proprio nel punto in cui ha scavato ieri. Ma nulla di più. Mi piace pensare che il peperoncino abbia sortito l’effetto voluto, il maialone irsuto ha iniziato a starnutire ed è scappato perchè non aveva gli Scottex. Ma ovviamente non ho idea se sia andata così, magari se n’è andato perchè doveva vedere il Grande Fratello Porco in televisione.

Avevo notato che dentro il fitto fogliame di un Acero Campestre di fronte a casa c’era un Colombaccio che andava e veniva. Questa mattina l’ho trovato cadavere sotto l’albero, alcune ferite e pezzi di ala e piume sparse. Devo chiedere al Consulente Biologico chi può ridurre così un Colombaccio.

Andando a verificare l’attività del Cinghiale sono passato vicino alla Pozzanghera ed ho fatto scappare Gastone. Gastone è scemo perchè ormai dovrebbe riconoscermi e salutarmi, altro che scappare. Sembra uno di quei grossi aerei di una volta che decolla a fatica, ha bisogno di una pista lunghissima e prende quota con un angolo di salita risibile. Ed ho spaventato a morte un altro grosso volatile che s’è messo a strillare mentre volava via, forse era un fagiano anche se il verso lo faceva assomigliare ad un vecchio sportello metallico che non viene oliato da anni e si apre a scatti.

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Cinghiali.

La prima reazione è “li ucciderei tutti” seguita da “metto un recinto elettrificato ovunque” e poi “ambientalisti del cazzo ve ne porterei 10 a casa”.

Sono uscito per fare due foto ai colori del primo mattino ed ho trovato un po’ di buchi scavati da cinghiali. Bisogna conviverci; in effetti mi sono domandato più volte perchè avessero risparmiato l’erbetta intorno alla Pozzanghera, ed eccoli qui. A parte sterminarli e mettere barriere elettrificate, uno dei possibili rimedi è spargere peperoncino sbriciolato e pepe nell’erba che si pensa possa essere oggetto di scavo, l’ho usato una volta e forse, dico forse ha funzionato perchè le bestiole non sono tornate il giorno dopo. Oggi vado a fare la scorta. Ne spargerò un po’ attorno, chissà se alle carpe il cibo piccante piace.

Sto aspettando un preventivo per la fornitura di alberelli da parte di un vivaio della Forestale. Le piantine, alte 50 centimetri, una per l’altra costano €1.30 che mi sembra un buon prezzo. Ma tra cinghiali e caprioli rischio di mettere giù 100 piante e tra due anni non ce n’è più una. Ho evidenziato il problema al vivaista e bisognerà valutare se e come proteggere la zona recintando o minando il terreno o mettendo una garritta con uno armato di fucile.

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Ho salvato questa foto dove si intravede una forma che sembra, ma non è un cinghiale. Sono io nel patetico tentativo di rimettere a posto le zolle dopo la visita di questa notte degli ungulati.

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