Grazie alle mie risorse tecnologiche illimitate, da qualsiasi continente posso osservare le rane che oziano nella Pfm. In questa immagine ce ne sono due evidenti, una un po’ defilata ed una quarta che risulta solo ad una attenta disanima della foto, e sticazzi anfibi.
Dura molti giorni, ti da l’impressione di passare e poi ritorna. Il malessere non mi molla e la vita sociale non decolla. Mi continuo a grattare a sangue, ma per il momento non metto foto delle mie abrasioni. Il naso continua ad emettere rumori interni ed ho mal di testa. Miriam è riuscita a fare l’ingresso in palestra per 4 giorni gratuitamente, di nuovo. Non deve neppure fare più la superscazzora all’ingresso, ora la conoscono bene e per evitare il pistolotto la fanno passare ed anzi le chiedono che tempo fa in Italia.
Ma come sarebbe a dire che tempo fa in Italia ? Hanno in mente Sorrento e credono che l’Italia sia tutta come Sorrento. Gli americani amano l’Italia in misura inversamente proporzionale a quanto la conoscono. Il clima di Genova è totalmente diverso da quello di Basaluzzo e tra loro ci sono 40 km in linea d’aria. Insomma sto divagando dicendo cose totalmente scontate e banali e neppure nuove.
Perchè invece in Italia c’è anche Capracotta, località in Abruzzo che i nivomani italiani conoscono bene perchè certe nevicate fanno notizia. Anche in USA in questi giorni fa notizia, se n’è occupata anche The Weather Channel.
Forse Capracotta ha stabilito il nuovo record mondiale della neve in 24 ore. Ma non ho capito come questo record viene omologato e non lo sa neppure il tizio che ha infatti segnato un punto interrogativo vicino al dato in attesa di istruzioni.
Nel frattempo Miriam ha fatto la D’Agostino Card ed è molto soddisfatta, quando avremo aquistato 1000 litri latte ci regaleranno uno yogurt alla frutta. D’Agostino è una delle prime catene di supermercati italiani che ci sono stabilite a New York.
When two teenagers–Nicola (Nick) and Pasquale (Patsy) D’Agostino set out from their home in L’Aquila, Italy to seek their fortunes in the United States. By 1931 they had worked as pushcart peddlers, mill workers and apprentice butchers – anything to earn a buck. One year later, at the depth of the Great Depression, Nick and Patsy pooled their meager resources and opened a small grocery store on Lexington Ave. and 83rd Street in Manhattan.
La storiella è interessante, su Internet è facile da trovare.
La temperatura è salita fino a 10 gradi sopra lo zero da queste parti, non succedeva da molti giorni – ad essere precisi dal 4 Gennaio – e tutti sono contenti. Io pago con un instant-carma il lungo finesettimana di sole con un bel mal di testa febbroso ed il naso che mi scricchiola. Cioè mi soffio il naso e dopo pochi secondi sento a più riprese un rumore tra gli occhi ed il naso come se dell’aria in pressione fuoriuscisse con molta difficoltà da un foro piccolo e pieno di liquido. Ma dal naso non esce nulla, dunque dovrei studiare meglio l’anatomia del naso per capire come cavolo può prodursi questa sonorità scricchiolante interna. Dovrei fare dei massaggi al naso; sono certo che qualcuno li fa. Sono le 10 di sera, ora locale dopo che abbiamo messo avanti di un’ora le lancette dell’orologio entrando nella daylight saving time estiva, o ora legale. Mi spruzzo nel naso una roba che dovrebbe essere acqua di mare diluita e depurata, se penso che 48 ore fa avrei potuto irrorarmi il naso di vera acqua di mare, ma avevo l’influenza. Ho il sospetto di essermi disallineato la volontà cosmica globale.
Però ho ancora la possibilità di guidare ad Antigua e Barbuda fino al 1 giugno di quest’anno grazie alla patente temporanea che ho fatto per affittare l’auto, mi è costata 20 dollari americani. Sticazzi guida a sinistra. Mostro una foto nella quale cerco di intavolare un rapporto con un pappagallo di nome Ec, ma senza troppo successo. Il nome Ec credo sia copiato da Est Caribbeans (currency) che è la sigla del dollaro caraibico.
E con questa sintesi di banalità durante la cui redazione mi sono grattato a sangue almeno 2 punture di zanzare tropicali, provo a spegnere ed andare a dormire.
Avevo intuito che il taxista estemo-orientale era mal preso; quella tossetta insistente, la postura sofferente e gli occhi lucidi. Portandomi dal Jfk fino a Manhattan l’untore maledetto mi ha attaccato l’influenza, che mi è saltata fuori quando, 4 giorni dopo, ho ripreso l’aereo per andare verso sud per un lungo finesettimana al caldo.
Alcune foto della partenza. Nessun selfie del belino.
Solo per segnalare, come se importasse a qualcuno, che ci hanno sghiacciato ed eravamo terzi in coda per il decollo, ma in quei minuti un aereo della concorrenza è scivolato sul ghiaccio. Hanno chiuso l’aeroporto per il tempo necessario a rimuovere l’aereo dalle balle, fucilare il comandante, caricare su un autobus i passeggeri ammanettati che sono stati deportati, messi in quarantena e forse sono stati fucilati pure loro, così per precauzione. I loro bagagli sono stati ammonticchiati, cosparsi di benzina e dati alle fiamme.
Il decollo, breve filmetto veramente mediocre. Si vede Jersey City con una parte del porto commerciale, Manhattan, la statua della Libertà.
Il comandante, mentre atterravamo dopo un volo che mi è sembrato durare 3 giorni, ha detto “I am sure the only ice you’ll see will be in your cocktail“.
Arrivando dai 27 gradi Fahrenheit del New Jersey siamo stati accolti da 27 gradi celsius dei Caraibi con tanto di messaggio di buone feste dal sorridente presidente locale in compagnia di quella che – credo – possa trattarsi della sua famiglia.
Questo
In occasione di una visita in bagno durante le mie prime tre notti febbricitanti, c’era uno scarafaggio sul mobiletto del lavandino. Quando ho acceso la luce si è spaventato, si è infilato prontamente in un posto che lui riteneva sicuro, ossia la scatoletta semiaperta dove Miriam tiene il “bite” che le serve perchè la mandibola quando dorme tocca un orecchio. Ho chiuso la scatoletta con dentro l’insetto in trappola. Ho valutato l’ipotesi di lasciare tutto così, in attesa che Miriam aprisse la scatoletta la mattina dopo. Ho avuto però un rigurgito di umana comprensione e dunque ho deciso di svuotare la scatoletta del wc, scatoletta che però mi è scivolata dalla mano finendo nell’acqua del wc. Ora, il disgusto di Miriam verso gli insetti non è trattabile. Cercando di non ridere ho lavato accuratamente la scatoletta pensando a che occasione irripetibile avevo appena sprecato. Questo è stato l’episodio più significativo di questa diversione sub-tropicale.
Il cielo mi scampi dal mettere qui le solite foto della solita isoletta con le palme, la sabbia color corallo, il mare color cobalto, i tramonti rosso infuocato. Siamo sopravissuti alla loro guida a sinistra, o meglio, guidano nel centro della carreggiata su strade tenute malissimo. A parte i posti per i turisti chiusi e cintati, ovunque c’è gente c’è anche rumenta, tanta rumenta. Ci sono casette che sebbene modeste potrebbero essere carine se fossero ben tenute. Invece sembrano baracche – sono baracche, circondate da detriti di ogni tipo. Ma non me ne frega un cazzo di dissentire sul perchè più ci si avvicina verso l’equatore e più la gente vive nella rumenta. Abbiamo incontrato amici di amici che sono attivi nella salvaguardia del mare. Ovviamente la conversazione si è soffermata su cosa bisogna fare per salvare il mare ed il pianeta. Tipo bandire la pesca intensiva. Mi sono trattenuto dal sostenere che secondo me non c’è proprio nulla da fare per invertire un destino che porterà l’umanità a deteriorare in via irreversibile l’ecosistema planetario, in pochi decenni, e che il loro attivismo secondo me è totalmente una perdita di tempo, è come voler fermare un treno in corsa premendo con il manico di una scopa sul binario. Spero di aver torto ma alla fine, malauguratamente, sticazzi.
Comunque sia, ecco una foto ricordo che sebbene possa, ad una superficiale analisi, sembrare disgustosa, più di mille cartoline sintetizza lo spirito dell’isola caribica, almeno per me. E’ un collage delle mie morsicature di zanzare.
Ventiquattro sfumature di rosso da morsi di zanzare
Non ho soltanto 24 morsi che prudono quasi tutti insieme; le bagasce mi hanno lasciato in pace mentre avevo la febbre, ma appena mi è passata mi hanno assalito all’arma bianca e mi hanno punto anche in testa tra i capelli, li non sono riuscito a scattarmi le foto. In stanza c’era una bomboletta di un prodotto che, spruzzato sulla pelle, oltre a conferirti l’odore di un disinfettante per toilette autostradale, avrebbe dovuto allontanare le zanzare ma non ha funzionato, non è servito ad una beata cippa.
Una volta sistemati sull’aereo del rientro, la hostess ha annunciato che “All the doors are closed. Say goodbye to the sunshine. Back to reality. In New York it is mostly cloudy and temperature is in the thirties.” Risata generale.
Una bella nevicata, certamente non eccezionale. Più tardi forse gira in gelicidio (freezing rain) e poi in pioggia e domattina dovrebbe esserci il sole.
Ieri ero in giro ed ho fatto alune foto che metto qui ben sapendo che sono insulse. D’altronde devo pur scrivere qualcosa in questa domenica mattina in cui le strade sono silenziose, pochissimo traffico, i pochi turisti sono morti per il gelo e chiusi al caldo che si sbracciano con il classico gesto dell’ombrello al pensiero di lanciarsi nelle strade ventose. Almeno fino alle 10, ora in cui molti negozi iniziano ad aprire i battenti.
Oh, insomma.
Sleepy Hollow, località immortalata da un filmetto in cui un cavaliere senza testa inseguiva Jonny Depp per fargli un trattamento anti forfora. Miriam è appassionata del genere. Siamo andati al cimitero, cosa che non avrei mai pensato di fare in vita, ma in effetti è un posto particolare. Google dice tutto.
Il villaggio di Greenwich è simile a tanti altri, intorno ci sono bellissime ville con parchi dove in inverno stirano anche la neve per renderli più ordinati ed un centro totalmente anonimo con negozi super-di-moda e locali chic. Metà dei ristoranti vantano cucine italiane, o qualcosa di simile. Ma la mia vicina di tavolo era comunque incredula quando le ho giurato che in Italia non esiste un piatto che mette le polpette sugli spaghetti, lei sosteneva che nel 1967 a Roma le ha mangiate. Ho provato a spiegarle che secondo me Roma sta all’Italia come New York sta agli USA, ma in senso negativo. Non ha capito e non mi ha neppure creduto quando le ho detto che le Fettuccine Alfredo sono una invenzione americana e nessuno si sognerebbe davvero di mangiare le fettuccine condite con i pezzi di petto di pollo. Il locale si chiamava “Il polpo” ed è un perfetto esempio di mix di culture senza una ragione particolare. Ingresso con colonnine di marmo, sport bar americano, bancone con le televisioni sintonizzate su ESPN, arredato come una baita tirolese – con tanto di sci e pattini fine ‘800 appesi alla boiserie – ma anche una serie di foto di navi da carico secco ed attori che hanno cenato li. Anche in questo caso, Google è provvido di informazioni sul Il Polpo, Greenwich, CT. Ah, non abbiamo mangiato affatto male ma quando si è riempito era così rumoroso che non si riusciva a comunicare a distanza di un metro.
E per concludere, questo è il sole che per pochi minuti all’alba ha colorato di rosso le cime più alte di Manhattan, prima di nascondersi dietro la coltre di nubi. Oggi prevedono qualche fiocco di neve.
Anatre, tante. Concentrate come non ne avevo mai viste prima. Non so se mi piacerebbe averle così fitte nella Pfm, me ne basterebbero una decina. Le altre finirebbero in pentola, forse. Vivo il conflitto tra la passione, l’ammirazione ed il rispetto verso gli animali ed il fatto che sono quasi tutti buoni da mangiare.
Quack da vicino
Oggi faceva freddo. Nonostante i neworkesi ostentino resistenza sovrumana alle intemperie, i commenti diffusi che ho sentito è che “ora però sarebbe tempo la smettesse”. La temperatura oscilla tra -10 e 0 gradi da settimane e per le strade si inalzano i mucchi di ghiaccio e neve delle scorse nevicate che il sole non riesce a sciogliere.
Per andare a Midtown sono passato dal Parco, insolitamente poco affollato, dove tutto è bianco ad esclusione di una piccola parte del laghetto sul quale si specchia il Plaza. L’acqua che alimenta il medesimo crea una pozza sgombra dal ghiaccio dove si concentrano le anatre stanziali del Parco.
Quack per 100
Un paio di persone lanciavano del pane ai pennuti, che sono accorsi in massa.
L’immancabile, immarcescibile foto del laghetto.
Per il resto, segnalo che ho cambiato cellulare.
Ho cambiato assorbente.
Il mio Blackberry era alla frutta, si bloccava continuamente, la ricezione del segnale era accettabile solo se scalavo un palo telefonico e mi lasciavo dondolare di fronte al ripetitore. Insomma già che c’ero ho preso un android-telefono con 2 SIM, così ci metto quella italiana e quella del telefono qui in USA. Fa tutte le cose moderne e sofisticate che fino a pochi anni fa non erano richieste ad un telefono, ma a parte le inutilities, la qualità delle mie telefonate è migliorata, anche se ho duplicato accidentalmente per ben due volte gli indirizzi della mia rubrica, che ora ha circa 1500 voci, più di tutte le persone che ho conosciuto in tutta la mia vita.
Ho provato a sostituire il router ma con quello nuovo non solo non si riesce ad accedere ad internet, ma si è anche bloccato il computer.
Ho il sospetto che gli ultimi aggiornamenti di windows contengano qualche stronzata che manda le schede in errore. A casa il PC sente solo la rete wireless mentre il cavo di rete e come se non ci fosse, benchè facendo le diagnostiche mi dice che tutto funziona perfettamente. Ho avuto lo stesso problema a Basaluzzo, risolto poi non so come dopo molto penare. Adesso Brignole, non mi succedeva da tempi immemori che un router si rifiutasse di funzionare e mi mandasse lo stesso PC in blocco.
A breve, provo a contattare un tecnico e magari lo faccio intervenire, perchè così com’è adesso il sistema sembra instabile.