Righicam Centro rimessa in posizione.

Temevo di trovarmi di fronte a scenari spaventosi; supporti divelti, ciappe spostate, frammenti e detriti ovunque, tracce di meteoriti, incendi, fulmini e saette, parte del tetto scoperchiato, la Polizia Annonaria, un congresso di Comunione e Separazione. Invece era solo una vite di regolazione della webcam che ha mollato, è bastato rialzare la webcam e stringere la vite.

Siamo definitivamente rientrati trovando Genova coperta da un fine straterello di sabbia africana. A parte avere l’autovettura come se avesse fatto una tratta della Parigi Dakkar, il problema è che la sabbia si insinua attraverso le orecchie nei cervelli di molti automobilisti interferendo con le più basilari funzioni cerebrali, dunque guidano alla cazzo. O meglio, si osserva che stante un sensibile aumento della percentuale di coloro che guidano alla cazzo con queste condizioni meteo, attribuisco la cosa alla sabbia. Anche il taxista era d’accordo e pubblicheremo la cosa su Nature, o Science, o il Bollettino del Righi.

Siamo dunque sopravissuti a quello che alcuni media hanno definito in modo folkloristico, ciclo-bomba o altre cagate simili. Gli Americani del Weather Channel sono insuperati maestri nel professare cataclismi, ma anche qui abbiamo le nostre eccellenze. Dunque molti amici ci hanno immaginati sepelliti da svariati metri di neve con temperature intorno ai 50 gradi sotto lo zero, senza corrente, senza acqua. Morti. A New York.

Non credete a quello che vi raccontano, mai.

E già che ci sono…

Ma cosa cazzo sarebbe la polemica sui sacchetti biodegradabili ? Vado all’estero per qualche giorno e quando torno devo far conto dell’inflazione galoppante della coglioneria italiota. Se perdo il ritmo delle puttanate che i giornali scrivono e della stupidità crescente in modo esponenziale, ci metto un po’ a riprendermi. Il mio termometro è Facebook, dove seguo pagine che vorrebbero essere portatrici di notizie reali, ma la quantità di imbecilli che commenta è soverchiante e leggere quello che scrivono mi fa davvero sperare che ci sia un Potere Oscuro Assoluto che governa le nostre menti ed abusa di noi comuni cittadini. Ma si, fatela finita ed uccideteci in fretta, per favore.

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Tornati al caldo.

Terminata l’esperienza di temperature estreme, torniamo nella maccaia, che l’autocorrettore ha provato a cambiare in maccheroni e poi macchia è poi si è arreso di fronte alla mia prepotenza e propensione ad utilizzare terminologie dialettali.

 

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Qualche grado di escursione.

Nel giro di pochi giorni. Insomma da -10 a +27 e poi di nuovo a -15 in una settimana. Miriam è raffreddata, ieri ed oggi stiamo al chiuso. La inseguo per farle delle fotografie da mandare agli amici ma lei scappa dicendo che si sente un cesso raffreddato, grasso e gonfio e minaccia ritorsioni. Due voli cancellati, diverse ore in due aeroporti diversi, riprotetti alla bene & meglio ed alla fine per fare due bagni del belino in Atlantico il costo finale è stato esorbitante. E sono stato punto da chissà quali insetti sub-tropicali del cazzo e continuo a grattarmi a sangue ovunque. Almeno eravamo con degli amici cari.

Il filmato mostra, con una qualità estremamente scarsa, il rientro a Newark da Washington DC, dove eravamo arrivati da Nassau (Bahamas) dopo che il volo diretto per New York era stato cancellato. Il comandante era anziano – avrà avuto la mia età – ed alla fine si è preso un applauso dai passeggeri. Era da un po’ di tempo che non sentivo applausi dopo l’atterraggio. Una volta erano i voli delle compagnie del sud del mondo, Italia inclusa, che si concludevano con un applauso anche se le condizioni meteo fossero state perfette. Di questa vacanza quasi last minute mi ero appuntato mentalmente alcune cose da segnalare, ma me le sono dimenticate quasi tutte.

Al tender si è rotto il motore quasi subito, per fortuna tra le amenities della barca noleggiata c’era una stupida ma utile moto d’acqua con la quale si sono potuti recuperare i dispersi prima che finissero in Brasile.

Anche quest’anno mi tocca vedere dal vivo uno degli aspetti più contraddittori della specie umana.

MODE <PISTOLOTTO> ON.

Voglio dire, questi posti sono i più accoglienti del pianeta; a parte qualche uragano che occasionalmente da una sfoltita alla flora locale, c’è un clima fantastico, cibo in abbondanza. Poi sono arrivati gli uomini. Queste terre sono divise in due sezioni separate. C’è la popolazione indigena, o importata in catene, poverissima,  che vive nella spazzatura, nel degrado ambientale, nel totale disprezzo del territorio con detriti e rifiuti lungo le strade e nei campi. Poi ci sono gli investitori esteri ed i turisti che vivono nel lusso di resorts dove tutto è in ordine, pulito, curato, leccato e stirato. Questi complessi hanno un impatto pesante sul sistema locale, consumano quantità invereconde di energia e producono enormi volumi di rifiuti, in modo diverso. Morale; tutti contribuiscono alla devastazione ambientale in proporzione al proprio reddito.  Nei paesi del nord sono generalmente più ordinati e moderati, l’ambiente è rispettato, forse sono alcolizzati e depressi. Ecco il secondo teorema; tutti contribuiscono alla devastazione ambientale in proporzione alla temperatura media del posto dove vivono. Pertanto da zero a cento, l’islandese povero inquina 1, il ricco equatoriale inquina 99. Chissà quanto peso io sull’ecosistema, mi attribuisco un bel 50 e non se ne parla più.

Uno squalo nutrice, attrazione principale del bagno in queste acque. Totalmente inoffensivo, pare.

E poi c’è la questione aria condizionata. Nelle baracche lungo le strade periferiche di Nassau facilmente ci sono le parabole satellitari. Nell’albergo stellato ci sono 10 gradi centigradi. Perchè l’aria condizionata è un sintomo di opulenza, tecnologia e benessere. Una parabola ed un televisore per convincere anche il poveraccio a sprecare soldi in cazzate non si nega a nessuno, ma l’aria condizionata è solo per i benestanti. Fatto sta che nei ristoranti il clima è polare e Miriam si incazza tutte le volte. In genere cerchiamo un tavolo in funzione dalla distanza dalla temibile bocchetta che insuffla aria gelata. Il cameriere è disorientato perchè non capisce i nostri parametri di giudizio. Il cameriere di un ristorante sub-tropicale è un poveraccio che ha la fortuna di lavorare, a casa sua ha la parabola ma non il condizionatore. Se non muore di polmonite sul posto di lavoro è perchè è vietato ma anche perchè si abitua. Ossia ci si abitua a contribuire maggiormente al riscaldamento globale. Arrivati a Newark con una decina di gradi sotto zero abbiamo incrociato in aereoporto un paio di ragazzotti vestiti come se fossero in spiaggia a Southampton. Camicia di cotone, bermuda ed infradito. Secondo me sono degli esibizionisti che cercano così di prendere le distanze dagli abitanti del sud, i quali notoriamente se esposti alle rigide temperature del nord, muoiono congelati. Ce ne sono tanti di questi incuranti-del-freddo e mi stanno abbastanza sulle palle.

MODE<PISTOLOTTO>OFF

Un pesce di marca sconosciuta acquistato da un pescatore locale che lo avrà appena scongelato dal frigo di un suo amico che importa pesce della Findus.

La cucina. Un casino totale nel quale affluivano tutte le stoviglie e piatti sporchi che nessuno voleva mai lavare.

Per questa vacanza mordi e fuggi abbiamo scelto una tra le barche più economiche sul mercato,  infatti era una barca di trent’anni fa, affascinante, ma tenuta alla cazzo. Una collezione inquietante di tapulli che in mezzo al mare è come fumare in una polveriera. A bordo con noi c’era il proprietario, una cinquantina di anni, con la fidanzata ventiquattrenne. Ragazza carina a condizione che stesse muta ed imbronciata. Uno dei rari casi in cui un bel volto di donna si trasforma in una maschera da film dell’orrore quando sorride perchè dalla mascella divaricata spunta improvvisa ed inattesa una quantità enorme di denti in formazione sparsa, accompagnati da una risata ipersguaiata da incubo.

 

Una delle cose strane delle Bahamas è che tra le due file di isole che formano l’arcipelago, c’è un altopiano marino ad una decina di metri di fondo sul quale si può dare l’ancora ed essere nel mezzo del nulla. Almeno così sostiene il comandante della barca, un texano di una ottantina di anni sulle cui capacità abbiamo avuto dei dubbi.

Nelle isolette che abbiamo girato ci sono molte barche. La più piccola corrisponde alla più lussuosa che si può trovare in Liguria in un qualsiasi momento. Ossia trovarsi all’ancora tra queste navi dotate di tender di 20 metri, elicotteri ed equipaggi addestrati a West Point è come essere di fronte a Santa Margherita ma con barche tre volte più grandi. Sembra una visione truccata con Photoshop. E’ davvero una sensazione particolare.

Il capitano della barca, assunto dal proprietario ed amico del medesimo, era un tizio del Texas con un accento che sembrava venir fuori un film degli anni 60. Sordo come una campana, qualità che non credo si sposi bene con il ruolo di responsabile di un natante. I n amiostri amici, che sono tornati in Florida in barca, hanno vissuto una esperienza allucinante, rischiando davvero di fare naufragio al largo di Fort Lauderdale.  Mentre noi durante la notte languivamo nell’aeroporto di Washington DC, loro venivano sballottati in un mare agitato senza radio (non funzionate da chissà quanto) con i mobili fissati male che si staccavano e vagavano per la barca. Le prossime vacanze per loro saranno in collina o in montagna, comunque lontano dal mare.

Ed ora un altro video eccitante.

Nel giorno in cui eravamo bloccati per colpa della neve a New York, siamo stati in un centro turistico con piscine, acquari, scivoli, spiagge, slot machines a vagonate, cotillons e tante altre cose fatte per un pubblico medio-danaroso. In questo locale accogliente, dove abbiamo riparato per il vento e la pioggia,  sono andato al bancone per ordinare e sono stato approcciato da un tipo che mi voleva beccare, ha detto di essere inglese e che amava l’Italia ed altre cose secondarie, l’ho salutato cordialmente dicendogli che c’era mia moglie che mi aspettava. Nella fretta ho dimenticato la carta di credito dal cassiere che ho ritrovato qualche ora dopo. Per andare a recuperarla mi sono camuffato da palmizio ed ho camminato sempre rasente al muro, si sa mai, a breve devo già farmi mettere un dito nel sedere per controllare la prostata, vorrei fermarmi li.

Il rientro invece di durare circa 3 ore è durato 18 ore. Miriam dorme sopra il New Jersey.

 

Un freddo PORCO.

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Righicam Centro storta.

Sarà stato il vento oppure un grasso gabbiano non so. Fatto sta che la citata webcam si è inclinata verso il basso ed ora inquadra parte del tetto. Prima di un intervento riparatorio, potrebbe definitivamente crollare nel giardino dei vicini. Spero di no.

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Cinque blocchi

Ovvero circa 80 metri per 5, ma anche 90 secondi per cinque. Fatto sta che con 11 gradi sotto zero e vento teso, per me 5 blocchi nord-sud sono abbastanza per farmi desiderare di entrare in un negozio, o bar, e riassumere una temperatura corporea umana. Non posso vestirmi da sci, altrimenti entrare al caldo potrebbe significare la morte dopo meno di un minuto. Nel mio supermercato preferito è piacevole passare vicino agli scaffali con frutta e verdura, notoriamente g\gelidi in estate. La ragazza alla cassa mi saluta con un “stay warm”  ed il freddo è oggetto di conversazione ovunque. Sarà anche figo da parte di taluni cercare di sminuire la cosa, tipo siamo a New York e gli inverni sono freddi e allora  ? ma il freddo è cane e per strada la gente è intabarrata. Oggi dunque giornata di riposo e di cucina casalinga.

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Fa troppo freddo per nevicare.

Solo una annotazione di tipo meteorologico.

Questi sono gradi centigradi, o Celsius

Questi sono gli stessi gradi ma espressi in Fahrenheit, nelle prossime ore.

Per la serie “annotazioni meteo e chi se le incula“, sottotitolo “andiamoci piano con il linguaggio forbito” ecco alcune considerazioni sul pensiero popolare per cui “fa troppo freddo per nevicare”.

Il concetto letteralmente parlando è una stronzata, infatti può nevicare anche con 50 gradi sotto zero, altrimenti i poli sarebbero perlopiù sgombri di neve, lo capisce anche uno stupido di bambino. (uno qualsiasi, a caso, intanto tutti i bambini per definizione sono stupidi)

Dubbio: ho forse già scritto le cagate che seguono ? Forse si, ma non me lo ricordo, ergo è come se fosse la prima volta.

Tuttavia la saggezza popolare, quella che ci ha portato ad innumerevoli guerre, potrebbe aver trovato una ombra di verità in questa affermazione.

Oggi a New York sono circa 11 gradi sotto lo zero, il cielo è serenissimo e nei prossimi giorni forse potrebbe cadere qualche fiocco ma nulla di più. Perchè siamo nella parte fredda ed asciutta della depressione sub-artica, o saccatura, dove fa un freddo becco ma l’aria è secca. La neve viene dove la saccatura incontra aria più calda ed umida, che generalmente viene dal meridione, come gli ananas e le banane. Un fronte perturbato è tale perchè generalmente si muove da nord verso sud, o meglio da ovest verso est, e nel suo movimento si scontra con aria diversa e da qui le precipitazioni. Quando il fronte è passato, arriva l’aria fredda che spesso è asciutta.

Questa immagine dello stato attuale delle precipitazioni è illuminante. La fascia delle precipitazioni è per buona parte sull’oceano, mentre sul continente, a parte poche aree con condizioni particolari, il cielo è sereno, ma fra un freddo polare. La fascia delle precipitazioni corrisponde al confine tra la massa di aria fredda in arrivo da Nord Ovest e l’aria calda ed umida presistente.

In conclusione di questo vaniloquio, anche in Italia quando il cielo è sgombro da nuvole o coperto ma fa un freddo porco, è perchè siamo in condizioni simili e dunque difficilmente potrà nevicare o piovere o altro. In genere quando la temperatura inizia ad aumentare, potrebbe essere in arrivo un fronte perturbato da NW e dunque potrebbe anche nevicare o piovere se non fa abbastanza freddo. Anche sulla neve potrei spendere un sacco di parole inutili, ma chissenefrega.

Scarafaggi

 

 

 

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Beh, ci si vede.

Arieccomi nel rifugio oltre oceano. In aereo è girato nuovamente l’assistente di volo per distribuire ai passeggeri la dichiarazione doganale, quella nella quale bisogna dichiarare che oltre a non portare frutta, non si portano “Disease agents, cell cultures, or snails“. Ossia sullo stesso piano si mettono gli agenti patogeni, le culture cellulari e le lumache. Non siete gentili con le lumache, che male vi hanno fatto ? Invidia perchè a voi non piacciono e se le mangiate nei ristoranti francesi fighetti le pagate $10 ciascuna ?

Negli ultimi anni il sistema di controllo all’immigrazione era cambiato diverse volte creando talvolta abbastanza confusione. Diverse tipologie di visitatori, ciascuna con le proprie code e procedure. Per ultimo, la macchinetta che ti legge il passaporto, ti fa la foto, ti prende le impronte digitali e ti stampava un foglietto con il quale si passava la dogana.

Adesso c’è un ritorno al passato. Americani da una parte e stranieri dall’altra, per i visitatori code interminabili e ufficiale dell’immigrazione che di simpatico non ha proprio nulla ed anzi ti fa la stessa domanda due volte e ti guarda decisamente come se gli stessi sulle palle. Comunque credo cambierà ancora, almeno per i nativi che ho visto abbastanza smarriti perchè per loro forse ci sono ancora le macchinette, ma poche e le puoi usare solo ma solo se hai fatto l’application per una procedura in base alla quale ti devi registrare on line e forse fare anche una intervista.

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L’ultima volta che avevo attraversato le Alpi era stato facile identificare i monti sottostanti. Qui invece potrei essere ovunque lungo una rotta curvilinea che da Genova porta a Francoforte. Il volo Genova – Francoforte è stato di nuovo inaugurato, per la terza volta. La scorsa inaugurazione ero stato proprio sul volo e mi avevano omaggiato con un piccolo boccale in ceramica con la scritta bilingue sul volo.

Poi il volo aveva avuto un successo enorme, tale che era stato cancellato dopo un paio di settimane. Adesso ci riprovano. Ma non mi hanno dato il boccale di birra, scriverò una vibrante lettera di vibrazioni. Nota di colore; aull’Atlantico abbiamo volato a 11580 metri di altitudine, a poche centinaia di metri sotto di noi avevamo un strato continuo di nuvole, così vicine che l’effetto era di poterle sfiorare, ma era la velocità di scorrimento che faceva girare la testa. Siamo passati sulla punta della Groenlandia ma il suolo non si vedeva. A New York ci sono di giorno -7 e di notte -11 e Miriam non sta più nella pelle dalla gioia.

Rileggo tutto e poscia classifico questo scritto con un 8 nella scala da 0 a 10 di “Ma che cazzo frega”, laddove 0 rappresenta un qualche interesse e 10 è il cazzofrega totale.
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Anche a Natale.

I caprioli vengono a brucare l’erbetta.

Segnalo che a Natale non è vero che noi siamo più buoni. E’ vero invece che se prende campo questa abitudine dei caprioli per il breakfast, queste pagine si riempirebbero di foto tutte uguali salvo per la posizione dei due ungulati, un po’ più a destra, un po’ più a sinistra. Una noia mortale.

Questa a fianco è la mia immagine migliore di queste feste natalizie. Avrei voluto fare una espressione spiritosa, del tipo assorto mentre guardo l’infinito totalmente assente rispetto alla circostanza. Mi è venuta una espressione sognante strabica vagamente triste,  ma non è una posa, ogni tanto mi parte un occhio e va in fico regalandomi uno sguardo da Ben Turpin. Però indosso almeno due regali di Natale; la cravatta con i gatti che risale al pre-cambriano ed il golfino gilet con motivi ricamati che invece è nuovo di questo 2017. Mi sentivo particolarmente elegante, circondato com’ero da parenti. Ma non mi sono potuto allacciare il bottone del collo perchè mi è ingrassato anche quello, insomma se provo ad allacciarmi il  colletto vado in anossia quasi subito e poi rischio di svenire.

Comunque buon Natale al mondo, ma limitatamente a chi se lo merita, indipendentemente da qualsiasi altra considerazione. Tutti gli altri possono anche andare a prenderselo nel culo come d’altronde suggerisco nei restanti 364 giorni.

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Si ma io mi cremo.

Qualche giorno fa ho passato un’ora abbondante in una banca del centro, in coda allo sportello per fare una operazione che on line non si riesce a fare. Sono entrato che stavano servendo il numero 20 ed ho staccato il numero 54. Armato di santa pazienza mi sono seduto. Al mio fianco una signora, la numero 52 dall’aspetto gentile che voleva fare due chiacchiere. Era li per pagare i diritti al Comune di Genova per poter aprire il loculo dove sono conservati i mortali resti della sua famiglia. Ai marmai deve mostrare la ricevuta e solo allora, armati di scalpello e martello, rimuovono la lastra e poi non ho capito cosa devono fare. Un paio di anni fa aveva dovuto far aprire lo stesso loculo per trovare il posto per un figlio, adesso era il turno di occuparsi del marito. Lei era ortodossa ed il marito si era convertito dunque quando quelli della società di cremazione avevano reclamato il corpo del marito che aveva scelto di farsi cremare,  lei si era opposta ed ora doveva far risistemare le ossa esistenti per far posto a quelle del marito.  Mi ha raccontato un sacco di cose della sua famiglia ma non mi ha attivato il circuito “sai che cazzo me ne frega” perchè era una signora davvero dai modi per bene e gentili. Le ho raccontato che anch’io ho intenzione di farmi incenerire, voglio appunto evitare a qualche parente di doversi preoccupare di farmi mettere chissà dove aprendo loculi, spostando, riducendo, riordinando gli avi in modo da farmi stare comodo. Una ampolla e via, potete anche gettarmi in mare o spargermi tra le quercie a Basaluzzo.

Tutto sommato è stata una conversazione di spessore, la signora deve aver passato dei momenti molto brutti a sentire il suo recentre trascorso di tombe, però sembrava solida e positiva. In genere io non attacco mai bottone nelle poche code che mi tocca fare perchè temo di dovermi confrontare su argomenti puerili o da rotocalco dei quali non me potrebbe fregare meno di un picocazzo, come nella fattispecie del 99% di tutto quello di cui si può discutere.

Oggi è la vigilia ed il mio umore è anche meno allegro di una conversazione sulla cremazione. Mi rendo conto che è una macchinazione chimica del mio cervello, che il resto dell’universo non è cambiato di un micron ed io non avrei ragione di essere più o meno amichevole di un mese fa, ma oggi è tempo di feste.

Ogni tanto qualcuno cerca di spiegare come ci si sente in occasione di una crisi depressiva. Tutti gli anni io pago un contributo in depressione a fasi alterne, va e viene, ma nel periodo delle feste natalizie trova una proteina eccezionale.  Io da almeno 3 settimane mi sento come se vivessi all’interno di uno scafandro da palombaro al quale viene pompato vapore da una caldaia al cui interno viene fatta bollire della merda di vacca.

Ci sono due indici estremamente affidabili del mio stato depressivo. Il primo è il grado di interesse per quel che mi capito intorno. In questi giorni è zero. Il secondo è il grado di prospettive ed interesse per il futuro. Anche questo è zero. In più assisto impotente alla totale insofferenza verso l’idea di fare gli auguri. Lo spirito di Natale è sepolto da qualche parte ed ogni tanto manda in superficie qualche bolla di gas che non odora affatto di buono. Quello che farei volentieri è scattarmi una foto del cazzo e mandarla alle amiche di Miriam su un paio di chat su Whatsapp. Ma non è un effetto del Natale, lo farei anche il resto dell’anno. Per par condicio, posso dire che anche Miriam non è nella sua forma migliore, ma il suo problema è il freddo. A poco serve ricordarle che l’altro ieri le giornate hanno iniziato ad allungarsi. Lei patisce il freddo sopra ogni cosa, non riesce a liberarsene da Novembre a Marzo.

Ed ora alcune belle foto delle solite webcam.

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A Basaluzzo i caprioli hanno occupato il giardinetto di fronte a casa. Tagliono l’erba e la concimano. Spero non siano interessati anche agli alberi ed alle loro cortecce.

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Tramonti da alta pressione invernale, senza nebbia in pianura.

 

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La serata aziendale.

Per ragioni a me ignote, casualità, fato oppure una macchinazione nei miei confronti, fatto sta che mi sono trovato senza volerlo in mezzo agli ospiti d’onore di una serata di gala aziendale; due cittadini russi, di cui uno ebreo ortodosso. Cinquantanove anni in due, elementi chiave di una operazione industriale transnazionale di successo. Il tizio con la Kippah si è presentato a tutti facendo il giro del tavolo e stringendo la mano ai commensali, lo trovo un gesto elegante e dovuto ma quasi nessuno lo fa. Ti accomodi ad un tavolo dove si siedono degli sconosciuti che talvolta in uno slancio di simpatia ti dicono il proprio nome che riesci a sentire a malapena e ti dimentichi dopo un nanosecondo e per te resteranno dei perfetti sconosciuti per sempre. Poi il tizio gentile si è seduto vicino a me ed ha iniziato a fare dei gesti con le mani balbettando qualcosa, è andato avanti per un paio di minuti. Io ho messo su la faccia di legno e guardavo ostinatamente il soffitto o un punto lontano nella sala, ho pensato che stesse per farsi esplodere, invece terminata la funzione, mi ha spiegato che aveva pregato per tutti, ivi incluse le famiglie.

Grazie molto gentile. La maggioranza delle persone che conosco ai tavoli delle cene aziendali ha ben poco da dirmi, e quel poco è spesso di una noia mortale. Nessuno mi augura qualcosa se non di sentirmi male così possono mangiare la mia porzione di ravioli.

Kippah e me ci siamo trovati su posizioni opposte sul destino dell’umanità. Secondo lui, Dio ci toglierà dai guai. Secondo me, Dio in questo momento è assente e salvo elementi oggi sconosciuti, nel giro di poche generazioni il pianeta Terra ci servirà una porzione di aggiustamenti climatici ed  ambientali che ridurrà il nostro numero del 90%, lasciando in vita i più stronzi di noi. Perchè di una cosa sono certo; non si salveranno gli scienziati, gli artisti, i giovani virtuosi e forti o le persone intelligenti, brillanti, estrose e capaci come me, come accade nei film di fantascienza. Si salveranno una elite di politici corrotti ed alcuni plurimiliardari vecchi, brutti con i loro figli e nipotini, tutti viziati, arroganti, odiosi. Ah, il mio amico d’oltrecortina  ha pasteggiato a whisky, nient’altro, non una goccia di acqua o vino. A Miriam ha detto che sa regolarsi e sa quando smettere. Nel mio unico viaggio a Mosca anch’io una sera avevo cenato con vodka ed avevo smesso quando avevo perso i sensi.

Per ringraziare i presenti, poco prima del dessert ha preso il microfono in mano ed ha cantato una canzone di Adriano Celentano, leggendo il testo sul proprio cellulare. Ha sicuramente una bella voce, ma non ho capito una parola di quello che ha cantato.

Comunque sia, è stata una serata piacevole, ormai consuetudine natalizia ed unica nel suo genere, mi viene il sospetto peloso di averne già parlato in precedenza perchè i miei neuroni stanno calando di numero in maniera vorticosa. A questa cena riconosco sempre meno persone ed un giorno si chiederanno chi cazzo sono e cazzo mi invitano a fare.

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