
Per proteggere gli alberi giovani. Io credo che ai tempi in cui era mio nonno a mettere alberi a casa sua, ad Asti, non ci fossero questi problemi. Nella bassa Alessandrina e nell’Astigiano non c’erano i caprioli, ed i pochi cinghiali che ardivano avventurarsi lontano dai boschi, venivano cacciati e poi mangiati dopo lunga cottura, con bacche di ginepro e chiodi di garofano, noce moscata. Accompagnati da polenta ed innaffiati con Grignolino, Dolcetto, Barbaresco. Qualcuno – ho letto – una ventina di anni fa avrebbe liberato dei caprioli che teneva in cattività. Gli animaletti si sono ambientati bene nei boschi e si sono trovati un nuovo habitat, senza predatori e con tanto cibo. Adesso sono tantissimi, perlopiù concentrati intorno alle mie giovani acacie. Anche i cinghiali, che nessuno caccia più, sono ormai tantissimi. E circa un milioni di essi girano intorno alla Pozzanghera ed alle zolle di terra umida delle mia acacie. Sommati ai 3 milioni di caprioli, sono una minaccia costante per gli alberelli. C’è anche circa un miliardo di mini lepri, vivono quasi tutte nel bosco a fianco della Pozzanghera e di notte cercano di rosicchiare gli alberelli. Sono costretto a proteggere le giovani piante impiegando della rete elettrosaldata, quella che si usa nei cantieri nella gettata in cemento.

Sezione della riva orientale della Pozzanghera con i nuovissimi Tigli. Anche per questi si presenta lo stesso problema di protezione, ma sticazzi a ripetizione devo ancora definire un piano perchè le reti delle acacie sono ancorate al terreno integro e durerrimo solidamente con dei ganci, ma intorno ai tigli c’è un metro abbondante di terra mollissima e la rete starebbe in piedi per miracolo. Ci devo pensare.