Un temporale come si deve; poco vento, niente grandine, pochi fulmini e dieci millimetri di benvenuta pioggia. Non sono tantissimi ma servono sempre. Lato nord mi ha anche lavato le zanzariere delle finestre. Questa mattina si parte con 14.9°, cielo sereno, calma di vento.
La Pozzanghera fuma (acqua calda, aria fredda, do the math) appena arriva il sole il vapore acqueo smetterà di condensarsi.
La luce del lampione sul molo della Pozzanghera. Quella che ho montato originariamente era un po’ grossa e spuntava da sotto il paralume, ne volevo una più piccola. I miei negozi di elettricità di riferimento alla domanda “avete una lampadina da 12 volt(s)” mi guardavano come se avessi chiesto due etti di prosciutto.
Allora Amazon; i primi due acquisti sono stati un fallimento. Semplicemente, le lampadine non si sono accese. Sono andato da un grossista di materiale elettrico dove ho lamentato il ripetuto inconveniente ed ho scoperto che esistono lampadine a corrente alternata e lampadine a corrente continua. Non ho idea di cosa facesse il mio trasformatore, ma le lampadine acquistate erano della corrente che NON era quella del trasformatore. Insomma le “mie” andavano ordinate perché evidentemente sono di un tipo che nessuno si fila.
Allora ho cercato di rifinire la mia ricerca, ed alla fine ho trovato una lampadina a LED che sembra funzionare. E’ più piccola e non produce quel fastidioso bagliore di prima.
Era un obiettivo ambizioso sul quale ho lavorato intensamente, potrei mettere il risultato sul mio profilo professionale.
E’ il momento della Cicoria selvatica. E’ una delle ultime a fiorire e resiste bene al caldo ed al seccume. Così però il campo inizia ad essere disordinato e valuto se sia il caso di passare con la trincia. Poi vedo che sotto c’è ancora molta erba verde e credo pulluli di vita, dunque no, non si taglia.
Il Platano (ne ho messi altri due in giro ma questo è IL Platano) sta ingrandendo il tronco e la vecchia corteccia si stacca. Sotto si annidano numerose famiglie di Forbicine, ovvero Forticula Aurucularia. (grazie Wikipedia)
Ennesimo tentativo di far nascere erba nel buco di un albero morto. Appena finito di innaffiare, sono arrivare frotte di formiche per prendersi i semi e portarli nei nidi. Allora intorno al buco nero spargo un cerchio di un prodotto anti-formiche.
Il Consorzio agrario ha molti prodotti anti-formiche, a me vende quelli naturali perché non ho il patentino di agricoltore. La confezione ha due facce; ha un nome che richiama sostanze naturali, Bio-salcazzo, Natura Amica, Viva Gli Insetti, Trattamento-molto-Ecologico. Ma leggendo le istruzioni in piccolo, tutto questo buonismo verso le formichine scompare lasciando il posto a formule chimiche che richiamano il disastro di Bhopal o Seveso. Se ne ingerisco per sbaglio una dose minima, sono morto. Se per errore ne finisce un po’ in una Pozzanghera, uccide per sempre tutte le forme di vita in essa contenute.
Però queste cazzo di formichine hanno molto da mangiare adesso che tutte le erbe fanno i semi, perché si devono accanire contro il mio bislacco tentativo di far crescere un po’ di erbetta?
Intanto una piccola saccatura in arrivo da Nord-qualcosa sta provocando dei furibondi temporali su tutti i rilievi alpini ed appenninici, ci sono allerte e tutto il corollario di avvisi. Qui a Basaluzzo i modelli dicono che è poco probabile che arrivi un temporale, ma ci può comunque provare ed allora non sai se augurarti un temporalino, di quelli di calore di un tempo, oppure rischiarti una buriana con vento di burrasca e grandine come albicocche.
Che noi a scuola cantavamo cambiando le parole tipo “Luglio, mi inculo un capidoglio e non ci penso più”. Dopo che da una decina di giorni le temperature massime sfiorano i 37°, il verde sta velocemente assumendo i connotati di fine Agosto. Con un mesetto di anticipo.
Ci sono ancora molti fiori, ma in certi punti l’erba sta seccando per lasciare il posto ad uno sfondo bruno-rossastro-giallino-grigio a seconda di quale erba è morta per ultima e se ci sono dei superstiti.
Alcune piante ricevono abbondanti forniture di acqua; sono quelle messe a dimora negli ultimi 3 anni, più o meno. Credo siano necessarie, anche se forse la pianta ne riceve solo un parziale giovamento, ma visto che c’è ancora molta acqua nei pozzi, diamoci dentro.
Ed ora qualcosa di completamente diverso.
Mi segno qui alcuni punti salienti della settimana a Chios, isola greca che è a due chilometri di mare dalla Turchia.
Arrivati ad Atene mi telefona il corrispondente agente da Roma. Mi dice che il nostro albergo è isolato per l’incendio che divampa sull’isola da 24 ore. Lo dico a Miriam ed alla coppia di amici che viaggiano con noi che ovviamente non mi credono. Devo insistere e fare la faccia seria e solo dopo ripetute assicurazioni capiscono che non sto scherzando. Cala il silenzio.
Breve consulto, in questi casi non sai a chi chiedere ed a chi credere, ma l’aeroporto di Chios è aperto e dunque ci imbarchiamo con la promessa che al nostro arrivo ci avranno trovato una sistemazione alternativa. Non la spiaggia, non una panchina, bensì una stanza di albergo con letto, please.
Due stanze in un albergo sul porto commerciale, bruttino, stile sovietico vagamente brutalista. La sera della prima notte chiamo il nostro albergo sul mare ed una voce squillante e felice mi dice che hanno riaperto e stanno arrivando gli ospiti.
Avviso l’agente e la mattina dopo facciamo i bagagli e ci dirigiamo verso la parte opposta dell’isola. Percorriamo un giro dell’oca per evitare l’incendio. A circa un km dalla destinazione scopriamo che c’è una discreta colonna di fumo davanti a noi. Ci infiliamo in questa strada che costeggia il mare tra due ali di alberi bruciati ed ancora fumanti, cenere ovunque, fumo e diverse squadre dei pompieri.
Arriviamo dall’albergo; il villaggio è deserto e l’albergo decisamente chiuso. Ci viene incontro una persona che si identifica come dipendente. Non è triste, è rassegnato; ci racconta che alle tre del mattino il vento ha inaspettatamente girato ed i pompieri hanno fatto evacuare tutti. In effetti il fuoco è arrivato a poche centinaia di metri.
Torniamo all’albergo soviet e per fortuna non avevano ancora venduto le nostre stanze. Dormiamo la seconda notte. La mattina dopo chiediamo all’agente se per caso potesse trovarci una sistemazione un po’ più gradevole. Siamo in vacanza, qualcosa di carino, grazioso, profumato?
Ci viene proposta una sorta di Bed and Breakfast sul quale ci sarebbe da parlare per un bel po’. Perché è decisamente bello. La terza e la quarta notte viene trascorsa in questo posto abbastanza diverso da come uno si aspetta in questa parte del mondo. Il nome è singolare; Bella Cisterna, antico presidio dei genovesi che su questa isola hanno gestito il commercio per un paio di secoli. Poi sono arrivati anche li i “comunisti turchi” ed i genovesi sono andati via. (quella dei comunisti è inventata di sana pianta)
La mattina del quinto giorno ci viene ufficialmente comunicato che il nostro albergo originale ha riaperto. Ed ecco dunque la fotografia del pesce.
Giriamo un po’ l’entroterra e fatalmente finiamo anche nelle zone distrutte dal fuoco. L’isola è magnifica, come tutte le altre numerose isole che abbiamo visitato nel corso degli ultimi due decenni.
Gli incendi sono di matrice dolosa. Ufficialmente hanno solo incriminato una donna che ha innescato l’incendio per colpa, non per dolo. Però i focolai sono stati almeno cinque diversi.
La proprietaria del B&B ci ha raccontato quello che dice il popolo ufficiosamente; hanno preso otto piromani, arrivati dalla vicina Turchia. Non so come siano riusciti a trovarli, ma fatto sta che pare siano stati impacchettati e portati ad Atene in gran silenzio, per evitare rigurgiti popolari anti Turchia. I rapporti della Grecia con la Turchia non sono fantastici da diversi secoli. Boh, chissà cosa è vero e cosa no.
E per concludere una nota climatica. Il Meltemi soffia solo con brevi pause giornaliere da Giugno a Settembre. La temperatura si aggira intorno ai 30° e l’umidità sul 35°. Ogni tanto qualche barca a vela viene disaberata; cazzi loro, ricchi fasisti che vanno in giro con barche trilionarie.
Ma quest’anno la temperatura per tre giorni ha superato i 40°, ed a quel punto anche il secco Meltemi diventa ostile. Di sera la sensazione era innaturale a dir poco, per due notti dormire è stato difficile, soprattutto per me, perché dormo con una persona che odia l’aria condizionata. Infatti Miriam con 42° stava benissimo. L’avrei accoltellata se non fosse stato troppo caldo anche per commettere un omicidio.
Vacanza in compagnia costante dei Canadair ed elicotteri.
L’acqua del mare Egeo invece è, in questa stagione, la più fredda del Mediterraneo, arrivando a malapena a 22°. Da +40 a +22 richiede una certa cautela, ma poi la sensazione è gradevole quando l’infermiere dell’ambulanza di fa uscire dal coma.
E basta coi pesci, che cazzo.
Spiagge deserte ancora per pochi giorni; a Luglio arriva la folla. Nella foto; il Consulente Biologico, insostituibile compagno di viaggio, che durante gli spostamenti ogni tanto se ne esce con un “guarda, una tortora africana” che io non vedo nella maniera più assoluta.
Credo che siano pochi i prati nel circondario che rispondono alle caratteristiche del MIO pratone. Gli altri prati o sono ancora da mietere (grano) ed allora hanno un senso agricolo importante e sono belli da vedere. Oppure hanno già fatto fieno, sono spelacchiati che sembrano una discarica dopo la bonifica venuta mica tanto bene. O completamente incolti, che in questa stagione vuol dire una accozzaglia disordinata di erbe alte alte e secche con ciuffi verdi, buchi, erbe abbattute come se ci avesse dormito una vacca. Ci sono quelli coltivati a patate, pomodori, girasoli, granturco, che in questa stagione non mi suscitano una particolare empatia, mentre dopo il raccolto sono orrendi da vedere.
E poi c’è il mio pratone che durante la primavera ha subito due tagli strategici che oggi lo rendono verde, uniforme e pieno di fiori. Infatti è affollato di api ed altri insetti che suggono il nettare a diverso titolo.
Per riprendere la foto dei due piccoli di caprioli. Mi è stato spiegato che è normale vedere due piccoli di capriolo seminascosti e non vedere la madre. La madre non è in carcere per spaccio di stupefacenti, ma quasi certamente era nel bosco, silenziosa. Pare che i piccoli di capriolo siano completamente inodore, non come i viaggiatori degli autobus a Genova. La nuova sindaca dovrebbe fare qualcosa. Chieda consigli alla sua leader di partito che è svizzera ed in quanto tale credo tenga molto alla propria igiene personale. Non si è mai sentito uno svizzero alla fermata del bus lamentarsi del cattivo odore dei suoli valligiani.
Insomma per i giovani caprioli il fatto di essere privi di odore consente loro di restare nascosti nell’erba alta, invisibili ai predatori. La mamma invece ha odore ed i predatori la sentono da almeno due fermate precedenti, dunque sta alla larga dai cuccioli e così eventualmente fa anche da esca ma i cuccioli sono salvi.
Tutto ciò, se è vero, è molto commovente. Con quegli occhioni sono da mangiare. Infatti lo stufato di capriolo resta buono come un tempo. Anche con la polenta.
Previsioni del tempo. Calma piatta e caldo disumano fino al 6 luglio. A quel punto i modelli vedono il finimondo nel nord Italia. Non ci credo neppure se me lo dice il Papa.
Il nuovo tormentone; la foto della Pozzanghera quando sta per calare il buio dopo il tramonto. I colori sono un po’ sfalsati, più rosso che verde.
Ecco, dovrebbe essere più o meno così, con il mio software semplice ma funzionale ho rimosso un po’ del rosso sovietico e rimpiazzato con del bel verde prato. Forse potrei provare ad aggiustare qualche parametro dell’immagine della webcam, ma preferisco soprassedere.
Infatti nella immagine successiva il verde è ripristinato, il cielo è blu Navy che fa molto chic senza essere snob. Anche se pure in questo caso il software della HICVision fa i salti mortali per restituire una immagine dove si vede qualcosa, in realtà il cielo al momento dello scatto sembrava nero pece.
Ma ora bando alle ciancie; spalanco le finestre perché
Un temporale nato sulle Alpi tra Domodossola ed il Canton Ticino ha puntato verso la Bassa Alessandrina, si è invigorito facendo un po’ di danni sparsi e si è fuso con i temporali appenninici proprio sulla Bassa. Poteva diventare qualcosa di molto intenso, ma – almeno a Basaluzzo – si è accontentato di fare tanti fulmini, qualche colpo di vento, niente grandine e 13 mm. di pioggia.
Nella mia tabella della pioggia, tredici millimetri sono appena fuori della soglia “miseria” ma la situazione riserve è buona, dunque pochi ma buoni. Un po’ di foglie per terra, qualche rametto, ma nulla di più.
Ed al risveglio, nebbietta e 18° di meravigliosa freschezza. Altro che deodoranti per le ascelle mortali, elisir per aliti neutralizzati ed assorbenti potentissimi anche per i cicli con topi morti, io ritengo che questa sia l’unica freschezza che si può definire tale.
L’area Natal-montana in primo piano e, una sessantina di metri oltre, il tondo incolto dove si nascondono animali feroci.
Sono certo di aver già scritto le stesse cose che sto per scrivere. La mia vita è una ripetizione di se stessa a cicli periodici che termineranno solo con la mia dipartita.
Tutto quanto facente parte della premessa, oggi a Basaluzzo il termometro ha raggiunto 34°. Ora che sono circa le 10 serali, sono sul computer e frequentemente guardo il termometro che ha due indicazioni, temperatura esterna e temperatura in casa. Sto aspettando che la temperatura esterna scenda sotto il valore della temperatura in casa. A quel punto posso spalancare tutte le finestre dotate di zanzariera e me ne vado a dormire. Adesso in casa sono 25.4°, fuori 27.7°; devo aspettare.
Questa sera è più umido e temo che la temperatura farà fatica a scendere perché i temporali alpini estendono il proprio incus sulla pianura. Qui arrivano solo nuvole alti e sterili, ma abbastanza fastidiose perché impediscono l’irraggiamento notturno. Tempe dunque questa notte potrebbe fare caldo & umido. Una merda.
Durante il mio giro tardo pomeridiano di ispezione, mi sono trovato questo nano che mi fissava. Erano due, il secondo era accucciato vicino al tronco della Q5. Ci siamo fissati quanto basta per consentirmi di scattare questa foto, poi sono scappati verso il bosco. Dov’era la mamma?
A bere in un bar
Travolta da un camion, uccisa da un cacciatore, sbranata da un lupo.
Li ha abbandonati.
Ha cambiato sesso ed ora si fa chiamare Gastolfo.
Ad ogni buon conto, quei due erano molto piccoli e forse prendevano ancora il latte, ma visto che la mamma non c’era, azzardo gli scenari peggiori, ossia probabilmente
Moriranno presto di fame.
Verranno travolti da un’auto, mangiati da un lupo.
Nei filmati che abbondano sui social networks, si vedono piccoli caprioli che vedono un umano e gli vanno incontro perché hanno fame, sete, bisogno di affetto. Ma questi due stronzetti si sono guardati bene dal mostrare qualsiasi forma di interazione e se la sono data a gambe elevate, lavate, levate. Forse sono scappati perché pensavano che avrei cercato sul cellulare la ricetta del capriolo al forno. E quelle gigantesche orecchie? Fritte con pastella.
Ecco una delle mie malinconie che ogni tanto riprendo come se fosse un check periodico ordinato da un medico, segnatamente uno psichiatra; confrontare le prime foto delle webcam con quelle attuali. La foto a sinistra fu scattata dalla Mobotix, quella e destra dalla HIK. Le date sono stampate sulle immagini in alto da qualche parte.
Le inquadrature sono diverse, perchè gli obiettivi delle due webcam erano diversi, ma i paragoni si possono comunque fare.
Anche i colori sono diversi. Non solo perchè la luce è diversa ma proprio le webcam impostavano a proprio modo i bilanciamenti e tutte quelle altre cose che non conosco.
Forse la cosa che salta di più all’occhio è la quantità e la dimensione degli alberi. Sono di più e sono cresciuti (le mie creature!)
Non so che modello di pennuto sia questo sul moletto ristrutturato. Forse un Airone, ma potrebbe anche essere un altro coso di cui non ricordo la famiglia, me lo aveva detto il Cons.Bio.