“Se vieni a casa mia, sono certo che ti piaccia, guardare un film in tv seduta sulla mia faccia. Giuro non mordo nulla, ma se vuoi che piaccia pure a me, ti chiederei gentilmente di fare prima un bidet; l’ultima volta, la cosa è curiosa, mi si è tappato il naso e non voglio sapere con cosa. Non ricordo il sapore perchè il tempo vola, ma avevo gli occhi gonfi e mi bruciava la gola. Dunque te lo ripeto, anche di fronte a persone, ti siedi sulla mia faccia ma ti lavi con il sapone”
Mettendo a posto delle carte questa sera, ho ritrovato questo breve verso in rima che scrissi diversi anni fa. Se trovassi qualcuno che volesse comporre una dolce canzone d’amore con questo testo delicato, posso anche svilupparlo.
Tanti anni fa in famiglia c’era la tradizione di far interpretare il Babbo Natale a qualche membro anziano della famiglia come evento clou della serata natalizia. A rotazione la presenza di questo figuro inquietante è servita ad incutere timore – se non vero e proprio panico – a noi figli e poi ai figli dei figli. C’era stato anche un breve interludio durato pochi anni durante il quale ai piccolini era chiesto di recitare una poesia di fronte a tale personaggio.
Io avevo scritto una poesia per l’occasione che avrebbe dovuto leggere il moccioso di turno. Però è stata intercettata prima di uscire dalla soave bocca dell’infante e la cosa finì prima ancora di iniziare. Iniziava più o meno con “Evviva il Natale con tutte le luci, speriamo che il bimbo le tocchi e si bruci…” e poi ricordo “…tra i cibi vigliacchi i fagioli stasera mi hanno gonfiato di una atmosfera, e se proprio per sbaglio o per caso mi piego, annerisco ogni cosa, non so se mi spiego.”
Insieme a quella significativa prosa sopra citata pensavo che avrei trovato anche la “Poesia di Natale”, ma invece temo di averla persa. Meglio così.