Bello, molto bello. Come souvenir ho acquistato una palla di natale con dentro guscio di aragosta sbriciolato.

Trendy as shit.
E’ un oggetto davvero snob, oppure un insulto per chi ama gli animali, ovvero una cagata per chi detesta il pesce ed i crostacei in generale. Si, nel Maine ci sono aragoste per colazione, pranzo e cena; ho visto centinaia di gavitelli in mare sotto ciascuno dei quali c’è una gabbia per catturrarle.

Ed ho anche visto foche e balene, tante balene. Sono anche passato sottovento al fiato delle balene; è curiosamente identico ad una scoreggia umana, è stato imbarazzante. Nel silenzio del motore appena percepito del barcone io ho pensato che fosse stata Miriam, Miriam ha pensato che fossi stato io, le altre dieci persone presenti hanno pensato che fosse stato qualcun’altro e sulla barca è sceso il gelo mentre tutti cercavamo di prendere le distanze dal vicino. Poi la guida ha finalmente annunciato che avevamo tutti distintamente percepito il fiato della balena ed ha suggerito di non passarsi la lingua sulle labbra per evitare spiacevoli sensazioni. Non lontano da me c’era una tizia sulle cui tette chiunque avrebbe passato le proprie labbra anche a rischio di sentire qualche sapore sgradevole. Questa è una annotazione che credo sia passata nella mente di tutto il pubblico maschile a bordo.

Ed il mio pensiero ora va a chi, in risposta alla mia intenzione di andare nel Maine si era limitato a rispondermi che “…le aragoste del Maine non valgono niente, quelle della Sardegna sono buonissime.”
Bene, puoi seppellirtici nelle tue fottute aragoste della Sardegna; quelle del Maine sono buonissime e costano una frazione. Oggi quasi tutti sanno prepararle come si deve; sarà la qualità dell’acqua o non so cos’altro, ma più si va a nord e più sono tenere e saporite. Se si ordinano senza intingoli – solo cotte al vapore – sono deliziose. Comunque, se quelle della Sardegna sono troppo costose e farsene ricoprire il corpo intero fosse troppo oneroso, te ne basta una sola che puoi ficcarti nel culo. Il concetto spero ti sia chiaro.
Nel frattempo, rientrato a New York, mi hanno portato in un posto dove le cameriere erano decisamente, fortemente gnocche come raramente mi è capitato di vederne così concentrate. Mi è corso alla mente un episodio in cui un amico (si parla di 30 anni fa almeno) era stato in un locale pieno di belle ragazze ed aveva commentato “non ci vado più; poi quando torno a casa devo svegliare mia nonna per finirmi”.
In più ho conosciuto Mirko Rana, figlio del Giovanni Rana che fa i ravioli con il gatto e Giovanni Gatto che fa i ravioli con le rane. Ha aperto un ristorante molto bello in un posto molto trendy e fa i ravioli decisamente buoni e ben preparati. Sono contento per lui. Vicino al suo ristorante ce n’è un altro molto modaiolo che si chiama “Buddakan”. Che penso sia una bestemmia da competizione, più o meno involontaria.
Sticazzi newyorkesi.