E’ il primo Sabato che passo a Genova da mesi. E domani facilmente sarà la prima Domenica che passo a Genova da mesi. Pertanto sembrerebbe che questo in corso sia il primo fine settimana che passo a Genova da mesi.

Vorrei salutare con la manina ondeggiante la signora che in via Edmondo de Amicis ha piantato la propria autovettura nera in doppia fila, con le doppie frecce, ed ha spalancato la porta mentre io sopraggiungevo in motorino. La cosa è avvenuta qualche giorno fa, ma mi sono dimenticato di accennarne perchè comunque è una situazione che fronteggio spesso. Ora che sono qui e non so cosa scrivere, mi sovviene. In corrispondenza al suo parcheggio del culo, c’era un tabacchino, dunque mi sono chiesto cosa avesse avuto necessità di comperare la signora così urgentemente. Forse le sigarette ? Un tagliaunghie ? Dei fazzolettini di carta ? Delle pile ?
Uno di quei luoghi comuni che sottendono alla guida dinamica dei neworkesi dice che il tempo più breve registrato in natura è quello che intercorre tra il semaforo che diventa verde ed il taxista dietro di voi che suona il clacson perchè non siete ancora partiti. Anche qui a Genova vantiamo forse un record in tal senso. Quanto il semaforo diventa verde, l’automobilista di fronte a me viene disturbato nel suo torpore e dopo qualche decina di secondi inizia a realizzare che c’è qualcosa che a quel punto dovrebbe fare, ma senza ricordarsi cosa. Dopo altri dieci secondi ha un lampo e si ricorda che il semaforo verde implica che deve procedere. Dunque per prima cosa preme con molta cautela il pedale della frizione. Poi, altrettanto prudentemente, innesca la prima marcia, guarda talvolta nello specchietto e vede il mio sguardo di odio. Allora aspetta qualche secondo per accertarsi che la marcia sia entrata e solo dopo aver raggiunto la consapevolezza che non gratterà, solleva lentamente il piede in modo che la frizione inizi a fare presa e dunque il veicolo accenna ad un movimento in avanti. Il movimento del veicolo è il segnale che l’automobilista dietro di lui aspetta ed in conseguenza del quale inizia a propria volta a chiedersi “ma cosa cazzo devo fare adesso ? Ah, si procedere!”.
Questo ovviamente è un luogo comune; tutti si lamentano che chi procede è troppo lento e chi segue è troppo incombente. Tuttavia per anni ho pensato che al semaforo i miei concittadini fossero presi da qualche impulso sessuale irresistibile e dunque tendessero a masturbarsi, non rendendosi conto di quanto il semaforo diventa verde. E’ anche così che si formano le code. E comunque se qualcuno dietro si incazza e suona, questo li distrae, il loro coito va a farsi benedire e la loro ansia e nervosismo crescono portandoli a scelte ben precise alle prossime amministrative o politiche.
La signora di prima, invece, secondo me andava ad acquistare proprio le pile per il suo vibratore vagina/ano parlante che canta “Santa Klaus Is Coming To Town” durante l’uso. Questo la giustifica dall’aver commesso la solita infrazione di menefreghismo, cagando la macchina senza preavviso e gettandosi in mezzo alla strada. Se io avessi le pile scariche del mio vibratore parlante proprio sotto le festività, sarei di pessimo umore.
Non sono più abituato a passare i finesettimana a Genova. Da questa mattina sembrerebbero caduti quasi 15 millimetri di pioggia. Secondo me ne sono caduti di più. Arpal sottostima.
Io speravo di poter salire sul tetto e cercare di mettere un tapullo in modo da fermare la percolazione dell’acqua dal camino fino al mio bagno, e invece nisba.

- Ti piove in casa ???
E comunque sia ho acquistato, per la modica somma di €10.-, questo simpatico ippopotamo di legno da un banchetto di cose intagliate africane alla fiera di Piazza Verdi, sticazzi e ancora sticazzi.

Ritengo possibile che NON sia fatto in Cina in un sottoscala. Magari è fatto in Africa, in un sottoscala. C’è chi dice di comprare cose etniche e poi scopriamo che le fanno dei minori in uno scantinato a Prato. No, questo simpatico artefatto di legno scuro è stato intagliato a mano da un artista nel Congo che si guadagna da vivere in questo modo. Invece il computer si che viene dal Far East.
