Si, viaggiare.

Sono salito di nuovo su un aereo dopo 576 giorni, oppure 1 anno, sei mesi e 29 giorni, oppure 18 mesi e 29 giorni di COVID19.

Non è tanto l’astinenza da viaggio, e chissenefrega, basta la salute ed ancora grazie per aver potuto viaggiare liberamente durante i miei precedenti 59 anni di vita. L’astinenza da volo ha comunque convinto finalmente Miriam ad accettare il rischio – secondo lei mortale – di recarsi in luoghi affollati come un aereoporto, un aereomobile, un hotel. L’aereo per Bari era strapieno e la qualità media dei passeggeri comprendeva molto, molto rumore, indisciplina, bambini allo sbando, sporcizia sul pavimento. Per la prima volta ho ascoltato l’assistente di volo che ha spiegato per filo e per segno come si esce dall’aereo, ossia prima la fila numero 1, poi la 2, poi la 3 e così via. Io ero nella fila 28 e nonostante le spiegazioni, appena dato il segnale di slacciare le cinture, molta gente seduta nelle file dietro la mia s’era precipitata ad intasare il corridoio e correva e spingeva verso l’uscita come se l’aereo fosse in fiamme.

Ovviamente non mi perdo in racconti di viaggio che interessano molto meno di un picocazzo. Cito solo una delle esperienze alimentari più notevoli da sempre in questo paesino di pietra bianca dal nome Ceglie Massapica, o Massapico a seconda del tombino. Tombini risalenti al ventennio, senza dubbio. Il paese in realtà si chiama Ceglie Massapica, il cui nome per pura combinazione assomiglia a quello di una piccola comunità ad est di Brooklyn. Come testimonia questo clip finale di un filmetto romantico e sdolcinato (che ho visto in televisione) di qualche anno fa.

Io non amo particolarmente essere fotografato. Per questo motivo cerco di dissuadere chi mi vuole fotografare. Vengo criticato per questo, ma ho la gentilezza di essere sempre ai margini delle persone comparenti nella foto in modo che io venga facilmente tagliato via dall’immagine.

Tra il primo ed il secondo di un pranzo di nozze formale, ho riscontrato una certa vena iper realista nel piattino con il pane. Spicca il Camel Toe centrale, sovrastato da un seno con capezzolo. A destra una rappresentazione dei vecchi tempi, ante-rasatura. Sulla sinistra per finire qualcosa di lungo e nodoso. C’è veramente tutto, complimenti allo Chef.

Sempre in occasione di questo pranzo, dopo il secondo ma prima del taglio della torta mi sono alzato dal tavolo. Eravamo sotto una grossa tenda in un giardino, mi sono allontanato di diversi metri per scoreggiare. Sono stati quattro giorni intensi ed il mio intestino ne risente. Avrei potuto provare a farle silenziose al tavolo, ma non ero certo del risultato e temevo di non passare del tutto inosservato.

Comunque, ero vicino ad un tiglio ed ho notato che una parte del tronco e dei rami più bassi erano ricoperti di questa roba, ragnatele ed insetti minuscoli.

Ho un po’ cercato on line. Non sembrano afidi, potrebbero essere ragni, questo spiega le ragnatele, manderò la foto sul forum di WeAnal per capire qualcosa. (è un ottimo motore di ricerca, lo consiglio)

Fresatura spinta del tratto di erba tra la Pozzanghera ed il Cerchio Inutile. A furia di far passare la cisterna con l’acqua, il terreno era diventato simil-cemento. Questo lavoro, probabilmente inefficace e forse anche controproducente, si completa con la costruzione di un pozzetto collocato in terra a circa 4 metri dal tubo di sfioramento, proprio in fondo, dalla parte opposta al molo. Detto pozzetto sarà collegato alla Pozzanghera con un tubo interrato di adeguate dimensioni. Le prossime cisterne verranno svuotate utilizzando il pozzetto.

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