Il ponte.

Oggi trasferta giornaliera Basaluzzo – Genova. Ho percorso per la prima volta dopo due anni il ponte sul Polcevera, quello nuovo. Eh si, ho provato qualche emozione non facilmente descrivibile. Direi che è pravalso un meccanismo che ha toccato chissà quali banchi neuronali in sequenza, restituendo un sentimento del tipo “non c’è nulla di straordinario, un ponte è crollato ed in due anni lo abbiamo ricostruito più bello di prima”. Una sorta di aplomb nazionalistico, come dire “siamo bravi a costruire una meraviglia in tempi brevissimi, non c’è nulla di miracoloso”. Un briciolo di orgoglio misurato, di nonchalance volutamente distaccata e poco emotiva perchè in Italia facciamo questo ed altro. Insomma, un pasticcio di neuroni in costante litigio.

Ed invece il miracolo c’è stato eccome, ma non se ne deve parlare, perchè in effetti il ponte è un fiore spuntato nella discarica generalizzata, non dimentichiamo chi siamo, come ci comportiamo e da chi veniamo amministrati, questa del ponte è per me una eccezione come un parto di 8 gemelli.

Al ritorno a Basaluzzo sono stato accolto da un evento dolce e meraviglioso. Pioggia. Un nuvolone scuro appena visibile nel mare di nuvole stratificate si è silenziosamente avvicinato. Ho sentito la pioggia cadere nel bosco in lontananza, poi sempre più vicina, infine le prime gocce. Neppure un millimetro di accumulo, ha un po’ bagnato i prati, ma è meglio di nulla e poi l’autunno non è lontano. Il terreno è ancora in modalità estiva, secco e polveroso, l’erba non è neppure più gialla, è sbiancata per il sole costante delle ultime cinque-sei settimane. Ho dato una robusta innaffiata ad una ventina di alberi già grandicelli che hanno iniziato ad ingiallire le foglie prematuramente, segno di stress per mancanza di acqua. O almeno così credo. Dovrei davvero fare una chiacchierata con un botanico, un Arboricoltore, uno che ha studiato la materia e mi può dire le cose con cognizione di causa, non a sensazione come faccio io. Cercherò un libro dal titolo “Come cazzo funzionano gli alberi”.

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