Surf’s up.

Scirocco leggero ed un po’ di onda. Credo che i ragazzi qui si stiano divertendo. Quando avevo vent’anni, mio fratello costituì una joint venture alla quale fui invitato a partecipare. L’unico asset era un windsurf usato con il quale abbiamo entrambi provato ad impratichirci. Mi ricordo bene alcuni tentativi a San Michele di Pagana. Era già una discreta avventura fissare la tavola e la vela sul portapacchi senza perdere tutto per strada o danneggiare gravemente la vettura. Una volta messo il windsurf in acqua, scoprivo che salire sul windsurf è gia di per se non facile. Poi il difficile arriva quando si deve tirare su la vela che oppone una resistenza spaventosa. Non bisogna scivolare in mare o darsi la vela in testa o entrambe le cose. Quando, con estrema fatica, si riesce a stare in piedi reggendo la vela, in genere il vento è contrario ed il windsurf inizia ad andare indietro, che non va bene. Allora con dei colpi di reni e barcollando come ubriachi si cerca di girare la vela e la tavola per prendere il vento dalla parte giusta. Dopo tanto disagio per la incommensurabile goffaggine mostrata, la tavola sembra muoversi ed in effetti si percorrono alcuni metri, puntando senza speranza verso ostacoli come barche, bagnanti, scogli. Per fortuna, prima di speronare qualcuno o qualcosa, l’equilibrio viene definitivamente perso e si piomba in acqua. Ripetere fino a sfinimento. Tornare a casa. Vendere il windsurf.

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