The aftermath

Oggi ho rimesso il naso fuori. Questa è Park Avenue all’altezza della 70ma strada.

Park Avenue alle 11 del 30 ottobre

In genere a quest’ora è affollata di automobili, oggi invece davvero poco traffico, silenzio e ancora meno pedoni. Ogni tanto arriva una ramata di pioggia fine,  che essendo però pioggia americana di provenienza tropicale bagna di più di quella italiana. (Et voilà la mia esterofilia portata al ridicolo).

Uffici, ristoranti, supermercati e negozi chiusi.

Ma la Apple non ha soldi per i sacchetti di sabbia?

Anche il negozio della Apple è chiuso. Alcuni turisti disperati si aggirano intorno alla costruzione in cristallo come smarriti. Come le farfalle che di notte sbattono contro la finestra chiusa cercando di entrare. Magari vengono dalla punta meridionale del Cile, hanno risparmiato una vita per poter venire a New York e comprarsi un Iprot e si trovano il negozio chiuso. Chiuso e con la porta di accesso protetta da una elegante trincea di sacchetti color verde scuro, intonati con il colore del tetto dell’hotel Plaza, che è di fronte e si vede riflesso nella vetrata. Per inciso, in questa posizione il negozio non è a rischio di alta marea, o perlomeno non ancora. Ma la pioggia intensa spinta dal vento si infila nella bella ma poco sigillante porta di ingresso. Comunque, questo è il posto dove gli appassionati di roba Apple passano le giornate, prima in coda per entrare nel negozio, poi in coda per acquistare qualcosa, poi in coda per le personalizzazioni, poi in coda per pagare ed infine in coda per uscire dal negozio.

In attesa dei soccorsi, i locali armati di strumenti di fortuna si mettono all’opera per liberare per quanto possibile la strada e le auto dai rami e dalle fronde di un albero caduto per il vento.

Infine  l’Hunter College che è stato adibito a ricovero per chi è rimasto al buio o vive nelle zone che sono ancora off limits per i residenti.

Un ricovero per sfollati

Questa sera ho ascoltato il sindaco Bloomberg che, in una semplice conferenza stampa, spiegava lo stato dei soccorsi e come procede lo sforzo del ritorno alla normalità. Abituato alle cose di casa nostra, il sindaco Bloomberg sembra provenire da un altro pianeta, o sembra far parte di una razza diversa da quella che abita “Palazzo Tursi”. No, credo sia impietoso fare paragoni in termine di preparazione, proprietà di linguaggio, spessore professionale, esperienza politica, competenza gestionale, abilità nel comunicare, aspetto, serietà dello staff, simpatia, senso dell’umorismo, credibilità. Un giornalista ha chiesto se il Presidente Obama sarebbe venuto a visitare New York per vedere gli effetti di Sandy. Bloomberg ha risposto che aveva sentito Obama in mattinata e che gli avrebbe fatto molto piacere incontrarlo a New York ma tuttavia, in questo momento, ha un sacco di cose a cui pensare… “We would love to have him, but we’ve got so many things to do… ” Fantastico.

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2 Responses to The aftermath

  1. Massimo says:

    Carissimo, credo sia mooolto impietoso non solo fare paragoni con Palazzo Tursi, ma con quasi tutte le ns. amministrazioni.
    Collegandomi anche al tuo post dell’aeroporto di Genova ed ai fatti che normalmente accadono qui da noi, effettivamente, mi viene da pensare se per caso il “terzo mondo” non siamo noi …… , o se forse, siamo già arrivati al “quarto” senza accorgercene.

    • admin says:

      Ma, alla fine della fiera, io parlo e mi lamento ma i nostri vertici amministrativi sono espressione ed immagine della volontà e del voto dei Genovesi, dunque la maggioranza ha ragione e va rispettata. Non è che se la maggioranda dei genovesi dice che mangiare merda fa bene, anch’io mi convinco a mangiarla, ma annuisco silenziosamente, accetto passivo ma nel contempo dirigo le mie emergie altrove, dove serve.