Quasi 100.

Quasi la temperatura corporea di un essere umano. Allora, penso io, non dovrebbe essere una condizione di disagio. Il mio corpo è immerso nella mia temperatura normale. Sai che meraviglia; non devo far niente e sto che è una bellezza. E’ invece no; da svariati centinaia di migliaia di anni siamo abituati ad una temperatura media ambientale di circa 25°, pertanto il nostro corpo è programmato per non smettere mai di produrre calore per compensare la perdita per sfiorameno ed irraggiamento. E sopra i 25° se non inizio a dissipare inizio a lamentarmi.

Mi sto inventando tutto ma mi suona ragionevole.

L’umidità non sembra troppo alta, dunque soffro come un animale ferito ma sudo poco. Oppure mi sto disidratando e questo è il mio ultimo post.

I prossimi giorni si replica con gli interessi, voglio vedere se arriviamo davvero ai 40° visti dal modellame.

I cento sono riferiti ai gradi F. Ossia la scala prende in considerazione la temperatura corporea come 100, tutto il resto si fotta. Non so cosa vogliano dire zero F°. La temperatura alla quale, se tengo le balle esposte all’aria, si seccano e cadono per terra? L’inventore di questa stupida scala di merda, tale Daniel Gabriel Fahrenheit, ha provato di persona?

Ah, l’acqua bolle a 212°, che è il prefisso telefonico delle linee fisse di Manhattan, New York. Ma non cambio idea su quanto sono scemi i popoli che ancora la usano.

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Finestre.

Quando fa molto caldo a Basaluzzo, le finestre dotate di zanzariere vengono aperte di sera quando la temperatura esterna scende fino ad essere inferiore di quella interna. Poi ogni decimo di grado guadagnato verso il basso è bene prezioso per poter avere temperature fresche in casa il giorno dopo.

In tempi di caldo normale, il momento di aprire le finestre è verso le 9. Però adesso che arriva il caldo africano, il cambio avviene dalle 11 in avanti, e con i 40 annunciati per i prossimi giorni, mi sa che dovrò attendere fino all’una, le due del mattino.

Al momento ci sono 26.6° in casa e 26.5° fuori. E’ giunto il momento di aprire le finestre. Buona notte.

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Arrivano i 40.

Esperimento; in questo grafico la scala dei valori riportati a sinistra si sposta in modo che i 30° vanno al posto dei 40°. Queste erano le medie climatiche di quando ero adolescente. Per completezza di informazione, le minime allora sarebbero state più basse di poco meno di 5°, non dieci, ossia l’ampiezza delle onde sarebbe stata inferiore, meno escursione termica insomma.

I dati storici sono presenti sul sito di ARPA Piemomte, li avevo anche trovati sul sito della SMI, adesso non li trovo ma da qualche parte ci saranno.

Morale; le temperature medie sono aumentate in una sessantina di anni poco meno di 1,5° a livello planetario, ma su scala locale, che cazzo?

Non mi resta che creare un bosco di Paulownia Tomentosa. Il vivaio più vicino è dalle parti di Valenza, ci farò un salto per farmi un’idea di come funziona la cosa. Ho letto caratteristiche straordinarie di questo albero, talmente straordinarie che mi sembrano mezze balle. Intanto vediamo questa ragazzina; mi sembra che sia davvero cresciuta di una decina di centimetri. Ho una foto precedente ma è scattata da una distanza ed angolazione diversa, difficile mettere le due foto a confronto.

E mentre aggiorno questo post con questa foto banale, un gruppetto di Gazze si agitano sul tetto e nel pavimento appena fuori dalla finestra facendo tutto il casino possibile per le loro specie.

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Il Buco ha prevalso.

Ha detto bene il LAM che vedeva nulla nella bassa e dunque nemmeno una goccia. Adesso ci attende una terza ondata di caldo di matrice africana, un bel 41.7° come massima che sposta la latitudine di Basaluzzo di circa 2000 km verso sud. Ma va tutto bene secondo alcuni osservatori. Tranquilli, il clima è sempre cambiato.

Il Pratone ha subito un taglio simile a quello della mia testa ad opera della parrucchiera di Astypalea. Io non credo di aver sollevato lo stesso polverone.

Il Cerchio Incolto svetta nel prato tagliato a zero. Temo che le querce di New York siano tutte morte per il caldo e secco della ultima settimana di Giugno. Se ce ne fosse ancora qualcuna viva, seccherà con i quaranta dei prossimi giorni.

Colori di inizio estate. A destra il Cerchio Inutile che ormai sta diventando un boschetto, a sinistra la collinetta che lascio incolta.

Sono stato aggredito da una Orecchietta al Pomodoro. Ne avevo ben tre, due mi sono cadute sui pantaloni, con disappunto di Miriam. Una è rimasta per diversi minuti ma poi anch’essa si è lasciata cadere.

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Questo sarebbe intenso.

Ma ci sono altri modelli che vedono un fenomeno molto meno intenso ed un altro che vede solo un po’ di pioggia perlopiù sul mare.

Per le mie aride terre basaluzzesi io spero fortemente in un bell’acquazzone, ovviamente senza eccessi. Ma se dovessi scommettere una considerevole quantità di denaro, beni materiali ed immateriali, oro e gioielli, e considerato che di mappe del genere, con condizioni simili e direzioni di questo tipo ne ho viste diverse, direi che qui vedremo poco o nulla.

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Problemi con la pompa.

Qualche giorno fa le bolle dell’ossigenatore sono diminuite per poi scomparire. La pompa era risultata rovente, probabilmente si sono cotte le membrane che spingono l’aria nel tubo; non pompando più aria il motore si è surriscaldato. Allora ho acquistato una nuova pompa.

Tutto questo senza doppi sensi.

Ma una volta avviata la seconda pompa, scoprivo con malcelabile disappunto & perplessità che non usciva dall’acqua nemmeno una cazzo di bollicina.

Ho tirato fuori dall’acqua il trombino circolare che serve per fare tante bolle piccole in luogo di poche bolle ma grosse. Era ricoperto di alghe e dunque otturato. Ho rimosso le alghe con una spugnetta di cucina, ed ora sembra funzionare tutto come prima, meglio di prima.

Questo brano va letto con la voce profonda tipo Alberto Lupo, perchè l’ascolto possa sprigionare il pathos che il racconto contiene.

Il prestigioso mobiletto a tenuta che contiene la pompa era pieno di cacchine di non so quale animale. Entra, o meglio entrano perchè non può essere un unico individuo a fare così tanta cacca, dal buco che serve per la corrente elettrica, l’aria in antrata ed il tubo che va nella Pozzanghera

Ho mangiato due yoghurt, tanti cari saluti.

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E non li dimostra.

Ti fermi e fai la foto. Cifra tonda, il fido mezzo d’opera è impolverato ma funziona sempre bene.

Anche un membro della mia famiglia ha fatto il fermo immagine sul suo compleanno, non li dimostra e per l’occasione un temporale sul mare al largo di Rapallo ha fatto la sua figura.

Modestissimo filmatino di uno dei numerosi fulmini tra nuvole del temporale in oggetto. Prima a velocità normale, poi rallentato. Una pataccata

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Il solito gabbiano.

Foto che sapevo di aver salvato ma non sapevo dove. Era sul laptop di Basaluzzo. Peccato per un pezzo di ala mancante.

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Il mio primo Olivo.

Era da un po’ di tempo che Miriam voleva un Olivo. Fomentata da amici che vivono nelle vicinanze ed apparentemente hanno delle intere colline riempite di Olivi, io non ero particolarmente propenso ma sono stato al cimitero di Valenza.

Al cimitero di Valenza c’è la tomba di famiglia. Nel parcheggio del cimitero c’è Rosangela che da diversi anni ha un container e vende fiori. Persona cordiale ed intraprendente mantiene la cappella pulita e c’è sempre qualche fiore.

Sono andato a salutare gli antenati ed ho visto che Rosangela esponeva alcuni Olivi in vaso.

Ai tempi dei miei nonni, mettere un Olivo nelle campagne del Basso Piemonte era un azzardo quasi da ridere. Non era il freddo invernale, bensi probabilmente erano le frequenti e persistenti nebbie invernali che stremavano gli Olivi e dunque non era ragionevole, non avevano vita facile e di olive neppure l’ombra.

Adesso che la nebbia è cosa rara perchè l’anticiclone russo non si fa più vedere, è diventato abbastanza normale mettere uno o più Olivi nella Bassa Alessandrina.

La messa a dimora mi è pesata in termini di fatica, non per il buco piccolissino che si è reso necessario, ma per la sistemazione di una pedana il legno che, spero, proteggerà la giovine piantina da passaggi troppo radenti del trattorino tagliaerba e da l’ancor peggiore minaccia del decepugliatore.

Buona fortuna, Olivo della Pozzanghera Fangosa.

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Accolti da due temporali.

Ho trovato la campagna abbastanza in buona forma, nonostante le due settimane di caldo fuori scala. La quercia che si era spogliata è piena di foglie nuove, l’erba dove si innaffia è verde, altrove è estiva con giallo e molte pianti di cicoria. Due temporali nel giro di un’ora; il primo soprattutto pioggia, sopra il filmato. Il secondo soprattutto vento, molti rami strappati, un tiglio dalla Pozzanghera piegato, bisognerà mettergli un tutore. 35 millimetri il bottino dei due. Raffiche a 60 km/h. Poca attività elettrica, niente grandine. Mi piove un pochino in casa, o meglio, cola su un muro interno che da in facciata, ma poteva andare molto, ma MOLTO peggio.

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