Primo maggio e 17 giugno. La differenza che si nota per prima è che la webcam apparentemente si è mossa; si è abbassata e ruotata. Potrebbe essere sia la webcam che il palo che entrambi. Dovrei salire sul palo ma ho il sospetto che mentre sono in cima, il supporto cede ed io finisco per terra, da quella altezza mi faccio molto, molto male.
Sto pensando di mettere un palo in cemento che colorerei tipo legno, una mezza schifezza ma sarebbe una soluzione abbastanza definitiva.
E poi la differenza tra le due foto; il colore dominante che da verde sta girando a giallo. Normale visto il caldo che sta facendo, siamo a metà giugno ma le medie sono quelle di fine luglio, e facciamo finta di nulla.
… abbiamo un problema. Uno di quelli che io non capire io non sapere risolvere in quanto vanno ben oltre il mio modestissimo bagaglio di conoscenza.
Tutte le immagini non si vedono. Ci sono, perchè controllo nelle cartelle sul server, ma non vengono pubblicate. Allora, nel panico, clicco su una singola foto a caso e mi viene fuori un messaggio che mi avvisa che la fonte della foto non è sicura, in altri termini, potrebbe essere una minaccia se la scarichi. Mi permette di scaricarla, però la responsabilità è mia e sono stato avvisato del pericolo. Procedo con la rischiosa operazione, la foto diventa visibile e lo diventano tutte le altre. Mistero. O meglio, immagino sia qualcosa che ha a che vedere con i certificati e con i permessi che vengono dati per l’accesso alle cartelle sui server, il browser sul mio computer si insospettisce e blocca le immagini. Come ovviare? Idee vaghe e confuse.
Allora mando un messaggio di aiuto al Complice, il quale mi conferma che è un problema di accesso alle cartelle, oppure di semantica della superscazzora brematurata con scappellamento a destra come fosse antani. Ma ci pensa lui a sistemarlo.
Un rovescio di pioggia visto dalla webcam e dal radar Doppler. Il radar punta in alto ed infatti vede anche le virghe appena accennate verso destra, quelle che non arrivano al suolo.
Questo non è l’anticiclone delle Azzorre, questo è il malefico promontorio africano che in queste ore sta iniziano la sua rimonta e che ci cuocerà per bene per diversi giorni.
Martedì 23 Giugno la temperatura sfiorerà i 38° (trentotto gradi celsius, novantanove di quei gradi che usano in USA).
Non sono neppure le temperature storiche della quarta decade di Luglio per Basaluzzo, forse lo sono per il Cairo, forse per Abu Dhabi. Benvenuti nell’estate 2026.
A parte l’espressione, quello che direi è diventata una mia caratteristica, una sorta di marchio di fabbrica, il mio LOGO, è l’addome che contiene un paio di tette consistenti ed una manigliona che mi circonda come un salvagente.
La vecchia palizzata originale, ossia il primo tratto che precedeva gli altri chilometri che avrei messo come colto da febbre tropicale sotto effetto di sostanze psicotrope.
Sta cadendo a pezzi. Le Truppe Rumene se ne sono accorte e siccome mi conoscono, hanno proposto di rimpiazzare il tratto con una nuova struttura. Il costo chiavi in mano è simile a quello della ricostruzione del ponte Morandi e non lo paga il Meraviglioso e Munifico Piano di Resilienza, ma lo pago io.
Prima fase, si smantellano i pali orizzontali della vecchia staccionata (vedi foto). Poi si mettono i pali verticale della nuova, poi si tolgono i fili elettrificati dalla vecchia e li si rimontano sui nuovi pali. Poi si tolgono i vecchi pali. Poi si montanto i nuovi pali orizzontali. Poi arriva il conto.
A Genova sul tetto di casa ho i gabbiani e tre piccoli. I piccoli non hanno l’aspetto tenero dei pulcini di gallina. Secondo gli standard di noi umani, vada per il piumaggio, ma la testa ed accessori non sono belli, sembra un mostro preistorico. Il genitore (1 o 2 non so) osserva ed ogni tanto emette qualche commento di disappunto nel vedere noi sul terrazzo.
Genova al tramonto è banale come la stragrande maggioranza delle cittadine del mondo, sempre al tramonto. Poi uno può pensare che sia particolarmente bella per motivi di affetto, io sono neutro.
Non so se questa è la Rosa Aspirina, ma fin che ci sono una foto le meritano.
La Pozzanghera è frequentata da mamma capriolo e due piccoli. Ero sulla panchina e la loro mamma mi ha visto, ma non hanno ritenuto che rappresentassi un problema. Ho assunto alcune informazioni sul terzetto, abitudini e così via. Abbastanza interessanti ma sticazzi.
Avrei una foto di un piccolo che succhia il latte materno. Non vorrei che il “sistema” mi contestasse perchè mostrare una foto del piccolo che viene allattato dalla madre non è rispettoso per i piccoli che invece non succhiano il latte materno per qualche allergia alimentare, o la mamma è senza capezzoli, o per i maschi che non possono allattare ma lo vorrebbero perche si sentono di genere femminile. L’ho resa woke-compatibile coprendo la parte sensibile.
Oggi grande camminata. All’andata avevo anche il vento a favore. Però nel tardo pomeriggio mentre ero dall’elettricista ho avuto una crisi; ho inziato a sudare, a tremare ed a provare quella sensazione che devo bere e mangiare qualcosa subito altrimenti muoio.
Per fortuna li vicino c’è la mia gelateria preferita, ho preso uno yogurt abbondante con il miele. Poi c’è anche una panetteria che fa dei funghi di meringa con il cioccolato molto buoni, e per concludere un bar dove c’è una ragazza al banco particolarmente graziosa ed ho preso un succo di ananas.
Prima ero stato dalla Vodafone dove sono molto gentili ma i tempi per fare qualsiasi cosa sono biblici. Ho anche incontrato un amico nel negozio e ci siamo abbracciati sconsolati e commossi augurandoci buona fortuna. Io non so se ho risolto la mia questione, perchè quando inizi a parlare scopri che c’è una situazione che si sviluppa a frattali e livelli sovrapposti, per fare A devi prima sistemare B, ma se non hai prima risolto C non puoi gestire B. Poi ci sono molte altre lettere dell’alfabeto. Con un po’ di ulteriore fortuna (oggi c’era) il sistema si pianta a livello globale e devi aspettare che in qualche stanza misteriosa chissà in che località del pianeta, qualcuno stacchi la spina di un grosso server e conti fino a dieci prima di riattaccare.
PS. La panetteria è quella dove qualche anno fa, alla mia richiesta di focaccia, la ragazza dietro il bancone aveva risposto “ce l’ho secca”. Io l’avevo guardata con aria forzatamente mesta e le avevo detto qualcosa tipo “mi dispiace molto” con un doppio senso che non so se era stato colto.
Parola che mette insieme secchio e budella di tu’ madre. Adesso non ricordo bene. Oggi da quelle parti avviso di caldo intenso; se siete dei poveracci e non potete permettervi l’aria condizionata, pronto l’elenco dei posti aperti al pubblico dove potete farvi congelare i maroni.
Invece qui c’è un gabbiano, forse correlato ai piccoli che sono nati poche settimane fa e che si aggirano sul tetto di casa.
Sopra. Cirri in rapido transito da ovest verso est. A fianco. La mappa è quella della Jet Stream. Sul NW italiano on è segnata perchè la velocità del vento è sotto la soglia del 180 Km/ora, ma pur sempre una corrente discreta che trascina i cristalli di ghiaccio formando strisce. (tutto inventato)
Per la serie “cosa già viste e sentite” ecco il gran premio api, versione 2026. Bisognerebbe avere un registratore serio e stereo per apprezzare il ronzio di qualche centinaia di api che suggono il nettare. Ho notato che l’intenso, meraviglioso profumo che si sente, varia di pianta in pianta e probabilmente dipende dallo stato di avanzamento della fioritura, oppure è una mia falsa impressione dovuta ad altri fattori, direzione dell’aria, temperatura, umidità, quantità di fiori e/o di muco nasale, il mio tasso alcolico.
Per l’occasione di una festa di compleanno abbastanza formale, i padroni di casa hanno invitato a patecipare due ragazzine che a turno sfoggiavano vestiti floreali ed altri argomenti. Carine, sorridenti e forse un po’ imbarazzate nel circolare tra gli invitati, un centinaio di ultrasessantenni e multisettantenni.
L’ultimo vestito indossato era bianco con paralume in testa. Parlando con due amici ho rimarcato come ho cercato l’interruttore di una di queste abat jour ed ho premuto quello che mi sembrava un interruttore, ma non lo era e la tipa si è un po’ risentita. Allora mi sono scusato con la tipa, ho capito che bisognava cercare il filo da tirare come si faceva una volta, la cosi detta “peretta”. Ho trovato il filo, era proprio quello, ma quando ho provato a tirarlo la ragazza se l’è presa ancora di più.
Il raccontino è molto piaciuto a due amici ma non a due signore che non conoscevo, erano li ad ascoltare quello che dicevo e la loro espressione è cambiata mentre andavo avanti nell’esposizione. Miriam era imbarazzata, ha fatto finta di non conoscermi, si è girata e se n’è andata. E non avevo neppure approfondito la cosa del cordino da tirare. Non si può dire niente.
Oggi sono andato dal mio vivaio spacciatore di piante ed alberi. Non avevo intenzione di prendere qualcosa ma volevo solo verificare la disponibilità di alcuni alberi di Ginkgo Biloba che penso di mettere in terra il prossimo inverno quando saranno morti un gruppo di olmi che stanno manifestando la malattia e che entro un mese o anche meno saranno completamente secchi.
Invece sono tornato a casa con un alberello di Pauwlonia, pagato ben €15. Perchè non so se esista la circostanza nella quale io vado da un vivaio e torno a mani vuote. Se io entrassi in una panetteria che fa la focaccia, non credo uscirei dalla panetteria senza almeno un rettangolino di focaccia. Stessa storia.
La Pauwonia è un albero molto invadente, meno dell’Aliantus ma più delle Acacie. Ha bisogno di molta acqua quando è giovane. Non si dovrebbe mai mettere un alberello a dimora nei mesi estivi. Preferisce terreni sabbiosi, io l’ho messa nell’argilla. Insomma la pianta meno indicata, nel posto sbagliato al momento sbagliato. Qualche mese fa avevo letto che la Pauwlonia è la panacea di tutti i mali; cresce in fretta ed assorbe un sacco di CO2. Il vivaista però mi ha detto che la Regione non da più fondi per acquistare le Pauwlonie, le Acacie e gli Aceri Saccarini.
Ho scavato un buco nell’argilla dura come il cemento facendo tutti i movimenti, sforzi & colpi con mani e braccia che il reumatologo mi ha detto proprio di NON fare. Poi ho versato una carriolata di acqua nel buco e dopo mezz’ora non era calata di un millimetro. E da questo tipo di osservazione del territorio che mi convinsi di fare la Pozzanghera.
Infatti dopo circa 12 ore nel buco c’è ancora buona parte dell’acqua. Ho deciso di non toglierla.
Metterò la pianta immergendola nell’acqua, in fin dei conti avrei comunque dovuto irrigarla dopo.
La Pianta, dietro c’è l’angolo degli alberi di Natale e dietro ancora il Cerchio Inutile.
Non avevo mai messo un alberello a dimora in un buco mezzo pieno di acqua. Ho mischiato la terra del buco con terriccio da prato. Ne è venuto fuori una specie di minestrone semiliquido che ora circonda le radici. I casi sono due; o le radici marciscono e la pianta muore, oppure no. Nel caso la pianta sia viva tra un mese, la vera sfida è se supera l’estate.
Una delle due ninfee ultime arrivate ha messo il suo primo fiore. Credo sia un buon segno, in genere le piante mettono fiori solo se stanno bene. Quest’ultima affermazione è farina del mio sacco alla quale voglio credere ma non trova riscontro nella letteratura accademica.