Oggi molte visite.

Caprioli, tre di cui due maschi che giocavano simulando di lottare. Sono stati li per un po’ correvano garruli avanti e indietro. Poi mi sono scocciato di starli a guardare ed ho cercato di colpirli con il bazooka, ma erano lontani ed ho centrato una cascina poco distante. In basso a sinistra due fagiani femmine. Si dice “fagiane”?

Stessi fagiani di prima, tre femmine ed un maschio. Con un po’ di fantasia ed occhiali da vista si intravedono nell’erba. Credo siano stanziali, potrebbero essere gli stessi che ho già visto qualche tempo fa.

Un cormorano che sta per toccare l’acqua della Pozzanghera. Il pennuto girava in tondo mentre tagliavo il pratone, non sapeva se posarsi o scappare definitivamente, la foto è precedente al taglio.

Gastone studia la situazione sul molo. Gli piace stare li quando è mattina presto. Il collo sparisce dentro le spalle, spunta il becco. Mi sono applicato per fornire queste informazioni di biologia spinta.

Gastone ha pescato. Lo dice il Consulente Biologico. Io credo a quello che mi dice il Cons.Bio, però vorrei domandare (a Gastone): che cosa fai li immobile con il pesce nel becco, hai mai visto qualcuno che resta li, con i piedi nell’acqua gelata, con una briosche tra i denti?

Taglio del pratone. Scacciati un coniglio ed una garzetta. Quest’ultima non era affatto spaventata dal trattore e da chi lo guidava, se n’è andata quando la stavo per investire. Evidentemente sono abituate ai mezzi d’opera che girano sui prati della Bassa Alessandrina. Probabilmente non s’è ancora visto un agricoltore che tiene un fucile mitragliatore in cabina.Il coniglio invece mi sembrava più spaventato, prima ha provato a nascondersi nell’erba alta, poi quando ha capito che io ero inesorabile, è fuggito nel vicino bosco. Vi ho lasciato il cerchio incolto, andateci.

Strano pensare che dalle parti della Luna in questo momento c’è una capsula con quattro persone a bordo che sta viaggiando a -mi pare- circa 10.000 km all’ora. C’è anche una webcam che trasmette in diretta dalla capsula, si vede un motore, una serie di flutes da Champagne ed il buio assoluto dello spazio.

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Oggi freddo.

Bello scherzo d’Aprile di merda. Boh, speriamo bene per gli alberi che hanno le prime foglioline che si stanno aprendo, che si deve dire?

Oggi c’è affollamento dalla Pozzanghera; Gastone, il cugino bianco di Gastone e Igun (Il Grosso Uccello Nero) che poi mi si dice sia un Cormorano.

La scorsa notte durante una veglia da età avanzata, mi sono accorto che tutte le webcam erano indietro di un’ora. Il rincoglionimento geriatrico mi ha rallentato in tutti questi giorni nel rendermi conto dela discrepanza. Alle 2 del mattino ho impiegato diversi minuti per capire quale era l’origine del problema; nel menu di configurazione delle HIK c’è la sezione dedicata al Day Saving Time, ovvero l’Ora legale del cazzo. Insomma la macchina dovrebbe aggiornare automaticamente l’ora in base al calendario dell’ora legale.

Però i cinesi hanno impostato la funzione come Aprile, prima settimana, prima Domenica, alle ore 2. Ossia Domenica 5 Aprile 2026. Ecco perchè le webcam erano indietro di un’ora, erano ancora nell’orario invernale, o in quello cinese. Ho modificato in Marzo, Ultima settimana, Domenica, ore 2 ed ora, salvo pazzia, le webcam sono tutte aggiornate. Ad eccezione della webcam di Grange che inquadra verso ovest e che non riesco a raggiungere da remoto perchè devo aver fatto qualche errore. Finchè non vado a Grange reterà così. (sticazzi notevole)

Il Complice mi ha spedito la webcam che andrà a sostituire quella rotta di New York. Gli ho trasmesso questa immagine sperando che mi mandasse una seconda webcam, scusandosi per il disagio delle prima webcam palesemente contraffatta dal corriere.

Non c’è cascato, gliela devo proprio pagare.

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Oggi vento.

Qualche raffica tra i 25 ed i 30 km/h ma nulla di particolare; “brezza vivace” oppure 4 della scala Beaufort.

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Luna

Ho appurato che tutte le mie HIK non possono trasmettere live su Youtube. Manca una funzione, piccola piccola ossia un microfonino che riprende i rumori ambientali. Sembrerebbe una piccolezza ma evidentemente l’aggiunta comporta non so quale superscazzora brematurata ed insomma, non live su Youtube.

La futura webcam di New York 2 è stata spedita e mi dovrebe essere recapitata a giorni. Questa invece ha il microfono e la lettera “U” nella sigla del numero di fabbrica. C’è un sito italiano della cinesissima HIK, ma a parte qualche frase in lingua locale, è tutto in inglese. E sti cazzi dove li mettiamo?

Abbastanza lontani i due episodi piovosi, ma aspettiamo con pazienza.

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Si gratta?

Gli aironi si grattano la testa? Non avendo braccia, sono costretti ad usare una zampa, il che li rende degli ottimi equilibristi. Avrà mica una malattia della pelle?

Un accenno di onde di Kelvin-Helmholtz in questa foto scattata dall’ufficio che ho dovuto ritoccare pesantemente, altrimenti non si vedeva un cassettone.

Eddai, questa è photoshoppata, di Gastone ce n’è uno solo.
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Domenica tiepida.

Con foto varie e commento con pretese per ciascuna.

Era qualche tempo che non riuscivo a fotografare le quattro carpe insieme. Si vedono a malapena nell’acqua torbida. Gli algoritmi di Facebook mi propongono a nastro pubblicità di sostanze che rimuovono le alghe dai laghetti. Da qualche tempo però si sono aggiunte pubblicità di prodotti magici che in pochi minuti rendono cristallina anche l’acqua di una discarica abusiva. Credo siano flocculanti, che conosco ma in modo superficiale. Mostrano acquari con acqua tipo questa, dove buttano un misurino di quella sostanza ed in pochi istanti l’acqua è perfetta. Ho la tentazione di provarli, ma temo che, se va bene, ho speso soldi inutilmente, non succede nulla ed i pesci non muoiono.

In compenso mi sono lasciato irretire da uno di quei filmatini dove un tizio spiega che un certo impensabile prodotto gli ha cambiato la vita. Ho investito €13 in un diapason the emette un suono esattamente a 128 herz. Se lo stimoli con un martelletto e lo avvicini alle orecchie, la vibrazione interagisce con i nervi dell’orecchio e gli acufeni scompaiono come per miracolo. Non ho ancora iniziato la terapia che proverò tutte le sere con modalità e dosaggi totalmente inventati perchè nella promo del diapason non c’è nessun riferimento, ossia ci devo passare un minuto o un’ora per orecchio? Non lo so.

La tradizionale foto con girini edizione 2026. Vince il premio “sembro uno spermatozoo” uno in alto a destra.

Questo è il tronco di uno degli aceri campestri la cui corteccia si è seccata qualche anno fa per i motivi già esposti. E’ uno dei vincitori del premio “Albero Tenace nonostante tutto”. Oggi si direbbe “resiliente” ma è un termine di moda e mi sta sui coglioni.

Uno dei due grossi peri che erano qui quando acquistammo il rudere. Notare il tono grigiastro della foto, il sole era offuscato da una novolaglia alta e sottile.

Miriam mi chiama dal supermercato e mi dice “quanta torta (di verdure) è avanzata?” perchè se è poca compro degli gnocchi. Segue una discussione sul reale ed intrinsico significato di parole come abbastanza, non tantissima. Alla fine, per terminare la dissertazione, le ho mandato una foto con un riferimento oggettivo. Non ha acquistato i gnocchi, o gli gnocchi, o X gnocchi.

Temo si stia diffondendo tra i moticiclisti meno dotati una nuova moda. Non paghi di aver preso il vizio di tenere stupidamente un piede che sfiora l’asfalto sempre, anche mentre si guida, recentemente ho visto diversi esemplari che guidano ostentatamente con la mano sinistra mollemente adagiata sulla propria coscia. Bravi, intelligenti soprattutto. Vi auguro buona fortuna. Idioti. Mi verrebbe voglia di iscrivermi ad una pagina di motociclisti su Facebook e porre il quesito “ma ci siete o lo fate” ma probabilmente mi prenderei degli insulti. Cazzi vostri.

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Gli Aceri Campestri.

Sul retro di casa io feci mettere i primi alberi quando non avevo idea di come si curassero. Il vivaista che li venne a mettere a dimora, incaricò dei Visigoti che forse sapevano come squoiare un capriolo dopo averlo ucciso a colpi di bastone, ma non avevano idea di come si dovessero impiantare degli alberelli già cresciuti. Buco troppo piccolo, nessun impiego di terriccio, riporto della stessa terra pressata con cattiveria sopra le radici.

Insomma metà degli alberi moririono di sete l’estate successiva. Anche perchè nessuno mi disse che andavano irrigati con frequenza assoluta. Di quelli sopravissuti, sei Aceri Campestri hanno attecchito con danni più o meno evidenti. Tre di loro sono davvero malpresi; metà corteccia bruciata, dissolta, tronco esterno seccato, crescita stentata, molti rami che muoiono.

Li tengo perchè sono un inno alla lotta per la sopravvivenza e non mi sento di tagliarli. Anzi, oggi ho circondato questi sei eroi con un sacco di stallatico ciascuno.

Poi ci sono le mie idee fatte in casa; visto che la terra è ancora ben bagnata dalle piogge delle ultime settimane, non ha ancora acquisito quella impermeabilità assoluta di quando è secca e dura. Se io spargo dello stallatico in corrispondenza delle radici e successivamente irrigo abbondantemente, l’acqua con le sostanze nutrienti dissolte penetrano nella terra e raggiungono l’impianto radicale con gioia della pianta.

Questa teoria è frutto delle mie fantasie non supportate da un percorso accademico in presenza del quale, sospetto, assumerebbero il connotato di “stronzata di prima grandezza”.

Almeno ho controllato che la pompa della cisterna funziona, ed è una ansia di meno. I tubi di plastica sono duri per il freddo e non sono riuscito a riavvolgerli, adesso sono stesi sul marciapiede.

Le temperature scese sotto lo zero la scorsa notte non sembrerebbero aver provocato danni alle prime foglioline dei carpini e degli aceri saccarini. E’ tutto, vostro onore.

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Taxi!!!

Storiella di poco significato quella vissuta da mia moglie ieri sera. Aperitivo allungato con qualche amica in centro. Verso le 9 di sera bisogna tornare a casa e con una sua amica che abita sulla strada, chiamano un taxi al numero solito. Musichetta insopportabile di un qualche cantante neo melodico impegnato del cazzo che ha una voce molto intensa, dice cose importanti ma se lo vedessi per strada e mi dicessero che è lui l’autore, proverei ad investirlo con la macchina.

La cooperativa risponde con Iris, o come si chiama, che dovrebbe essere intelligenza artificiale. Chiede l’indirizzo esatto ma in Piazza Fontane Marose è difficile vedere i civici ed il sistema senza un numero prima si impantana e poi decide di passare la chiamata ad un essere umano. La signorina risponde, capisce l’indirizzo, in genere c’è una fermata di taxi proprio li ma un giovedì alle ore 9 di sera non ce ne sono. Mette in attesa “stiamo cercando il suo taxi”. Ma dopo un quarto d’ora della terribile nenia melodica, ricompare la signorina che dice che A) non ci sono taxi nella zona e B) provi a richiamare tra mezz’ora.

Allora le ragazze percorrono via XXV Aprile in direzione Piazza De Ferrari. Vedono un taxi fermo alla fermata ma “è prenotato”. Ce ne sono altri due ma senza gli autisti. Finalmente arriva un quarto taxi e le ragazze lo fermano d’imperio e rientrano a casa.

I tassiti o taxisti sono quasi sempre cordiali e simpatici. Ma la cooperativa che li gestisce è un disastro. Sono pochi? Male organizzati? Si, ho capito, Genova con la testa ancora nel dopoguerra non tollera UBER, per carità del cielo, ma siamo matti? Ma almeno che ci sia un servizio sopra la soglia del decoro. E’ già domani o siamo già nel 1800?

Da Google; Uber operates in over 10,000 to 15,000 cities across roughly 70 countries worldwide. The service is available in major cities across six continents, with extensive coverage in the US, Europe, and Latin America. Availability can vary by city and time of day. 

Si, certo, ma non a Genova perchè…

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Intelligenza artificiosa.

Sono andato a fare alcuni esami alla mia mano sinistra; il dito del vaffanculo va a scatti ed ho l’intera mano indolenzita. Sono andato in una clinica, convenzionata con la mia assicurazione, la cui illustre storia va indietro di tanti anni, vi vanno a farsi curare e poi a morire un sacco di genovesi, anche mia madre è morta li. I titolari sono noti per sponsorizzare rumorosamente i candidati sindaci in aria di vincere le elezioni.

Il referto non mi sembra denunci patologie gravi, c’è una spiegazione lunga molte righe ma devo farla leggere ad uno del mestiere che me la traduca in italiano corrente, perchè non ci capisco un cazzo.

Come ormai fanno le cliniche, gli ospedali e molti studi e centri di analisi, hanno un portale dal quale si possono scaricare i referti, è una cosa molto comoda. In questo caso, quando gli esami sono terminati e si paga il conto, viene consegnato un foglio di vecchia cara carta che contiene un primo PIN alfanumerico. Il secondo codice PIN arriva via email. A quel punto si va sul loro sito e con i due PIN ci ci accredita e si scarica il referto.

Mi è arrivata la mail con il PIN numero 2, ho provato ad accedere e non me lo permette perchè, dice lui, qualcosa nei PIN è errato.

Allora ho scritto spiegando l’accaduto. Ecco qui sotto lo scambio di email; come è noto, il primo in ordine di tempo è quello più in basso, le risposte successive salgono in sequenza.

La costruzione “Le potrei chiedere” usata dalla clinica è poco corretta. Io avrei dovuto rispondere “Si, ritengo che lei possa, chieda pure” alla quale sarebbe dovuta seguire una risposta del tipo “grazie per permetterci di chiedere. La domanda è la seguente; mi può inviare i due PIN?”. E’ questa usata dall’Intelligenza Aritificale una costruzione volutamente gentile ma in realtà sembra troppo servile, “potrei chiedere di chiedere”.

Un po’ come se io ad un cameriere in un ristorante domandassi “potrei chiederle dove è il bagno?”, laddove la risposta del cameriere corretta sarebbe “si, me lo chieda pure, ma non garantisco di averne per il belino di risponderle”.

Ad ogni buon conto, oggi sono passato in clinica, ho ritirato i referti, le lastre il dischetto e dunque il servizio IT può metterci tutto il tempo che vuole per cercare di provare a tentare di voler pensare di risolvere il problema.

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Il cambio del router.

Siamo ormai, credo, tra la minoranza di coloro che hanno un telefono fisso a casa. Ma noi abbiamo deciso di averlo anche perchè avendo Internet, il costo aggiuntivo di un telefono è minimo. Però che funzioni, cazzo.

Sono diverse settimane che il telefono si ammutolisce. Spengo e riaccendo il router, il telefono funziona. Passa qualche ora, si ammutolisce di nuovo. Chiamare il 187 è come girare una ruota della fortuna; ti può capitare tutta la gamma di operatori. Si va dalla persona gentile e competente a quella che non sa cosa rispondere, si intuisce che non ha capito il problema e che se ne strafotte di cercare una soluzione. E la colpa non è mai di TIM. Ho cambiato presa telefonica, poi ho sostituito lo stesso telefono. Avevo captato la voce che dice “non può essere il router, o funziona tutto o non funziona niente”. Dopo diverse telefonate alla fine l’addetto che risponde dall’Italia, messo in un angolo dai miei test precedenti, ha detto “ma il suo router non è marchiato TIM, come faccio ad aiutarla?”.

Allora ho comperato su Amazon un router hub di TIM. Non si trova nei negozi. O meglio, forse si trova, ma nei negozi di telefonia le persone prima di me in coda hanno sempre problemi complicatissimi, per fortuna il commerciante ha studiato psicologia e dopo decine di minuti di tecnicismi, senti il cliente che sussurra “le mie erezioni sono sempre più brevi” e realizzi che starai li per ore prima di essere servito. Per poi scoprire che quel modello normale è finito ed hanno solo il tipo super-duper extra hip che costa come una utilitaria di media cilindrata.

La sostituzione del router è durata dalle 21:30 alle 1:30 del mattino. Ne avrò sostituiti un centinaio nella mia vita, ma tutte le volte faccio una somma di errori, dimenticanze, casini e la cosa va per le lunghe. Adesso funziona quasi tutto, solo qualche rifinitura sul wireless. Avevo letto che negli USA si divertono a dare nomi particolari alle reti wireless, tipo “FBI van parked by the trees” oppure “hackers in the neightbors”. Io sono tentato di chiamare la rete con un nome stupido, ma poi finisco con qualche sigla con numeri facili in modo che io non me la debba incidere a fuoco nella mano per ricordarmela. E poi c’è anche la password, uno psicodramma. Il telefono comunque funziona da quasi 20 ore senza apparenti interruzioni. Speriamo bene.

Per la serie “lavori inutili” ecco la mini staccionata che delimita la zona rifugio della Pozzanghera. Il lavoro è stato rapido, ho solo messo le assi orizzontali, i pali erano stati conficcati dalle Truppe Rumene. E comunque adesso ho una spina che non si vede nel dito e mi fa male, la solita scheggia di legno d’ordinanza che mi prende appena tocco del legno, sempre.

La forma mi è stata suggerita da un banco neuronale che non uso mai.

Non si vedono le minuscole pianticelle che ho messo a dimora e che, crescendo, dovrebbero offrire riparo per i viaggiatori pennuti che visitano il luogo.

Qualcuno di mia conoscenza è seriamente preoccupata delle conseguenze della guerra che ha scatenato il pirlone stelle e strisce. Segnatamente, la possibile scarsità di gas per il riscaldamento. Stante che la persona soffre il freddo in modo esagerato, il livello del bombolone viene controllato (da me sotto minaccia) tutti i giorni o quasi.

Miriam le scorse stagioni aveva chiamato più volte la ditta dicendo che il bombolone era vuoto, ma invece era oltre al metà. Punti di vista, il classico esempio del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Però l’autista del mezzo si era risentito perchè se non svuota il camion a fine giornata non puo andare a casa ma deve tornare in azienda per questioni di sicurezza. Una discreta rottura di coglioni.

Allora hanno messo un dispositivo che con un segnale radio trasmette alla ditta il livello del serbatoio, così non si fanno più intortare dalle ansie di Miriam. Ed anche se hanno promesso che nei prossimi giorni verranno a fare il pieno, Miriam è convinta che le scorte stanno finendo, portano il gas soltanto a parenti ed amici e noi passeremo la Pasqua all’adiaccio.

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