E’ davvero una disdetta che l’altra webcam sia ferma. Ho chiesto al portiere di andare in casa e fare delle manovre, mi ha risposto OK ma evidentemente sono tutti impegnati ad accumulare sale e prepararsi per la nevicata. Spero che una volta terminata l’emergenza riesca ad intervenire.
Meno male che la cara Mobotix invece funziona ancora.
Oggi visita a Basaluzzo dove, tra le altre cose, ho installato le prime cinque “cose” che servono a proteggere quelle che, spero, saranno le prime quercie a germogliare.
Ho la sensazione pelosa che questo intervento sia inutile e forse persino fastidioso per lo sviluppo dei germogli. Mah.
Da La Treccani On Line.
I mentecatti di cui sopra sono due autisti di camion. Nella riproduzione qui a fianco, verso le ore 9 e 15, procedendo in direzione Serravalle, al Km. 109 circa, il demente B, grosso camion senza rimorchio, stava cercando di superare il demente A, camion ancora più grosso. Non so cosa sia successo tra i due, ma entrambi hanno pensato bene di inchiodare in galleria appena dopo la curva. Un camion di un autista probabilmente basito & incazzato C che seguiva il demente A ha prontamente frenato mettendosi leggermente di traverso. Per fortuna anche io avevo frenato bruscamente appena dietro al camion dell’incazzato C. Il demente A è poscia sceso dal proprio camion e si è scagliato contro la porta della cabina del demente B. picchiando sulla portiera.
Io intanto guardavo nello specchietto retrovisore per capire se fossi stato sul punto di venir travolto da qualche mezzo pesante.
Per fortuna sono arrivate delle autovetture che si sono inchiodate, quatro frecce, e poi a seguire gli altri. Dopo circa mezzo minuto che il demente A insisteva nell’invitare il demente B a scendere e fare a pugni, la galleria si è riempita di fumo di gomma bruciata. Evidentemente qualche mezzo pesante poco più indietro nella curva aveva dovuto inchiodare.
Il diverbio sarà durato un minuto abbondante, poi il demente A si è diretto verso il proprio mezzo, il demente B ha iniziato a muoversi cercando di investire il demente A spingendolo verso destra e schiacciarlo contro il camion demente A.
Poi per fortuna, credo complice anche il fumo, entrambi sono ripartiti.
La galleria si vede in questa immagine di una webcam delle Autostrade. E’ andata benissimo, però una lobotomia ai due autisti la praticherei. Seguerebbe la castrazione di entrambi e poi a lavorare nei campi a vita. E niente trattore, per carità.
E’ arrivata una campionatura dei sistemi passivi di protezione piccole querce. Per una volta sono anche più grandi di come me li aspettavo, molto bene.
Hanno anche lo spazio per poterli ancorare al suolo con dei picchettini di ferro, nel caso il vento o qualche roditore dessero una runsa al cono facendolo ribaltare.
Ho fotografato anche il palazzone della SIP per dare un senso della misura esatta dei coni. Però non avevo mai notato che fosse storto, scriverò ai vigili urbani.
Pur facendo ogni tara possibile, se e ma, forse, però e tutto il bagaglio di dibbi e prudenze… queste sono previsioni bellissime, per il mio orticello basaluzzese e quello dell’Alta Val Susa
Ho passato l’adolescenza durante la quale l’uso di molte parole, in primis il verbo venire, erano totalmente bandite. Con alcuni amici e conoscenti il ban vale anche oggi.
Qualsiasi termine che anche molto da lontano potesse far riferimento a qualche volgarità ascrivibile al sesso in modo particolare, non poteva essere utilizzato perchè scatenava versi e risate da parte dell’interlocutore. Anche su intenet, sul sito di meteorologia che tanto frequentavo, una parola che poteva essere re-interpretata dava oggetto ad una serie di scherni e battutacce, con immancabile disappunto ed intervento regolatore dei moderatori.
Ho quasi sessanticinque anni e sono un bambino scemo per diversi motivi; uno è il fatto che ancora adesso ho un circuito neuronale che funziona in batch, ossia viene lanciato dal boot di sistema quando mi sveglio ogni mattina, analizza in tempo reale la sintassi ed in presenza di parole delicate, immediatamente manda un segnale irresistibile.
Ma non mi capita solo con amici ed in contesti informali. Anche nella vita di tutti i giorni, con chiunque ed anche in ambiente di lavoro e, haimè, anche in inglese.
Sopra, lo scambio di messaggi con l’istruttrice di Pilates che, appunto, una volta alla settimana arriva in ufficio per la lezione.
Il mio circuito neuronale di controllo mi ha suggerito di rispondere “se vuoi, ma poi asciuga“. ma considerando che non sono così in confidenza, mi sono limitato ad un “se ce la fai” con una faccina con la lingua di fuori.
Quando è arrivata, ossia venuta in ufficio, non ha detto niente ma poi, quando ho manifestato un certo imbarazzo e mi sono scusato, in realtà aveva visto bene ed era sorpresa perchè non immaginava che io potessi essere così infantile.
Attribuisco questa mia carenza evolutiva ai miei genitori, ai miei fratelli grandi e soprattutto a mio nonno materno, Il nonno Nino che aveva indirizzato i miei fratelli ad una signorina professionista che li aveva introdotti al sesso. Quando io avevo chiesto di poter usufruire di cotanta iniziazione, avevano menato il can per l’aia ed alla fine avevo rinunciato a porre le mie istanze.
Miriam aveva posteggiato l’autovettura in Piazza della Vittoria. Ieri c’erano a malapena 6° e la solita tramontana ululante. Ho accompagnato Miriam a riprendere l’auto perchè avevamo dei pacchi. Siamo arrivati dal portabagagli, mentre vicino a noi c’erano una signora con una bambina che avrà avuto sette anni, tenera, con il volto angelico che stava aiutanto la mamma a caricare delle scatole.
Miriam inizia a frugare nella borsa per cercare le chiavi. Non le trova ed inizia a grugnire. Il vento freddo le sferza la faccia, le chiavi sono ancora nascoste nella borsetta. Miriam fruga ma invano, inizia ad innervosirsi perchè ha freddo e vorrebbe entrare in auto più di ogni altra cosa. Ed allora esplode in un “cazzo cazzo cazzo CAZZISSIMO non trovo le chiavi”.
La bambina si volta e la guarda, muta, con la bocca socchiusa e gli occhietti sbarrati. La sua espressione è di sbigottimento totale. Probabilmente l’ultima cosa che si sarebbe aspettata da una signora di mezza età, più anziana della madre, vestita come un cosacco, che pronuncia frasi iripetibili.
Ho fotografato una pagina del mio Kindle che voglio conservare. Poi ho preso l’immagine e ‘ho messa sul traduttore di Google ed è venuta fuori un traduzione in italiano corrente.
Fino a pochi anni fa, la traduzione non si sarebbe potuta fare da una immagine che contiene il testo, ma soprattutto sarebbe venuta fuori una cosa orrible, perchè la costruzione della frase in inglese è molto diversa da come sarebbe scritta in italiano. Qualcosa del tipo
How old are you? —> Quanto vecchio sei?
Quanti anni hai? —> How many years you have?
Come stai?—> How stay?
Cit. Elio e le storie tese.
È una sorta di legge non scritta tra gli esseri umani gentili elogiare i bambini anche quando sembrano vecchi macachi stitici e raggrinziti, perché sappiamo tutti che una mamma spaventata ha appena fatto uno sforzo da mammut per spingere fuori un grosso sacco di patate da un buco grande a malapena quanto una patatina. È quasi morta nello sforzo, e tutti noi vogliamo essere gentili nei suoi confronti, quindi le diciamo che il frutto del suo lavoro, il suo brutto bambino, è splendido e grazioso, quando molto spesso è davvero orribile da togliere il fiato!
Ci deve essere di mezzo l’intelligenza aritificiale o qualche diavoleria simile. Ed io resto sempre affascinato. Quando per lavoro ho dovuto iniziare a tradurre ambosensi, i primi traduttori on line erano isterici.
C’è un’altro capitolo che varrebbe la pena salvare solo per vedere come diavolo riesce il traduttore a comporre un inglese-inglese con i suoi vocaboli poco in uso ma accuratissimi, a volte intraducibili.
Il libro in questione; Dear Fatty, di Dawn French.
PS. Oggi sto meglio ma la voce va e viene, e quando c’è, sembra un lamento in anossia.
Ossia sono affetto da una forma di virus para-influenzale. La diagnosi è di Miriam che è aggiornata in tempo reale su tutti i virus in circolazione. Oltre all’ormai omnipresente COVID, c’è l’influenza K, il cui ceppo sfugge al vaccino che dunque in questo caso è servito a meno di un picocazzo. Ci sono poi alcune forme di imfluenza o para-influenza ed i miei sintomi ricadono in una di queste sotto-varianti.
Una certa corrente di pensiero in ambiente medico sostiene che il COVID indirettamente ha favorito l’insorgenza di una nuova forma di adattamento del virus influenzale classico, la cui capacità di mutare si è incrementata in misura esponenziale. In altri termini, uno fa il vaccino e si sente tranquillo. Ma nel frattempo hanno iniziato a circolare diverse forme di quel virus, mutate dopo che il vaccino è stato messo in circolazione. Prima non accadeva, adesso pare di si.
Sarà, di balle se ne sono sentite e se ne sentono sempre di nuove; se così fosse è la nuova realtà epidemiologica, dobbiamo conviversi e sti cazzi in salmi.
La foto sopra; siamo come in una nave vestita a festa che inconscentemente naviga a vista in un mare nero e pericoloso. Questa è appena uscita dal porto e andrà nel solito posto turistico sovraffollato e pieno di gente che starnutisce.
Ed ora un’idea per una nuova miniserie su Netflix.
Estate 2026. Un gruppo di amici genovesi è in crociera su una nave che sia chiama Appi Clitoris in viaggio lungo la costa dei fiordi norvegesi. La nave di ultima generazione va a gpl ed a batterie al litio. Mentre bordeggiano le isole Lofoten, la Russia invade la Norvegia e manda dei droni che contengono un virus letale. Uno di questi droni colpisce la Appi Clitoris nel ristorante mentre i passeggeri stanno facendo il breakfast a base di aringa e uova strapazzate.
Il panico e la malattia dilagano sulla nave. Il comandante per fuggire la guerra fa rotta verso l’inghilterra. Però il governo inglese vieta l’attracco alla nave perchè i passeggeri sono infetti. Allora il comandante ordina di far rotta sull’Islanda, ma nel frattempo sul Mare del Nord arriva la depressione Testicolo Rotante, la nave viene presa in pieno dalla tempesta.
La nave rimane senza gpl e con le batterie scariche. La nave in balia della tempesta va alla deriva e dopo poche ore si schianta contro le scogliere della Norvegia ed affonda. Nessuno sopravvive. Nessun rimborso dalla compagnia di navigazione.
Titoli di coda.
Io non so che tipo di algoritmi girino sulla piattaforma di Facebook. Ma invece di propormi gatti, meteo e divulgatori scientifici, mi continua ad arrivare gente che parla di politica. E sono tutti incazzati, polemici, surreali. E più li oscuro e più ne saltano fuori di nuovi. Se provo a commentare qualcosa ricevo insulti. Ed allora me li immagino come questi. Solo che questi dei Monty Python nella loro finzione erano geniali, quelli che trovo su facebook sono dei cretini reali, in cane ossa ed ideologia del cazzo.
L’ingrata ha aspettato tre giorni dopo che sono tornato in Italia, alle 2 e 54 del mattino, ora east coast, ha smesso di dialogare con il mondo.
Internet funziona, meno male che ho la vecchia, cara Mobotix che non è in streaming ma fa il suo onesto lavoro. E pertanto ritengo con un ragionevole margine di sicurezza che che sia quello stupido switch nel tupperware. Non solo si è già fulminato una volta, ma è anche del tutto inutile, mi ero scritto in memoria di toglierlo, ma la mia memoria fa cilecca ed ora credo che anche questo sarà da sostituire con un meno permaloso giunto femmina-femmina.
Anche la webcam interna funziona, non si vede il panorama ma mi conferma che il segnale è buono.
Potrei chiamare Spectrum e chiedere se fanno un reset del servizio dati, hai visto mai che…
Allora ho due possibili soluzioni. La prima è far intervenire il capo dei portieri chiamato resident manager, o l’addetto alle manutenzioni del palazzo, chiamato handyman. Sono entrambi svegli e credo farebbero tutto per bene. Ma non so se sono autorizzati a farlo, se si possono prendere la responsabilità, se non rischiano di incorrere in qualche pasticcio, ed io pure. Ho scritto una mail a Ms. Antipatica della società che amministra il condominio, è sicuramente molto preparata, ma un paio di volte mi ha dato risposte un po’ acide, come se le avessi detto che è brutta, piccola e grassoccia. L’ho conosciuta una volta, ma non ricordo assolutamente com’è. Dovrei portarle dei fiori.
In alternativa, faccio intervenire la “Geek Squad” della catena di informatica “Best Buy”. Un grande magazzino di una catena che ha un negozio ad una fermata di metroplitana. Ho già intrattenuto una lunga conversazione sulla chat dell’assistenza con tale Agent Padma.
“Padma” (loto in sanscrito) si riferisce al fiore di loto, simbolo spirituale in diverse religioni orientali, a un nome proprio femminile, a un fiume in Bangladesh (affluente del Gange), ma anche a una linea di integratori alimentari tibetani per la salute circolatoria, come il famoso Padma Basic Plus, derivato da antiche ricette erboristiche per il benessere vascolare.
Lo scambio è andato avanti per una mezz’oretta. Riporto solo la conclusione della chiacchierata.
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When you’re ready, you can exit our session using the “X” button at the top of the chat window. This will prompt a quick survey about your experience today. I hope you’re able to provide your feedback. It helps us improve your experience. Thank you for using Geek Squad and have a great day!
6:47 p.m.
Your chat has ended. Thanks for your feedback.
I suoi rigraziamenti potrebbero benissimo essere un copia incolla che mettono alla fine di una qualsiasi conversazione per suggerire al cliente di dare un buon voto sull’assistenza appena ricevuta.
Ho salvato tutta la conversazione e rileggendola non penso proprio di aver avuto questo meraviglioso atteggiamento saggio di java da meritare cotanto elogio e riconoscenza. Sono stato normalmente gentile, ho risposto alle sue domande, ho fornito indicazioni utili per metterla in grado di rispondermi appropriatamente. Se dunque la sua singolare esternazione è sincera, mi domando che razza di insulti questi operatori della chat sono abituati a prendersi da clienti incazzati.
Anyway, in un modo o nell’altro spero di riuscire a far ripartire la webcam nei prossimi giorni. Ma se non riparte allora vuol dire che è la webcam ad avere un problema, o la porta del router. In tal caso, i tempi si allungheranno molto più del mio scroto.
Non solo ho il jet-leg e mi viene sonno a caso durante il corso della giornata e mai quando dovrei dormire di notte. Mi è venuto anche un raffreddore che cerco invano di nascondere a Miriam che solo perchè ispirata a principi umanitari non mi chiude sul terrazzo.
E sto diventando matto perchè da remoto riesco ad accedere alle webcam a Brignole, a quelle di New York, ma non a quella di casa a Genova e non a quelle di Basaluzzo.
Qui entrano prepotenti gli effetti della mia cultura informatica fai-da-te-ossia-a-cazzo.
C’è qualche dettaglio microscopico che impedisce l’accesso e credo sia il router, perchè i parametri da considerare sulle webcam sono due, semplici e ricopiati tali e quali. Invece sul router ci dev’essere un parametro che non considero e che laddove l’accesso funziona, neppure so cosa sia. I parametri da considerare su un qualsiasi cazzo di router sono centinaia, ma in genere sono già settati per gli usi più comuni, New York & Brignole vanno da soli, non ho dovuto fare nulla di particolare. E allora perchè funzionano e gli altri no? Guardando i vari tutorials capisco che ci sono ancora diverse cose che potrei provare, toccare qui e la nel menù e vedere se succede qualcosa. Ma ho anche il timore che a furia di andare a mastrussare parametri che conosco poco, finisco di bloccare Internet e dover fare dei ripristini dolorosi e talvolta inconcludenti. Forse è meglio cambiare strategia. Il mio “complice” in questi giorni è impegnatissimo ed il dyndns non è il suo campo preferito di applicazione.
Nota di colore. Oggi nel bar ristorante sotto il mio ufficio, altrimenti noto come “bar del teatro”, quando sono entrato c’era un tavolo occupato da quelli che mi sono sembrati gli attori di qualche lavoro. Lei, giovane, bionda e carina, vestita con un ampio abito da festa da ballo al castello, rosa con fiori che le ornavano il capo. Lui, copia di Denzel Washington, alto, elegante, bello, slanciato. La nonna, un fiocco anch’esso rosa di età avanzata che beveva birra. Una bambina sui cinque anni che sembrava uscita da un Manga giapponese ed ascoltava su un tablet musica orribile. E poi è entrato il fratello di Denzel Washington che ha preso la bionda sotto braccio e sono usciti dal locale svolazzanti come in un colossal anni ’50.
Mi è sembrato parlassero in russo, lingua che non conosco ma che suonava tale.
Il locale è gestito da persone brave e simpatiche. Anche loro mi è sembrato guardassero la comitiva con curiosità. Quando avevano rilevato la gestione avevo detto ad una dei gestori che assomigliava a Lauren German e da allora mi guarda storto perchè avrà pensato che stessi attaccando bottone con qualche torbido fine. Assomiglia davvero a Chloe Decher della serie Lucifer, ma evidentemente non ha visto la serie.
Assomiglia anche ad una psicologa che mi aveva sotto tiro una ventina di anni fa e che diceva essere la psicologa del chitarrista leader dei Dire Straits, Mark Knopfler. In effetti parlava un perfetto inglese ma come fosse capitata a Genova per me restò un mistero. Era brava è mi è stata di aiuto, ma questa è un’altra storia.