Marzo.

Una simpatica ed inoffensiva circolazione ciclonica, una bassa pressione, che ha portato discreti accumuli e che sembra abbastanza ferma.

Una decina di mm nelle ultime ore, un’altra decina due giorni fa, totale 20 millimetri circa di ottima pioggia dalle parti della Pozzanghera. Ovviamente nebbietta e frescolino, d’altronde siamo a Marzo.

In alta valle invece c’è il sole dopo una spolverata di neve notturna. E’ evidente che scrivo cose scontate e banali, che non servono per commentare una foto che si spiega da se. Ma mettere due foto così a cazzo senza scrivere alcunchè mi sembra riduttivo per la mia straordinaria vena lirica & financo poetica a tratti.

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Verdissimo

Le ghiande di New York credo siano tutte morte, secche o marcite. Non ce n’è UNA che sia spuntata. Forse ho sbagliato a metterle in terra circondate da un composto a base di stallatico secco, non lo so. Anche i fiori campo che avevo messo lo scorso novembre sono invisibili, morti pure quelli o non pervenuti.

Però tra sole e pioggia il prato è verde con innumerevoli margheritine ed i primi fiori colorati autoctoni ivi inclusi i tarassaco, non ti scor dar di me, altri di cui ignoro il nome. I prunus sono fioriti come sempre per primi ed attirano innumerevoli api ed altri suggenti.

Quando Miriam diventa troppo insistente con telefonate ricolme di ansie e mi tartassa in ufficio, in genere interrompo la comunicazione. Allora lei mi manda messaggi WhatsApp anche vocali. Ed io rispondo con immagini nelle quali risalta il mio senso di fastidio e disapprovazione. Potrei limitarmi alla faccia, ma se nella foto si nota casualmente anche la mia prestanza fisica, perchè no?

… devo farmi vedere da Oxxx (il gastroenterologo) perchè o cago troppo o troppo poco.”

Il Complice ha comunicato che giovedì 12 marzo 2026 inizia il lavoro di riaggiustamento del sito web e delle cartelle che conterranno le immagini delle webcam. Una razionalizzazione molto utile, renderà la vita più facile a tutti.

Ed ora una dettagliata benchè imprecisa e fallace descrizione di quanto penso stia per accadere, me la racconto ad uso e consumo personale e dunque è evidente che al passeggero ignaro tutto quanto segue è la quintessenza del concetto di;

Le vecchie Mobotix possono salvare ogni foto con il come “current.jpg” Ogni foto trascrive la foto che trova e dunque è facile richiamarla per metterla su un sito web tipo Stefanome.it. Nessun accumulo di foto vecchie.

Ma le webcam HIK quando salvano una immagine danno al file un nome che contiene l’identificativo delle webcam (tipo numero di serie) poi data ed ora al centesimo di secondo e poi la parola TIMING. Ecco un esempio del nome di una fotografia qualsiasi;

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Se io voglio mostrare sulla mia paginetta l’ultima foto della webcam, non posso richiamarla con il proprio nome perchè non lo conosco, non so che nome ha perchè come cazzo faccio a sapere al centesimo di secondo quando è stata scattata?

Avevo chiesto ad un free lance web designer trovato casualmente on line di studiare un modo per risolvere il problema. Il ragazzo, in gamba, aveva costruito un sistema con dei programmi che andavano sulla cartella dell’archivio e pescavano l’immagine più recente. Ogni webcam mandava le foto in una cartella che conteneva tutte le foto e il programmino andava a leggere la più recente e la mostrava su stefanome.it.

Ma c’era un secondo inconveniente da risolvere; in un anno a me servono, ossia devo salvare una foto al giorno per ciascuna webcam, un totale di circa 3.300 in 12 mesi. Una webcam scatta una foto ogni 10 minuti, e pertanto;

Le immagini che non mi servono e devo cancellare sono 469.760, una di più una di meno.

Allora il free lance aveva scritto un programmino per ogni webcam che alla mezzanotte cancellava le foto più vecchie di 48 ore. Però Aruba permette su ogni dominio di far girare 5 programmi di cancellazione, non negoziabili. A me ne servono 9.

Ho trasferito il dominio bascam.it da Aruba a OVH. Ho acquistato un server virtuale, che penso sia uno spazio sul quale posso fare delle operazioni che su Aruba non era possibile. Questo spazio in linguaggio tecnico si chiama VPN ed ho già un indirizzo che lo identifica agli occhi del mondo. Il Complice deve scrivere dei programmi ed impostare delle operazioni periodiche tali per cui i problemi verranno risolti ed io dormirò sonni tranquilli. O almeno spero.

Ci sarà certamente un black out delle foto su stefanome.it, mancheranno per qualche giorno, oppure settimana se nel frattempo succede qualcosa di imprevisto, boh, speriamo bene.

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Varie del 6 Marzo.

La giornata della donna ci è fuggita di mente, ho però visto molti messaggi su alcune chat dove le donne si fanno i complimenti. Va bene.

Passeggiata montana con qualcuno che si lamenta perchè è difficile camminare su una traccia di neve mezza gelata, mezza molla.

Meglio passeggiare per le stradine del paesino di riferimento. Quando Grange Sises venne costruito negli anni settanta, la famigerata famiglia Fiat speculava sullo sviluppo immobiliare di Sestriere. In quel periodo sono stati cotruiti i più grandi e brutti palazzoni di tutta la Val Susa. Grange invece era carina, finta ma vivibile senza traffico. E qualche famiglia-bene decise che valeva la pena acquistare qui. Venne costruito un impianto di risalita che collegava Grange alle piste di Sestriere.

Poi però, dicono le malelingue, il successo di Grange disturbava la Fiat che non aveva consumato ancora ogni centimetro quadrato di Sestriere. Ed allora si sparse la voce che Grange era in procinto di franare a valle, ci furono dei problemi autorizzativi che molti tecnici ed addetti ai lavori non capirono, l’impianto di risalita smise di funzionare, iniziò un certo declino e l’impressione fu che Grange era una speculazione andata a finire male. Una cattedrale nel deserto destinata a desertificarsi, abbandonata e silenziosa, oltre che franante a valle.

Poi dopo che la Fiat aveva massacrato Sestriere, fatto i soldi e portato via le balle altrove, cominciarono i guai per Sestriere. Impianti fermi per gestioni sbagliate da personaggi strani, cambi di mano improvvisi, una fama che si oscura da rinomata Stazione Sciistica a luogo invaso da gente con il panino nella carta stagnola. Qualche negozio che chiude, ristoranti che passano di mano.

Adesso a Grange credo ci sia una certa tranquillità e stabilità, nel senso che i fondamentali sembrano funzionare. Buoni ristoranti, un servizio navetta che più o meno lavora bene, il condominio viene amministrato da una ditta seria. Semmai esiste un problema settimanale di sovraffollamento, ma quei famosi permessi, sospesi per trent’anni, sono arrivati e forse si inizieranno alcuni lavori di viabilità che sono attesi da tutti.

Nel mentre, nella Pozzanghera ci sono i primi tentativi di foglie delle ninfee. Sono piccole, un po’ contorte, direi incerte sul da farsi.

E sotto la pioggia battente, la visita di una coppia di germani. Sono stati li nella zona incolta, che appunto serve da riparo per rane ed altri animali di passaggio. Ho intenzione di aggiungere uno o più cespugli che aumentino il senso di riparo e protezione ai pennuti viaggiatori.

La foto non rende e si fa fatica a vedere bene, ma li dentro c’è una rana. Il coperchio si è rotto e nella fessura si è infilato l’anfibio. Il che mi porta a pensare di aggiungere, nell’angolo incolto della Pozzanghera, alcuni coppi che potrebbero servire da riparo per le rane.

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Queste password.

Ormai saranno quarant’anni che ho a che fare con le password. Le scelgo, le salvo, me le scrivo su carta e se sono fuori ufficio mi mando una mail. Le scrivo su un post-it che metto vicino alla tastiera del laptop.

Eppure, fatalmente, ogni tanto, provo ad accedere ad una webcam – per esempio – e la password è sbagliata. Come poco fa per una delle due webcam di Grange. E poi ci sono le tre domande segrete alle quali rispondere se si deve ripristinare la password. Sono sempre tre e c’è una ampia scelta di diverse domande tra cui scegliere ed io scelgo sempre le stesse tre domande, facili facili. Ed invece mi fa una domanda del tipo “il preside della tua scuola superiore?” e non ho la più pallida idea di come cazzo si chiamasse il preside del liceo, dunque dove è stato il mio black out cognitivo, un calo di zuccheri?

L’ultima immagine appena prima del reset. Con mano.

In questi casi bisogna resettare la webcam, riportarla a come era uscita dalla fabbrica. Vuol dire perdere tutti i settaggi, non sono pochi.

E vuol dire aprire uno sportellino messo in una posizione non facile da raggiungere, con due viti minuscole da rimuovere e poi bisogna premere il solito bottoncino per 20 secondi per ripristinare il settaggio di fabbrica. Sporgendomi dal balcone. Fotografia scattata con il telefono perchè da sotto non potevo guardare e non ricordavo dove era il pulsante di reset.

E poi rimettere i settaggi giusti; MAI una volta che vada tutto bene alla prima. Ho anche il “Complice” su WhatsApp ma per far partire lo streaming ci vuole una pazienza certosina. E non funziona ancora.

Seguiranno aggiornamenti.

Aggiornamenti; lo streaming si è rimesso a funzionare perchè il Complice ha preso il controllo del PC, è andato a vedere la configurazione in diretta e si è accorto che c’era un parametro che non era sbagliato, ma funzionava male mettendo a repentaglio la trasmissione.

Non è una scienza esatta. Se in informatica le cose funzionano o meno dipende dall’allineamento dei pianeti e delle mie balle. Da un IP che va meh e se uno non ci pensa non gira un cazzo. Comunque se qualcuno non trova la carta igienica nel gabinetto, dovrebbe provare a modificare i DNS e mettere quelli di Google, sono i più veloci.

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Domenica è sempre domenica.

Notizie da amici a Dubai. Tutti chiusi in casa con il suggerimento di non uscire e tenere a portata di mano passaporti e contanti. Alcuni sono invece nei box auto. Si vive tra fastidio, preoccupazione e panico ma tutti dormono molto male perchè i botti durante la notte sono stati tanti.

Questo è il pollice di un amico e la zampa del suo gatto, Gas. Mi scrive che il felino non stava ringhiando ma faceva le fusa, ossia è invecchiato e si è ammansito.

Sto aggiungendo fotografie vecchie di oltre cento anni al sito web di famiglia. Ogni tanto qualche parente scopre in un cassetto immagini di parenti ed allora il mio compito è di aggiungerle negli album fotografici on line.

Non sono ancora tanti i parenti che hanno ricordi diretti di mio padre e di mio nonno. Ce ne sono alcuni, carissimi ed ai quali sono molto legato, che però mi nascondono verità scomode sulla famiglia dei miei nonni paterni.

Qualche voce durante questi anni è filtrata e mi è giunta alle orecchie. Mi sono fatto una idea che ha qualche solido elemento di partenza, ma senza una confessione completa resta comunque una ipotesi. Mio padre aveva un fratello. Come spesso capita, i due avevano caratteri molto diversi tra loro. Mio padre era il più silenzioso dei due. Suo padre, mio nonno, forse aveva maturato una predilezione per il figlio più esuberante. Scoppia la seconda guerra mondiale. Piero, il fratello di mio padre, anni 22, parte per l’Albania con gli Alpini, gli vengono conferite due medaglie perchè salva dei commilitoni. Torna brevemente in Italia, poi riparte per il fronte russo, dove si guadagna una terza medaglia. Ma la spedizione in Russia come noto è una disfatta. Piero viene fatto prigioniero e muore in un campo di prigionia.

Posso solo intuire lo stato d’animo dei mie nonni e di mio padre. Ma sospetto che per mio padre sia stato anche molto più difficile superare lo shock, forse i sensi di colpa, i paragoni con il fratello, brillante eroe e martire di guerra.

Credo sia stato il dolore a mandare mio nonno prima sulla sedia a rotelle e poi a farlo morire dopo pochi anni. Una delle voci che mi sono arrivate è che la morte di mio nonno sia stata descritta come una “liberazione” per mia nonna. Descrittami come donna autoritaria, ha vissuto con mio padre fino a quando ha sposato mia madre. Pare che mia nonna non fosse d’accordo che suo figlio sposasse una vedova con due figli giovanissimi, ma mio padre tenne duro e mise insieme una famiglia meravigliosa. Mia nonna pare volesse che io mi chiamassi Piero in onore del figlio morto in guerra, ma il primo marito di mia madre, morto in un incidente automobilistico, si chiamava Piero e dunque io mi chiamo Stefano Piero. Il Piero compare solo nei documenti che hanno a che fare con gli USA perchè li sono affezionati al secondo mome e dunque l’ho fatto riaffiorare e sono contento di averlo fatto. Ho ricordi deboli di mia nonna paterna, alta, bella, severa. Andavo a pranzo da lei qualche domenica solo con mio padre. Non ho altro da aggiungere, vostro onore. Se ho avuto solo delle fantasie sfrenate, chiedo venia ai parenti oggetto della presente.

Questa barca con randa nera e Spinnaker bianco con croce di San Giorgio, se non ho letto male, si chiama Frally. Secondo il revisionismo molto di moda in corso, la croce di questo simbolo rappresenta il male dell’occidente, prima con le crociate, guerre di invasione e sterminio, e poi con Colombo, simbolo dell’imperialismo occidentale e della oppressione dei popoli autoctoni delle americhe. Sapete cosa c’è? Andate a CAGARE.

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Ho fatto non so cosa.

Miriam mi ha spedito da un medico per quella che credo sia stata una risonanza. Comunque tutto bene a parte una certa tensione dalle parti dello stomaco. Lo sapevo già. Ho chiesto se c’era la milza e mi ha detto di si anche se non sa a che cazzo serve.

Miriam è andata ad una cena di compleanno tra sole amiche. Quando è tornata io ero svenuto a letto, lei era ubriaca e cantava canzonacce, spero almeno non sia incinta. (non è vero ma mi spiaceva perdere una tale occasione per scrivere una cazzata)

Ieri giornata tra alberi e prati.

Quello steso è un sacco di stallatico secco. Pesa 20 Kg. Faccio molta fatica a sollevarlo, per due motivi. Il primo è che mi fa male una mano dunque mi cade per terra. Poi se riesco usando poco la mano sinistra, non ho proprio più forza nelle braccia per sollevarlo. Meglio, riesco a metterlo sulla carriola, con sforzi enormi, poi taglio il sacco da un lato e devo risollevarlo per farne uscire il contenuto, ci metto un sacco di tempo e fatica dolori. E’ abbastanza avvilente, ne ho ancora da sistemare una quindicina. Dovrei andare da un reumatologo che mi fa una iniezione di cortisone il cui beneficio al netto del male dell’iniezione è poco significativo.

Le ghiande di Central Park non germogliano, nemmeno una. Neppure quelle che avevano quella specie di radice che era spuntata mentre erano nel frigorifero. Se non ricordo male, per prima cosa mettono giù una radice importante e ci vuole un po’ di tempo e solo poi iniziano con il germoglio la risalita verso la superficie. Li ho interrati in una vangata di letame secco. Non penso sia troppo forte, ma spero di non aver fatto un errore madormale. Contrariamente a quanto sosteneva De Andrè, dal letame non può nascere un fiore perchè la quantità di ammoniaca nel letame non maturo è tale che uccide quasi ogni forma di vita. Ecco perchè lo si sparge nei prati, così facendo l’ammoniaca evapora e resta la parte vegetale, che in breve tempo perde la sua pericolosità ed invece rilascia nutrienti, come dopamina, pizza margherita e peperonata o polpette con il purè. Sto inventando ovviamente.

Il prunus Pissardi che aveva perso tutte le foglie improvvisamente questa estate, ha iniziato ad aprire i primi getti. Lo davo per spacciato ed invece sembra bello vivo e vegeto.

Il tiglio che ha mostrato tanta sofferenza lo scorso anni invece non so cosa stia facendo. Ha dei minuscoli getti, ne ho controllato un paio e mi sembrano secchi. Però ha getti sul tronco, e quelli sono nuovi dunque l’albero è vivo. Ora, io sono agnostico su tante cose. Qualcuno sostiene che toccare o abbracciare gli alberi sia una cosa buona. Non credo minimamente a queste cose, tuttavia per questo tiglio malato mi sono tolto un guanto ed ho toccato per un minuto il tronco pensando di fargli del bene. Ma quando ho tolto la mano ho davvero percepito un senso di angoscia, che ho interpretato come il dolore di un albero morente. Tutte stronzate, ma la sensazione c’è stata eccome, forte, penetrante. Boh, speriamo sia stato un blackout della fluoxetina.

I due Aceri Saccarini hanno le prime inflorescenze, tutti gli altri alberi a titolo diverso si stanno lentamente risvegliando. Ultimi come sempre le quercie, molte delle quali hanno ancora molte foglie secche della stagione passata. Le perderanno quanto i nuovi getti le spingeranno via.

Il Carpino che ho potato sta perdendo molta linfa dai monconi dei rami potati. Ho sicuramente fatto due errori; è tardi per potarli perchè evidentemente le radici stanno già spingendo e forse ho tagliato troppo vicino al tronco. Sono cose che so bene eppure penso di aver lo stesso commesso una stronzata colossale, spero che l’albero sopravviva.

Questo è un vecchio pero sul cui ramo è cresciuto del muschio ed in mezzo al quale è spuntato un bel germoglio. Il muschio fa male all’albero? Credo di no perchè non intacca la corteccia, però potrebbe favorire lo sviluppo di funghi e quelli si che fanno danni. Per il momento lascio tutto così.

Questi nella foto credo siano altocumuli, ho salvato la foto apposta e forse non sono neppure altocumuli.

Si rivede Gastone, erano diversi giorni che non veniva ripreso dalla webcam.

Dimenticavo; ho messo una nuova suoneria nel mio telefono. La trovo molto adatta e moderna. Per scaricarla basta copiare il link.

www.stefanome.it/public/tired.m4a

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Due scemenze.

Il mio dito pollice offeso, aggiornamento. Fa davvero schifo, ho aggiunto due occhi per renderlo meno repellente. Mi fa un po’ male solo se lo tocco.

Questo invece lo conservo, scaricato da chissà dove. A me è sempre capitato, ma con il trascorrere degli anni ne sono colpito sempre più frequentemente.

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Grazie.

Un lettore di questo blog, da solo rappresenta il 15% della somma di tutti i visitatori, mi ha fatto notare che l’ora mostrata sul display delle immagini della Mobotix di New York azzecca giorno e mese, ma l’anno è fermo al 2000.

Non lo avevo mai notato, in genere io do per scontato che l’anno sia giusto, mi adombro se vedo sbagliato il giorno e poi il mese quando la situazione e particolarmente compromessa.

Allora mi sono collegato da remoto alla Mobotix di New York e sono andato a verificare i parametri. L’indirizzo IP del server che restituisce l’ora esatta ai besughi come me era sbagliato, probabilmente obsoleto.

Adesso l’ora è giusta e spero rimanga tale. Grazie dunque a Franco che ha notato e mi ha subito edotto del problema.

Intanto ha smesso di nevicare e sulle strade si vedono i segni dei pneumatici. La volta scorsa le temperature erano brutalmente fredde e ci sono voluti giorni perchè le strade si iniziassero a pulire, adesso invece si vedono bene le tracce dei veicoli. Boh, ma poi che cazzo mi frega?

Intanto il condominio ha mandato questa email ai residenti. Leka è il superintendent che vive li. Il marciapiede che corrisponde al profilo del palazzo è di competenza e responsabilità del condominio. Se qualche tanardo-tanarda scivola, cade e si fa male, potrebbe dare la colpa al condominio e chiedere danni per trilioni di dollari.

Ho la sensazione di aver già scritto questa robaccia perchè mi ha sempre colpito l’approccio della città verso i passanti. Se un blocco di neve del palazzo prospicente si stacca e viene spinto dal vento attraverso la strada, colpisce un passante e lo manda al pronto soccorso, di chi è la colpa?

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A New York ne hanno tanta.

La Mobotix fa il proprio lavoro, la qualità è pochina, peccato per la HIK, porco cane.

On line ci saranno milioni di filmati ad alta qualità della nevicata. Io ne ho ricevuti due da amici ed uno dalla vicina del piano di sotto che ha un terrazzo ed un botolo.

Fotografia scattata dalla vicina del pianto di sotto. Non credo fosse destinata alla pubblicazione, ma questo è un sito visitato da una decina di persone quando c’è il vento giusto, che volete che sia. Scopo didattico; una quarantina di centimetri, ad occhio.

Anche a Basaluzzo ce n’è tanta, erba. Oggi primo taglio, a zero di una zona del prato. Raccolte foglie ma per fortuna ero aiutato dalle truppe meccanizzate rumene. Ripristinato addolcitore, scorta di sei sacchi di pastiglie di sale, pesanti 500 kg l’uno. Dolori diffusi braccia, schiena e addome. Mentre caricavo i sacchi sul carrello mi sono schicciato il pollice offeso. Non c’era nessuno nelle vicinanze ed ho urlato, niente parolacce.

Invece a Grange Sises, frazione di Sauze di Cesana, era così.

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Bestiacce

Anche oggi a New York nevica; anche qui oltremare, inverno d’altri tempi. La cara Mobotix funziona, la qualità del filmato è scarsa, ma è meglio di niente.

Due sere fa, ristorante un po’ isolato tra alti mucchi di neve a Sauze di Cesana. Non vedevo così tanta neve in fondovalle da decenni. Sto per entrare quando mi si presenta davanti una palla di pelo, colore principale bianco con macchie di grigio, marrone e panna.

La chiamo e questa arriva, affettuosa. Mi si sfrega tra le gambe, allora mi inginocchio ed inizio a farle un sacco di feste, le gratto la testa, il collo. Infine la sollevo da terra e le metto la mia testa contro il suo naso. Sono incoscente, corro un grosso rischio con un gatto che non conosco, ma questa si mette a fare le fusa. Il pelo è gelato ma sotto è soffice e tiepida e sa di gatto pulito. E’ uno dei padroni del ristorante, ce ne sono altri tre. Arrivano due clienti, la poso e la lascio andare. Quando i tizi entrano nel ristorante la chiamo e questa spunta da sotto una panchina, poi se ne va. Io le vado dietro ma metto il piede su una lastra di ghiaccio trasparente e cado di sedere.

Nella caduta metto istintivamente le mani a proteggermi le antiche natiche e l’unghia di un pollice si stacca leggermente dal dito.

Sangue, un male boia.

Morale; stupidi gatti.

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