La mia è una forma maniacale, ossessivo compulsiva, perchè continuo imperterrito a scattare foto del panorama che si vede dalla camera da letto. Lo scopo, del tutto inutile ai fini pratici e culturali, è capire che cosa si vede esattamente. Ossia case, palazzi e grattacieli perlopiù anonimi salvo qualche edificio noto come lo è l’Empire State Buiding.
Piuttosto, nella foto diurna si notano due cantieri, non uno ma due. Se il cantiere che si intravede proprio di fronte al 1 Vanderbilt, 427 metri di altezza, è il costruendo quartier generale mondiale di JPMorgan, alto 423 metri, coprirà completamente la vista del Vanderbilt, che di notte è carino con tutte quelle lucine. I am disappointed. Potevano farlo un po’ più a destra o sinistra che così li vedevo entrambi ? Se glielo scrivo in modo gentile magari lo spostano.
E poi c’è una novità, ovvero l’ultimo dei grandi grattacieli residenziali con vista Parco. Questo alto alto e sottile sottile è “111 West 57th Street is the skinniest skyscraper in the world with a staggering ratio of 24:1.” Non ho idea di cosa sia il rapporto 24 a 1, altezza per larghezza ? E’ alto 435 metri, la base sarebbe 18 x 18 metri ? Non mi pare possibile. Boh, anzi…
E’ raro che noi qui si frequenti ristoranti italiani. Più che altro, ci capitiamo davanti per caso e talvolta, per motivi inconsci, decidiamo di entrare. Davanti a Tiramisu, aperto nel lontano 1989, ci siamo passati infinite volte, ma è incidentalmente sulla strada per un buon sushi ed un eccellente ristorante di muscoli e pesce. (quello già ampiamente descritto precedentemente)
Questa volta, pur avendo settato il GPS per il nostro sushi preferito, a dispetto di aver già istruito lo stomaco a prepararsi per i Dim Sum con i gamberetti ed il roll piccante con le capesante, davanti a questo abbiamo disinserito il pilota automatico, messo la guida manuale, virato sulla destra e fermatici davanti al menù esposto in vetrina. Miriam ha visto la zuppa di lenticchie con la zucca, che secondo lei aiuta nei momenti di stipsi, a me è venuto lo sturbo da pizza, che non mangio così volentieri in compagnia perchè ci metto ore a finirla (mi intasa).
Il locale è un po’ kitsch, potrebbe sfiorare il triste-deprimente ma poi in fondo non lo è, siamo a New York, è accogliente a modo suo. E poi la pizza era davvero deliziosa, formaggio di capra e pomodori secchi; spessore della pasta, ingredienti, cottura, tutto perfetto. Te la portano già tagliata in spicchi, perchè la legge di New York dice che la pizza si mangia esclusivamente con le mani. Il precedente sindaco, Bill De Blasio, ha rischiato di perdere le elezioni perchè si era fatto vedere mentre in un ristorante mangiava la pizza con coltello e forchetta. Si era dovuto difendere dicendo che nella sua famiglia si faceva così. Sarà ricordato come un sindaco meno che mediocre.
Intanto fuori nevicava a larghe falde. Essere in un ristorante a New York al caldo, guardare oltre la vetrina la gente che passa indaffarata sul marciapiede con il traffico ed intanto nevica, è qualcosa di assolutamente speciale. E’ tutto il giorno che una pioggerellina fine si alterna a rovesci di neve.
Alberi stile NYC. La righiera serve per proteggere i tuberi nella foto, le altre eventuali piante e l’albero stesso sia dagli umani ma specialmente dai cani; migliaia, milioni di cani che se potessero irrorerebbero l’abero di urina causandone la morte. I cani sono simpatici, producono enormi quantitativi di deiezioni tossiche e corrosive, ma in fin dei conti sono bestie amorevoli. Anche oggi c’era una processione di cani diretti al Parco, perchè i cani amano la neve ed i telegiornali amano intervistare i padroni dei cani che dicono che i cani sono felici nella neve. Ed anche oggi un botolo che ho incrociato ad un semaforo mi ha leccato la mano. La giovine & graziosa padrona del cane no, anche se in tutta franchezza non mi sarebbe dispiaciuto. Miriam era presente e sul cane non ha detto nulla. Probabilmente si sarebbe risentita se la fanciulla mi avesse leccato. Evidentemente piaccio più ai cani.
Discussione familiare in merito alla necessità che io indossassi le scarpe da neve, che sono ottime nella neve, ma di neve sui marciapiedi non ce n’era proprio. Allora siamo arrivati ad un compromesso, ho indossato degli elegantissimi stivaletti di mio padre. Sembrano scarpe da ufficio ma in realtà arrivano un palmo sopra la caviglia e sono foderati di pelo. Hanno letteralmente una quarantina di anni, la suola col tempo si è indurita e si scivola come se fosse di Teflon o di ceramica. Ho veramente rischiato di rovinare per terra rompendomi qualche cosa. Adesso le scarpe in questione sono a cambiare le suole. Ho spiegato all’artigiano che vorrei una suola da qualifica, ossia molto soffice, perchè usandole solo in inverno, se parto già con una gomma estiva dura, questa con il freddo si indurisce ancor di più e poi ogni volta che provo a svoltare sul marciapiede, rischio di andare dritto.
Forse la scelta di mettere un obiettivo più stretto nella nuova webcam è stato un errore. La macchina fotografica permette una visuale più ampia. Da questo punto di vista, la Mobotix è molto più flessibile perchè le lenti sono intercambiabili senza fatica. I Cinesi invece non ritengono che uno possa avere ripensamenti sull’inquadratura e se non gli va bene, compra una seconda webcam e la prima se la mette in bagno, puntata sul gabinetto, e poi va su Tik Tok e fa un miliardo di visitatori perchè alla gente piace vedere altra gente che caga.
Tre centimetri, altro che pollici. Si, certo, l’altezza della neve può essere molto discontinua a seconda del quartiere, verso nord ne avrà fatta ben di più, ma qui in centro non sono serviti gli spazzaneve, forse qualche pala per pulire i marciapiedi occasionalmente, ma la maggior parte della neve si è subito sciolta e dunque l’episodio si può archiviare come breve e debole. Come se vai ad una festa, mangi qualche stuzzichino e poi improvvisamente tutto scompare e ti trovi nel parcheggio immenso di un supermercato d’estate.
Anche qui quando deve nevicare sembra che venga il finimondo e poi, una sega. Comunque un po’ di sensazione invernale c’è stata.
Questa non c’entra con New York. E’ una delle cittadine più fredde deglk USA, vicina al confine con il Canada e sul Lake Superior è un posto dove mi piacerebbe andare. Veramente a bagasce e lontano dai giri turistici, Duluth non credo abbia molte attrattive, anzi, temo possa rivelarsi mediamente triste. D’estate credo sia frequentato solo da Americani per pesca o camping, d’inverno non credo vanti un grosso afflusso turistico.
Ma perchè questi besughi non mettono una protezione alle webcam ? L’effetto è una sorta di Van Gogh o Munch non scevro da un certo fascino, ma la funzione didattica e divulgativa della webcam vien meno.
Questo è uno di quegli articoli che, mah, gli credi in mancanza di altri elementi. Sul fatto che il mio numero di telefono possa valere migliaia di dollari, non saprei. Si, il two-one-two anni fa era forse davvero uno status symbol, vuol dire che vivevi a Manhattan, quando davi il numero di telefono ad un Americano, era immediato il riconoscimento del luogo da dove veniva, senza possibilità di errori. Era un area code ambito, diverso dai prefissi degli altri quartieri. Oggi proprio non saprei e sopratutto, se si sono liberati dei numeri non vuol dire che si è approdati ad una nuova numerazione, ma che si sono liberati numeri di ditte o famiglie che se ne sono andate. Qui sotto un ritaglio di alcuni dei commenti alla notizia.
Il 718 è uno dei prefissi di di Staten Island, Brooklyn, Queens e parte del Bronx.
Non ci si può sbagliare ed i telegiornali sono unanimi; tutti aspettano la neve “come i bambini a natale (cit.)”. New York ama la neve anche se questa può provocare enormi disagi. I disagi da neve sono superati con determinazione ed un vago sorriso sulle labbra. Questo inverno praticamente non è nevicato, dunque questa perturbazione che potrebbe formare accumuli in città di circa 10 centimetri è accolta con malcelato sollievo. New York senza la neve, infatti, è anomala e inquietante.
La mia ultima installazione fa i filmati. In questo, la neve ha iniziato a cadere da meno di 15 minuti ed inizia ad accumulare. Le previsioni dicono che domani la neve gira in pioggia, non sarà una grande nevicata ma comunque viene accolta con soddisfazione.
Si è in fremente attesa di un po’ di pioggia ristoratrice. Viene da est, dunque la precipitazione avviene con condizioni abbastanza precarie perchè l’umidità è minore rispetto a quanto non sarebbe con un franco ingresso dal lato dell’Atlantico.
Infatti il radar mostra pioggia, tanta pioggia, che però non arriva a toccare il suolo perchè evapora nell’aria secca che incontra sotto lo strato nuvoloso. Una beffa.
E dunque per il momento da est arriva solo vento che fa sventolare le bandiere. Secondo le teorie più progressiste del revisionismo un tanto al chilo, il vessillo di Genova, croce rossa in campo bianco, rappresenta le crociate con le quali la chiesa di Roma ha cercato di annientare la religione islamica con ancor meno nobili scopi commerciali. Dunque è un simbolo che dovrei detestare e disconoscere. Al suo posto posso mettere la mia faccia sempre più rugosa. Oppure il mio sedere.
Nevischia, fiocchi leggerissimi che sembra non debbano mai toccare il suolo, alcuni ogni tanto sembrano fermarsi immobili davanti alle finestre per guardare chi cazzo c’è in casa. Anzi, se li fisso vedo dei piccoli occhi cattivi che mi scrutano. Le previsioni parlano di “dusting”, letteramente una spolverata che non bagnerà neppure le strade. Mi piacerebbe venisse una nevicata di quelle che poi vado al Parco e vengo investito da uno slittino e finisco al pronto soccorso. Io sono a casa bloccato da un simpatico mal di testa rotante e pulsante, impassibile ed incurante degli antinfiammatori. Ho anche dei sospetti brividi alla schiena, forse dovrei fare un tampone per vedere se ho il COVID, ormai è diventata una tradizione venire a New York e prendermi qualche virus del belino.
Miriam invece è andata ad un “evento” presso la scuola dove vanno i figli di amici. Ogni anno i genitori organizzano nella palestra delle bancarelle a tema cibo ed attrazioni del paese di provenienza degli studenti. Siamo a New York, non viene chiamata melting pot per nulla, i paesi rappresentati solo in quella scuola sono, oltre agli USA, Francia, Austria, Trinitad e Tobago, Zimbawe, Corea del Sud, Cina, Australia, Irlanda, Russia, Ucraina, Jamaica, Germania, Ghana, Argentina, Iran, Antigua e Barbuda, Giappone, Turchia, Grecia, Sud Africa, Haiti, Malesia, Svezia, Pakistan, Mauritania, India, Egitto, FIlippine, Inghilterra, Romania, Palestina, Israele, Peru’, altri che Miriam forse non ha visto ed ovviamente Italia. Miriam ha aiutato ad allestire lo stand ed ha scattato foto prima che arrivassero le orde di bambini con i genitori.
Tra le numerose foto che ha scattato Miriam ne metto tre a rappresentanza di tre delle nazioni al momento più difficili del pianeta. Potrei lanciarmi in discorsi di retorica a fondoscala sui bambini, le guerre eccetera ma suonerebbe pretestuoso e disallineato con lo spirito caciarone di queste inutili pagine. Miriam però era commossa.
E l’Italia ? Non metto foto dello stand completo perchè ci sono ritratte persone che non vogliono essere viste sui maledetti social, allora mi limito con un ritaglio con una grossa mezza forma di Parmigiano. Molte mamme hanno cucinato, o fatto cucinare da qualche catering, piatti della tradizione nazionale. Pare sia tutto estremamente buono perchè nessun partecipante vuole fare brutta figura. Per la nostra amica, working mother, cucinare sarebbe stato impossibile anche se i suoi gnocchi al pesto sono notevoli. Allora è andata sul classico; oltre al Parmigiano c’erano crostini di pane con olio e, da portare via, barattolini di pesto preso da Eataly che sono andati a ruba. Miriam mi scrive che c’è la ressa di fronte al Parmigiano. Lo credo bene.
Nota di colore; ogni stand mette anche su della musica del paese di appartenenza, credo a basso volume, quanto basta per essere ascoltato quando ci si avvicina al banco. C’è un sito web italiano dove vengono elencate le canzoni più famose per paese.
Nel Blu dipinto di Blu di Domenico Modugno
Azzurro di Adriano Celentano
Quanto quando quando di Tony Renis
L’Italiano di Toto Cotugno
A far l’amore comincia tu di Raffaella Carrà
Felicità di Albano e Romina
Musica è di Eros Ramazzotti
O sole mio cantato da Luciano Pavarotti
Perdere l’Amore di Massimo Ranieri
Ti amo di Umberto Rozzi
La bambola di Patty Bravo
Profondo Rosso dei Goblin
Con te partirò di Andrea Bocelli
Caruso di Lucio Dalla
Secondo i miei gusti ci sono delle cose mostruose ma anche qualcosa che non stimola la mia peristalsi intestinale o mi scatena pruriti.
Poi c’è un sito americano dove, a loro dire, si parlerebbe di cultura italiana; qui la numero uno invece è Funicolì Funicolà, seguita da O sole Mio e Tu vo’ fa l’Americano.
Interrogato in merito a quali canzoni avrebbero dovuto suonare, ho suggerito un album di Elio e Le Storie Tese, sconosciuto agli organizzatori dell’evento. Non penso sia stato preso in considerazione.
“New York, New York, is everything they say, and no place that I’d rather be” recita una canzone di qualche anno fa che probabilmente ho già citato decine di volte senza ricordarmene. Miriam è a casa di amiche, lunch con un gruppo di urlatrici che si potrebbe sentire per l’intero blocco, io mi infilo in un ristorante tipo giapponese di poche pretese ma buono con un servizio molto gentile, specialmente tale Denise, graziosa e sorridente. Il locale non è un vero giapponese, è il perfetto miscuglio tra un giapponese ed uno sport bar americano, non prevale nessuno stile, sono fusi insieme. Sulla tenda c’è scritto “Asian Bistro – Sushi Bar – Lounge” ossia tre articoli tra di loro lontani migliaia di chilometri. Poi guardo dalla finestra; in chissà quante altre città degli Stati Uniti ci sarà un incrocio tra una ottantesima strada ed una terza avenue, ma tutti i dettagli della foto dicono senza ombra di dubbio che siamo a New York.
Temperature di Aprile, anche se in poche ore si passa da 18 a -2 , per poi tornare alla primavera ad oltranza. Una televisione locale ha intervistato un meteorologo che cercava di essere moderato senza annunci neo catastrofici. Alla fine l’intervistatore ha estorto una affermazione del tipo “a marzo potrebbe venire una tempesta di neve da record”. Affermazione priva di qualsiasi fondamento previsionale, ma tant’è bisogna colpire l’immaginazione della gente che ora si aspetta un marzo freddissimo. Che ha la stessa probabilità di verificarsi come un marzo normale o un marzo caldo. Metterei all’ultimo posto la remota possibilità che piovano polpette.
Miriam quando fa ginnastica. Le ho scattato una foto che stavo per mettere qui, ma mi ha sgamato ed è stata esplicita. Se la pubblico mi uccide. Allora mi limito ad una descrizione. E’ sdraiata su uno spesso tappetino rosa. I suoi attrezzi da lavoro sono un tubo di gomma rigida lunga un metro del diametro di circa un palmo. Un pallone formato pallacanestro, un elastico che sembra una cinghia di trasmissione di una trebbiatrice. Due pesi di un kg ciascuno, una specie di sciarpa di gomma elastica lunga più di un metro.
Si contorce in posizioni che a me spezzerebbero legamenti, schiena. L’ho beccata mentre aveva la cinghia di trasmissione tra le cosce, obbligandola ad uno sforzo esagerato per tenerle divaricate, ma nel frattempo era arquata appoggiando il peso su una gamba ed una spalla. Il pallone da basket sosteneva il bacino, la mano libera svolazzava ritmicamente tenendo stretto un peso. Soffriva, ansimando e sbuffando. Le ho detto che sembrava una scena di un film bondage ma che mancava un dildo vibrante per renderla credibile e le ho scattato la foto la cui diffusione mette a repentaglio la mia stessa esistenza.
A me sembra chiaro che si sta riformando la contrapposizione dei due blocchi che vogliono dominare il pianeta. Da una parte la Cina al cui treno cerca di accodarsi la Russia, forse l’India. Dall’altra USA ed Europa e diversi altri paesi di orbita occidentale. L’Africa è ormai cinese, il sud America vacilla. Noi siamo quelli destinati a perdere, perchè è nel nostro DNA annacquato, è giunta la fine del dominio USA ed affiliati, l’unione europea è una barzelletta. Finiremo come l’impero Romano ed altri imperi della Storia che dopo aver fatto il bello ed il cattivo tempo, si sono imbolsiti ed è arrivato qualcuno con i denti affilati che se li è divorati.
L’ennesimo esempio viene dall’Australia in una notizia di qualche giorno fa. Sarà vero o è una notizia inventata ? Insomma, pare avessero acquistato circa ottocento webcam come le mie ultime di marca HIK Vision, costruite in qualche anonima fabbrica in Cina. Si sono accorti che potevano rappresentare un problema per la sicurezza nazionale perchè potevano spiare. Le webcam cinesi funzionano tutte su una piattaforma cloud, lo so anch’io e non è un segreto militare, c’è scritto nelle istruzioni. Ovvio che se io mando le immagini su un server chissà dove che non controllo, qualcuno se ne può appropriare a mia insaputa. Nel mio caso non credo sia un grosso problema di sicurezza nazionale. Gli australiani utilizzavano queste webcam cinesi in luoghi sensibili del ministero della difesa. Quando avete fatto gli ordini eravate ubriachi o siete scemi di nascita ? E’ ovvio che i cinesi se ne approfittano quando vedono queste cose. Trent’anni fa coltivavano solo riso, gli abbiamo insegnato a fare tutto perchè facevano lavorare i bambini nelle cantine, abbiamo smantellato la nostra produzione industriale a favore di quella cinese, adesso loro mandano un rover su Marte come se andassero a fare la spesa, e ci lamentiamo pure ?
OK, so long per lo sfogo di natura socio politico globale di cui ovviamente capisco meno di un picocazzo, ma per riempire qualche minuto della mia esistenza parlerei di tutto e di più e poi ho messo una foto della nuova webcam di New York, di fabbricazione cinese, foto sicuramente salvata anche dalla intelligence cinese.