La lingua incolta.

Il residuo dello scavo del revamping della Pozzanghera è stato trasportato qui e forma una lingua di collinetta che si estende dalla esistente collinetta verso nord. Inizialmente avevo pensato di tenerla pulita.

Invece ho scelto di lasciarla esattamente così com’è, ossia non togliere erbe e piantine che vi crescono e vedere cosa succede. Non solo; raccolgo in giro le ghiande delle querce, i semi dei carpini, dei tigli e di alcuni aceri. E li spargo sulla lingua, sperando che nasca qualcosa. Durante l’ultimo lancio di ghiande ho disturbato una lepre che vive nell’erba alta. E’ scappata fino ad infilarsi nella boscaglia e corre ancora adesso.

Altro esperimento davvero scemo. Erba del tipo “maciste” fatta crescere nel pratone, circondata da cenere di legno che ha impedito alle formiche di prendere i semi. L’erba è nata e dovrebbe via via espandersi e ricoprire l’intera Pianura Padana.

Altro esperimento destinato a fallire. Laddove il trattore con la cisterna ha creato disarmonia nel prato, ho gettato terriccio da prato e semi di “maciste”. Non avevo preparato la cenere e non ho dato antiformiche che sarebbero prima o poi finiti nella Pozzanghera. Insomma non sopravviverà neppure un seme.

La temperatura questa mattina è scesa per la prima volta sotto i 10 gradi centigradi, la rugiada è abbondante ed ora ci aspetta un lungo periodo di alta merda africana, ossia calda fuori stagione e priva di pioggia.

Fotoritocco mattutino, il cielo bruciato come sempre e non so cosa farci.

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Il Salone Nautico ed i coglioni.

Ieri pomeriggio, verso le ore 16, imbocco Corso Italia. Corso Marconi è chiusa al traffico, imbocco via Casaregis e di li via Cecchi. Il traffico si muove lentamente. Dietro di me un guidatore impaziente, arrivo al semaforo che da via Cecchi immette in Viale Brigate Partigiane, mi fermo perchè il semaforo è appena diventato rosso. Il guidatore dietro di me suona il clacson e dallo specchietto vedo che agita un pugno e grida qualcosa. probabilmente avrebbe voluto che io passassi con il semaforo rosso.

Mi si affianca superandomi leggermente e si ferma sulle strisce pedonali, tira giù il finestrino. Ha il collo tatuato completamente, un braccialetto di colore oro al polso, pettinato come la moda impone ai più svantaggiati. Si rivolge ad un vigile e gli dice qualcosa del tipo “qual’é il genio che sta causando questo casino”. Il vigile gli risponde “ci ho messo un’ora ad arrivare da Pegli questa mattina, qui ci sono consulenti che prendono centomila euro per decidere il traffico”.

Analizzo i due personaggi esprimendo idee del tutto personali. Un coglione ed un doppio coglione. L’automobilista è un coglione perché avrà perso un po’ del suo tempo, senza capire che il Salone Nautico è un evento che porta soldi e lavoro a Genova. Porta fatalmente disagi al traffico, sei giorni all’anno, sono spiacente. Ma riempie gli alberghi, ristoranti, paga stipendi a dipendenti e standisti delle aziende che espongono. A lui personalmente non porta alcun beneficio ed infatti si lamenta come se gli stessero cavando gli occhi. Non accetta il fatto che è normale accettare qualche disagio quando i benefici alla comunità sono enormi. Concetti astratti, come lo è rispettare il verde urbano e non buttare spazzatura nelle strade.

Il vigile invece è un coglione doppio. Non solo non capisce il ruolo del Salone Nautico, ma da anche addosso alla propria amministrazione; è una cosa indegna, è un ufficiale in servizio e non dovrebbe proprio.

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Saluti da Sauze.

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Corso Italia fa schifo.

Sporcizia ovunque, erbacce e spazzatura, cacche di cani, arredo urbano e pavimentazione degradata. Ho l’impressione che Corso Italia sia l’esempio di una perfetta sinergia tra cittadini di serie zeta ed una municipalizzata che lavora poco e male.

Però il ferramenta di Via Casaregis è estremamente pratico, gentile, collaborativo. E lo è anche il rivenditore/officina moto dove ho ritirato lo scooter. Due brave persone, due negozi dove fa piacere andare.

Il primo tentativo di installare la webcam è naufragato miseramente perchè il diametro del palo è leggermente superiore a quello della staffa. Ecco perchè sono andato dal ferramenta per acquistare i pezzi per un metodo alternativo di ancoraggio.

Adesso sarebbe tutto pronto per il montaggio, ma temo che la webcam avrà bisogno di un tempo indeterminato per poter tornare on-line. Se la webcam funziona su una altra LAN, quella di Basaluzzo, ma non funziona sulla LAN di Genova, bisogna andare per esclusione.

  1. La webcam funziona.
  2. Il POE funziona.
  3. Lo splitter funziona.
  4. I due cavetti necessari per collegare il router con il POE ed il POE con lo splitter funzionano.

Cosa resta che potrebbe non funzionare ? Il router TIM. Tramite il servizio assistenza on line ho chiesto di essere chiamato sul cellulare. Ho paura che potrebbe diventare una Odissea tra tecnici che mi dicono che la linea ed il router funzionano regolarmente, negozi TIM che non mi vogliono sostituire il router, neppure contro pagamento. Certamente io ho margini di errore, però a questo punto resta solo provare con un router nuovo, e siccome deve essere TIM, spero non inizi una lotta greco romana tra me e la multinazionale la cui maggioranza è straniera, in buona parte francese. Perchè noi italioti ci salviamo per gli spaghetti mentre tutto il resto viene fatto da altri.

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Faccia il pieno, grazie.

La situazione acqua nella Pozzanghera non è grave, tuttavia ho chiamato il mago della pioggia al quale ho chiesto il pieno, presa pozzo, dunque senza alcun pesce o mollusco o crostaceo o altri animali invadenti. Almeno lo spero; questo nella foto è il primo viaggio, ne seguiranno altri durante la giornata.

Dopo il primo carico, le quattro carpe in fila indiana.

Parliamone; gli Indiani in USA adesso si chiamano “Native Americans” che è corretto da ogni punto di vista. Però se io scrivessi “carpe in fila nativi d’America” non si capirebbe. Anche gli indiani dell’India adesso vogliono rigettare il nome India perchè attribuito loro dagli invasori inglesi, si chiamerebbe Bharat. “carpe in file Bharat” ? Ancora peggio. Insomma, le carpe sono incolonnate per uno.

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A Basaluzzo ha piovuto.

E siccome zero virgola due millimetri non rende l’idea della pochezza, ho convertito in Micron ). Duecento micron suonano meglio di un picocazzo. Anzi;

La precipitazione è durata per circa venti minuti, ha inumidito l’erba, sotto gli alberi è più asciutto di una figa secca. Ma vaffanculo, va’.

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Quasi completata.

La struttura modulare che ospiterà la webcam di Genova è quasi terminata. Manca il silicone che verrà dato nei punti a rischio corto circuito. Ad esempio, sotto le unghie e nel naso. Se mi gira, una pennellata di antiruggine ove mi convinco che serva, forse un po’ di bianco laddove il lavoro sembra passibile di miglioramenti.

Due staffe di ferro già posizionate consentiranno di fissare al palo la struttura, almeno lo spero vivamente. Occhio e croce pesa circa una tonnellata. Alla prima folata di Scirocco, Libeccio o di Tramontana, si porterà via il comignolo e parte del tetto. Con la Tramontana finisce nel giardino dei vicini, li devo avvisare.

Il tettuccio viene tenuto con due angolari di ferro (Fe) che diventeranno ruggine (Fe₂O₃) alla prima pioggia. La webcam è assicurata al supporto di legno con due microviti, più o meno della dimensione di quelle che si trovano nelle stanghette degli occhiali. Si sviteranno dal legno, marcito dopo due giorni di maccaia, facendo rotolare la webcam sul tetto. Sotto la webcam c’è un cassettino di plastica che contiene lo splitter.

Usando colla e le solite microviti, ho applicato sul coperchio di detta scatoletta un rettangolo di legno che dovrebbe riparare dai raggi del sole diretti. Io credo che la temperatura nel cassettino precedente, privo di qualsivoglia schermo, abbia superato quella della superficie del Sole (circa 5.500° C.)

supporti webcam

Sul fronte meteo basaluzzese, a parte un paio di sparuti millimetri, la pioggia seria sfila a nord, sud, est e ovest. Forse sabato potrebbe piovere in modo più consistente, ma il mio pessimismo cosmico mi porta ad adottare una strategia prudente calmierando le mie aspettative.

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Non sta riuscendo male.

Il nuovo supporto della webcam di Genova sta venendo alla luce. Il materiale scelto è tradizionale, ossia legno e ferro. Il legno prima o poi marcisce ed il ferro arrugginisce e si sbriciola. Ma usando una vernice ricoprente, il supporto ci metterà un po’ di più a marcire/arrugginire, tipo una settimana. Questa foto arriva dalla webcam quando l’ho accesa per vederla in streaming sul computer in rete, ha subito trasmesso una foto. Come quella precedente, ma non mi ero spiegato bene. Devo sistemarla in modo che il tettuccio non resti nell’inquadratura. C’è infatti un tettuccio abbastanza resistente che serve per evitare che i gabbiani si posino sulla webcam e, dopo averla piegata verso il basso, ci scagazzino sopra, pesanti e rumorosi produttori di guano.

I modelli sono incerti e discordanti nel distribuire la pioggia nei prossimi giorni. Si, arriva qualcosa dall’Atlantico, ma il buco pluviometrico basaluzzese è pronto a schierare le proprie truppe cammellate. Ci vuole un bel vaffanculo propiziatorio.

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Un breve aggiornamento.

Test della webcam; foto del muro e del pavimento. Ora on line sine die.
  • la webcam del Lido adesso è a Basaluzzo perchè a Silvano d’Orba c’è un “Brico” dove vendono di tutto e dove acquisterò il materiale per il prossimo supporto molto professionale della webcam.
  • Nel palmo della mia mano destra ho una terza bruciatura alla quale non avevo fatto caso, sempre frutto del litigio che ho avuto con la batteria del motorino.
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Era lo splitter.

Che avevo si sostituito in sede di verifica, ma forse durante la sequenza ho commesso qualche errore di logica, oppure c’è un problema di cablaggio interno dal router fino al tetto. In ogni modo la webcam funziona.

Ho provato in ufficio, POE e splitter che so essere funzionanti. Adesso tenendo fede ai miei buoni propositi, devo fare una installazione sul tetto che non sia un clamoroso tapullo. Ci studierò.

Non era la batteria dello scooter. Sono arrivato dal meccanico per una batteria nuova; quando ha visto quella vecchia ha diagnosticato che sulla motoretta c’è un trombino che serve per ricaricare la batteria, trombino che si è rotto e sovraccarica. In effetti, la batteria aveva una curiosa, diffusa ondulazione sulle pareti, segno evidente, pare, di un surriscaldamento dovuto a questo trombino che pensa di essere quello di un camion da cantiere o della Enterprise.

Ho acquistato una batteria nuova e sono rientrato a casa per installarla per poter dunque portare la moto dal meccanico, inseguito dalle sue raccomandazioni sul fatto che rischiavo di prendere fuoco durante il tragitto. Al momento del rimpiazzo, scopro che il morsetto del polo negativo di questa cazzo di batteria nuova è diverso da quello della batteria vecchia. Perchè qualcuno del reparto progettazione batterie è uno stronzo. Allora ho dovuto ricorrere al mio master in tapulli, ho recuperato un pezzo di fil di ferro ed ho attaccato il cavetto al morsetto della batteria. Non so cosa sia successo, ma il filo di ferro in eccesso che fluttuava nell’aria in attesa di essere tagliato, è diventato rovente in un istante, forse ha toccato il polo positivo. Fatto sta che adesso ho due bruciature filiformi, una sull’avambraccio sinistro ed una sul dito anulare destro. Il motorino è dal meccanico in attesa di una diagnosi più precisa.

Guidando con il timore di esplodere, prima di andare dal meccanico sono andato all’ufficio postale a recuperare una raccomandata arrivata ad agosto. Una multa dalla Provincia di Alessandria.

Procedevo a 77 Km/ora che calcolando la tara vuol dire che ho superato il limite di legge di 2 (due) km/ora. Meritavo la multa ed ho già pagato on line, dunque ho sanato la mia pendenza amministrativa. Qui però vorrei evidenziare come la Provincia di Alessandria:

  • Tiene le strade provinciali da far schifo, almeno quelle che percorro io, ossia piene di buche anche profonde un po’ ovunque, segnaletica orizzontale fatiscente, ghiaia e terra sulla sede stradale.
  • Continua a spargere diserbante sulle spalle delle strade provinciali invece di tagliare l’erba.
  • Consente l’accumulo di spazzatura indiscriminatamente, ossia si accumula fino a diventare una montagna e poi, una volta all’anno, bontà loro, puliscono la zona.
  • Ha autorizzato il taglio di alcune querce secolari vicine ad una provinciale non certo per sicurezza ma per garantire a qualche amico stronzo di tirar su qualche euro rivendendo la legna. (questa e di qualche anno fa, me la sono legata ad un dito)

Per cui ho pagato, me lo meritavo, non di meno,

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