Questo si è proprio risentito.

L’attuale sindaco di Genova è una persona normale; pregi e difetti, idee buone e molto meno buone. Fa il proprio mestiere, spero che le scelte fatte durante questi due mandati siano positive per la città anche negli anni a venire. La mia è meramente una speranza, non ho elementi per farmi facili illusioni. E vedo che alcuni problemi, o almeno elementi che io ritengo tali, non vengono affrontati; il mio giudizio – che conta meno del due di briscole e non interessa a nessuno – è dunque neutro e rassegnato.

Non provo però simpatia nei confronti di coloro che criticano a prescindere. Chiamo questo il partito dei “trinariciuti” e conoscendo la fonte del nomignolo, so che una certa fascia della popolazione si sente offesa, proprio perchè sospetta di farne parte. A commento di un messaggio scritto dal sindaco o da chi per esso nel quale si fa propaganda per i balleti di Nervi, ne sono seguiti in blocco quelli di coloro che per qualche ragione devono contestare anche questa decisione, di fare i balletti appunto. Quando su facebook mi capitano questi argomenti, commento più o sempre nello stesso modo e vengo giustamente sempre ignorato. Ma questo individuo si dev’essere offeso, e per ribadirlo ha cercato di offendere me. Io penso di conoscere un pochino i “trinariciuti”; alcuni di loro hanno il senso dell’umorismo e dell’ironia rimossa chirurgicamente e sono estremamente permalosi.

Il tono di questo suo intercalare è talmente perfetto, gli elementi utilizzati come “torna nella fogna” e l’ordine perentorio a tacere sono così standard, come il senso di autostima che emana “mi fai pena quindi piantala” è così codificato ed iconico che ho il sospetto che abbia giocato, ossia che si sia appropriato di un linguaggio arcaico risalente agli anni sessanta e mi abbia preso in giro. E si, forse dovrei far svuotare la fossa biologica, me ne stavo dimenticando.

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Due foto di Gastone.

Con un po’ di iniziativa lo si può intravedere in due punti diversi, le foto sono scattate a qualche minuto di distanza l’una dall’altra. Il pennuto si muove e si sposta, l’ho notato diverse volte.

Guardando con attenzione, ossia non con lo sguardo bovino come faccio in genere, mi sono accorto che la webcam sul palo segna l’ora della Moldavia, o di qualsiasi altro paese con un’ora avanti. Potrei dire ora di Basaluzzo +1. Guardando meglio, anche la webcam sul tetto di casa segna l’ora del blocco sovietico.

Probabilmente ho fatto pasticci quando c’è stato il cambio con l’ora estiva, adesso mi sa che passeranno un po’ di giorni prima di poterle sistemare. Peccato che ho rinunciato al controllo da remoto, se non mi fossi arreso alle difficoltà incontrate, forse adesso potrei accedervi e sistemarle.

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Una nave “normale”

Questa mattina è entrata nel porto di Genova una nave da crociera di fattezze tradizionali. Qui nella foto della webcam non si vede bene, è sfilata di fronte e ne avevo per il belino di fare una foto.

Questa è una foto presa on line. Si chiama Aurora ed è una nave che non ricalca la moda attuale delle navi da crociera di massa. Insomma, non sembra un albergo di Las Vegas con 3000 stanze con gli scivoli e la ruota panoramica. Probabilmente ci si annoia a morte, il rate di suicidi a bordo è maggiore di quello della Finlandia. Mentre sulla nave truzza si balla la Lambada bevendo litri di Margarita, l’intrattenimento a bordo di questa nave tradizionale si limita ad un quartetto di archi di musica da camera, gli spettatori vengono portati a braccia in cabina quando si addormentano. La Union Flag sulla murata a prua aggiunge un tocco di classe che solo questa bandiera può dare. Però batte bandiera delle Bermuda, questi furbi di inglesi.

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Alberi.

I colori di questa foto sono leggermente diversi da quello che si vedeva ad occhio nudo, ma con il telefono non sono riuscito a fare di meglio. Se avessi usato la macchina fotografica, invece, il risultato sarebbe stato uguale se non peggiore, perchè sono un pessimo fotografo.

La punta del Redwood californiano sembra avere una energia smisurata. Anche il resto dell’alberello è pieno di nuovi getti, ma la punta emana una forza e sembra mostrare un desiderio di crescere che non ho mai visto in nessuna altra pianta. Davvero, neppure nelle patate che mettevo in un bicchiere d’acqua quanto ero bambino, neppure i fagioli nel cotone. Non so che analogia trovare a parte due cazzo di verdure. Me lo continuo a ripetere ma non penso di afferrare bene l’idea; questa pianta ha nel DNA la capacità di vivere fino al 4000 (anno domini quattromila). Sono circa cento generazioni umane. Rifare il tetto di casa non meno di quaranta volte. Settecentotrentamila ricariche del mio cellulare. E’ triste ma scommetterei che non vivrà così tanto, è deprimente ma temo morirà entro pochi anni per colpa del clima sempre più ostile, o se gli va proprio bene, tra qualche decennio qualche stronzo lo taglierà per far su qualche soldo vendendo la legna. Con il ricavato si potrà ubriacare fino a farsi venire la cirrosi e morire nel letto di un ospedale.

Nel frattempo però devo registrare il decesso di due alberi. Un Acero saccarino ed un Carpino pendente che hanno patito troppo la scorsa estate e non si sono ripresi dopo aver perso le foglie anzitempo. Allora ho deciso dove mettere un Frassino, un Acero e due Querce alte un metro ciascuna. Lo so, saranno troppo vicine ad altri alberi, però oggi notavo l’affollamento di fronde di diversa forma e sfumatura di verde di fronte a casa e mi piace proprio, sembra uno di quei boschi del New England. (si come no, ma sticazzi ?)

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Ruvetto

Il ristorante sotto l’ufficio ha delle peculiarità. Oggi in menù c’era “Ruvetto” che non avevo mai sentito prima e per me poteva essere qualsiasi cosa, un tubero, un mammifero che vive in Africa, un pasticcio di materiale di scarto suino. “E’ un pesce da fondo”. Cerco il Ruvetto su Wikipedia e trovo quanto segue.

Mostro la pagina alla ragazza che mi serve, arriva e legge anche il cuoco. Risate generali. Spero di non star troppo male questa sera, comunque un po’ di lassativo non fa male a nessuno, io lo auguro sempre alle persone che incontro per strada.

Per ultimo, sono andato a leggere che cazzo è la keriorrea. Scopro che gli svizzeri sono terrorizzati dalla keriorrea. C’è una dettagliata e direi esaustiva descrizione del fenomeno, c’è anche una foto che non ha bisogno di spiegazioni.

Può provocare disagio sociale, ma quello ce l’ho sempre, non ho bisogno di mangiare un cazzo di pesce da fondo. Però non vado a cercare cosa sono gli esteri cerosi, temo di trovare, prima o poi, che hanno a che fare con il cancro. Comunque in un’altra parte del mondo qualche anno fa ho mangiato il Butterfish e sono ancora vivo.

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Facciam mica brutti scherzi.

Non voglio neppure pensare ad un gelata tardiva il 18 di Aprile. Qui mostra che la notte tra giovedì e venerdì la minima scenderebbe a +4° circa, che non è zero, ma è molto vicina allo zero e quando arrivano queste irruzioni di aria dal nord, qualche sovrastima ci può essere.

E no, cazzo.

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Autostrade e simili.

Piccola cronaca di un evento banale e del tutto insignificante. Venerdì pomeriggio, imbocco la sopraelevata alle 17 per dirigermi a Basaluzzo. Appena si entra nello svincolo leggo che la A7 è bloccata per un incidente e per andare a Milano bisogna prendere la A26. Sulla A26, segnalati cinque km di coda per lavori. Dopo il primo km decido con mossa acuta di uscire dall’autostrada a Masone. Sulla statale direzione Ovada ci sono due cantieri stradali con semaforo e percorrenza alternata. Code, anche perché ci sono altri automobilisti intelligenti come me che sono usciti dall’autostrada. La statale viene attraversa tre volte dalla ferrovia, linee minori, che va da Ovada verso Mele. Il primo passaggio a livello va bene. Arrivo dal secondo che ha appena chiuso le sbarre. Passano i quarti d’ora e nessun treno passa. Dopo una attesa lunghetta, un camionista fermo poco dietro viene a piedi fino alle sbarre e ci informa che un altro camion ha divelto le sbarre del terzo passaggio a livello, la strada è bloccata. Siamo arrivati a casa a Basaluzzo esattamente alle sette e mezza. Mi sembra sia il mio record di durata, una prestazione invidiabile.

Io ero tranquillo, andavo per il finesettimana in villeggiature e non avevo alcuna fretta o impegno. Ma il camionista dietro di me aveva i minuti contati per arrivare a destinazione prima che lo stabilimento chiudesse, non ultimo senza rischiare di essere beccato ad un controllo avendo passato alla guida più del consentito. Anche lui però non era agitato. Direi che era rassegnato a fare un lavoro che negli ultimi anni per chi attraversa gli appennini liguri è diventato un punto interrogativo.

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Non li conto.

Sono arrivati i minuscoli semi della Kochia scoparia Trichophylla. Un nome, un programma. Ho provato a calcolare quanto pesa un singolo seme ma mi sono perso nei decimali. Se li mettessi direttamente in terra dovrei comunque tenerli irrigati. Con una germinazione del 50% e la presenza di erbe da campo super invadenti sarebbe un problema identificare le piantine nuove. Insomma non posso metterli nella Collinetta Sperimentale ma dovrei acquistare 1.100 vasetti per seminarli tutti, o un vaso enorme per metterli tutti insieme. Per poi scoprire che in realtà il clima di Basaluzzo non permette a queste piante di vivere serenamente, alla prima botta di caldo secca tutto. O al primo gelo il prossimo inverno. Non sono portato per queste cose.

Mi rivolgo nuovamente a tutti i possessori di scooter che la mattina, andando al lavoro, guidano come se fossero inseguiti da un Velociraptor o come se la loro vita dipendesse dall’arrivare prima di tutti:

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Rovinato il concetto.

Questa della Alta Val Susa potrebbe essere l’ultima neve di questa primavera 2024. Il film il cui titolo ricalca la circostanza fu uno di quei melodrammi in cui un bambino muore di cancro ed il papà che lo trascurava si rende conto del suo errore.

Una cagata di dimensioni epiche, un filmaccio strappalacrime caratterizzato, tra l’altro, dalla recitazione penosa ed una sceneggiatura da sorpresa nell’uovo di Pasqua.

Mia moglie era stata trascinata dalle suore quand’era bambina a vedere questa troiata e se la ricorda ancora adesso come un incubo. Io ho rimosso questa ed altre pellicole del genere che mia madre mi portava a vedere al cinema dei preti. Amen.

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Semi, di nuovo.

Ho ricevuto una soffiata sulla bellezza di queste piante. Pare resistano al clima secco, tutte le altre caratteristiche invece sembrerebbero difficilmente compatibili con il clima basaluzzese, ma tant’è ho acquistato alcuni semi, a maggio proverò a piantarli in vasetti e poi vediamo se nasce qualcosa. Ciascun seme costa €0,0031818181818. Ho fatto un affare.

La polvere del deserto africano ogni tanto arriva a fertilizzare le nostre colline. Perchè c’è chi dice che contengono fosfori ed altri minerali utili che arricchiscono la terra. Miriam si sofferma sul fatto che deve pulire i vetri di casa, con grave disagio & perdita di tempo.

C’è invece chi dice di aver fatto analizzare la polvere ed aver scoperto che contiene metalli pesanti, sostanze velenose ed altre misteriose, prova evidente che non si tratta di polvere sollevata dal vento ma di una inseminazione fatta con gli aerei, ciò porta malattie e problemi di salute, il tutto nel contesto di un complotto internazionale dove c’entra anche la NATO.

Qualche anno fa ero entrato in una di queste pagine su Facebook ed avevo commentato con dettagli sul complotto talmente assurdi che mi sarei aspettato risposte piccate di chi si sarebbe sentito preso per il culo. Ed invece i commenti erano “si, hai ragione l’ho sentito dire anch’io”.

Per quanta ironia surreale posso usare, c’è sempre chi mi prende sul serio. Devo smetterla perchè non serve a nulla, alla fine passo anche per un deficiente tra quelli che credono che io faccia sul serio.

Ho una carta prepagata ricaricabile Postepay. Ci pago Netflix, le spese on line, gli spacciatoori di droga e le mignotte. Se provo a fare una ricarica dal mio conto segreto alle Bermuda, mi dice che l’IBAN è sbagliato. Allora devo andare in posta per ricaricarla in contanti, ma se arrivo con il solito milione di euro in contanti fanno delle storie. Tutto quanto premesso, ho chattato con Alessandra del servizio clienti. Dal suo lato, tutto è corretto e non resta che attribuire il problema alla mia banca, o al fatto che io scrivo male l’IBAN quando metto in anagrafe la mia carta. Dopo il mio ultimo messaggio ha staccato la comunicazione. Stavo per scrivere che avrei usato il cazzo, ma poi mi sono trattenuto. Eppure si dev’essere offesa comunque. Permalosa.

Tutto grasso che cola, fieno in cascina, legna in legnaia, interessi attivi.

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