Basta una giornata così e mi dimentico delle temperature roventi dello scorso luglio-agosto 2024. Fatalmente ecco una breve cronaca della prima perturbazione atlantica di questo autunno 2024
Piove senza eccessi, pioggia moderata e continua, insomma autunno. Con un paio di eccezioni, tutti gli alberi nuovi sembrano aver superato l’estate senza venir strinati dal sole, almeno così sembra salvo brutte sorprese.
Questa foto vince il Plutzemberg per “banale e vista 1000 volte”.
Questa invece vince il premio “Pozzanghera” nella categoria “E basta ninfee, cazzo”. Ma è un classico della pioggia e vale la pena ripeterlo ad oltranza.
Il mio spacciatore di porcini mi ha venduto i primi della stagione 2024. Vengono dall’entroterra di la Spezia. Mi ha detto che non sapeva come fossero. Erano buonissimi, oppure è il down da porcini che mi assale quando arrivano le prime piogge settembrine.
Questa noiosa sequenza prosegue con il tentativo di fare una foto “particolare”, ma non c’è nulla di particolare in questa roba che non si sia già visto, con risultati molto migliori, milioni di volte.
Le piante di ninfea che proliferano nella Pozzanghera sono quattro. I numerosi semi che avevo gettato in due riprese non hanno germogliato, non so quale errore io abbia fatto, ma sospetto che dalla Cina mi siano arrivate delle cacche di coniglio, altro che semi di ninfea. Queste invece sono piantine prese da vivaio, buttate nell’acqua, hanno attecchito.
Ho iniziato a contare le foglie, sono andato avanti per un po’ ma con difficoltà e risultati scadenti. Mi sono poscia fermato, colpito dalla suprema inutilità della cosa.
Però ho valutato che contare le foglie fosse si un esercizio cretino ed inutile, ma con il metodo giusto sarebbe stato fattibile. Con photosperm ho messo su ogni foglia un puntino colorato, 10 foglie vicine per ogni diverso colore. Ho contato i colori, facile, e sono arrivato a 230 foglie, numero non esatto ma abbastanza vicino alla realtà.
Il Platano inizia ad assumere la propria livrea autunnale. La frase mi sta sui coglioni perchè la si sente ripetere come una litania ogni inizio di autunno. In più la foto è banale e traccia un evento altrettanto banale e scontato, ma è il mio unico Platano.
Le foglie del Platano bruciando fanno tanto fumo che crea questi effetti bosco delle fate e sticazzi in salmì. Potrei spacciarla per una tecnica fotografica che vede i fotoni. A mia madre, quando mi faceva studiare da bambino, veniva il fotone.
Questa invece è una storia triste. Sulla Pozzanghera ci sono molte alghe galleggianti. Ogni tanto vengo preso dal fuoco della pulizia e dell’ordine e decido di toglierne un po’. Ne ho rimosse mezza carriola, corrispondente a qualche metro quadro di superficie.
Quando ho svuotato la carriola ho trovato questo mini pesce. In questa foto giace immobile tra la linea della fertilità e quella del funzionamento epatico. Si vede anche la linea del diametro delle mie balle.
Insomma, non rimuovo più le alghe perché apparentemente sono abitate da questi pescetti. Ho scartato l’idea di rimuovere tutte le alghe e fare una frittura. Frittura della Pozzanghera sede del campionato Lemme inferiore di canoa.
Vista su Instagram. Davvero vale la pena salvare questa tabella.
Questo per far vedere che ho ancora reminiscenze di contabilità generale. Ho acquistato per €199 una motosega elettrica, raramente ho fatto un investimento così utile fin da subito.
Ho immediatamente tagliato due Olmi di cui uno completamente secco ed uno quasi completamente secco. Ho ricavato un po’ di legna per l’inverno ma soprattutto ho aperto uno spazio che, secondo i teoremi degli Indiani Cherokee, va subito riempito con un nuovo albero che prenderà lo spirito degli alberi morti.
Liquidambar styraciflua con già i colori autunnali.
Sono ricaduto su un Liquidambar. Qualche anno fa ne avevo messi tre che però sono morti uno dietro l’altro e non so perché. Volevo prendere una Quercia Colonnare o Fastigiata, ne ho due che sono diventate bellissime e volevo ripetere. Il mio vivaio preferito ne aveva una sola, ma alta più di cinque metri. L’ho acquistata – quella specifica pianta pare abbia anche una storia affettiva per il vivaista – aspetterò Novembre per trapiantarla.
Però DOVEVO mettere una pianta nuova, ed ecco la scelta ricaduta su una versione che cresce molto in altezza e poco in larghezza, proprio quello che volevo.
Quando prendo una pianta dotata di foglie, inizia il patimento per il trasporto. Ho sicuramente già raccontato questa circostanza, ma sono vecchio ed ho il diritto di ripetermi. Il vivaio dista 9,5 Km dalla Pozzanghera. Le foglie sul pick-up sono esposte al vento durante il tragitto. Patisco quando guardo nello specchietto retrovisore e vedo rami e foglie sballottate, penso che la pianta soffra.
Allora vado piano, non supero i 60Km orari e dietro di me può formarsi una coda di automobilisti ed affini. Durante il viaggio tra strade provinciali e comunali vengo superato da:
La nonna con i capelli bianchi che guida ad un centimetro dal volante ed ha con se il nipote neonato nel passeggino.
Il signore con cappello che si intravede appena.
Tutta “La Ciclistica San Cristoforo” tra cui ci sono anche dei bambini.
Un carro pieno di fieno trainato da due buoi.
Una mietitrebbia.
Una Audi cattivissima il cui guidatore mentre mi supera mi guarda con odio. Anche l’Audi mi guarda con odio.
A breve scaverò il buco e metterò la nuova pianta a dimora. Naturalmente, come è nel mio stile, sarà troppo vicina ad almeno altri tre alberi e neppure troppo lontana dalla Sequoia della California. Sorry motherfuckers, a me piace così.
Su facebook trovo questa pubblicità. Eh si, una gnocca in primo piano, con filiberta in evidenza e pure le tette. Ritaglio la pagina e la metto immediatamente come post. Passano 30 secondi a dir tanto ed il software infallibile di Facebook mi stana.
Hanno perfettamente ragione; c’era proprio una FILIBERTA in primo piano. Peccato che era una pubblicità mostrata da voi, o quanto meno che era scappata al vostro non-così-efficiente software “scova-figa”. Su “arte interessante selezionata da esperti per appassionati di arte” si potrebbe spendere qualche commento ironico, ma anche scontato, evito.
Rubata foto alla coppia di caprioli che vivono nelle vicinanze. Avranno sicuramente tranciato il cavo anti suini ma devo ancora fare il giro di ispezione. Il rientro a Basaluzzo con 32 gradi è meno peggio di quanto avrei potuto pensare. Ci sono alcuni alberi in sofferenza ma nulla di imprevisto, la Pozzanghera è quasi piena, nel pluviometro c’erano una cinquantina di millimetri, più di quanto avevo letto nella stazione ARPA locale. Ci sarebbero diversi lavori da fare, ma per il momento il jet lag e qualche sintomo influenzale, negativo al tampone COVID, mi consigliano prudenza e di prendermela con comodo. Quando rientro a Basaluzzo dopo una assenza prolungata, impiego qualche giorno a sintonizzarmi con alberi ed altra roba vegetale. Mi sembrano sani, poi mi sembrano malati, mi sembra tutto secco, poi meno secco.
Qualche amico incontrato al mio ritorno dagli USA mi chiede come è la situazione politica in USA. Appena inizio una tiritera con la voce lamentosa che promette di durare ad oltranza, si accorgono dell’errore e cercano di rimediare interrompendomi con altre domande più leggere, del tipo “cosa avete mangiato?” e “faceva molto caldo?”.
Ho fatto alcuni lavori secondari. I Tigli intorno alla cisterna stanno crescendo e dunque seccano i rami più interni. Così facendo, la pianta può destinare tutte le energie alle foglie più esterne che prendono più sole. I rami secchi non disturbano la pianta, ma disturbano me, ed allora li taglio. Questa dei rami secchi è una delle mie teorie inventate di sana pianta, ma fintanto trovo un esperto vero che mi conferma che non capisco un picocazzo di alberi, continuerò ad inventare. Sono solo moderatamente soddisfatto del risultato perché ci sono ancora diversi rami secchi per aria. Ma i 33 gradi con il cielo velato sono opprimenti e non mi hanno permesso di terminare il lavoro. Spero che i prossimi giorni le temperature massime scendano un poco, ma le mappe sono incerte.
Ed ecco una imperdibile didattica su come vengono eseguiti i lavori per sistemare i fottutissimi mattoni in facciata. Ogni cinque anni un dipendente del comune si apposta da qualche parte con un binocolo come Vile C. Coyote ed esegue una ispezione visiva per verificare se ci sono mattoni fessurati o pericolanti. L’ispezione viene effettuata con la supervisione di un tecnico pagato dal condominio, il tecnico costa come una autovettura nuova di medie dimensioni.
Viene sistemato un ponteggio sul tetto, si parte dall’alto e si scende fino al primo piano, la colonna in gergo si chiama “drop” che non è un termine scevro da ironia, poi ci si sposta lateralmente per fare una striscia successiva. Il tutto accompagnato da un concerto di martello pneumatico, flessibile, colpi di varia natura dati a caso. Nella foto si vede anche il costruendo nuovo ospedale, consegna nel 2025. Miriam è contenta della nuova struttura e sta pensando di chiedere se può mettere una zip-line che dalla nostra camera da letto si infila direttamente nella accettazione.
Il ponteggio è come questo che è stato montato sul terrazzo della vicina di sotto, la quale è scappata nel New Jersey per evitare di vedere lo scompiglio a casa sua.
Temperaura percepita oggi in centro città. In vecchi cari celsius suona circa 38, estate con più di 20 giorni sopra 30 gradi, record.
In questo fermo immagine della webcam sembra giorno, ma in realtà sono le 21 e 10 ed è un fulmine di un micro temporalino che ha appena bagnato le strade, il termometro sul terrazzo non scende ancora sotto i 30 ed a casa si vive solo grazie all’aria condizionata.
E meno male che ieri sera sono passati per il quartiere a spruzzare insetticida contro le zanzare, perchè altrimenti la sera successiva al ristorante all’aperto ci avrebbero punto dieci zanzare, invece delle due che hanno preso Miriam e me. E il guidatore cinese del taxi tossiva e gracchiava. I sintomi del COVID e quelli della febbre del Nilo sono quasi identici, aspettiamo l’insorgenza della prima febbre.
Una foto a caso di quelle delle Hawaii. Parco con cascata, un attimo di tregua tra i turisti che abbondavano nella zona.
Questa spiaggia è famosa d’inverno per le onde da surf. E’ frequentata soprattutto da studenti. E studentesse; quella schiuma biancastra non è la risacca del mare ma la mia bava.
Mentre mi faccio infettare dalle zanzare di Manhattan, da Basaluzzo giungono notizie confortanti. La cisterna della raccolta d’acqua che serve per innaffiare le piante, è piena e tracima. Vuol dire che i pozzi danno ancora buona acqua. Se devo dare istruzioni di gestire l’acqua, faccio una foto impreziosita da sofisticati disegni tecnici e la trasmetto via Whatsapp al presidio tecnico-logistico. Bene così.
Ho fotografato la Quercia di Central Park dalla cui ghianda è nata la Quinta Quercia, o Q5, di Basaluzzo. Le foglie della mamma sono leggermente più grosse, ma la forma della pianta è identica, i rami partono molto dal basso, cosa specifica di questa famiglia e non frequente in altre Querce. Sulla maternità non ho dubbi, mentre sulla forma della chioma sto inventando, mi sembra tuttavia una connessione plausibile.
Pensiero ozioso; questa piccola e giovane Quercia potrebbe vivere per tanti decenni. Nel frattempo io sarò bello che morto. E’ una cosa tutto sommato antipatica e non posso farci nulla. Il tempo passa ed un giorno potrebbe arrivare una persona, verso la quale già provo una certa antipatia, che decide di tagliarla per vendersi la legna e comperarsi una dose di droga.
Allora potrei attaccare al tronco un cartello costruito di qualche materiale durevole che chiede umilmente pietà per questa pianta i cui genitori vivono nel Central Park a New York.
La cosa potrebbe fermare la mano armata di motosega, oppure al bifolco disboscatore potrebbe interessare meno di una sega a mano e taglierebbe comunque la pianta.
Una alternativa potrebbe essere data dalle ghiande della Q5, nipoti di Central Park; potrebbero essere ghiande molto resistenti ed iniziare una colonizzazione del prato intorno. Nel giro di pochi anni tutta la zona si riempirebbe di piccole Querce che crescendo formerebbero prima un bosco e poi una foresta. A quel punto la zona diventerebbe una zona protetta e la mia Quercia e le sue discendenti sarebbero al sicuro. Global warming permettendo.
Domani sera, lunedì 26 Agosto, ci gasano. Ufficialmente si parla di spruzzare insetticida per eliminare le zanzare portatrici della “febbre del Nilo”. In realtà sono i Repubblicani; il mio quartiere è notoriamente democratico, ed allora Trump ha organizzato il modo di eliminare tutti i residenti. L’avviso suona davvero come uno scherzo, ma siamo a New York, tutto è possibile.
Un sedicente ispettore del DOB, ossia dipartimento dell’edilizia di New York, qualche mese fa aveva segnato con matita rossa i mattoni della facciata che a suo insindacabile parere erano danneggiati ed andavano rimossi e sostituiti con mattoni nuovi.
Una carrucola sostiene i due operai, uno taglia i mattoni con un flessibile, poi li demolisce con un trapano a percussione, il collega intanto aziona un aspiratore con il quale cerca di impedire che si formi una nuvola di polvere, con risultati devo dire mediocri.
I lavori andranno avanti fino a Natale, salvo brutto tempo e brutte sorprese. In questa foto si vede anche Miriam, che per effetto della distorsione telefonica, sembra sia sui trampoli.
Artista di strada, Parco. Il suo lavoro principale consiste nel doppiare cartoni animati e cantare con la voce di personaggi di Walt Disney. Durante il COVID ha adottato un pulcino che ha chiamato Marzipan perchè la moglie ha un negozio che fa dolci. E poi ha scoperto che gli piaceva disegnarlo. Secondo lui, Dio gli ha dato questo inatteso dono di saper disegnare, ed ora nei ritagli di tempo vende arte.
La webcam in streaming s’è fermata, ma ho potuto rimetterla in funzione solo quando sono rientrato dopo una settimana. Lo splitter di pura plastica si è surriscaldato ed ha assunto una forma molle dentro la sua scatola impermeabile. Se lo metto all’esterno si riempe d’acqua, dunque devo assicurare ventilazione ma senza fare entare la pioggia. Non so bene come fare. Adesso la webcam inquadra una scotta che serve agli operai che lavorano in facciata.
Capitolo Hawaii. Ho acquistato dei porcini secchi per assolvere al mio dovere di cucinare un risotto ai funghi. Sono importati dall’Italia. Se vengono venduti in California, DEVONO riportare sulla confezione un avviso sui rischi di salute connessi al consumo o uso di qualsiasi cosa.
I porcini con il metilmercurio sono stati utilizzati due volte, con risultati diversi. Nel primo caso (foto a fianco) avevo una bottiglia di vino incustodita vicina ai fornelli. A tre quarti della preparazione del riso me ne sono andato senza saperlo in stato di ubriachezza ed ho lasciato il compito di finire il lavoro a Miriam ed una sua amica. Non è colpa loro, il gusto era buono ma aveva la consistenza del porridge. Il secondo tentativo dopo una settimana è andato molto meglio.
Ho salvato circa 220 fotografie delle Hawaii. Questa sopra è la più interessante perchè mostra l’effetto degli alisei sulla pioggia. Waimea, Big Island. Il grosso albero crea una costante ombra pluviometrica sottovento. L’albero è un Monkey Pot Tree, ce ne sono di giganteschi su tutta l’isola. Qui a fianco lo stesso albero visto dal satellite su Google Earth. La presenza di vento dominante causa stau e fohen montano tutto l’anno, tutti gli anni, praticamente sempre.
“Kona (costa occidentale, sottovento) has mostly hot and dry weather, with about 18 inches (450 mm) of rain per year. Hilo (costa orientale, sopravento agli Alisei) receives about 130 inches (3.300 mm) of rain annually.” (Wikipedia)
Si passa dalla foresta subtropicale prati verdi con le mucche al pascolo, al deserto con qualche capra che bruca erba gialla nello spazio di poche centinaia di metri. Waimea è sulla linea di confine, metà paese è verde, metà è arido. Per me, vivere in questa atmosfera surreale vale da solo le 13 più 8 ore di volo da Via Francavilla a Basaluzzo.
Visto che è la terza volta che vedo questi luoghi, potrei aver già scritto le stesse identiche cose, ma sono abbastanza certo di non aver mai scattato la foto all’albero.
Se poi un giorno me ne viene voglia, proverò a mettere qui altre foto della permanenza sulle isole, con il racconto di elementi che sul momento mi erano parsi oltremodo interessanti. A titolo di esempio, ho i segni delle meduse su braccia e torace. Ho fatto amicizia con tre cani, tre mucche ed un cavallo. Ho guidato una vettura da rottamare a spinta su uno sterrato in discesa. Per raccogliere le banane bisogna tirare giù l’intera pianta. Ho mangiato cose mai provate prima, di cui non ricordo il nome e neppure la natura. Ho visitato Pearl Harbour. Ho partecipato ad uno scambio di cortesie tra vicini; ti impresto il mio fucile per uccidere un cinghiale che viene a rovistare nella tua coltivazione di marjuana e tu mi regali un sacchetto di marjuana. Perchè siccome hai il permesso di coltivare la marjuana allora non puoi avere in casa un fucile. Dunque ho accettato di dare due belle boccate ad uno spinello. Le persone intorno erano belle andate, io nulla. Ma proprio nulla, come se avessi dato una boccata di colluttorio per i denti.
Infine, rientrato a New York ho cercato di guardare tutta la convention democratica in televisione, ma dopo un’ora di spettacolo ho interrotto. Un po’ la stanchezza, un po’ la noia per una kermesse televisiva in stile “America Got Talent” piena di gente a turno spiritosa, seria, oppure commossa, il tutto perfettamente organizzato ed avvolto in una cortina di stereotipo e di retorica con musica, disc jokey, attori, saltimbanchi e cantanti. Se dovessi votare, non voterei mai e poi mai Trump, ma anche questi sono un circo equestre abitato da personaggi a volte davvero singolari. Vabbè, poveri noi.
Miriam sostiene che nei locali pubblici l’aria condizionata venga mantenuta a livelli meno feroci di come si ricorda. Io credo che la sua sia una sensazione ingenerata da qualche fisiologico cambio di dosaggi ormonali del sangue.
Immigrazione come ai vecchi tempi al JFK. Ci sono una cinquantina di postazioni, ma quelle aperte con gli ufficiali dell’immigrazione non sono più di cinque, la coda diventa così interminabile. Mi sono sempre chiesto se lo fanno apposta. Una sorta di iniziazione dolorosa ed inutile per chi vuole entrare in USA anche se solo a titolo temporaneo e o per una vacanza. Un rataggio di quando non c’era l’elettronica e si veniva intervistati e soppesati a lungo prima di avere il tanto sospirato visto di ingresso. Hanno ripreso anche la vecchia abitudine di mettere il timbro sul passaporto. Ma l’ufficiale che ci ha controllato non ha fatto domande, era cordiale e ci ha salutato con un “ciao”.
Ho scattato l’anonima foto qui sopra perchè mi è sembrato un colpo d’occhio molto neworkese.
Ci sono i soliti trenta e passa gradi, che al sole possono diventare 36, ma al sole non conta. Sarà una permanenza breve, poi togliamo gli ormeggi ed andiamo in luoghi più tranquilli.
E’ inutile provare, non riesco a far foto dove le luci più forti non vengano bruciate. Sulla macchinetta fotografica ho delle funzioni che dovrebbero servire, ma non le so usare.
I vicini stanno dando una festa; sono giovani e ridono molto. C’è una ragazza però che quando ride sembra piuttosto che ci sia qualcuno con una pentola di acqua bollente e gliela stia versando nella figa con un imbuto. Sono anni che una moda diffusa in tutto il mondo occidentale impone che se non ridi urlando, non va bene. Buona fortuna, millennials delle mie balle.