Pioggia?

O meteoriti, o insetti. Secondo i due radar che consulto abitualmente, al momento della foto non stava piovendo a Basaluzzo.

Ritengo tuttavia che si sia trattato di un po’ di pioggia durata per pochi minuti non rilevata dai radar. La foto successiva era “pulita”. L’infrarosso è roba da videogioco o sorveglianza ma non avevo mai pensato a cosa si vede se piove; forse sono proprio queste tracce. Oppure si è trattato di utracorpi o di calabroni.

Intanto sono ancora chiuso in casa, oggi solo poche linee di febbre, non ho più fatto tamponi ma escludo di essermi negativizzato. Dunque finchè non sono di nuovo a piede libero, la webcam avrà l’infrarosso notturno. Se i prossimi giorni dovesse ripiovere, staremo a vedere.

Miriam sta bene, oggi è andata ad una visita medica prenotata da mesi che non ha a che fare con il covid. Ovviamente aveva la mascherina, non quella di pizzo ma la FFP2 che abbiamo portato per mesi e mesi. Ha spiegato alla dottoressa che aveva la mascherina perchè forse poteva ancora essere infetta. La dottoressa l’ha ringraziata; quasi nessuno usa la mascherina anche se starnutisce, si soffia il naso ed ha gli occhi rossi. Insomma il popolo bove dal covid non ha imparato una semplice regola di educazione e rispetto; se ho il sospetto di avere una qualsiasi forma influenzale, mi metto la mascherina per non infettare nessuno. In sala d’aspetto c’era una donnetta che si soffiava il naso e tossiva. Ma, mucca con il cellulare, non è del tutto colpa tua; credo sia l’ambiente di merda dove sei cresciuta e dove vivi. Il reddito tuo o dei tuoi famigliari non c’entra per un cazzo, sei sicuramente ignorante e forse anche stronza.

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Prima pioggia con la nuova inquadratura.

Si, lo so che questo intero soggetto è una cazzata di prim’ordine, privo di qualsiasi interesse o significato. Non vuol dire niente, è la stessa webcam spostata di quasi 30° verso nord.

Però piove e mi basta solo questo per essere contento. Intanto sono sempre a casa positivo e febbricitante, sto leggendo un libro ma ogni tanto guardo il radar. Miriam è andata in centro in taxi ed ora sta cercando un taxi per tornare indiero, ma tra pioggia e salone è un po’ che aspetta. Quanto arriva la sento…

Aggiornamento pioggia di fine episodio, fronte, sistema, fase perturbata, sticazzi in salmì.

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Da quanto tempo.

Non trascorrevo una domenica a Genova, chiuso in casa, con 38.3° di febbre? Probabilmente dai tempi del COVID. Per chi pensava che il covid fosse una cosa del passato, le mie balle fumanti. Positivo al test del COVID, dev’essere la quarta volta, circondato da famigliari positivi con febbri e altri sintomi. Siamo un bel cluster e mentre le altre donne di casa si stanno negativizzando, tocca a me. Miriam è da mesi che dice che prima o poi ce lo saremmo ripreso, et voilà. Certo, questo COVID è come una influenzetta, ne avrei fatto a meno ma, sti cazzi.

E stante che il tempo passa lentamente, mi diletto in lavori inutili, come quello di mostrare la vista della webcam sul palo dopo il cambio di panorama.

77° east, mentre l’apertura delle lenti è di circa 80°, il disegno che ho fatto non è precisissimo, ma più o meno ci siamo; al centro dell’immagine c’è il comune di Pasturana. Anni fa andavo alla sagra del Corzetto e della Birra di Pasturana, l’ultima volta però c’era una marea di gente che urlava e spingeva, non sono più andato. Da casa sento comunque la musicaccia che mettono su a tutto volume per allietare il popolo. Robaccia italiana neo-melodica o aspirante al sound moderno dei vari DJ americani. Già i DJ americani mi fanno abbastanza cagare, quando i nostrani super tatuati ci provano, il risultato mi sembra agghiacciante.

Questo è un ritaglio che ho mandato a Miriam ed a sua madre, messaggio sublimare. Abbiamo una chat su WhatsApp dove ci comunichiamo gli aggiornamenti reciproci sull’andamento del virus.

Mentre le febbre stava salendo nel primo pomeriggio mi sono cacciato a letto, vestito con tuta da ginnastica. A parte quando si è in palestra, io non ci vado da trent’anni, la febbre a casa è l’unica circostanza in cui indosso la tuta da ginnastica. Se uscissi di casa in tuta da ginnastica ho autorizzato Miriam ad inseguirmi ed accoltellarmi. A letto mi sono coperto con il copriletto e prima di addormentarmi ho apprezzato il fatto di essere nel mio letto, al caldo, circondato dagli affetti famigliari. Non è una cosa scontata, non è per tutti così. Siamo una razza bastarda ed infelice. Mi è venuto uno sbotto febbroso di retorica, mi sono assopito con questo pensiero.

Ho dormito fino a quanto Miriam ha fatto irruzione nella stanza per misurarmi la febbre e l’ossigeno nel sangue. Questo capita random, ogni volta che le viene in mente.

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Nuova inquadratura.

Dopo aver valutato i pro ed i contro delle due opzioni disponibili, ho optato per l’hard reset della webcam sul palo. In fin dei conti non è stato difficile, pensavo peggio visto che per manovrare la webcam sono appeso come un salame ed immaginavo che svitare lo sportellino e premere il pulsante fosse un lavoro impossibile. E invece è stato facile. L’alternativa era sostituire la webcam con una già configurata, pronta per l’uso. Sono salito e sceso dal palo un numero di volte più vicino a venti che a dieci, perchè ho modificato l’inquadratura e quando lo si fa, viene fatalmente storta. Allora bisogna cercare di metterla perfettamente orizzontale ruotandola sul proprio asse, e viene storta dall’altra parte. E così via.

Adesso inquadra più verso nord rispetto a prima, si vede la Pozzanghera solo in piccola parte, ma intanto c’è già quella sotto il palo che la inquadra quasi completamente.

In genere se cambio webcam scarico la configurazione di quella da sostituire per poi caricarla sulla nuova, operazione comoda e sicura. In questo caso l’avrei caricata su quella esistente dopo il reset resosi necessario perchè mi ero fumato la password.

Ma l’upload della configurazione non è andato a buon fine, mi dava il solito errore con una frase alla cazzo che non spiega perchè è successo, ma solo che l’operazione è andata in merda.

E stante che quando faccio queste cose mi dimentico invariabilmente qualche parametro importante, non ho tolto la funzione dell’infrarosso notturno, ed ora le foto con il buio vengono una cagata.

Questa foto va bene per uno che guida un carro armato di notte e vuole vedere a chi sparare, ma a me non servem è una bruttura che devo eliminare nodificando il parametro.

Non so quando però; Miriam ha il COVID, sua mamma ha il COVID, la badante della mamma di Miriam ha il COVID. Io da giorni ho diversi sintomi ma al tampone sono l’unico a risultare negativo. In effetti sono stracco ed oggi sono rientrato a Genova, dove penso di stare qualche giorno e prendemela comodo. Dunque quel cazzo di parametro che mi sono dimenticato di modificare starà così per un po’. Fanculo.

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Truzzame.

Sarà perchè invecchio velocemente e sto diventando insofferente o anche peggio, ma noto sempre più persone burine che circolano su moto, scooter e alla guida di autovetture. Non solo aumenta il numero, ma anche l’intensità con la quale i tamarri sono tali al punto di cancellare ogni residuo di civiltà e bellezza, di armonia dalle loro persone. Sono orrendi da vedere, la loro sotto-cultura ne ha stravolto i tratti al punto da sembrare personaggi di qualche caricatura.

Detto ciò, i sensori che dovrebbero impedire alla pompa del pozzo di pompare acqua nella cisterna quanto è piena, non funzionano. La cisterna si riempe e tracima nel pozzo che si riempe di acqua che viene così ripompata nella cisterna. Per sempre. Allora spengo direttamente la pompa, intanto da adesso in avanti mi servirà poca acqua.

Ho montato le pedane sul palo della webcam. Alla fine del lavoro ero così stanco che ho preferito non provare a salire, ma adesso sono (dovrei) essere in grado di fare manutenzione e sostituire la webcam della quale ho perso la password.

Abbiamo una chat tra mia suocera, Miriam e me. Mentre discutevano sul COVID, ero appunto sul palo e continuavano ad arrivarmi i loro messaggi. Ho mandato questa foto immaginando che mi dicessero “ma sei sul palo, fai attenzione, non cadere, tieniti bello stretto”

Invece non hanno colto la mia posizione precaria, fatica sprecata. Tuttavia questa foto evidenzia casualmente un elemento per me inatteso, direi abbastanza sorprendente.

Il mio naso è significativamente storto. Sapevo di averlo un po’ storto, ma in questa foto sembra formare un arco come se mi fosse arrivato un tram in faccia. Quando avevo 16 anni mi è arrivato uno sganassone di un inglese ubriaco, il naso si era spostato ma poi il mio pediatra lo aveva raddrizzato in qualche modo. O almeno mi sembrava.

Questa immagine del mio naso così elaborata finisce su tutte le chat che ho su Whatsapp.

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A Fagiuolo.

Da: Enciclopedia Treccani online.

Non si sa con precisione quale sia l’origine dell’espressione. Sono state avanzate alcune ipotesi, tutte prive peraltro di riscontri convincenti. Alla base delle espressioni andare, capitare, cascare, venire a fagiolo, v’è la locuzione preposizionale a fagiolo, che significa ‘a genio’, ‘al momento, al punto giusto, a proposito’. In particolare, l’espressione più comune, andare a fagiolo, è attestata nell’italiano scritto a partire dal secolo XV. Il Tommaseo, nel suo Dizionario della lingua italiana (1861-1879), prova a formulare un’ipotesi interpretativa: «Forse dal dirsi comunemente che ai Fiorentini piacciono molto i fagiuoli».

Giuseppe Pittano, nel suo Frase fatta capo ha. Dizionario dei modi di dire, proverbi e locuzioni (Zanichelli, 1992), oltre all’opinione del Tommaseo, aggiunge quella del Passarini, un altro studioso del secondo Ottocento: il modo di dire «potrebbe anche essere stato preso dai fagiuoli, che pur si sono usati come le fave bianche e nere, per dare il voto negli squittini [scrutini], e nelle pubbliche adunanze».

Questi sei millimetri di pioggerella cascano proprio a fagiolo; quando io faccio qualche lavoro del bosco, ho sempre l’impressione – un leggero rumore di fondo – che mi dice che ho apportato delle modifiche in qualche modo fastidiose ed improprie al regolare ecosistema della zona.

La pioggia dunque apporta quel contributo benefico che sembra cancellare gli effetti collaterali dei miei interventi e dunque ristabilisce qualche forma di equilibrio, di normalità.

In questo sofisticato & prestigioso artefatto fotografico, si apprezza la differenza della zona prima e dopo il mio intervento, incluso il successivo apporto di pioggia.

Oltre all’immediato rinverdimento, si nota anche la pulizia del campo e di quella fascia di terreno dietro alla collinetta.

Ad un occhio sano la differenza non si nota. Ad un occhio servito da circuiti neuronali alterati come sono i miei, la differenza è eclatante.

E già che sto manovrando foto, ecco una altrettanto formidabile giustapposizione (parola inventata) di due foto della Pozzanghera a distanza di circa nove anni.

E gli accumuli?

Più o meno questo è l’accumulo. In effetti il radar mostrerebbe altra pioggia in arrivo, l’episodio non è finito perché il vortice insiste, sono pronto ad aggiornare, se servirà.

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Lo spazio vuoto.

Per la serie “Come se al mondo interessasse una frazione di picocazzo del mio stato di invecchiamento”. Lo spazio vuoto è quello che sempre più frequentemente si manifesta nel mio flusso neuronale. Venerdì porto il furgone a fare la revisione. Scade a settembre, questo lo so bene, ma non del 2024, bensì del 2025. Anche al ricevimento del furgone il ragazzo non se ne accorge. Ma se ne accorge il funzionario della motorizzazione. Due viaggi a vuoto.

Quando riprendo il furgone, il ragazzo mi da il libretto ed andiamo a recuperare il mezzo che è nel parcheggio a fianco dell’officina. Vengono tolte le copertine di plastica che coprono il sedile ed il volante a guisa di igiene e salvaguardia da mani unte e con scabbia dei meccanici.

Salgo sul furgone e mi dirigo verso casa. Dopo un paio di chilometri vengo colto dal dubbio; non ricordo di aver messo il libretto nel vano portaoggetti. Mi fermo in uno spiazzo e controllo ovunque. Il libretto non c’è. Torno in officina. Chiedo al ragazzo il quale mi conferma quello che ricordavo, ossia sono uscito dall’ufficio con il libretto in mano.

C’è molto vento, immagino che il libretto mi sia caduto salendo sul furgone e mi metto a cercare secondo uno schema che potrebbe avere una certa logica.

L’area interessata allo smarrimento. Fonte Gugolmeps.

Dopo un quarto d’ora di ricerche vane, torno dal ragazzo che, riconoscendo il mio stato di anziano rincoglionito, decide di unirsi alle ricerche. Evidentemente mi sono dimenticato che il vento avrebbe potuto provocare un “eddy”, uno stupido mulinello che ha mandato il libretto dalla parte opposta del vento. Mentre io cercavo invano nella direzione sbagliata, il ragazzo dell’officina lo ha trovato. O è un esperto canoista, o ha una laurea in fisica dei fluidi, oppure ha più fantasia ed immaginazione di me.

Mi resta il dubbio di come io abbia potuto perdere il libretto di circolazione mentre percorrevo quella quindicina di metri a piedi. Lo avevo tra le dita, ho avuto uno spasmo alla mano? Ho provato a metterlo in tasca con il timore che potesse volare via ed in effetti è volato via. Ma quando ho messo in moto dov’erano i miei neuroni e perchè mi hanno segnalato che c’era un blackout cognitivo solo dopo diversi minuti?

Qualche goccia della bassa pressione che sta facendo danni in Austria e Polonia in questi giorni e Gastone.

Che nel giro di un minuto si è spostato sul molo.

E poi di nuovo sulla sponda. Vedo con piacere la pioggerellina che riporta l’umidità a valori noiosi per gli esseri umani che hanno pretese di clima perfetto, ma bene per il terreno che con il vento di caduta di giorni scorsi aveva iniziato a seccare visibilmente.

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Il boschetto.

Quando acquisimmo il terreno prospicente alla cascina, era un piatto campo coltivato a grano, loietto, colza o simili.

Adesso in un angolo del campo c’è una collinetta di terra riportata ed un boschetto, figlio di quelle poche piante che misi a dimora una quindicina di anni fa. Non ho mai interferito con la crescita incontrollata di querce, acacie, carpini fino a ieri. Molti alberi sono cresciuti uno a fianco dell’altro, alcuni alberelli mostrano segni di decadimento e sofferenza per la troppa vicinanza con un albero che invece cresce robusto. Ne ho tagliati una decina. Non mi piace tagliare gli alberi, ma così facendo spero di assicurare una crescita migliore a quelli che sono rimasti, anche se in molti casi sono ancora troppo vicini. Ho “aggiustato” poco più di cento alberi, grazie ed uno sforzo ciclopico adesso l’area è sistemata e per qualche anno dovrebbe crescere tutto regolarmente senza problemi. Ho eliminato i rami bassi, i polloni, i rami secchi e quelli sprorporzionati. Adesso sono pieno di graffi, abrasioni e penso di avere almeno due spine nelle mani, le acacie non perdonano. Ma il lavoro andava fatto.

Questo è un caso in cui invece non ho tagliato nulla. Una piccola quercia che ho messo io a dimora, sulla sinistra, sta crescendo robusta. A meno di 50 centimetri è cresciuto un ciliegio selvatico. I due sembrano andare bene insieme, alcuni rami sono intrecciati ma entrambe le piante sono robuste e non sembrano dar segno di disagio o sofferenza per colpa del vicino. Questo è un caso eclatante, ma sono diverse le situazioni in cui due alberi di specie diverse stanno crescendo uno a fianco dell’altro. Il segnale è fatalmente “wokeccazzo” e si potrebbero fare dei parallelismi tra il mondo vegetale e quello di noi scimmie con le scarpe.

Questo è il Cerchio Inutile, a sinistra si intravede la Collinetta Incolta. Entrambi gli eperimenti sono in evoluzione e sono moderatamente soddisfatto di come le cose procedono.

Alcune stronzate di corollario. Come credo la maggioranza della gente, spesso mi salta in mente una canzone a caso e la canticchio ossessivamente senza nemmeno pensarci per ore. la pulizia del boschetto mi ha immediatamente innestato una canzone di Elio e le Storie Tese.

Nel boschetto della mia fantasia c’e’ un fottio
Di animaletti un po’ matti inventati da me
Che mi fanno ridere quando sono triste
Mi fanno ridere quando sono felice
Mi fanno ridere quando sono medio
In pratica mi fanno ridere sempre
Quel fottio di animaletti inventati da me

C’è il vitello con i piedi di balsa, il vitello con i piedi di spugna
E indovina chi c’è? C’è pure il vitello coi piedi di cobalto
C’è il vitello coi piedi tonnati, quattro ne ho inventati
Sono gli animali della mia e della tua fantasia

Ma un giorno il vitello dai piedi di balsa
Si recò dal vitello coi piedi di cobalto
Gli disse: “C’è il vitello dai piedi tonnati
Che parla molto male di te”
Sostiene che i tuoi piedi non sono di vero cobalto
Ma sono in effetti quattro piedi di pane
Ricoperti da un sottile strato di cobalto

Mio caro vitello dai piedi di balsa
La tua storia è falsa
L’amico vitello dai piedi di spugna
Mi ha svelato la verità
Egli ha nascosto una microspia
Nei tuoi piedi di balsa e nei piedi tonnati
Così ha scoperto che tu, solo tu
Sempre tu, anche tu
Nient’altro che tu, proprio tu

Sei il vitello dai piedi di balsa
Inventore di una storia falsa
Accusavi il vitello dai piedi tonnati
E per questo i tuoi piedi saranno asportati

Ma la legge prevede una pena aggiuntiva
Per questo reato: l’ascolto forzato di…

Nel boschetto della mia fantasia
Ora c’è un vitello senza più i piedi che invoca pietà
Quand’ecco che un piccolo amico si avvicina
Mi presento, son l’orsetto ricchione
E come avrai intuito adesso ti inculo
.

In particolare l’ultima strofa mi è risuonata come un mantra per tutta la giornata. Qualche giorno fa mi era capitata una vecchia canzone di Rocky Roberts dal nome “Stasera mi butto” che viene bene anche per spaventare Miriam se gliela intono ad alta voce improvvisamente mentre sale le scale.

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Una cifra.

Prima mattina con temperatura 9.1 gradi. Nebbiolina che ha lasciato il posto a rugiada.

Rabbocco di carburante al trattore. Questa volta è davvero gasolio, ho controllato prima.

Credo sia buono, avrei dovuto guardare sotto la cappella per vedere se c’è materiale spugnoso o lamelle rosa. Solo nel secondo caso sarebbe stato commestibile, ma non so se fidarmi, lo lascio li per gli animali che se lo mangeranno ristabilendo così l’ecosistema globale.

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Le alghe nere.

Anche quest’anno sono comparse improvvisamente ed in gran numero. Sono forse alghe morte che risalgono in superficie. Oppure qualsiasi altra cosa viva, malata oppure deceduta. Da vicino il grumo di materiale vanta un aspetto peloso. Sono sicuro che se vado a cercare on line scoprirò che sono velenose, mortali, aggressive e piene di rancore.

A proposito di rancore, sono tornato a Genova per qualche giorno. La città dell’invidia e del sospetto mi ha accolto con caldo umido, traffico ed un litigio stradale tra due automobilisti che spero sia finito a coltellate.

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